Il futharkh (l'alfabeto runico) era composto anticamente da 16 segni.
Secondo l'Edda, nel "Runatals-tThattr-Odhins" era composto da 18 segni.
I Germani non conoscevano la "v" o la "w" o la "x" nemmeno la "z" nè la "qu". Neppure la "c", "d" e la "p". la v era sostituita con la f (fator=vater padre), la v e la w nascono entrambe dalla "u", "uu", "ou" o "uo", la "x" da "ks" o "gs", la "z" molto probabilmente era pronunciata ma scritta con la "s", la "qu" invece è nata da "kui" o "gui", "c" da "ts", "d" da "th", la "p" invece si è sviluppata dalla "b", fino a che non ottenne la sua propria runa, così come altri fenomeni che gradualmente ricevettero la propria runa, fino a superare i 30 simboli.
Ogni runa ha il suo nome specifico che è allo stesso tempo portatore sia della parola radicale sia dello sviluppo della parola primitiva.
Si noti che i nomi delle rune sono monosillabi (a parte hagal, gibor e othil) e quindi sono sia parole radicali che parole genitrici primitive.
Poichè le rune hanno nomi particolari e questi sono monosillabi, è ovvio che le rune avevano la funzione di segni sillabici, come un vero sistema geroglifico.
Oggi che le rune sono state riconosciute come simboli verbali di epoca preistorica, il problema di trovare altre parole/simbolo non contenute nel futharkh runico ha una soluzione logica.
Anche se un sistema grafico simbolico fosse stato estremamente povero, sarebbero stati necessari molti più segni dei 30 glifi effettivi.
Infatti, la scrittura germanica aveva sviluppato centinaia di simboli e un infinito numero di segni, costruendo una scrittura elaborata, sistematica e organica.
In ogni caso, da tutta quella massa di segni, ne sono stati usati solo 30 intesi come lettere in senso moderno.
Questi simboli grafici attualmente sono divisi in 2 gruppi, le "rune lettere" e le "rune geroglifiche".
La narrazione mitologica "Runatals-Thattr-Odhin" ci parla di 18 rune come "simboli per scrivere", tuttavia viene descritta la loro discendenza dai "segni sacri".
Nessun altro racconto dell'edda spiega meglio la visione cosmica dei germani, ossia il rapporto tra spirito e materia.
Il continuo e progressivo evolversi dell' "io" rimane sempre nel gioco dell'eterna trasformazione dal "nascere" all' "essere" e da qui al "passaggio al non essere" per poi pervenire a un "nascere a un essere futuro".

Fonte: "il segreto delle rune" di Guido Von List

"Io so che da un da un albero al vento pendetti,
per nove notti intere,
fatto da una lancia e immolato a Odino,
io stesso a me stesso
su quell'albero che nessuno sa
da quali radici nasca.
Pane nessuno mi dette, nè corno per bere;
io giù guardai:
raccolsi le rune, dolorante le presi:
e giù caddi di là"

Dopo altre strofe introduttive la canzone prensenta la caratterizzazione delle 18 rune.

Feo: "aiuto si chiama il primo, e ti aiuterà nei dolori, nelle pene e in ogni calamità"

ur: "un altro ne conosco che è utile per gli uomini che vogliono essere medici"

dorn: "un terzo ne conosco: se ho gran bisogno di difendermi dal mio nemico ottundo la lama del mio avversario così cje non taglino le sue armi"

as: "un qurto ne conosco: se serrano con catene le mie membra, io canto in modo da poter fuggire; scattan via i ceppi dai piedi, e i legami dalle mie mani"

rit: "un quarto ne conosco: se vedo volare un dardo, scagliato dal nemico, verso la mia schiera, non volerà così forte, che io non lo possa trattenere, purchè con i miei occhi lo veda"

ka: "un sesto ne conosco: se qualcuno mi tormenta con le radici di un albero, costui, che mi ha eccitato all'ira, il male lo roderà in vece mia"

hagal: "un settimo ne conosco: se vedo una casa bruciare al di sopra di chi ci abita, non arderà tanto che io non la possa salvare; io so cantare quel canto"

not: "un ottavo ne conosco; che è per tutti utile ad apprendere: dove l'odio cresce tra i figli di un principe, io in un breve lo posso placare"

is: "un nono ne conosco: se mi spinge la necessità di salvare in mare la mia nave, io posso acquietare il vento sui flutti e calmare le acque"

ar: "un decimo ne conosco: se vedo delle streghe volteggiare nell'aria, opero in modo che esse non riescano a ritrovare le loro spoglie e i loro spiriti"

sig: "un undicesimo ne conosco: se devo guidare a battaglia dei vecchi amici, io canto dietro allo scudo ed essi marciano intrepidi alla pugna, e incolumi ne ritornano: ovunque essi vanno sani e salvi"

tyr: "un dodicesimo ne conosco: se vedo un impeccato pendere dall'alto di un albero, in tl modo incido e dipingo delle rune, che costui può discendere, e mettersi a parlare con me"

bar: "un tredicesimo ne conosco: se verso dell'acqua su un giovane guerriero, egli non cadrà neanche se nel mezzo della mischia, e non piegherà di fronte alle spalle"

laf: "un quattordicesimo ne conosco: se agli uomini devo enumerare tutti gli dei, tutti gli asi e gli alfi io ben conosco; così non sa nessuno stolto

man: "un quindicesimo ne conosco: che cantò il nano thiodhroir, davanti alle porte di Delling: forza auguro agli asi, successo agli alfi, saggezza a Hroptatyr"

yr: "un sedicesimo ne conosco: se voglio ottenere i favori e le grazie di una donna, sconvolgo alla fanciulla dalle bianche braccia la mente e ogni suo senso"

eh: "un diciassettesimo ne conosco, che mai mi lascerà quella giovane donna"

tra la diciassettesima e la diciottesima runa lo scaldo ha inserito questi versi:

"di questi canti privo, o Loddfafnir,
ne resterai a lungo, ma buonisarebbero se tu li impari,
e utili se li apprendi,
e giovevoli se li accogli"

fyrfos: "un diciottesimo ne conosco che mai svelerò nè a donna nè a fanciulla, tutto va meglio quando è solo uno che sa; questo sia il commiato dei miei canti se non a lei sola che mi accoglie fra le sue braccia, oppure alla mia sorella"