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    Predefinito I padroni chiedono il risarcimento per SCIOPERO.Chiesti 74000 euro a tre SINDACALISTI



    Ora i padroni chiedono il risarcimento danni per sciopero. Chiesti 74 mila euro a tre sindacalisti


    Avviene a Trento nel supermercato della multinazionale Lidl, nota per bassi salari e precariato



    Offerte allettanti e prezzi stracciati, è questa la proposta dei discount Lidl, il colosso tedesco che conta circa 16 mila supermercati in 22 Paesi, fra cui l'Italia

    Ma cosa c'è dietro l'enorme concorrenzialità e il risparmio per i consumatori? C'è una vera e propria filosofia, una strategia, di vessazione dei lavoratori e di salari da fame che il gruppo Lidl perpetra da anni. Carichi di lavoro estenuanti, straordinari non retribuiti, intimidazioni e controlli serrati, una pesante attività anti-sindacale sono i criteri di gestione del colosso tedesco per il quale più competitività equivale a meno diritti.

    L'ultima vergognosa mossa la Lidl l'ha fatta a Tento, denunciando il sindacalista della Filcams Cgil, Roland Caramelle, e due rappresentanti sindacali a seguito dello sciopero avvenuto il 20 settembre nel supermercato del capoluogo trentino. Se in molti Paesi la sindacalizzazione nei supermercati Lidl è molto bassa, in Germania solo il 5%, in Italia c'è una forte presenza sindacale in più del 20% dei punti vendita e i lavoratori sono stanchi dei continui soprusi nei loro confronti. A Trento la quasi totalità di lavoratrici e lavoratori del discount ha partecipato alla protesta e al presidio contro le continue vessazioni e l'arroganza dei dirigenti aziendali, comportamenti più volte denunciati ai vertici del gruppo Lidl, che però non hanno mai preso provvedimenti, probabilmente perché i dirigenti accusati dai lavoratori altro non fanno che eseguire le indicazioni dell'azienda. I maltrattamenti sono così evidenti che i lavoratori in sciopero hanno ricevuto la solidarietà dei consumatori che
    in quella giornata non hanno fatto acquisti nel supermercato, tanto che, se in media l'esercizio incassa 47 mila euro al giorno, il 20 settembre l'incasso è stato solo di 1800 euro!


    I rappresentanti sindacali raccontano che a Trento la maggioranza dei dipendenti sono assunti con contratti part-time, per un salario di circa 700 euro al mese e carichi di lavoro eccessivi. Nel supermercato si assiste a scene vergognose, aggressioni verbali e umiliazioni a danno dei dipendenti anche di fronte ai clienti, e poi “prove” di onestà, per cui nelle casse vengono messi soldi in più per vedere se i cassieri segnalano la cosa o intascano i contanti, insomma esempi eccellenti di mobbing.


    E come se non bastasse adesso la multinazionale tedesca vuole mettere anche in discussione il diritto allo sciopero, forse confortata dal fatto che in Italia già Confindustria e governo hanno dichiarato guerra aperta ai diritti dei lavoratori. La Lidl non solo ha denunciato un sindacalista Filcams e due delegate sindacali, dimenticando che, almeno per ora, la Costituzione italiana tutela il diritto allo sciopero, ma ha anche chiesto ai tre sindacalisti un risarcimento di ben 74 mila euro, senza per altro addurre motivazioni per tale, assurda, richiesta.

    Quello di Trento non è un episodio isolato, è solo uno dei tanti casi in cui ai lavoratori non vengono riconosciuti i propri diritti e deve essere un campanello importante d'allarme su quello che sta succedendo. Se, come i poteri forti stanno cercando di fare, viene messo in dubbio il valore della contrattazione e il diritto allo sciopero i lavoratori rimarranno sempre più isolati e meno tutelati, di fronte a datori di lavoro senza scrupoli.

    (21.10.08)

  2. #2
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    Ora i padroni chiedono il risarcimento danni per sciopero. Chiesti 74 mila euro a tre sindacalisti


    Avviene a Trento nel supermercato della multinazionale Lidl, nota per bassi salari e precariato



    Offerte allettanti e prezzi stracciati, è questa la proposta dei discount Lidl, il colosso tedesco che conta circa 16 mila supermercati in 22 Paesi, fra cui l'Italia

    Ma cosa c'è dietro l'enorme concorrenzialità e il risparmio per i consumatori? C'è una vera e propria filosofia, una strategia, di vessazione dei lavoratori e di salari da fame che il gruppo Lidl perpetra da anni. Carichi di lavoro estenuanti, straordinari non retribuiti, intimidazioni e controlli serrati, una pesante attività anti-sindacale sono i criteri di gestione del colosso tedesco per il quale più competitività equivale a meno diritti.

    L'ultima vergognosa mossa la Lidl l'ha fatta a Tento, denunciando il sindacalista della Filcams Cgil, Roland Caramelle, e due rappresentanti sindacali a seguito dello sciopero avvenuto il 20 settembre nel supermercato del capoluogo trentino. Se in molti Paesi la sindacalizzazione nei supermercati Lidl è molto bassa, in Germania solo il 5%, in Italia c'è una forte presenza sindacale in più del 20% dei punti vendita e i lavoratori sono stanchi dei continui soprusi nei loro confronti. A Trento la quasi totalità di lavoratrici e lavoratori del discount ha partecipato alla protesta e al presidio contro le continue vessazioni e l'arroganza dei dirigenti aziendali, comportamenti più volte denunciati ai vertici del gruppo Lidl, che però non hanno mai preso provvedimenti, probabilmente perché i dirigenti accusati dai lavoratori altro non fanno che eseguire le indicazioni dell'azienda. I maltrattamenti sono così evidenti che i lavoratori in sciopero hanno ricevuto la solidarietà dei consumatori che
    in quella giornata non hanno fatto acquisti nel supermercato, tanto che, se in media l'esercizio incassa 47 mila euro al giorno, il 20 settembre l'incasso è stato solo di 1800 euro!


    I rappresentanti sindacali raccontano che a Trento la maggioranza dei dipendenti sono assunti con contratti part-time, per un salario di circa 700 euro al mese e carichi di lavoro eccessivi. Nel supermercato si assiste a scene vergognose, aggressioni verbali e umiliazioni a danno dei dipendenti anche di fronte ai clienti, e poi “prove” di onestà, per cui nelle casse vengono messi soldi in più per vedere se i cassieri segnalano la cosa o intascano i contanti, insomma esempi eccellenti di mobbing.


    E come se non bastasse adesso la multinazionale tedesca vuole mettere anche in discussione il diritto allo sciopero, forse confortata dal fatto che in Italia già Confindustria e governo hanno dichiarato guerra aperta ai diritti dei lavoratori. La Lidl non solo ha denunciato un sindacalista Filcams e due delegate sindacali, dimenticando che, almeno per ora, la Costituzione italiana tutela il diritto allo sciopero, ma ha anche chiesto ai tre sindacalisti un risarcimento di ben 74 mila euro, senza per altro addurre motivazioni per tale, assurda, richiesta.


    Quello di Trento non è un episodio isolato, è solo uno dei tanti casi in cui ai lavoratori non vengono riconosciuti i propri diritti e deve essere un campanello importante d'allarme su quello che sta succedendo. Se, come i poteri forti stanno cercando di fare, viene messo in dubbio il valore della contrattazione e il diritto allo sciopero i lavoratori rimarranno sempre più isolati e meno tutelati, di fronte a datori di lavoro senza scrupoli.

    (21.10.08)
    Bisogna fare in fretta! Altro che menarsela con tatticismi, qui è in gioco la vita democratica, e non sol quella.

  3. #3
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    Adesso i Compagni vinceranno quasi sicuramente la causa, ma tra un anno chi la spunterà?

  4. #4
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    Ora i padroni chiedono il risarcimento danni per sciopero. Chiesti 74 mila euro a tre sindacalisti


    Avviene a Trento nel supermercato della multinazionale Lidl, nota per bassi salari e precariato



    Offerte allettanti e prezzi stracciati, è questa la proposta dei discount Lidl, il colosso tedesco che conta circa 16 mila supermercati in 22 Paesi, fra cui l'Italia

    Ma cosa c'è dietro l'enorme concorrenzialità e il risparmio per i consumatori? C'è una vera e propria filosofia, una strategia, di vessazione dei lavoratori e di salari da fame che il gruppo Lidl perpetra da anni. Carichi di lavoro estenuanti, straordinari non retribuiti, intimidazioni e controlli serrati, una pesante attività anti-sindacale sono i criteri di gestione del colosso tedesco per il quale più competitività equivale a meno diritti.

    L'ultima vergognosa mossa la Lidl l'ha fatta a Tento, denunciando il sindacalista della Filcams Cgil, Roland Caramelle, e due rappresentanti sindacali a seguito dello sciopero avvenuto il 20 settembre nel supermercato del capoluogo trentino. Se in molti Paesi la sindacalizzazione nei supermercati Lidl è molto bassa, in Germania solo il 5%, in Italia c'è una forte presenza sindacale in più del 20% dei punti vendita e i lavoratori sono stanchi dei continui soprusi nei loro confronti. A Trento la quasi totalità di lavoratrici e lavoratori del discount ha partecipato alla protesta e al presidio contro le continue vessazioni e l'arroganza dei dirigenti aziendali, comportamenti più volte denunciati ai vertici del gruppo Lidl, che però non hanno mai preso provvedimenti, probabilmente perché i dirigenti accusati dai lavoratori altro non fanno che eseguire le indicazioni dell'azienda. I maltrattamenti sono così evidenti che i lavoratori in sciopero hanno ricevuto la solidarietà dei consumatori che
    in quella giornata non hanno fatto acquisti nel supermercato, tanto che, se in media l'esercizio incassa 47 mila euro al giorno, il 20 settembre l'incasso è stato solo di 1800 euro!


    I rappresentanti sindacali raccontano che a Trento la maggioranza dei dipendenti sono assunti con contratti part-time, per un salario di circa 700 euro al mese e carichi di lavoro eccessivi. Nel supermercato si assiste a scene vergognose, aggressioni verbali e umiliazioni a danno dei dipendenti anche di fronte ai clienti, e poi “prove” di onestà, per cui nelle casse vengono messi soldi in più per vedere se i cassieri segnalano la cosa o intascano i contanti, insomma esempi eccellenti di mobbing.


    E come se non bastasse adesso la multinazionale tedesca vuole mettere anche in discussione il diritto allo sciopero, forse confortata dal fatto che in Italia già Confindustria e governo hanno dichiarato guerra aperta ai diritti dei lavoratori. La Lidl non solo ha denunciato un sindacalista Filcams e due delegate sindacali, dimenticando che, almeno per ora, la Costituzione italiana tutela il diritto allo sciopero, ma ha anche chiesto ai tre sindacalisti un risarcimento di ben 74 mila euro, senza per altro addurre motivazioni per tale, assurda, richiesta.

    Quello di Trento non è un episodio isolato, è solo uno dei tanti casi in cui ai lavoratori non vengono riconosciuti i propri diritti e deve essere un campanello importante d'allarme su quello che sta succedendo. Se, come i poteri forti stanno cercando di fare, viene messo in dubbio il valore della contrattazione e il diritto allo sciopero i lavoratori rimarranno sempre più isolati e meno tutelati, di fronte a datori di lavoro senza scrupoli.

    (21.10.08)
    Totale boicottaggio della Lidl!Questi sono fatti talmente abnormi che si dovrebbe andare immediatamente per vie legali. Inaccettabile.

  5. #5
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    Sono d'accordo con i Compagni ke propongono il boicottaggio.

    Sono sempre solito, prima di prendere in considerazione boicottaggi e misure di difesa "personale", informarmi!

    Su la Rinascita di oggi è uscito questo articolo, niente da dire in piu' ke e' allucinante, ed è spekkio del capitalismo ke vuole conquistare completamente le teste e le vite di tutti.

    Ma ricordo, ke oramai piu' di 2 anni fa, girando su internet, sul sito di Beppe Grillo, trovai la lettera di un ex dipendente LIDL.

    Seguendo l'articolo di oggi, vorrei riproporre quell'articolo:


    Fantozzi è vivo e lotta con noi



    Ricevo questa lettera da uno dei tanti schiavi moderni. Lavorava 56 giorni (di otto ore) al mese, belin. Ma questa è fantascienza, fantalavoro, fantacapitalismo. Quando ho letto la mail non ci volevo credere, pensavo a uno scherzo di Paolo Villaggio. Ho telefonato al ragazzo che ha confermato tutto e mi ha detto di mettere per esteso il suo nome. Se la Lidl vuole scrivere una replica la pubblicherò.

    “Mi presento:mi chiamo Emanuele D., sono pugliese, ho 32 anni, laureato in Economia e Commercio e vivo a Bologna da quando ho un anno. Adesso ho un problema: hai mai sentito parlare della Lidl? E' una società tedesca che si occupa della grande distribuzione di prodotti quasi esclusivamente alimentari, in Italia è famosa per i suoi discount ma non solo.. A dicembre 2005 vengo contattato dai dirigenti della società per fare un colloquio "di sicuro interesse", così comincia tutto:mi offrono 29000 euro l'anno, automobile aziendale, buoni pasto e tutti i benefits del caso per diventare quello che chiamano il Capo Settore, ossia, un quadro intermedio con le stesse mansioni di un capo area ma responsabile di una area provinciale non regionale. Il 15 dicembre lascio il mio vecchio lavoro "responsabile di reparto" in una catena di distribuzione di elettronica, a tempo indeterminato, ed il 2 gennaio approdo da questi tedeschi! Da quel giorno la mia vita viene stravolta! Tutte le mattine in piedi alle 5.00, la mia giornata inizia con lo scarico di camion pieni di merce, naturalmente da solo e con la forza delle braccia, poi sistemo il banco della frutta, del pane e le vasche della carne ed anche qui sollevo chili e chili di merce. Alle 9 apre il negozio al pubblico e solo allora iniziano ad arrivare i primi dipendenti (naturalmente tutti in formazione, con mille dubbi e domande alle quali devo rispondere io)e fino alle 21 il mio impegno è rivolto ad ogni singola mansione presente all'interno di un supermercato. Ovviamente se ho un po’ di tempo mi offrono di andare a pulire il parcheggio scoperto del negozio, perchè d'inverno con la neve è difficile per i clienti parcheggiare. Se rimane del tempo posso anche mangiare qualcosa, chiaramente dopo le 15.30 perchè a pranzo arriva un altro camion da scaricare.
    Dopo la chiusura mi occupo di risistemare tutto il negozio (1286 mq) affinché sia perfetto per l'apertura del giorno successivo. Il negozio che mi viene affidato ha anche la fortuna di essere sotto personale a causa del forte turnover e così dopo le 21 sono sempre da solo a lavorare. Se tutto va bene, finisco per le 22.30, se tutto non va bene alle 22.30, quando credo di aver finito la mia giornata, arriva il controllo notturno, ossia un collega che ha il compito di valutare il tuo operato, che non è mai soddisfacente e così te ne rimani fino a notte inoltrata nel tentativo di fare qualcosa di soddisfacente, ricordandoti che il motivo della tua permanenza è solo la tua negligenza.

    Ci sono anche le giornate di inventario notturno in cui dalle 5 della mattina si va letto alle 3.30 per ricominciare tutto dopo 1 ora e mezza.
    Il giorno di riposo che mi spetta in realtà è bene non utilizzarlo per risparmiare qualche nottata lavorativa, la domenica non è il giorno di Dio, ma il giorno di chiusura della filiale e non si va a messa ma si approfitta dell'assenza dei clienti per fare altri inventari o rifacimenti.
    In questo frangente mi capita un lutto in famiglia, per il quale mi spettano 5 giorni visto il viaggio a Brindisi che devo fare, ma i miei superiori hanno pensato che 3 giorni potessero essere più che sufficienti e al mio ritorno mi accusano di aver abbandonato il posto di lavoro senza essermi assicurato che tutto fosse programmato e "a posto" per i 3 giorni successivi.
    Mi capita anche un infortunio, e devo chiedere il permesso di assentarmi dal negozio per andare al pronto soccorso a mettere qualche punto alla mia mano, permesso che mi viene accordato dopo 2 ore e, al mio ritorno dall'infortunio, vengo accusato di aver abbandonato il posto di lavoro senza essermi assicurato che tutto fosse programmato e "a posto" per tutto il periodo di degenza.
    Questa non è solo la mia esperienza, infatti abbiamo iniziato la formazione in 83 in tutta Italia (13 in Emilia Romagna) ed a oggi ci sono solo 24 persone (3, me compreso in Emilia Romagna)che continuano ad aver la forza di fare tutto questo ogni mattina.
    I costi dei prodotti riescono ad essere contenuti perchè l'azienda non è disposta a pagare straordinari (perchè se lavori di più è solo per colpa tua), festività non godute(perchè sei in formazione e più lavori più impari)..
    La loro politica è quella del terrore, i dipendenti devono essere impauriti in modo da evitare ogni genere di rivendicazione o richiesta, infatti i sindacati non riescono ad avere una rappresentanza all'interno dei punti vendita.
    Cercando in internet ho scoperto decine di testimonianze vicine alle mie, ed addirittura è stato pubblicato un libro "nero" lo Schwarzbuch, del quale è possibile trovare notizia anche su WIKIPEDIA, che racconta gli innumerevoli soprusi della Lidl nei confronti dei propri dipendenti.
    Io all'ennesimo insulto ingiustificato, stanco di ricevere chiamate ad ogni ora del giorno, di non avere nemmeno il tempo per recuperare le mie energie, a quattro giorni dal termine del fatidico periodo di prova, ho provato a contestare i loro comportamenti e così sono stato obbligato a presentare la lettera di dimissioni, cosa che sono riuscito a non fare solo grazie all'aiuto di chi ha vissuto con me questi orribili mesi, e che mi ha permesso di non cadere sotto i loro colpi.
    Sono in malattia da quel giorno, ho bisogno di ritrovare l'equilibrio che loro mi hanno tolto, e sto affrontando la situazione con l'appoggio di un sindacato, che mi aiuta anche a contestare qualcosa che non mi aspettavo, il licenziamento arrivatomi via telegramma durante la malattia.
    La loro politica va al di fuori di ogni logica di mercato,sfruttano le persone fino all'esaurimento e poi le buttano via, tanto per contratti così appetitosi trovano qualche altro ragazzo che pensa finalmente di poter costruire qualcosa per il suo futuro.
    Quello che ora sto cercando è sicuramente di riprendermi da questa esperienza, ma vorrei far conoscere alla gente, ovviamente contenta di aver trovato il risparmio sotto casa, da dove questo risparmio viene; non cuciamo i palloni e siamo tutti maggiorenni, ma sopportiamo soprusi e condizioni di lavoro non certo degni di un paese che ha la pretesa di far parte dell'unione europea (il monte ore mensile, 16 ore al giorno per 28 giorni, è di 448 per una base oraria di 3,48 euro, con un contratto da 42 ore settimanali elastiche e l'inquadramento da quadro).
    Vorrei scrivere un milione di altre cose, far parlare insieme con me decine di colleghi costretti alle situazioni più impensabili, ma spero almeno di aver aperto una strada per riuscire a far conoscere tutto questo, in modo che nessuno più si trovi nelle condizioni di dover sposare la società per cui lavora e doverLe riconoscere anche i "doveri coniugali".. passivi chiaramente..
    Grazie per l'impegno che metti in quello che fai, per tutti.
    Emanuele.

    P.S. Stasera sarò a Porto Viro: "La scienza in piazza... per salvare il Delta" ore 21.30 in piazza del comune.

    http://www.beppegrillo.it/2006/07/fa..._e_vivo_1.html

  6. #6
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    Sono d'accordo con i Compagni ke propongono il boicottaggio.

    Sono sempre solito, prima di prendere in considerazione boicottaggi e misure di difesa "personale", informarmi!

    Su la Rinascita di oggi è uscito questo articolo, niente da dire in piu' ke e' allucinante, ed è spekkio del capitalismo ke vuole conquistare completamente le teste e le vite di tutti.

    Ma ricordo, ke oramai piu' di 2 anni fa, girando su internet, sul sito di Beppe Grillo, trovai la lettera di un ex dipendente LIDL.

    Seguendo l'articolo di oggi, vorrei riproporre quell'articolo:


    Fantozzi è vivo e lotta con noi



    Ricevo questa lettera da uno dei tanti schiavi moderni. Lavorava 56 giorni (di otto ore) al mese, belin. Ma questa è fantascienza, fantalavoro, fantacapitalismo. Quando ho letto la mail non ci volevo credere, pensavo a uno scherzo di Paolo Villaggio. Ho telefonato al ragazzo che ha confermato tutto e mi ha detto di mettere per esteso il suo nome. Se la Lidl vuole scrivere una replica la pubblicherò.

    “Mi presento:mi chiamo Emanuele D., sono pugliese, ho 32 anni, laureato in Economia e Commercio e vivo a Bologna da quando ho un anno. Adesso ho un problema: hai mai sentito parlare della Lidl? E' una società tedesca che si occupa della grande distribuzione di prodotti quasi esclusivamente alimentari, in Italia è famosa per i suoi discount ma non solo.. A dicembre 2005 vengo contattato dai dirigenti della società per fare un colloquio "di sicuro interesse", così comincia tutto:mi offrono 29000 euro l'anno, automobile aziendale, buoni pasto e tutti i benefits del caso per diventare quello che chiamano il Capo Settore, ossia, un quadro intermedio con le stesse mansioni di un capo area ma responsabile di una area provinciale non regionale. Il 15 dicembre lascio il mio vecchio lavoro "responsabile di reparto" in una catena di distribuzione di elettronica, a tempo indeterminato, ed il 2 gennaio approdo da questi tedeschi! Da quel giorno la mia vita viene stravolta! Tutte le mattine in piedi alle 5.00, la mia giornata inizia con lo scarico di camion pieni di merce, naturalmente da solo e con la forza delle braccia, poi sistemo il banco della frutta, del pane e le vasche della carne ed anche qui sollevo chili e chili di merce. Alle 9 apre il negozio al pubblico e solo allora iniziano ad arrivare i primi dipendenti (naturalmente tutti in formazione, con mille dubbi e domande alle quali devo rispondere io)e fino alle 21 il mio impegno è rivolto ad ogni singola mansione presente all'interno di un supermercato. Ovviamente se ho un po’ di tempo mi offrono di andare a pulire il parcheggio scoperto del negozio, perchè d'inverno con la neve è difficile per i clienti parcheggiare. Se rimane del tempo posso anche mangiare qualcosa, chiaramente dopo le 15.30 perchè a pranzo arriva un altro camion da scaricare.
    Dopo la chiusura mi occupo di risistemare tutto il negozio (1286 mq) affinché sia perfetto per l'apertura del giorno successivo. Il negozio che mi viene affidato ha anche la fortuna di essere sotto personale a causa del forte turnover e così dopo le 21 sono sempre da solo a lavorare. Se tutto va bene, finisco per le 22.30, se tutto non va bene alle 22.30, quando credo di aver finito la mia giornata, arriva il controllo notturno, ossia un collega che ha il compito di valutare il tuo operato, che non è mai soddisfacente e così te ne rimani fino a notte inoltrata nel tentativo di fare qualcosa di soddisfacente, ricordandoti che il motivo della tua permanenza è solo la tua negligenza.

    Ci sono anche le giornate di inventario notturno in cui dalle 5 della mattina si va letto alle 3.30 per ricominciare tutto dopo 1 ora e mezza.
    Il giorno di riposo che mi spetta in realtà è bene non utilizzarlo per risparmiare qualche nottata lavorativa, la domenica non è il giorno di Dio, ma il giorno di chiusura della filiale e non si va a messa ma si approfitta dell'assenza dei clienti per fare altri inventari o rifacimenti.
    In questo frangente mi capita un lutto in famiglia, per il quale mi spettano 5 giorni visto il viaggio a Brindisi che devo fare, ma i miei superiori hanno pensato che 3 giorni potessero essere più che sufficienti e al mio ritorno mi accusano di aver abbandonato il posto di lavoro senza essermi assicurato che tutto fosse programmato e "a posto" per i 3 giorni successivi.
    Mi capita anche un infortunio, e devo chiedere il permesso di assentarmi dal negozio per andare al pronto soccorso a mettere qualche punto alla mia mano, permesso che mi viene accordato dopo 2 ore e, al mio ritorno dall'infortunio, vengo accusato di aver abbandonato il posto di lavoro senza essermi assicurato che tutto fosse programmato e "a posto" per tutto il periodo di degenza.
    Questa non è solo la mia esperienza, infatti abbiamo iniziato la formazione in 83 in tutta Italia (13 in Emilia Romagna) ed a oggi ci sono solo 24 persone (3, me compreso in Emilia Romagna)che continuano ad aver la forza di fare tutto questo ogni mattina.
    I costi dei prodotti riescono ad essere contenuti perchè l'azienda non è disposta a pagare straordinari (perchè se lavori di più è solo per colpa tua), festività non godute(perchè sei in formazione e più lavori più impari)..
    La loro politica è quella del terrore, i dipendenti devono essere impauriti in modo da evitare ogni genere di rivendicazione o richiesta, infatti i sindacati non riescono ad avere una rappresentanza all'interno dei punti vendita.
    Cercando in internet ho scoperto decine di testimonianze vicine alle mie, ed addirittura è stato pubblicato un libro "nero" lo Schwarzbuch, del quale è possibile trovare notizia anche su WIKIPEDIA, che racconta gli innumerevoli soprusi della Lidl nei confronti dei propri dipendenti.
    Io all'ennesimo insulto ingiustificato, stanco di ricevere chiamate ad ogni ora del giorno, di non avere nemmeno il tempo per recuperare le mie energie, a quattro giorni dal termine del fatidico periodo di prova, ho provato a contestare i loro comportamenti e così sono stato obbligato a presentare la lettera di dimissioni, cosa che sono riuscito a non fare solo grazie all'aiuto di chi ha vissuto con me questi orribili mesi, e che mi ha permesso di non cadere sotto i loro colpi.
    Sono in malattia da quel giorno, ho bisogno di ritrovare l'equilibrio che loro mi hanno tolto, e sto affrontando la situazione con l'appoggio di un sindacato, che mi aiuta anche a contestare qualcosa che non mi aspettavo, il licenziamento arrivatomi via telegramma durante la malattia.
    La loro politica va al di fuori di ogni logica di mercato,sfruttano le persone fino all'esaurimento e poi le buttano via, tanto per contratti così appetitosi trovano qualche altro ragazzo che pensa finalmente di poter costruire qualcosa per il suo futuro.
    Quello che ora sto cercando è sicuramente di riprendermi da questa esperienza, ma vorrei far conoscere alla gente, ovviamente contenta di aver trovato il risparmio sotto casa, da dove questo risparmio viene; non cuciamo i palloni e siamo tutti maggiorenni, ma sopportiamo soprusi e condizioni di lavoro non certo degni di un paese che ha la pretesa di far parte dell'unione europea (il monte ore mensile, 16 ore al giorno per 28 giorni, è di 448 per una base oraria di 3,48 euro, con un contratto da 42 ore settimanali elastiche e l'inquadramento da quadro).
    Vorrei scrivere un milione di altre cose, far parlare insieme con me decine di colleghi costretti alle situazioni più impensabili, ma spero almeno di aver aperto una strada per riuscire a far conoscere tutto questo, in modo che nessuno più si trovi nelle condizioni di dover sposare la società per cui lavora e doverLe riconoscere anche i "doveri coniugali".. passivi chiaramente..
    Grazie per l'impegno che metti in quello che fai, per tutti.
    Emanuele.

    P.S. Stasera sarò a Porto Viro: "La scienza in piazza... per salvare il Delta" ore 21.30 in piazza del comune.

    http://www.beppegrillo.it/2006/07/fa..._e_vivo_1.html
    Ricordate che gli ambienti della Grande distribuzione stanno diventando sempre più ottocenteschi come politiche del lavoro. Parlo con cognizione di causa perchè ci lavoro dentro! Ci stiamo riempendo di supermercati e centri commerciali oltre ogni limite. Il personale è mano d'opera a basso prezzo ed alto ricatto.

 

 

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