ALFONSO DE FILIPPI

GERUSALEMME CONTRO ROMA



Julius Evola e il ruolo storico del giudaismo nel mondo antico.















PREMESSA

Vari anni fa la rilettura degli articoli di Julius Evola ripresentati nel volume antologico < Il genio d’Israele”L’azione distruttrice dell’ebraismo>edito da <Il Cinabro>di Catania nel 1992(articoli originariamente apparsi su <La Vita Italiana >di Giovanni Preziosi, ci indusse a mettere per iscritto talune riflessioni che, forse, potranno ancor oggi fornire ai lettori qualche spunto per ulteriori approfondimenti. Codeste riflessioni apparvero, in parte, con lo pseudonimo Alfredo De Federici, sul periodico <Avanguardia>, qui le riprendiamo rivendendole e ampliandole .).Per un inquadramento del problema rimandiamo all’indispensabile testo di Gian Pio Mattogno <L’antigiudaismo nell’Antichità Classica>(AR, Padova, 2002).
Come introduzione osserviamo che tali scritti dell’Evola risalenti al periodo “razzista” dell’autore, conservano, a nostro parere, almeno in parte, una certa qual validità come punto di partenza per lo studio di taluni aspetti della storia antica (e forse non solo di quella), compresi anche quelli miranti a difendere la dubbia causa della “veridicità”dei famigerati<Protocolli dei Savi Anziani di Sion>( 1). Qui ci dedicheremo solo a cercarvi degli spunti riguardo al ruolo storico che l’ebraismo avrebbe svolto nel mondo antico, facendo riferimento anche ad altri autori, compresi quelli di altri autori che, come Julius Evola, collaborarono alla “campagna razziale”del Regime Fascista.(2).
Per un minimo di inquadramento storico ricordiamo che nel 63 a . C, Roma impose una sorta di protettorato sulla Giudea favorendo poi la ascesa al trono di Erode( 37 a .C.) Roma tollerò a lungo una certa autonomia ebraica, ma infine, di fronte alla resistenza animata dagli zeloti dovette intervenire in forze, nel 70 d.C: Gerusalemme venne presa ed il tempio dato alle fiamme. Nel 135 dopo un altro tentativo di rivolta la capitale della Giudea venne rasa al suolo.



(1) Su codesto misterioso documento, le cui origini rimangono, nonostante tutto quello che si è detto, avvolte nel mistero cfr. Claudio Mutti <Ebraicità ed Ebraismo-I Protocolli dei Savi di Sion>Edizioni di AR, Padova, 1976. Volskij Aleksandr <I Veri Protocolli>Edizioni all’Insegna del Veltro, Parma, 1993. K. R. Bolton <The Protocols of Zion in context>Renaissance Press, Nuova Zelanda, 2003 e Oliver Revilo P.<Those awful Protocols >in Liberty Bell Marzo 1991
.
(2) Cfr Alfonso De Filippi <Stirpe Nazione Impero- Appunti sul razzismo fascista>Idee in Movimento, Genova, 2003. Recentemente abbiamo letto delle interessanti osservazioni sul ruolo di Julius Evola nell’ambito della cultura fascista in A. James Gregor <Mussolini’s Intellectuals>(Princeton University Press, USA, 2005)










CAPITOLO I
Per iniziare ci permettiamo di fare alcune considerazioni “personali”: per chi scrive è frequente causa di fastidio il vedere come, ad esempio nella scuola italiana, si continui a trattare delle “antichità giudaiche” prendendo “per buona”la narrazione dell’"Antico Testamento”anche quando non se ne accetti la cosiddetta “ispirazione divina”, per fortuna pare essere in corso, a tale proposito, una sorta di riesame critico che potremmo definire “ revisionista”, limitiamoci qui a qualche appunto in proposito-.
Già il famoso Conte di Gobineau ebbe a scrivere degli antichi Ebrei “Questa nazione, malgrado quello che ha potuto pretendere, non possedette mai, non più dei Fenici, una civiltà propria”(cfr.<Essai sur L’Inegalitè des Races Humaines>Libro II Cap. IV( cfr. l’Edizione Belfond, Paris 1967, pag. 269. ) .
In seguito il famoso poligrafo francese Gustave Le Bon scrisse (<Le Prime Civiltà>, Sonzogno, Milano, 1890 pag. 603) “gli Ebrei non possedettero né arti, né scienze, né industrie, né nulla infine di quanto costituisce una civiltà. Essi non portarono mai la benché minima contribuzione all’edificio delle cognizioni umane, né mai oltrepassarono quello stato di semi/barbarie dei popoli che non hanno storia. Se essi finirono per possedere delle vere e proprie città, ciò devesi ascrivere al fatto che, per le condizioni dell’esistenza in mezzo a vicini giunti ad un grado d’evoluzione superiore, era per essi una necessità l’averne; ma le loro città, i loro templi, i loro palazzi, gli Ebrei erano assolutamente incapaci di edificarli essi stessi, e nel tempo del loro maggiore potere, sotto il regno di Salomone, è dai paesi stranieri che furono obbligati a far venire gli architetti, gli operai e gli artisti di cui nessun emulo esisteva allora in seno a Israele”e poco oltre(pag. 611) “Durante i suoi lunghi anni di storia, Israele non produsse che un libro, l’Antico Testamento, e di quel libro solo alcun e poesie liriche meritano seria considerazione. Il resto si compone di visioni di allucinati, di fredde cronache e di racconti osceni e sanguinosi.”.
Pochi anni dopo l’italiano Pietro Ellero in <La Vita dei Popoli>(Utet, Torino, 1925, vol. pag. 397 ) scriveva: "E molto probabilmente…non furono che un regolo scellerato e un regolo, scostumato di un oscuro cantone dell’Asia il suo David e il suo Salomone, cotanto da essi magnificati e di cui il mondo neppur si accorse”.
Giustamente lo stesso Evola ebbe a scrivere in <Importanza dell’idea ariana> in <La Stampa > 13 XI-1942(ora in <I Testi de “ La Stampa ”> AR, Padova, 2004 pag. 32) “…assurda l’idea che l’antica civiltà ebraica abbia rappresentato qualcosa di privilegiato e di superiore, tanto modesta appare la statura di Israele di fronte all’etica e alla spiritualità comune alle antiche stirpi ario-elleniche, indo-arie, ario-romane, ario-iraniche.”
Citiamo ancora Georges Batault (<.Aspetti della Questione Ebraica>AR, Padova, 1984, pag. 17”Senza il trionfo del cristianesimo la storia del popolo di Israele ci sarebbe più estranea, più sconosciuta e più indifferente di quella di popoli dell’Asia Minore, come i Lidi, i Fenici o gli Ittiti, che hanno svolto, senza dubbio, nel mondo antico un ruolo infinitamente più importante di quello degli Ebrei- piccola popolazione priva di cultura, costantemente vinta e conquistata, sottomessa e dispersa. In definitiva, quanto ci viene insegnato sotto il nome di <Storia Sacra>non si colloca affatto in una dimensione o sul piano della Storia tout court.”.

Un testo che riteniamo utilissimo per questo tipo di “revisionismo storico”è quello di Giovanni Garbini <Storia e Ideologia nell’Israele Antico>(Paideia, Brescia, 1986), a pag. 37 vi si può leggere: " L’impero di Davide e di Salomone, il potente regno del nord, il lungo regno del sud con la sua dinastia davidica non ci hanno lasciato neppure un documento, uno solo, della loro esistenza; nessuno dei quaranta re, da Saul a Sedecia, ci ha lasciato una traccia diretta del suo nome; del famoso tempio di Salomone non si ha alcuna iscrizione votiva, come se ne hanno di tutti gli altri templi antichi.”. E a pag. 40: “..dopo l’esilio non c' è una sola fonte extra/ebraica che parli degli Ebrei fino ad Alessandro magno, e anche dopo Alessandro le notizie degli scrittori greci sono tanto rare quanto vaghe e tratte comunque da qualche opera scritta in greco dagli stessi Ebrei- ”
Riguardo poi all’antica religione di Israele e al tanto lodato <monoteismo> ci limitiamo, per ora, a riportare quanto scriveva Helmut von Glasenapp in <Le Religioni non cristiane>(Feltrinelli, Milano, 1962, pag. 172) “Quanto poco progredita fosse la fede monoteistica di molti israeliti ancora intorno al 490 a .C. lo dimostrano i papiri ritrovati nel 1906 ad Elefantina, un’isola del Nilo; in grafia e lingua aramaica tali papiri parlano della religione di una colonia militare giudaica colà stanziata durante la diaspora e della costruzione di un tempio per Jahù, sua moglie Anath e un’altra divinità.”(1).Riguardo a codesto problema rimandiamo soprattutto a Silvano Lorenzoni <Contro il Monoteismo>(Ghenos, Ferrara, 2006).
Possiamo, anche, riportare l’articolo a firma Lorenzo Cremonesi <I racconti della Bibbia?solo leggende. Un gruppo do studiosi di Tel Aviv contesta l’attendibilità storica delle Sacre Scritture>apparso su <Il Corriere della Sera> del 29 X 1999 >
“Scettici e iconoclasti i giovani archeologi israeliani fanno a gara per demolire quello che non esitano più a definire "il vecchio mito" per cui gli scritti dei Padri corrispondono a fatti realmente accaduti.
La vicenda dell’Esodo dall’Egitto?"Una mera leggenda, un’invenzione costruita molti più tardi, con fini religiosi e politici", afferma ormai da tempo Israel Finkelstein dell’università di Tel Aviv, che dopo una ricerca metodica a Gerico e tra le rovine degli antichi siti sulle colline del deserto di Giuda e Samaria nega vi sia mai stata la"conquista" ebraica della terra di Israele contro le tribù cananee.
Un suo collega, David Ushishkin, mette in ridicolo la tesi biblica per cui sotto i regni di Davide e Salomone la città di Gerusalemme sarebbe stata una sorta di fiorente capitale imperiale.
"Al meglio, nel 1000 avanti Cristo qui c’era un villaggio di poveri pastori", ha sostenuto di recente.
La sintesi della "summa teologica"dei "nuovi archeologi" è apparsa ieri mattina in un lungo articolo pubblicato dal quotidiano Ha’arez
Dopo 70 anni di studi e ricerche, gli archeologi israeliani sono in maggioranza arrivati alla conclusione che non esiste alcuna prova tangibile puntellare il racconto biblico- scrive Ze’ev Herzog, anch’egli docente nell’ateneo di Tel Aviv- Il popolo di Israele non fu schiavo in Egitto, non vagò mai nel deserto, nessuna sa de un Monte Sinai sia davvero esistito e non c’è traccia delle dodici tribù.
Un modo molto diretto per smentire il celebre libro divulgativo di Werner Keller < La Bibbia aveva ragione>. Al contrario,afferma Herzog,si tratta di leggende. A suo dire .è forse vero che alcune famiglie beduine emigrarono dalla regione del Nilo verso l’attuale Giordania. Ma si trattò di poche persone che cercavano pascoli migliori: Anche il monoteismo ebraico è messo alla berlina. Sarebbe un fenomeno cresciuto lentamente, mutuato dall’incontro con altri popoli nella regione e razionalizzato molto più tardi di quanto non si possa dedurre leggendo i Profeti.
Se lo dicono loro….. ma c’,è da fremere al pensiero di per quanti secoli l’uomo europeo abbia considerato "sacro" questo centone di brutti romanzi!

Iniziamo codesti nostri appunti, cui speriamo di poter dare in futuro forma più organica e completa, riprendendo in mano altri scritti dell’Evola .
Iniziamo con l’opera maggiore del nostro <La Rivolta contro il Mondo Moderno>(ne abbiamo ora sotto mano l’edizione Mediterranee, Roma, 1969). A pag. 283 possiamo leggere: “… è ben visibile nell’antico ebraismo, lo sforzo di una elite sacerdotale di dominare in una unità una sostanza etnica torbida, plurima e turbolenta, dando come base per la <forma> di essa la <Legge> e di questa facendo il surrogato di ciò che in altri popoli è l’unità della comune patria e delle comuni origini. Da questa azione formatrice legata a valori sacrali e rituali, e continuatasi nell’antica Torah fino al talmudismo, sorse il tipo ebraico come tipo di una razza più dell’anima che non del corpo.Ma il substrato originario non fu mai completamente soffocato, come la stessa storia ebraica antica lo dimostra nella forma del ricorrente allontanarsi dal suo Dio e riconciliarsi con lui in Israele.Tale dualismo, con la relativa tensione, è ciò che spiega anche le forme negative assunte dall’ebraismo nei tempi successivi.”
Mutati, rispetto a quelli de <La Difesa della Razza>i tempi, e mutato, anche, il tono dell’autore, ci pare di poter dire che l’Evola qui, come altrove, sia rimasto sostanzialmente fedele a certe posizioni tenute nel periodo immediatamente precedente la Seconda Guerra Mondiale Proseguiva, poi, il Nostro: “Come per altre civiltà, così pure per l’ebraismo, il periodo tra il VII e il VI secolo a. C: fu quello di un rivolgimento caratteristico: Tramontata la fortuna militare di Israele, si andò ad interpretare la disfatta come punizione di un <peccato> e si attese che dopo l’espiazione, Jehovah tornasse ad assistere il suo popolo e a dargli la potenza.
”Ciò, rimanendo ben ferma la fondamentale credenza che la Divinità avesse promesso al <suo> popolo il dominio su tette le genti ed il possesso di tutte le ricchezze della Terra. “ E’il tema, continuava l’Evola, che si affermò in Geremia e nel secondo Isaia, ma poiché nulla di ciò è avvenuto, la fede profetica si sfaldò nel mito apocalittico/messianico, nella visione fantastica di un Salvatore che riscatterà Israele”
Giungiamo così al nocciolo del problema: “Da qui prende inizio un processo di disgregazione”. Infatti, parte del patrimonio spirituale del popolo ebraico "divenne un formalismo ritualistico e si rese sempre più astratto e straccato dalla vita” componente, codesta, che si sarebbe risolta nel pensiero astratto e matematico presente nell’ebraismo da Spinoza fino ad una certa fisica formale moderna nell’ambito della quale sarebbe, appunto, assai numerosa la presenza di scienziati di origine ebraica.
Inoltre “una comunione… si stabilì con un tipo umano, il quale per tener fermo a valori che non sa realizzare, si sente insofferente e insoddisfatto di fronte ad ogni ordine politico esistente e ad ogni forma di autorità(soprattutto quando agisce, sia pure inconsciamente, l’antica idea che lo stato di giustizia voluto da Dio è solo quello in cui Israele ha la potenza), si da essere un continuo fermento di agitazione e rivoluzione.”
Inoltre “va infine considerato l’aspetto dell’anima ebraica corrispondente … a chi, essendo fallito nella realizzazione dei valori della sacralità e della spiritualità, nel tentativo di superare quell’antitesi fra spirito e carne da lui esasperata in modo caratteristico, gioisce dovunque può scoprire l’illusione, l’irrealtà di quei valori e constatare .. l’abortire delle stessa tendenza alla redenzione: ciò valendogli come una specie di alibi, di autogiustificazione. Sono, questi, sviluppi specifici del tema originario della <colpa> che andranno ad agire in senso disgregatore sul punto di secolarizzarsi dell’ebraismo ed il suo diffondersi nella più recente civiltà occidentale.”.(2).
Ma vi sarebbe anche altro, aggiungeva, infatti, l’Evola: “Nel periodo di crisi già accennato “(VII e VI secolo a.C.)” vien meno quel che di puro e virile poteva conservarsi nell’antico culto di Jehovah e nell’ideologia guerriera del Messia.”(Da parte nostra non possiamo non chiederci se tali elementi di ordine superiore fossero realmente ebraici o non provenissero, piuttosto, almeno in parte, da altri popoli in cui era, magari, presente una componente indo europea.)
“Già con Geremia e con Isaia si fa largo una spiritualità scomposta che condanna, disdegna o considera inferiore l’elemento ieratico/rituale. E’appunto questo il senso del "profetismo" ebraico che in origine ebbe tratti affini ai culti delle caste inferiori, alle pandemiche ed estatiche delle razze del Sud”. (Codeste considerazioni, a nostro parere, potrebbero anche riguardare aspetti della forma religiosa venuta ad affermarsi in un Occidente ormai reciso spiritualmente, e sempre più anche biologicamente, dalle proprie origini indo-europee.) continuava, poi, l’Evola “Al precedente tipo del "veggente"… subentra quello dell’ossesso dello spirito di Dio.
Vi si uniscono il pathos dei "servitori dell’eterno", soppiantante la superba, se pur fanatica fiducia del "popolo di Dio" e un equivoco misticismo a tinte apocalittiche. Anche questo elemento… avrà una parte di rilievo nel moto generale di crisi dell’antico mondo tradizionale occidentale.
Alla diaspora fanno riscontro appunto questi prodotti di dissoluzione spirituale di un ciclo che non conobbe una restaurazione "eroica", in cui una specie di frattura interna facilitò processi di carattere antitradizionale… “Dopo aver ricordato, ancora una volta, come alcuni autori antichi avessero visto nel Dio d’Israele un essere "tifonico", l’Evola proseguiva “… Sono… riferimenti ad uno spirito demonico di agitazione incessante, di oscura contaminazione, di latente rivolta degli elementi inferiori che nella sostanza ebraica agì assai più decisamente che non in quella di altri popoli quando essa tornò allo stato libero, quando si staccò dalla "Legge", dalla tradizione che le aveva dato una forma facendo inoltre agire in modo degradante o invertito alcuni motivi di essa entrati a far parte del suo più o meno inconscio retaggio. Da qui uno dei principali focolai delle forze, che, sia pure spesso solo d’istinto, agiranno negativamente nelle ultime fasi del ciclo occidentale dell’<età del ferro>”(3)
L’Evola ricordava come antichi autori avessero considerato Tifone"l’ente nemico al Dio solare"il padre degli Ebrei.(cfr.anche G P Mattogno < L’ antigiudaismo nell’Antichità Classica>pag. 63 )questi era un essere mostruoso figlio di Gaia e tartaro che si ribellò a Zeus che lo confinò nel Tartaro, venne identificato con Seth il nemico di Osiride(in realtà di tratta di una figura divina molto più complessa di quanto comunemente si creda) che sarebbe stato molto onorato dagli Hyksos particolare che potrebbe avere un certo interesse dato che molti tendono a collegare il presunto"esodo" con la cacciata di codesti invasori. Gli Hyksos avrebbero identificato Seth col dio hurrita della tempesta Teshub, gli Hurriti probabilmente erano dominati da una aristocrazia guerriera indo europea.



Ciò premesso possiamo dedicarci ai testi evoliani raccolti nella citata antologia .Nell’articolo<Inquadramento del Problema ebraico>comparso originariamente nel fascicolo del Dicembre 1937 de < La Vita Italiana >, Evola scriveva riguardo alle origini, peraltro tuttora avvolte nell’oscurità, del popolo ebraico: “ La legge ha dato forma e unità al popolo ebraico, non una razza se unilateralmente intesa. Etnicamente, e originariamente, sangui molto diversi hanno confluito nel popolo ebraico, lo stesso Antico Testamento parla di molte tribù e genti riprese da quel popolo e le moderne ricerche razziste sono giunte ad ammettere, in lui, la presenza di elementi di origine persino ariana o non semitica come sembra essere il caso per gli stessi Farisei.”(<Il Genio..>pag. 23/24)
Qui il riferimento ad eventuali origini arie dei componenti della setta dei farisei ci sembra del tutto campato in aria (anche se in <Heidnischer Imperialismus>(cfr <Imperialismo pagano nelle edizioni italiana e tedesca>pag. 196 si parla di “..spirito aristocratico dei farisei”).Ci viene da pensare che si possa trattare di un lapsus e l’Evola non volesse invece riferirsi ai Filistei, grandi nemici del “popolo eletto”nella sua conquista della “terra promessa”, in cui erano molto probabilmente presenti, specie negli strati dirigenti, elementi di origine indoeuropea.(4)-In effetti in <Sintesi di Dottrina della Razza>(pag. 112 dell’ed.AR, 1994), l’Evola si sarebbe corretto scrivendo che nel popolo ebraico sarebbero “confluiti esangui molto diversi, perfino di origine ariana, come sembra esser il caso nel riguardo dei Filistei.”

Possibile, poi, forse, che qui l’Evola equivocasse Farisei per Galilei popolazione cui, ricollegandola ai Galati celti, si volevano attribuire caratteri indoeuropei anche al dubbio scopo di far passare il Cristo per ario. Com’è noto, già H. S. Chamberlain riteneva che i Galilei discendessero da un gruppo indoeuropeo cfr < Die Grundlagen des 19.Jahrhunderts>. trad. francese < La Genese du XIXme Siècle>Payot, Paris, 1913vol I pag. 259 e segg.) In realtà Il nome Galilea (in latino Galilaea, in greco Galilaia) deriva dall'ebraico הגליל (galil), che significa "circolo". In ogni caso “.. la Galilea , chiamata allora spregiativamente la<Galilea dei Pagani>, ai tempi di Gesù non era più un paese esclusivamente giudaico, ma contava una popolazione mista, ampiamente aperta all’influenza ellenistica, composta da latifondisti stranieri e dalle guarnigioni della potenza occupante, nonché dagli Ebrei della diaspora ivi immigrati….”Karlheinz Deschner <Il Gallo cantò ancora> Massari Ed., Bolsena, 1998, pag. 123-124


Julius Evola sarebbe, poi, ritornato sulle composite origini del popolo ebraico e sul ruolo “formatore” svolto dalla “Legge” anche nell’importante articolo <Sulla Genesi dell’ebraismo come forza distruttrice> apparso sul fascicolo del Luglio 1941 de < La Vita Italiana > (lo si ritrova anche nell’antologia<Gli Articoli de “ La Vita Italiana ”durante il periodo bellico>edita dal Centro Studi Tradizionali di Treviso nel 1988) Qui egli ribadiva essere gli Ebrei “un popolo meticcio…nell’ebreo ..figurerebbero essenzialmente la razza levantina o armenoide e la razza desertica o orientalide; in più vi sarebbero componenti della razza camitica, di quella negra, poi della stessa razza mediterranea e alpina(ostide)e di razze secondarie sia orientali, sia europee..”anzi “il popolo ebraico è un miscuglio di razze, per non dire di detriti di razze, in prevalenza non indoeuropee”. Il carattere unitario sempre dimostrato, durante i secoli, dal popolo ebraico, per l’Evola “scaturisce da un elemento psichico e spirituale. La base dell’unità ebraica è la Legge ebraica, la tradizione ebraica. .E’ la legge ebraica che traendolo da un caos di detriti etnici ha dato forma al tipo ebraico, come tipo soprattutto spirituale”..
Rimandiamo senz’altro i lettori a questo impostante articolo in cui l’Evola trae dalla stesse composite origini del popolo ebraico delle conseguenze da ritenersi senz’altro valide e anche ancora attuali. Ad esse ci pare si colleghi anche Gian Pio Mattogno nel suo scritto <Il Marxismo come problema storiografico e politico> in <Heliodromos> N. 1 (nuova serie) Estate 1986: “..l’ebreo esercita un'azione dissolutrice nei confronti dei popoli non ebrei sia se rispetta i precetti della Torah, sia se ha rinnegato la fede degli antenati. Nel primo caso agisce in conformità con la legge, nel secondo libera i suoi istinti caotici e distruttivi. Istinti codesti che deriverebbero, appunto, dalle sue composite origini.
Naturalmente, l’Evola non mancava di rammentare che “il motivo centrale della Legge è la cosiddetta <Promessa> l’idea cioè che Dio ha riconosciuto in Israele il suo popolo destinato a dominare... un giorno su ogni altro popolo e a possedere tutti i beni della terra.”Nell’articolo <La Volontà di Potenza ebraica e l’autenticità dei Protocolli> (in < La Vita Italiana >dic. 1937,cfr. <Il genio…>pag. 100) aveva scritto che, in base, alla Torah, la legge ebraica “gli Ebrei… sono tenuti a sentirsi come l’unico popolo eletto che dovrà divorare, estirpare e dominare tutte le altre nazioni”. Isaia proclama (49/23): “ i re saranno i tuoi bali e le principesse, loro mogli, le tue balie; essi s’inchineranno a te e lambiranno la polvere dei tuoi piedi.”.(5).
Importante per le nostre riflessioni è anche lo scritto <L’Ebraismo nel Mondo Antico> (da < La Vita Italiana > del Luglio 1938), in esso l’Evola notava che l’antisemitismo è ben anteriore al Cristianesimo e che “fu già presente in un mondo nel quele il cristianesimo non era ancora apparso. L’antico mondo pancristiano, ariano classico e mediterraneo conobbe già forme precise di antisemitismo ed avvertì già il pericolo ebraico spesso in termini sorprendentemente simili a quelli di oggi” (7 )(<Il Genio… >pag. 234). (6)…..
Scrive, a tal proposito, il Mattogno ne <L’antigiudaismo…> (Cit Pag -16 17: “I principali capi d’accusa formulati contro gli Ebrei dagli autori greco.romani- che corrispondono ad altrettanti temi dell’antigiudaismo classico-possono essere così riassunti:
-particolarismo ed esclusivismo etnico-religioso,
amixia (lett. non mescolanza, .mancanza di relazioni, .asocialità): designa la volontà di vivere esclusivamente in un ambiente ebraico e al di fuori di ogni relazione con gli idolatri, l’ardente desiderio di rendere tali relazioni sempre più difficili, se non impossibili;
empietà/ateismo, termini con cui si indicava il rigetto giudaico di tutti i culti stranieri, e il rifiuto di parteciparvi. Empio ed ateo erano perciò sinonimi di malvagio;
circoncisione, come segno distintivo di elezione e di separazione da tutti gli altri popoli;
proselitismo, come strumento di giudaicizzazione dei costumi romani
misoxenia =odio verso gli stranieri
misantropia/ odium generis umani,che sembra essere l' accusa definitiva,quella che accoglie e invera tutte le altre,quella che individua la gente giudaica nella sua qualità più radicalmente e più significativamente negativa,cioè il distacco dal resto dell’umanità,l’essere isolata,relegata al di fuori della regola della convivenza,cioè fuori dei confini della società,della comunione spirituale che lega e amalgama tutti i popoli,insomma,gente letteralmente <scomunicata>.
Aspirazione al dominio del mondo”
Proseguiva l’Evola (ibidem) “Nella Bibbia…. Vogliamo rilevare che già i monarchi egiziani avevano presentito il pericolo costituito da questo popolo straniero e avevano cercato di farvi fronte. In Mosè (III, 9,10) si legge: “Il popolo dei figli d’Israele è più grande e potente di noi; procediamo saggiamente a che sesso non si moltiplichi, onde se alcuna guerra avvenisse, egli non si congiunga con i nostri nemici e non guerreggi contro di noi.”…
Scriveva Piero Sella "Prima di Israele" (Ed. de l´Uomo Libero, Milano, 990, pagg. 101-102): "La tendenza a ricavare da un rovescio di fortuna, dalla sofferenza del popolo ospitante, vantaggi di gruppo e personali è radicata nei secoli ed ha ovunque alimentato la diffidenza verso i giudei.
Già nella Bibbia, il Faraone invitava ad essere guardinghi nei confronti del popolo di Israele: " Che in caso di guerra non si unisca ai nostri nemici" (Es. 1,10 ). Sudditi dell´ Impero Romano, gli ebrei si attendono dallo straniero l´intervento decisivo contro Roma, la"nuova Babilonia" e contro "la bestia", l´imperatore. Dal collasso militare ed istituzionale dell´Impero si spera di vedere rinascere lo stato ebraico, ed ecco i giudei, ne parla Flavio Giuseppe nella sua Guerra Giudaica, VI, VI, 3, inviare ai Parti ambascerie per spingerlo all´azione contro Roma, Nel VII secolo gli ebrei di Palestina, sudditi di Bisanzio si schierano dalla parte del nemico che attacca l´Impero.
Quando nel maggio del 614 i persiani aprono una breccia nelle mura di Gerusalemme e dilagano in città, gli ebrei si uniscono ai vincitori per sfogare il loro odio. Le chiese cristiane sono saccheggiate ed incendiate; la splendida basilica edificata da Costantino sul luogo della crocifissione è rasa al suolo. Il massacro della popolazione dura 3 giorni. Con Eraclito il dominio bizantino è ristabilito, ma i giudei di Gerusalemme scalpitano e, nel 637, accolgono gli arabi come liberatori. Nel 694 gli ebrei iberici vengono espulsi sotto l´accusa di essersi accordati coi loro correligionari di Africa per consegnare il paese ai mori, pochi anni dopo rientrano, al seguito appunto dei mori. (7)
Nel 1240, mentre l´intera Europa trema, gli ebrei si agitano a favore dei mongoli. Nella Cipro veneziana, alla metà del XVI secolo, tra le misure adottate per difendere Nicosia dalla temuta invasione turca, c´è l´internamento di tutti i giudei. Gli ebrei estromessi dall´Ungheria, vi fanno ritorno, a partire dal 1526, al seguito dell´invasore turco. Ad esso si accodano molti di quei giudei che la riconquista cristiana aveva allontanato dalla Spagna. Costoro, approfittando della sciagura che la penetrazione ottomana rappresenta per il continente, si ripresentano in Europa attraverso il complicato itinerario balcanico.”
Un quadro storico,da completare, che dimostrerebbe come le preoccupazioni del mitico faraone egizio non fossero poi del tutto infondate!
Proseguiva l’Evola: “Già a quel tempo gli ebrei venivano considerati dunque un pericolo interno, come una razza che si fa grande e potente contro il popolo da cui è ospitata ed è, in più, capace di tradirlo passando al nemico al presentarsi di una adeguata occasione.”
Nel citato articolo il Nostro passava, poi, ad occuparsi del cosiddetto<Libro di Ester>(anche a questa narrazione biblica gli studiosi concordano nel negare qualsiasi fondamento storico), dal quale si potrebbe trarre qualche elemento riguardo all’”antisemitismo”nella’antichità. L’Evola sarebbe tornato, anni dopo, ad occuparsi di tale "libro" (continuando ad attribuirgli una “base storica”che esso, al pari di tanti altri testi veterotestamentari, è ben lungi dall’avere) in una <Lettera aperta ad Almirante>apparsa sul periodico <Noi Europa> nel 1967, ripresa, in seguito, da < Heliodromos > n. 15 Gennaio-Febbraio 1982 e più recentemente in <I testi di “Ordine Nuovo”>(AR, Padova, 2001); vi si può leggere: “Purim… è il nome di una festa nazionale di tutti gli ebrei…essi festeggiano e continuano a festeggiare …il massacro di quasi centomila nemici degli ebrei compiuto dagli ebrei quando, soggiacendo alla sensibilità della razza “(certamente si deve leggere<ragazza>)“ebrea Ester, il re Assuero lasciò loro le mani libere. Nella narrazione biblica il ministro persiano Haman va dal suo re e gli espone il problema: “vi è un popolo che, mescolato fra tutte le genti in tutte le province, vive secondo leggi differenti da quelle di ogni (altro)popolo, ed esso non osserva le leggi del re, per cui non è conveniente che il re lo rispetti”(Ester III, 8).
Il re in questione si lascia convincere ed emana un decreto: “Fra le varie genti che vivono sulla terra è mescolato un certo popolo dall’atteggiamento ostile, che per via delle sue leggi sta in opposizione con tutti i popoli e trasgredisce continuamente ai decreti regali, tanto che il governo imperiale da noi scrupolosamente curato non ha pace. Avendo considerato che solo questo popolo assume un atteggiamento ostile contro ognuno e segue un modo di vita a noi estraneo per via della sua legge, e nella sua ostilità si rende colpevole delle peggiori azioni nelle cose che ci riguardano, e invero tanto da turbare l’ordine dell’Impero così ne abbiamo decretato la distruzione.”. Scriveva poi l’Evola “nel testo biblico l’episodio si conclude…. con una vittoria degli ebrei, che riescono a vendicarsi di Haman e di guadagnarsi il favore del re (tratto significativo, ciò avviene attraverso le grazie dell’ebrea Ester e facendo assumere come funzionario del re un ebreo: mos judaicus ben noto).”.(8).
Continuava,poi, : “ A partire dal IV secolo l’ebraismo si espande sempre di più nel mondo antico, e in corrispondenza, cresce anche l’avversione per gli ebrei nel mondo greco e poi in quello latino.
Notiamo intanto che è un errore credere che la dispersione degli ebrei si inizi con la 2° distruzione di Gerusalemme (70 d.C.) ed abbia quindi cause esteriori. Già da tempo gli ebrei si erano sparsi nel mondo mediterraneo, per loro propria volontà e seguendo i loro interessi. Quando il re persiano Ciro permise loro il ritorno in patria, p.es.la gran parte degli ebrei non si sognò di abbandonare i soggiorni che essi chiamavano la “prigione”: essi avevano stipulato ottimi affari, avevano accumulato ricchezze e proprietà e il ritorno alle loro terre offriva loro ben poco di attraente.”
Secondo l’Evola “…già nello stato di dispersione volontaria nell’antico fondo mediterraneo….gli ebrei manifestarono i loro caratteri di razza senza patria, parassita, ostile di fronte a tutto il resto del genere umano, pronta a passare dalla parte dei nemici degli Stati che li avevano ospitati e perfino protetti, nel momento in cui tali nemici si dimostreranno più forti. Da parte della civiltà greca il giudizio più caratteristico è quello di Apollonio Molonio (I sec.a. C) il quale chiama gli ebrei “i più incapaci fra i popoli barbari che con nessuna scoperta utile han contribuito alla civiltà…. Più tardi, per una confusa ma profonda intuizione esprimentesi attraverso il mito, Jeronimo….. chiamerà <tifonica>la progenie d’Israele, e ciò è estremamente significativo: Tifone/Set nella mitologia egizia rappresenta la forza nemica del Dio solare, la forza di una agitazione demonica, sì che i <Figli di Set> erano anche chiamati <i figli della rivolta impotente>: già nel mondo antico l’elemento ebraico agì nella forma di un fermento di agitazione oscuro e incessante, di erosione e di improvvisa rivolta”(Il Genio… >pag. 236/237)..

(1)“ Gli Ebrei un popolo di razza semitica, come i loro vicini praticavano un culto polidemonistico, con l’aggiunta di un dio supremo Yahu o Yahoh a cui talvolta attribuivano una consorte. Talvolta, infatti, il nome è El e nelle tavolette di Ras Shamra, El ha una consorte” (A.C: Bouquet <Breve Storia delle Religioni>, CEDE, Milano, 1987, pag. 265 )
Inoltre “Il nome della divinità rivelatasi a Mosè è l’adattamento o l’interpretazione di un antichissimo nome divino, Ya-u o Yahu, che si ritrova in iscrizioni semite risalenti addirittura al 2.100 a .c.”(ibidem, pag.313) (Particolarmente importante a tale riguardo il testo di Silvano Lorenzoni <Contro il Monoteismo>)
(2) nel suo scritto <Evola gli ebrei e la matematica>introduzione a <I Testi de “ La Difesa della Razza”> Piero Di Vona così sintetizza (pag. 23 le posizioni evoliane “Il mondo semitico, e soprattutto quello giudaico, rappresentò l’antitesi più precisa delle civiltà ariane che nell’antico mondo mediterraneo con la Grecia e Roma avevano attuato un parziale ritorno alla purità originaria sotto la forma della spiritualità eroica. La cultura giudaica venne a condensare in sé i detriti razziali e spirituali delle forze che si erano scontrate nell’arcaico mondo mediterraneo: dal punto di vista razziale nell’ebreo si concentrano e coesistono tutte le forme spirituali della decadenza mediterranea: il dionisismo che spinge alla redenzione della carne, il materialismo ed il collettivismo tellurico, la sensualità afroditica ed il dualismo rigido proprio della razza lunare.
Nel corpo e nello spirito Israele è un a razza composita. Solamente la Legge cerca di tener uniti elementi eterogenei e di dare ad essi una forma. Questo riuscì finché Israele conservò una civiltà di tipo sacerdotale. Ma quando l’Ebraismo si materializzò e poi si modernizzò <il fermento di decomposizione> ritornò allo stato libero.
Esso con la dispersione tra gli altri popoli agì per contagio nel mondo intero portando la disgregazione. Fu così che l’Ebraismo finì per divenire "uno dei più preziosi e validi strumenti per il fronte segreto della sovversione mondiale".
Una volta che fu separato dalla sua Legge, l’Ebreo rappresentò <l’antirazza per eccellenza>” (Per una migliore comprensione rimandiamo a <Sintesi di Dottrina della Razza>Poi, riferendosi a la <Rivolta contro il Mondo Moderno>il Di Vona proisegiuiva “Nell’antico ebraismo una casta sacerdotale cercò di dominare il caos etnico confluito in Israele mediante la Legge che esercitò un’azione formatrice. Ma il substrato originario non fu mai del tutto piegato, e riemerse nell’alternarsi dell’allontanamento e della riconciliazione con Dio del popolo ebraico, e infine nelle forme negative assunte dall’ebraismo nei tempi successivi, quando con la crisi dei secoli VII e VI, comune ad altre civiltà, col tramonto della fortuna militare, ebbe inizio un processo di disgregazione. La componente tradizionale si formalizzò e divenne sempre più astratta e staccata dalla vita, dando origine a tutto ciò che nell’ebraismo posteriore fu un "demetrismo astratto e talvolta matematico". Evola pensa alla filosofia di Spinoza ed alla <fisica “formale” moderna di cui è nota la componente ebraica.>
Nacque insieme a ciò il tipo ebraico insofferente di ogni ordine positivo e di ogni forma di autorità, che diverrà un perenne fermento di agitazione e di rivoluzione. L’antitesi tra spirito e carne sviluppatasi dal senso originario della colpa, produrrà, infine, il secolarizzarsi dell’ebraismo e la sua diffusione nella cultura occidentale moderna. Alla dispersione del popolo ebraico seguì una dissoluzione che non conobbe una restaurazione eroica. Staccatasi dalla Legge, <la sostanza ebraica>tornata allo stato libero divenne uno dei principali focolai delle forze che agiranno negativamente nella ultime fasi del ciclo occidentale dell’età del ferro, sebbene tale azione negativa sia stata istintiva piuttosto che voluta. Per conservare il senso delle proporzioni, ed il giusto posto che tocca all’ebraismo tra le idee di Evola, non dimentichiamo che in Rivolta contro il Mondo Moderno non è il <ciclo ebraico>, ma il Cristianesimo ad essere la <Sincope della Tradizione occidentale>”.
(3) In un articolo de < La Difesa della Razza><Relazioni tra Razza e Filosofia >pubblicato sul n. del 5 IV 1941(ora in <I Testi…>pag. 162 e segg.) l’Evola scriveva .<..gli Ebrei sono caratterizzati dalla loro prontezza ad innestarsi in correnti procedenti su direzioni dubbie o già degenerescenti, per far sì che, per opera dei loro contributi, il tutto conduca ad un esito senz’altro distruttivo e contaminatore. Ciò è avvenuto su tutti i piani della cultura moderna”(cfr anche <Filosofia, etica e mistica del Razzismo>Sentinella d’Italia, Monfalcone, 1985, pag. 17 ) Riguardo al ruolo svolto dagli ebrei nella storia della civiltà occidentale, già Federico Nietzsche aveva scritto nel suo <L’Anticristo>(Cfr. Domenico Losurdo <Nietzsche: il ribelle aristocratico>-(Bollati-Boringhieri, Torino,2002 pagg 871 e 872)”
“Considerato psicologicamente, il popolo ebreo è un popolo dalla tenacissima forza vitale, il quale, una volta posto a vivere in condizioni impossibili, deliberatamente, a partire dalla più profonda saggezza dell’autoconservazione, prende le parti di tutti gli istinti della decadence,- non in quanto è dominato da essi, ma poiché intuisce in loro una potenza con cui si può avere la meglio contro il <mondo>. Gli ebrei sono l’opposto di tutti i decadents; hanno dovuto rappresentarli fino a dare l’ illusione di esserlo, con un non plus ultra del loro genio di attori hanno saputo porsi al vertice di tutti i movimenti della decadence–come il cristianesimo di Paolo-, per fare di essi qualcosa che è più forte di ogni partito della vita che dica il suo sì. Per quella specie di uomini che nell’ebraismo e nel cristianesimo desiderano la potenza, una specie sacerdotale, la decadenceè soltanto un mezzo: questo genere di uomini trova un interesse vitale nel rendere malata l’umanità.” “Gli ebrei arrivarono in Europa come stranieri e rimasero stranieri a causa delle differenze di eredità, di religione, di cultura e di occupazioni.”Così l’israelita Arthur Ruppin docente di sociologia ebraica all’Università di Gerusalemme (<Les Juifs dans le Monde moderne>Paris. 1934, pag. 240). Dall’altra parte della barricata, per Sir Oswald Mosley l’ebreo“…viene dall’oriente e fisicamente, mentalmente e spiritualmente, ci è più alieno di qualsiasi nazione occidentale” (<Tomorrow We Live>,The Truth at Last, USA,1993,pag .65 ) Si possono anche ricordare le interessanti considerazioni sul ruolo dell’ebraismo nella storia europea di Francis Parker Yockey (<Imperium The philosophy of history and
politics > Noontide Press, USA, 1991; e dello stesso <Il Proclama di Londra> effepi, Genova, 2005; cfr.anche Alfonso De Filippi <F .P. Yockey e il Destino dell'Europa> Idee in Movimento, Via XX Settembre 13-3/ 16100 Genova )




(4) Probabilmente i Filistei vanno ricollegati agli elementi indoeuropei presenti tra i cosiddetti “Popoli del Mare” che assalirono l’Egitto tra il 1197 e il 1165 a .C. e che vennero respinti da Ramses III. Tra di loro “a contingenti maggiori riuscì di fondare la lega delle città filistee …. Mentre altri si unirono in Libano ai Cananei aiutandoli nell’edificazione del loro impero commerciale, quello fenicio. Erano infatti in grado di costruire le navi necessarie per una simile impresa molto meglio di qualsiasi altro popolo del Mediterraneo.”
G. Hern <Il Mistero dei Celti> (Garzanti, Milano, 1975, pag. 131, dello stesso autore si veda anche <L’Avventura dei Fenici> (Garzanti, Milano, 1981).
Si leggeranno con interesse le considerazioni intorno ad Ebrei e Fenici fatte dal famoso sociologo di origini ebraiche L.Gumplowicz nel suo<Der Rassenkampf> (trad. francese < La Lutte des Races>Guillaumin, Paris, 1893, pag 324 e segg )costui deplorava che gli Ebrei non avessero“imitato”i Fenici scomparendo, al momento opportuno, dalla Storia!
Probabilmente dietro alcune realizzazioni storiche dei popoli semitici si possono intravedere influssi indoeuropei.
Ritornando ai Filistei: su <Il Corriere della Sera>del 30 IX 1992 si poteva leggere un interessante articolo dall’eloquente titolo < I Filistei. Erano più civili degli israeliti>.
Vi si riferiva come recenti scoperte dimostrassero che codesto popolo, nelle cui aristocrazie alcuni individuerebbero, come abbiamo già scritto, delle componenti indo europee, era composto di “creatori di fini ceramiche, grandi architetti, intelligenti pianificatori urbanistici e appassionati enologi: Se mai erano gli israeliti, a quel tempo pastori e contadini, ad essere i meno sofisticati e i più privi di cultura”( Cfr anche Giovanni Garbini <I Filistei>Rusconi, Milano, 1997).
Martin Noth <Storia d'Israele> (Paideia, Brescia, 1975 pag 200 fa cenno dei Filistei e degli altri elementi, probabilmente indo europei, dei <Popoli del mare> “ ..con loro imparentati i quali si erano stabiliti nella pianura costiera e costituivano la classe dirigente di numerose antiche città dell’età del bronzo ” Infine (pag. 51) i filistei “.. colpiti anch’essi dal destino di tutte le classi dominanti, furono sempre più assorbiti dalla popolazione indigena sottomessa.”

(5) “…. Il Deuteronomio è anche la base di un programma politico di dominio mondiale su nazioni depredate e rese schiave, programma che è stato largamente realizzato nel mondo occidentale durante questo secolo XX. Il Deuteronomio è di diretta rilevanza per gli eventi contemporanei, e molta della confusione che li circonda dipende dal fatto che essi non vengono studiarti alla luce di questo libro” così l’inglese Douglas Reed nel suo interessante<The Controversy of Zion>(Dolphin Press, S. Africa, 1978.pag.13.) Del comportamento degli antichi ebrei, come viene descritto dalle <sacre scritture> si è potuto scrivere: " Israele non conosce altro rapporto con gli altri popoli che lo sterminio, che va oltre la strage sul campo di battaglia, ma investe tutta la popolazione, talvolta risparmiando donne e bambini per farne concubine e schiavi, ma talvolta sacrificandoli totalmente, come contro i Medianiti.” M.A. Manacorda <Lettura laica della Bibbia>(Ed. Riuniti, Roma, 1989, pag. 234).
Su di un piano più strettamente religioso: “In Giona e in alcuni brani di Isaia e in Malachia, si trova espressa l’idea che gli ebrei hanno il dovere di convertire i Gentili e che Dio si cura altresì dei popoli pagani, ma anche in questi passi si presume che il popolo eletto debba dominare gli altri” .
Bousquet cit. pag. 269. In tempi assai più recenti: “… rivela spesso contorni razzisti l’odio antiarabo degli israeliani, legati al disegno biblico di una patria comprensiva della Palestina, e nella fanatica aspirazione allo stato teocratico”. Così Alberto Cavallari<Razzismo seme antico>in < la Repubblica >8-1-1984. Infine “ L’oppressione sionista ai danni del popolo palestinese rappresenta l’esempio di come il popolo <eletto> tende a trattare i <popoli gentili>” G.. Candelo <In omaggio a Israele>in <Avanguardia>N40 Luglio-Agosto-Settembre 1988.
“A contraddistinguere il giudaismo è il fatto di costituire il fenomeno… di un’alleanza indissolubile di un’intima fusione, di un amalgama dell’elemento religioso con l’elemento etnico.”Così G. Batault (<Aspetti della Questione Giudaica > pag.21)>

(6) “L’antisemitismo è più antico del cristianesimo. E’un fiume perenne…. In tutti i paesi dove risiedevano, le comunità ebraiche rifiutavano la religione nazionale tutte le forme della vita sociale: alimentazione, festività, spettacoli, servizio militare. Ciò suscitava sospetti, dicerie, calunnie e l’ostilità era tanto più accesa quanto più acuta nei paesi ospiti era la coscienza delle propria identità etnica.”Lidia Storoni <Come ai tempi di Caligola>in < La Repubblica > 14-7-1982. “L’antisemitismo nasce già nel 3° secolo a.C…. Tranne Varrone, i grandi scrittori latini non lasciano intravedere che reazioni negative: Cicerone disprezza la "plebaglia giudaica" che affolla le assemblee di Roma, cercando di influenzarle in senso democratico; Svetonio parla degli ebrei di Alessandria come di una popolazione rissosa e tumultuosa; Seneca giudica gli ebrei una "nazione scellerata".
Marco Aurelio li considera peggiori dei barbari dì oltre confine…. ,.mentre Quintiliano e Tacito guardano a Mosè come al "padre di molti mali".
”Pietro Citati <E’stato Cicerone il primo antisemita> in <Il Corriere della Sera>7-4-1978. E citiamo lo stesso Evola “L’antisemitismo è un motivo che ha accompagnato quasi tutte le fasi della storia occidentale”<Tre Aspetti del Problema Ebraico>AR, Padova, 1978, pag. 15.

(7) Parrebbe, che vi sia stata nei secoli passati una sorta di alleanza tra Islam e comunità ebraiche volta alla distruzione dell’Europa
Curzio Nitoglia in <Per Padre il Diavolo> (Società Editrice Barbarossa, Milano, 2002, pagina 303) scrive: " La posizione di uno dei più famosi islamologi attuali, Bernard Lewis (ebreo ) è la seguente: "Gli ebrei, compresi quelli "convertiti" al cristianesimo, restavano degli orientali;
nello scontro sulla questione orientale, prendevano le parti dell'Asia contro l'Europa, del mondo islamico contro quello cristiano. L'amicizia tra ebrei e musulmani era un fatto scontato... per molti scoli, più in passato che ora, ovviamente, la maggioranza del popolo ebraico ha manifestato una viva simpatia per i musulmani. Un nemico comune è un gran vincolo di amicizia e dal momento che i cristiani erano nemici sia dei musulmani sia degli ebrei, questi due popoli hanno stretto una sorta di alleanza fra loro.
Al tempo delle Crociate gli ebrei furono gli alleati che aiutarono i musulmani a respingere la marea dell'invasione cristiana....ed in Spagna gli ebrei sono stati gli alleati e gli amici fedeli dei mori contro gli abitanti cristiani del paese. Gli ebrei avevano prosperato nella Spagna musulmana ed avevano trovato rifugio nella Turchia musulmana."

(B.Lewis< La Rinascita islamica> Il Mulino, Bologna, 1991, pagg. 187-205).

E a pagina 304 il Nitoglia cita Vittorio Messori <Pensare la Storia > (Ed. Paoline, Milano, 1992 pago 117-118) "Maometto muore nel 632. Bastano poco più di vent'anni alle orde arabe uscite dal deserto per giungere in Occidente. Un blitz vittorioso senza precedenti e che è meno inspiegabile solo se si pensa al ruolo che vi ebbero anche le comunità ebraiche.
E'infatti storicamente appurato che, gli ebrei giocarono il ruolo di "quinte colonne" a favore dei musulmani. Non è leggenda, ma verità che sta anche nelle cronache arabe: si giunse a consegnare agli assedianti (musulmani) le chiavi delle città e a svelare i punti deboli della difesa. E'un fatto che l'arrivo della cavalleria araba fu salutato con entusiasmo da parte ebraica.
Come scrive Daniel Rops "Gli ebrei si fecero, e con gioia, i furieri dei conquistatori musulmani. Nei momenti delle invasioni, le comunità giudaiche furono costantemente con gli assalitori.''

Analoghe considerazioni si potrebbero probabilmente fare riguardo all’aiuto che le locali comunità ebraiche avrebbero fornito alla barbarica conquista arabo- islamica della Persia sassanide.
Si potrebbe vedere una continuazione di tutto ciò in certi atteggiamenti delle comunità ebraiche dell’Occidente nei riguardi di quell’immigrazione di elementi di razze di colore che sta inesorabilmente sommergendo i resti decaduti e putrescenti della "razza bianca".
A pagina 142 del suo <Credo a book for thr very fews >(J. Publishing Service, Malta, 1999) il maltese Norman Lowell scrive "E' la stessa gente che controlla i media negli USA che è stata la più attiva ad incoraggiare l’immigrazione non bianca, i programmi di azione affermativa, il busing dei bambini delle scuole e la mescolanza delle razze, eccetto logicamente la loro".
Nel suo <Jewish Supremacism > (Free Speech Press, USA;2003), lo statunitense David Duke documenta la costante azione svolta dalle comunità ebraiche statunitensi per abbattere la segregazione razziale e a spalancare le porte alla immigrazione di non bianchi.
Possiamo riportare, a questo proposito, da <Defensive Racism > di E. Steele (Proper Press,USA, 2004, pag. 106) "Elementi ebraici del governo americano furono all'origine dei massicci cambiamenti che soffocarono l'immigrazione bianca europea ed aprirono le dighe ai non Bianchi di ogni sorta, specialmente ai clandestini che irrompono dal confine meridionale. Mani ebraiche sono dietro la maggior parte delle organizzazioni per i diritti civili che chiedono privilegi speciali per i vari gruppi etnici a spese dei Bianchi, nell'ambito di un vasto piano volto a soggiogare l'America Bianca!)

Per quel che riguarda l'Europa ci limitiamo a citare Pasquale Costagliola <Urbanesimo, emigrazione e decadenza nell'anno duemila>in <Orion>N. 22 Luglio l986: "In Francia ove l'immigrazione è stata più massiccia, vere e proprie istituzioni di stampo massonico-giudaico come la LICRA e il MRAP lavorano per il melting pot, ma lo stesso accade in Belgio e in Inghilterra numerose sono le associazioni ebraiche che in Europa si battono per favorire l' immigrazione: oltre alle due citate, il B'nai B'rith, il Groupe d'Amitie France- Israel, l'Associazione concistoriale israelita di Francia,
la Antidifamation League etc.. Ciò potrebbe sembrare contraddittorio se si considera la severa legislazione israeliana che, senza tema di accuse razzistiche, vieta - per esempio- i matrimoni misti."


(8) Nell’interessante, ma talvolta poco convincente, libro < La Guerra di Stalin contro gli Ebrei> (ed. Mondadori, Milano, 1991)l’israeliano Louis Rappaport sostiene che la misteriosa morte di Giuseppe Stalin (probabilmente “facilitata”da alcuni suoi collaboratori) abbia impedito al dittatore rosso di procedere alla deportazione della popolazione ebraica dell’URSS nelle regioni più impervie dell’Impero e scrive: "..se la vera data della morte è il 2 marzo… essa coincise con la festa ebraica del Purim… I saggi ebrei hanno detto che i Purim saranno l’unica festa che non verrà abolita quando arriverà il Messia…” “Stalin si era scontrato con il sionismo:la sua riorganizzazione conservatrice, nazionalista, autoritaria dello Stato,la sua rivalutazione del grande passato del popolo russo erano tutti motivi di attrito con esso”Giuseppe Candelo< Ebraicità ed ebraismo>in < Avanguardia> N. 77 Marzo 1992.
Sugli episodi biblici egizi e persiani cfr Mattogno < L’antigiudaismo nell’Antichità Classica>pag. 15 .Naturalmente nessuna fonte persiana conferma la storiella di Ester.




II
Soffermiamoci su alcuni punti.
Riguardo alla questione della <razza> ebraica, il più grande nemico del giudaismo dell’epoca moderna avrebbe detto: “La razza ebraica è prima di tutto una razza interiore. Se essa deriva dalla religione ebraica, se è stata in parte plasmata da questa ultima, purtuttavia la sua essenza non è puramente religiosa poiché la razza ebraica comprende alla stessa maniera sia gli atei dichiarati che i sinceri praticanti: A ciò bisogna aggiungere il legame rappresentato dalle persecuzioni subite nel corso dei secoli, e che gli ebrei dimenticano sempre di aver provocato. Sotto il riguardo antropologico, gli ebrei non presentane le caratteristiche che potrebbero fare di loro una razza unica. E’purtuttavia indubbio che ciascun ebreo celi nelle proprie vene qualche goccia di sangue specificamente ebraico. Sarebbe altrimenti impossibile spiegare la permanenza, tra loro, di certi caratteri fisici che appartengono loro esclusivamente e che si ritrovano invariabilmente presso ebrei alquanto differenti…. Ciò non sembra potersi spiegare con il tipo di vita che essi conducono, sempre simile, di generazione in generazione, principalmente nei ghetti. Una razza interiore è qualcosa di più solido, di più durevole che non una razza biologica” (Adolf Hitler <Ultimi Discorsi>AR, Padova, 1988, pag. 51. A tal proposito possono venire anche ricordati gli studi fatti dallo scienziato “collaborazionista” francese Georges Montandon (poi vittima di un attentato “partigiano”(1)
Recensendo su <Avanguardia> n. 80 del Giugno 1992 il volume
<Il Talmud e i Non ebrei>di H. De Vries De Heekelingen (All’Insegna del Veltro, Parma, 1991)Maurizio Lattanzio scriveva “La razza ebraica è il vittorioso esito procedente da un’azione formatrice esercitata dalla Legge e consolidata, anche e soprattutto al di fuori dell’ortodossia religiosa, da una plurimillenaria prassi endogamica. Ciò ha “inciso” mediante un “geometrico”processo di “rettificazione”, su di un composito miscuglio etnico levantino “risolvendolo” bel quadro “razziale” di un’organica unità spirituale, etica e intellettuale, caratterizzata da assorbenti, ( benché non onnicomprensivi) riflessi anche sul piano fisico. La razza è la condizione di manifestazione di principi spirituali trascendenti, i quali si affermano nel piano dell’immanenza storica “proporzionalmente”alla purezza razziale del vettore antropologico che ne riceve, incarnandole, le influenze metastoriche. Risulta quindi incontestabile che, oggi, gli ebrei rappresentino un popolo cosciente e orgoglioso della propria omogeneità razziale di fronte al meticciato interiore, prima ancora che fisico, che ha “ucciso”i popoli estenuati e le razze degradate dell’Occidente plutocratico. E’questo il “segreto” della vittoriosa strategia ebraica di dominio planetario”
Scrive C.D. Darlington in <: L’Evoluzione dell’Uomo e della Società> (pag. 218) “Nel suo complesso la legge mosaica ha per effetto di proteggere l’esistenza del popolo che le ubbidisce. Inoltre i suoi articoli specificatamente genetici producono il risultato di favorire, non l’individuo, ma la sua moltiplicazione, di favorire cioè la razza. Tutti questi effetti sono selettivi; differenziano dalle nazioni pagane, dai gentili che adorano altri dei.”. Inoltre (pag. 216 ricordando che era proibito agli ebrei mangiare con i non ebrei “Lo sviluppo delle restrizioni rituali e di tutte le altre sul modo di cibarsi rafforzò l’unificazione genetica del popolo giudaico e la sua separazione genetica dagli altri popoli.”:
I risultati sono chiari: sullo <Jerusalem Post> del 20 XI 2001, appariva, a firma Judy Siegel, l’articolo<Genetic evidence links Jews to their ancient tribe>: “L’evidenza genetica continua a portare prove alla tesi secondo cui il popolo ebreo discende da un comune progenitore. Secondo l’Università ebraica di Gerusalemme, nonostante una separazione di più di 1000 anni gli Ebrei Sefarditi di origine Nordafricana sono geneticamente indistinguibili dai loro fratelli dell’Iraq.
E’ stato anche provato che gli Ebrei Sefarditi sono molto simili geneticamente agli Ebrei del Kurdistan e che solo piccole differenze esistono tra questi due gruppi e gli Ebrei Aschenaziti dell’Europa. Codeste conclusioni sono raggiunte in un articolo pubblicato recentemente nell’American Journal of Human Genetics scritto dal Prof. Ariella Oppenheim delle Hebrew University e dell’Hadassah-University Hospital a Ein Kerem…..I ricercatori condussero dei test sul sangue di Ebrei Aschenaziti, Sefarditi e del Kurdistan esaminando i loro cromosomi Y che sono trasmessi solo per via maschile. Essi li compararono con quelli di vari gruppi Arabi – Palestinesi, Beduini, Giordani, Siriani e Libanesi – e con quelli di popolazioni non arabe della Transcaucasia, Turchi, Armeni e Curdi musulmani….lo studio indica che gli Ebrei sono i diretti discendenti di un’antica popolazione del Medio Oriente che inseguito si divise in gruppi etnici distinti che parlavano lingue differenti….Si ritiene che la maggioranza degli Ebrei attuali- non includendo i convertiti e i non ebrei sposati da Ebrei discendono dagli antichi Israeliti che vissero nella ….terra di Israele fino ….alla dispersione. I ricercatori sostengono che l’analisi genetica dei cromosomi degli Ebrei provenienti da vari paesi dimostra che in sostanza non ci fu mescolanza genetica tra loro e le popolazioni ospiti in mezzo alle quali abitarono durante la loro dispersione – sia nell’Europa Orientale, Spagna, Portogallo o Africa settentrionale.”. (cfr. anche <Scientist assert: All Jews are Members of Same Racial Group> in < California Jewish Voice> 17-8-1956)”Cfr, anche <Uno studio conferma: ebrei e Palestinesi parenti stretti> in < La Stampa > 10/5/2000.”
Possiamo, anche, segnalare il volume di A.E. Mourant, Ada C.Kopec e K. Domaniewska-Sobczak “The Genetics of the Jews” (Clarendon Press, London, 1978) in cui oltre a rilevare le differenze che, in campo genetico, distinguono gli ebrei dalle popolazioni tra le quali hanno vissuto per secoli, si rileva (pag. 57) come quasi tutte le comunità ebraiche mostrino una sostanziale proporzione di geni distintivi africano-negroidi, per una percentuale dal 5 al 10% del patrimonio genetico totale. In ogni modo “Gli ebrei sono una razza ibrida in cui le componenti semitiche, camitiche e armenoidi, di solito, celano l’elemento negroide” Revilo P.Oliver<The Mistery of La Rouche > in <Liberty Bell >Febbraio 1992. Cfr anche le importanti considerazioni del Lorenzoni in < Il Selvaggio…>alle pagine 88/89 e 109 (anche se questo sempre interessante autore ,a giudizio di chi scrive,esagera,come altri, nel ruolo attribuito nella formazione dell’ebraismo attuale ai chazari popolazione turcofona convertitasi in epoca medioevale all’ebraismo). (2)Nell’altra sua opera <Contro il Monoteismo>,il Lorenzoni non manca di ricordare(pag. 19) “Non dimentichiamo mai…che il coacervo di popoli che sottostavano a Mosè includeva molti elementi negroidi”(ciò indipendentemente dal fatto che Mosè sia o no esistito)
Alla luce di tutto ciò possiamo chiederci se avesse del tutto torto Telesio Interlandi a scrivere nel suo <Contra Judeos>(pag. 103) “popolazione costituita da elementi razziali non europei, la ebraica è estranea all’Italia” e (pag. 107) “gli Ebrei appartengono a una razza extra europea”

Avendo fatto cenno a eventuali presenze indo europee nella formazione dello stesso popolo ebraico dobbiamo ricordare che,in ogni caso, nelle civiltà semitiche del Medio Oriente, avrebbero agito, ben prima del grande Impero degli Arii di Persia, influenze indo europee; per gli autori del <Dizionario delle Religioni del Medio Oriente>(Vallardi, Milano 1994, pag. 125)
“La religione dei Fenici acquistò caratteri più originali verso il 1.000 a .C, grazie all’apporto di concezioni indoeuropee”. Questo popolo avrebbe acquisito le tante celebrate capacità nautiche assorbendo resti del “popoli del Mare”in cui erano presenti elementi indoeuropei (cfr. Ghehard Herm <L’Avventura dei Fenici> Garzanti, Milano, Milano, 1989) (3).
Degli Assiri scrive il già citato <Dizionario..> pag. 41 “Popolo semitico affini ai Babilonesi, gli Assiri subirono ripetutamente, specie per il contatto con Hurriti e Ittiti, influssi non semitici, elaborarono una complessa ma effimera civiltà. L’area di penetrazione assira più che una compagine statale, rimase una sorta di terreno franco, aperto ai saccheggi e a un indiscriminato sfruttamento economico…..Gli Assiri, diversamente dai babilonesi e per influsso di altri popoli (Come gli Hurriti) erano organizzati militarmente e il loro regno fondato su un’aristocrazia guerriera.”
Fu solo dopo che i conquistatori persiani di Babilonia entrarono in contatto con gli ebrei ivi “deportati” che la religione di questi ultimi riuscì, almeno parzialmente, ad innalzarsi ad un certo livello, si veda, per cominciare, : Charles Autran <Mitra, Zoroastre et la prehistoire aryenne du Christianisme> Payot, Paris, 1935.
Ricordiamo anche le aristocrazie guerriere di Hurriti e Mitanni, l’Impero Ittita, la dominazione kassita su Babilonia e via elencando.
(Sulle probabili influenze ariane sull’Impero militare assiro cifr. anche Darlington L’Evoluzione dell’Uomo e della Società >Longanesi, Milano1969, pag. 108)

“Ogni volta che i documenti antichi ci rivelano la fusione di due gruppi razziali come l’asianico e l’indoeuropeo, anche se il rapporto numerico è sempre stato nettamente a sfavore di questi ultimo, il risultato sorprende non solo per il vivace sviluppo più o meno durevole che distingue questi popoli …ma anche per la loro capacità i diffusione politica, diplomatica, militare, economica e culturale in regioni che non hanno storia antecedente….Dei paesi prima divisi in un gran numero di piccoli principati, città stato e templi stato, si trasformano in potenti confederazioni e perfino in imperi pieni di dinamismo che, come trascinati da una grande ondata, vengono portati in primo piano fra le potenze del loro tempo. Tale è il caso degli Ittiti, così si presenta la storia dei Mitanni e simile sarà la storia dei Cassiti.”Roman Ghirsham <La Civiltà Persiana antica>Einaudi, Torino, 1972, pag. 37.
Considerazioni analoghe si potrebbero fare riguardo alle successiva civiltà semitica quella islamica nella quale fu fondamentale il ruolo svolto da elementi di origine persiana; citiamo da Michele Amari <Storia dei Musulmani di Sicilia>(Vol III parte 2° Le Monnier, Firenze, 2003 pag .242 e segg.) il quale dopo aver ricordato come l’architettura islamica abbia dovuto molte delle sue glorie ai Persiani per “le medesime vie …per le quali i Musulmani appresero gli ordini di pubblica amministrazione dé Sassanidi e dè Bizantini e la medicina, le matematiche, la geografia, la chimica, la logica, la metafisica;…..Pur sembra che, tra gli abitatori dell’impero musulmano, quei di schiatta ariana abbian tanto superati i padroni loro nell’esercizio dell’architettura, quanto nelle scienze e nella pratica della pubblica amministrazione; nelle quali discipline gli uomini più notevoli erano d’origine straniera, ancorché la lode di tutte lor fatiche fosse stata usurpata dagli arabi, che loro avevano imposta la religione e donata la propria lingua.”Analogamente si potrebbe affermare che il successivo Impero Turco dovette la sua, relativa, grandezza anche ad un costante flusso di sangue europeo.
Scrive Claudio Mutti (<Imperium –Epifanie dell’idea di Impero>effepi, Genova, 2005, pag. 105) “..l’Impero Ottomano annoverò tra i protagonisti della sua azione storica numerosissime personalità di origine non turca: per lo più Europei originari delle regioni dell’Impero,ma anche molti europei provenienti da zone che dell’Impero non facevano parte.”. Infatti (pag. 110) “..il ceto dirigente ottomano lungi dall’essere costituito esclusivamente di Turchi, comprendeva numerose personalità provenienti dalle più diverse regioni d’Europa, e non solo da quelle che Facevano parte dell’Impero. Le donne dell’harem erano circasse, georgiane, armene, greche, slave, anche italiane(come la veneziana Cecilia Baffo, che fu la favorita di Selim II, sicché ad ogni generazione la casa di Osman decentrava, sotto il profilo etnico, meno turca di quelle precedenti. L’aristocrazia militare dell’Impero, il corpo dei giannizzeri .affondava le sue radici per lo più nei territori balcanici.”
E il Mutti può elencare tutta una serie di personalità di origine europea che si distinsero nel periodo dalla presa di Costantinopoli all’assedio di Vienna.


Comunque,molti autori hanno visto nella storia una costante lotta tra i popoli indoeuropei e quelli generalmente definibili <semiti >)tra cui quello ebraico Ernest Renan “Storia del Popolo d’Israele in “Studi di Critica e di Storia delle Religioni ” Bompiani, Milano, 1948, pag. 138.
“Il risultato essenziale della filologia moderna è stato quello di mostrare nella storia della civiltà l’azione di una doppia corrente prodotta da due razze profondamente diverse, per costumi, per lingua, per spirito: da una parte la razza indo – europea, abbracciante i popoli nobili dell’India, della Persia, del Caucaso, dell’intera Europa¸ dall’altra la razza chiamata col nome incertissimo di semitica comprendente i popoli indigeni dell’Asia occidentale e meridionale oltre l’Eufrate.” pag. 141
“Razza incompleta per la sua stessa semplicità, essa non ha né arti plastiche, né scienza razionale, né filosofia, né vita politica, né organizzazione militare. La razza semitica non ha mai compreso la civiltà nel senso che noi diamo a questa parola.”H. G. Wells nella sua<Breve Storia del Mondo>( Laterza, Bari, 1930, pag. 84)
L’argomento della storia dal nono secolo a.C. in poi è per sei secoli la storia del modo onde questi popoli ariani divennero potenti e intraprendenti e soggiogarono alla fine tutto il mondo antico, il semitico, l’egeo e l’egiziano, Per la forma , i popoli ariani furono nel complesso vittoriosi, ma la lotta di idee e metodi ariani, semitici ed egiziani continuò ancora per molto tempo dopo che lo scettro fu passato in mano degli Ariani.
Ed è una lotta che si prolunga per tutto il resto della storia e in un certo senso continua anche oggi.”
C. Letourneau in “La guerra nelle diverse Razze Umane”(Voghera ed., Roma, 1897 pag. 318 )scrive “I popoli barbari di tutti i paesi sono insieme avidissimi degli averi e molto prodighi della vita altrui.
Tuttavia, presso nessun’altra razza bianca, questa doppia caratteristica è così spiccata come lo è presso i Semiti in generale. Del pari nessun popolo Ariano ebbe il fanatismo così forsennato, così feroce e così tenace quanto gli Assiri, i Giudei e gli Arabi, senza neppure parlare di Tiro, di Cartagine e del culto di Moloch, il divoratore di bambini.
Sembra davvero che ci troviamo di fronte ad un’impronta particolare a tutta intera la razza. Tuttavia quest’impronta è ancora imperfettamente visibile presso gli Arabi primitivi o rimasti tali. Gli Arabi anteislamici ed i Beduini sono mediocremente religiosi e se uccidono volentieri, per lo meno non si compiacciono nelle carneficine. Gli è in uno stadio posteriore della loro civiltà che la sete di sangue e di saccheggio si è esaltata presso i Semiti ed ha seguito passo passo lo sviluppo del fervore religioso……Le divinità semitiche, create ad immagine dei loro adoratori, hanno incoraggiato gli istinti cupidi e sanguinari, anzi li hanno giustificati. A partire da questo punto, tutti i popoli aventi un culto diverso sono, davanti agli occhi degli ortodossi una preda da divorare. Sterminarli, saccheggiarli è fare cosa pia. Su questo punito Assur, Jeova ed Allah sono d’accordo e i loro seguaci li ubbidiscono con ardore instancabile.”
Silvano Lorenzoni(<Ricordando i nostri Avi Pagani> in <Primordia> A. VIII N. XV Equinozio d’Autunno 1999) sosteneva: “Gli indoeuropei si presentarono sempre e ovunque quali tempre di signori e di conquistatori, aureolati da un’uranica - anche se occasionalmente sinistra - grandezza: essi sicuramente furono spesso odiati, ma era impossibile disprezzarli. Ben diverso fu il caso dei semiti: ladri del deserto, si presentavano come predoni, che utilizzavano la tecnica partigiana di colpire e scappare oppure che si infiltravano nella società civile offrendosi come inservienti e avviando le loro donne alla prostituzione ( fin dai tempi molto antiche è documentato come in Sumeria ci fosse una popolazione di iloti semiticofoni)-oppure come mercenari, grandi conoscitori dell’ambiente desertico. Se gli indoeuropei finirono invariabilmente con l’arricchire culturalmente le zone da loro conquistate, la prevalenza semitica, fu, del pari, invariabilmente, foriera di decadenza e imbarbarimento.”.
Da parte nostra per un inquadramento del problema rimandiamo a <Tre Aspetti del Problema Ebraico>limitandoci qui a citare da codesto testo(pag. 189 “Che cosa caratterizza la spiritualità delle civiltà semitiche in genere? La distruzione della sintesi ariana di spiritualità e virilità Fra i Semiti abbiamo da una parte una affermazione crassamente materiale e sensualistica, ovvero rozzamente e ferocemente guerriera (Assiria)del principio virile; dall’altra, una spiritualità devirilizzata, un rapporto<lunare> prevalentemente sacerdotale rispetto aldivino,il pathos della colpa e dell’espiazione, tutto un romanticismo impuro e incomposto .e, a lato, quasi come una evasione, un contemplativismno a base naturalistico- matematica.”
Riportiamo infine quanto scriveva l’Evola in <Sintesi di Dottrina della Razza>(pag. 112-113 dell’ed. AR, Padova, 1994), delle “civiltà ariane”..”si può dire che l’elemento semitico, ma poi soprattutto quello giudaico, rappresentò l’antitesi più precisa, per esser, tale elemento, una specie di condensatore dei detriti razziali e spirituali delle varie forze scontratesi nell’arcaico mondo mediterraneo. Si è già accennato, che dal punto di vista della stessa indagine di primo grado )Israele va considerato meno come una <razza> che come un <popolo>(<razza>solo in senso affatto genetico), in esso essendo confluiti segui molto diversi, perfino di origine nordica, come sembra essere il caso nel riguardo dei Filistei.
Dal punto di vista della razza dello spirito le cose stanno in modo analogo …”E qui non possiamo, data la complessità dell’argomento, che rimandare al testo -) “ anche dal punto di vista spirituale bisogna …concepire Israele come una realtà essenziale composita: una "legge", quasi in forma di una violenza, ha cercato di tenere uniti degli elementi assai eterogenei e di dar ad essi una certa forma, cosa che, fin quando Israele si mantenne sul piano di una civiltà di tipo sacerdotale, sembrò perfino riuscire.
Ma nel punto in cui l’Ebraismo si materializzò e, poi, ed ancor più, quando l’ebreo si sciolse dalla propria tradizione e si "modernizzò", il fermento di decomposizione e di caos prima trattenuto doveva tornare allo stato libero e, ora che la dispersione di Israele aveva introdotto l’elemento ebraico in quasi tutti gli altri popoli , doveva agire per contagio in senso disgregativo nel mondo intero fino a divenire uno dei più preziosi e validi strumenti per il fronte segreto della sovversione mondiale.
Staccato dalla sua Legge, che gli sostituiva la patria e la razza, l’ebreo rappresenta l’antirazza per eccellenza, è una specie di pericoloso paria etnico, il cui internazionalismo è semplicemente un riflesso della natura informe e disgregata della materia prima da cui quel popolo è stato originariamente formato. Queste vedute però fanno anche capire quel tipo medio di Ebreo, che mentre da un lato, per lui e per i suoi, come tradizionalismo residuale, osserva nel suo stile di vita un razzismo pratico solidaristico spesso perfino intransigente, nei riguardi degli altri lascia invece agire le altre sue tendenzialità, ed esercita quella attività deleteria che, del resto, dalla stessa Legge ebraica è perfino prescritta e indicata come obbligatoria dovunque si abbia a trattare con il non-Ebreo, col goy.”(4)

(1)Sul Montandon cfr.Christophe Dolbeau <Les Parias-Fascistes,pseudo fascistes et mal-pensants>, Irminsul,Lione,2001

(2)Cfr in ogni modo l’interssante scritto di Sholomo Sand <L’exil du peuple juif est un mithe> http://www.voxnr.com/cgi-bin/cogit_print/pf.cgi
In ogni caso la <Khazaria> sarebbe stata meta di una notevole immigrazione ebraica.

(3) ).Interessanti dati sulle presenze indo europee nel Medio Oriente antico si trovano anche nel libro di H.F.K: Gunther <La Race Nordique chez les Indo- Europèens d’Asie> (L’Homme Libre,Paris,2006),ancora interessante A.A:Sayce e R.Peterson <Race in Ancient Egypt and the Old Testament>(Scott-Townsend,USA,1993).
Qualche elemento interessante lo si trova anche nel curioso libro di C. G.. Campbell <Race and Religion>(Christian Book Club of America,USA,1975)

(4) Di una lotta protrattasi nei secoli, fra Gerusalemme e Roma aveva già parlato un grande filosofo, Federico Nietzsche nella sua <Genealogia della Morale>, possiamo qui citarne un brano (cfr.anche Adriano Romualdi <Nietzsche e la mitologia egualitaria>(AR, Padova, 1981 pag 158-159):
“ …I due valori opposti <buono e cattivo>, <buono e malvagio>hanno su questa terra combattuto fra di loro una lunga e terribile lotta; e quantunque dopo molto tempo il secondo valore abbia prevalso, si trovano tuttavia ancor oggi dei luoghi dove il combattimento continua indeciso. Si potrebbe perfino dire che in tutto questo tempo la lotta è stata portata a un livello più alto, diventando con ciò più profonda e spirituale, sicché oggi l’esser dissenziente e l’esser pronti a scender sul campo di battaglia di queste due opposte idee costituisce forse l’indice più sicuro di un<carattere superiore>e dotato di spiritualità Il simbolo di questa lotta, impresso in caratteri rimasti leggibili al di sopra di tutta la storia dell’umanità, è dato da <Roma contro la Giudea , la Giudea contro Roma>. Non si è avuto fino ad oggi avvenimento più grande di questa lotta, di questa opposizione di principio, di questo conflitto mortale. Roma sentiva nell’Ebreo una perfetta contrapposizione al suo carattere, quasi un mostro collocato ai suoi antipodi: a Roma l’Ebreo era considerato come <un essere convinto di odio contro tutto il genere umano>: e con ragione, se si ha ragione di legare la salute e l’avvenire dell’umanità alla dominazione incondizionata dei valori aristocratici, dei valori romani. Quali sentimenti provavano a loro volta i Giudei verso i Romani? Mille indizi ci permettono d’indovinarli ma basta riportarsi alla memoria l’Apocalisse di San Giovanni, il più selvaggio di tutti i misfatti scritti che lo spirito di vendetta abbia sulla coscienza……I Romani erano i forti e i nobili, più forti e più nobili di quanti mai ne siano esistiti e nemmeno mai sognati sulla terra: ogni vestigio della loro dominazione, fino alla più breve iscrizione, esercita un fascino, ammesso che si sappia intendere quale fosse l’animo che quelle cose scriveva.
Gli Ebrei invece erano un popolo sacerdotale, popolo del risentimento quanti altri mai, il quale possedeva una genialità senza pari per la morale delle masse:………. Quale dei due ha vinto, Roma o la Giudea ? Ma non vi è nessun dubbio. Si osservi piuttosto davanti a chi oggi, nella stessa Roma, ci si prosterna come davanti al compendio di tutti i più alti valori- e non soltanto a Roma, ma in tutta una metà della terra, dovunque l’uomo è addomesticato o vuole esserlo- davanti a 3 giudei, come si sa, e a una giudea (davanti a Gesù di Nazareth, al pescatore Pietro, a Polo che fabbricava tappeti e alla madre dell’ora nominato Gesù, chiamata Maria)…”.
















III

Il grande Edward Gibbon (1737/1794) nel suo immortale capolavoro<Storia della Decadenza e Caduta dell’Impero Romano>( ed. Einaudi, Torino, 1987, vol. I cap. 15, pag. 399/400) ebbe a scrivere:
“Abbiamo…. Descritto l’armonia del mondo antico in materia di religione e con quanta facilità i popoli più diversi e anche nemici abbracciassero, o almeno rispettassero, le superstizioni l’uno dell’altro. Un solo popolo ricusava di unirsi a questo comune rapporto tra gli uomini, gli ebrei. Essi, che sotto le monarchie degli Assiri e dei Persiani avevano languito per molti secoli come la parte più disprezzata dei loro schiavi, emersero dall’oscurità sotto i successori di Alessandro; ed essendo moltiplicati in maniera sorprendente prima in Oriente e poi in Occidente, ben presto suscitarono la curiosità e la meraviglia degli altri popoli. La caparbia ostinazione con cui mantenevano le loro peculiari cerimonie e insocievoli usanze, pareva indicare in essi una specie differente di uomini, che mostravano audacemente e dissimulavano appena il loro odio implacabile verso il resto del genere umano. Né la violenza di Antioco, né le arti di Erode(1) valsero mai a persuadere gli ebrei ad associare alle istituzioni di Mosè, l’elegante mitologia dei Greci. Seguendo le massime di una generale tolleranza, i Romani proteggevano anche quelle superstizioni che disprezzavano. L’umano Augusto non sdegnò di ordinare che si offrissero sacrifici per la sua prosperità nel tempio di Gerusalemme, mentre se l’infimo della stirpe di Abramo avesse prestato omaggio al Giove Capitolino, sarebbe divenuto oggetto di esecrazione a se stesso ed ai propri confratelli.”.
Riprendendo in mano <Il Genio di Israele>e, in particolare, lo scritto <L’ebraismo nel mondo antico> vi leggiamo (pag. 237): “…già nel mondo antico l’elemento ebraico agì nella forma di un fermento di agitazione oscura e incessante, di erosione e d’improvvisa rivolta. Si sa che fin dal periodo dell’Imperatore Claudio una tale rivolta assunse anche forme tangibili e dirette, ci restano documenti di numerosi conflitti fra ebrei e non/ebrei in Egitto e in Siria, mentre già si rende sensibile una connessione fra l’attività rivoluzionaria politica e un confuso misticismo messianista alimentato dalla predicazione <profetica>ove sempre ritorna il tema dell’elezione di Israele quale signore di tutte le genti. A tale riguardo è anche interessante notare che i motivi morali che, originariamente, contribuirono all’attitudine antisemita dei Romani sono stranamente simili a quelli che condussero alla proscrizione del dionisismo…. La spiritualità ebraica ad essi sembrò estremamente sospetta, e i Romani giunsero fino ad accusare gli ebrei di <ateismo>perché il loro esclusivismo religioso concentrato nel loro unico Dio e accompagnato da una forte attività proselitaria (2) appariva ai Romani, e non a torto, praticamente equivalente alla denegazione dei culti e delle tradizioni religiose dei vari popoli, per le quali gli ebrei, del resto, non celavano il loro tracotante disprezzo.”
Tali atteggiamenti ebraici avrebbero provocato le reazioni di quelli che l’Evola giungeva a definire gli <antisemiti romani>; e continuava( ibidem): “Cicerone ebbe a dichiarare la necessità di combattere le “barbare superstizioni degli ebrei”, a rilevare il “loro costante disprezzo n per gli splendori della potenza romana”, a denunziare coloro che si staccavano da Roma per volgere gli occhi verso la città lontana, Gerusalemme, che sostenevano col denaro munto alla Repubblica (Pro Flacco X, 3). Per lui, ebrei e Siriaci sono popoli nati solo per la schiavitù (De Prov.Cons. V, 10). Seneca (apud Agost Civ.Dei VI, II) rilevava che i “costumi di questa gente scelleratissima…. andavano prevalendo fino al punto di diffondersi in tutti i paesi, sì che i vinti impongono la legge ai loro vincitori.” Tacito raddoppia le dosi, dicendo che per gli ebrei “è spregevole tutto quello che per noi è sacro ed è per essi lecito tutto quello che ci ripugna…. I loro profeti insegnano per prima cosa il disprezzo degli Dei, la rinuncia alla patria (Tacito intende dire la patria del popolo in cui gli ebrei si trovano), ai loro genitori, ai loro figli e ai loro parenti……. Il loro rito è assurdo e spregevole… Finché l’Oriente fu dominato dagli Assiri, dai Medi, e dai Persi, gli ebrei costituivano la parte più odiata delle genti soggette. Quando i Macedoni assunsero il potere, il re Antioco cercò di estirpare le loro superstizioni e di introdurre i costumi greci per trasformare questa razza inferiore….(Hist.V 3/8).
Dalla pubblicistica “razzista” di quegli ultimi anni del Regime Fascista possiamo qui citare l’articolo <Roma antica e i giudei>pubblicato sul N. 3 Anno I 5 Settembre 1938 de <La Difesa della Razza>a firma di Giorgio Almirante.
L’autore vi sosteneva che
“1)i Romani nutrirono contro i giudei una costante radicatissima avversione,
2)… che i giudei si adoperarono in ogni modo per scalzare le basi dell’Impero Romano….
3) provvedimenti atti a frenare l’arroganza ebraica sottolineano in ogni tempo l’antigiudaismo dell’antica Roma.
I Romani non fecero mai mistero del loro profondo disprezzo per i giudei. Disprezzo più che naturale se si pensa che, allora come oggi, l’ebreo era sinonimo di senza patria (la diaspora ha avuto inizio assai prima della distruzione di Gerusalemme) e che, per di più, l’ebraismo aveva fatto il suo ingresso a Roma assieme a quella miriade di culti e di superstizioni orientali che tanto contribuirono alla corruzione dei costumi. C’era un contrasto insanabile fra il Romano devoto all’idea dello Stato, incline a far prevalere gli interessi della collettività su quelli del singolo, e la moltitudine dei giudei che affluivano nei centri più ricchi dell’Impero, sfruttando ogni occasione per conquistare privilegi e ricchezze e spalleggiandosi a vicenda per eludere la severa disciplina statale.”<Gli ebrei vendono per poca moneta spicciola quali sogni tu vuoi>scrive Giovenale(Sat. VI)…. Dello stesso disprezzo” continuava il giornalista fascista “reso più acuto dalla visione profonda dei fatti storici, risuona la parola di Tacito”: <Le altre loro(degli ebrei) istituzioni-egli scrive(Storie V 5) sinistre e turpi si sono mantenute per la loro perversità. Infatti i più disonesti, disprezzate la patrie religioni, accumulavano forti tributi in denaro, là donde fu accresciuta la potenza dei giudei, perché tra loro la fede è tenace, la solidarietà è sempre in atto, ma contro tutti gli altri mostrano odio di nemici. Mangiano separatamente, dormono separatamente e, razza quanto mai portata alla libidine, si astengono dall’incrociarsi con altre razze, tra di loro, peraltro, nulla è giudicato illecito. Hanno stabilito di circoncidersi per distinguersi. Coloro che adottano i loro costumi fanno lo stesso e, in primissimo luogo apprendono a disprezzare gli Dei, a spogliarsi di ogni amor patrio, a ritenere vili i genitori, i figli, i fratelli.>”
Continuava poi l’Almirante: “In Tibullo, in Properzio, in Ovidio, in Orazio, nel severo Persio, v’è contro gli ebrei lo stesso disprezzo che abbiamo notato negli scrittori precedentemente citati. Ovidio, (De Arte Amandi I 75) pone in un sol fascio le pratiche amatorie più oscene e i riti israeliti, Tibullo (I 3,23) e Properzio (II, 23,4) citano la religione ebraica allo stesso proposito: Orazio… mostra di non avere simpatia di sorta per gli <ebrei circoncisi>(Sat.I, 9)… Motivi religiosi e politici acuirono la istintiva avversione dei Romani contro i giudei.< Razza che si distingue per il disprezzo degli Dei>li definisce Plinio il Vecchio (XIII, 9.5)e la sua frase sintetizza assai bene l’atteggiamento dei Romani nei confronti dei riti giudaici.”
Per il giornalista fascista “E’ sintomatico che Tacito (Annali II, 85)unisca, narrando i fatti che si riferiscono all’impero di Claudio, i severi provvedimenti contro la scostumatezza delle matrone e la cacciata di quattromila giudei da Roma quasi a fare intendere che questi ultimi erano responsabili della corruzione dilagante nella società del tempo. E ancor più significativo è il fatto che Seneca… si esprima in termini roventi contro i giudei <Quella scelleratissima razza-egli dice(V. S. Agostino<Città di Dio>VI, II)- è stata ormai accolta in ogni parte del mondo, e si può ad essa applicare il detto di Orazio <i vinti hanno dettato legge ai vincitori>”.
Per il futuro leader del Movimento Sociale Italiano e “padrino”di un successore che avrebbe compiuto un pellegrinaggio espiatorio a Gerusalemme, ancora più forti delle motivazioni religiose di quello che egli definiva “antisemitismo romano” erano quelle politiche.
Infatti proseguiva: “I giudei costituivano l’elemento disgregatore dell’ Impero. Ricchissimi- dice il Beumont (<Storia della Città di Roma> I, 351) all’inizio dell’epoca imperiale…. Controllavano quasi tutto il giro del denaro… si valevano della libertà di culto loro concessa per godere di una vera e propria autonomia politica fino a costituire uno Stato entro lo Stato.”
Per il nostro ciò sarebbe stato “ più pericoloso ancora dell’assalto dei barbari perché quasi completamente dissimulato, l’assalto del giudaismo insidiò a lungo la civiltà romana.” I romani più accorti avrebbero, però, avvertito tale pericolo e non avrebbero mancato di denunciarlo. “Tra i maggiori avversari di giudei- proseguiva l’Almirante- … fu Cicerone.
Nel discorso sulle province consolari egli si dolse che Gabinio, proconsole della Siria e della Giudea, avesse concesso ai giudei l’appalto dei tributi dando in tal modo ad essi una posizione di assoluto privilegio. Con un giudeo, Quinto Cecilio Niger, ebbe a che fare egli stesso, quando insorse contro gli… abusi di Verre in Sicilia… ci racconta Plutarco (Vita di Cicerone)che il grande oratore non si lasciò sfuggire così propizia occasione, giacché approfittando della somiglianza di nome tra Verre e <Verrus> il maiale riproduttore, domandò a Niger cosa mai egli avesse a che fare con un <verrus>alludendo contemporaneamente alla circoncisione, quale sinonimo di evirazione e all’avversione degli ebrei per la carne di porco.”.(3)
Naturalmente il redattore della “famigerata”<Difesa della Razza> dedicava grande spazio alla famosa orazione in cui M. T. Cicerone si era più apertamente scagliato contro gli ebrei: quella in difesa di Flacco . Questi era stato tratto in giudizio per aver sequestrato dell’oro che gli ebrei da ogni parte dell’Impero inviavano a Gerusalemme con il pretesto di offrire doni al tempio, ma, secondo i loro avversari, per accrescere la loro potenza economica.
L’Almirante riportava così una lunga citazione del discorso ciceroniano che riteniamo interessante riportare .“Segue ora l’accusa per il sequestro dell’oro giudaico. Questa è la ragione per la quale si discute questa causa presso i giardini aureli ( preso il tribunale Aureliano si svolgevano le riunioni degli ebrei). E’per questa accusa, o Lelio, che scegliesti questo luogo e la folla dei giudei che ci circonda. Tu sai quanto sia grande la solidarietà fra di essi, e come sia estesa la loro potenza nelle nostre assemblee Parlerò a voce sommessa, affinché i soli giudici mi odano. Già sapete come non manchino persone le quali eccitano questi giudei contro di me, e non voglio dar pretesti alla loro malevolenza. . Era consuetudine tutti gli anni di trasportare dall’Asia e dalle province a Gerusalemme dell’oro raccolto dai giudei, un editto di Flacco vietò tale esportazione ai giudeo asiatici. Chi non loderà simile provvedimento? Il senato con severi decreti, prima e durante il mio consolato, vietò il trasporto dell’oro: fu saviezza interrompere una barbara superstizione, fu atto di fermezza governativa sfidare, per il bene della repubblica, questa moltitudine di giudei la quale spesso imperversa nelle nostre assemblee. Ma si disse che G. Pompeo, resosi padrone di Gerusalemme, non toccò nulla dei tesori del tempio. Fu un atto tra i molti della sua prudenza, per non dar adito alla calunnia di una città così sospettosa e maldicente. Fu la moderazione di questo illustre generale, non la religione dei giudei, di un popolo nemico, che lo trattenne. Ogni città, o Lelio, ha la propria religione, noi la nostra e Gerusalemme la sua. Quando i giudei erano in pace con noi e la città di Gerusalemme prosperava, noi trovammo le cerimonie e i sacrifici suoi indegni della maestà dell’Impero, dello splendore del nostro nome e delle istituzioni dei maggiori. Lo sono ancor più oggi, che quella gente facendoci guerra, manifestò di quali sensi fosse animata verso la repubblica; e gli Dei Immortali, permettendo che fosse vinta e fratta tributaria dimostrarono in quale conto deve essere tenuta.”
L’Almirante proseguiva rifacendosi allo storico ebreo Giuseppe Flavio che, tra l’altro aveva scritto che il rovinoso attacco dei Parti avvenuto nell’anno 714 di Roma era stato provocato dal re di Giudea Antigono che aveva promesso come bottino, a questi nemici dei Roma, oro e donne. Valerio Massimo, scriveva poi il Nostro, “attesta che già nel 141 a .C. i giudei furono cacciati da Roma, quali corruttori dei costumi romani.”(evidentemente come sarebbe poi accaduto altre volte, non avevano tardato a ritornare !).
Avversi agli ebrei sarebbero stati Pompeo ed Antonio, e, per certi versi, anche Augusto. Poi “ Tiberio… cacciò tutti gli ebrei da Roma, traendo occasione da uno scandaloso fatto che lo stesso Giuseppe ebreo ci racconta. Un giudeo<squisitamente ribaldo> (narra lo storico israelita), assieme a tre suoi compari, indusse la matrona Fulvia a convertirsi e a sborsare una forte somma di denaro, che avrebbe dovuto essere versata al tempio, ma naturalmente finì nelle tasche dei giudei romani. Di quella Fulvia era marito un Saturnino, amico di Tiberio, il quale venuto a conoscenza del fatto, esiliò gli ebrei da Roma… .Come in altri casi le ripetute espulsioni degli ebrei non ebbero effetti duraturi…. Svetonio…. afferma che Claudio scacciò gli ebrei da Roma perché promuovevano tumulti ad istigazione di un certo Cresto….. Nerone…. Dovette aspramente reprimere le continue ribellioni della Giudea…. Traiano sottopose a tassa speciale gli ebrei dispersi in tutto l’Impero…. Adriano mantenne in vigore questa tassa. Quale animo avesse Adriano verso i giudei risulta assai chiaramente da una sua lettera al cognato Serviano. Ne ha lasciato memoria lo storico Flavio Vopisco. Gli ebrei sono definiti come <una razza sediziosissima, vanissima, arrogantissima>”
Possiamo citare quanto scrisse W. D. Morrison in <Gli Ebrei sotto la Dominazione Romana >(pag. 463) “Quest’atteggiamento di irriconciliabilità assunto dagli ebrei verso tutto il resto dell’umanità, (suscitò) per tutto l’Impero Romano un amaro senso di rancore contro di essi. Cicerone parla di loro come di una nazione nata per restare in servitù, e ne stigmatizza la religione come una superstizione barbarica; Seneca li disprezza come un popolo miserabile e criminale. Tacito afferma…. Che gli ebrei si sono fatti celebri per il loro odio verso il genere umano; Giovenale… dice che gli ebrei non indicherebbero il cammino da seguirsi a nessun altro, fuorché ad un loro compagno di fede…”
Scrive il Mattogno nel suo <L’antigiudaismo nell’Antichità Classica>pag. 150) “L’antigiudaismo classico non fu il frutto maligno dell’<ignoranza>, del <pregiudizio> o di chissà quale altra patologia giudeofoba-…..-ma la conseguenza inevitabile dell’esclusivismo etnico-religioso,della protervia, della asocialità e della misantropia del <popolo eletto>”
Particolare di un qualche interesse: la presenza a Roma, fin dai tempi della Repubblica, di una forte comunità ebraica non fu, forse, senza importanza nell’ambito di quel processo di imbastardimento etnico che accompagnò e, almeno in parte, causò il declino della Romanità . “ O. Seek nella sua <Storia della Fine del Mondo Antico> ritiene…. che il popolo romano della decadenza aveva dei tratti facciali e nella statura un tipo somatico spiccatamente semitico, anche per la non trascurabile circostanza che nell’Urbe esisteva una fiorente e numerosa comunità ebraica la cui potenza economica e politica scatenò periodicamente le persecuzioni antigiudaiche.”. G. Ciola <Noi, Celti e Longobardi>Ed. Helvetia, Venezia 1987 pag. 170. (ci pare peraltro esagerato parlare di vere e proprie”persecuzioni antigiudaiche”).



Un aspetto particolare delle attività dell’ebraismo antico contro Roma venne trattato da Julius Evola in un altro degli articoli ripresi nell’antologia <Il Genio d’Israele>: si tratta di <Guerra Occulta nell’Antichità- Roma, i “libri sibillinie l’ebraismo>apparso originariamente su < La Vita Italiana > del Settembre 1939 e già riproposto nell’antologia <La Tradizione di Roma>Edita dalle AR di Padova nel 1977. In codesto scritto lo sguardo dell’Evola si elevava ad una più vasta prospettiva sul mondo antico iniziando col constatare che “ la Romanità non costituì qualcosa di omogeneo; forze opposte in essa si inserirono e scontrarono”(<Il genio…> pag. 117). Anzi “Ciò che Roma ebbe di specificatamente romano si costituì attraverso una lotta incessante dal principio virile e solare dell’Imperium contro un oscuro substrato di elementi etnici, religiosi e anche mistici ove la presenza di una forte componente semitico-pelasgica è incontestabile e dove il culto tellurico lunare delle grande Dee madri della natura aveva una parte importantissima.”.(4)
L’Evola riteneva di poter collocare nell’ambito di una riscossa degli elementi non arii, l’influenza esercitata nelle vite religiose romane dai cosiddetti “Libri Sibillini”(5) In effetti, tra codesti testi, comparvero anche i cosiddetti “Libri Sibillini ebraici” composti, forse, tra il I e il II secolo e che il Nostro giungeva a definire “propaganda ebraica sotto maschera pagana” e anche “esplosione di odio ebraico contro le razze italiche e contro Roma”. In essi, egli sosteneva “il puro ebraismo .. riveste le sue idee in modo da farle apparire profezia autentica di una antichissima sibilla pagana”, ma, in realtà, “erano esclusivamente espressioni dell’odio ebraico contro la città rotulea e contro le genti Italiche” (<Il Genio…>pag. 120) Cosa assai importante “Questi oracoli possono….. concepirsi come un pendant dell’Apocalisse giovannea.(6 ) La profezia della pseudo - sibilla si volge contro le razze dei gentili: essa predice la vendetta che l’Asia trarrà da Roma … i Romani saranno puniti <<perché distrussero l’innocente popolo di Dio>> Roma e la terra italica saranno devastate perché nemiche della <<razza divina dei celesti beati giudei>> e i capi dell’ebraismo saranno << guide di vita per l’intero genere umano>>.” Da codesti testi, per l’Evola, traspariva “La continuità di una influenza antiromana che sempre di più si precisa e che nel periodo fra il I e il III secolo va incontestabilmente a far capo o almeno a far causa comune con l’elemento semitico- giudaico” (<Il Genio..>pag. 122)
Ritornando a <L’ebraismo nel Mondo Antico>ci troviamo delle considerazioni che riteniamo utile riportare: “Generalmente viene disconosciuto il vero senso del lato religioso dell’antisemitismo precristiano…. Nei culti antichi si avevano gli equivalenti di altrettante tradizioni nazionali spiritualmente assunte, gli antichi Dei essendo l’anima stessa delle antiche nazioni, la base della loro unità morale, delle loro leggi originarie, della loro visione della vita. Per essi, l’uomo antico accusava l’ebreo più o meno per la stessa attitudine che questi doveva dimostrare nei tempi moderni, perché l’antico disprezzo ebraico per i culti nazionali ariani e, in genere, per i culti ammessi…. dalla romanità… equivale all’azione distruttrice esercitata dall’universalismo e dall’internazionalismo di marca ebraico/massonica nei tempi moderni, il quale si volge contro ogni cultura e tradizione nazionale e contro ogni principio di differenza e di gerarchia.”(pag. 238). Forse tra i lettori vi sarà chi potrà trovare elementi di riflessione in quanto Evola ebbe qui a scrivere in difesa del paganesimo antico.(7).
Negli scritti di quegli anni, l’Evola citava spesso una frase di uno storico che antisemita non era, TheodorMommsen secondo il quale “anche nel mondo antico l’ebraismo è stato un fermento di decomposizione nazionale e di cosmopolitismo”. Nell’ articolo qui preso in esame, il Nostro, dopo aver riportato la frase dello storico tedesco, ribadiva: “Insistiamo nel dire che lo stesso antisemitismo a base religiosa nel mondo antico aveva una ragione profonda e corrispondeva ad una esatta conoscenza della natura ebraica. Se l’ebreo veniva perseguitato e odiato perché restava fedele alla sua religione, si è che si sapeva come un elemento centrale di tale religione fosse costituito dal disprezzo per ogni altra e dal sogno di una <missione>, nella quale al popolo d’Israele veniva ascritta la parte dell’unica razza <non idolatra> tenuta a preservare se stessa e i suoi culti e a dominare su tutte le altre nazioni.”(pag. 239).(8)

Infine l’Evola ricordava che: “ Anche dei motivi economico/sociali non furono estranei all’antico antisemitismo. Già nel mondo antico appaiono sintomi di animus contro l’ebreo quale commerciante, capitalista e usuraio. Una documentazione che risale al II secolo a.C. contiene l’ammonimento di< non prendere mai in prestito da ebrei del denaro>, ed altre accusano l’incorrettezza degli ebrei negli affari…” (ibidem).( A questo proposito ci limiteremmo a raccomandare ai lettori l’opera di W. Sombart<Gli Ebrei e la Vita Economica > edita dalle AR di Padova.)
Possiamo qui ricordare che ancora verso il 415/420 d.C. l’ultimo poeta romano, il pagano Claudio Rutilio Namaziano nel suo < De Reditu> scriveva di “quella razza oscena, che impudica recide il prepuzio: abisso di stoltezza che ama i sabati inerti; e il cuore è più freddo della loro religione: Si condannano ogni sette giorni a ignobile accidia, immagine rammollita del loro Dio stanco. Alle altre follie di tal mendace pulpito, penso che neanche i bambini possan credere: Oh, mai fosse stata domata la Giudea dalle gesta di Pompeo e dal comando di Tito. Più largamente serpeggia il contagio di tale peste, benché soffocata: la razza vinta opprime quelli che l’hanno vinta” Cfr anche Fabio Ruggiero < La Follia dei Cristiani> Mondadori, Milano, 1992)
Riassumeva il Morrison in <Gli Ebrei sotto la Dominazione Romana >(Bocca, Milano, 1911 pag. 463) “…questo atteggiamento di irreconciliabile ostilità assunto dagli Ebrei verso tutto il resto dell’umanità, (suscitò) per tutto l’Impero Romano un amaro senso di rancore contro di essi. Cicerone parla di loro come di una nazione nata per restare in schiavitù e ne stigmatizza la religione come una superstizione barbarica; Seneca li disprezza come un popolo miserabile e criminale; Tacito afferma…. che gli Ebrei s’erano fatti celebri per il loro, odio verso il genere umano; Giovenale .. dice che gli Ebrei non indicherebbero il cammino da seguirsi a nessun altro, fuorché a un loro compagno di fede…”
(1) Antioco IV Epifane (215- 264 a .C.) Re di Siria, cercò di combattere la religione dei suoi sudditi ebrei imponendo gli usi e i miti greco - ellenistici, ma gli ebrei si ribellarono a codesto tentativo dio civilizzarli, sotto la guida del sacerdote Mattatia e di suo figlio Giuda Maccabeo.
Erode detto “il grande”(73 - -4 a .C.)discusso re di Israele, si circondò di sapienti greci, era di origine idumea,popolo che era stato convertito a forza all’ebraismo da Giovanni arcano verso il 140 a .C. Grande costruttore, gli si deve l’ultimo tempio di Gerusalemme,fu alleato di Roma. Erodiani vennero, da lui, detti quegli ebrei più o meno ellenizzati che, pur cercando di conservare le patrie tradizioni,miravano a trovare un modo di convivere con il circostante mondo civilizzato romano- ellenistico.
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(2) Bisogna sempre ricordare che “ All’inizio della nostra era il giudaismo intraprende… un’importante attività missionaria… Il diritto di "propaganda" non era compreso ufficialmente tra i privilegi concessi da Roma ai giudei. Ma a parte qualche breve e intermittente tentativo di repressione esso si esercitò liberamente. Non abbiamo dati precisi sull’ampiezza e i risultati di quest’opera di proselitismo, ma tutto lascia credere che si trattò di un fenomeno molto importante” M. Simon e A. Benoist <Giudaismo e Cristianesimo> Laterza, Bari, 1978 pagg. 36-37.
“A simpatizzare col giudaismo… erano non pochi i popolani e le donne della società pagana… si formò così nei centri del giudaismo, come Alessandria e Roma, una schiera di simpatizzanti, i quali dovranno poi essere i più proclivi a convertirsi al cristianesimo. Appunto tra costoro San Paolo fece i primi e più ardenti proseliti.”
Nicolò Rodolico <Le Civiltà Antiche>, Biblioteca dell’Università popolare Milanese, Milano, 1915, pag. 102.
Possiamo ricordare che ancora nel 202 Settimio Severo tentò di vietare il proselitismo giudaico.(cfr. A. Pincherle <Introduzione al Cristianesimo antico> Laterza, Bari, 1978, pag. 134).
Del proselitismo ebraico scrive Panfilo Gentile <Storia del Cristianesimo dalle origini a Teodosio .> (Rizzoli, Milano, 1969 pag 72)
“Tale movimento dovette assumere, per lo meno in certi momenti e in certe regioni, proporzioni considerevoli. Ai tempi di Adriano, di Antonino Pio e di Settimio Severo, a malgrado della concorrenza trionfante del Cristianesimo, esso aveva ancora tanta importanza che i tre imperatori dovettero occuparsene, vietando severamente la circoncisione di non ebrei.”
Mentre il Batault (<Aspetti >36)scrive “Uno dei fattori più importanti di successo della propaganda giudaica risiedeva nei privilegi di cui fruivano le comunitàer gruppi soggetti,senza patria,esclusi dalla cittadinanza,l’aggregarsi alla comunità giudaica rappresentava un progresso politico…”
Dai risultati degli studi di genetica sembrerebbe che tale proselitismo non abbia troppo modificato le caratteristiche del popolo ebraico, si può pensare che esso avesse successo soprattutto tra elementi non troppo dissimili da esso. Sul proselitismo ebraico cfr.anche G.P:.Mattogno <L’antigiudaismo nell’Antichità Classica>pag 106 e segg..
(3) Riguardo all’uso della circoncisione chi scrive tende a pensare che sui potrebbe considerare una prova della superiorità spirituale dei popoli arii(quelli antichi !) il fatto che questi non abbiano mai concepito la stravagante idea secondo la quale la Divinità pretenda che si infliggano alla propria figliolanza delle mutilazioni sessuali.( Chi avesse lo stomaco per occuparsi del tema potrebbe leggersi Nicholas Carter<Routine Circumcision. The Tragic Myth> Londinium Press, Londra, 1979).

(4)La “questione “dei Pelasgi è, forse, più complicata di quanto, allora, pensasse l’Evola: vi è chi ha attribuito a questo popolo caratteristiche arie Cfr. M. Baistrocchi <Arcana Urbis>ECIG, Genova, 1987.

(5)Per un inquadramento del ruolo dei <Libri Sibillini>nell’ambito della storia religiosa dell’Urbe rimandiamo a Renato Del Ponte< La Religione dei Romani>, Rusconi, Milano, 1992. Scrive J. Billinger in <Enciclopedia delle Religioni>(Garzanti, Milano, 1989, pag. 658)”I libri sibillini tuttora conservati sono di provenienza ebrea o cristiana e sono databili tra il II sec. a. C.e il II d.C. essi si proponevano di diffondere, facendo leva sull’autorità dell’antica Sibilla, la fede ebraica o cristiana.”
La questiona che qui ci interessa è riassunta in AAVV <Roma e dintorni-Guida d’Italia del T.C.I.>)Milano, 1965, pag. 34) “Giudei zelanti della patria, della Legge e del Tempio interpolano i Libri Sibillini predicendo la catastrofe della signora del mondo.”
(6) “L’intenso odio contro Roma che trovò espressione così terribile nell’Apocalisse cristiana(<Apocalisse>XVII-XVIII) deriva probabilmente da una fonte ebraica” Samuel Brandon <Gesù e gli Zeloti>(Rizzoli, Milano, 1983, pag. 76.)
In attesa di ritornare sul tema, su un piano più generale: “Il primo episodio dell’assalto ebraico alla civiltà europea è costituito dalla guerra sotterranea che l’ebraismo combatté contro Roma. Tale guerra finì con la sconfitta spirituale e politica dell’Impero Romano, una delle cause di quel crollo fu il cristianesimo partorito dal giudaismo”.Giuseppe Candelo <Ebraicità ed Ebraismo> in <Avanguardia> N. 77 Marzo 1992.
(7) Possiamo qui fare una prima considerazione su quanto sia lontana dalla “tolleranza”pagana la “prassi” delle religioni monoteistiche (Cristianesimo ed islam)scaturite dalla matrice ebraica, ad esempio dopo che “il Cristianesimo divenne uno strumento di conquista e di dominazione del mondo… questa forma di azione si è perpetuata sino ai nostri giorni, consentendo di eliminare i culti e gli Dei autoctoni dell’Europa e del Medio Oriente, e in seguito di estendere questa azione al mondo intero, privando i popoli dei loro Dei quindi della loro forza, della loro personalità, ricucendoli in uno stato di dipendenza morale e rituale, preludio alla loro completa annessione e assimilazione. N’è esempio recente l’America Latina Alain Danielou <Siva e Dioniso> (Ubaldini, Roma, 1980, pag. 224).
Sulle falsificazioni bibliche che sarebbero alla base dei progetti ebraici di conquista mondiale si potrà leggere con diletto l’anonimo opuscolo <The Political Truths of the Holy Bible>( Sons of Liberty, P. O.Box 214 Metairie LA 70004 USA).
Potrebbe darsi che il nocciolo del problema sia da ricercarsi all’epoca del ritorno dal blando “esilio babilonese”, quando Ciro Re dei Persiani, forse per ringraziare la comunità ebraica di avergli servito da quinta colonna all’interno delle mura di Babilonia, permise a chi l’avesse voluto di ritornare a Gerusalemme.
Scriveva Arnold Toynbee <Il Racconto dell’Uomo>(Garzanti, Milano, 1977, pag. 191) il “.. Deutero Isaia si lasciò andare a speranze politiche stravaganti: salutò Ciro II come l’unto di Yahweh perché aveva consentito agli ebrei deportati in Babilonia di ritornare in Giudea, ma si aspettava che a seguito di questo sorgesse un impero universale, in cui l’imperatore sarebbe stato lo stesso Yahweh e non Ciro, e dove gli ebrei, e non i Persiani avrebbero costituito il popolo imperiale.”
Come è (o dovrebbe) essere noto, gli ebrei trassero molto dalla nobile religione persiana, il Mazdeismo, (cfr. tra gli altri.Charles Autran <Mithra, Zoroastre et la préhistoire aryenne du Christianisme> Payot, Paris, 1955), tra l’altro, anche, stravolgendolo, l’ideale ario dell’Imperium riducendolo a misura del loro particolarismo e del loro fanatismo religioso.
Scrisse H.S. Chamberlain nel suo<Die Grundlage des 19 Jahrunderts > (trad. francese <La Genese du XIX Siecle> Payot, Paris, 1913, Vol.I, pag. 581) “Ora accadde che,poco prima della morte di Ezechiele,il nobile re dei Persiani Ciro,conquistò l’impero dei Babilonesi; con l’ingenuità propria dell’indo- europeo,che non è sospettoso di natura,autorizzò il ritorno degli ebrei ed accordò loro il suo appoggio per la ricostruzione del tempio,sotto la protezione della tolleranza ariana fu eretto il focolaio dal quale l’intolleranza semitica doveva,nel corso dei millenni,espandersi come un veleno sopra la terra,per la sventura di tutto quanto di più nobile sarebbe stato creato e per la vergogna eterna del cristianesimo”.
E citiamo anche, a proposito del declino del mondo antico, il Darlington (<L’Evoluzione dell’‘Uomo e della Società>pag 377 “L’intolleranza religiosa, che i cristiani avevano ereditato(in senso strettamente biologico dagli antenati ebrei, si andò ora diffondendo in tutto il mondo cristiano con le più formidabili conseguenze” (L’autore qui si riferisce al fatto che, contrariamente a quanto si tende a credere, gli ebrei furono numerosissimi tra i primi cristiani e vennero così ad incrociarsi con i convertiti di origine "gentile").
“ Per propagare il verbo dalla pace di Gesù, i Cristiani hanno fatto più morti di Attila, e Gengis Khan messi assieme” Indro Montanelli in <Il Giornale> 10/7/1990. Così “In Europa furono spazzati via con il ferro e il fuoco gli "eretici" cristiani e i "pagani" romani, celti, germani o slavi che fossero, ma anche i fedeli di una religione monoteista"del libro" come l’Islam. Il giudaismo invece rimase, seppur in difficile coabitazione nonostante ricorrenti esplosioni popolari di rivolta: alla fine esso fu sempre difeso in extremis dall’estinzione proprio dalla Chiesa forse nella speranza della conversione.”. (C.T .<Il figlio del Pantera> in <Orion> n-11 Dicembre 1992.
Sul ruolo sovversivo attribuito al giudaismo nell’antichità si può vedere anche di Gerard Walter <Les Origines du Communisme Judaiques- chrétiennes- greques- latines> Petit Bibliotèque Payot, Paris, 1975.













III
Nel già citato articolo<L’Ebraismo nel Mondo Antico>(<Il genio…>pag. 237) l’Evola “ …. Già nel mondo antico l’elemento ebraico agì nella forma di un fermento di agitazione oscura e incessante, di erosione e di improvvisa rivolta. Si sa che fin dal periodo dell’Imperatore Claudio una tale rivolta assunse anche forme tangibili e dirette, ci restano documenti di numerosi conflitti fra ebrei e non/ebrei in Egitto e in Siria, mentre già si rende sensibile una connessione fra l’attività rivoluzionaria politica e un confuso misticismo messianico alimentato dalla predicazione <profetica> ove sempre ritorna il tema dell’elezione di Israele quale signore di tutte le genti.”
E poco oltre: (pagg. 237-238)“ Il moto insurrezionale ebraico contro Roma… si iniziò sotto Nerone e si concluse con la distruzione di Gerusalemme(70 D.C.): e nel fatto, che non solo il tempio fu raso al suolo, ma si proibì altresì di ricostruirlo si vede che i Romani intuivano il punto cardinale, che è l’inseparabile connessione dell’attività sovversiva di Israele con la sua fede, con la <promessa> e la speranza messianica, delle quali il Tempio è simbolo. Malgrado ciò, sotto Traiano e Adriano si ebbero nuovi moti rivoluzionari ebraici”(1).
Della distruzione di Gerusalemme da parte dei Romani ebbe a scrivere Ernesto Renan <L’anticristo Nerone>(Corbaccio, Milano, 1936. pag.361) “Gerusalemme si vendicherà della sua sconfitta: vincerà Roma col cristianesimo, la Persia con l’islamismo.”

In effetti, è doveroso riconoscere la tenacia e l’ostinazione con la quale gli ebrei affrontarono sul campo le forze dell’Impero nei loro tentativi di rovesciare con la forza il dominio dell’Urbe. Per capire quanto sia stata aspra la lotta tra Roma e le comunità ebraiche è necessario tracciare un quadro della situazione della “diaspora”ebraica nel mondo antico.
Scrive G. Valli in <Lo Specchio Infranto> (pag. .267): “Alla metà del I secolo d.C. dei circa 7 milioni di ebrei del mondo di allora(alla stessa epoca la popolazione dell’Impero Romano ammonta a una sessantina di milioni di anime)oltre l’80% vive fuori dei confini di Palestina, soprattutto nelle metropoli di Egitto, Siria, Asia Minore, Mesopotamia, Iran, come anche a Roma, Marsiglia etc. praticando quasi esclusivamente attività di commercio, di compravendita e finanziarie in genere…
L’infiltrazione del popolo eletto tra le genti del Mediterraneo ha il suo inizio già nell’VIII secolo a.C. favorita dagli stanziamenti di gruppi commerciali/finanziari e delle classi israelite dominanti deportate dagli Assiri (dal 722-721) e soprattutto dai Babilonesi (dal 586) nei territori che vanno dal Caucaso al mar Arabico…
Un indizio della rilevanza e dalla capillarità dell’attività di tali gruppi lo possiamo dedurre dalla presenza a Babilonia delle potenti casate finanziarie dei Murashu e degli Egibi, operanti fin dal VI secolo, le quali, dopo la conquista persiana, si porranno come i finanziatori principi dei Re Achemenidi e deterranno il controllo monopolistico dei prestiti alle spedizioni commerciali dirette nei regni indiani e in Cina.
Altri indizi della diffusione e dell’entità della diaspora giudaica li possiamo riscontrare dalle testimonianze sui presidi militari ebraici in numerose oasi dell’Arabia Centrale nel VI secolo…; dalla colonia ebraica di Elefantina nell’Alto Egitto .. dai 200/400.000 ebrei stanziati in Alessandria ove occupano 2 dei 5 quartieri cittadini, dal milione di essi che popola l’intero Egitto (sui 7 milioni di abitanti che annovera la regione); dalle notizie tramandateci a proposito delle sollevazioni delle colonie ebraiche site sulle rive orientali del Mediterraneo e in Mesopotamia nel 115/117; sollevazioni .. che contribuirono ad affossare i progetti bellici di Traiano… (in modo similare sarebbero stati i disordini provocati dai cristiani nel 363 nelle retrovie di Siria ed Asia Minore a far fallire l’impresa di Giuliano/oltre la mano,forse cristiana,del suo assassino). Se pure occorre accettare con cautela le valutazioni giunte fino a noi, le allucinanti cifre dei gentili uccisi nel corso di esse danno… la misura dell’entità della popolazione e giudaica insorta. Nella sola isola di Cipro gli ebrei mettono a morte 240mila persone; a Cirene massacrano oltre 200mila tra Greci e Romani, in Egitto viene combattuta una vera e propria guerra che obbliga i governanti ad istituire in ogni distretto milizie legali per combattere i giudei (ancora un secolo dopo, la gente di Ossirinco celebra una festa per commemorare la vittoria su di loro);in Mesopotamia nell’Adiabene gli israeliti si ribellano a centinaia di migliaia al momento dell’effimera conquista romana.
Le ragioni prime di tali sollevamenti sono da riscontare in quell’atmosfera di attesa escatologica e di speranza apocalittica per cui, arrestatasi la liturgia del Tempio nel 70,l’intero giudaismo e, non dimentichiamolo,le varie sette dei primi cristiani,sin rende persuaso che Roma sia l’ultima potenza huius mundi a dominare l’ecumene prima dell’Era Messianica la cui alba sembra annunciata dal disastroso terremoto di Antiochia del 115. Dell’urto degli empi giudei, dell’inaudita ferocia dimostrata da tali sollevazioni testimoniano tutte le fonti antiche. Come commenta lo studioso inglese B W. Handerson " Migliaia di anni di civiltà non avevano cambiato le loro passioni elementari. 200 anni di governo romano non avevano insegnato loro le nozioni benefiche di pietà e saggezza. Con la ferocia delle bestie feroci gli adoratori di Jahveh offrirono ecatombe di vittime torturate al loro idolo”(2)
Riassumeva il Batault (<Aspetti..pag. 28) “Sembra a ogni modo che essi costituissero una parte importante della popolazione dell’Impero .Le comunità giudaiche, unite tra loro da una forte coesione e profondamente legate alla propria capitale- Gerusalemme- formavano un unico blocco, una forza possente che all’occorrenza avrebbe potuto sollevarsi contro l’Impero.” E a pag. 64 leggiamo: “Il risultato…”(auspicato)” della rivoluzione messianica sarà sempre il medesimo: Dio abbatterà le nazioni e i re, farà trionfare Israele e il suo re; le nazioni o si convertiranno al giudaismo e obbediremmo alla Legge, oppure verranno distrutte e i Giudei saranno i signori del mondo:Il sogno internazionalista del Giudeo è dunque l’unificazione del mondo mediante la legge giudaica,sotto la direzione e la dominazione del popolo sacerdotale. Non posso fare a meno di ripeterloi si trova di fronte a un imperialismo di dimensioni planetarie.”
Tra gli articoli de < La Difesa della Razza> è di un qualche interesse a questo proposito uno scritto di A. Trizzino < Rivolte e Sedizioni di ebrei nell’Impero Romano> apparso sul N. 10, anno II, 20 Marzo 1939. L’autore vi notava che delle rivolte ebraiche contro Roma “nessuna provincia dell’Impero di quelle frequentate dagli ebrei andò risparmiata, le rivolte scoppiarono sempre in ore difficili per l’Impero o quando Roma si trovava impegnata per l’affermazione o il consolidamento del suo dominio.” Si iniziò con la rivolta degli ebrei di Cirene scoppiata nell’89 a.C. che ostacolò Silla nella guerra contro Mitridate Re del Ponto, seguì la ribellione, sotto Caligola, degli ebrei di Seleucia e i moti di quelli di Alessandria: nella metropoli egiziana “ le sedizioni degli ebrei si mantengono allo stato cronico da prima della dominazione romana… L’odio verso di essi da parte degli altri concittadini prende proporzioni sempre più vaste. Certamente dovette essere a causa di ciò che Caligola, nel 38, decise di provare gli ebrei del diritto di cittadinanza alessandrina…. Il successore Claudio volle ancora sperimentare la clemenza, restituendo agli ebrei di Alessandria il diritto tolto dal suo predecessore. Ma nel 66, in seguito ad un incidente avvenuto nell’anfiteatro, la rivolta degli ebrei si riaccende furiosa. A nulla valsero le esortazioni… del prefetto Tiberio Alessandro”che “ esasperato inviò contro i sediziosi 2 legioni, poi altri 5.000 soldati con l’ordine di uccidere gli ebrei e incendiare le loro case”.
In seguito, vi fu la famosa rivolta scoppiata sotto Nerone, fu mandato a combatterla Vespasiano che poi marciò su Roma per salire al trono, lasciando il figlio Tito al comando delle truppe impegnate contro in ribelli. Questi prese Gerusalemme nel 70 d.C.e la sua vittoria è ancor oggi ricordata da un arco trionfale a Roma,pare che gli ebrei abbiano evitato di passarvi sotto fino alla costituzione dello Stato di Israele.
Conosciamo le vicende di questa guerra anche grazie ad un autore ebrei Yosef Ben Mattatiahu uno dei caporioni dei ribelli che, resosi conto che la protezione di Jahveh non bastava per affrontare le legioni romane, pensò bene di passare ai vincitori: preso il nome di Giuseppe Flavio, scrisse varie opere in difesa del suo popolo tra cui <Le Antichità Giudaiche>e < La Guerra Giudaica > ( si veda di questa ultima la bella edizione di Mondadori curata dalla Fondazione Valla). Peraltro questo storico sarebbe stato anche un fabbricatore di miti sterminazionisti aumentando a dismisura nelle sue pagine il numero delle vittime ebraiche della repressione romana .Si poteva leggere sul Numero 3-4 di Agosto Settembre Ottobre 1992 della rivista< Storia e Verità>. “Questo vezzo “(quello di moltiplicare le cifre delle vittime”) inaugurato da Giuseppe Flavio farà scuola e sarà seguito in chiave metastorica per accrescere con numeri e dati indimostrati le pretese riparatorie e soprattutto l’influenza politica”!
Secondo la narrazione di Giuseppe Flavio, l’ultimo ridotto degli ebrei insorti sarebbe stato a Masada un massiccio roccioso culminante in un pianoro nel deserto di Giuda a poca distanza dal Mar Morto. Qui poco meno di un migliaio di ebrei appartenenti alla setta degli Zeloti ( con la quale, secondo alcuni storici, avrebbe avuto dei legami se non lo stesso Gesù, certamente dei suoi discepoli) si sarebbero asserragliati in una fortezza fatta edificare un secolo prima da Erode il Grande resistendo all’assedio di una legione romana comandata dal procuratore Flavio Silva. Secondo la narrazione dello scrittore ebreo, nella primavera del 73 in difensori avrebbero deciso di darsi la morte piuttosto che arrendersi: eliminati donne e bambini, avrebbero estratto a sorte 10 di loro che avrebbero ucciso tutti gli altri, infine tra i 10 ne sarebbe stato sorteggiato un che si sarebbe tolto la vita dopo aver eliminato i superstiti 9.
Costituitasi l’entità sionista fiumi di retorica vennero versati su codesto episodio. <Il Giornale>del 12/2/1992 riportava un articolo firmato Simonetta Della Seta < La Fortezza Fantasma > in cui si riferiva che, secondo alcuni ricercatori israeliani, tutto ciò sarebbe stato, in gran parte, frutto di fantasia: “ a resistere fu solo una banda di assassini”, “ un gruppo di folli sicari, pugnalatori assassini noti nella storiografia dell’epoca per le loro orride razzie”. Inoltre la storia del suicidio di massa, per vari motivi, veniva ritenuta alquanto improbabile, “al massimo i Romani dovettero uccidere qualche sicario che si era rifugiato dentro Masada dopo la caduta di Gerusalemme”
Dopo la vittoria di Tito, continuava il Trizzino “Nonostante la grave sconfitta subita… gli ebrei non si acquietarono. Rivolte scoppiano nuovamente subito dopo il 70 ad Alessandria ed in altri posti dell’Egitto. Si ribellarono anche in Cirenaica …. “ poi fu Domiziano a dover reprimere una rivolta di ebrei scoppiata in Palestina ( evidentemente i romani non li avevano deportati tutti dopo il 70 !). Ma di codeste sollevazioni contro Roma, forse, la più importante e sulla quale vogliamo soffermarci un poco, sarebbe stata quella divampata durante il regno di Traiano.
Questi “… imperatore dal 987 al 117 intraprese nel 114 la grande spedizione contro i Parti, li sconfisse… Nel 116 furono conquistate l’Assiria, la Babilonia e la capitale stessa del regno parto Ctesifonte. Improvvisamente alle spalle dell’esercito operante si scatena una vasta e furiosa rivolta di ebrei nelle province dell’Impero. L’Egitto, Cirene, Cipro, la Mesopotamia , la Palestina sono coinvolte. In Egitto si trattò di una vera e propria guerra con un combattimento navale presso Pelusio. Gli ebrei vinsero il procuratore M. Rutilio Lupo, respinsero i greci verso Alessandria e distrussero, o quasi, questa città… Non meno impietosa e feroce fu la loro rivolta a Cirene. Inaudite furono le atrocità che vi commisero gli ebrei, guidati da una certo Andreas. A riguardo Dione Cassio scrive: "essi mangiavano le carni delle loro vittime,si facevano cinture con i loro intestini,sui vestivano con la loro pelle,segavano a metà il corpo di molti altri,(alcuni) venivano dati in pasto alle belve o costretti a combattere con esse:distrussero in tutto duecentomila persone."(3 ).
Dopo aver sconfitto i presidi romani, devastando la Libia , si diressero verso l’Egitto dove si unirono con gli ebrei del paese e assieme continuarono le devastazioni, portando la guerra per mare e per terra. Traiano mandò contro di loro il generale Marco Turbio con fanteria cavalleria e navi… A Cipro… capitanati da un certo Artemione gli ebrei massacrarono 240mila abitanti dell’isola, distrussero la capitale Salamina e uccisero tutti i suoi abitanti.”(4). Proseguiva, poi, il Trizzino : “Adriano (imperatore dal 117 al 138) continuò la repressione della rivolta iniziata dal suo predecessore: ridusse definitivamente a ragione gli ebrei di Alessandria.. quelli della Libia… e quelli dell’Egitto… Nel 129.. giunto in Giudea ordina la costruzione della distrutta Gerusalemme stabilendo di dare alla nuova città il nome di Aelia Capitolina…. Mentre in tutte le province la visita imperiale aveva dato occasione di conferma di più devoti sentimenti di lealismo da parte dei sudditi, i giudei di Palestina si ribellano. Nel 131 tutta la Giudea è in rivolta. Erano capitanati da.. Simeone Barcocheba. Per circa due anni rimase nelle mani dei rivoltosi. Fu una vera guerra. Adriano visitò il teatro delle operazioni, ma lasciò la condotta di esse ai suoi legati, l’ultimo dei quali, Sesto Minucio Faustino… fu chiamato dalla Britannia a schiantare la rivoluzione. Gerusalemme ritornò ad essere Aelia Capitolina… (ma) lo stato di sedizione degli ebrei… continua anche sotto Antonino il Pio…”
Sull’importanza delle rivolta divampata sotto Traiano per i destini stessi dell’Impero citiamo da C. Northcote Parkinson (<East and West>pag. 94) “Una fragile pace si mantenne tra Roma ed il Regno Parto fino ai templi di Traiano. Durante il regno di questo imperatore fu compiuto uno sforzo volto a stabilire il dominio di Roma in Oriente. Traiano invase il regno parto e prese Ctesifonte, la capitale, e marciò lungo il Tigri forse progettando un’ulteriore avanzata verso l’India. Fu in questa circostanza che gli ebrei di Cirenaica, Egitto e Cipro si sollevarono; e il loro moto dilagò in tutto il mondo asiatico. Traino morì lungo la via del ritorno che era stato costretto a prendere per affrontare la nuova situazione e il suo successore, Adriano, fu felice di accettare l’Eufrate come frontiera. Vi furono altri conflitti in questa area e Ctesifonte cadde altre 2 volte in mano romana…. Ma l’impeto era ormai svanito e questi ultimi sforzi non ottennero alcun risultato permanente.”. E più oltre(pag. 107) leggiamo: “I Parti avevano invaso la Siria nel 40 d.C: stabilendo un re indigeno a Gerusalemme, re ben accolto dagli ebrei: Poi, sotto Vespasiano, scoppiò la rivolta ebraica che Tito domò nel 70 d. C. … Infine vi fu la rivolta in Cirenaica e altrove che fermò la campagna di Traiano e facilitò le azioni dei Parti… Gli ebrei erano influenti nel regno partico…. Gli ebrei attendevano la salvezza dall’Oriente. In occasione di ogni crisi si trovarono a costituire una forza nel campo asiatico attivamente ostile all’Occidente. Nessuna base operativa in Siria poteva essere considerata sicura con ebrei nelle vicinanze. Essi erano ostinatamente ed eternamente sempre dall’altra parte della barricata”.
Queste lotte sanguinose furono così riassunte dal grande Gibbon nel suo capolavoro (cit. pag. 460) “Dal regno di Nerone a quello di Antonino Pio, gli ebrei dimostrarono una irriducibile insofferenza del dominio romano, insofferenza che esplose ripetutamente nelle più furibonde stragi e sollevazioni. La nostra umanità inorridisce alla narrazione delle orribili crudeltà che essi commisero nelle città dell’Egitto, di Cipro e di Cirene dove abitavano fingendo amicizia con gli abitanti che nulla sospettavano”.(Nota del Gibbon: “A Cirene massacrarono duecentomila Greci, a Cipro duecentoquarantamila, in Egitto una grandissima quantità di persone. Molte di queste vittime infelici furono segate in due, secondo una tecnica consacrata dall’esempio di Davide. I vittoriosi ebrei divoravano la carne, leccavano il sangue e si avvolgevano le budella di quei disgraziati intorno al corpo come una cintura. Si veda Dione Cassio LXVIII”) e siamo tentati -proseguiva il grande storico britannico- di lodare le dure rappresaglie delle legioni contro una razza di fanatici, la barbara e crudele superstizione dei quali pareva li rendesse nemici implacabili non solo del governo romano, ma anche del genere umano. L’entusiasmo, degli ebrei era sostenuto dall’opinione che fosse contrario alla legge pagare imposte a un sovrano idolatra e dalla lusinghiera promessa, tratta dai loro antichi oracoli, che in breve sarebbe nato un Messia conquistatore, destinato a spezzare le loro catene e dare ai favoriti del cielo l’impero della terra… Nonostante queste ripetute provocazioni, l’ira degli imperatori romani svanì con la vittoria e le loro apprensioni non durarono oltre il tempo del pericolo e della guerra. Per la generale tolleranza del politeismo e la mite indole di Antonino Pio”.
Infatti, dopo la rivolta di Barcocheba “ gli ebrei furono reintegrati negli antichi privilegi e ottennero nuovamente il permesso di formare e mantenere importanti comunità in Italia e nelle province, di acquistare la cittadinanza romana, di accedere alle cariche municipali e di ottenere nel tempo stesso l’esenzione degli onerosi uffici pubblici… Avendo dovuto deporre i loro progetti di rivolta, continua il Gibbon (cit. pag. 462)“il loro odio irreconciliabile contro il genere umano anziché prorompere in atti di violenza e di sangue, si sfogò in soddisfazioni meno pericolose. Coglievano tutte le occasioni di superare gli idolatri nel commercio e lanciavano segrete e ambigue imprecazioni contro il superbo regno di Edom”(nome che gli ebrei davano all’Impero Romano).
Riguardo ai privilegi riservati alle comunità ebraiche vi sarebbe molto da dire, ci limitiamo qui a citare il Mattogno (<L’antigiudaismo. >.pag 117-118) “A Roma furono concessi agli Ebrei due importanti privilegi: il diritto di amministrare autonomamente le proprie finanze e la giurisdizione sui propri correligionari. Lazare attribuisce proprio ai privilegi goduti dalle comunità giudaiche una delle cause dell’antisemitismo nel mondo antico.”
In ogni caso “Proteggendo l’intolleranza giudaica e concedendo ai Giudei privilegi inammissibili lo Stato Romano apriva… la strada al cristianesimo e si scavava la fossa preparando al contempo la rovina del mondo antico…”Georges Batault <Aspetti della Questione Giudaica>pag. 32 e “La protezione legale accordata ai Giudei nell’epoca pagana aveva considerevolmente favorito l’espansione e lo sviluppo della loro comunità in campo economico(ibidem pag. 37).
Ritorniamo allo scritto del Trizzino “Nel primo anno del suo impero (193) Settimio Severo dovette sedare un’altra violenta rivolta di ebrei in Palestina. Il successo valse al vincitore un Judaicus Triumphum decretatogli dal senato.”Ancora in seguito “Sotto Costanzo si ribellarono gli ebrei di Diocesarea, massacrarono i Romani e vorrebbero fare lo stesso in tutta la Palestina. La reazione non si fa attendere: Diocesarea è distrutta, Tiberiade, Lydda e altre città della Giudea subiscono la stessa sorte”. Le rivolte continuarono anche dopo l’affermazione della religione cristiana: “Tornano a ribellarsi nuovamente nel 556, sotto Giustiniano: assaltarono I cristiani di Cesarea, li massacrarono e distrussero le chiese, uccisero il governatore, rubarono i suoi beni e sparsero ovunque il terrore.
L’imperatore mandò un’armata: Anche questa vola, la repressione fu adeguata.”.
Il Trizzino concludeva il suo articolo con codesta considerazioni: “Ricollegando i fatti di 2000 anni fa con quelli idi oggi,Kadmi Cohen , a pag. 86 del suo libro<Nomadi> scrive il seguente brano che vale la pena di riportare (l’)“ .. avversione profonda che un grande ebreo, un grande poeta, Enrico Heine, sentiva per il diritto romano:le cause soggettive,le cause passionali della rivolta di Simone Barcocheba contro la Pax Romana e il Jus Romanus, comprese e sentite, soggettivamente, appassionatamente,da un ebreo del XIX secolo,che apparentemente non aveva conservato alcun legame con la sua razza…”
L’antica avversione si prolungava nel tempo.
Riguardo all’odio anti romano di un altro famoso ebreo riportiamo quanto scriveva Alain De Benoist nel suo <Visto da Destra>(Akropolis, Napoli, 1981) all’ inizio del capitolo < Cartagine contro Roma> “Ne La Scienza dei Sogni S. Freud narra come da ragazzo si identificasse con Annibale."Quando studiavo le guerre puniche -scrive- simpatizzavo per i Cartaginesi e non per i Romani". Si è a lungo ricordato la scena in cui Amilcare fa giurare ad Annibale,davanti all’altare domestico,di vendicarsi dei Romani. E aggiunge che da allora Annibale occupò un posto importante tra i suoi fantasmi.”. Non vi è da stupirsi: “I Fenici(erano) un popolo del gruppo cananeo, dello stesso ceppo degli ebrei… “(ibidem . )
Il Mattogno nel suo più volte citato volume (pag. 64) ricorda che il sofista Filostrato nella sua <Vita di Apollonio di Tiana> fa parlare lo stoico Eufrate il quale dando un severo giudizio dei costumi giudaici dice riguardo alle loro insurrezioni che “I Giudei sono insorti non solo contro Roma, ma contro tutta l’umanità, perché sono esseri asociali che non condividono con i loro simili né la tavola,né le libagioni,né le preghiere,né i sacrifici,e per tale ragione sono lontani dallo spirito ellenico e romano più di quanto Susa,Battria e l’ancor più lontana India lo siano da Alessandria.”

(1) Nell’ambito del sionismo vi sarebbero,attualmente, velleità di ricostruire il tempio di Gerusalemme. Maurizio Blondet < La setta ebraica dei ricostruttori del tempio>in <Studi Cattolici>(N. 360 Febbraio 1991) riferiva che tale ricostruzione assieme al proposito di costituire uno stato per soli ebrei comprendente “tutta la terra dal Nilo all’Eufrate”, dall’Egitto all’Irak, territorio dal quale tutti gli Arabi avrebbero dovuto venire espulsi, avrebbe fatto parte del programma della “Banda Stern” uno dei più sanguinari gruppi partigiani sionisti. Inquietante quello che scriveva Edoardo Longo <I Segreti del Popolo Eletto> in <Orion>n. 73 ottobre 1990: “il popolo ebraico si appresterebbe a rinnovare il proprio “patto”con il suo dio al fine di restaurare l’antico culto giudaico del sacrificio, unico rito… che può obbligare il "dio geloso" a mantenere l’antica promessa di dominio sulle genti, fatta ad Israele nella notte dei tempi”.
Sarebbe interessante avere notizie più recenti in proposito. Comunque “…l’insurrezione per la redenzione politica di Israele assume i connotati di una guerra messianica contro gli <idolatri>al fine di imporre su tutte le genti la sovranità di Jahvè e del <popolo eletto>”G.P. Mattogno <L’antigiudaismo nell’Antichità Classica>(pag. 150). Si veda anche a pag.133 di questo libro riguardo al collegamento tra le rivolte e le accuse rivolte al popolo ebraico di mirare a quale dominio del mondo che,d’altra parte,gli era stato promesso dalle sue <sacre>scritture.

(2) Arnold Toynbee in <Il Racconto dell’Uomo>(Garzanti, Milano, 1977, pag. 289) sintetizzava “Durante la prima fase della storia dell’Impero Romano ( 31 a .C.-235 d. C.) solo un popolo ai confini dell’Impero, cioè gli ebrei,aveva avuto un cospicuo aumento. La popolazione di Giuda era probabilmente scarsa nel 586 a .C., l’anno in cui il regno venne eliminato da Nebuchadnezzar, ma da allora gli Ebrei avevano popolato una buona parte dell’antico regno di Israele, confinante della Giudea, mentre una diaspora (<dispersione>) li aveva sparsi in tutte le direzioni, in lontane regioni: dapprima in Babilonia,poi in Egitto e infine in tutto il mondo greco.
In Babilonia, e dal 63 a .C. a Roma i pionieri della diaspora ebraica erano stati deportati, ma gran parte della dispersione ebraica fu impresa volontaria.Gli Ebrei si erano stabiliti all’estero come mercenari e commercianti. L’aumento costante della forza numerica del popolo ebraico è ancor più notevole se pensiamo all’entità delle perdite che esso ebbe a subire(ma anche inflisse ai suoi vicini non Ebrei) nelle sue insurrezioni contro il governo imperiale romano in Palestina nel 66/70 e nel 132/135 d.C., a Cipro e in Cirenaica attorno al 115/117. In quest’ultima insurrezione, la comunità ebraica locale non solo ottenne per qualche tempo un’egemonia locale sulla Cirenaica,ma se ne servì anche come base per un’invasione dell’Egitto.”.
“…quella che scoppiò nel 115 sotto Traiano non fu una guerra dei Parti, ma piuttosto una autentica crociata degli Ebrei, nella quale come rappresaglia per la distruzione di Gerusalemme tutta la popolazione "infedele"-greca-di Cipro, che si vuole contasse duecentocinquantamila anime,fu massacrata. Nisibis a quel tempo venne difesa da Ebrei in un celebre assedio. Il bellicoso Adiabene era una Stato giudaico. In tutte le guerre dei Parti e dei Persi contro Roma combatterono in prima linea nuclei guerrieri e contadini costituiti da Ebrei della Mesopotamia.”. Oswald Spengler <Il Tramonto dell’Occidente> Longanesi, Milano, 1957, pag-767.

D’altra parte “Roma non ignorava… di avere a che fare con un nemico micidiale, un nemico che, numericamente,assommava a circa 8 milioni di individui su una popolazione di 60 o 70 milioni di sudditi”Claudio Mutti<Ebraicità ed Ebraismo…>pag. 24-25.
Per spiegare, almeno in parte, lo straordinario incremento numerico della diaspora ebraica si è fatta anche l’ ipotesi che in essa siano confluiti, dopo la distruzione di Cartagine da parte dei Romani, i superstiti di quella punico-fenicia. Ciò potrebbe riguardare ad esempio, la penisola iberica in cui la colonizzazione cartaginese assunse notevoli dimensioni. Qui “.. si registra… una voce singolare, secondo la quale i molti ebrei spagnoli che, fino alla cacciata nel tardo Quattrocento ebbero una parte tanto rilevante nella vita economica e spirituale del regno cristiano fra Gibilterra e i Pirenei, non sarebbero veri discendenti del popolo d’Israele, bensì,in gran parte dei fenici, a loro così simili. A sostegno della tesi si adduce che il loro gran numero- verso il 1490 c’erano in Spagna oltre trecentomila ebrei- non si spiega neppure ammettendo che forti gruppi ebraici immigrassero al seguito dei mori. Inoltre, argomentano i suoi sostenitori, dopo la"Reconquista" non si fecero più distinzioni precise fra gente di aspetto semitico di fede giudaica, islamica o cristiana: Ebreo o "marrano"(letteralmenteorco),cioè ebreo battezzato, era considerato chi ne avesse l’aspetto. Poiché però i fenici o i loro discendenti non differivano molto dagli ebrei genuini o dai discendenti di questi, acquista verosimiglianza l’ipotesi che ci fodero effettivamente molti lontanissimi nipoti di mercanti cartaginesi fra i"sephardim"che, cacciati dal grande inquisitore Torquemada nell’Africa settentrionale, in Turchia o nell’America meridionale,vi fondarono in parte… dinastie del denaro”. Gerhard Hern < L’Avventura dei Fenici> (Garzanti, Milano, 1984, pagg 223-224) .
E’forse lecito chiedersi se l’odio contro Roma dei figli di Cartagine sia confluito in un simile sentimento nutrito da quelli di Gerusalemme. Riguardo all’<eredità>della presenza fenico cartaginese Valerio M. Manfredi <I Greci d’Occidente>( Il Giornale, Milano, 1996,pag. 74) scrive “..la componente semitica non si eclissò mai completamente né in Africa né in Sicilia né in Spagna. Il fatto che queste terre ricevessero in seguito e assimilassero con profonda adesione la cultura pure semitica, degli Arabi, in una sovrapposizione geografica quasi identica a quella dell’antica espansione cartaginese, non può essere considerata semplicemente come una delle tante bizzarrie della Storia.” E’ noto il ruolo che,in seguito,le comunità ebraiche della Spagna svolsero a favore di un’altra invasione semitico -africana quella islamica.


( 3) “In tutti i luoghi in cui avevano raggiunto uno stato di supremazia, gli ebrei si conducevano come orde di cannibali, nutrendosi della carne delle loro vittime e spalmandosi del loro sangue.” W: Morrison (<Gli ebrei sotto…> cit. pag. 245)” Particolare interessante “Durante la rivolta del 66-.74 d.C. vi furono numerosi cristiani che combatterono contro i Romani con lo stesso accanimento degli ebrei” M. Baigent, R. Leigh, V. Lincoln<Il Santo Graal>(Mondadori, Milano, 1990, pag.404-) “…nell’Impero Romano, dopo la distruzione di Gerusalemme, il giudaismo divenne… il centro di tutti i dissensi e di tutte le idee rivoluzionarie” C. R. S. Mead <Frammenti di una Fede Dimenticata>(I Dioscuri, Genova, 1988, pag. 68)
(4) Sulla grande insurrezione ebraica del 117-118 cfr. anche Revilo P. Oliver,<Conspiracy or Degeneracy> e Bruno Gallotta < La Diaspora Orientale insorge contro l’Impero Romano>in <Storia Illustrata>n. 266 Gennaio 1980. Infine ,si può ricordare che in testi talmudici numerano a milioni le vittime delle repressioni romane dopo le rivolte del 115-117 e 132-135. Ad esempio ,si legge di 40 milioni di ebrei uccisi dai Romani dopo la, rivolta di Bar Cocheba (cfr Daniel Mc Calden <Exiles fron History> (Londinium Press,London, e,a cura del Committee for Truth in History, <The Six Million Reconsidered> (Historical Review Press,Gran Bretagna,1977) a dire di alcuni non sarebbero questi gli unici "olocausti" le cifre delle cui vittime sarebbero state gonfiate a dismisura.




































IV CONTROLLARE NOMI E TITOLI

Nello scrivere gli articoli raccolti ne <Il Genio d’Israele> Julius Evola aveva, evidentemente, a disposizione molto materiale per documentare la perennità di quello che egli considerava l’odio ebraico contro Roma . Nell’articolo < Il Talmud e i Cristiani>(<Il Genio.. >pag. 127) trattando dei precetti talmudico scriveva: “Qualunque israelita, nella misura delle sue forze, è… tenuto a distruggere i regni costituiti secondo ingiustizia su tutta la terra, che è proprietà legittima solo d’Israele. Detestabilissimo fra tutto è poi per i Giudei quell’impero la cui madre è Roma. Essi lo chiamano Regno di Esaù, Regno Edomitico, Regno della Superbia e dell’Empietà. Connessa alla rovina di Roma essi vedono la salvezza e la liberazione del popolo eletto”. Ritornando poi su quei <Libri Sibillini> di cui abbiamo giù fatto cenno, in codesto articolo, l’Evola continuava “Abbiamo già rilevato che Roma è fatta particolare oggetto di odio da parte degli ebrei. Nell’ Obadia Rabbi Chimici scrive esplicitamente <Ciò che dissero i profeti negli ultimi giorni della devastazione del Regno di Edom, si riferisce a Roma, come io stesso ho spiegato in Isaia (XXXIV,1) al verso <Venite genti ed ascoltate>. Poiché quando Roma sarà devastata, allora sarà la redenzione degli Israeliti> e Rabbi Abram nel Tseror ammor aggiunge <Nella devastazione di Roma sarà l’immediata redenzione nostra>Il messia ebraico è dato come distruttore di Roma. Rabbi Berciai scrive.<Così verrai a sapere a proposito dell’ultimo salvatore, che subitamente apparirà ai nostri giorni; egli uscirà dalla metropoli di Roma e sarà il suo distruttore.>”
L’Evola si chiedeva, allora, che cosa dovesse intendersi riguardo a questa distruzione di Roma “su cui insistono i testi in tempi nei quali dell’Impero Romano non era rimasto nemmeno il nome” e così rispondeva: "Può trattarsi del presentimento dell’aeternitas di Roma, della sensazione che il simbolo romano sarà sempre l’irriducibile ostacolo all’imperialismo messianico del "popolo eletto"… in realtà l’antitesi vera della volontà di potenza d’Israele non può essere costituito da idee particolaristiche, quindi nemmeno da punti di vista semplicemente nazionali e razziali, ma essa può sorgere solo nel riferimento ad una concezione superiore, supernazionale e universale del Regnum spirituale e di segno opposto a quella giudaica; e ciò, almeno per l’Occidente, non può avere senso che nel riferimento a Roma. Così vedendo le cose, l’odio antiromano e la speranza che Roma sparisca dal mondo espressi dalla letteratura talmudica, testimoniano di una sicurezza d’istinto e di un potere visivo che vanno, purtroppo, bisogna riconoscerlo, assai più al di là di quello di molti antisemiti dagli incerti principi” (pagg. 128/129)(1 ).
In un altro articolo<Il nuovo convegno internazionale antiebraico di Erfurt> pubblicato nel Gennaio 1939(<il Genio..>pag. 266) J. Evola riferiva dell’intervento a tale convegno organizzato dalla Germania nazionalsocialista dell’italiano Luchini : “egli ha detto che la logica stessa delle cose avrebbe prima o poi obbligato Roma a prendere posizione contro Israele per il semplice fatto che Israele stesso si è sempre dichiarato l’eterno nemico di Roma. Ed egli nel riguardo, ha citato delle parole caratteristiche di Kadmi Cohen, che qui vale la pena di riprodurre. <Noi odiamo e disprezziamo Roma, Roma e le sue istituzioni statali, le sue legioni, il suo diritto. Si crede che noi ebrei siamo i nemici della società, dello Stato e della Chiesa. Invece è solo l’elemento romano che noi aborriamo nelle sue concezioni… Noi combattiamo sempre Roma, come i nostri avi nell’anno 70. Non vi è nulla di mutato in noi, la vittoria di Vespasiano e Tito non è ancora acquisita definitivamente. Il Tempio non è stato ancora definitivamente distrutto…. Tutto può mutare. Tutto deve mutare e tutto muterà, perché noi ebrei siamo e saremo sempre presenti>”.



A questo punto di questo nostro scritto, i lettori ci perdoneranno se facciamo un salto all’indietro nel tempo trattando di ciò che nell’antichità si pensava delle origini stesse del popolo ebraico,continuando a utilizzare la pubblicistica fascista degli anni precedenti il II conflitto mondiale. .
Troviamo nel n. 9 del 5/3/1940 Anno II de <La Difesa della Razza>l’articolo <Origini del Popolo Ebraico> del tedesco Johann Von Leers un esponente <minore> del nazionalsocialismo stranamente trascurato dalla storiografia, tanto più stranamente in quanto, sopravvissuto al conflitto, ebbe a svolgere un certo ruolo nell’Egitto della rivoluzione socialista nazionalista di Gamal Abdel Nasser.(2 ). L’autore tedesco citava Tacito ( Storie, V,1) in cui si leggeva: “La maggioranza degli storici è d’accordo che nel tempo di una epidemia… il re Bocchores si diresse al tempio del Dio Ammone. Alla sua preghiera di un rimedio fu consigliato di epurare il regno me di espellere questa gente, perché odiosa agli Dei. Così riunita questa plebaglia, raccolta qua e là, fu lasciata nel deserto. Alla folla abbandonata e piangente un certo Moyses, uno degli esuli, aveva consigliato di non aver fiducia né negli Dei né negli uomini, ma di affidarsi a lui quale capo inviato da Dio. Per assicurarsi la fiducia del popolo… Moyses introdusse nuovi costumi come non ce n’erano presso gli altri popoli. Per essi è santo tutto ciò che per noi è empio e ad essi è permesso tutto ciò che a noi è proibito. Ed ogni cattivo uomo reca… tributo per cui i Giudei sono potenti….. i giudei si aiutano l’uno con l’altro… come da nemici odiano tutto il rimanente genere umano>”(3). Poi lo scrittore tedesco rifacendosi anche alla < Antichità Giudaiche > di Giuseppe Flavio, rilevava come anche altri autori antichi, tra i quali l’egizio Manetone, avessero individuato l’origine del popolo ebraico in una epurazione degli elementi indesiderabili e asociali delle antica società egizia: ipotesi che venne ripresa dai più virulenti autori antisemitici della nostra epoca(4 )
Nel suo scritto il Von Leers sosteneva che i più recenti scavi archeologici effettuati in Palestina avevano dimostrato come la ritrazione delle barbare tribù israelitiche fosse stata una catastrofe per i fermenti di civilizzazione presenti nella regione: la conquista ebraica avrebbe causato, infatti, una decadenza improvvisa che sarebbe dimostrata, tra l’altro, anche dalla comparazione tra le ceramiche prodotte dai Cananiti, gli abitanti precedenti, con le opere ben più rozze attribuibili agli artigiani ebrei. Ciò parrebbe confermato anche da più recenti studi cfr. <Il Corriere della Sera>del 30 IX 1992 l’ articolo dall’eloquente titolo < I Filistei? Erano più civili degli israeliti> Vi si riferiva come recenti scoperte dimostrassero che codesto popolo, nelle cui aristocrazie alcuni individuerebbero, come abbiamo già scritto, delle componenti indo europee, era composto di “creatori di fini ceramiche, grandi architetti, intelligenti pianificatori urbanistici e appassionati enologi: Se mai erano gli israeliti, a quel tempo pastori e contadini, ad essere i meno sofisticati e i più privi di cultura”.
Dando un minimo di credito alla narrazione biblica( e non sappiamo quanto lo meriti: nonostante quanto abbiano affermato in passato alcuni <la bibbia NON ha detto il vero>, parrebbe proprio che la conquista della Palestina sia stata una vera e propria”invasione barbarica!
Raccogliendo qualche altro dettaglio sul ruolo storico dell’Ebraismo nel mondo antico, troviamo nell’opera di W. D. Morrison <Gli Ebrei sotto la Dominazione Romana > alle pagine XII e XIII della prefazione: “ il regime romano… malgrado tutte le sue imperfezioni concedeva pure agli ebrei vantaggi inestimabili.
Le fazioni in cui era divisa la società ebraica, quando i Romani si impossessarono della Palestina avevano ridotto il paese in uno stato di anarchia deplorevole; la mano ferrea di Roma divise i combattenti inaspriti dalla lotta e inaugurò un’epoca nuova di ordine, di sicurezza e di pace. L’annessione del territorio ebraico al vasto organismo dell’Impero Romano aperse nuovi e più larghi orizzonti all’intraprendenza degli ebrei, permettendo al commercio ebraico di espandersi sempre maggiormente pel mondo con tutta sicurezza. Gli imperatori garantivano inoltre agli ebrei privilegi ed immunità di cui altre province dell’Impero non godevano; sotto molti punti di vista, vantaggi maggiori che non avessero avuto nei periodi precedenti della loro storia.”. Purtroppo (pag. 106): “in nessun popolo dell’antichità l’odio di razza inferociva con così potente influenza e sì spietato accanimento come tra gli Israeliti della Giudea presso i quali l’intolleranza e l’esclusivismo nazionale erano entrati fra gli elementi più vitali della religione.”. E a pag. 169, leggiamo: " Le autorità giudaiche godevano localmente sotto il regime romano d’una libertà assai maggiore che non avessero potuto sotto quello delle loro dinastie indigene, poiché era principio essenziale, inamovibile e fondamentale del governo imperiale quello di lasciare per quanto possibile nelle mani stesse delle popolazioni assoggettate la tutela della perfetta osservanza delle leggi locali e l’andamento delle istituzioni nazionali.”.
Inoltre, per quel che riguarda la diaspora, (pag. 495) “Anche il fatto che, malgrado le tendenze e le disposizioni ribelli della comunità israelitica nelle varie parti dell’Impero, i Romani continuassero a permettere agli ebrei di mantenere i loro privilegi in tutte quelle città in cui essi li avevano originariamente ottenuti è un ulteriore esempio notevole e significativo del rispetto che i Romani portavano agli usi, alle tradizioni stabilite per loro.”
Abbiamo già fatto cenno sia al proselitismo giudaico sia ai tentativi ebraici di introdurre concezioni proprie della loro religione nel mondo pagano. Scrive a tal proposito il Morrison (cit.pag.509): “La premessa fondamentale dalla quale gli ebrei procedevano .. .. era la seguente: che i pagani avevano tratto e derivato tutta la loro saggezza dagli antichi testi ebraici, che tutta la cultura e la filosofia greca erano già contenute nel pentateuco e nei libri dei profeti,e che le divinità pagane altro non erano se non figure di antichi patriarchi ebrei dissimulato sotto nomi stranieri.” Il che non era, naturalmente, se non uno dei tanti tentativi di falsificare la storia a vantaggio del <popolo eletto>. Nonostante tutto ciò (pag. 517) “ Gli ebrei continuarono ad essere, per i popoli educati e raffinati di Grecia e di Roma, oggetto di dispregio e di scorno; le aspirazioni della razza ad un ritorno verso l’’antichità remota ed onorati,….. erano coperte di ridicolo, e anziché venir considerati i maestri di Platone e dei filosofi greci, gli ebrei non erano tenuti per null’altro che per i discendenti della peggiore feccia d’Egitto, Mosè non era altro che un semplice sacerdote egiziano…. E allorché egli aveva menato il suo popolo in Palestina, questo non era costituito che da una vile plebaglia, abbietta e spregevole, composta di ciechi, zoppi, storpi e lebbrosi.”—
Rimandiamo ancora una volta, al libro del Mattogno(pag-95 e segg) riguardo alle falsificazioni propagandistiche ebraiche che miravano a far passare tutti i sapienti dell’antichità ,compreso Platone,Pitagora e Omero,per umili discepoli del fantomatico Mosè.

(1) Nel libro di Helmuth Von Glasenapp <Le Religioni non Cristiane>(Feltrinelli, Milano, 1962, pag. 170) si legge a proposito del fatto che il mitico Salomone avrebbe fatto erigere dei luoghi di culto per le varie divinità venerate delle sue numerose consorti: “pagane”: “Fu un atto di tolleranza assai rimproverato dai fanatici ortodossi: Una tarda leggenda rabbinica narra che il giorno in cui egli fece questa concessione agli idolatri, fu fondata Roma, la più pericolosa nemica d’Israele” e a pag. 159 delle o stesso testo si può leggere: "… Satana, chiamato anche Samael (è)concepito nella Cabbalà come il patrono di Roma”. Non si potrebbe concepire un’inconciliabilità più totale-.
(2) Johann von Leers (1902-1965), personaggio di grandissimo interesse, fu un linguista di altissimo valore, combatté nei Corpi Franchi e nel 1929 aderì al Partito Nazional Socialista nei cui ranghi ricoprì vari incarichi riguardo alla politica estera e alla propaganda antisemitica, divenne professore all’Università di Jena .Dopo la disfatta riparò nell’Argentina di J.D. Peron dove pubblicò il periodico Der Weg.In seguito si rifugiò nell’Egitto di G.A.Nasser dove collaborò alla propaganda antisionistica e si sarebbe convertito alla religione islamica prendendo il nome di Omar Amin. Cfr. Claudio Mutti .<Il Gotteskampf di Johann von Leers>in J.von Leers< L’Inghilterra- l’avversario del continente europeo>Ed. del Veltro, Parma, 2004.
(3) Sulla possibilità che il fantomatico Mosè, ammesso che sia esistito,fosse di origini egizie cfr. Johannes Lehmann <Mosè l’egiziano nella Bibbia e nella leggenda>Garzanti, Milano, 1987 ed anche Omar Vecchio<Essenza Nichilistica dell’Occidente Cristiano>Barbarossa, Saluzzo, 1988. “..i documenti egizi non comprovano l’esistenza di Mosè”ricordava Arnold Toynbee (<Il Racconto dell’Uomo>cGarzanti, mIlano,1977,pag.109) Su <Il Giornale>del 9-3-1993 si poteva leggere un interessante breve articolo dal significativo tutolo< Probabilmente sono inventati i primi 10 libri della Bibbia>,vi si poteva leggere: “Personaggi dell’Antico Testamento popolarissimi fra la gente… come Mosè,Abramo,Giacobbe,Davide e lo stesso Salomone ,non sono probabilmente <mai esistiti>,è quanto sostiene il professor Thoms Thompson ,antichità mondiale in archeologia biblica ,nel libro <The Early History of the Israelite People> .. Thompson ritiene che i primi dieci libri della Bibbia <siano sicuramente frutto di fantasia> dal momento che,stando ai risultati dei suoi studi,furono scritti <fra 500 e 1500 anni dopo i fatti che pretendono di descrivere->:Secondo il docente dell’Università americana Marquette ,la totale mancanza di prove storiche b e archeologiche su molti eventi citati nella Bibbia porta alla conclusione fra le altre cose che <l’esilio israeliano in Egitto,l’esodo e la conquista della Terra Promessa non sono mai avvenuti,>, Ci si può chiedere su quali <basi>siano stati <edificati>i grandi monoteismi cristiano ed islamico. In particolare riguardo alla non accertata presenza ebraica nell’antico Egitto e al fantomatico <esodo>. Come è noto varoi studiosi hanno tentato di collegare tale <esodo>o alla cacciata degli Hyksos o ad una epurazione dei seguaci del faraone “eretico”Akhenaton, si può leggere,se non altro con diletto,A.Collins e C.Ogilvie-Herald < La Cosdpirazione di Tutankhamen>(Newton e Compton,Roma,2003
(4) COMPLETAR ESODO

















































V
Ed ora ritorniamo, tramite le opere di Julius Evola, ad un’altra grande lotta tra Roma e un centro del semitismo: la fenicia Cartagine. . Più volte l’autore tradizionalista ha scritto sui motivi <profondi> dell’implacabile ostilità che oppose l’Urbe alla città fenicia, ad esempio nello scritto < Il Simbolo aristocratico romano e la disfatta classica dell’Aventino> –poi riproposto nell’antologia <La Tradizione di Roma>(AR, Padova, 1977, pag. 131 )leggiamo : “.. soprattutto nelle guerre puniche, nella muta forma di realtà e di potenze politiche , tradizione del Nord e tradizione del Sud si scontrano” .
Ed ecco come uno storico moderno introduce il grande duello tra Roma e la città asiatica dell’Africa Settentrionale: “Racconta Plutarco che Pirro, nell’atto di abbandonare per sempre la maggiore isola mediterranea, abbia esclamato: <Che bel campo di battaglia io lascio ai Cartaginesi e ai Romani> .
E la lotta stava per iniziarsi, e proprio lì, in Sicilia, si sarebbe svolto l’ultimo atto del drammatico duello cominciato tre secoli prima fra Semiti ed Ari per il dominio del Mediterraneo occidentale, e nel quale ai Greci, che avevano fino allora tenuto non inonoratamente il campo, stremati, ma non vinti, sottentrava ora, fresca di formidabili energie, Roma ,destinata a conchiudere la gara col trionfo definitivo del genio e della tenacia latini sulla presuntuosa scaltrezza fenicia”(G. Gianelli e S. Mazzarino <Trattato di Storia Romana >Tuminelli, Roma, 1965Vol.I, pag. 245-Purtroppo il trionfo non fu definitivo (secoli dopo i Normanni scesero dal Nord per liberare la Sicilia dal giogo afro asiatico islamico e oggi l’isola viene ,come tante altre parti dell’Europa, occupata a poco a poco dell’invasione degli immigrati dal Terzo Mondo) (1)
“Le profonde differenze di carattere, etnico, culturale, religioso e la diversità delle strutture economiche e delle istituzioni politiche e militari rendeva impossibile tra le due potenze(Roma e Cartagine) una convivenza basata su un equilibrio di forze, sia pure precario..” AA VV <-Storia Universale>--Rizzoli Larousse Vol.I, Pag. 242. Utili considerazioni in proposito li possiamo cogliere anche dal volume di Marco Baistrocchi <-Arcana Urbis considerazioni su alcuni rituali arcaici di Roma>, -(Ecig, Genova, 1987), a pag. 50 possiamo leggere: “- Per il popolo romano… la guerra tra Roma e Cartagine non era tanto sentita come un conflitto d’interessi e di imperialismo economici, quanto piuttosto quale un’ordalia sacra tra due sistemi e principi religiosi antitetici e inconciliabili…” e poco oltre (pag. 51) “.. il contrasto tra i Punici e coloro che ritenevano di essere i discendenti dei Troiani era sentito dall’intero popolo romano come uno scontro manicheo ed escatologico, il cui significato trascendeva i concreti avvenimenti storici.”.
Ancora “..una titanica teomachia di principi e concezioni divine incompatibili. Da una parte la via mediterranea e ctonica delle madri, impersonata da Tanit/Giunone e, dall’altra, la via celeste dei padri, incarnata dalla virile potenza folgoratoria di Giove Tonante, di cui i due imperi furono soltanto l’espressione contingente”(pag. 54).
Inoltre, (pag. 55) “Cartagine mirava al dominio mercantile delle vie di comunicazione del Mediterraneo fondandosi sulle armi prezzolate,mentre Roma aspirava all’Impero Universale liberando il mondo caotico e barbarico dal giogo delle necessità e sottoponendolo all’ordo,allo Jus ,,al Fas“.
E a pag. 62 l’autore si chiedeva: “Costituisce forse una coincidenza del tutto casuale il fatto che durante le guerre puniche le città greche ed italiane a regime aristocratico avessero appoggiato Roma,mentre quelle a governo plebeo fossero a favore dei Cartaginesi.?” . Riteniamo di poter dire che tra i ceti aristocratici fosse più viva l’eredità indo/europea a differenza di quanto avveniva nei ceti popolari in cui erano più forti le simpatie per le multicolori armate della città afro/semitica, forse, appunto, per effetto di ancestrali parentele etniche.
C. Nortchote Parkinson nel suo delizioso <East and West> (pag. 83 ) scrive: “Razzialmente vicini agli Ebrei, (i Cartaginesi) erano (rispetto ai Romani) del tutto estranei, deliberatamente diversi. Si è notato che la caratteristica principale della religiosità cartaginese era di debolezza e sottomissione degli uomini di fronte al sovrastante e minaccioso potere degli dei e alla necessità di placarli.
Tale carattere di dipendenza si riscontrerebbe nei nomi stessi dei cartaginesi; Asdrubale significherebbe <il mio aiuto è in Baal>, Annibale < favorito da Baal>, Amilcare <servitore di Baal >.
I lettori potranno facilmente constatare come un simile atteggiamento verso la Divinità lo si ritrovi anche nelle antiche scritture ebraiche.
Ben diverso era l’atteggiamento nei riguardi del Sacro proprio agli Indo/europei.
Scriveva H.F.K. Gunther in <Religiosità Indoeuropea>( AR,Padova,1980,pagg. 31-32):
“Il rapporto di sudditanza e sottomissione tra l’uomo e il Dio è caratteristico dei popoli di lingua semitica. Gli appellativi Baal, Adon, Melech, Rabbat e molti altri, sottolineano la potenza sovrana di Dio sulle creature umane servilmente prostrate al suo cospetto. Per gli Indoeuropei onorare una divinità, <adorarla>era soprattutto educazione e coltivazione dell’istinto della venerazione e del rispetto….
Nelle lingue semitiche la parola"adorazione" risale ad una radice abadequivalente ad "essere schiavo".
Anna prega Jahvé (I Samuele 1,2), il Dio nazionale ebraico, di donare un figlio a lei, sua schiava; Davide si dichiara servo del suo Dio (II Samuele 7,18) e così Salomone (II I Re, 3,6).
<Terribile > è l’aspetto di Jahvé (II Mosè23,27; Isaia 8,13).
Mai gli Ariani provarono simili sentimenti nei confronti dei loro Dei… Anche nel Cristianesimo la virtù richiesta ai credenti di fronte a Dio è l’umiltà, in tedesco demut (della stessa radice di dienen servire)letteralmente <animo servile>.
Questo modo di sentire non è indoeuropeo,ma il frutto di una sensibilità religiosa orientale. E, poiché, non è il servo di un sovrano Iddio, l’indoeuropeo non prega a terra o in ginocchio, ma in piedi, con gli occhi al cielo e le braccia protese in avanti: Nella sua pienezza di uomo, in tutta la sua dignità, sta l’ariano di fronte al suo Dio o ai suoi Dei. Ogni forma di religiosità che diminuisce l’uomo per rimpicciolirlo di fronte ad una Divinità troppo potente e oppressiva non è religiosità indoeuropea”(2).
Ci sarebbero altri motivi di differenza tra la visione del Sacro propria ai Semiti e quella degli antichi Arii(ad esempio l’assenza tra questi ultimo di quello spirito missionario che si è dimostrato nella storia il principale distruttore delle varie culture, )dovremmo, piuttosto, chiederci (argomento che qui, per ora, non possiamo affrontare)come mai nei popoli in cui era ancora vivo il retaggio indoeuropeo si siano potute imporre delle forme religiose di origini estranee.
Abbiano già fatto cenno all’ipotesi che parte della diaspora cartaginese sia confluita in quella ebraica.
Scrive il Von Glasenapp (<Le Religioni non Cristiane>cit. ,pag. 176-177) che oltre che ad Alessandria d’Egitto “Anche in altre città e regioni del Mediterraneo, e dal II secolo a.C. anche a Roma, sorsero ben presto comunità ebraiche fiorenti: poiché non è pensabile che tutti questi Israeliti fossero profughi giudei, bisogna supporre che si trattasse in gran parte di proseliti fatti dal giudaismo, soprattutto di Fenici, che s’erano convertiti a questa religione. E’noto che i Fenici avevano colonie commerciali in molte zone costiere; ma poiché nel corso della storia, le loro tacce si perdono del tutto, questa supposizione avanzata per la prima volta da Georg Rosen e George Bertram è assai attendibile.”
Da parte sua il Parkinson (cit pag. 106-107) scriveva “Cartagine era stata distrutta, ma tra i satelliti dei cartaginesi vi erano gli Ebrei, diffusi ad Occidente della Palestina, ma di origini e simpatie asiatiche, potenziali spie e ribelli, difficili da assimilare e di cui era impossibile fidarsi. Gli Ebrei rappresentavano allora, e tali sono apparsi da quei tempi, un nemico all’interno delle linee europee, tollerati, quando le forze dell’Oriente erano in ritirata ma considerati pericolosi quando esser avanzavano”. (si veda quanto abbiamo scritto sull’alleanza di fatto, in epoca medioevale,tra comunità ebraiche e invasori islamici dell’Europa)
Citiamo ancora Alfred Rosenberg che nel suo <Der Mythus des 20° Jahrunderts>( trad. francese <Le Mythe du XXe Siecle>Avalon, Paris, 1986,pag. 54)scriveva : " La distruzione di Cartagine fu un’impresa estremamente importante dal punto di vista della storia delle razze: grazie ad essa anche la successiva cultura dell’Europa centrale e occidentale fu preservata dagli influssi di questo pestilenziale focolaio. Ma certo lo storia avrebbe prese, forse, un’altra direzione, se insieme alla distruzione di Cartagine fosse stata effettuata interamente anche quella di tutti gli altri centri semitico-asiatici. L’impresa di Tito avvenne troppo tardi: il parassita del vicino oriente non era più solamente a Gerusalemme,ma aveva esteso i suoi potenti tentacoli a partire dall’Egitto e dall’Ellade, contro Roma .E già agiva nella città stessa.”

La stessa distruzione della grande rivale nord africana di Roma non ebbe effetti duraturi: scrive C.D.Darlington (<L’Evoluzione dell’Uomo e della Società> (pag. 310) “Di Cartagine non sopravvisse proprio nulla? La città e lo stato furono certamente annientati. La classe dirigente scomparve: ma della sua gente sopravvissero alcuni frammenti, che si sparsero nelle sue colonie. Da Leptis Magna alla Mauritania, e da Gades(Cadice) a Cartagena, e che conservarono in quei luoghi la loro lingua… (che)mantennero la loro razza e il carattere. Individui di varie qualità, scrittori e imperatori, senatori e santi… furono indubbiamente i discendenti dei Cartaginesi.”. Ha scritto Alain De Benoist (cit, pag 63) : “… nel secondo secolo della nostra era, Cartagine divenne la più importante comunità cristiana dell’Africa.”
V.M.Manfredi in<I Greci d’Occidente>(Il Giornale,Milano,1996 pag-74 ) scriveva“..la componente semitica non si eclissò mai completamente né in Africa né in Sicilia né in Spagna. Il fatto che queste terre ricevessero in seguito e assimilassero con profonda adesione la cultura pure semitica, degli Arabi, in una sovrapposizione geografica quasi identica a quella dell’antica espansione cartaginese, non può essere considerata semplicemente come una delle tante bizzarrie della Storia.”
E Cartagine sarebbe stata motivo di ispirazione per altre invasioni semitiche dell’Europa.
Scriveva Michele Amari (<Storia dei Musulmani in Sicilia>Vol. I Le Monnier, Firenze, 2002 pag. 151): ”..un gran disegno, attribuito da alcuni scrittori a Musa-ibn-Noseir. Ed era di rinnalzare la potenza che la schiatta semitica avea fondato in quelle medesime regioni quindici secoli innanzi, la quale non avea ceduto che alla virtù di Roma. Narra un de’ primi cronisti arabi che Musa, venuto a Cartagine, sentendo dir dai paesani berberi delle antiche imprese navali di quel popolo, si deliberasse a ritentare tal via, sì come poi occupata la Spagna gli lampeggiò alla mente di tornare in Oriente a traverso la terraferma di Europa, imitando e avanzando Annibale.”

Riassumiamo: “ Lo scontro tra Roma e Cartagine non rappresentò soltanto il mortale conflitto tra due città rivali per il dominio del Mediterraneo. In esso, invece si confrontarono due opposti mondi metafisici, culturali, etnici. Da un lato, in Roma, l’universo della Luce, del Nous, delle Idee Divine, di una realtà popolata da essenze luminose che la permeavano in ogni suo aspetto, in una ricca varietà di manifestazioni, tutte armonizzatesi al Genius delle singole stirpi. Dall’altro, con Cartagine, il tetro mondo del dio Baal, il Moloch collerico che esige, per placarsi, continui sacrifici umani, divinità arcigna ed intollerante, nume tutelare di un popolo infido e crudele, senza grandezza d’animo e senza gioia.
Dopo che Roma ebbe sconfitto e raso al suolo Cartagine… la lotta si spostò su altri piani. Il Dio sconfitto, torvo e vendicativo, cercò altre strade per nuocere alla Città che aveva infranto i suoi simulacri. Dagli angiporti inquieti e torbidi del Levante, dalla Fenica, dalla Cananea, dalla Palestina, dall'Arabia, ad ondate si riversarono ad Occidente, verso i lidi dell’Italia….. la Saturnia Tellus , molteplici correnti ostili alla sua Tradizione dilagando sul resto dell’Europa.”(<Il Ghibellino>n. 7-8 Ottobre 1982-Aprile 1983 )
J. Michelet <Storia di Roma>(Rusconi, Rimini, 2002 pagg. 195-196 riassume: “Non senza motivo il ricordo delle guerre puniche si impresse tanto universalmente e vivamente nella memoria degli uomini. Dall’esito di quel duello, non dipendeva soltanto il destino di due città o di due imperi bensì quello di due razze: l’indogermanica e la semitica, che si contendevano il dominio del mondo. …Queste due razze nemiche si scontrarono un po’ dovunque. Leggiamo nell’antichissima storia dei Persiani e dei Caldei le continue lotte dei primi contro i loro industriosi e perfidi vicini. ….Ripetutamente si combatterono su tutte le spiagge del Mediterraneo i Greci e i Fenici. I Greci soppiantavano da per tutto i loro emuli nell’Oriente, come fecero poi i Romani in Occidente. Si noti il furore con cui i Fenici, protetti da Serse, attaccarono la Grecia presso Salamina, nello stesso anno in cui i cartaginesi, loro fratelli, sbarcavano in Sicilia quel prodigioso esercito che Gelone sbaragliò e distrusse presso Imera. E i Greci, per porre fine alla partita, mossero a loro volta ad assalire i loro eterni nemici in casa loro. Alessandro procurò maggior danno a Tiro che non Salmanasar o Nabuccodonosor; non pago della distruzione della città, fece sì che non potesse più risorgere contrapponendole Alessandria e cambiando per sempre la via del traffico del mondo. Durava tuttavia Cartagine e il suo impero,…Roma lo annientò. …..Molti secoli passarono prima che il duello tra le due razze si riaccendesse, prima che gli Arabi, formidabile retroguardia del mondo semitico, uscissero a ondate dai loro deserti. Lo scontro delle razze divenne allora scontro di religioni. Per fortuna, quegli audaci cavalieri si imbatterono in Oriente, nelle ….mura di Costantinopoli; in Occidente, nell’azza di Carlo Martello e nella spada del cid Rodrigo. Le crociate furono la naturale ritorsione alle incursioni arabe, e l’ultimo tempo di quell’immane duello fra i due più importanti gruppi del genere umano.>.(3)


(1)”La fenicia Cartagine,la figlia di Tiro,era l’Asia semita. Senza Roma ,tutto il bacino del Mediterraneo occidentale sarebbe stato semitizzato. Se ne immaginano le conseguenze per l’Italia,l’Iberia e la Gallia.” G. De Reynold <La Cittadella Assediata >(Idee in Movimento,Genova,2008 ,pag.7)
(2) Tra gli Indoeuropei “ non c’è posto per l’umiltà, virtù invece necessaria nel rapporto di sottomissione al Dio nelle religioni rivelate delle <Genti del Libro>: Giudaismo, Cristianesimo e Islamismo”così Claudio Rutilio <Pax Deorum. La Religione prisca di Roma>(Sear edizioni, Scandiano, 1989, pag. 15).
(3) “Narra Polibio (XXXVII, 21,1) che Scipione Emiliano pianse sulle rovine di cartagine, oppresso dal presentimento che un giorno anche la sua patria, Roma, avrebbe subito lo stesso destino. Il presentimento di Scipione si rivelò veritiero. Che altro avrebbe potuto egli fare, se non piangere, se avesse saputo che per lunghissimi secoli, Roma e il Lazio sarebbero caduti nel dominio politico di una teocrazia per la quale il <popolo eletto<era quello dell’Antico Testamento ,e non il Populus Romanus ?”(Gherardo Donoratico<Aquila in Auro Terribile. Tradizione ghibellina e tradizionalismi guelfi> in <Il Ghibellino>n.1- luglio 1980)















VI
E ora,per finire, dobbiamo dedicare alcune considerazioni alla forma religiosa,scaturita dall’ebraismo, venuta a dominare in Occidente
Piero Ottone in < Il Tramonto della nostra Civiltà> (A. Mondadori , Milano, 1994) pag. 90 ricorda:“…il cristianesimo… rimane l’espressione culturale di una civiltà diversa da quella greco-romana.
I suoi principi fondamentali, il peccato originale, l’incarnazione del figlio di Dio, la redenzione, rimangono estranei a Roma."
L’Evola aveva già scritto cose importanti al riguardo, ad esempio nella versione tedesca di <Imperialismo Pagano> (cfr l’ed. Mediterranee 2004 pag. 195) si poteva leggere: “Nella semitizzazione del mondo greco-romano e poi nordico, da addebitarsi in gran parte al Cristianesimo, si ha di fatto la rivolta degli strati inferiori di quelle razze,attraverso il cui dominio nordico-ario erano giunti alle loro splendide civiltà.” Già un Nietzsche aveva definito il cristianesimo "la religione anti ariana per eccellenza" si veda il piacevolissimo libro di Abir Thaha <Nietzsche ,Prophet of Nazism, the Cult of the Superman> (Autorhouse,USA,2005).
".il fatto stesso che il cristianesimo veniva dall’oriente avvicinò ancor più l’occidente ariano all’oriente semitico, che già, per innumerevoli vie, si era incuneato e infiltrato nella tarda romanità." Giulio Cogni <Il Razzismo>Bocca, Milano, 1936, pag. 203.
In <Heidnischer Imperialismus> (Cit pag.280- 281) si leggeva. “…, procedendo sino in fondo..ci si accorgerà..., che l’antisemitismo conduce necessariamente all’alternativa offerta dalla professione della religione cristiana o, piuttosto, dalla fedeltà alla nostra vera tradizione, dalla volontà di una nuova spiritualità integralmente nordico solare, e pertanto pagana, come massima integrazione delle nostre forze indebolite e disperse nell' oscura occidentale. Un antisemitismo radicale è possibile soltanto nella misura in cui contemporaneamente sua un anticristianesimo. Soltanto sulla base du una spiritualità ario-pagana può stabilirsi un’antitesi universale al semitismo, in quanto fenomeno altrettanto universale, le cui moderne forme economiche e sociali non sono m che determinati aspetti particolari sul piano materiale.”
Nell’edizione Hoepli, Milano, 1934, de la <Rivolta contro il Mondo Moderno> a pag. 364 si leggeva “…il trionfo del cristianesimo, l’asiatizzazione definitiva del mondo romano…e a pag. 314-315 “..nel complesso, non è affatto arrischiato dire che se Israele ci considerò un "popolo eletto",in ciò vi è effettivamente del vero, ma nel senso che appunto questo ceppo semitico sembra essere stato prescelto per far agire in universale nel mondo d’Occidente, con la sua creatura, il cristianesimo, quelle,forze di dissoluzione dei cicli tradizionali an anteriori….”
Il problema venne poi accennato in <Tre Aspetti del Problema Ebraico>)“Scalando, attraverso le forme primitive, precattoliche del Cristianesimo, l’Impero Romano già animato (minato? N d. r.) da ogni sorta di culti spurii- asiatico- semitici, lo spirito ebraico si pose…alla testa di una grande insurrezione dell'Oriente contro l’Occidente, dei sudra contro gli arya , della spiritualità promiscua del Sud pelagico e preellenico contro la spiritualità olimpica e uranica di razze superiori conquistatrici. Scontro di forze, che ripete quello già vetrificatosi in un perfido più antico nella prima colonizzazione del Mediterraneo “ …Evola <Tre aspetti …..> Ar, Padova, 1994, pag. 21).

Possiamo anche riportare una acuta osservazione del Lorenzoni/<Contro il Monoteismo>pag. 38)” Per cip che riguarda gli stessi ebrei, la chiesa cristiana- cattolica fu per loro la miglior garanzia. Di poter rimanere ed incistarsi sempre più profondamente in Europa, dove conquistarono un crescente potere finanziario.
Paolo da Tarso aveva assicurato che in data imprecisata, ma comunque prima della <fine dei tempi>, gli ebrei si sarebbero convertiti, perciò si poteva anche sopportarli, a differenza di pagani, manichei, musulmani ecc.nei riguardi dei quali non c’era alcuna garanzia di conversione.
Nel contempo i teologi, con in testa Tommaso d’Aquino, affermavano che la presenza degli ebrei, con i loro riti geovisti precristiani, era utile perché (non è chiaro come)essa forniva una prova tangibile della validità del cosiddetto nuovo testamento.
In realtà, in questa straordinaria indulgenza e tolleranza nei riguardi dei soli ebrei rispetto a tutti gli altri, c’è il fatto che, teologicamente, il dio ebraico e quello cristiano coincidono.
E in nota leggiamo “Gli ebrei subirono certamente delle persecuzioni durante il medioevo- persecuzioni spesso di origine popolare e dalle quali furono salvati generalmente dalle autorità ecclesiastiche. Si trattò comunque di persecuzioni estremamente blande in confronto a quelle dirette contro i vetero e neopagani, contro i catari e albigesi e addirittura contro i musulmani.”
Negli articoli qui raccolti, il tema è appena accennato, tuttavia nello scritto <Inquadramento del Problema Ebraico>apparso nel Settembre 1937 sulla rivista del Preziosi(<Il genio..,> (pag. 51) leggiamo: “..i nostri lettori conoscono già delle autoconfessioni ebraiche assai significative …,mostranti il lato ipocrita e machiavellico dell’ideologia umanitaria e sociale ebraica.
L’ebreo Ravage è giunto perfino a riconoscere nella morale cristiana qualcosa che, anticipando di due millenni i piani dei Protocolli, i <Savi di Sion> avrebbero fatto valere nel mondo"ariano" unicamente per disgregarne la compagine e preparare un lavoro d’infiltrazione.”
Orbene se la tesi secondo cui il cristianesimo non sarebbe in origine altro che una invenzione ebraica tesa a disarmare gli altri popoli, in primis gli Ariani, è ricorrente tra gli antisemiti più radicali, ci pare che l’Evola, abbia dato troppa importanza al testo del Ravage , il quale ci pare, più che altro, una beffarda riposta a coloro che sottolineavano la grande presenza di ebrei fra i bolscevici e negli altri movimenti “sovversivi.
A meno che l’Evola non ne facesse un uso strumentale mirante a introdurre un tema che non poteva affrontare direttamente su una rivista “ufficiosa”, se non “ufficiale”.
Vale, perciò, la pena di citare ampiamente dall’articolo <“Confusione delle Lingue”un attacco ebraico contro la cristianità>pubblicato originariamente nel numero del febbraio 1938 de < La Vita Italiana> ) (<Il Genio > pag. 110 e segg ) “Noi ci riferiamo ai due articoli usciti rispettivamente nei numeri di gennaio e febbraio 1928 della rivista The Century Magazine sotto i titoli <A Real Case against the Jews> e < Commissary ti the Gentiles >( i testi sono facilmente rintracciabili in Internet,cfr. anche l’edizione a stampa di Liberty Bell Box 21,Reedy,W:VA 25270 USA)a firma Marcus Eli Ravage” .
Costui sarebbe stato un ebreo romeno emigrato negli USA.
E l’Evola continuava “Il Ravage esordisce attaccando in pieno gli antisemiti, chiamandoli dei dilettanti, degli isterici, gente che non sa quel che vuole e che non conosce nemmeno il principio della vera colpa degli Ebrei.
"Voi da secoli andate cercando qua e là delle giustificazioni- delle “ragioni”, come voi lo chiamate –e ognuna delle vostre intenzioni è più ridicola dell’altra, ogni nuova vostra scusa contraddice e distrugge l’altra. Voi siete dei miracoli di versatilità……”
ed esaminate brevemente alcune delle accuse degli antisemiti, continuava:
“..il Ravage viene al nucleo centrale della sua argomentazione. Egli dice: voi avete paura di guardare in faccia la realtà e di tradurre in vera autocoscienza la ragione, confusamente sentita, del vostro risentimento: <Voi odiate Israele non perché ha crocifisso Gesù, ma perché lo ha generato. La ragione segreta del vostro risentimento non sta nel fatto che noi abbiamo respinto il Cristianesimo, ma nel fatto che noi via abbiamo imposto il Cristianesimo>. In tali termini, < voi siete ben lungi dal riconoscere la vera portata della nostra colpa>e di una influenza nostra, <che è indubbiamente infinitamente maggiore e ben più insidiosa di quella che voi credete da noi esercitata>.
Il Cristianesimo, proprio esso, per il Ravage è stato ‘l’opus magnum dell’Ebraismo, lo strumento vero con il quale esso ha compiuto la massima opera distruttiva sulla civiltà ariana, la rivoluzione per eccellenza, confrontata alla quale ogni moto sovversivo ascritto, con ragione o torto, dagli antisemiti a carico di Israele diverrebbe un vero scherzo….”
Evola continuava poi a citare il Ravage : “Che bisogno avete di discutere tanto sulla autenticità dei Protocolli quando avete un documento come l’Apocalisse giovannea? Ci accusate di aver accesa la rivoluzione moscovita. Sia: accettiamo l’accusa. E con questo? Comparata con ciò che l’ebreo Paolo di Tarso fece a Roma, la rivolta russa è uno scandaletto da cortile: Voi fate tanto chiasso per via della indebita influenza ebraica nei vostri teatri e nel vostro cinema.
Benissimo….i vostri lamenti sono giusti: ma che cosa può significare questo in confronto con la strapotente influenza che noi esercitiamo sulle vostre chiese, sui vostri regimi ed anzi perfino sui minimi rivolgimenti del vostro mondo intellettuale? ....Noi abbiamo cambiato l’intero corso della vostra storia, imponendovi un giogo, che mai Africa o Asia conobbe da parte della vostra potenza armata. Il nostro paesuccio di una volta è diventato la vostra Terra Santa. La nostra letteratura nazionale è diventata la vostra Bibbia. Una ragazza ebrea è il vostro ideale della maternità e della femminilità. Un profeta ribelle ebraico sta al centro della vostra devozione. Di voi, abbiamo fatto i portatori inconsci e gli agenti della nostra missione e della nostra tradizione di razza,che voi diffondeste fino agli angoli più inesplorati della terra e trasmetteste attraverso innumerevoli generazioni. Noi abbiamo abbattuto i vostri idoli, abbiamo scalzato le vostre eredità nazionali sostituendovi il nostro Dio e le nostre tradizioni. Non vi è conquista nella storia che potrà mai essere paragonata a questa, che noi ebrei abbiamo fatta su di voi”.
Secondo l’Evola, il Ravage “premette una visione del mondo pre-cristiano nei termini di una civiltà armoniosamente connessa alle forze di natura, gerarchica, riconoscente alla guerra e alla schiavitù il loro necessario posto nel sistema complessivo, aliena dall’utopia egualitaria, nobile e, ad un tempo, sanamente sensuale, intensa ad indagare i misteri della vita e a porre i fondamenti di una scienza naturale e di una filosofia naturale.” Poi l’Evola, continuava: “L’Ebraismo irrompe in tale civiltà come una forza distruttrice alteratrice e dilacerante. Con il cristianesimo, esso ne avrebbe interrotto e pregiudicato irreparabilmente ogni sviluppo. Esso impose idee estranee, che divennero fonti di irrimediabile dualismo, poiché, interiormente, malgrado ogni conversione, rimasero nell’uomo ariano una eredità e un istinto irriducibili alla sua nuova fede e ai valori d’origine ebraica.”
Più oltre l’Evola continuava “Seguiamo un po’ più da presso il Ravage nella sua ricostruzione della genesi e dello sviluppo del Cristianesimo. Egli risale al 65° .C,e in Israele e Roma riconosce le dramatis personae fondamentali.
Passata sotto il dominio romano, la Giudea fu un focolare incessante di rivolta e di insofferenza, che andò sempre più acutizzandosi quando i Romani cominciarono ad importare in quel paese i loro costumi, le loro leggi, le loro istituzioni. La fiamma della rivolta covava sotterraneamente, con qua e là rapide vampate. Già Giovanni Battista sarebbe stato uno di questi agitatori, nascondente sotto frasi teologiche apparentemente inoffensive la sedizione e politica e la speranza dell’avvento di colui, che avrebbe restituito ad Israele il suo potere. Ma le caste superiori ebraiche erano in piena decadenza, la lettera della legge aveva soffocato lo spirito, il mercantilismo e il materialismo pervadevano lo stesso sacerdozio. In un tale ambiente Gesù sorge non come il creatore di una religione, bensì come colui, che sull’esempio degli altri profeti ebraici, voleva purificare e rivitalizzare l’antica legge, entrando con ciò, in conflitto sia con l’ortodossia giudaica, sia con i rappresentanti dell’ordine costituito. I seguaci di Gesù erano degli schiavi e dei miserabili, nemici del mondo e dello Stato, sognanti quel capovolgimento di tutti i valori, che avrebbe reso loro giustizia. La formula del Regnum, l’annuncio che "i tempi sono giunti", per il Ravage non era altro che la parola d’ordine della rivoluzione. Gesù sognava di rivificare la legge ebraica, di liberare il suo popolo, di costituirsi a re degli Ebrei. Intervennero a questo punto le autorità romane e, di concerto con i conservatori dell’ebraismo, catturarono e giustiziarono il <profeta ribelle>”
( Possiamo osservare che il Ravage anticipava indubbiamente delle tendenze di storici attuali.)
Continuava poi l’Evola “Se tutto fosse rimasto a questo punto, secondo il Ravage, il Cristianesimo non sarebbe stato che una delle tante sette pullulanti in Palestina e la tragedia del Golgota non avrebbe rappresentato che un episodio presto dimenticato dalla grande storia”(1) Il grande punto di svolta, l’inizio della offensiva, ebraica contro il mondo ariano si riferisce a Paolo . Questo rabbino era un fervente patriota e la sua intenzione originaria era di farla finita con l’eresia cristiana.
Ma subitamente gli si presentò una idea nuova e diabolica. Egli ebbe la precisa intuizione, che proprio il Cristianesimo nei suoi caratteri anarcoidi, rinunciatari, pacifisti e egualitari che avrebbe potuto essere il migliore strumento contro il mondo gerarchico non – ebreo. Egli si convinse, che la liberazione della Giudea e di Gerusalemme in termini politico territoriali era in fondo cosa secondaria rispetto ad un piano più vasto, e dall’idea di una lotta politica passò a quella di una lotta occulta mediante lo spirito e la propaganda. Egli cioè riconobbe, nella nuova fede cristiana, la possibilità di disgregare interiormente la compagine del mondo non-ebraico e di spingere alla rovina Roma, la grande nemica di Israele, una volta che questa fede fosse liberata dal riferimento specifico all’ebraismo e fosse universalizzata.
Ecco —secondo il Ravage- il vero senso della <conversione>del rabbino Saul sulla via di Damasco: fu l’intuizione di un piano grandioso di distruzione, con il quale l’ebraismo celebrò su Roma una ben più grande vittoria di quella che su Roma aveva già avuto la civiltà greca.
"E questo fu il principio della nostra dominazione sul vostro mondo”
Proseguendo l’Evola rilevava come il Ravage portasse a prova delle sue asserzioni l’ultimo dei cosiddetti libri santi dei cristiani L’Apocalisse. “ Non vi è dubbio che in quella Babilonia, concepita come la grande prostituta abberverantesi del sangue dei santi(cristiani e ebrei), come colei che opprime " i popoli, le moltitudini, le nazioni, le lingue", e di cui si preannuncia con gioia sadica la caduta e la distruzione, altro non sia stato raffigurato se non Roma”.
Ulteriore semitizzazione spirituale degli europei sarebbe avvenuta, poi, grazie alla riforma protestante (A proposito di questa il Lorenzoni(<Contro il Monoteismo> pag .41 scrive “,..il denaro,nella fattispecie di metalli preziosi,era in grandissima parte in mano agli ebrei,i quali lo impegnarono massicciamente e continuamente per favorire proprio il bando protestante”).
Poi proseguiva il Nostro "Esiste una singolare convergenza fra le vedute dell’ebreo Ravage e le premesse di un certo antisemitismo estremista, pagano e antiromano. Anche per tali tendenze, il Cristianesimo è un fermento di decomposizione che ha accelerato e condotto a termine il crollo delle antiche civiltà ariane, minate dal <caos etnico>, dalla promiscuità delle razze. Anche per tali tendenze, l’essenza della fede cristiana è artfremd, cioè estranea agli istinti più profondi e innati della razza ariana e perciò causa di ogni sorta di contrasti spirituali, sociali e politici.”
Ci si può chiedere se tali atteggiamenti non potessero venire fatti propri anche da un antisemitismo <romano>!
Certamente non possiamo ricostruire ciò che passò nella mente di Saulo- Paolo il quale da molti studiosi viene considerato il vero fondatore del Cristianesimo,(cfr, ad esempio A.N.: Wilson <Paolo l’uomo che inventò il cristianesimo> Rizzoli,Milano,1997)e la sua conversione “sulla via di Damasco”rimarrò sempre un mistero, ma chi potrebbe negare che le cose si siano effettivamente svolte “come se” .........?
Ciò poteva indubbiamente introdurre una ben grave questione.
Già in precedenza l’Evola aveva scritto: “L’antisemitismo conduce necessariamente all’alternativa offerta dalla professione delle religione cristiana o, piuttosto, della fedeltà alla nostra vera tradizione, dalla volontà di una nuova spiritualità integralmente nordico-solare, e pertanto pagana, come massima integrazione della nostre forze indebolite e disperse nell’età oscura occidentale. Un antisemitismo radicale è possibile soltanto nella misura in cui contemporaneamente sia un anticristianesimo” ( <Heidnischer Imperialismus> in <Imperialismo Pagano..> cit, pag. 281).
Nell’’articolo <I cristiani e il Talmud>(pag. 125 di questa antologia) si leggeva: “..non ha interamente torto chi ha rilevato che la polemica antisemita tende a descrivere la traiettoria propria al moto di un boomerang: iniziata originariamente dal cristianesimo, minaccia, alla fine, di ritorcersi perfino contro di esso con l’accusare gli elementi semitici che….questa fede contiene, col tendere dunque ad una revisione, col costatare- spesso in base a fatti precisi- come allo stesso cattolicesimo oggi riesca difficile assumere una posizione netta di fronte all’antiebraismo e al razzismo. Soprattutto in certe forme tedesche di antisemitismo questo rivolgimento è ben visibile…”
Si potrebbe dire che l’affermazione di Pio XI secondo cui era impossibile per i cristiani essere antisemiti in quanto essi stessi "spiritualmente semiti" sia la prova che ad una certo sviluppo logico era impossibile sfuggire.(2)




Infine, si è discusso a lungo se il cristianesimo abbia favorito la decadenza dell’Impero Romano ,rimandando ad altra occasione una trattazione del tema ci limitiamo ora a citare Louis Rougier: < La Sovversione Cristiana e la Reazione Pagana sotto l’Impero Romano> ( “i Libri del Graal” Roma s.i.d. pag. 4 ),il quale sostiene:“Col fatto del loro rifiuto delle magistrature politiche e del servizio militare, dovuto al timore dell’idolatria, i cristiani fomentavano, facendo secessione, una sorta di immenso sciopero in tutto l’Impero, nel momento stesso in cui la pressione dei Parti e dei Barbari sulle frontiere necessitava la devozione di tutti i cittadini.”.
Marcello Craveri in <Un uomo chiamato Gesù> (Teti, Milano, 1993, pag. 107) “..risulta che almeno nei primi due secoli i cristiani, in maggioranza ebrei della diaspora, fedeli all’insegnamento del nazareno, mostravano apertamente la loro ripugnanza per le tradizioni pagane, assenteismo dalla vita pubblica, rifiuto di prendere le armi in caso di guerra, mancato culto all’imperatore. E questi furono obiettivamente i motivi per cui la nuova religione sembrò ai Romani, in genere tolleranti di ogni altro culto, < sinistra, foeda et prava> ( cfr Tacito < Historiae> V, 5), e le prime persecuzioni si spiegano con il timore delle classi dirigenti che il disfattismo e l’antipatriottismo dei cristiani fossero tra le cause della crisi dell’Impero”(cfr anche Guglielmo Ferrero < La Rovina della Civiltà Antica > Sarago,Milano,1988 pagg 74-75).
Le parti ancora sane della Romanità tentarono, com’è noto, una difesa destinata a rivelarsi inefficace. Scriveva il Rosenberg (<The Myth of the Twentieth Century>(Pag.35)” Fu naturale, che in chiunque vivesse ancora l’antico carattere romano, nascesse una repulsione contro la diffusione del Cristianesimo, tanto più che essi veniva a rappresentare un ..ethos politico proletario e nihilistico.” Panfilo Gentile nella sua” Storia del Cristianesimo dalle Origini a Teodosio” (Rizzoli, Milano, 1969 pag. 329) notava: ” ….tutti gli Imperatori che più energicamente attesero a difendere e riordinare l’Impero, Decio, Valeriano, Diocleziano, Galerio, intuirono senza incertezze l’aspetto dissolvente del cristianesimo.”
Naturalmente le persecuzioni romane non ebbero quella durezza e intensità che,in seguito,i cristiani vollero far credere,e gli interminabili elenchi dei presunti "martiri" non sono altro che uno dei vari "olocausti" frutto di fantasia!
Potremmo, infine, notare che gli studi più moderni gettano nuova luce sulle origini del Cristianesimo e sui suoi rapporti con l’ebraismo. Leggiamo nella tuttora interessante, anche se criticabile nelle pagine dedicate all’ebraismo, <Storia del Cristianesimo dalle origini a Teodosio> di Panfilo Gentile (cit, pag. 80) : “Per quanto riguarda Gesù, uno dei pochi risultati sicuri della moderna critica, ed oggi quasi universalmente accettato, s’intende tra i critici non vincolati a punti di vista confessionali e apologetici, è che il profeta di Galilea non volle fondare e non fondò alcuna nuova religione, e che la sua opera e il suo insegnamento,…..,non uscirono …dai limiti dell’ortodossia giudaica.”e a pag. 92 leggiamo: “Pochi passi dei Sinottici sono così sicuramente autentici come quelli che ci mostrano che Gesù non pensava punto che la sua missione dovesse andare oltre i confini di Israele. Anche se la istituzione apostolica dei Dodici presso le dodici tribù di Israele vuol essere ritenuta come una invenzione posteriore, basta l’episodio della donna cananea, episodio la cui paternità non può essere affibbiata al redattore, che aveva interessi polemici opposti. Quando la donna Cananea aveva chiesto in grazia la guarigione della propria figliola, Gesù, opponendo in principio un rifiuto, aveva formalmente avvertito che egli intendeva mantenere in vigore nelle propria missione, la distinzione fra Israele e il resto dell’umanità. "io non son stato mandato che alle pecore perdute della casa di Israele", ed aveva aggiunto: "Non è ben fatto prendere il pane dei figlioli e gettarlo ai cagnolini" (, VI Matteo VII-24-27 e XV 21-27).
Per Gesù, dunque i gentili erano semplicemente dei cani,come per gli ogni giudeo” .
In Corrado Augias e Mauro Pesce <Inchiesta su Gesù> (Mondadori, Milano, 2006)a pag. 208 pochi passi dei Sinottici sono così sicuramente autentici come quelli che ci mostrano che Gesù non pensava come risposta alla domanda "possiamo stabilire con sufficiente esattezza quando avvenne il distacco dal cristianesimo dall’ebraismo?".
“La ricerca storica recente ha messo bene in luce che questo passaggio non avvenne né con Gesù né con Paolo e neppure con la seconda generazione dei discepoli. Ad Alessandria d’Egitto si cominciano a distinguere i seguaci di Gesù dagli ebrei solo dopo le rivolte ebraiche del 115 d. C.. Solo nella seconda metà del II secolo il termine "cristiani" si applicherà in modo esclusivo ai seguaci di Gesù non ebrei.
Continuarono però a esserci per secoli ebrei che vivevano nelle proprie comunità, seguivano la propria religione, ma nello steso tempo credevano che Gesù fosse davvero il messia. Testimoniano questa condizione i vangeli da loro prodotti e altre opere religiose. L’aspetto più rilevante è che, nel corso dei primi centocinquant’anni, i seguaci di Gesù ebbero polemiche più o meno forti al loro interno, vivendo per molti aspetti in osmosi con le comunità ebraiche di provenienza. Il cristianesimo comincia a formarsi quando i seguaci non ebrei di Gesù si oppongono al giudaismo da una parte, allo gnosticismo dall’altra.”. Inoltre (pag. 57) “ Esiste anche una forte corrente di pensiero secondo la quale l’intera azione di Gesù mirava a una rivoluzione politica,a sollevare cioè il popolo ebraico contro i Romani.”
E ,per concludere, un curioso episodio: Mario Alighiero Manacorda in <Lettura laica della Bibbia> (Editori Riuniti, Roma, 1989, pag. 265-266 ) narra: “ .. avvenne nel 408 d. C.. Reparti giudaici delle truppe romane attaccarono di sorpresa, di domenica, i visigoti, già accampati nell’Italia settentrionale in una posizione incerta se di ospiti o di invasori. Fosse o no intenzionalmente una provocazione o una vendetta degli ebrei contro i cristiani(che tali erano i visigoti), l’attacco ottenne un effetto che certo non dovette dispiacere agli ebrei: né a quei pochi tra loro che erano soldati romani né alla loro maggioranza dispersa nell’impero. I visigoti percepirono l’attacco mosso contro di loro, cristiani, di domenica, come un’azione di anticristiani….e li dovettero identificare semplicisticamente coi "pagani", come già allora si chiamavano gli eredi della cultura ellenistico-romana. Così pensarono di vendicarsi sulla aborrita Roma pagana, e corsero ad assediarla attraversando mezza Italia: e dopo due anni di assedio la presero, la saccheggiarono e massacrarono gran parte della popolazione, risparmiando però i cristiani. Si può dunque dire che coloro che, sia pure indirettamente, provocarono la prima caduta di Roma, furono gli ebrei che così vendicarono la caduta di Gerusalemme. “(si aggiunga) “questa materiale, concretissima vendetta a quella già compiuta, anch’essa indirettamente, …. attraverso la cristianizzazione di Roma, che è…,una giudaicizzazione….”.
Scriveva il Batault (<Aspetti…>pag. 19) “Poiché i successi e la vittoria delle concezioni giudaiche hanno segnato la decadenza e la rovina del mondo antico, si è pienamente legittimati a sostenere che i Giudei non hanno introdotto nella civiltà antica altro che il fenomeno più potente della sua dissoluzione”.
Roma era vinta: Gerusalemme e Cartagine avevano la loro vendetta. Come scriveva Sergio Noja <Com’era buono Moloch> in< Panorama> 20-3-1988 il cristianesimo “rappresenta la vittoria religiosa del mondo semitico …sulla grande e ferrigna Roma ariana.”.










(1) Claudio Mutti <Ebraicità ed Ebraismo > (cit.pag.25) rilevava:“E stato osservato che < attraverso le forme, prime precattoliche, del Cristianesimo, l’Impero Romano già animato da ogni sorta di culti spurii, asiatico-semitici, lo spirito ebraico si pose effettivamente alla testa di una grande insurrezione dell’Oriente contro l’Occidente, dei sudra contro gli arya, della spiritualità promiscua del Sud pelasgico e preellenico contro la spiritualità olimpica e uranica di razze superiori conquistatrici.> (Julius Evola” Tre Aspetti del Problema Ebraico”Roma 1936, pag.22); una conferma di ciò sta anche nel fatto che fu L’Africa semitica- la stessa regione in cui s’era stabilito, un tempo, il focolaio antiromano della fenicia Cartagine- a produrre i più famosi retori e apologeti della superstitio nova ac malefica (Svetonio) nonché il massimo dottore della Chiesa dell’antichità: Tertulliano, Minucio Felice, Cipriano, Commodiano, Arnobio, Lattanzio, Agostino erano infatti semiti d’Africa.”
(2)Riassume Marco Rossi in < Esoterismo e razzismo spirituale> (Name, Genova, 2007, pag. 60) riguardo alle idee già espresse dall’Evola nell’edizione del 1934 de < La Rivolta…>”.il cristianesimo giunge nel momento della sincope della tradizione occidentale, spezza una continuità spirituale ed esoterica che legava le vicende europee alla tradizione primordiale ed esso stesso, come sostanza spirituale, è tra le cause fondamentali della catastrofe del mondo antico, della distruzione dalla civiltà <eroica>e classica greco- romana e quindi, a posteriori, del tramonto dell’Occidente.”.

(3) E qui si può ricordare la famosa frase di Benito Mussolini del sua “Relazione alla Camera dei Deputati sugli accordi del Laterano”(il non rimpianto “Concordato”):“Questa religione è nata nella Palestina, ma è diventata cattolica a Roma. Se fosse rimasta nella Palestina, molto probabilmente sarebbe rimasta una delle tante sette che fiorivano in quell’ambiente arroventato , come ad esempio quelle degli Esseni e dei Terapeuti, e molto probabilmente si sarebbe spenta ,senza lasciare traccia di sé.” Frase, ricalcata su una di Ernest Renan (“Marco ’Aurelio o la fine del Mondo Antico” se ne veda l’edizione Astrolabio, 1946 pag. 274) che non suscitò, certo, molto entusiasmo in Vaticano!


(4)An Tor <Contro gli Ebrei colpevoli pregiudizi> in <il Giornale> 19/3/1998 citava l’allora cardinale Ratzinger che per presentare un documento vaticano sull’antisemitismo sosteneva. “io sono convinto che si potrebbe anche dimostrare che Hitler, distruggendo il popolo di Israele voleva distruggere anche la radice del cristianesimo che secondo lui era una giudaicizzazione della Razza Ariana.”
Anche se vi è chi nega che Hitler mirasse all’estirpazione totale del popolo ebraico, il ragionamento non manca di logica.
Qui e’appena il caso di ricordare che la politica razziale del Regime Fascista, e l’avvicinamento alla Germania nazionalsocialista, peggiorarono le mai facili relazioni(nonostante il tanto strombazzato<Concordato>) tra Italia e Vaticano.
E’ anche interessante, a codesto proposito, citare quanto scriveva Vincenzo Morello(Rastignac)in <(Il Conflitto dopo la Conciliazione >(Bompiani, Milano, 1932, pag. 117 “Per le sue origini militari; per i suoi procedimenti rivoluzionari; per le sue finalità,esclusivamente patriottiche e nazionali, e decisamente anticosmopolite,il fascismo rappresenta,naturalmente,la contraddizione ,l’antitesi della dottrina cristiana., e non si comprende perché abbia voluto e voglia affermarsene,invece,l’assertore e il restauratore.”. “La più grande fregatura per noi è stato l’avvento del cristianesimo in Occidente”Benito Mussolini citato da Tullio Cianetti < Memorie dal Carcere di Verona>Rizzoli,Milano,1983,pag. 296.








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