User Tag List

Pagina 1 di 5 12 ... UltimaUltima
Risultati da 1 a 10 di 50
  1. #1
    Sardista po s'Indipendentzia
    Data Registrazione
    31 Aug 2005
    Messaggi
    2,004
    Mentioned
    4 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Post XXI° Congresso. Carbonia, 1984.

    Dopo il XIX° e XX° Congresso, quello svoltosi a Carbonia il 5-6 maggio del 1984, completa la fase di elaborazione propulsiva del PSd’Az.
    Nei due precedenti (ma in particolare nell’81) vennero definiti gli obiettivi e i valori a cui il Sardismo era sopraggiunto nel suo percorso storico, senza tralasciare la rivendicazione di specifici obiettivi da conquistare sulla via dell’indipendenza.
    Nel XXI°, “Congresso programmatico”, si fornirono analisi e concrete soluzioni per il governo della Sardegna, sui temi fondamentali della politica economica, sociale, culturale, istituzionale, sintetizzati nei famosi 13 punti.
    Il Congresso venne celebrato a cavallo tra importantissime tornate elettorali: le elezioni politiche “italiane” del 26 giugno 1983, e in previsione di quelle “regionali” del 24 giugno 1984, precedute da quelle europee del 17 giugno.
    Alle elezioni politiche il Partito raccolse 91.923 voti alla Camera (pari al 9,5%) e 76.848 (9,7%) al Senato, conquistando un seggio nei due rami del Parlamento italiano (con Mario Melis e Nanni Loi).
    A quelle europee, in coalizione con l’Union Valdôtaine ed altre formazioni dell’ALE in Italia, nella lista “Europa – Federalismo dei popoli”, conquistò 115.832 voti in Sardegna (il 12,7%) e 190.988 nello Stato, eleggendo eurodeputato Michele Columbu.
    Alle successive regionali, raggiunse 136.720 voti pari al 13,8% del totale e 12 seggi in Consiglio.
    Furono gli anni del “vento sardista” e delle reazioni allarmate da parte di ambienti democristiani, con le accuse di “mezzo-terroristi” rivolte ai Sardisti (De Mita), prontamente rispedite al mittente.

    I contenuti e lo svolgimento del Congresso vennero ampiamente documentati dall’organo di informazione del Partito “Il Solco”, che aveva appena ripreso ad essere pubblicato, con la nuova serie a partire dal mese di marzo del 1984, il n° 0.
    Direttore della testata era ovviamente Michele Columbu, il Redattore capo Gianfranco Pintore.
    Naturalmente conservo tutti i numeri (mi pare) di quella serie.

    Prima dell’insediamento della presidenza del Congresso, Gigi Sanna mi chiese di far parte della commissione verifica poteri, per cui non seguii attentamente tutti gli interventi, pur trovandomi sul palco degli oratori. Pertanto, rileggere in questa occasione quei temi, è stato rivivere con maggiore consapevolezza anche quella assemblea.

    I documenti da cui sono tratti i testi si riferiscono prevalentemente ai primi 4 numeri de “Il Solco”, nuova serie; in particolare il 3° e 4° dedicati quasi completamente al Congresso.
    Man mano, specificherò gli scritti dei singoli numeri che intendo postare.
    In sintesi, ecco le fonti di riferimento:

    • cartella Congresso;
    Il Solco, 1 Marzo 1984. Anno I - N° 0
    Il Solco, 1° Aprile 1984. Anno I - N° 1
    Il Solco, 15 Aprile 1984. Anno I - N° 2
    Il Solco, 1 Maggio 1984. Anno I - N° 3
    Il Solco, 15 Maggio 1984. Anno I - N° 3-4
    Il Messaggero sardo, aprile 1984;

    •   Alt 

      TP Advertising

      advertising

       

  2. #2
    Sardista po s'Indipendentzia
    Data Registrazione
    31 Aug 2005
    Messaggi
    2,004
    Mentioned
    4 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Quella che segue è l’immagine di copertina della cartella distribuita forse prima del Congresso (non ricordo), contenente 5 relazioni dattiloscritte e corrette a mano poi riprodotte in fotocopia, quindi poco più di bozze per la discussione.
    Questi i titoli:
    La Sardegna e l'Europa (30 pagine, senza nome dell’autore);
    Le diseconomie in Sardegna (13 pagine, firmato Franco Sotgiu);
    Problema energetico e sviluppo economico (19 pagine, a firma di Gigi Sanna, Gianni Atzori, Italo Ortu);
    La questione culturale sarda elemento caratteristico della seconda rivoluzione sardista
    (11 pagine, senza nome dell’autore);
    Servitù militari in Sardegna (21 pagine, senza nome dell’autore).
    Ho ritenuto non necessario riportare anche quei testi pre-congressuali, poiché ampiamente documentati successivamente.



  3. #3
    Sardista po s'Indipendentzia
    Data Registrazione
    31 Aug 2005
    Messaggi
    2,004
    Mentioned
    4 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito • Il Solco, 1 Marzo 1984. Anno I - N° 0

    Come accennato, la nuova serie del periodico sardista riprese ad essere pubblicato con questo n° 0.
    Pur non facendo alcun riferimento a Carbonia in questo numero, mi sembra doveroso riportare l’articolo di Michele Columbu e quello di Carlo Sanna (allora Segretario del PSd’Az):
    La lunga via
    Michele Columbu

    Riscoperta della politica: segreto del successo sardista
    Gli avversari devono fare i conti con il nostro progetto di liberazione
    Carlo Sanna

    Il primo ripercorre, da par suo, la storia de “Il Solco” fino a quel momento; il secondo traccia una precisa analisi politica del contesto di allora.

    OT: approfitto di questa occasione per inviare un caloroso saluto al Presidente Michele Columbu e al Segretario Carlo Sanna, i due principali artefici della “riscossa” e del “vento sardista” di fine anni ’70 e degli anni ‘80.


    Prima pagina




  4. #4
    Sardista po s'Indipendentzia
    Data Registrazione
    31 Aug 2005
    Messaggi
    2,004
    Mentioned
    4 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    La lunga via

    MICHELE COLUMBU

    Movimento e partito politico di contadini e di pastori reduci da una guerra feroce. li Solco evocava immagini di lavoro paziente e di pace. Bisognava gettare le basi, modestamente, per la redenzione del popolo sardo; l'impresa sarebbe stata lunga e difficile.

    Così nacque la metafora dell'operazione preliminare - unu suspu - aprire la terra, seminare, seguire le varie fasi della crescita e sperare nelle messi ancora lontane, insidiate, minacciate da mille pericoli.

    Sottoposto a censura, più volte sequestrato e infine distrutto dai fascisti nel 1926, Il Solco rinasce nel 1944 «organo del Partito sardo d'azione», e sino al 1949 in Sardegna è il settimanale politico che più prestigiosamente propone e 'dibatte i problemi dell'autonomia e della rinascita dell'isola.

    Vi hanno profuso energie del cuore e della mente Camillo Bellieni, Emilio Lussu, Dino Giacobbe, Salvatore Sale, Luigi Oggiano, L.B. Puggioni, Bartolomeo Sotgiu, Anselmo Contu, G.B. Melis, Piero Sotgiu, Pietro Melis e altri, tanti altri campioni del sardismo, forse meno noti e popolari ma tutti valorosi.

    Nel 1949, Il Solco sospese la pubblicazione. Ricomparve negli anni Cinquanta e, infine, per un breve periodo, nel 1963.

    Questi sono soltanto dati anagrafici, in un certo senso, brevi e scabri, che non possono dire molto alle nuove generazioni sardiste; ma nella storia dell'autonomia sarda, anzi delle autonomie regionali in Italia, bisogna ricordarlo, come pure nella storia della resistenza alla dittatura, li Solco ottiene un posto di grandissimo rilievo che va ristudiato e meditato. Anche perché molti dei più gravi problemi affrontati allora, i problemi della difficile e sempre elusiva rinascita e della stessa autonomia, ancor oggi irrisolti, attendono nuovi e sapienti impegni di lotta.

    Negli ultimi vent'anni il Partito sardo, più o meno ufficialmente, in modo discontinuo e disorganico - non occorre giustificarsi ricordando la cronica insufficienza di mezzi - sperimentò altre testate (Sardinna Libera, Quaderni, Dibattito, Forza Paris, e più di recente, Indipendenza e Liberatzione).

    Solo una volta, nel 1978, ritornò Il Solco, un numero unico di 64 pagine, formato rivista
    che sembra sia sfuggito all'attenzione dell'intero popolo sardista.

    Negli anni Sessanta, in verità, perdurando il sottosviluppo e uno stato di crisi sempre più insopportabile, non ostante le promesse del primo Piano di Rinascita («Vieni, c'è un posto per te»), mentre nell'Italia settentrionale si verificava una clamorosa ripresa economica, svariate decine di lavoratori sardi abbandonavano le ingrate campagne e passavano il mare.

    Il contemporaneo brillare di miracolose speranze industriali contribuiva allora a mortificare persino il concetto di agricoltura; e così anche la vecchia metafora contadina, il solco, appariva invecchiata, anacronistica, non più adeguata al programma di un partito che voleva essere moderno.

    Oggi sono tramontate anche le seconde e anche le terze illusioni. Non rinunzieremo certo ai nostri obiettivi di sviluppo industriale per la Sardegna; ma sappiamo che le industrie non sono tutto, che esistono problemi ineludibili di utilizzazione delle risorse locali, di ecologia, di urbanistica, di cultura, di recupero e difesa del territorio.

    Nel contesto l'agricoltura e il solco riconquistano con onore un posto di primaria importanza, e la metafora contadina non è più un oggetto da museo archeologico. Ma il Partito sardo, con precisa consapevolezza, con un programma organico e razionalmente misurato, risveglia Il Solco e ne
    riprende la pubblicazione soprattutto per fedeltà a quelle origini, dalle quali in questi ultimi anni ha voluto attingere obiettivi strategici e coraggio.

    I risultati sono appaganti e promettenti: il popolo sardo, in termini moderni e di attualità, va recuperando il senso della nazionalità e l'antica coscienza sardista. Proseguiremo fiduciosamente per questa via, senza arroganze ma con estrema franchezza, con rispetto democratico per gli avversari, ma senza ipocrite cortesie.

  5. #5
    Sardista po s'Indipendentzia
    Data Registrazione
    31 Aug 2005
    Messaggi
    2,004
    Mentioned
    4 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Riscoperta della politica:
    segreto del successo sardista


    Gli avversari devono fare i conti con il nostro progetto di liberazione


    CARLO SANNA

    La grande avanzata elettorale e organizzativa del Partito ha suscitato negli avversari non solo un ovvio timore, ma anche e soprattutto il senso di una ineluttabile sconfitta. Sconfitta delle tesi politiche portate avanti in alcuni decenni di loro presenza in Sardegna. E sconfitta della loro stessa funzione di organizzatori del consenso dei sardi a uno stato sempre più esterno.
    L'illusione che questa mediazione e i suoi frutti più evidenti, come la Rinascita e l'industrializzazione monoculturale, potessero modificare o cambiare la natura del rapporto tra Sardegna e stato italiano, pur creando guasti difficilmente riparabili, è durata pochi decenni. Decenni durante i quali il Partito ha avuto enormi problemi per affermarsi e far affermare la propria linea politica e ideale di liberazione nazionale e sociale della Sardegna.
    I partiti nostri avversari hanno cercato di spiegare, prima di tutto a se stessi, la nostra vittoria col fatto che fosse «prevedibile» l'avanzata in un clima di sfascio economico, sociale, culturale e di disgregazione del tessuto civile della nostra terra, quasi che artefice di questo sfascio non sia stata proprio la loro politica e la loro cultura di subordinazione a interessi che sono stati e sono spesso antagonisti a quelli della nazione sarda.
    Ma noi non ci vergogneremmo affatto se così fosse, se questa cioè fosse l'unica ragione; anzi rivendichiamo l'esattezza dell'intuizione che fu alla base della nostra nascita e della pratica politica di questi nostri sessant'anni di storia.
    L'intuizione che la natura del rapporto della Sardegna con lo stato è coloniale e che il colonialismo genera sottosviluppo ma anche necessità e volontà di lotta per uscirne. E’ persino ovvio che un numero sempre più grande di sardi riconosca come strumento di lotta l'unico partito che in Sardegna pone con chiarezza i termini della questione nazionale sarda.
    Eppure il successo di un anno fa e la vittoria che arriverà il 24 giugno prossimo non sono solo il frutto delle cose; sono il risultato di un lavoro costante che un nucleo di sardisti, neppure così piccolo come si crede, ha fatto per denunziare le illusioni e per disinnescare le trappole poste ai sardi dai partiti italiani.
    Questo diciamo per due motivi. Intanto per disilludere i nostri avversari portati magari a considerare che la nostra avanzata sia effimero fuoco di paglia soffocabile con nuove promesse di rinascita o di riforme marginali di un patto che il popolo sardo non ha mai stretto con lo stato italiano. In secondo luogo per suggerire loro che la nostra linea politica, la nostra storia, la nostra strategia sono saldamente ancorate nel Partito e che, dunque, con queste vanno fatti i conti nel progettare ogni forma di direzione del governo della nazione sarda.
    La crescita del Psd'Az, del resto, ed è bene che di questo tutti si rendano conto, non sta solo nell'avanzata elettorale. Sta anche, e forse soprattutto, nell'organizzazione che si è saputo dare e che si sta dando nei paesi, nelle città, nei posti di lavoro, in mezzo a operai, pastori, contadini, intellettuali.
    Con il Psd'Az, nelle sue sezioni, i sardi, in numero sempre maggiore, sta riscoprendo la politica, la cultura politica, proprio nel momento in cui tutti gli altri partiti presenti in Sardegna pagano, nelle sezioni deserte, nella disaffezione all'impegno politico, lo scotto di decenni di clientelismo e di sottogoverni per alcuni, di subordinazione a scelte esterne ed estranee alla Sardegna per tutti.
    Questa nuova realtà di rivoluzione culturale se dà a noi sardisti la certezza di una inevitabile affermazione del Partito, dovrà far riflettere quanti, in buona fede, nei partiti d'oltremare pensano di fare gli interessi del popolo a cui appartengono col seguire pratiche politiche e strategie che sono all'origine del baratro in cui la Sardegna oggi si trova.

  6. #6
    Sardista po s'Indipendentzia
    Data Registrazione
    31 Aug 2005
    Messaggi
    2,004
    Mentioned
    4 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito • Il Solco, 1° Aprile 1984. Anno I - N° 1

    In questo numero viene lanciato il Congresso.
    Ho estratto l’articolo della redazione e quello di Carlo Sanna, integrato rispetto al precedente.

    I sardisti a congresso per un progetto di governo e di sviluppo per la nazione sarda
    Nella massima assise del Partito sardo sarà approvato il programma per le elezioni europee e nazionali di giugno

    La paura che fa saltare i nervi
    Carlo Sanna

    La prima pagina



  7. #7
    Sardista po s'Indipendentzia
    Data Registrazione
    31 Aug 2005
    Messaggi
    2,004
    Mentioned
    4 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    I sardisti a congresso per un progetto
    di governo e di sviluppo per la nazione sarda

    Nella massima assise del Partito sardo sarà approvato il programma per le elezioni europee e nazionali di giugno

    I sardisti si riuniranno tra qualche settimana in un congresso straordinario per rilanciare impetuosamente la loro strategia e per discutere un progetto di governo che sarà proposto alla nazione sarda nella prossima campagna elettorale.

    E’ un momento delicato, e persino un po' drammatico, di scelte destinate forse a incidere profondamente nella futura vita politica di tutti i sardi. Tali scelte, pertanto, richiedono sapienza e prudenza e un alto grado di responsabilità. Così è stato particolarmente nei congressi di Oristano del 1976 e del 1979 e di Porto Torres nel 1981, durante i quali i sardisti hanno lanciato al popolo sardo l'esaltante proposta di una lotta democratica di liberazione nazionale e sociale.
    E’ una lotta che condurrà la Sardegna all'indipendenza e, insieme, a un moderno sviluppo economico e culturale e all'attuazione di quella giustizia sociale che fu e resta il principale obiettivo politico dei Psd'Az dalla sua nascita fino ai giorni nostri.
    La credibilità della scelta sardista, e il fatto che essa era ed è fondata su un millenario anelito di libertà, hanno reso naturale la grande crescita elettorale e organizzativa del Partito. Al centro del dibattito sarà perciò lo sforzo unitario di liberare da pericolose contraddizioni la contemporaneità di una politica ancorata all'«essere» e di un'azione politica protesa al «dover essere».

    Abbiamo la solidarietà di larghe masse popolari che sentono la vanità, o meglio la minaccia, dei mortificanti e irrisori aggiustamenti riformistici con cui i partiti italiani si affannano, e neppure troppo, a risolvere il problema della dipendenza della Sardegna, della perpetua subalternità a scelte economiche, politiche, culturali e istituzionali volute fuori, e tanto spesso contro, i nostri vitali interessi.

    Nel Congresso di Cagliari proporremo alla nazione sarda un progetto che mira a rompere questa dipendenza, a uscire da questa subalternità, riaffermando il pieno diritto dei sardi a decidere autonomamente la miglior politica possibile per tutelare i propri interessi e per raggiungere la libertà di schierarsi con pari dignità morale al fianco dei grandi popoli protagonisti della storia.

    Il Congresso discuterà a fondo dei problemi drammatici dell'occupazione e di quelli altrettanti laceranti dell'emigrazione; riprenderà in esame la questione della cultura e della lingua sarda, dell'autogoverno dell'economia. Su tali questioni molto si giocherà del nostro immediato futuro e della sopravvivenza stessa della nostra etnia. Il Congresso non mancherà di affrontare col più severo realismo l'ipotesi di una futura e prossima giunta che veda il Partito sardo fra le forze politiche al governo della Regione, senza nascondere agli elettori né ai possibili futuri alleati che si tratta non di programmi minimi e compromissori, ma di tappe che vanno percorse per creare le condizioni alla liberazione di questa nostra isola.

  8. #8
    Sardista po s'Indipendentzia
    Data Registrazione
    31 Aug 2005
    Messaggi
    2,004
    Mentioned
    4 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    La paura che fa saltare i nervi

    CARLOSANNA

    La grande avanzata elettorale e organizzativa dei Partito ha suscitato negli avversari non solo un ovvio timore, ma anche e soprattutto il senso di una ineluttabile sconfitta. Sconfitta delle tesi politiche portate avanti in alcuni decenni di loro presenza in Sardegna. E sconfitta della loro stessa funzione di organizzatori del consenso dei sardi a uno stato sempre più esterno.
    Questo determina reazioni non sempre governate da saldezza di nervi, come è capitato al socialista presidente del Consiglio regionale, Franco Rais, il quale ha spronato i suoi compagni a non stringere più accordi con il Psd'Az colpevole di volere l'indipendenza della Sardegna.
    Lo scatto di nervi è certamente in linea con l'ideologia granditaliana di Bettino Craxi (Italia: una nazione, uno stato), ma contrasta, senza molti pudori, con le battaglie che non pochi socialisti hanno condotto al fianco del movimento sardista contro la dipendenza e per la difesa e valorizzazione dell'identità nazionale dei sardi. E contrasta con le civetterie di quegli esponenti socialisti che vanno parlando a nome di un improbabile (se le cose stanno come Rais dice) Partito socialista sardo.
    Il Psi sembra, insomma, volersi costringere nel ruolo di mediatore di interessi nazionalistici italiani, per piaggeria nei confronti della politica craxiana, per antagonismo al Psd'Az e per paura di una ulteriore sua avanzata.
    Nel passato l'illusione che questa mediazione e i suoi frutti più evidenti, come la Rinascita e l'industrializzazione monoculturale, potessero modificare o cambiare la natura del rapporto tra Sardegna e stato italiano, ha creato guasti difficilmente riparabili. E ha posto al Partito sardo enormi problemi per affermarsi e far affermare la propria linea politica e ideale di liberazione nazionale e sociale della Sardegna.
    I partiti nostri avversari hanno cercato di spiegare, prima di tutto a se stessi, la nostra vittoria col fatto che fosse «prevedibile» l'avanzata in un clima di sfascio economico, sociale, culturale e di disgregazione dei tessuto civile della nostra terra, quasi che artefice di questo sfascio non sia proprio la loro politica e la loro cultura di subordinazione a interessi che sono stati e sono spesso antagonisti a quelli della nazione sarda.
    Ma noi non ci vergogneremmo affatto se così fosse, se questa cioè fosse l'unica ragione; anzi rivendichiamo l'esattezza dell'intuizione che fu alla base della nostra nascita e della pratica politica di questi nostri sessant'anni di storia.
    L'intuizione che la natura del rapporto della Sardegna con lo stato è coloniale e che il colonialismo
    t genera sottosviluppo ma anche necessità e volontà di lotta per uscirne. E’ persino ovvio che un numero sempre più grande di sardi riconosca come strumento di lotta l'unico partito che in Sardegna pone con chiarezza i termini della questione nazionale.
    Eppure il successo di un anno fa e la vittoria che arriverà il 24 giugno prossimo non sono solo il frutto delle cose; sono il risultato di un lavoro costante che un nucleo di sardisti, neppure così piccolo come si crede, ha fatto negli anni dell'illusione autonomistica per disinnescare le trappole poste ai sardi dai partiti italiani.
    Questo diciamo per due motivi. Intanto per disilludere i nostri avversari portati magari a considerare che la nostra avanzata sia effimero fuoco di paglia soffocabile con nuove promesse di rinascita o di riforme marginali di un patto che il popolo sardo non ha mai stretto con lo stato italiano. In secondo luogo per suggerire loro che la nostra linea politica, la nostra storia, la nostra strategia sono saldamente ancorate nel Partito e che, dunque, con queste vanno fatti i conti nel progettare ogni forma di direzione del governo della nazione sarda.
    Il Partito sardo ha giudicato e giudica positiva l'esperienza della giunta di sinistra, laica e sardista. Positiva non solo per la considerazione che, per la prima volta, alla Regione si è fatto un governo senza la Democrazia cristiana, ma anche perché la giunta ha lavorato bene.
    E ciò è avvenuto pur in un clima di precarietà dovuto agli atteggiamenti dei repubblicani, a proposito dei quali va detto che ci sembra importante il cambiamento di rotta impresso dall'ultimo loro congresso sardo.
    Eppure non c'è dubbio che sia l'avanzata dello scorso giugno, sia il futuro successo alle prossime elezioni regionali danno al Partito sardo una accresciuta responsabilità nella difesa della nazione sarda.
    Sotto questo aspetto riteniamo sia prematuro accogliere l'invito comunista a un nostro immediato pronunciamento in favore di un accordo per un futuro governo con il Pci. Anche perché dalle sue proposte (rinnovate recentemente nel convegno programmatico svoltosi nei primi giorni di marzo) è assente qualsiasi tipo di scelte politiche e culturali fondate sull'identità nazionale della Sardegna.
    Basti, a tal proposito, riflettere sul documento in discussione al convegno. In esso manca un sia pur timido accenno alla questione della lingua e della sua difesa. E tutta la questione culturale si riduce a un problema di potenziamento delle strutture, costringendolo, in definitiva, in una visione economicista.
    Il Partito sardo d'azione afferma la propria disponibilità a collaborare con le forze politiche e culturali che mostrino la maggiore attenzione possibile alle proposte e alle tesi sardiste.
    E solo sul riconoscimento e sul potenziamento della nostra identità, infatti, che riteniamo possa essere fondato il reale autogoverno e lo sviluppo economico, culturale e civile della Sardegna.

  9. #9
    Sardista po s'Indipendentzia
    Data Registrazione
    31 Aug 2005
    Messaggi
    2,004
    Mentioned
    4 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito • Il Solco, 15 Aprile 1984. Anno I - N° 2

    Di questo numero propongo l’intervista a cura di Eliseo Spiga al Segretario Carlo Sanna.

    Al congresso di Carbonia per la liberazione dal colonialismo e dalla ingiustizia sociale
    Intervista col segretario nazionale del partito sugli obiettivi dell'assise sardista che si svolgerà nel Sulcis il 5 e 6 maggio

    Prima pagina



  10. #10
    Sardista po s'Indipendentzia
    Data Registrazione
    31 Aug 2005
    Messaggi
    2,004
    Mentioned
    4 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Al congresso di Carbonia per la liberazione
    dal colonialismo e dalla ingiustizia sociale

    Intervista col segretario nazionale del partito sugli obiettivi dell'assise sardista che si svolgerà nel Sulcis il 5 e 6 maggio


    Il 5 e il 6 maggio prossimi si terrà a Carbonia il XXI Congresso del Partito sardo d'azione. Si tratterà di un congresso straordinario convocato appositamente per discutere della politica del Partito al di fuori delle preoccupazioni che spesso derivano dalla elezione degli organismi dirigenti. In questo XXI Congresso nazionale, quindi, non si eleggerà il nuovo Comitato centrale ma si approverà una risoluzione finale contenente le tesi fondamentali del Partito. Il Congresso sarà aperto da una relazione del segretario nazionale, Carlo Sanna e proseguirà con la illustrazione di argomenti particolarmente importanti: problema delle istituzioni, situazione economico-sociale, problema energetico, militarizzazione, ecc.
    Questo che segue è il resoconto di una intervista di «Il Solco» con Carlo Sanna sugli scopi, appunto, di questo XXI Congresso nazionale del Psd'Az.


    a cura di Eliseo Spiga


    D. - Quale obiettivo il Partito si propone di conseguire con la convocazione di questo Congresso straordinario?
    R. - Quello di raggiungere il massimo di chiarezza e precisione politiche sia sulla linea generale del Partito, incentrata sull'indipendentismo, sia sulle questioni fondamentali del momento e che richiedono soluzioni immediate. Si tratta, infatti, di chiarire principalmente l'intreccio esistente tra la prospettiva strategica e ideale e le soluzioni che in questa prospettiva debbono trovare problemi quali quello della crisi della Regione e dei suo Statuto invecchiato, quello della lingua e dell'attuazione ormai non più rinviabile di un sistema di bilinguismo, quello dell'avvio di meccanismi per un'economia indipendente per il superamento della grave crisi sociale in atto.
    Insomma, i problemi sono tanti e soprattutto complessi, ma il metodo che intendiamo utilizzare è molto preciso e fertile: risolvere i problemi sardi in modo tale da sviluppare tutte le istanze autonomistiche e di liberazione. D'altra parte, la pratica trentennale di tentare di risolvere i problemi sardi indipendentemente dai principi dell'autonomia o addirittura contro di essi ha dato risultati catastrofici ' E sotto gli occhi di tutti cosa sia successo quando si sono contrapposti i problemi dell'economia e del lavoro a quelli dell'autonomia.

    D. - Ma questo modo di affrontare i problemi non rischia di limitare il messaggio del PsdAz ai soli sardisti e di non farlo pervenire, a uomini e donne di diverso orientamento politico?
    R. - No, penso proprio che non sia così. E vero che la nostra battaglia autonomistica e indipendentistica ha radici storiche lontane, millenarie, ma è anche vero che oggi essa si incontra con le aspirazioni all'identità, all'autonomia e alla liberazione provenienti all'interno stesso della società industriale e di massa. La centralizzazione dei potere economico e politico, l'uso centralizzato delle tecnologie specie di quelle nuove, la massificazione culturale e sociale stanno sprigionando potenti rivendicazioni di identità e autonomia all'interno di tutta la società occidentale.
    possibile perciò che molti on comprendono o sottovalutino le ragioni del nostro autonomismo storico, ma non è possibile non vedere come oggi il Partito sardo sia il principale portatore di queste nuove istanze presenti nelle società organizzate. In altri termini il Partito sardo si pone non solo come il principale interprete della lotta contro le forme di colonialismo interno verso la Sardegna, ma anche come il centro di raccolta di tutte le istanze di liberazione dalle negazioni, dai soffocamenti, dalla spersonalizzazione, per non dire di peggio, perpetrati dalle società organizzate nei confronti degli individui e delle comunità. Insomma, tutti coloro che oggi hanno da combattere battaglie di libertà e di giustizia possono trovare, pur non essendo sardisti, un sicuro punto di riferimento nel Psd'Az.

    D. - Il Partito sardo d'azione si . avvia a diventare partito di governo. Il Congresso come affronterà questo problema?
    R. - In parte ho già risposto. Precisando, dirò che il Congresso proporrà un suo programma di governo ispirato ai concetti appena illustrati. Sarà un programma molto impegnativo, forse anche difficile da realizzare, ma cionondimeno necessario. Del resto, soluzioni facili per noi sardi non esistono. Per noi tutto è sempre particolarmente difficile. Le soluzioni facili si sono rivelate sempre solo delle illusioni.

    D. - E i rapporti con i partiti italiani?
    R. - I partiti italiani sono gravemente colpevoli di violazione della Costituzione, degli impegni e i patti verso i sardi che vi sono sanciti. Quando si è calpestata la specialità dell'autonomia sarda fino a smarrirne completamente il senso, quando si è usato l'intervento statale non per favorire la rinascita economico-sociale dell'isola ma per aggravare la dipendenza e perpetrare il sottosviluppo, quando si negano i diritti linguistici dei sardi e si lascia largamente inattuato lo stesso Statuto si è commessa una brutale violazione della Costituzione e si è venuti meno agli impegni presi con i sardi. Questi partiti hanno il dovere di rivedere profondamente la loro politica e di adeguarla rapidamente agli interessi nazionali della Sardegna.

    D. - Come affronta il Partito questo Congresso?
    R. - Con grande maturità e impegno. E in corso una grande trasformazione dei Partito sia per quanto concerne le sue capacità nell'affrontare i problemi che per quanto riguarda l'organizzazione. I temi che maggiormente appassionano i militanti sono quelli della identità nazionale, dei diritti autonomistici e di quelli linguistici. Con la stessa passione vengono trattati i temi dell'economia, zona franca e sindacato dei lavoratori sardi.
    Sul piano organizzativo ci troviamo di fronte ad uno sforzo incredibile di espansione. Ogni giorno affluiscono al partito nuovi militanti e si fondano nuove sezioni. Non è sempre facile governare questa espansione politico-organizzativa, anche se il senso della disciplina e dell'unità dei partito è estremamente acuto.

 

 
Pagina 1 di 5 12 ... UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. Risposte: 65
    Ultimo Messaggio: 05-08-13, 17:09
  2. Ore di guerriglia a Carbonia, i ministri scappano in elicottero
    Di Lawrence d'Arabia nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 9
    Ultimo Messaggio: 14-11-12, 19:18
  3. iRS, Assemblea Nazionale. 24 feb 2006. H 17:30. Carbonia.
    Di iRS nel forum Sardegna - Sardìnnia
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 20-02-06, 11:06
  4. Assemblea iRS Carbonia.
    Di iRS nel forum Sardegna - Sardìnnia
    Risposte: 4
    Ultimo Messaggio: 10-09-05, 16:34

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226