A.A.A. CERCASI PER RUOLO DI PRESTIGIO ECCEZIONALE GIOVANE BELLO E ABBRONZATO
Le cose che secondo me, e non starò più a ripeterlo nel corso della mia perorazione perché quanto sto per esporre è ovviamente opinione personale, devono fare sia la politica che l’informazione per non porsi di traverso a questo cambiamento che inesorabile muove la società, è essere mobili, duttili, attenti e veloci.
A trasformarsi inarrestabilmente in quelle epoche investite dal cambiamento, tocca alle categorie di pensiero che determinano quelle morali e giù giù a cascata quelle estetiche ecc. Allora se il nostro presidente del Consiglio si attesta su una categoria di pensiero che le recenti novità congiurano a rendere inesorabilmente superato proponendo come cifre del modello di successo prerogative spendibili sia per il “tronista” che per l’uomo di governo: gioventù esibita e bell’aspetto, ( e lui che senza tregua e senza pietà per se stesso si fa di lifting e innesti tricologici ne è esasperato simbolo) altrettanto lo è, cioè attestato su una categoria di pensiero superata, chi insorge di fronte ad un presunto razzismo ravvedendo in esso, preda di quella categoria di pensiero che lo determinano ciò che può suscitare il massimo dell’indignazione .Quest’atteggiamento però è solo l’altra faccia della medaglia, speculare e convergente di un politically correct che in questi chiari di luna non ha più ragione di essere.
Definire Obama come detentore di quelle qualità che ne dovrebbero determinare il successo, aggiungere abbronzato a bello e giovane, non è un’affermazione razzista ma qualcosa di ben più grave che davvero mi indigna perché va a colpire l’aspetto sacro dell’unicità dell’individuo. Anche se l’aggettivo è lo stesso usato da Calderoli nei confronto della bella Rula Jebreal mentre in quel caso l’aggettivo fungeva quasi da eponimo ed aveva un’accezione inequivocabilmente razzista, nel caso dell’ennesima “spiritosa” esternazione del “nostro”, con grande balorda superficialità, si attribuisce importanza a prerogative che in nessun modo definiscono e giustificano ragionevolmente l’inaspettato e folgorante avvento di Obama, ma razzismo non è. Si deve saper intendere che esistono offese ben più gravi da rivolgere ad un uomo, se pur di pelle nera, anche se queste non sono addebitabili al razzismo.
Alla presidenza degli Stati Uniti d’America è arrivato un uomo le cui peculiarità di sconvolgente novità non sono certo il colore della pelle o le origini ma la portata epocale della sua proposta politica. Avremmo potuto dire :- finalmente un nero alla Casa Bianca!- se a suo tempo ci fosse arrivato Jesse Jackson ma non Obama. Si avvicina un po’ di più a quella che io ritengo essere la verità chi in questi giorni dice e scrive che ci è arrivato NONOSTANTE il colore della sua pelle ma io penso invece che il suo successo sia ascrivibile proprio a questo.
Se Obama non fosse figlio di un kenyota e di una hippie americana e di questo ne è testimone il pigmento della sua pelle, se non fosse cresciuto alle Hawaii con un patrigno con gli occhi a mandorla, se cioè non fosse meticcio e non fosse quindi portatore di una meravigliosa sinergia virtuosa di culture diverse, Obama non ancorato a nessuna preferenzialità culturale, se pur fedele e orgoglioso dell’insegnamento dei Padri Fondatori, non avrebbe avuto la forza di imporre la sua visione del futuro del mondo a tutti quegli uomini, esempio di diversità, che si è candidato a rappresentare, lo ha potuto fare essendo un uomo con quel colore della pelle e quella storia personale che gli permettono di rappresentare questa nuova scommessa del futuro.
Quindi Berlusconi che, soprattutto, con le sue affermazioni ha irriso alla scarsa credibilità del presidente russo a cui si rivolgeva e che solo per generazione è paragonabile ad Obama, ha offeso il neopresidente degli Stati Uniti cercando di ridimensionare la portata eccezionale della sua figura, non riconoscendone l’assoluta autorevolezza come fa solo chi autorevole non è, banalizzandolo e riconducendolo ad un suo presunto modello di vincente.
Questo sì che indigna e tanto, ma non l’ha offeso definendolo sardonicamente “ abbronzato”, lo offende, offendendo soprattutto se stesso, chi considera tali squallide affermazioni come razziste concorrendo a consolidare un’omologante prerogativa di una categoria di pensiero che non è più.
Per essere pronti a capitalizzare virtuosamente il cambiamento bisogna tenere conto che se anche il “moderno” è finito con la prima guerra mondiale e che nonostante il prepotente avvento di grandi affermazioni di novità di cui la tecnologia è solo l’ultima in ordine di tempo, le categorie di pensiero sono rimaste le stesse, l’occasione persa 40 anni fa’ ha irrimediabilmente ritardato i tempi ma adesso ci siamo! Ricordandoci che niente da questo punto di vista è inalienabile, chissà forse potremmo liberarci anche dalla falsificante dicotomia aristotelica…
Il futuro che ci attende è meticcio! pronti quindi ad essere mobili, duttili, attenti e veloci.
Un bel compito e un gran bel modo per esercitare una nuova capacità di giudizio per quelli, tanti, troppi, che credono ancora che “ E ti vengo a cercare” di Battiato sia una “classica” canzone d’amore e che i C.C.C.P. e poi i C.S.I., secondo un’autoreferenziale esegesi, abbiano tradito!
ANTONELLA SENSI
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