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    Predefinito 21 ottobre - S. Gaspare del Bufalo, santo antirovoluzionario

    Dal sito SANTI E BEATI:

    San Gaspare Del Bufalo, Sacerdote

    28 dicembre (21 ottobre) - Comune

    Roma, 6 gennaio 1786 - Roma, 28 dicembre 1837

    Nato a Roma il 6 gennaio 1786 fin da piccolissimo fu dedito alla preghiera e alla penitenza. Suo padre era cuoco del principe Altieri, sua madre si occupava della famiglia e gli assicurò una buona educazione cristiana. Ordinato sacerdote il 31 luglio 1808 si specializzò nell'evangelizzazione dei «barozzari», carrettieri e contadini della campagna romana. Condannato all'esilio per aver rifiutato il giuramento di fedeltà a Napoleone, passò quattro anni in carcere tra Bologna, Imola e la Corsica. Tornato a Roma, dopo la caduta dell'imperatore francese Papa Pio VII gli affidò l'incarico di girare l'Italia predicando e dedicandosi soprattutto alle missioni popolari. Devotissimo al Prezioso sangue di Gesù, il 15 agosto 1815 fondò la Congregazione dei missionari del preziosissimo sangue. Gli appartenenti a quest'ordine si dedicano alla predicazione e all'insegnamento. Nel 1834, insieme a Maria de Mattia diede vita al ramo femminile della Congregazione: «Le suore dell'adorazione del preziosissimo sangue». Morì a Roma il 28 dicembre 1837. È stato canonizzato da Pio XII il 12 giugno 1954. (Avvenire)

    Etimologia: Gaspare = amabile maestro, dal persiano

    Martirologio Romano: A Roma, san Gaspare del Bufalo, sacerdote, che lottò strenuamente per la libertà della chiesa e, anche in carcere, non smise mai la sua opera di conversione dei peccatori alla retta via, in particolare attraverso la devozione al Preziosissimo Sangue di Cristo, in cui onore intitolò le Congregazioni dei Missionari e delle Suore da lui fondate.

    Martirologio tradizionale (28 dicembre): A Roma il natale di san Gaspare del Bufalo, Sacerdote e Confessore, Fondatore della Congregazione dei Missionari del Preziosissimo Sangue e, con la Beata Maria De Matthias, delle Suore Adoratrici del Preziosissimo Sangue che il Papa Pio dodicesimo iscrisse nei fasti dei Santi.

    Nato a Roma il 6 gennaio 1786 da Antonio ed Annunziata Quartieroni, fin dai primi anni si fece notare per una vita dedita alla preghiera e alla penitenza.
    Completati gli studi presso il Collegio Romano, nel 1798 indossò l'abito talare e si diede ad organizzare opere di assistenza spirituale e materiale a favore dei bisognosi. Si deve a lui la rinascita dell'Opera di S. Galla, della quale fu eletto direttore nel 1806. Ordinato sacerdote il 31 luglio 1808, intensificò l'apostolato fra le classi popolari fondando il primo oratorio in S. Maria in Pincis e specializzandosi nella evangelizzazione dei " barozzari ", carrettieri e contadini della campagna romana, che avevano i loro depositi di fieno nel Foro Romano, chiamato allora Campo Vaccino.
    Per la Chiesa, intanto, correvano tempi duri: nella notte dal 5 al 6 luglio 1809 Pio VII fu fatto prigioniero e deportato. Il 13 giugno 1810 Gaspare rifiutò il giuramento di fedeltà a Napoleone e venne condannato all'esilio e poi al carcere, che sostenne con animo sereno per quattro anni. Tornato a Roma nei primi mesi del 1814, dopo la caduta di Napoleone, mise le sue forze e la sua vita al servizio del papa. Pio VII gli diede l'ordine di dedicarsi alle missioni popolari per la restaurazione religiosa e morale.
    Quale mezzo efficacissimo per promuovere la conversione dei peccatori, per debellare lo spirito di empietà e di irreligione, scelse la devozione al Sangue Preziosissimo di Gesú e ne divenne ardentissimo apostolo.
    il 15 agosto 1815 fondò la Congregazione dei Missionari del Preziosissimo Sangue, a cui si iscrissero uomini di grande santità, come il ven. servo di Dio d. Giovanni Merlini, Giovanni Mastai Ferretti, il futuro Pio IX .
    Nel 1834, inoltre diede inizio all'Istituto delle Suore Adoratrici del Preziosissimo Sangue, coadiuvato dalla beata Maria De Mattias, che egli stesso aveva chiamato a tale missione.
    Sostenne con straordinario coraggio la lotta accanita che gli mossero le società segrete, in particolare la massoneria. Ma nonostante le loro minacce e gli attentati alla sua stessa vita, non cessò mai di predicare apertamente contro tali sette, fucine di rabbioso laicismo ateo; convertí intere logge massoniche e non si stancò di mettere in guardia il popolo contro la loro propaganda satanica.
    Ma un'altra piaga vessava lo Stato Pontificio, come, del resto, anche altre regioni: il brigantaggio. Leone XII, dietro consiglio del card. Belisario Cristaldi, inviò in mezzo a loro Gaspare, che con le sole armi del crocifisso e della misericordia evangelica, riuscí a ridurre la terribile piaga nei dintorni di Roma ed a riportare pace e sicurezza tra le popolazioni.
    Morí a Roma il 28 dicembre 1837.
    Fu beatificato da s. Pio X il 18 dicembre 1904 e canonizzato da Pio XII il 12 giugno 1954 in piazza S. Pietro. Il suo corpo riposa a Roma nella chiesa di S. Maria in Trivio.
    Patrono della città di Sonnino (LT), patria del Brigantaggio, che Gaspare salvò dalla completa distruzione.

    Per saperne di più: S. Gaspare del Bufalo

    Autore: Candido Paglia




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    Dalla Roma dei papi all’Africa

    San Gaspare del Bufalo

    Il testo della conferenza che il nostro direttore ha tenuto il 12 giugno 2004, nella parrocchia dei missionari del Preziosissimo Sangue a Roma

    di Giulio Andreotti


    San Gaspare del Bufalo

    Non vi sorprenda se, invitato a parlare del vostro santo nella ricorrenza lieta del centenario della beatificazione e nel cinquantesimo anniversario della solenne canonizzazione, io parto da una citazione del presidente Bush, all’indomani del terribile evento dell’11 settembre 2001: «Bin Laden» disse «è un traditore della propria religione».
    Evitò così che si scatenasse una crociata antislamica che avrebbe trovato eco nella preoccupazione che in molti Paesi, compresa l’Italia (anche se con minore intensità della Francia), suscita la crescente presenza di immigrati appunto maomettani. Questa preoccupazione, presentata in una prospettiva allarmante data la prolificità e la possibile poligamia delle relative popolazioni, a differenza della limitazione delle nascite propria del mondo occidentale sviluppato, è forse il tema centrale sul quale l’umanità è chiamata già oggi, ma con prevedibile intensità sempre più forte, a dover riflettere. Ora, mentre alcuni si pongono in atteggiamenti razzisti e proibitivi – di cui l’espressione più marcata è, con i suoi libri, Oriana Fallaci –, dobbiamo convincerci che questo è un atteggiamento umanamente sbagliato e inconcludente.
    Come non mai, occorre che i cristiani credano all’amore e sentano il dovere e il fascino missionario della loro vocazione. Di qui preciso e puntuale è il messaggio che viene dalla vita di Gaspare del Bufalo e dalla Congregazione da lui creata, oggi presente e operante in tante nazioni del Vecchio e del Nuovo mondo.
    Il santo nasce nel 1786 in Roma (e senza fare del campanilismo non dispiace il sottolinearlo) in un momento storico particolarmente movimentato, con la Santa Sede alle prese con le conseguenze tumultuose della sanguinosa Rivoluzione francese. Giovanetto, frequenta la Chiesa del Gesù attigua alla sua abitazione di Palazzo Altieri. Lo attrae in modo particolare il santo missionario Francesco Saverio e si sente per un momento portato verso la Compagnia. Ma non era questo il disegno della Provvidenza. La sua vocazione era per il sacerdozio secolare, ma non davvero in una visione statica.
    Nel vocabolario dialettale romano – ormai in disuso – vi era un’espressione per indicare una persona dalla vita calma e privilegiata: “Sta come un canonico” (alcune volte si diceva anche: “Sta come un papa”).

    Castel Sant’Angelo, particolare, Gaspard van Wittel, Musei Capitolini, Roma

    Nel primo decennio dell’Ottocento correvano tempi di certo non agevoli né per il Papa né per i canonici. Così il novello canonico di San Marco, don Gaspare, si trova dinanzi al bivio drammatico della imposizione al clero del giuramento di fedeltà all’imperatore contro le direttive papali. Alcuni si piegavano ma il canonico del Bufalo no. È lapidaria la sua risposta, pur sapendo che questo voleva dire l’esilio: «Non debbo, non posso, non voglio». Di qui il suo allontanamento coatto da Roma con una prima destinazione a Imola, poi a Bologna, indi per sette mesi nel carcere di San Giovanni a Monte e più tardi a Lugo. Lo raggiunge, nel primo anno di allontanamento, la notizia della morte della madre. Soffre ma non deflette e afferma una sua superiorità. In una sua lettera dice: «Scrivo queste poche righe per non incomodare chi presiede alla revisione». Il cerchio si stringe ulteriormente. Chi non giura non può restare nello Stato del papa. Così don Gaspare, via Firenze, raggiunge altri esiliati in Corsica.
    Ha modo in questi lunghi anni di conoscere meglio i confratelli nel sacerdozio e di impostare un modello di aggiornamento del clero che si concretizzerà, al ritorno a Roma, nella creazione della Congregazione dei Missionari del Preziosissimo Sangue. Rinuncia al canonicato e si dedica con profondità a quest’opera di rinnovamento sacerdotale e di apostolato popolare. I nuclei di sacerdoti e di collaboratori si irradieranno prodigiosamente. Il primo verrà collocato nel piccolo comune umbro di Giano nel 1815.
    Crocefisso in mano, i missionari del Preziosissimo Sangue faranno nei singoli centri giornate di meditazione, di dialoghi, di confessioni. Segue, quattro anni più tardi, la casa di Pieve Torina, presso Camerino. Nel 1821 è la volta di Albano, che sarà un punto cardine per la Congregazione. Di qui si irradiano in Romagna, ma specialmente nella difficile area ciociara allora denominata di Marittima e Campagna, infestata dai briganti.
    Più di un secolo dopo, lavorando in modo capillare per il mio compito politico in tutti i comuni del basso Lazio, ho trovato in molte tradizioni locali tracce di questi risvegli organizzati di vita religiosa: da Terracina a Sonnino, da Sermoneta a quella Vallecorsa legata alla santa De Mattias. Anche nella cittadina dei miei genitori, Segni, mi mostrarono documenti di archivio con proteste perché i gonfalonieri avevano tagliato il piccolo tributo necessario per organizzare una nuova missione. Qui il discorso dovrebbe andare al disagio della coesistenza tra poteri religiosi e poteri di rappresentanti per così dire terreni dei papi. Ci sarebbe voluto molto tempo e molta acqua doveva scorrere sotto i ponti del Tevere prima di poter sentire (come sentimmo dal cardinale Montini) che il potere temporale era un peso da cui finalmente la Chiesa venne liberata.
    Per il momento la diarchia dei vescovi e dei legati pontifici continuava non senza incomprensioni e disagi.
    Non mancarono critiche e anche calunnie (ma quale fondatore non ha avuto questo tipo di sofferenze?).

    Briganti presso un abbeveratoio

    I maldicenti trovano purtroppo credito anche là dove non dovrebbero. Così in uno scambio di lettere tra personaggi di Curia si registra l’accusa ai sacerdoti della Congregazione di non osservare l’astinenza del venerdì, peggio, di aver contatto con i briganti. Fu facile a don Gaspare smentire il primo addebito e spiegare che senza contattarli sarebbe stato difficile adempiere al mandato di far tornare questi malfattori sulla strada giusta.
    Circa i briganti stessi, in una lettera del novembre 1823 il santo scrive: «Tre grazie poi io le richiedo con la presente. La prima d’interporre i suoi buoni offici presso Nostro Signore per la remissione dei pochi briganti rimasti, mentre si accerti, e ne sia lode a Dio, che dallo stabilimento delle case di missione la Provincia presenta una notabile mutazione». In un foglio del 1824, dice: «Sul brigantaggio, posto che non si è creduto dare un qualche benigno ordine nel principio del pontificato presente: 1. Si riassuma il sistema del ricovero nelle chiese ed asilo ecclesiastico, dicendo, per esempio: questo giova anche per chi ramingo si trovasse, e così per indirectum s’influirebbe a minorare o togliere gli stessi briganti; 2. Si mettano le selve, dette sacre, parimenti di asilo. L’ottimo altrimenti è contrario al bene; 3. Non si dia per massima ascolto ai memoriali ciechi. Taccio altre cose, perché a me basta predicare e confessare».
    D’altra parte forse proprio il rigore di vita delle case della Congregazione creava comparazione disagevole per un certo modo comodo che dominava in giro.
    Ma proprio a Frosinone si svolse un difficile e lungo episodio di incomprensione, con intreccio d’interessi di proprietari immobiliari e l’esclusivismo di una comunità claustrale.
    Il richiamo al rigore che i missionari facevano e il successo nell’indurre a bruciare libri cattivi, a consegnare armi proibite, a far pubbliche penitenze disturbava le abitudini di ordinaria amministrazione di certo clero che in alcuni centri era molto più numeroso del necessario e talvolta pigro e senza iniziative.

    La Regina del Preziosissimo Sangue, l’immagine che san Gaspare portava nelle missioni

    Leggo alcuni passi negli atti del processo canonico: «Fu per il Servo di Dio cosa sempre dolorosa il vilipendio del clero, però non poteva dissimulare i bisogni grandi della Chiesa. Più volte deplorava lo stato misero in cui ci troviamo e parlava della necessità di una riforma, che doveva avere principio dal sacro. “Preghiamo” diceva, “e preghiamo assai per la riforma dei tempi”».
    Con grande umiltà, ma con non minore fermezza scriveva: «Sarebbe un atto assai pio fare conoscere a Sua Santità che tolga ogni idea di commissione speciale... né ciò lede la stima di chi che sia... Così anche far rilevare che non è giusto che gli ecclesiastici siano sindacati dai ministri di polizia... Tali ingerenze toccano ai vescovi». Il 20 di giugno 1825 scrive così: «Un’anima grande... mi fa dire dal suo direttore che dicasi al Santo Padre che se non si principia la riforma e principiando dal sacro, noi siam vicini a nuovi flagelli. Io ho in pronto alcuni fogli intitolati: Claustrali, Clero, Nobili... Oltre le altre memorie rimesse in altre occasioni».
    E più avanti: «Il Romano Pontefice dirami un’enciclica ai vescovi acciò riassumano il nervo dell’ecclesiastica disciplina ed insistano sulle leggi sinodali da modificarsi se occorra. In questa enciclica si parli del rimedio necessario alle oscenità di pittura, rami ed altro di simile oggetto. Inoltre, si raccomandi loro la vigilanza sul vestiario delle donne e sui punti insomma i più interessanti della riforma».
    «Altra enciclica rendesi necessaria a tutti i principi facendo ad essi amorosamente conoscere come, decaduta la pietà, l’educazione, la dipendenza dalla Chiesa, a repentaglio sono stati i loro troni».
    «In punto prelati, oimè! che vedesi oggidì, parlando in genere. Accomunarsi a conversazioni di brio, a danze, a veglie... e come ciò? E come conciliabile con la riserva ecclesiastica e con l’adempimento dei sacri canoni? E con che cuore potransi ritogliere nei secolari tante cose, causa di effeminatezza e cose simili, se portano ad esempio il prelato, il costituito in dignità, e talvolta finanche si è stampato nei fogli pubblici il dettaglio di certi divertimenti e nominati in essi i soggetti intervenuti con vilipendio vero della dignità a cui non sono proporzionati? Le Delegazioni, in specie, sono queste da affidarsi alle persone le più mature».
    «Il clero, oimè! qual bisogno è in esso e di scienza e di santità! E quanto interessa reggere le nostre Case di Missioni e Spirituali Esercizi a scuotere dall’inerzia, ad accreditare gli ecclesiastici presso i popoli, a distaccarli dall’amore dei parenti, dalla roba e dalla oziosità. Tolti i parroci ed i canonici, gli altri del clero nei convitti, tanto celebri nei primi tempi della Chiesa, e dai quali ogni bene si dirama alle rispettive diocesi; ed oh quanti operai si invierebbero anche alle missioni estere di Propaganda! Ma a questo gran bene, che è la pupilla degli occhi di Dio, conviene unire il convitto dei giovani che, sortiti dai seminari, han bisogno formarsi alle parrocchie, ai ministeri, alla coltura della vigna di Gesù Cristo».
    «La riforma non presenta tuttora i suoi veri principi. Orabimus igitur coram Domino, a quo omne bonum... Tutte le carte che io scrissi in varie epoche, le avrà sicuramente date al Santo Padre. Io temo di qualche gran castigo, perché fin qui le basi della riforma non si vedono. Oremus ergo provoluti coram Domino... Sa perché ho detto che la riforma non è principiata? Perché questa deve principiare dal sacro... Si fa, ma non con quella imponenza di principi, di encicliche... Diciamo il di più nelle Piaghe del Signore. I nostri peccati ritardano le grazie, i lumi, le misericordie».
    Leggo un altro passo sempre negli atti del processo canonico: «Dico che tutto il quadro delle cose, mentre a tanti sembra in regola, in punto sacro non può essere più lacrimevole. A me non compete fare altro che pregare, tacere e patire. Per esempio, l’episcopio di Pontecorvo è a uso di affari politici ed il Vescovo non ha ove andare. E si sta nello Stato Pontificio. Quanti altri luoghi pii ridotti a tale metodo di unire e regolari e militari. Si è dato mai un assesto a punti di tale relazione, tacendo di altri? E Dio non è pago di noi».
    Certamente è impossibile interpretare con fedeltà questi richiami e questi commenti accorati se non li si inquadra nelle tormentate vicende del papato in quegli anni, fatte di prevaricazioni civili, di umiliazioni, di tentativi di conciliazione spesso disattesi, di impossibilità perfino di una ordinaria amministrazione della Chiesa e dello Stato.
    Lungo la relativamente breve vita di san Gaspare (1786-1837) si susseguirono ben cinque papi: Pio VI, Pio VII, Leone XII, Pio VIII e Gregorio XVI; la storia di tutti e cinque fu quasi sempre drammatica e spesso avvilente.
    Le lamentele perché con le loro missioni don Gaspare e i suoi sacerdoti disturbavano i superiori arrecavano al santo amarezza, ma non lo distoglievano da una precisa vocazione riformatrice. Del resto l’arcivescovo di Camerino, che era andato a visitare il papa Leone XII infermo, alla presenza anche di altri vescovi raccolse questo suo giudizio: «Il canonico del Bufalo è un angelo, un santo e un dotto».
    Nel materiale avuto perché fossi aggiornato sull’attività della vostra Congregazione ho ricevuto una commovente monografia sul lavoro che svolgete in Tanzania, con una annotazione sul ruolo istitutivo che ebbe al riguardo il mio amico segnino don Giuseppe Quattrino. Si dice oggi, ed è vero, che l’Africa è il continente dimenticato e che la fine della guerra fredda ha interrotto molti degli aiuti che per finalità politiche vi destinavano russi, americani e anche cinesi. Nell’ultimo incontro del G8 si è parlato del tema con qualche promessa. Speriamo. Vedo con gioia la specifica, intatta, anzi crescente vostra attività missionaria, che non ha mai avuto altro scopo – in Africa e ovunque – al di fuori di far conoscere Gesù e aiutare i poveri e gli ammalati.
    Credo che questa sia la strada per guardare al futuro non con la preoccupazione di esser sopraffatti da ideologie avverse, ma come un campo d’azione aperto a grandi possibilità di sviluppo umano e cristiano, vedendo all’orizzonte anche l’ecumenismo della carità, che forse risulterà più incisivo dello stesso difficile dialogo tra le religioni.

    Fonte: 30 giorni, 2004, n. 6

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    St. Gaspare del Bufalo

    Founder of the Missionaries of the Most Precious Blood (C.P.P.S.); b. at Rome on the feast of the Epiphany, 1786; d. 28 December, 1837.

    His parents were Antonio del Bufalo, chief cook of the princely family of Altieri, and his wife Annunziata Quartieroni. Because of his delicate health, his pious mother had him confirmed at the tender age of one and a half years (1787). As he was suffering from an incurable malady of the eyes, which threatened to leave him blind, prayers were offered to St. Francis Xavier for his recovery. In 1787, he was miraculously cured, wherefore he cherished in later life a special devotion to the great Apostle of India, and selected him as the special patron of the congregation which he founded. From his earliest years he had a great horror of even venial sins and showed deep piety, a spirit of mortification, remarkable control over his evil inclinations (especially his innate irascibility and strong self-will), and also heroic love for the poor and the miserable. Having entered the Collegium Romanum at the age of twelve he received in 1800 first tonsure, and one year later the four minor orders. As catechetical instructor at St. Mark's, his zeal won for him the name "The Little Apostle of Rome", and when but nineteen years old, he was appointed president of the newly instituted catechetical school of Santa Maria del Pianto.

    After his ordination (31 July, 1808), he obtained a canonry at St. Mark's, and soon instituted with Gaetano Bonani a nocturnal oratory. He assisted Francesco Albertini in founding the Archconfraternity of the Most Precious Blood, and worked with great zeal in the poorer districts of Rome, preaching frequently in the market-places. In 1810 he was summoned before General Miollis to swear allegiance to Napoleon. But neither threats nor promises could induce him to do so, because Pius VII had forbidden it. The words with which he announced his final decision have become famous: "Non posso, non debbo, non voglio" (I cannot, I ought not; I will not). In consequence he suffered banishment, and later on imprisonment in the foul dungeons of Imola and Rocca (1810-1814). After Napoleon's fall he returned to Rome, intending to enter the re-established Jesuit Order. But obeying his spiritual adviser, Albertini, he founded a congregation of secular priests to give missions and spread devotion to the Most Precious Blood. Through Cardinal Cristaldi he obtained the pope's sanction and, as a mother-house, the former convent of San Felice in Giano. Of this he took solemn possession, 11 August, 1815. The Bull of beatification says, "Through Umbria, Aemilia, Picenum, Tuscany, Campania, Samnium, in short all the provinces ot Middle Italy he wandered, giving missions". The very titles accorded to him by his contemporaries speak volumes: "II Santo", "Apostle of Rome", "Il martello dei Carbonari" (Hammer of Italian Freemasonry).

    How arduous some of his missions were may be gleaned from the fact that he frequently preached five times daily, sometimes even oftener. At Sanseverino fifty priests were not sufficient to hear confessions after his sermons. Though idolized by the people, he was not without enemies. His activity in converting the "briganti", who came in crowds and laid their guns at his feet after he had preached to them in their mountain hiding-places, excited the ire of the officials who profited from brigandage through bribes and in other ways. These enemies almost induced Leo XII to suspend del Bufalo. But after a personal conference, the pope dismissed him, remarking to his courtiers, "Del Bufalo is an angel". His enemies next tried to remove him from his post by procuring his promotion as "internuncio to Brazil". In vain, however, for his humility triumphed. A last attempt under Pius VIII (1830) met with temporary success. Del Bufalo was deprived of faculties for a short time, and his congregation threatened with extinction. But his wonderful humility again manifested itself, and, though himself misjudged and his life-work menaced by the very authority that should have supported him, he showed no signs of resentment, forgave his enenies, and excused his unmerited condemnation. The storm soon passed, Gaspare was restored to honour, and resumed his work with renewed zeal.

    In 1836 his strength began to fail. Although fatally ill, he hastened to Rome, where the cholera was raging, to administer to the spiritual wants of the plague-stricken. It proved too much for him, and he succumbed in the midst of his labours on 28 Dec., 1837. He was beatified by Pius X on 29 Aug., 1904. He was canonized by Pope Pius XII in 1954.

    Fonte: The Catholic Encyclopedia, vol. VI, New York, 1909

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    Congregation of the Most Precious Blood

    An association of secular priests living in community, whose principal aim is to give missions and retreats. The members take no vows but are held together by the bond of charity only and by a promise "not to leave the community without permission of the lawful superior". The congregation was founded at the desire of Pius VII after his return from exile by [Saint] Gaspare del Bufalo. Distressed at the spiritual condition of Rome, the pope determined that missions should be held throughout the Papal States and selected del Bufalo and a few other zealous priests to undertake the task (1814), assigning to them the convent of San Felice at Giano, where a foundation was made 15 Aug., 1815. New houses were opened, and in 1820 six missions were established in the Compagna for the conversion of the banditti. The growth of the society was checked at the election of Leo XII (1823), who, misinformed as to the work of the congregation and its founder, was unfavourable. He objected to the proposed name, "Congregation of the Most Precious Blood", as a novelty; but the society was finally cleared of all accusations and P. Betti justified the name from Scripture and the Fathers. [Saint] Gaspare was succeeded by Don Biagio Valentini, a member of the society since 1817. His successor, the Ven. Giovanni Merlini (the process of whose beatification has been begun in Rome), was a native of Spoleto and a friend of Pius IX, whose exile at Gaeta he shared. Through the influence of the pope, several new houses were opened in Italy, and one each in Alsace and Bavaria. The mother-house was established in the convent of the Crociferi, Maria in Trivio. Merlini died 13 January, 1873, and was succeeded by Don Enrico Rizzoli. Under his rule the Italian Government (1860, 1866, 1870) confiscated, among others, Maria in Trivio, since when the fathers who are in charge of this church have to rent a few rooms in their own house. In the convent garden a Methodist church was erected, but owing to the scanty attendance it was soon closed and is now used as a theatre. The Government confiscated the revenues of the seminary at Albano and suppressed altogether twenty-five houses. The Kulturkampf closed the houses in Alsace and Bavaria. Rizzoli was succeeded by Mgr Caporali, in 1890 consecrated Archbishop of Otranto; Mgr Salvatore Palmieri, to whom the Government refused the exequatur when he was named Archbishop of Rossano, but later acquiesced in his preconization as Archbishop of Brindisi (1893); Aloysius Biaschelli; the present general is Very Rev. Hyacinthe Petroni.

    The congregation was introduced into America (1844) at the request of Bishop Purcell of Cincinnati, by Rev. Francis de S. Brunner. It conducts a college (Collegeville, Ind.) and parishes in Ohio (Dioceses of Cincinnati, Cleveland, Toledo), Indiana (Diocese of Fort Wayne), Missouri (Diocese of St. Joseph and Kansas City), Illinois (Archdiocese of Chicago), Nebraska (Diocese of Lincoln). The chief work of the order is the giving of missions and assisting the secular parish clergy on occasions such as tridua, Forty Hours devotions, retreats, etc. The novitiate is at Burkettsville, Ohio.

    In America candidates pass through a year of probation, after which they are admitted either as brothers, and then take the promise of fidelity, or as students, to follow a six years' course in classical studies. Such of the students as receive the degree A.B. enter the seminary, and after the first year of philosophy give the promise of fidelity. After five years more of study, they are ordained, and a year later become eligible to full membership. If the ballot is favourable, they are admitted and invested with the missionary's insignia (a large ebony crucifix with brass figure and brass chain, worn over the heart). In Europe the method of adopting members is somewhat different, since there none are admitted before they are at least students of philosophy; often priests join the congregation.

    The present statistics for the congregation are: Italy, 3 provinces, 15 houses, the principal ones being at Rome (Santa Maria in Trivio), Albano, and San Paolo; Spain, 1 province, 2 houses; North America, 1 province with a seminary at Carthagena, Ohio, seat of the provincial; a college at Collegeville, Ind., with 300 students; novitiate at Burkettsville, Ohio; parishes and missions: Ohio, 19; Indiana, 4; Missouri, 6; Nebraska, 2. The house at Shellenberg (Liechtenstein) belongs to the American province. There are in the American province 110 priests, 20 seminarians, 75 collegians, 70 lay-brothers, 35 novices, 17 convents, and 44 missions and stations.

    [Note: Gaspare, or Caspar del Bufalo (1786-1837) was canonized in 1954 by Pope Pius XII. He died at Albano on 28 December, a victim of cholera, and is commemorated on 2 January.]

    Knights of the Precious Blood

    At Mantua in 1608 a knight-order of the Precious Blood, which received the approval of Paul V, was founded by Vincente del Gonzaga, Duke of Mantua. Its aim was to protect the sacred relic of the Precious Blood. The members wore on a golden ribbon a remonstrance, representing two angels holding up a vase containing three drops of blood. The Dukes of Mantua were grandmasters, until Emperor Joseph I declared the dukedom abolished; the order was then dissolved. The sacred relic is said to have disappeared since 1848.

    Bibliography

    There is no bibliography for the European provinces; for America: BRUNNER, Wo sind sie, welche in die Kloster nach Amerika ausgewandert sind? (Tübingen, 1856); Leben und Wirken des P.F.S. Brunner, II (Carthagena, 1882). As to the lives of some of the early members in Italy, Brevi Cenni sulla vita e le virtu di alcuni Membri della Congregazione del Prezioso Sangue (1880); on the activity of the American priests, Nuntius Aulae, I-X.

    Fonte: The Catholic Encyclopedia, vol. XII, New York, 1911

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    Predefinito Dagli Scritti spirituali di S. Gaspare, Sacerdote

    (Sulla passione e morte di Gesù Cristo, Volume 7°, No. 30, pp. 91-100)

    Oh Croce (viene la Croce) amatissima del mio Signore io ti benedico, e ti adoro. Largo pianto amo versar su di ti arbor decora el fulgida ornata regis purpura Tù sei la scala del Paradiso, lo scudo di difesa contro i nostri nemici, tù ci rammenti i trionfi di Religione domuit orbem non ferro, sed ligno, tù la nostra consolazione quaggiù e il motivo dei nostri gaudj in Cielo. O Crux ave spes unica ecc.

    L'amore, l'amore ha causato il vivo sudor di sangue nel mentre che sottratte erano le interne consolazioni, ed abbandonata l'anima di Gesù Cristo ad un mar di cordoglio.

    Popolo mio e chi potrà contener le lagrime... Gesù gronda Sangue per ogni dove; deh lasciate che in ispirito lo raccolga e con lagro pianto sugli occhi lo presenti al divin padre, e lo benedica, e lo adori. Maerentes oculi grada la Chiesa nel suo inno sulla passione di Gesù Cristo spargite lacrymas... spargete lacrime o fedeli... Per noi patisce Gesù.. Ed oh cuor duro di un qualche peccatore che non s'intenerisce, e commove! Deh Signor pietà per l'anima ostinata non convertita fin qui. Le vostre piaghe son tante bocche che gridano conversione. Venite sì o popoli venite, ed in questa sera Sacra alla memoria dei spasimi di Gesù Cristo applicatevi i meriti del suo Sangue divino Adstate maerentes cruci, pedes beatos ungite. Lavate fletu, tergite, comis, et ore lambite.

    Gli si configon le spine nelle tempie, gli si manifestano per ogni dove nella penetrazione del capo; e Gesù? E Gesù tace e soffre, prega, e pazienta, ed il Suo Sangue è il prezzo del suo amore.

    Amore gridano queste piaghe, amore le spine, amore il Sangue che versa... O Gesù Redentor nostro pietosissimo eccoci a vostri piedi umiliati, e compunti. Deh perdonateci o Padre per avere le tante (volte) riaperte coi nostri peccati le piaghe vostre adorabili.

    Si crocifigga un innocente, l'impolluto, il segregato dai peccatori. Crucifigatur...Accompagnatelo qual mansueto agnello che và a consumare il sagrifizio di amore, e qual Sacerdote insieme cha và a spirar sull'altare della Croce.

    S'inalbera la Croce, ed ahi vista lagrimevole. Se posa Gesù il capo ad essa le spine gli si approfondano se lo tiene piegato inverso la terra s'incontra con Maria addolorata...ed oh sguardi amorosi della Madre...oh sguardi del figlio!

    O Maria rapitrice dei Cuori deh rapite i nostri Cuori all'amore di Gesù Cristo. Egli per amore ha dato la vita per me. Dilectus meus mihi, et ego illi.

    Ritorniamo sì alle nostre case ma deplorando i falli nostri, ed esclamando Viva il Sangue di Gesù Cristo per cui siam salvi; il Sangue di Gesù fù la mia vita, benedetta sì diciamolo insieme benedetta la sua bontà infinita ecc. Amen.

 

 

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