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Non solo fuori dal coro, ma contro
È IN LINEA IL NUOVO SITO DEL CAMPO ANTIMPERIALISTA Per dare più notizie in mod puntuale, per renderle più visibili, per offrire uno strumento più agile e fruibile a tutti gli antimperialisti e non solo. Per fornire più analisi, contributi, interventi.
Questa è la ragione, questi sono gli obiettivi. Vedremo di fare del nostro meglio per raggiungerli.
In questi anni gli strumenti informativi del Campo (sito internazionale e notiziario telematico) hanno riscosso un crescente interesse in un’area abbastanza vasta. L’antimperialismo, che in tanti volevano cancellare, si è invece imposto come la base necessaria di ogni serio ragionamento su un presente segnato dalla Guerra Infinita lanciata dagli Usa. Il sostegno ai popoli in lotta ed alle resistenze è inevitabilmente minoritario in una società come la nostra, ma lo è assai meno di qualche anno fa.
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Pakistan
GLI STATI UNITI DISPONGONO DI UN NUOVO PADRINO
Il 6 settembre Asif Ali Zardari, vedovo di Benazir Bhutto e co-presidente del Partito del Popolo Pakistano, è stato eletto Presidente del Pakistan. Il consesso dei grandi elettori (i membri del Parlamento, del Senato e dei Parlamenti provinciali) gli ha dato un rotondo 70% di preferenze. Sconfitti i candidati delle due Leghe Musulmane (si fa per dire), quella del deposto presidente Musharraf e l’altra, guidata da un altro ex-presidente, Nawaz Sharif.
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«Operazione Tracia»
DALLA SOLIDARIETÀ AI PERSEGUITATI POLITICI ALL'ART.270
“Operazione Tracia”, ovvero l’arresto con l’accusa di appartenenza ad associazione terrorista internazionale di due comunisti turchi e tre dirigenti italiani del Campo antimperialista, avvenuto a Perugia il 1° aprile 2004, va inserita nel quadro normativo di livello internazionale, comunitario e nazionale in materia di “terrorismo”. Quadro normativo che è una delle manifestazioni della progressiva “americanizzazione“ della cultura e delle istituzioni politiche e giuridiche dell’Occidente e quindi di un notevole arretramento perfino sul piano dei diritti e delle garanzie minime perché si possa parlare di un autentico, cioè non solo formale, sistema democratico.
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Obama o McCain: cosa può cambiare?
A poco più di due settimane dalle elezioni, non sappiamo ancora chi sarà il prossimo presidente degli Stati uniti. I sondaggi dicono Obama, ma anche nel 2004 dicevano Kerry e tutti ci ricordiamo come andò invece a finire. Conviene dunque stare ai fatti certi.
La prima certezza è che quella di Bush sarà l’uscita di scena di uno sconfitto: non ha vinto né in Iraq né in Afghanistan, non controlla affatto il Medio Oriente, mentre la Russia è passata dall’amico ubriacone ad una leadership decisa a ricostruire una potenza non più subordinata. E il sigillo definitivo di questa serie di sconfitte è arrivato con la crisi finanziaria in atto.
Leggi tutto... “Il sistema capitalista oggi? Un malato allo stadio terminale”
di Immanuel Wallerstein
Pubblichiamo questa interessante intervista a Immanuel Wallerstein sulla crisi economica. L’articolo è uscito su Le Monde il 12 ottobre 2008 (Antoine Reverchon) e la traduzione è di Paolo Persichetti. Riteniamo questo uno dei pochissimi interventi degni di nota usciti fino a questo momento sulla crisi economica. L’autore, al contrario di molti commentatori che non riescono a svincolare il loro commento dalle fluttuazioni giornaliere degli indici di borsa, cerca di analizzare questa crisi da un prospettiva più ampia, prendendo il rischio di fare delle previsioni sul futuro del sistema capitalista.
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Pubblichiamo il comunicato della Commissione Mondiale per la Solidarietà con i Prigioneri di Guerra e I Detenuti in Iraq, perchè le brutalità commesse dalle forze di occupazione non vanno dimenticate.
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Purtoppo siamo costretti a registrare altri 30 feriti nella regione Sud occidentale del Cauca, in Colombia, dopo gli ennesimi scontri tra polizia e manifestanti indigeni. Questi ultimi continuano a reclamare la restituzione delle terre in mano ai gruppi paramilitari. Da giorni i manifestanti hanno bloccato l'autostrada Panamericana, dopo la morte di un loro leader, in segno di protesta. Il presidente della Colombia, Alvaro Uribe, ha subito avvertito i manifestanti: “Il governo non tollererà altri blocchi stradali”, richiedendo l’intervento immediato della polizia per procedere alla rimozione dei blocchi. Lo stesso Preseidente ha accusando la guerriglia organizzata di essersi infiltrata tra i manifestanti. 

