Veltroni: "Con Di Pietro alleanza finita"

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• da La Repubblica del 20 ottobre 2008, pag. 9

di Giovanna Casadio

Finito. Il patto tra il Pd e Antonio Di Pietro «si è rotto» all’indomani delle elezioni quando l’ex pm «ha stracciato» l’impegno e in Parlamento se n’è andato per conto suo, con la propria scialuppa di parlamentari e ha cominciato ad alzare i toni nel paese. In poche parole, attacca Walter Veltroni, «abbiamo due posizioni diverse, ed è tutta la vita che sento qualcuno che fa l’opposizione gridando con un tono di voce più alto. Però quando si va nel merito si vedono grandi differenze», e Di Pietro su alcuni temi dice cose «molto lontane dall’alfabeto della cultura democratica del centrosinistra». Mancano cinque giorni alla manifestazione di piazza dei Pd, sabato prossimo, alla quale lo stesso Di Pietro conferma di partecipare, e il segretario dei Democratici spara contro l’ex alleato paladino dell’opposizione dura e pura.

Non è la prima volta che Veltroni lancia stoccate al leader di Italia dei valori, e infatti - poco dopo l’analisi spietata del segretario in tv a Che tempo che fa- in una nota il veltroniano Giorgio Tonini cerca di minimizzare: «Veltroni ha ribadito ciò che aveva già detto». Questa volta però, oltre alle accuse più pesanti del solito, c’è lo scenario in cui tutto ciò avviene, e cioè il braccio di ferro con il centrodestra sulla presidenza della commissione parlamentare di Vigilanza Rai. Qui, Di Pietro non vuole sentire ragione e blinda Leoluca Orlando costringendo il Pd a sostenere lo stallo totale. Le accuse a Di Pietro avranno una ricaduta sull’accordo tra Pd e Idv per la Vigilanza?

«Noi continuiamo a difendere il principio istituzionale che la Vigilanza spetta all’opposizione e il governo non può porre veti. Però Di Pietro è un politicante sleale rincara Antonello Soro - e ha fatto di tutto per rendere difficile i rapporti tra maggioranza e opposizione e dentro l’opposizione». Una bordata durissima. A denunciare le contraddizioni veltroniane ci pensa Arturo Parisi: «Il segretario è incapace di riconoscere i suoi errori, prigioniero di un teorema che ha guidato la sua linea disastrosa e per poterne fuoriuscire si infila in contraddizioni crescenti spingendo in un angolo il Pd e il centrosinistra. Chi ha scelto Di Pietro come alleato?».

Veltroni più che di Vigilanza («Non mi sembra il problema principale della gente») preferisce parlare della manifestazione: «Il governo è arrogante e l’opposizione si fa nelle piazze non in televisione. Non capisco poi la preoccupazione per il fatto che le persone si ritrovino a fare quello che in democrazia rappresenta un valore». Non solo. Quella di sabato è una «bella sfida» per il Pd, spiega, perché per la prima volta un partito politico organizza «una manifestazione al Circo Massimo, un luogo grandissimo dove ci sono state manifestazioni dei sindacati o anche per lo scudetto della Roma...». E che la manifestazione debba essere un punto di svolta lo chiede Francesco Rutelli. Anche lui in tv a In mezz’ora afferma di aspettarsi da Veltroni sabato «una rifondazione del Pd, la capacità di dire agli italiani: questa è la destra e questi siamo noi. Un nuovo Lingotto». Un momento in cui si ricomincia daccapo. Non era stato del resto tenero l’ex segretario della Margherita con l’organizzazione di una manifestazione in tempo di crisi. Ora chiede: «Ho investito su Veltroni, mi aspetto che dica: siamo all’opposizione ma questa è la nostra agenda per i prossimi anni». Critica Veltroni anche Marco Pannella: «La Vigilanza non interessa? Sembra il leader del Partito qualunquista». Una settimana difficile per il segretario: scandita dai malumori nel partito, con le correnti in attività (oggi a Bari convegno di Red, l’associazione di D’Alema), il rebus-Vigilanza e la scommessa sulla piazza.