Testo di D.W. MacKenzie
Traduzione di Flavio Tibaldi

Articolo originale reperibile su http://mises.org/story/3148

Secondo uno slogan, dovremmo pensare globalmente, ma agire localmente. [1] Tale pensiero ovviamente ha un appeal significativo, ma è altamente ingannevole. Tipicamente, questo slogan si riferisce alle questioni ambientali. Tuttavia, rappresenta una particolare visione del mondo ostile ai liberi mercati e favorevole all'intervento governativo.

L'appeal di questo slogan e delle idee che rappresenta deriva da questioni legittime. Le persone che promuovono il controllo governativo dell'economia e dell'ambiente lo fanno perché vedono potenzialmente molto probabili i conflitti in una società libera basata sul perseguimento dell'interesse personale. Dopo tutto, come possono gli individui perseguire i loro interessi senza entrare in conflitto tra loro?

La risposta più semplice e più ovvia a questo problema è che non si possono evitare i conflitti in una società di individui liberi. Potrebbe quindi sembrare che gli interessi degli individui si possano riconciliare soltanto con la coercizione. Tuttavia questa misera conclusione non è vera. La riconciliazione delle divergenze di interessi fra gli individui avviene con la cooperazione sociale all'interno del sistema del mercato. Per verificare questo punto dobbiamo capire in che modo il perseguimento di diversi interessi conduca al conflitto, e cosa fanno i mercati per armonizzare i diversi interessi.

Le ragioni più ovvie di conflitto fra gli individui sono la scarsità delle risorse e l'idea dell'interesse personale razionale. Se ciascuno di noi persegue aggressivamente il proprio uso egoista di risorse limitate, il conflitto potrebbe sembrare inevitabile. Ci sono alcuni sognatori che parlano di una società di post-scarsità. Anche se l'idea dell'abbondanza ha certo fascino emozionale ci sono ovvi motivi per rifiutare una simile idea, come la mortalità umana e la natura limitata delle risorse naturali. Altri rifiutano l'idea di interesse personale. Dopo tutto, alcune persone intraprendono azioni apparentemente generose, quali la carità ed occasionalmente il martirio. Ed alcuni credono che anche se non c'è un'armonia naturale di interessi, possiamo invece armonizzare la vita sociale rendendo la natura umana altruistica.

L'altruismo da solo non armonizza l'interazione sociale. Al contrario, un mondo di persone altruiste potrebbe facilmente essere più pieno di rancore del mondo che conosciamo. Non basta che voler promuovere gli interessi altrui. Dovremmo anche comprendere gli interessi altrui e questo è impossibile. Una delle grandi intuizioni economiche del ventesimo secolo è stato il "problema della conoscenza" esaminato da F.A. Hayek. La moderna economia globale è modellata dai diversi interessi e dalle circostanze locali di miliardi di persone, ciascuna delle quali è unica. Ciascuno ha una propria scala di valori riguardo agli usi finali delle risorse limitate e questi valori sono personali e soggettivi. Inoltre, ciascuno sviluppa i propri valori nel tempo, con l'esperienza. Ancora, ciascuno ha abilità o talenti unici nella produzione di cose di valore per noi stessi o per gli altri.

Adam Smith ha illustrato i vantaggi produttivi del lavoro specializzato e diviso. La capacità di dividere le mansioni produttive fra gli individui permette ai gruppi di migliorare la produzione ed aumentare gli standard di vita molto al di là di quanto sia possibile fare nell'ambito dell'autarchia. Per concludere, i moderni mezzi di produzione utilizzano tecnologia avanzata organizzata in complicate catene di produzione. I beni capitali esistono in varietà enorme e sono organizzati in modi molto complicati. La natura unica dei desideri si associa con i vantaggi della divisione globale del lavoro e la tecnologia moderna e pone un problema. Come si può comprendere tale complessità? Come possiamo armonizzare tante azioni differenti nell'inseguimento dell'interesse personale?

Dovrebbe essere ragionevolmente evidente che nessuno possa "pensare globalmente," ma questo non è l'unico problema con lo slogan sopraccennato. Potrebbe sembrare inevitabile che dobbiamo "agire localmente," ma neanche questo è vero. La nostra incapacità di pensare globalmente pone un problema. Come può funzionare un'economia globale se nessuno comprende il suo funzionamento? Il problema della conoscenza rende l'idea di una soluzione altruistica impossibile. Naturalmente, le persone interessate vorranno realizzare l'ordine globale, se un tale ordine consente loro un livello di vita più elevato.

Comunque, le azioni apparentemente generose hanno di solito un profitto nascosto. Le persone che fanno lavoro volontario o donano agli istituti di carità parlano spesso di piacere ricevono da queste azioni. Inoltre, i leader e i martiri possono assicurarsi il prestigio e un posto nella storia quando eseguono azioni apparentemente generose. Di conseguenza, non c'è motivo di credere che l'altruismo esista o sia mai esistito e non ce n'è comunque necessità. Il problema reale del raggiungimento della cooperazione sociale non si trova nelle intenzioni umane, ma nei limiti della cognizione umana.

Dal momento che possiamo pensare soltanto localmente, la coordinazione globale di produzione richiede alcuni mezzi con cui possiamo "estendere il nostro raggio dell'uso delle risorse oltre il raggio del controllo cosciente di una qualsiasi singola mente" (Hayek 1948, p. 88). I mercati risolvono il problema della conoscenza nella mutua coordinazione dell'uso di risorse limitate di fronte al problema della conoscenza. I prezzi nei mercati si spandono per il mondo come segnali per coordinare la produzione.

L'aumento della domanda di petrolio in Asia ha trasmesso in occidente un segnale di conservare questa risorsa. Gli Americani recentemente hanno tagliato il loro consumo di petrolio di 800.000 barili al giorno, non a causa di qualsiasi sentimento altruistico verso gli asiatici. Abbiamo risparmiato sul nostro uso di petrolio perché pensiamo localmente, nei termini dei nostri budget, dei nostri interessi. Tuttavia, pur senza intendere farlo, abbiamo agito globalmente coordinandoci con altri nell'uso di questa e di tutte le altre risorse limitate. Il sistema dei prezzi ci permette di "pensare localmente ed agire globalmente" attraverso i mercati. In questo modo risolviamo il problema della conoscenza, per arrivare ad un certo grado di armonizzazione globale di molti interessi egoisti.

Il sistema del mercato in sé non è stato progettato allo scopo di realizzare l'armonia sociale. I mercati sono emersi inizialmente dal commercio interessato basato su di una doppia coincidenza di desideri. Quando due persone hanno ciascuna ciò che l'altra vuole e vogliono ciò che l'altra ha, possono scambiare a condizione che riconoscano questa situazione ed abbiano i mezzi per eseguire questa transazione (Menger 1871). Istituzioni come la moneta e la proprietà emergono per facilitare il commercio. [2] L'intero sistema capitalista può quindi essere veduto come Adam Smith lo intendeva: "un sistema di libertà naturale." La formazione dei prezzi di mercato in moneta permette la coordinazione della produzione globale. [3]

C'è una dimensione morale nell'idea della coordinazione sociale per mezzo del commercio nei mercati. Come Henry Hazlitt ha sostenuto, non c'è conflitto fra gli interessi personali ed il comportamento etico. Il comportamento etico deriva dalla subordinazione dei guadagni immediati ai guadagni a più lungo termine. Le persone ottengono il meglio per sé con la cooperazione sociale nei mercati piuttosto che con i trasferimenti coercitivi. Questo ragionamento di Hazlitt implica che i mercati armonizzino il comportamento etico ed il guadagno personale. Tuttavia alcuni ancora non riescono a vedere come un sistema della libertà naturale ci permetta di realizzare la prosperità e la giustizia. Qualcuno ancora vede la pianificazione o il "pensare globale" e la coercizione del governo come i mezzi per raggiungere un mondo migliore e più giusto.

Il dibattito fra coloro che vedono i benefici di una società libera e coloro che insistono che il progresso economico e la giustizia sociale richiedono pianificazione e coercizione intenzionali è di vecchia data. Nel 1767, Adam Ferguson descrisse un processo evolutivo dove un ordine sociale non pianificato emerge da azioni utili di fronte ad un mondo complesso ed incerto. Da allora, studiosi come Adam Smith, Carl Menger e F.A. Hayek hanno sviluppato questa visione evolutiva delle istituzioni. Tuttavia qualcuno sostiene che il sistema del mercato potrebbe derivare soltanto da un'azione intenzionale per stabilire l'ordine sociale. Anche se nessuno potrebbe pianificare l'economia globale moderna in ogni suo dettaglio, ci dev'essere un piano più generale per l'ordine sociale, specialmente dove la protezione e l'applicazione dei diritti individuali sono interessate.

Organizzazioni istituzionali private possono emergere e sviluppare meccanismi per l'applicazione di diritti che sono, tuttavia, spesso meno convenzionali e coercitivi di quanto comunemente si pensi. Gli individui tendono a coordinare le attività tra di loro obbedendo ad accordi non scritti, non proferiti, o impliciti. Come Robert Axelrod ha dimostrato, è nell'interesse degli individui cooperare con altri a condizione che gli altri cooperino con loro. Naturalmente, le esigenze di autodifesa esistono in grande varietà, ma la soddisfazione di tali bisogni non richiede un pianificatore centrale che possa "pensare globalmente." Al contrario, le industrie di protezione richiedono lo scambio e la concorrenza su vasta scala, per funzionare nel modo migliore. [4]

Ciascuno di noi realizza molto di più con la cooperazione sociale di quel che può fare da solo. Gli ultimi secoli hanno dimostrato che Adam Smith aveva ragione sui notevoli benefici di una divisione del lavoro globale. Ancora, l'esperienza con il sistema del mercato ha dimostrato il suo valore come meccanismo coordinato per la produzione globale. Tuttavia molti non solo negano i meriti del capitalismo globale, denigrano i suoi risultati e richiedono un maggior controllo governativo. I politici ancora vincono le elezioni promuovendo "programmi economici."

Pur se il dibattito in questione è lungo e la somma di tutte le idee all'interno di questo dibattito è considerevole, si può ridurre il tutto in una semplice forma: l'idea che possiamo pensare globalmente è assurda, non solo riguardo alle questioni ambientali, ma forse ancor di più riguardo all'economia. L'idea che dovremmo agire localmente è timida e misera. Il sistema del mercato globalizza l'azione umana in un modo che rende il pensare globale inutile, se non pernicioso. L'idea che dovremmo pensare globalmente ed agire localmente ha un appeal superficiale, ma l'esame attento di questa proposta rivela che deriva da un pensiero che è sia utopistico che mediocre o privo di immaginazione. L'idea che dovremmo pensare localmente o egoisticamente ed agire globalmente potrebbe sembrare controintuitiva – in un certo senso limitata e avida ed in un altro senso assurda. Tuttavia, la concorrenza nel sistema del mercato provoca la conseguenza non intenzionale di promuovere gli interessi generali per mezzo di azioni diverse, sia che appaiano avide, sia altruiste.

Per farla semplice, coloro che davvero vogliono il progresso sociale dovrebbero promuovere l'idea che dovremmo tutti pensare localmente come individui ed agire globalmente attraverso il sistema capitalista. Questo è il credo del vero progressista.


Note

Ringrazio Don Lavoie, Pete Boettke, Anila Xhunga e Scot Kjar per il commento sulle brutte copie di questo saggio.

[1] Questo slogan è stato attribuito a David Brower, a Rene Dubos ed a Jacques Ellul. Nel suo uso originale si applicava alle questioni ambientali. Tuttavia, l'idea dietro questo slogan è alla base di gran parte del pensiero dei socialisti e dei democratici sociali.

[2] Menger ha un'eccellente discussione sull'emersione della moneta nei suoi "Principi." Mises ha raffinato questo concetto nel suo teorema della regressione (1912, 1949).

[3] Von Mises ha discusso questo punto validamente nel suo "Socialismo" (1922).

[4] Donald Wittman (1995) e Theodore Breton (1989) hanno indicato che se il governo deve realizzare l'efficienza economica, può agire in tal modo soltanto replicando il funzionamento del sistema di mercato.

Fonti

Axelrod, Robert An Evolutionary Approach to Norms

Breton, Theodore (1989) "The Growth of Competitive Governments." The Canadian Journal of Economics. 22, 717Ð750.

Ferguson, Adam. Essay on the History of Civil Society (1767)

Hayek, F.A. Individualism and Economic Order (1948)

—— "The 'Non Sequitur' of the Dependence Effect," (1962)

—— The Constitution of Liberty (1960)

Hazlitt, Henry. The Foundation of Morality (1964)

Menger, Carl. Principles of Economics (1871)

Mises, Ludwig von. Human Action (1949)

——The Theory of Money and Credit (1912)

—— Socialism (1922)

Smith, Adam. An Inquiry into the Nature and Causes of the Wealth of Nations (1776)

Wittman, Donald. The Myth of Democratic Failure (1995)

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