Raid incendiari. Rimini ha paura
Cassonetti e auto in fiamme sulla Riviera
— RIMINI —
ANDREA è ancora in ospedale. Sotto choc.
Il clochard non vuole parlare, ma soprattutto non vuol saperne di uscire dall’ospedale di Padova, dove è ricoverato da martedì. E forse è meglio così, visto che a Rimini continuano gli ‘attentati’ incendiari nei pressi della panchina in via Flaminia, su cui Andrea Severi riposava quando è rimasto vittima del pauroso incendio.
L’altra notte ignoti hanno dato fuoco ai cassonetti, a due passi da quella panchina.
Piromani che hanno voluto terminare la loro notte brava, appiccando incendi fino in via Pascoli, per arrivare poi al mercato coperto, e infine in via San Salvador, magari nel rientrare a casa.
In tutto hanno mandato in cenere 14 cassonetti, danneggiato due auto e alcuni alberi di un giardino.
Qualcosa di più di una bravata, quasi una dimostrazione di forza. E tenendo occupati per l’intera notte due squadre dei vigili del fuoco.
Avevano iniziato al mercato coperto di via Castelfidardo, in pieno centro a Rimini, dove i pompieri erano corsi all’una e mezza.
Quello era solo l’inizio. Alle 3,30 è stata la volta di via Flaminia, quasi accanto alla Chiesa della Colonnella.
Ancora fuoco, ancora paura e altre sirene.
Non avevano ancora spento quello che pochi minuti prima delle quattro, le fiamme si erano alzate in via Pascoli.
Un’altra corsa dei vigili del fuoco, gente fuori dalle finestre che si domandava se c’era stato qualche altro bersaglio, oltre ai cassonetti.
Alle 4,30, infine, era toccato a Torre Pedrera. Un ‘falò’ di passaggio, appiccato magari mentre i vandali stavano rientrando a casa, dopo essersi lasciati dietro con orgoglio un bel po’ di carcasse.
Sui luoghi degli incendi sono andati i poliziotti, ma pare che la banda non abbia lasciato tracce che possano aiutare gli investigatori.
Se e come abbiano a che fare con la storia del senzatetto, gli investigatori ancora non lo sanno.
Quanto ad Andrea Severi, continua a non lasciarsi avvicinare da nessuno, neanche dai poliziotti.
Ci riproveranno forse domani, nel frattempo continuano a studiare i filmati delle telecamere delle varie stazioni di servizio.
Tutte le ipotesi sono ancora aperte, niente è escluso. Ma le prove su cui lavorare sono poche.
Il ‘pezzo’ più consistente è il tappo della tanica che hanno trovato sul luogo del ‘delitto’. Un tappo che, pare, chiudeva un tipo di tanica che non sarebbe neanche più in commercio, e su cui non state rilevate impronte.
da: Il Resto del Carlino - ed. Nazionale - 16 novembre 2008




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