Siamo andati all'incontro di Norcia con il Ministro della Pubblica Istruzione M.S. Gelmini e dobbiamo dire che siamo rimasti molto soddisfatti dalle sue spiegazioni sulla riforma. Purtroppo il dibattito con gli studenti, non si è potuto prolungare molto a causa di un inconveniente familiare del Ministro che ci ha dovuto lasciare prima del previsto.
Ma sicuramente i chiarimenti sulla riforma durante l'evento "magna charta" ci ha veramente soddisfatti. A presto le foto su www.agpgcircoloborsellino.spaces.live.com .
IL VOTO IN CONDOTTA - "Si guarda alla crescita di una persona nel suo complesso - ha proseguito la Gelmini - ed è doverosa una valutazione sul comportamento, sulla maturità e il rispetto degli altri, dei propri doveri. Da qui il voto in condotta, un provvedimento non per punire, ma per educare ed anche per premiare i comportamenti virtuosi". Quella che sta cercando di realizzare il ministro, quindi, è una "scuola che mette al centro la persona, che corre il rischio di educare". Importante anche il ruolo degli insegnanti, che non fanno un mestiere come gli altri: "l'insegnamento è per chi ha una passione educativa, per chi sente questa missione".
L'INTEGRAZIONE E GLI SPRECHI - Fondamentale per gli studenti la conoscenza della Costituzione, per far conoscere sia agli italiani che agli stranieri i loro diritti e doveri: già Aldo Moro introdusse l'educazione civica, considerata sempre una materia di second'ordine. In quanto agli immigrati, secondo la Gelmini c'è un problema didattico e non certo di razzismo. "Un bambino di 6 anni impara l'italiano subito a scuola, ma quando uno straniero di 10 - 11 viene immediatamente immesso in una classe viene invece abbandonato a se stesso" ha spiegato il ministro. "Allora non si tratta di ghettizzare nessuno" ha ribadito, riferendosi alle polemiche degli ultimi giorni dopo la mozione della Lega di realizzare una "classe ponte". Un concetto che non piace al ministro. In quanto ai tagli previsti dal decreto, la Gelmini ha parlato di bugie che vengono raccontate e della disinformazione su questa riforma. Come quella dei licenziamenti. "Nella scuola ci sono un milione e trecentomila persone impiegate, in 10 anni si è passati da 33 miliardi di euro a 43 miliardi, senza investimenti nella qualità. E poi gli insegnanti italiani sono tra i meno considerati e meno pagati d'Europa". Da qui l'idea di premiare gli insegnanti più capaci ("non è possibile che finora i docenti hanno progressioni solo per l'anzianità"). Nessun pericolo nemmeno per le scuole di montagna: "sono io per prima a dire che è sbagliato chiuderle" ha evidenziato il ministro, spiegando come invece l'accorpamento riguarda unicamente il personale. Sempre sulla mistificazione della realtà è il discorso degli insegnanti di sostegno. "Esiste una norma, inserita nella finanziaria 2007 del Governo Prodi che prevede una proporzione di un insegnante ogni due bambini diversamente abili; noi ci limitiamo a confermare quel parametro".
L'UNIVERSITA' - Parte del discorso il ministro l'ha dedicato all'università, mettendo i puntini sulle "i" ed illustrando i prossimi passi del Governo. "Si parla dei tagli della ricerca, invece la ricerca è stata l'unica voce a non esser stata tagliata". Importante invece sarebbe attrarre in Italia i "cervelli" fuggiti all'estero, ma anche studiosi stranieri, attraverso università qualitativamente importanti. Cosa che invece adesso non accade: tra le prime 200 nel mondo non ce n'è nemmeno una italiana. Troppi invece i corsi di laurea (5.500), "un'offerta formativa spesso autoreferenziale", mentre attualmente il 50% degli iscritti all'università non consegue la laurea. Critiche anche al corpo docente troppo anziano. "Voglio dare una risposta a giovani e ricercatori, voglio dare un segnale di speranza - ha proseguito il ministro - e sto lavorando ad una riforma del reclutamento dei docenti e dei ricercatori. C'è anche la necessità di dare un peso specifico ai dottorati".
GLI APPLAUSI E LA "FUGA" DA NORCIA - Applausi scroscianti per vari minuti, cori di "brava" durante il suo lungo intervento: il pubblico accorso al convegno è rimasto entusiasta dal ministro e dal suo discorso, dalla sua grinta e convinzione nello spiegare il suo decreto. La Gelmini, dopo un breve incontro blindatissimo nei corridoi del palazzo comunale di Norcia, sorvegliata a vista dalla scorta e dallo schieramento di carabinieri (coordinati dal comandante della Compagnia di Norcia, Michele Cutrufo, in prima fila accanto al capitano della Finanzia Luca Formica), ha lasciato la città. Nonostante fosse attesa ad un'altra iniziativa, promossa dal Pdl nursino nella Sala Ottobeuren e dove erano presenti alcuni giovani studenti pronti a far domande al ministro. "Aveva chiesto lei stessa di organizzare questo incontro" ha detto il candidato a sindaco del Pdl Nicola Alemanno ai presenti, scusandosi per l'assenza della Gelmini. A sostituirla a quel punto sono stati i senatori Domenico Benedetti Valentini e Franco Asciutti, insieme al consigliere regionale Franco Zaffini ed allo stesso Alemanno.
LE POLEMICHE E GLI APPELLI - Nonostante la visita del ministro sia scorsa via senza inconvenienti di nessun tipo (nemmeno uno striscione contro il suo decreto o una voce fuori dal coro), non sono mancate le polemiche. A partire dal Pd di Norcia, che oltre che con la Gelmini se l'è presa con il centrodestra nursino, e Nicola Alemanno in particolare, che aveva espresso nei giorni scorsi la sua gioia per l'importante visita istituzionale. "Mentre Regione, Province, Comuni e Comunità Montane dell'Umbria fanno muro contro la riforma del sistema scolastico elaborata dal ministro all'istruzione Maria Stella Gelmini - si legge in una nota del Pd - a Norcia il centro destra, con l'ex sindaco Alemanno in testa, si appresta a riceverla in pompa magna in occasione delle iniziative organizzate nella città di San Benedetto dalla Fondazione 'Magna Carta'. Eppure, la riforma proposta dalla Gelmini, prevedendo un tetto di 500 alunni per istituto, penalizza notevolmente i territori montani e finirà per togliere l'autonomia scolastica a moltissimi altri istituti della Regione Umbria tra cui anche quelli di Norcia, Cascia e Cerreto. In altre parole nella nostra regione molte scuole rischiano la chiusura. Proprio per questo il Partito Democratico di Norcia non comprende l'enfasi con cui il centro destra nursino e, in particolare, l'ex sindaco Alemanno, difendono l'azione di un Governo che nel settore della pubblica istruzione - fondamentale per la costruzione del futuro del nostro Paese - ha operato non solo tagli nelle risorse e nel personale ma mina alle basi il radicamento territoriale della scuola. Non si tratta - come Alemanno vuol far credere - di un'opera di razionalizzazione e di riorganizzazione della scuola ma solo di tagli che penalizzeranno soprattutto le zone disagiate e montane tra cui anche quelle della Valnerina". "È triste e inopportuno, quindi, - conclude il Pd nursino - che l'ex-sindaco di Norcia, solo a parole difensore degli interessi della collettività nursina, mistifichi la realtà dei fatti perché nel mondo della scuola, i tagli imposti dal Governo centrale, indurranno a una progressiva riduzione della qualità dell'istruzione e metteranno a rischio la scuola pubblica italiana a partire da realtà come quella di Norcia e del resto della Valnerina".




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