Immigrati aggrediti. I romani: «Anche noi abbiamo paura»
«Tor Bella Monaca malavita come a Napoli»
Grazia Maria Coletti
g.coletti@iltempo.it
«Aò ma che volete fa, che cercate de fa, ma ritornatevene da dove siete venuti». Vigili urbani strattonati e accerchiati, tra urla e spintoni per creare confusione e agevolare la fuga di uno degli aggressori dell'ambulante abusivo bengalese picchiato perché si era rifiutato di regalare un anello di bigiotteria a quattro teppisti.
Tor Bella Monaca sembrava Napoli, l'altro ieri pomeriggio. Un paio d'ore dopo l'aggressione in via Quaglia, la strada dello struscio della periferia dove la malavita ha messo le radici, i vigili urbani dell'VIII Gruppo comandato dal colonnello Antonio Di Maggio erano già in procinto di fermare una persona che corrispondeva alla descrizione che l'immigrato ventottenne aveva fatto agli agenti della municipale. Ma il fermo è sfumato, con la sceneggiata improvvisata tra le bancarelle abusive, che gli ha consentito di fuggire. Proprio come succede in Campania quando per evitare un arresto la gente scatena il finimondo in strada. Il bengalese ha riconosciuto uno dei quattro aggressori, tra le decine di fotosegnalati mostrategli dai vigili.
La caccia all'uomo è ripresa ieri mattina, c'è stata una riunione-fiume del Gruppo sicurezza sociale urbana (Gssu), diretto dal colonnello Di Maggio. Mentre in serata è partita una vasta operazione di controllo della Polizia con posti di blocco e controlli e l'elicottero sopra il quartiere.
Dietro l'ultima aggressione al bengalese che vive a Centocelle, arrivato a Roma senza documenti otto mesi fa, potrebbe esserci molto più di un episodio di stampo razzista, cui non crede nessuno a Tor Bella Monaca.
Nel quartiere delle torri, dove alle nove di sera conviene rintanarsi a casa, le cosche la farebbero da padrone. «Stanno nelle case popolari come i poveracci, ma sono imballati di soldi» hanno raccontato ieri mattina alcuni residenti, ma solo dopo aver avuto l'assicurazione che i nomi non saranno scritti. Dicono che abbiano fatto i soldi con le quattro cose che c'erano da fare: «droga, usura, prostituzione e furti di opere d'arte». E si sarebbero «impossessati di ristoranti e attività commerciali che non sono riuscite a saldare i debiti agli usurai». Ma sarebbero pronti a mettere le mani su tutto. «Pure sul mercato dei palloncini se capiscono che rende» dicono. Ma la cosa che li preoccupa di più è averli come vicini di casa. «Hanno occupato le case popolari, chiudendo anche i box, che invece sarebbe dovuti restare a vista, per farci meglio il loro comodo» sottolineano. Una vita d'inferno per chi condivide il pianerottolo. «Anche noi ci sentiamo minacciati, proprio come gli immigrati irregolari che fanno gli ambulanti e fanno vedere i sorci verdi ai negozianti» raccontano. Chi alza la testa subisce ritorsioni. «Ho sporto denuncia ai vigili urbani perché di sotto mi tiravano di tutto» racconta una pensionata. «Rincasando ho trovato la serratura di casa otturata con l'attak». Per cambiarla hanno fatto una colletta i vigili urbani. «Senza di loro qui sarebbe peggio» dicono. E non solo perché gli uomini di Di Maggio sono stati i primi a soccorrere il bengalese, e anche il cinese picchiato alla fermata dell'autobus da sei minorenni il 2 ottobre. I residenti si ricordano la battaglia dei vigili urbani, iniziata più di dieci anni fa, nel '97, per sgomberare «pericolosi pregiudicati occupanti abusivi, che operano singolarmente o in collegamento tra di loro» a Tor Bella Monaca, Tor Vergata, Torre Maura.
Non se ne sono andati. A Tor Bella sono cresciute le nuove generazioni. «I figli, e i figli dei figli, ragazzi che riescono ad avere in tasca anche 40 o 50 euro al giorno, arroganti sull'esempio dei padri». Liquidarli come coatti è spicciativo. Eppure è per mostrare i muscoli che si sono messi in tasca un anellino da due soldi senza pagarlo. «Per far capire chi comanda» ne sono convinti tutti. E quando il bengalese gli ha gridato che dovevano pagarlo, sono tornati, ne hanno preso un altro e giù botte. Si convive. I figli «dei boss» a scuola con quelli dei romani perbene, e sono la maggioranza, che si alzano alle 5 del mattino. «Compagni di banco - dicono - e purtroppo anche compagni di bravate nei lunghi pomeriggi e nelle lunghe notti per le strade di un quartiere che non offre punti di aggregazione, se non a pagamento. Perché Tor Bella paga lo scotto di anni di promesse di riqualificazione cui non è seguito niente». Da pochi giorni è stato inaugurato uno spazio prezioso: il Museo sperimentale curato dalla comunità di Sant'Egidio.




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