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    Predefinito La scuola dall'estero: "Nature" sulla ricerca in italia

    Forse lo avrete già postato, Nature, una delle più autorevoli riviste scientifiche internazionali, ha pubblicato un editoriale sulla ricerca in Italia.
    http://www.nature.com/nature/journal...l/455835b.html

    Siccome so che dobbiamo rivolgerci a "studenti di seconda media neanche al primo banco", ho cercato una traduzione in italiano:
    http://italiadallestero.info/archives/1379

    Tagli spietati

    Pubblicato Mercoledì 15 Ottobre 2008 in Inghilterra [Nature]
    Nel tentativo di accelerare la sua arrancante economia, il governo italiano si concentra su obiettivi facili, ma sconsiderati. È un periodo buio e arrabbiato per i ricercatori in Italia, esposti ad un governo che mette in atto la sua strana filosofia per il taglio dei costi. La settimana scorsa, decine di migliaia di ricercatori sono scesi in strada per manifestare la loro opposizione ad una proposta di legge volta a frenare la spesa pubblica. Se passa, come previsto, la legge provocherebbe il licenziamento di quasi 2000 ricercatori precari, che costituiscono l’ossatura degli istituti di ricerca italiani perennemente a corto di personale - e metà di essi sono già stati selezionati per posizioni a tempo indeterminato.
    Proprio durante la manifestazione dei ricercatori, il governo di centro-destra di Silvio Berlusconi, che è tornato al governo lo scorso maggio, ha deciso che i fondi di università e ricerca potrebbero essere usati per aiutare le banche e gli istituti di credito italiani. Questa non è la prima volta che Berlusconi ha bersagliato le università. Ad agosto ha firmato un decreto che tagliava i fondi universitari del 10% e ha permesso di coprire solo una posiziona accademica vuota su cinque. Ha anche permesso alle università di trasformarsi in fondazioni private per ottenere introiti aggiuntivi. Dato il clima attuale, i rettori universitari ritengono che l’ultimo passo sarà usato per giustificare ulteriori tagli ai fondi e che alla fine li costringerà a cancellare i corsi che non hanno grande valore commerciale, come gli studi classici o addirittura le scienze di base. La notizia è arrivata all’inizio delle vacanze estive, ma le conseguenze sono state comprese pienamente solo ora - troppo tardi, visto che il decreto sta per essere trasformato in legge.
    Nel frattempo, il Ministro per l’educazione, l’università e la ricerca, Mariastella Gelmini, non si è espressa in merito a tutte le questioni relative al suo ministero tranne quella sulle scuole secondarie e ha permesso che decisioni governative consistenti e distruttive fossero eseguite senza fare alcuna obiezione. Ha rifiutato di incontrare i ricercatori e gli accademici per ascoltare le loro preoccupazioni o per spiegare loro le direttive che sembrano richiedere il loro sacrificio. Inoltre non ha neppure delegato un sottosegretario che si occupi di tali questioni al suo posto.
    Le organizzazioni scientifiche colpite dalla legge sono tuttavia state ricevute dall’ideatore della legge, Renato Brunetta, Ministro della pubblica amministrazione e innovazione. Brunetta ritiene che si possa fare ben poco per fermare o modificare la legge, anche se è ancora in discussione nei vari comitati e deve ancora essere votata in entrambe le camere. In un’intervista ad un quotidiano, Brunetta ha paragonato i ricercatori ai “capitani di ventura” [sic N.d.T.], mercenari avventurieri del rinascimento, dicendo che dar loro un lavoro permanente equivarrebbe quasi ad ucciderli. Ciò mistifica un problema che i ricercatori gli avevano spiegato: che la ricerca di base di un paese richiede un adeguato rapporto tra il personale permanente e quello precario, con i ricercatori precari (per lo più post-dottorati) che si spostano tra laboratori di ricerca permanenti, stabili e ben equipaggiati. In Italia, come hanno tentato di spiegare a Brunetta, questo rapporto è tutt’altro che adeguato.
    Il governo Berlusconi può anche ritenere che siano necessarie delle misure finanziare severe, ma i suoi attacchi alla ricerca di base italiana sono avventati e poco lungimiranti. Il governo ha trattato la ricerca semplicemente come un’altra spesa da tagliare, quando invece dovrebbe essere considerata un investimento per costruire l’economia del sapere del ventunesimo secolo. In effetti l’Italia ha già sposato questo concetto aderendo alla Strategia di Lisbona 2000 dell’Unione Europea, in cui gli stati membri hanno promesso di aumentare i fondi di ricerca e sviluppo (R&D) fino al 3% del loro prodotto interno lordo. L’Italia, un paese del G8, ha una delle spese in R&D più basse del gruppo, essendo appena dell’1.1%, meno della metà di quanto spendono nazioni comparabili come la Francia e la Germania.
    Il governo non deve considerare solo i guadagni a breve termine attuati attraverso un sistema di decreti facilitato da ministri compiacenti. Se vuole preparare un futuro realistico per l’italia, come dovrebbe, il governo non dovrebbe riferirsi pigramente al passato, ma capire come funziona la ricerca in Europa oggi.

  2. #2
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    Bravo cerchi anceh cosa dice l'economist sulla Gelmini e lo traduca per i pigri del forum.

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da toscanapadana Visualizza Messaggio
    Bravo cerchi anceh cosa dice l'economist sulla Gelmini e lo traduca per i pigri del forum.
    Mi sto interessando sopratutto sulla questione delle università, a cui l'articolo dell'economist non si riferiva.

    A proposito di "merito", segnalo che a Pisa hanno oggi sfilato anche le due scuole d'eccellenza. (Sant'Anna e Normale). Va bene essere o non essere d'accordo con la protesta, ma che almeno si sappia che il livello della protesta non è solo "liceali fancazzisti e universitari incannati" (che pure, ovviamente, partecipano)

    Ma poi non era Berlusconi stesso a dire che si trattava di un decretuccio e non di riforma?
    (cioè, si tratta in sostanza di tagli, non di ristrutturare alcunché)

    edit:
    Ho trovato dove avevo letto le dichiarazioni di Berlusconi.

    "Dalla sinistra allarmismo e falsità"


    Mentre in tutt'Italia le scuole sono in piena agitazione contro il decreto Gelmini, interviene il presidente del Consiglio. "Non ci sarà nessun taglio alla scuola" assicura Silvio Berlusconi. Poi, rivolto contro l'opposizione: "Sulla scuola troppe cose divorziano con la realtà. Dalla sinistra - aggiunge - stanno arrivando messaggi assolutamente falsi e inutili allarmismi".
    Il Presidente del Consiglio dunque scende personalmente in campo per dire "basta" alle proteste degli studenti delle scuole e delle Università e alle proteste politiche di Pd, Pdci e Idv. "La sinistra è contro il decreto Gelmini che, ricordo, è un decreto e non la riforma della scuola. ...

    link all'articolo completo: http://www.tgcom.mediaset.it/politic...lo430845.shtml

  4. #4
    bananiero
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