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    Predefinito Il mistero del lago Gerundo

    IL MISTERO DEL LAGO GERUNDO

    Tra Adda, Serio e Oglio, un tempo c'era il mare. Non però il mare del Pliocene che faceva della pianura padana un grande golfo adriatico, bensì un mare o lago d'acqua dolce di epoca geologica molto più tarda, post glaciale: il Gerundo, o Gerundio, o Girondo che per la prima volta appare citato in certe carte notarili dell'inizio del secolo XIII. Esisteva ancora in epoca storica, ricordato parallelamente e confusamente dalla cronaca e dalla leggenda. Veniva chiamato ora lago ora mare, ma la parola mare va presa con cautela: nel nostro caso è una parola del basso latino 'mara' che significa palude. Su di esso si è molto scritto e ancor più favoleggiato cercando di definirne confini, dimensioni e durata temporale. Oggi si è propensi a credere che si trattasse di un insieme di paludi, acquitrini, lanche, corsi d'acqua dolce, stagni che, progressivamente, avevano occupato l'esteso piano di divagazione dell'Adda durante l'anarchia della regolamentazione delle acque manifestatasi dalla tarda antichità e fino all'alto medioevo. Da questo specchio d'acqua poco profondo ma molto esteso (circa 35 Km da est a ovest e 50 Km da nord a sud) emergevano isole e isolette molto allungate parallele alla direzione della corrente. La più grande era l'isola Fulcheria su cui si sviluppò la città di Crema.

    Lodi era città costiera affacciata alla sponda ovest del lago, Orzinuovi era costiera sulla sponda opposta (o meglio, tale sarebbe stata se fosse esistita ai tempi del lago).

    A nord il lago raggiungeva Vaprio, a sud Pizzighettone. Il lago doveva essere una distesa di acqua alimentata dagli straripamenti dei tre fiumi e dalle risorgive di provenienza sotterranea. La profondità variava dai dieci ai venti metri con punte sui venticinque.

    Nelle aree meno profonde erano frequenti le formazioni paludose; a Genivolta venne trovata un'ara, conservata oggi al museo di Cremona, dedicata alla dea italica Mefite, sovrana delle paludi. L'uomo era insediato sulle sue sponde e sulle isole sia su terraferma che su palafitte (la pretesa città di Acquaria nei pressi di Soncino) e navigava sul lago con piroghe monoxile, scavate da un unico tronco di quercia, di cui si sono rinvenuti alcuni esemplari. Si nota, inoltre, in molte località, la presenza di torri con infissi grossi anelli di ferro cui si ancoravano presumibilmente queste piroghe, le navi del lago Gerundo. Proprio la presenza di imbarcazioni ritrovate anche piuttosto lontano dall'attuale riva dell'Adda farebbe pensare che le popolazioni che abitavano l'area fossero in comunicazione con un più vasto bacino a valle e che proprio da tale situazione abbia avuto origine l'equivoco di nomenclatura che riguarda il lago o il mare Gerundo. E' altrettanto probabile che all'epoca delle invasioni barbariche, a causa di frequenti intense piogge e dell'abbandono delle opere di bonifica che erano state incominciate dai romani, l'estensione del lago Gerundo sia andata aumentando progressivamente spingendosi anche molto lontano verso sud.


    Immagine tratta dal sito http://upload.wikimedia.org/

    Ulteriori indicazioni della presenza umana vengono dai toponimi come Gerola, Girola, Gera d'Adda, derivati dalla radice gera, ossia ghiaia, che compare nel nome stesso del lago Gerundo. L'acqua si stendeva, infatti, su un fondo ghiaioso di origine glaciale e oggi, in alcune zone, dopo un primo strato argilloso spesso un paio di metri, dovuto ai sedimenti del mitico lago, si trova un banco di ghiaia, profondo circa otto metri in cui si riconosce il sedimento dovuto alle acque di scioglimento dei ghiacciai, infine, un nuovo fondo argilloso, lasciato dal mare vero che occupava la pianura padana prima dell'era glaciale.

    Per quanti secoli esistette il mitico lago? Non si sa quando si formò, ma si può ragionevolmente ipotizzare l'epoca in cui cominciò a scomparire: l'epoca intorno al Mille e nei primi secoli successivi. Il drenaggio del lago fu in massima parte opera dell'uomo: le bonifiche dei benedettini, cluniacensi e cistercensi, poi i canali costruiti dal comune di Lodi o da famiglie feudali come i Borromeo o i Pallavicino il cui nome è ancora legato a rogge o navigli.
    Del lago Gerundo sono rimasti ricordi e leggende dove storia e fantasia sono difficili da separare. Anche il Gerundo ebbe il suo drago, come il suo fratello scozzese di Loch Ness: il drago Tarànto, un grosso biscione con la testa così grande da sembrare un drago che terrorizzo le campagne tra Lodi e Crema. Si diceva venisse dalle viscere della terra di Soncino dove era stato sepolto Ezzelino da Romano, feroce tiranno di parte ghibellina. Ezzelino rimase a lungo nella fantasia della gente. Era un gigante e sulla torre di Soncino si conservarono a lungo, dice la leggenda, due ferri murati che indicavano la sua statura sia a piedi che a cavallo. Della sua sepoltura si è persa traccia , ma in compenso ha lavorato la fantasia.
    Si tramanda perfino l'epigrafe latina che sarebbe stata incisa sulla sua tomba:
    Terre Suncini / Tumulus canis est Ecelinis quem lacerant manes / tartareique canes che tradotta liberamente suona: Qui in terra di Soncino / giace il cane Ezzelino. Le sue spoglie mortali / son date in pasto ai cerberi infernali.

    Un'altra leggenda attribuisce il merito per la morte del drago al vescovo di Lodi Bernardino Tolentino il quale esortò tutti i cittadini a supplicare il Signore affinché li liberasse da quella grande bestia che andava nuotando nelle acque e che con il suo alito mefitico era causa di epidemie. Ordinò anche che si facessero solenni processioni per tre giorni di seguito e che tutti facessero voto di ampliare e restaurare il tempio in onore di San Cristoforo, eretto sul bordo del terrazzo sovrastante la palude, qualora la divina clemenza li avesse liberati dal pestifero serpente. Terminate le processioni, il primo gennaio del 1300, si verificarono due eventi miracolosi: il serpente morì ed il lago si prosciugò. I cittadini, riconoscenti, tennero fede alle promesse e restaurarono ed ampliarono il tempio di San Cristoforo dove si dice che, ancora nel 1700, pendesse dalla volta una gigantesca costola del drago. Certo è che il 1300 fu il primo anno giubilare cattolico e che le solenni preghiere ed il restauro del tempio siano da porre in relazione al giubileo promulgato da Papa Bonifacio VIII. Si narra anche che nel lago Gerundo nuotasse un grosso biscione che era un pericolo per tutti quelli che si avventuravano nel lago per attraversarlo e che, avvicinandosi alle sponde, faceva strage di uomini e specialmente di bambini. Uno sconosciuto, nobile e temerario cavaliere capita dalle parti di Calvenzano e uccide il grosso biscione e prosciuga il lago. Il valoroso cavaliere era il fondatore della famiglia Visconti che per stemma adottò, appunto, il biscione con un bambino in bocca. A Calvenzano la contrada principale è ancora denominata "della biscia". Un'ulteriore mito attribuisce l'uccisione del drago a Federico Barbarossa. In tutte le varianti della leggenda all'uccisione del mostro seguirono il ritiro delle acque, la scomparsa del lago ed il recupero di immense e buone terre da coltivare che ancora oggi sono il perno fondamentale dell'economia della zona.

    Ancora oggi, in molte chiesine bergamasche o cremonesi conservano le 'ossa di drago' appartenute forse al leggendario 'mostro' del lago Gerundo!

    http://digilander.libero.it/Marisau/Galleria3.htm

    Dal sito http://digilander.libero.it/Marisau/

  2. #2
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    La vipera che il Milanese accampa...
    (Dante, La Divina Commedia, Purgatorio, Canto VIII).


    Non è da credere che i serpenti mare (o di lago) siano di pertinenza esclusiva dei paesi stranieri. Anche in Italia annoveriamo qualche segnalazione.
    Il serpente di cui parliamo è il drago Tarantasio che secondo una leggenda dell' Alto Medioevo viveva nel Lago Gerundo.
    Questo lago, ora scomparso, si stendeva nelle campagne intorno a Lodi e Crema. Più che di un lago si trattava di un insieme di paludi, stagni e corsi d'acqua.
    Il lago era alimentato dagli straripamenti dell'Adda, del Serio e dell'Oglio e dalle risorgive di provenienza sotterranea. Era poco profondo ma molto esteso (circa 35 Km da est a ovest e 50 Km da nord a sud). Sul lago emergevano numerose isole. La più grande era l'isola Fulcheria su cui si sviluppò la città di Crema. Lodi era città costiera affacciata alla sponda ovest del lago. Orzinuovi, se fosse esistita al tempo del lago, sarebbe stata sulla sponda opposta.
    Nella zona sono numerosi i cascinali e le torri con infissi grossi anelli di ferro a cui si legavano le barche. Il lago Gerundo scomparve definitivamente nel XIII sec., ma già prima del Mille si era notevolmente ridotto, grazie all' opera di bonifica degli abitanti della zona.

    Nel lago si diceva vivesse un enorme biscione con il corpo di serpente e la testa così grande da sembrare un drago. Divorava gli uomini, specialmente i bambini, e con il suo alito inquinava l'acqua ed era causa di epidemie.
    Il mostro fu ucciso da un cavaliere vicino a Calvenzano. Il valoroso cavaliere era il fondatore della famiglia Visconti, che divennero Signori di Milano, e che per stemma adottarono, appunto, il biscione con un bambino in bocca.
    Un'altra leggenda attribuisce la morte del drago al vescovo di Lodi Bernardino Tolentino che guidò in processione per tre giorni di seguito tutti i cittadini facendo voto di restaurare la chiesa di S. Cristoforo a Lodi. Al termine delle processioni il drago morì e il suo scheletro o, altri dicono, una costola enorme rimase appesa alla volta della chiesa fino al 1700. Molti cronisti dell'epoca sono stati testimoni oculari della presenza dello scheletro.
    Ancora oggi, sue presunte costole di due metri di circonferenza (o altri dicono la mandibola) sono tuttora conservate in due chiese nel bergamasco e nel cremonese. Nessuno finora le ha studiate sul serio e si preferisce attribuirle a qualche mammuth o balena fossile.

    Il drago Tarantasio, in tempi moderni, ha ispirato gli ideatori del logo dell'Agip, che lo hanno trasfigurato, aggiornandolo, nel cane a sei zampe che sputa fuoco dalla bocca.

    http://it.geocities.com/francorosate/serpenti3.html

  3. #3
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    … e, nella malaugurata ipotesi che il drago non sia mai esistito, ciò che conta è che la gente ci credeva davvero. Perché la storia più bella, e forse anche la più vera, non è sempre quella degli avvenimenti che si sono realizzati, ma l'altra: quella che avrebbe potuto essere e non è stata, vissuta dagli uomini nelle speranze e nei sogni...

  4. #4
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    Immagine tratta dal sito http://www.redicecreations.com/

    Il Milanese di Guido Vergani
    Il biscione visconteo viveva nel lago Gerundo

    Caro Vergani, vorrei che ritornasse sull' argomento del biscione visconteo. Le spiegazioni da lei adottate non danno ragione del bambino inghiottito. C' è invece la storia leggendaria del lago Gerundo che calza a pennello. Cesare Cavalleri Parliamo, per ricordarlo ai lettori, dello stemma dinastico dei Visconti e, un po' meno aristocraticamente, del logo (oggi si dice così) nelle bandiere dell' Inter, a cui, non a caso, i Visconti di Grazzano, Luigi e Gianmaria, hanno dato passione e «militanza». Tre sono state le versioni sull' origine di quel biscione che si pappa un bambino in fasce. Il lettore Virginio Sala dice: «Mi risulta che tale stemma sia stato adottato da un Visconti che partecipò a una Crociata impossessandosi di uno scudo sul quale figurava in rilievo lo stemma suddetto appartenente a un nobile islamico da lui ucciso in battaglia. L' episodio è riprodotto in rilievo su una delle porte d' ingresso in bronzo del Duomo». Io, cercando nei libri, ho portato in campo due leggende. La prima racconta di un drago che, alla morte di Sant' Ambrogio, sarebbe uscito da una caverna fuori le mura sbranando chiunque gli si facesse incontro. Il solo che lo avrebbe affrontato, uccidendolo, sarebbe stato Uberto Visconti. Da qui, lo stemma. La seconda, meno credibile, fa risalire il biscione a Desiderio, ultimo re longobardo. Nella tregua di una battaglia, si sarebbe addormentato e al risveglio si sarebbe trovato fra i capelli una vipera che, placida, se ne sarebbe andata senza morderlo. Da qui, e per gratitudine, il simbolo araldico. Adesso, Cesare Cavalleri, direttore della rivista «Studi Cattolici», mi offre, attraverso alcune pagine del suo libro «Persone&Parole/3» (Edizioni Ares, 2003), una quarta «suggestione». Secoli e secoli fa, in una zona vicino a Treviglio fra l' Adda e il Serio chiamata Geradadda, vi sarebbe stato il lago Gerundo. Indirettamente ne parla anche Paolo Diacono. Forse era una palude, un acquitrino. Scrive Cavalleri: «... in certi cascinali ancora si mostrano gli anelli metallici a cui, si tramanda, venivano legate le navi o le barche». Il leggendario lago Gerundo avrebbe avuto il suo bravo mostro, come il Loch Ness. Si sarebbe chiamato Tarantasio. Era «un terribile drago o serpente che ne infestava le acque ammorbando l' aria con il suo alito, specializzato oltretutto nel divorare bambini quando faceva incursioni sulle rive» Tarantasio fu finalmente ucciso «da un prode cavaliere, il Visconte, capostipite dei Visconti» e «l' enorme scheletro (o, secondo altre fonti, la sua mandibola)» fu appeso nella chiesa di San Cristoforo a Lodi. Ecco un' ulteriore, leggendaria «ragione» dello stemma, ma contraddetta (Cavalleri ne dà conto) dallo storico Emanuele Lodi che, nel 1647, in una «Breve storia delle cose memorabili di Treviglio», sostiene furono le preghiere e tre processioni «a sbarazzarre il lago e quelle terre dalla carnivora presenza di Tarantasio». Terrorizzato da quei pii riti, manco fosse un' incarnazione del diavolo, il mostro «si morì e le popolazioni, guidate dal vescovo Bernardino Talentino, indissero col voto di innalzare un tempio in onore della Trinità e del glorioso san Cristoforo, come appunto fu fatto».

    http://archiviostorico.corriere.it/2...30719032.shtml

    Dal sito http://archiviostorico.corriere.it/

 

 

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