PRECARI DELLA RICERCA:BERLUSCONI LI LICENZIA IN TRONCO!
DI Maria Rosaria Cuocolo*
Fin dall’insediamento dell’attuale Governo avevamo ampiamente percepito che le metodologie di confronto democratico non sarebbero state proprio il segno distintivo dell’Esecutivo Berlusconi.
Dagli incontri pro-forma ai testi di legge non emendabili, il Governo in carica si sta caratterizzando per una sempre più crescente deminutio di democrazia.
Siamo, però, ora davvero preoccupati per quanto sta accadendo per il disegno di legge finanziaria per il 2009: non solo il testo è ritenuto blindato e, quindi, non suscettibile di modifiche durante l’iter parlamentare, per quanto il Ministro della Funzione Pubblica (vedi art.2, comma 35) si attribuisce la potestà di erogare direttamente, mediante atti unilaterali, le somme (esigue ed irrisorie) che egli stesso decide di stanziare per i lavoratori.
Ma tutto questo rischia, paradossalmente, di passare in penombra se consideriamo quanto sta accadendo in queste ore rispetto all’emendamento in materia di stabilizzazioni (art.37 bis del ddl A.C.1441 quater).
Tale norma blocca il già sancito e proceduralmente in itinere processo di stabilizzazione dei precari degli enti pubblici di ricerca, dell’università e dell’alta formazione musicale, licenziando in tronco migliaia di ricercatori, tecnologi, tecnici ed amministrativi.
Si pensi al risultato che con questo provvedimento di legge il Governo Berlusconi otterrà: sarà di colpo cancellato un patrimonio di esperienza e professionalità a cui il mondo della ricerca e dell’alta formazione non può rinunciare!
E’ un gesto totalmente insensato che manifesta appieno il completo disinteresse di Berlusconi e dei suoi alleati di Governo rispetto al tema della ricerca e dell’alta formazione.
L’attacco generalizzato a tutto il settore pubblico ha come unica prospettiva quella di azzerare ogni impegno sul diritto alla formazione ed alla formazione di elevata specialità, nonché sul diritto alla attività di ricerca pubblica, perseguendo, tra l’altro, la cancellazione di ogni prospettiva lavorativa futura per tanti giovani e meno giovani che in tutti questi anni hanno ampiamente fornito il loro apporto ed il loro contributo di elevata qualificazione professionale alla ricerca scientifica in Italia.
Evidentemente il Governo Berlusconi è convinto che lo sviluppo del Paese possa avvenire senza alcun investimento nella ricerca e nel personale che in essa vi opera.
Come Partito Socialista siamo al fianco di tutti i lavoratori coinvolti in questa “epurazione culturale” di stampo berlusconiano, dimostrando la nostra vicinanza anche con la nostra presenza alle varie manifestazioni e presidi di protesta che si terranno in questi giorni e presentando un appello pubblico a difesa della ricerca scientifica pubblica in Italia.
In un Paese dove, in generale, l’occupazione cresce meno rispetto al già lento trend degli ultimi anni ed aumenta il numero delle persone che non solo dichiarano di essere disoccupate ma che hanno l’effettivo bisogno di trovare una soluzione lavorativa, a noi Socialisti sembra un vero delitto legiferare per attaccare la parte più debole del sistema produttivo, vale a dire il precariato.
Il Partito Socialista si impegna per una forte mobilitazione sui luoghi di lavoro contro la decadenza automatica dei contratti attualmente in proroga ed a sostegno del legittimo diritto all’esistenza di migliaia di precari e delle loro famiglie.
*Responsabile Nazionale PS Università e Ricerca




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