User Tag List

Pagina 1 di 3 12 ... UltimaUltima
Risultati da 1 a 10 di 25
  1. #1
    sionismo = infamità
    Data Registrazione
    15 Oct 2007
    Località
    Combatti l'Impero! "Fare come in Grecia"
    Messaggi
    1,820
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    il marxismo in Italia: tra dissoluzioni, risurrezioni, (auto)superamenti

    Non faccio mistero, anzi l'ho sempre detto apertamente, di provenire politologicamente dal luxemburghismo, e negli ultimi due anni di essermi allontanato da questo, così come dallo stesso marxismo in quanto tale, impegnandomi nel tentativo di analizzare e sintetizzare in una teoria ed in un'unica prassi idealità e proposte derivanti dall'anarchismo, dai pensatori post-marxisti, dalle teorie del "credito sociale" di Douglas e da altro ancora.
    Non faccio neanche mistero, anzi ne vado fiero, di essermi opposto nel passato biennio 2006-2008 al governo Prodi, sostenuto attivamente da molti marxisti e da molti altri, sebbene non appoggiato apertamente, tuttavia visto come deterministicamente necessario allo sviluppo delle forze di produzione o comunque che avrebbe avuto una "valenza progressiva" rispetto ad altri scenari politici, quasi a voler scimmiottare l'idea liberale del "migliore dei mondi possibili" in una determinata contingenza storica.
    Ciò nonostante, mi interesserebbe discutere di alcune questioni, su cui mi sto interrogando attualmente, strettamente legate agli sviluppi avuti dal "marxismo ufficiale" (o comunque non "settariamente minoritario") negli ultimi anni.

    1) Prima questione: la caduta del governo Prodi. Molto si è discusso, in articoli, giornali, riviste, libri, tutti di orientamento borghese se non altro per metodologia di analisi, sulle cause politiche e politologiche della debolezza prima, e della caduta poi, del governo Prodi. Tali analisi generalmente scadono nello scoop tabloidistico, mettendo al centro della propria analisi, a torto o a ragione, l'eterogeneità ideologico-valoriale interna alla passata compagine governativa (a mio avviso non necessariamente traducibile in una differenza o irriducibilità di differenza a livello di interessi materiali, vedi Germania Democratica), le pressioni provenienti dal mondo economico-finanziario (difficile sostenerlo, se si pensa il lavoro svolto a difesa e tutela degli stessi interessi dal detto governo, basti pensare alla provenienza/"militanza" degli stessi governanti dalle/nelle file della Goldman&Sachs), l'opposizione di ampi settori del mondo cattolico ed ecclesiastico (anche questa, sembra una chiave di lettura di chi pone al centro dell'universo la contrapposizione Chiesa/anticlericalismo sui "diritti civili" come spiegazione generale dell'esistenza, spesso non nascondendo neanche una valutazione politica complessivamente positiva del governo Prodi (o una convinzione della sua "valenza progressiva/positiva" nell'attuale fase storica). Ma al di là di queste analisi politologico-ideologiche... niente ho sentito dire, non escludo per mia disattenzione, su tale questione partendo da un'analisi marxista - anzi, direi marxiana - che metta materialisticamente al centro i rapporti materiali di produzione e lo sviluppo delle forze produttive. La domanda che pongo è questa: come valutare/spiegare gli eventi del febbraio 2008 (e del periodo immediatamente precedente) in base ad un'analisi materialisticamente imperniata sui rapporti di produzione e sullo sviluppo delle forze produttive?

    2) Seconda questione: il Partito della Rifondazione Comunista. Principale formazione politica italiana erede (per importanza e per numeri) del PCd'I del 1921, sembra nel biennio passato aver legato i suoi destini al governo Prodi (anche da qui la ratio della mia prima questione), destini che sembra aver condiviso in differita anche a partire dalla dissoluzione dello stesso, andando da lì alle successive elezioni (due mesi dopo) incontro anch'essa al suicidio / (quasi) scomparsa. Ho precisato, tra parentesi, quasi scomparsa, poiché negli ultimi mesi, a partire dall'ultimo congresso che ne ha parzialmente mutato i quadri dirigenti, è sembrata almeno in parte risollevarsi. Rimasta fuori dal parlamento, è sembrata per alcuni mesi rimanere al di fuori anche dall'attenzione dei media, che hanno ad essa riservato un'atteggiamento non dissimile dalle altre formazioni (per scelta o per destino) extraparlamentari. Ma negli ultimi mesi i media sembrano aver ritrovato un interesse verso il PRC, così che suoi esponenti, sia dell'attuale maggioranza, sia della corrente "Rifondazione per la Sinistra", sembra siano riapparsi sui programmi politici d'informazione ed approfondimento (Ferrero, Migliore, Sansonetti), così come del resto i giornali Liberazione e Il Manifesto chiaramente non sono mai scomparsi dalle rassegne stampa notturne. Accanto ad una rinnovata presenza mediatica e risorta attenzione dei mezzi d'informazione, dai sondaggi sembrano risollevarsi anche le sorti elettorali del PRC (quest'ultima la vedrei come una conseguenza, e non una causa, dell'aumento dell'attenzione mediatica). La questione in estrema sintesi è quindi: come mai, dopo alcuni mesi di oblio, i mezzi di informazione sembrano essersi ricordati di nuovo dell'esistenza di Rifondazione? Vi è a vostro avviso una qualche oscura strategia di fondo difficile da carpire attualmente? Se sì, quale potrebbe essere?

    3) Terza questione: il Quartinternazionalismo. Più conosciuto con il nome meno politically correct di trotzkismo, sembra aver rifatto brevemente capolino sullo scenario politico italiano come non lo si vedeva in forme politiche autonome dai tempi dei GCR o di Avanguardia Proletaria, partecipando per la prima volta a livello elettorale in modalità autonome con due liste principali, Sinistra Critica e PCL. Di fronte alla rinnovata identità di "partito di lotta" con la quale Rifondazione sta tentando di rilanciarsi (insieme alla contemporanea ricomparsa, come elemento scenico-ideologico della falce e martello ad esso associato), pensate che le due formazioni quartinternazionaliste andranno verso un rapido fenomeno di declino e scomparsa?
    Sinistra Critica, molto più del PCL, sembra, nonostante il richiamo ideologico al trotzkismo e la collocazione internazionale che la vede quale unica sezione italiana della Quarta Internazionale, in parte aver abbandonato l'elemento industrialista-sviluppista caratterizzante il pensiero di Trotzky, il quale, molto più dello stesso Stalin, come ci ricorda Loren G., vedeva nella capacità di competere con il "capitalismo" in quanto a produzione di tonnellate di calcestruzzo e cemento l'imminente prova del successo del "socialismo". Al contempo in un suo documento Sinistra Critica accanto a Lenin fa riferimento ad altri elementi quali il socialismo indigeno, l'ecologismo, eccetera. E' possibile che nei prossimi anni Sinistra Critica assuma, vuoi dall'interno, vuoi da flussi entristi esterni, una nuova connotazione che l'allontani dal trotzkismo tout-court e l'avvicini a nuove connotazioni politiche più simili al luxemburghismo, al pensiero post-marxista, al socialismo libertario e/o alla sinistra comunista?

    4) Questione quarta ed ultima: la "Sinistra Socialista". Corrente, da quanto almeno ne sappia io, essenzialmente italiana (sebbene con origini francesi e con propagazioni in America Latina e offuscatamente nel resto dell'Occidente), piuttosto anomala rispetto alle categorizzazioni del marxismo internazionale, da cui in parte fuoriesce per il tentativo di creare una sorta di sintesi tra Marx da una parte e Keynes e Schumpeter dall'altra, fino ad ultimi arditi tentativi di spingersi fino a Sorel ed a parte della tradizione anarchica eterodossa; e tuttavia inseribile nel marxismo (forse come sintesi statica di socialdemocrazia classica e marxismo ortodosso) sia per origini storico-politologiche, sia perché del marxismo (da Kautsky in poi) riprende la concezione industrialista/sviluppista di cui si è già detto in merito a Trotzky nel punto 3) qui sopra, basti leggere l'ultimo articolo di Sollazzo in cui costui parla di infrastrutture per rilanciare l'economia anziché pensare a come uscire da questa economia e da questa società (E' questo mondo che bisogna abbandonare!). Fino a poco tempo fa quasi del tutto rintracciabile nel Partito Socialista, dalle notizie frammentarie che ci giungono (di più non ci è al momento dato sapere) pare che stia andando di fronte ad una scissione in piena regola, con tanto di annesse reciproche scomuniche leggibili dalla decifrazione di comunicati occulti. Più precisamente, pare che sia Nerio Nesi e un suo gruppo di stretti simpatizzanti piemontesi ad avvicinarsi al PD.
    Può questa scissione testimoniare l'esplodere di una crisi della Sinistra socialista per lungo tempo incubata? Per quale motivo proprio in Piemonte e per quali motivi a vostro avviso?

    •   Alt 

      TP Advertising

      advertising

       

  2. #2
    simposiante
    Data Registrazione
    17 Jul 2007
    Località
    abitante della terra isolata
    Messaggi
    3,116
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Mi limito alla prima domanda: si comincia a capire da qualche decennio che il luogo della decisione non è più la politica, la politica si limita a rendere operative decisioni che vengono prese altrove.
    Sembra che il luogo della decisione stia nelle grandi forze dell'economia - un pò quel che pensavano tanto Marx quanto Lenin e che si pensa tuttora, la configurazione dei rapporti economici fa muovere tutto il resto, le democrazie agiscono per conto dei grandi monopoli finanziari.
    Nn si capisce tuttavia che il luogo della decisione è ancora più in profondita - nn lo si capisce perchè ci si limita ad analizzare fenomenologicamente ciò che balza all'occhio,cioè la trasgressione dei limiti nazionali degli imperi economici, l'incapacità d porre dei freni all'interdipendenza economica globalizzante: il mondo nn si muove perchè sullo sfondo agisce l'economia, il mondo si muove perchè alla base di ogni muoversi c'è un agire in vista di scopi.
    L'economia stessa per esser tale organizza mezzi in funzione di scopi (il profitto), cioè deve mobilitare gli trumenti per raggiungere fini, deve ridurre la distanza tra mezzi e fini per risultare vincente rispetto ad ogni altra forza (e anche internamente a se stessa considerando la concorrenza).
    La politica si serve (crede di servirsi) dell'economia, l'economia si serve (crede di servirsi) della tecnica, si tratta però d capire che i mezzi tendono a diventare fini - e Marx lo sapeva bene, l'alienazione del capitalismo nn è tanto e solo la schiavitù degli operai, ma il fatto ke il denaro nn rappresenta più il mezzo per soddisfare il bisogno perchè essendo la condizione uniersale per soddisfarlo tende a diventar lo scopo (a cui subordinare produzione e consumi), allo stesso modo se l'economia si serve della tecnica è anche vero ke essa è la condizione universale ke le permette di realizzare scopi (tende a sua volta a diventar scopo), ma mi chiedo, un capitalismo che per far profitto è costretto a sviluppare l'apparato scientifico-tecnologico al punto da subordinare il profitto al medesimo potrà ancora dirsi capitalismo? un'azione si configura specificamente secondo lo scopo, nel qual caso la configurazione delle modalità di produzione e distribuzione.
    Il luogo delle decisioni reale fatica a manifestarsi: l'organizzazione capitalistica della tecnica tende ad unificare tutti i sottosistemi parziali (gli stati che si fondono in grandi agglomerati) e il motore dello sviluppo è la valontà dell'apparato di autopotenziarsi, mobilitando gerarchicamentele invenzioni, lo sviluppo economico, militare,la dissoluzione dei vincoli politici.
    la tendenza dei partiti comunisti a tramontare in socialdemocrazie segue la stessa linea, si tratta della tendenza percui dalle rivoluzioni si passa alle riforme economiche e alle ingegnerie sociali

  3. #3
    Forumista
    Data Registrazione
    23 Apr 2009
    Messaggi
    300
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Per Scapigliato, quale origine ha il tuo Luxemburghismo? Sinistra soscialista(Basso), sindacale , manifesto o sr?
    1) Il centrosinistra è utile nelle fasi in cui si tratta di contenere il deficit e fare buona amministrazione. In una fase di crisi finanziaria meglio il colbertista "keynesiano" Tremonti.
    2) La sinistra in questo paese esiste. Lasciarla senza nessuna rappresentanza politica e mediatica è pericoloso. Per tutti.
    3) Il Pcl , nato su un marketing identitario entrerà in crisi di fronte alla svolta del Prc. SC sopravviverà con una linea più movimentista e con un radicamento nei sindacati di base (Cobas soprattutto) e nella sinistra sindacale(Rete 28 Aprile). Probabile una trasformazione in senso Luxemburghiano, anche se il rapporto con il SU della 4 internazionale rimane molto forte.
    4) La sinistra socialista non esiste da un pezzo. Nerio Nesi è transitato negli ultimi anni nel Prc e nel Pdci ora approda al Pd. Povero Lombardi.

  4. #4
    sionismo = infamità
    Data Registrazione
    15 Oct 2007
    Località
    Combatti l'Impero! "Fare come in Grecia"
    Messaggi
    1,820
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da Πλάτων Visualizza Messaggio
    Mi limito alla prima domanda: si comincia a capire da qualche decennio che il luogo della decisione non è più la politica, la politica si limita a rendere operative decisioni che vengono prese altrove.
    Sembra che il luogo della decisione stia nelle grandi forze dell'economia - un pò quel che pensavano tanto Marx quanto Lenin e che si pensa tuttora, la configurazione dei rapporti economici fa muovere tutto il resto, le democrazie agiscono per conto dei grandi monopoli finanziari.
    Nn si capisce tuttavia che il luogo della decisione è ancora più in profondita - nn lo si capisce perchè ci si limita ad analizzare fenomenologicamente ciò che balza all'occhio,cioè la trasgressione dei limiti nazionali degli imperi economici, l'incapacità d porre dei freni all'interdipendenza economica globalizzante: il mondo nn si muove perchè sullo sfondo agisce l'economia, il mondo si muove perchè alla base di ogni muoversi c'è un agire in vista di scopi.
    L'economia stessa per esser tale organizza mezzi in funzione di scopi (il profitto), cioè deve mobilitare gli trumenti per raggiungere fini, deve ridurre la distanza tra mezzi e fini per risultare vincente rispetto ad ogni altra forza (e anche internamente a se stessa considerando la concorrenza).
    La politica si serve (crede di servirsi) dell'economia, l'economia si serve (crede di servirsi) della tecnica, si tratta però d capire che i mezzi tendono a diventare fini - e Marx lo sapeva bene, l'alienazione del capitalismo nn è tanto e solo la schiavitù degli operai, ma il fatto ke il denaro nn rappresenta più il mezzo per soddisfare il bisogno perchè essendo la condizione uniersale per soddisfarlo tende a diventar lo scopo (a cui subordinare produzione e consumi), allo stesso modo se l'economia si serve della tecnica è anche vero ke essa è la condizione universale ke le permette di realizzare scopi (tende a sua volta a diventar scopo), ma mi chiedo, un capitalismo che per far profitto è costretto a sviluppare l'apparato scientifico-tecnologico al punto da subordinare il profitto al medesimo potrà ancora dirsi capitalismo? un'azione si configura specificamente secondo lo scopo, nel qual caso la configurazione delle modalità di produzione e distribuzione.
    Il luogo delle decisioni reale fatica a manifestarsi: l'organizzazione capitalistica della tecnica tende ad unificare tutti i sottosistemi parziali (gli stati che si fondono in grandi agglomerati) e il motore dello sviluppo è la valontà dell'apparato di autopotenziarsi, mobilitando gerarchicamentele invenzioni, lo sviluppo economico, militare,la dissoluzione dei vincoli politici.
    la tendenza dei partiti comunisti a tramontare in socialdemocrazie segue la stessa linea, si tratta della tendenza percui dalle rivoluzioni si passa alle riforme economiche e alle ingegnerie sociali
    Grazie Platon per la tua analisi molto interessante.
    Partendo dal tuo discorso, insomma, si può ricordare che i partiti - sia marxisti che socialdemocratici - idealmente prefiggentisi il socialismo (scopo) attraverso l'accrescimento burocratico delle prerogative dello Stato, il massimo dispiegarsi delle forze produttive (mezzo) siano rimasti vittime di quest'ultimo, che da mezzo - come tu ricordi - si è tramutato in scopo esso stesso, spazzando via il vecchio scopo del socialismo.
    In tal senso, ed in diverse misure, questo è del resto quanto si è osservato e si osserva in altre realtà in cui i partiti comunisti e socialisti abbiano esercitato, in diverse modalità, forme, contesti, sistemi, un proprio potere politico-amministrativo.
    Quello che dalla tua analisi tuttavia non si coglie direttamente è, perché sebbene il mezzo si sia trasformato esso stesso in scopo esautorando lo scopo precedente, il governo sia caduto: il perseguimento del nuovo scopo, l'accumulazione di profitti, mi sembra sia stato portato avanti in modo ragionevolmente sostenuto; non vedo insomma sufficienti ragioni che abbiano spinto i ceti dominanti a disfarsi del precedente governo per sostituirlo con un altro maggiormente in grado di aumentare realisticamente l'estrazione di plusvalore.

  5. #5
    sionismo = infamità
    Data Registrazione
    15 Oct 2007
    Località
    Combatti l'Impero! "Fare come in Grecia"
    Messaggi
    1,820
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da saitnt just Visualizza Messaggio
    Per Scapigliato, quale origine ha il tuo Luxemburghismo? Sinistra soscialista(Basso), sindacale , manifesto o sr?
    1) Il centrosinistra è utile nelle fasi in cui si tratta di contenere il deficit e fare buona amministrazione. In una fase di crisi finanziaria meglio il colbertista "keynesiano" Tremonti.
    2) La sinistra in questo paese esiste. Lasciarla senza nessuna rappresentanza politica e mediatica è pericoloso. Per tutti.
    3) Il Pcl , nato su un marketing identitario entrerà in crisi di fronte alla svolta del Prc. SC sopravviverà con una linea più movimentista e con un radicamento nei sindacati di base (Cobas soprattutto) e nella sinistra sindacale(Rete 28 Aprile). Probabile una trasformazione in senso Luxemburghiano, anche se il rapporto con il SU della 4 internazionale rimane molto forte.
    4) La sinistra socialista non esiste da un pezzo. Nerio Nesi è transitato negli ultimi anni nel Prc e nel Pdci ora approda al Pd. Povero Lombardi.
    0) Ho fatto parte di Socialismo Rivoluzionario (2003-2006), Dal 2006 ho dato vita insieme ad altre persone (non provenienti dalla mia stessa esperienza) ad un circolo libertario.
    1) Ma siamo sicuri che qualcuno, agenzie di rating o chi per loro, sia stato in grado di prevedere già a febbraio 2008, la crisi economica come si sta manifestando oggi nella sua gravità, tanto da prendere utili e lungimiranti precauzioni già allora?
    2) Forse, anche onde evitare l'emergere ed il rafforzarsi di opzioni politiche più radicali ed erstremiste dello stesso PRC?
    3) Sono d'accordo con tale analisi.
    4) Da quando faresti corrispondere la sua morte? Dall'isolamento di Lombardi a partire dal 1980, con la maggior parte della sua corrente che si rivolse a Craxi?

  6. #6
    simposiante
    Data Registrazione
    17 Jul 2007
    Località
    abitante della terra isolata
    Messaggi
    3,116
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da Scapigliato" Visualizza Messaggio
    Grazie Platon per la tua analisi molto interessante.
    Partendo dal tuo discorso, insomma, si può ricordare che i partiti - sia marxisti che socialdemocratici - idealmente prefiggentisi il socialismo (scopo) attraverso l'accrescimento burocratico delle prerogative dello Stato, il massimo dispiegarsi delle forze produttive (mezzo) siano rimasti vittime di quest'ultimo, che da mezzo - come tu ricordi - si è tramutato in scopo esso stesso, spazzando via il vecchio scopo del socialismo.
    In tal senso, ed in diverse misure, questo è del resto quanto si è osservato e si osserva in altre realtà in cui i partiti comunisti e socialisti abbiano esercitato, in diverse modalità, forme, contesti, sistemi, un proprio potere politico-amministrativo.
    Quello che dalla tua analisi tuttavia non si coglie direttamente è, perché sebbene il mezzo si sia trasformato esso stesso in scopo esautorando lo scopo precedente, il governo sia caduto: il perseguimento del nuovo scopo, l'accumulazione di profitti, mi sembra sia stato portato avanti in modo ragionevolmente sostenuto; non vedo insomma sufficienti ragioni che abbiano spinto i ceti dominanti a disfarsi del precedente governo per sostituirlo con un altro maggiormente in grado di aumentare realisticamente l'estrazione di plusvalore.
    La tendenza è il tramonto di ogni gestione ideologica del sapere (politico, economico, amministrativo ecc), si passa cioè dall'organizzazione ideologica a quella tecnologica della tecnica: ogni forza del nostro tempo (dal socialismo reale al capitalismo, dalla democrazia al cristianesimo, ad ogni forma di umanesimo) è una volontà che per realizzarsi deve servirsi della tecnica, ognuna pretende di assegnare ad essa (cioè all'organizzazione dei mezzi in vista della realizzazione di fini) scopi (carità, profitto, uguaglianza sociale, libertà) ke nn sn solo diversi ma antitetici, ogni scopo nn può che subordinare gli altri per risultare vincente.
    Ma se le forze sn conflittuali ed esse si servon della tecnica per riuscire ad anteporre i propri scopi a quelli degli altri allora lo scopo necessariamente diviene la tecnica, solo sviluppando indefinitamente la quale riusciranno a sormontare gli aversari.
    Ma a qsto punto se lo scopo diviene la tecnica (alla quale subordinare profitto, carità ecc) i termini cn cui noi indichiamo "capitalismo" "democrazia" "socialismo reale" rimangono solo nomi, formalità prive di contenuti.
    Si pensi ad esempio alla conflittualità USA-URSS: le forme assunte dal capitalismo e dal socialismo scientifico sn mutate nel corso del tempo (alla teoria iniziale di Marx certamente nn apparteneva la pianificazione economica, il capitalismo si è evoluto dalla forma industriale a quella finanziaria, al dominio dei manager a quello dei tecnocrati rivoluzionando sempre i propri caratteri) proprio perchè le due forze per poter scalzare l'altra e realizzare universalmente il proprio scopo dovevan potenziare al massimo il mezzo (potenziamento che le ha (marxismo) e le sta (capitalismo) progressivamente facendo tramontare, esse x esser tali devon sviluppare l'apparato scientifico-tecnologico il quale assunto come scopo le fa esser altro da sè: nn presentan più configurazioni esplicitamente rivolte allo scopo inizialmente proposto).
    La "crisi" del comunismo (di quel che chiamiamo formalmente comunismo) degli anni '80 rispetto al capitalismo discende innanzitutto dalla minore congruità della tecnica all'interno della sua organizzazione marxista rispetto all'organizzazione capitalistica (cioè al maggior carattere ideologico dell'organizzazione marxistica della tecnica piuttosto che di quella capitalistica).
    Il capitalismo e la democrazia ostacolano in modo inferiore l'autopotenziamento dell'apparato e per qsto sn risultate vincenti rispetto alle altre forme di organizzazione della medesima, qsto però nn significa che siano due realtà assodate: l'organizazione politico-economica della russia comincia a dirigersi verso le liberal-democrazie occidentali come i pianeti attorno al sole, ma qste a sua volta nn sono il sole, sono anch'esse in movimento verso il sole (cioè verso la tecnica), d'altra parte le modalità che la configurazione economica e politica assumeranno in seguito al loro totale tramonto nella tecnica lo dirà solo il futuro, sicuramente avranno un carattere ideologico azzarato e per carattere ideologico intendo tanto il prefiggersi come scopo il denaro quanto le libertà civili democratiche quanto le modalità dell'organizzazione produttiva-distributiva marxista.
    L'apparato mobilita tutto (essendo lo scopo più o meno consapevolmente ammesso) ed ogni forza mobilitata da un lato domina a sua volta quelle più deboli e dall'altra deve fare i conti cn l'apparato - nn a caso le forze del capitalismo europeo mirano all'unificazione politica per trasgredire ogni vincolo che le regoli, a sua volta queste forze economiche tramonteranno nella tecnica e il fatto che il processo sia lento è dovuto alla superiore vicinanza gerarchica alla tecnica di qste forze rispetto a quelle politiche e in generale maggiormente ideologiche (cristianesimo, marxismo ecc) ma nn significa che nn siano esse a sua volta ideologiche.
    Rispondendo alla domanda insoluta: cm interpretare la caduta del governo sotto il profilo dei rapporti di produzione? il governo sarebbe durato se, consapevole di nn esser il luogo della decisione ma quello dell'esecuzione, avesse rispecchiato realmente (come sovrastruttura) la configurazione dei rapporti economici (cioè la struttura) ma il governo presentava componenti ideologiche (dove ideologia nn ha carattere negativo, ma carattere contrapposto a "scientifico" nel senso della tecnica) i cui intenti di organizzazione ideologica nn potevan che scontrarsi cn quelli di organizzazione meno ideologica (e quindi vincente), l'organizzazione meno ideologica essendo l'abbassamento delle tasse, la razionalizzazione della spesa, il federalismo, tutti i modi cn cui l'organzizazione economica della tecnica può esperire meglio se stessa sviluppandosi al massimo (cioè riducendo al minimo il proprio carattere ideologico e potenziando quello scientifico).
    Questo il senso della caduta: una sovrastruttura ke nn rispecchia la struttura (nonostante l'apparenza dei contentini ai grandi gruppi, quelli nn sn nulla), struttura ke mobilitando la sovrastruttura nn può che dominarla (ed eliminarla nel caso la intralci)mma struttura che è a sua volta sorastruttura della reale struttura mobilitante e dominante di fondo e alla quale alla fine dei giorni e dopo l'unificazione politica ed economica planetaria (dopo che ogni vincolo politico ed economico all'espansione economica sarà nulla e l'organizzazione politica avrà abbattuto nazioni e organizzazioni internazionali instaurando una democrazia globale alla Junger) ebbene alla fine di tutto ciò anche l'organizzazione capitalistica della tecnica dovrà render conto di se all'apparato - quando cioè l'insostenibilità ambientale porterà il capitalismo a dover subordinare il profitto allo sviluppo tecnologico per salvare il pianeta ed avremmo una forma di economia meno ideologica: se è vero che il capitalismo necessità scarsità per poter essere sopravvivere (cioè la differenza tra impiegato e imprenditore) è anche vero che la tecnica (come sviluppo della capacità di ottenere ogni scopo - indefiniti scopi) è ricerca dell'assenza di scarsità, si tratta cioè di un codice in cui due proposizioni si contraddicono (interessi del capitalismo vs interessi tecnica, volontà di icnremento scarsità e volontà di riempirla) e uno dei due termini necessariamente dovrà prevalere.
    Sino ad ora il capitalismo ha limitato lo sviluppo dei propri mezzi (ossia della capacità indefinita di realizzar scopi - alias tecnica) ma contretto dall'ambiente a subordinar il profitto alla tecnica dovrà necessariamente tramontare lasciando spazio ad un sistema economico più coerente all'apparato e che miri a ridurre la scarsità.

  7. #7
    Forumista
    Data Registrazione
    23 Apr 2009
    Messaggi
    300
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da Scapigliato" Visualizza Messaggio
    0) Ho fatto parte di Socialismo Rivoluzionario (2003-2006), Dal 2006 ho dato vita insieme ad altre persone (non provenienti dalla mia stessa esperienza) ad un circolo libertario.
    1) Ma siamo sicuri che qualcuno, agenzie di rating o chi per loro, sia stato in grado di prevedere già a febbraio 2008, la crisi economica come si sta manifestando oggi nella sua gravità, tanto da prendere utili e lungimiranti precauzioni già allora?
    2) Forse, anche onde evitare l'emergere ed il rafforzarsi di opzioni politiche più radicali ed erstremiste dello stesso PRC?
    3) Sono d'accordo con tale analisi.
    4) Da quando faresti corrispondere la sua morte? Dall'isolamento di Lombardi a partire dal 1980, con la maggior parte della sua corrente che si rivolse a Craxi?
    Interessante, il vostro circolo libertario produce materiale on line?
    1) Guarda io non sono un 'economista , ma lo scoppio della bolla finanziaria è previsto da qualche anno. Basta leggere le cose che scriveva Krugman o il povero Sbancor.
    2) Era esattamente quello che volevo dire.
    4) Esattamente, non a caso in quel periodo alcuni intellettuali della sinistra socialista come Codignola escono dal partito. Anche se a dire il vero il "riformismo rivoluzionario" di Lombardi era entrato già in crisi prima, alla fine del centrosinistra quando il Psi si era unificato con il Psdi nell'effimero PSU.

  8. #8
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    10 Apr 2004
    Messaggi
    11,861
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da Scapigliato" Visualizza Messaggio

    4) Questione quarta ed ultima: la "Sinistra Socialista". Corrente, da quanto almeno ne sappia io, essenzialmente italiana (sebbene con origini francesi e con propagazioni in America Latina e offuscatamente nel resto dell'Occidente), piuttosto anomala rispetto alle categorizzazioni del marxismo internazionale, da cui in parte fuoriesce per il tentativo di creare una sorta di sintesi tra Marx da una parte e Keynes e Schumpeter dall'altra, fino ad ultimi arditi tentativi di spingersi fino a Sorel ed a parte della tradizione anarchica eterodossa; e tuttavia inseribile nel marxismo (forse come sintesi statica di socialdemocrazia classica e marxismo ortodosso) sia per origini storico-politologiche, sia perché del marxismo (da Kautsky in poi) riprende la concezione industrialista/sviluppista di cui si è già detto in merito a Trotzky nel punto 3) qui sopra, basti leggere l'ultimo articolo di Sollazzo in cui costui parla di infrastrutture per rilanciare l'economia anziché pensare a come uscire da questa economia e da questa società (E' questo mondo che bisogna abbandonare!). Fino a poco tempo fa quasi del tutto rintracciabile nel Partito Socialista, dalle notizie frammentarie che ci giungono (di più non ci è al momento dato sapere) pare che stia andando di fronte ad una scissione in piena regola, con tanto di annesse reciproche scomuniche leggibili dalla decifrazione di comunicati occulti. Più precisamente, pare che sia Nerio Nesi e un suo gruppo di stretti simpatizzanti piemontesi ad avvicinarsi al PD.
    Può questa scissione testimoniare l'esplodere di una crisi della Sinistra socialista per lungo tempo incubata? Per quale motivo proprio in Piemonte e per quali motivi a vostro avviso?
    scapigliato, il limite , dal mio punto di vista, della strada lombardiana al socialismo sta proprio nelle parole di sollazzo. ora sollazzo è nulla davanti alla storia di questa corrente, ma le sue parole testimoniano ancora oggi i riflessi di chi ha creduto di superare il marxismo attraverso il riformismo marxista ( kautsky). io penso che il marxismo non possa essere somministrato in dosi omeopatiche ma o lo si accetta o lo si critica e quindi si tenta di superarlo.
    la corrente è andata invece a rintanarsi in un cul de sac di sintesi ed è stata spazzata via dalla svolta di Craxi , che mise da parte il marxismo non riferendosi al riformismo kaustkyano ma al libertarismo di prohudon.
    insomma il limite della sinistra socialista fu la mancanza di radicalità di sintesi, l appiattimento su un riformismo che pretendeva di far convivere marx e keynes. suggestive visioni, certo , che mi avrebbero affascinato.
    ma senza sbocchi.
    il marxismo o lo si critica e combatte col liberalismo o col socialismo libertario.
    pensare di farlo sbiadire nel riformismo genera se va bene una burocratica socialdemocrazia , se va male un partito democratico in cui naturalmente il buon vecchio Nesi si trova a suo agio..

  9. #9
    Iscritto
    Data Registrazione
    20 Feb 2006
    Località
    "O Siamo Un Popolo Rivoluzionario O Cessiamo Di Essere Definitivamente Un Popolo Libero" ERNST NIEKISCH
    Messaggi
    2,083
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Arrow C'è pure il sito internet.


  10. #10
    sionismo = infamità
    Data Registrazione
    15 Oct 2007
    Località
    Combatti l'Impero! "Fare come in Grecia"
    Messaggi
    1,820
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da Πλάτων Visualizza Messaggio
    La tendenza è il tramonto di ogni gestione ideologica del sapere (politico, economico, amministrativo ecc [omissis...]
    A quanto ho capito, stando alla concezione che esprimi, la tecnica avrebbe quindi l'effetto di de-ideologizzare il campo politico-amministrativo, per i motivi che abbiamo già detto (lo scomparire dell'obiettivo teleologico delle ideologie, divorato dalla stessa tecnica, che diventa essa stessa fine teleologico in se stessa).
    In questo senso mi chiedo se a sostegno della tua tesi non possano essere ricondotti alcuni fatti presi a prestito dalla "politica spicciola": il fatto che con le ultime elezioni (e nel periodo immediatamente precedente) in Italia siano praticamente scomparsi i partiti aventi una connotazione ideologica forte (marxismo, socialismo, cattolicesimo democratico, nazionalismo) ed al loro posto siano comparsi due partiti/contenitori quali il PDL ed il PD che, al di là della loro possibile ascrivibilità rispettivamente ai campi del "liberal-conservatorismo" e del "liberalismo sociale/socialdemocrazia", ascrivibilità in buona parte necessaria perché necessarie sono le categorizzazioni per poter comprendere la realtà, appaiono tuttavia meno connotati ideologicamente (se non del tutto spogli di ideologia) quasi affinché siano più adatti al perseguimento di un'efficienza rispetto allo scopo, ossia rispetto alla tecnica quale lo scopo inizierebbe ad essere. Più estinsivamente, si può osservare che degli altri 4 partiti presenti in Parlamento, ben 3 hanno similari caratteristiche di scarsa connotazione ideologica rispetto, perlomeno, alle "identità forti" del '900 (tranne l'UDC che si rifà al cattolicesimo democratico). Spunti di riflessione interessanti potrebbero essere, guardando oltre i nostri angusti confini, l'osservare come gli Stati Uniti siano caratterizzati praticamente fin dalle loro origini da partiti "ideologicamente spogli", o come molti analisti prevedono, con riferimento alle elezioni continentali UE dell'anno prossimo, la possibilità, a seguito dell'espansione ad est dell'Unione, che l'ALDE diventi il secondo partito dientro il PPE, sorpassando quindi il PSE; anche in questo caso, il gruppo europeo liberale e centrista, per quanto abbia un'identità ideologica, sembra avere una caratterizzazione ideologica sicuramente meno "pesante" ed "ingombrante" rispetto alla socialdemocrazia. Possono questi fatti essere presi come spunti che in qualche misura sostengano il tuo discorso?

    Un'altra questione che emerge, è che tu abbia un'idea sostanzialmente progressiva e positiva della tecnica. Se ho ben capito, affermando che il portato della tecnica sia l'eliminazione della scarsità, credo tu stia implicitamente ripercorrendo il discorso per cui, attraverso un'ampia disponibilità di beni, si arrivi al crollo del saggio dfi profitto e quindi al superamento per obsolescenza dello stesso sistema di produzione capitalistico (o per lo meno di tale sistema come lo conosciamo oggi).
    Penso che bisognerebbe fermarsi un attimo ad analizzare cosa si intenda con "tecnica", parola dal significato policomprensivo, entro cui si potrebbero far rientrare dalle conoscenze tradizionali tramandate di generazione in generazione, la cultura letteraria, le conoscenze in ogni campo, la tecnologia, la scienza, eccetera. Non sono certo io sulle posizioni di John Zerzan o degli altri primitivisti... ma sicuramente non ho questa cieca fiducia nella "tecnica" intesa in senso omnicomprensivo. Alcune declinazioni della tecnica sono sicuramente utili e positive, mentre su altre non affermerei lo stesso: cosa dire delle biotecnologie, che potrebbe "regalarci" un mondo di plastica? Cosa pensare delle sempre più sofisticate tecniche di video-sorveglianza, che sta creando un sistema sempre più autoritario a volte superando l'immaginazione di Orwell? E se anche mi si potrebbe rispondere che questi problemi rappresentino solo degli elementi interni a "stati transitori" di un necessario processo teleologico di emancipazione della tecnica necessario alla finale liberazione dell'umanità e della natura, mi chiedo: sarebbe tale processo davvero "necessario"? Oppure è possibile e quindi doveroso ricercare un percorso alternativo per il raggiungimento dello stesso risultato finale, senza passare per forche caudine o bolgie infernali? Forse è un po' l'teterna riproposizione della drammatica dicotomia volontà/necessità, forse è lo stesso discorso del Marx, già determinista e sostenitore della insormontabile necessità storica, che ad un certo punto sul finire della propria vita scopre l'esistenza delle comuni populiste russe, e quindi ha la serendipity della possibilità del raggiungimento dell'abolizione dello stato di cose presenti senza passare per un'espiante processo deterministicamente necessario.

 

 
Pagina 1 di 3 12 ... UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. Risposte: 9
    Ultimo Messaggio: 01-04-11, 23:32
  2. Dalla crisi del marxismo al marxismo della crisi
    Di Muntzer nel forum Comunismo e Comunità
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 26-10-10, 01:01
  3. Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 20-10-10, 19:57
  4. Il marxismo in Italia (invito alla discussione)
    Di Scapigliato" (POL) nel forum Sinistra Italiana
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 19-10-08, 17:00
  5. il marxismo in Italia (Scapigliato"'s Delirium)
    Di Scapigliato" (POL) nel forum Comunismo e Comunità
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 19-10-08, 16:57

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225