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    Predefinito Sulle Installazioni Nucleari Dell'iran

    Osservate attentamente quali conseguenze avrebbero i bombardamenti sulle installazioni nucleari in Iran, poi pregate

    A causa di un errore redazionale (per il quale ci scusiamo col traduttore e i lettori) pubblichiamo con ritardo un articolo di analisi sul possibile confronto tra USA (e/o Israele) e Iran. Nonostante la preoccupante situazione economica mondiale abbia spostato l'attenzione dei media (e probabilmente anche dei governi), il rischio di una folle iniziativa bellica contro la repubblica islamica non è scomparso (e potrebbe di nuovo aumentare per iniziativa di Israele dopo le elezioni USA del 4 Novembre). Solo in questi ultimi giorni, mentre ElBaradei e la IAEA hanno smentito la possibilità che l'Iran stia ora sviluppando nucleare bellico, il sito Debka legato al Mossad ha insinuato che basterebbero 4 mesi alla repubblica islamica per iniziare la costruzione di armi atomiche. Sul fronte diplomatico intanto continua il confronto per approvare nuove sanzioni. N.d.r.

    Recentemente [Aprile 2008 N.d.r.] il governo degli Stati Uniti ha aumentato di una tacca il tono belligerante che utilizza contro l'Iran.

    Una serie di reportage apparsi su vari giornali anglofoni lasciano intendere che la guerra è in cammino: Il Mail & Guardian il primo aprile, il Rutland Herald il 4 aprile, il Telegraph il 7 aprile, l'International Herald Tribune l'11 aprile, il Washington Post il 12 aprile, il Washington Times il 16 aprile, The Progressive il 24 aprile, il Santa Monica Mirror il 24 aprile, l'Asia Times il 25 aprile, l'International Herald Tribune il 25 aprile, le Toronto Star il 25 aprile, il Christian Science Monitor il 25 aprile, il Washington Post il 26 aprile, il Washington Times il 26 aprile, il First Post il 26 aprile, il Los Angeles Times il 26 aprile e il Telegraph il 26 aprile.

    Due flotte offensive di portaerei si trovano adesso vicino all'Iran e un'altra sarebbe in viaggio. A fine marzo l'Arabia Saudita si è applicata a fronteggiare le conseguenze nucleari che sopraggiungerebbero in seguito a un attacco USA contro l'Iran. A inizio aprile Israele si esercitava ad affrontare i lanci di missili di rappresaglie in seguito a un attacco USA contro l`Iran. Tutti nella regione si preparano a un bombardamento della centrale nucleare e delle installazioni d'arricchimento dell'uranio dell'Iran. Come gli altri, l'Iran è pronto per la guerra.

    Gli Stati Uniti avrebbero individuato qualcosa come 10.000 bersagli in Iran. I principali sono l'insieme delle installazioni nucleari, comprese la centrale nucleare di Bushehr sulla costa del Golfo Persico, vicino al Kuwait e le installazioni d'arricchimento di Natanz vicino Ispahan. Bushehr è una città industriale che conta quasi un milione di abitanti. Non meno di 70.00 ingegneri stranieri lavorano in questa regione che comprende un grande sistema d'idrocarburi. Natanz è il principale sito d'arricchimento dell'uranio dell'Iran, a nord d'Ispahan, che conta anche delle installazioni di ricerca nucleare. Ispahan è una città del patrimonio mondiale con una popolazione di due milioni d'abitanti.

    Il reattore nucleare iraniano di Bushehr dispone di 82 tonnellate d'uranio arricchito (U235), che sono adesso caricate nel reattore, secondo alcuni reportage della stampa israeliana e cinese. E' previsto che la centrale diventi operativa questa estate, permettendogli di produrre elettricità. Le installazioni d'arricchimento di Natanz operano a piena capacità e arricchiscono l'uranio in modo che possa essere utilizzato nei reattori, secondo i rapporti dell'Agenzia Internazionale dell'Energia Atomica.


    [Effetti di un bombardamento sulle installazioni nucleari iraniane in diverse aree. Dall'alto: morte entro 30 minuti, 50% di morti entro due settimane, possibile morte, malattie da radiazioni, limite di esposizione per soccorritori, limite di esposizione per persone comuni, aumento del rischio di cancro. Accanto al titolo: veduta sulle installazioni nucleari di Bushehr]

    Secondo il Centro di controllo delle malattie [degli USA], l'uranio 235 utilizzato nei reattori nucleari ha una vita media di 700 milioni di anni. Quando viene utilizzato come combustibile per dei reattori si trasforma in uranio 238, che a sua volta ha una vita media di 4,5 miliardi di anni. Questi isotopi radioattivi sono pericolosi per la salute, perché emettono delle particelle alfa e perché sono chimicamente tossici. Se inalato, causa dei danni ai tessuti polmonari. Se ingerito, causa danni ai reni e il cancro delle ossa e dei tessuti del fegato. Secondo un recente studio di ricerca medica, l'esposizione all'uranio causa delle deformazioni ai nuovi nati o dei nati morti.

    Mai in tutta la storia si è deliberatamente bombardato delle centrali nucleari e delle istallazioni d'arricchimento nucleare. Istallazioni di questo tipo, ovunque nel mondo, sono utilizzate sotto severe regole di sicurezza poiché lo scarto di materie radioattive è mortale al momento stesso in cui l'evento si produce e molto tempo dopo essere stati esposti. Se gli Stati Uniti o Israele dovessero bombardare deliberatamente una centrale nucleare piena di combustibile nucleare o delle installazioni d'arricchimento di combustibile nucleare, questa regola sarebbe violata; degli elementi radioattivi sarebbero allora dispersi nell'ambiente. Ci sarebbero dei decessi orribili tra la popolazione circostante. L' Unio n of Concerned Scientists [negli USA] stima che tre milioni di decessi avverrebbero nelle tre settimane successive ai bombardamenti delle installazioni nucleari d'arricchimento vicino Ispahan e la contaminazione coprirebbe l'Afganistan, il Pakistan, fino all'India.

    Sia i reattori che le installazioni d'arricchimento sono costruiti in cemento extra forte, spesso con strati di ritenuta a volte e sono spesso costruiti sottoterra. I bombardamenti di queste installazioni esigono esplosivi potenti, come le testate penetranti sottoterra, o addirittura delle testate nucleari. Esplosioni simili soffierebbero la contaminazione molto in alto nell'atmosfera. Ma dove andrebbe questa contaminazione? E' una questione difficile a cui rispondere e difficile da prevedere.

    Nel corso della guerra del Golfo del gennaio 1991, numerosi pozzi di petrolio in Kuwait sono stati incendiati. Secondo il Dipartimento di Stato americano «delle piogge nere sono state segnalate in Turchia e della neve nera è caduta ai piedi delle montagne dell'Himalaya». La nuvola radioattiva causata dai bombardamenti delle installazioni nucleari dell'Iran prenderebbe probabilmente le stesse direzioni se le condizioni meteorologiche fossero le stesse. Ma la nube radioattiva potrebbe andare verso nord, cioè in Europa. Nel corso dell'invasione dell'Iraq da parte degli Stati Uniti nel marzo del 2003, accompagnati dalla Gran Bretagna, l'Australia e altri paesi, sono state utilizzate munizioni e bombe all'uranio impoverito (U238). Ci sono voluti nove giorni alle particelle d'uranio provenenti da queste armi in Iraq per raggiungere l'Inghilterra, dove test dei filtri d'aria hanno dimostrato un aumento del 300% di particelle di uranio attribuibile alla guerra. Le condizioni meteorologiche che hanno permesso il trasporto delle particelle fino all'Inghilterra, sono passate sul centro della Turchia, l'Ucraina, l'Austria, la Polonia, la Germania, la Svezia e la Danimarca, per arrivare finalmente in Gran Bretagna dove hanno proseguito il loro percorso sulla Norvegia, la Finlandia, fino all'Artico. Questo fatto è stato segnalato dal The Times, che in un articolo riassumeva uno studio europeo di biologia e di bio-elettromagnetica.

    Le conseguenze nucleari dei bombardamenti sull'Iran avrebbero una vita media di 700 milioni di anni. E' una durata difficile da comprendere. Gesù Cristo pregava circa 2.000 anni fa. Nell'evoluzione dell'uomo i nostri antenati, i primi uomini scimmia, avrebbero camminato eretti appena 5 milioni d'anni fa. L'amministrazione Bush e i suoi consiglieri israeliani stanno adesso pianificando la contaminazione del pianeta per settecento milioni di anni. Secondo la retorica dei candidati alla presidenza John McCain e Hillary Clinton, anche loro pensano che sia una buona idea. I media degli USA, da parte loro, sembrano applaudire.

    Gli statunitensi, o non comprendono ciò che si preparano a fare, oppure si sentono al riparo delle conseguenze. Il pianeta non è così grande. Ciò che succede da qualche parte finisce per ripercuotersi sul resto del globo. Il fumo dei pozzi di petrolio incendiati durante la guerra del Golfo si è propagato attorno al pianeta ed è stato rilevato in America del Sud. Gli effetti radioattivi del bombardamento d'un reattore nucleare si propagherebbero in luoghi molto distanti, soprattutto se si considera che il viaggio durerà milioni d'anni.

    I paesi del Golfo Persico, principalmente l'Arabia Saudita, il Kuwait, l'Iraq e l'Iran, possiedono più della metà delle riserve di petrolio conosciute. Nel 1981 uno studio di Fetter e Tsipis apparso sulla rivista «Scientific American» riguardo alla «propagazione catastrofica della radioattività» stimava che il bombardamento di un reattore nucleare renderebbe inabitabile una superficie di 8.600 miglia quadrate [NdR: 1 miglio = 1.609 km] attorno al reattore, tutto a seconda del soffiare del vento. Bombardare il reattore di Bushehr significherebbe che la metà delle riserve di petrolio diventerebbero istantaneamente inaccessibili. Bombardare l'Iran significherebbe che gli statunitensi non potrebbero più prendere l'auto, ovunque si tratti d'andare, e questo per molto tempo. Lo stile di vita americano sarebbe finito. Seguirebbe un crollo economico inimmaginabile per gli statunitensi. La produzione alimentare meccanizzata e il trasporto del cibo sarebbero cose del passato. Le sommosse per la fame diventerebbero cosa certa se per caso l'indicatore di carburante indicasse che la riserva è vuota, perfino negli Stati Uniti, terra d'abbondanza.

    Le nazioni del mondo non possono contare sugli Stati Uniti e sui loro consiglieri israeliani perché questi pensino e agiscano in modo razionale riguardo ai bombardamenti dei reattori. Non ha senso dire che «tutte le opzioni sono sul tavolo» ed è perfino un crimine contro l'umanità. Gli Stati Uniti e Israele stanno preparando il pubblico ad accettare questa follia, annunciando che hanno bombardato con successo un reattore nucleare siriano senza effetti nocivi. Israele ha anche recentemente pubblicato il video del bombardamento del reattore nucleare d'Osiraq nel 1981 in Iraq. Vedete com'è facile. Non c'è nessuna spiacevole conseguenza. Ma i due siti erano in costruzione e i reattori non erano riempiti fino all'orlo di tonnellate d'uranio arricchito.

    I popoli e i governanti del Golfo Persico, del Medio Oriente, dell'Europa e anche di quei paesi dove soffierà il vento, cioè l'India e la Cina, devono adesso prendere delle misure perché cessi questa follia. Una volta liberate le radiazioni, le risoluzioni dell'ONU non le riporteranno in un luogo confinato.

    Gli statunitensi che hanno famiglia e amici implicati nelle forze armate nella regione del Golfo Persico, che sia in Iraq o in Afganistan, dovrebbero domandarsi fino a che punto l'amministrazione Bush considera che le sue truppe possano essere sacrificate.

    Il pianeta implora: «Non bombardate i reattori nucleari»

    Per le fonti vedere l'articolo in inglese: "Consider the Consequences of Bombing Iran’s Nuclear Power Plant and Pray".

    Titolo originale: "Les conséquences des bombardements sur les installations nucléaires de l'Iran"

    Fonte: http://www.mondialisation.ca
    Link
    30.04.2008

    Traduzione per www.comedonchisicotte.org a cura di IMG.ZERO
    http://www.comedonchisciotte.org/sit...ticle&sid=5167

    Se bombardano io spero che il vento cambi direzione.

  2. #2
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    Se non è un attacco nucleare non vi è fall-out. Ma se anche lo fosse, una singola bomba non produrrebbe conseguenze così diffuse.

    In ogni caso oggi esistono ordigni nucleari tattici a bassa potenza. Che basterebbero a rendere inagibile solo l'area interessata, che comunque è in Iran.

    Speriamo usino quelli.

  3. #3
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    http://www.corriere.it/cronache/08_o...4f02aabc.shtml

    Iran, i segreti della nuova bomba

    Gli esperti missilistici coreani studiano un'arma con oltre 2.000 chilometri di raggio d'azione




    Sono alcune dozzine. Si trattengono solo pochi giorni o restano per settimane
    . Una presenza che deve rimanere discreta. Per questo Teheran li ha affidati alla sorveglianza dei pasdaran, i guardiani onorati come il «sangue della rivoluzione». Stiamo parlando degli scienziati della Corea del Nord ingaggiati dall'Iran per sviluppare il programma missilistico, strettamente connesso a quello nucleare. È possibile che i tecnici lavorino alla realizzazione di un'ogiva atomica adattabile ai missili allo studio in Iran con l'aiuto di Pyongyang. Il regime comunista non riesce a sfamare la popolazione ma continua imperterrito nei suoi test missilistici nel Mar Giallo. Per rendere più efficace la ricerca e metterla al riparo da eventuali «sorprese», Teheran ha proceduto a una riorganizzazione delle sue strutture. Mosse che abbiamo ricostruito con l'aiuto dei Mujaheddin del popolo, movimento di opposizione ai mullah. Come primo atto, gli iraniani hanno spostato il ministero della Difesa in una nuova area (Via Langari, a nord della piazza No-Bonyad): una serie di palazzine sparpagliate su una vasta area invece che un unico grande edificio. Quindi il comandante dei pasdaran, Mohammed Alì Jafaari, ha assunto il pieno controllo del programma missilistico. Non solo le unità operative ma l'intero dispositivo di studio e ricerche deve fare capo ai guardiani. L'organizzazione per l'industria aerospaziale è stata affidata a Mohammed Farraj, alto ufficiale dei pasdaran, che ha subito spinto i suoi uomini ad accelerare i tempi. A Teheran sono inquieti. Le difficoltà tecniche — sia nel settore atomico che missilistico — stanno rallentando la tabella di marcia. A luglio sono state diffuse foto di una esercitazione con «nuovi» missili. Ma gli analisti occidentali hanno scoperto che le immagini erano state «taroccate » e che gli ordigni erano delle vecchie versioni dello Shehab. Il 17 agosto, sotto gli occhi del presidente Ahmadinejad, è stato lanciato un vettore che, secondo le autorità, trasportava un satellite civile. Il test, tuttavia, non è stato perfetto e per gli esperti occidentali il missile non sarebbe in grado di mettere in orbita il satellite. Anzi, secondo i Mujaheddin, si è trattato di una manovra con uno «Shehab». L'obiettivo è quello di produrre un'arma con un raggio d'azione che vada oltre i 2 mila chilometri.
    Le prove sono state condotte in una base nell'area di Semnan, un impianto che fa parte di un network piuttosto esteso. Il cuore è rappresentato dall'Organizzazione per l'industria aerospaziale che sovraintende al lavoro di almeno sette «gruppi». In base alle informazioni raccolte dagli oppositori la missione più importante è affidata alla società Hemmat. Usando lo schema del puzzle, gli iraniani hanno suddiviso la ricerca in diversi centri. «Khalor» si occupa dei lanciatori. «Ceraghi» del combustibile. «Rastegar » dei motori. «Karimi» della catena di lancio. «Varamini » del sistema di comando. «Movahed» dell'assemblaggio finale. Gli studi più «sensibili» — ci racconta Alireza Jafarzadeh mostrandoci delle foto satellitari — sono invece condotti all'impianto Nouri: qui, gli scienziati lavorano sulle testate in collaborazione con i loro colleghi di Mojdeh, sito legato al nucleare. In particolare è stato segnalato più volte Mehdi Fesharaky, responsabile della ricerca nel campo delle ogive atomiche. Per il timore di attacchi aerei una buona parte dei laboratori sono stati creati nel sottosuolo. Bunker e tunnel simili a quelli presenti in altre installazioni, a cominciare da quella di Mohaved.
    Quanti mostrano comprensione per la politica degli ayatollah osservano: l'Iran non vuole essere trattato come uno Stato «pariah», punta a un ruolo regionale importante, teme che le pressioni internazionali siano il preludio a una manovra per cambiare il regime. Gli accusatori — americani e israeliani in particolare — ritengono, invece, che Teheran rappresenti una seria minaccia e che la Bomba non sia più un miraggio. Timori condivisi, pur con mille distinguo, dall'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea). «Gli iraniani hanno il libro delle ricette ma non possiedono ancora gli ingredienti », ha affermato il 26 settembre il cauto direttore Mohammed El Baradei. E nel libro delle ricette sarebbero finiti i suggerimenti di un misterioso scienziato russo. Sembra che lo specialista abbia assistito gli iraniani in un complesso esperimento su come far esplodere un ordigno nucleare.
    Ma alla Bomba Teheran deve ancora arrivarci. Entro quando raggiungerà il punto di non ritorno? Le previsioni abbondano: 2009, secondo una relazione presentata al Parlamento israeliano; 2010-2015 per gli ispettori Aiea; 2011 per il Mossad israeliano e i servizi russi; 2013 per l'esperto americano David Kay; 2013-2015 secondo la stima dell'intelligence Usa. Alle valutazioni discordanti sul «cosa» vanno sommate quelle sul «fare». Si chiedono sanzioni aspre, si agita il bastone del raid e si cerca di trovare una formula negoziale. A chi denuncia l'inutilità della trattativa, si replica sostenendo come sia difficile ricorrere all'opzione militare. La Casa Bianca l'ha inserita nei suoi scenari, ma nelle ultime settimane sono apparse ricostruzioni di segno contrario. Bush, si racconta, avrebbe posto il veto a un possibile attacco israeliano. L'esperto statunitense David Albright — tra i migliori — ha sottolineato che un blitz non darebbe garanzie di successo pieno. Gli impianti nucleari sono dispersi, ben protetti e servirebbero incursioni su vasta scala. Fonti di intelligence a Washington, però, suggeriscono una variante: non serve distruggere, basta provocare una «contaminazione » dei siti. Scenari inquietanti che ne aprono altri, tutti segnati dall'incertezza. In attesa di decidere, gli attori giocano sporco. Teheran continua le sue attività clandestine, sostiene la sua longa manus libanese, l'Hezbollah, e gonfia i muscoli dei pasdaran.

    Gerusalemme mobilita il braccio strategico del Mossad, responsabile — si dice — di numerosi sabotaggi all'interno dell'Iran. Esplosioni inspiegabili, morti misteriose, apparati fuori uso che potrebbero essere la conseguenza di colpi di mano segreti. E Washington? Si affida alle parole, aspettando che arrivi un nuovo inquilino alla Casa Bianca.

    Guido Olimpio
    26 ottobre 2008

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Valerio2 Visualizza Messaggio
    Se non è un attacco nucleare non vi è fall-out. Ma se anche lo fosse, una singola bomba non produrrebbe conseguenze così diffuse.

    In ogni caso oggi esistono ordigni nucleari tattici a bassa potenza. Che basterebbero a rendere inagibile solo l'area interessata, che comunque è in Iran.

    Speriamo usino quelli.
    Non è la nucleare che lanceranno gli idioti, ma quello che accadrebbe se fosse attaccato un sito nucleare con le presunte presenze di uranio al loro interno.

    Se un singolo italiano verrà ucciso da queste contaminazione dovremmo farla pagare carissima ai treccioluti.

  5. #5
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    2009, secondo una relazione presentata al Parlamento israeliano; 2010-2015 per gli ispettori Aiea; 2011 per il Mossad israeliano e i servizi russi; 2013 per l'esperto americano David Kay; 2013-2015
    Interessanti certezze.

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Mullah Visualizza Messaggio
    Non è la nucleare che lanceranno gli idioti, ma quello che accadrebbe se fosse attaccato un sito nucleare con le presunte presenze di uranio al loro interno.

    Se un singolo italiano verrà ucciso da queste contaminazione dovremmo farla pagare carissima ai treccioluti.
    No, dovremo farla pagare carissima a tutti i musulmani in Italia.

  7. #7
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    Quello che è certo è che stanno cercando di farsi la bomba, con la complicità dell'AIEA che non dice chiaramente quanto sia pericoloso il programma nucleare iraniano.
    Quanto al disegnino postato nell'articolo è una sollene stronzata, come del resto tutto quello che c'è scritto.
    E' chiaro che il programma iraniano va fermato con le cattive se necessario. Il nuovo presidente USA dovrà occuparsene quanto prima.

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Valerio2 Visualizza Messaggio
    No, dovremo farla pagare carissima a tutti i musulmani in Italia.


    Citazione Originariamente Scritto da willyI Visualizza Messaggio
    Quello che è certo è che stanno cercando di farsi la bomba, con la complicità dell'AIEA che non dice chiaramente quanto sia pericoloso il programma nucleare iraniano.
    Quanto al disegnino postato nell'articolo è una sollene stronzata, come del resto tutto quello che c'è scritto.
    E' chiaro che il programma iraniano va fermato con le cattive se necessario. Il nuovo presidente USA dovrà occuparsene quanto prima.
    Cos'è un pezzo di cabaret?

    Hiroshima Nagasaki......che stronzate, SVEGLIAAAAAAA.

    Forse il programma che va fermato è quello di wall street, una bombetta li toglierebbe un po di problemi.

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Mullah Visualizza Messaggio




    Cos'è un pezzo di cabaret?

    Hiroshima Nagasaki......che stronzate, SVEGLIAAAAAAA.

    Forse il programma che va fermato è quello di wall street, una bombetta li toglierebbe un po di problemi.
    Toglierebbe i problemi a te. A te piace (visto il tuo nik) stare con i taliban o con le guardie della rivoluzione. Peggio per te..

  10. #10
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    Se l'Iran volesse potrebbe costruirsi qualche testata nucleare non domani ma oggi stesso, ha ben più soldi e mezzi di quanti ne abbia mai avuti il Pakistan.

    Il perché Teheran non si crei ancora un arsenale, pur potendo, è palese: è inutile possedere l'atomica in magazzino se poi, all'atto pratico, non disponi di missili con cui avere un effetto deterrente. La domanda giusta, per capire quando gli iraniani avranno armi nucleari, è quando riusciranno a produrre missili a lunga gittata.

    Comunque gli USA hanno ben altro a cui pensare e diversi mesi, verosimilmente, di Iran si parlerà poco o nulla. Molto dipenderà dalle due elezioni: quella statunitense e quella iraniana (a Giugno scade il mandato di Ahmadinejad).

 

 

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