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    Iraq, Decine di migliaia in piazza a Baghdad contro l’accordo con gli Usa



    di Ornella Sangiovanni
    Osservatorio Iraq, 18 ottobre 2008

    Decine di migliaia di iracheni sono scesi in piazza oggi a Baghdad, rispondendo all’appello di Muqtada al Sadr, contro l’accordo che consentirebbe alle forze Usa di restare in Iraq per almeno altri tre anni, mentre il leader sciita invitava il Parlamento iracheno a respingerlo.

    La protesta è partita da Sadr City, l’enorme slum nella parte est della capitale irachena, in cui vivono oltre due milioni di persone, in grande maggioranza sciiti, considerato una roccaforte del movimento di Sadr, e si è diretta verso la più centrale piazza Mustansiriya, sempre nella zona est della città.

    I manifestanti - 50.000, secondo alcune stime, sventolavano bandiere irachene, gridando: “No, no all’accordo” e “Sì all’Iraq”.

    Uno di loro, seduto su una sedia a rotelle, e con indosso una tunica bianca, stringeva un manifesto con la bandiera irachena, e urlava: "No, no all’America". "Preferiamo la morte al fare concessioni".

    La manifestazione si è svolta in mezzo a strette misure di sicurezza, con la polizia irachena che presidiava i checkpoint sulle vie laterali, e cecchini appostati sui tetti. Humvee (veicoli militari) delle forze di sicurezza governative controllavano tutte le strade che portano alla piazza dove doveva concludersi il corteo. Gli edifici circostanti erano coperti da enormi bandiere irachene.

    Su uno striscione si leggeva in inglese: "Rifiutiamo la presenza Usa in Iraq".

    Manifestazione autorizzata

    Secondo le autorità irachene, la manifestazione era autorizzata. “Hanno il permesso del Primo Ministro e del ministro degli Interni per fare una manifestazione pacifica”, ha dichiarato Qassim al Mussawi, portavoce governativo sulle questioni di sicurezza a Baghdad.

    “Che la gente possa protestare liberamente fa parte della democrazia”, ha aggiunto, “ma speriamo che capiscano le misure di sicurezza che abbiamo preso per proteggerli”.

    Lungo il percorso del corteo venivano perquisiti tutti - uomini e donne.

    Molti dei manifestanti sono arrivati nella capitale da altre parti dell’Iraq, e già da ieri sera si erano radunati in gran numero in piazza Mudhaffar, a Sadr City, dove ha avuto inizio la protesta di oggi.

    “Sfiliamo per respingere l’occupazione”, diceva uno di loro, Karim Kadhim, che viene da Najaf, la città santa sciita che si trova nel sud. "All’America piacerebbe essere occupata da qualsiasi altro Paese?”, chiedeva, “L’America vorrebbe che i suoi figli venissero attaccati? Perché stanno occupando il nostro Paese?".

    "Respingiamo questo accordo con l’occupante perché è un patto a lungo termine che darà agli Usa la garanzia di dominare l’Iraq il più a lungo possibile", diceva un altro dei dimostranti, Sami al-Arraji.

    “Non tradite il popolo”

    La protesta arriva dopo che Washington e Baghdad hanno
    raggiunto una intesa su una bozza finale dell’accordo in materia di “sicurezza” che dovrebbe autorizzare la presenza delle forze Usa in Iraq dopo il 31 dicembre: quando scadrà il mandato Onu per la cosiddetta “Forza multinazionale”.

    I vertici dell’amministrazione Bush hanno
    iniziato il pressing: il Segretario alla Difesa, Robert Gates, sulla leadership del Congresso, il Segretario di Stato, Condoleeza Rice, sui leader iracheni.

    Mentre l’Ok del Congresso all’accordo con Baghdad non è formalmente necessario (per decisione dell’amministrazione), anche se il supporto politico è considerato essenziale, il premier iracheno Nuri al Maliki si è ripetutamente impegnato a sottoporre l’accordo dal Parlamento, prima di firmarlo.

    E ai deputati iracheni si rivolge il messaggio di Muqtada al Sadr, che oggi è stato letto da un suo collaboratore, lo sceicco Abdul-Hadi al-Mohammadawi, di fronte a una folla immensa, composta in gran parte di uomini giovani (ma tra i manifestanti c’erano anche donne, completamente avvolte nell’abaya – l’abito nero tradizionale iracheno, e bambini), che sventolavano bandiere irachene.

    “Il governo iracheno ha abbandonato i suoi doveri davanti a Dio e al suo popolo, e ha rinviato l’accordo a voi, sapendo che ratificarlo stigmatizzerà l’Iraq e il suo governo per anni a venire", dice nel suo messaggio il leader sciita, che fin dall’inizio è sempre stato un oppositore intransigente dell’occupazione Usa.

    Fra le altre cose, Sadr mette in dubbio quanto afferma il governo di Baghdad: ovvero che l’accordo raggiunto con Washington, dopo sette mesi di negoziati, sarebbe un passo verso il ritiro delle forze di occupazione dall’Iraq.

    Anche se il suo testo non è ancora stato ufficialmente reso pubblico, ormai si sa che esso prevede che le truppe Usa lascino completamente il Paese entro il 31 dicembre 2011 – a meno che il governo iracheno non chieda loro di restare.

    “Se vi diranno che l’accordo mette fine alla presenza dell’occupazione, lasciate che vi dica che l’occupante manterrà le sue basi. E chiunque vi dica che esso ci dà la sovranità, è un bugiardo”, dice Muqtada nel suo messaggio. “Sono sicuro che voi, fratelli parlamentari, lotterete per la volontà del popolo e non per quella dell’occupante... Non tradite il popolo".

    Ieri, nel corso delle preghiere del Venerdì, diversi esponenti religiosi iracheni, sia sunniti che sciiti, che hanno una notevole influenza sull’opinione pubblica, hanno parlato a loro volta contro l’accordo, lamentando in particolare il fatto che gli iracheni finora ne sanno ben poco.


    Fonti: Associated Press, Reuters, Agence France Presse http://www.osservatorioiraq.it/modules.php?name=News&file=article&sid=6546

  2. #2
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    Citazione Originariamente Scritto da Outis Visualizza Messaggio
    Iraq, Decine di migliaia in piazza a Baghdad contro l’accordo con gli Usa



    di Ornella Sangiovanni
    Osservatorio Iraq, 18 ottobre 2008

    Decine di migliaia di iracheni sono scesi in piazza oggi a Baghdad, rispondendo all’appello di Muqtada al Sadr, contro l’accordo che consentirebbe alle forze Usa di restare in Iraq per almeno altri tre anni, mentre il leader sciita invitava il Parlamento iracheno a respingerlo.

    La protesta è partita da Sadr City, l’enorme slum nella parte est della capitale irachena, in cui vivono oltre due milioni di persone, in grande maggioranza sciiti, considerato una roccaforte del movimento di Sadr, e si è diretta verso la più centrale piazza Mustansiriya, sempre nella zona est della città.

    I manifestanti - 50.000, secondo alcune stime, sventolavano bandiere irachene, gridando: “No, no all’accordo” e “Sì all’Iraq”.

    Uno di loro, seduto su una sedia a rotelle, e con indosso una tunica bianca, stringeva un manifesto con la bandiera irachena, e urlava: "No, no all’America". "Preferiamo la morte al fare concessioni".

    La manifestazione si è svolta in mezzo a strette misure di sicurezza, con la polizia irachena che presidiava i checkpoint sulle vie laterali, e cecchini appostati sui tetti. Humvee (veicoli militari) delle forze di sicurezza governative controllavano tutte le strade che portano alla piazza dove doveva concludersi il corteo. Gli edifici circostanti erano coperti da enormi bandiere irachene.

    Su uno striscione si leggeva in inglese: "Rifiutiamo la presenza Usa in Iraq".

    Manifestazione autorizzata

    Secondo le autorità irachene, la manifestazione era autorizzata. “Hanno il permesso del Primo Ministro e del ministro degli Interni per fare una manifestazione pacifica”, ha dichiarato Qassim al Mussawi, portavoce governativo sulle questioni di sicurezza a Baghdad.

    “Che la gente possa protestare liberamente fa parte della democrazia”, ha aggiunto, “ma speriamo che capiscano le misure di sicurezza che abbiamo preso per proteggerli”.

    Lungo il percorso del corteo venivano perquisiti tutti - uomini e donne.

    Molti dei manifestanti sono arrivati nella capitale da altre parti dell’Iraq, e già da ieri sera si erano radunati in gran numero in piazza Mudhaffar, a Sadr City, dove ha avuto inizio la protesta di oggi.

    “Sfiliamo per respingere l’occupazione”, diceva uno di loro, Karim Kadhim, che viene da Najaf, la città santa sciita che si trova nel sud. "All’America piacerebbe essere occupata da qualsiasi altro Paese?”, chiedeva, “L’America vorrebbe che i suoi figli venissero attaccati? Perché stanno occupando il nostro Paese?".

    "Respingiamo questo accordo con l’occupante perché è un patto a lungo termine che darà agli Usa la garanzia di dominare l’Iraq il più a lungo possibile", diceva un altro dei dimostranti, Sami al-Arraji.

    “Non tradite il popolo”

    La protesta arriva dopo che Washington e Baghdad hanno
    raggiunto una intesa su una bozza finale dell’accordo in materia di “sicurezza” che dovrebbe autorizzare la presenza delle forze Usa in Iraq dopo il 31 dicembre: quando scadrà il mandato Onu per la cosiddetta “Forza multinazionale”.

    I vertici dell’amministrazione Bush hanno
    iniziato il pressing: il Segretario alla Difesa, Robert Gates, sulla leadership del Congresso, il Segretario di Stato, Condoleeza Rice, sui leader iracheni.

    Mentre l’Ok del Congresso all’accordo con Baghdad non è formalmente necessario (per decisione dell’amministrazione), anche se il supporto politico è considerato essenziale, il premier iracheno Nuri al Maliki si è ripetutamente impegnato a sottoporre l’accordo dal Parlamento, prima di firmarlo.

    E ai deputati iracheni si rivolge il messaggio di Muqtada al Sadr, che oggi è stato letto da un suo collaboratore, lo sceicco Abdul-Hadi al-Mohammadawi, di fronte a una folla immensa, composta in gran parte di uomini giovani (ma tra i manifestanti c’erano anche donne, completamente avvolte nell’abaya – l’abito nero tradizionale iracheno, e bambini), che sventolavano bandiere irachene.

    “Il governo iracheno ha abbandonato i suoi doveri davanti a Dio e al suo popolo, e ha rinviato l’accordo a voi, sapendo che ratificarlo stigmatizzerà l’Iraq e il suo governo per anni a venire", dice nel suo messaggio il leader sciita, che fin dall’inizio è sempre stato un oppositore intransigente dell’occupazione Usa.

    Fra le altre cose, Sadr mette in dubbio quanto afferma il governo di Baghdad: ovvero che l’accordo raggiunto con Washington, dopo sette mesi di negoziati, sarebbe un passo verso il ritiro delle forze di occupazione dall’Iraq.

    Anche se il suo testo non è ancora stato ufficialmente reso pubblico, ormai si sa che esso prevede che le truppe Usa lascino completamente il Paese entro il 31 dicembre 2011 – a meno che il governo iracheno non chieda loro di restare.

    “Se vi diranno che l’accordo mette fine alla presenza dell’occupazione, lasciate che vi dica che l’occupante manterrà le sue basi. E chiunque vi dica che esso ci dà la sovranità, è un bugiardo”, dice Muqtada nel suo messaggio. “Sono sicuro che voi, fratelli parlamentari, lotterete per la volontà del popolo e non per quella dell’occupante... Non tradite il popolo".

    Ieri, nel corso delle preghiere del Venerdì, diversi esponenti religiosi iracheni, sia sunniti che sciiti, che hanno una notevole influenza sull’opinione pubblica, hanno parlato a loro volta contro l’accordo, lamentando in particolare il fatto che gli iracheni finora ne sanno ben poco.


    Fonti: Associated Press, Reuters, Agence France Presse http://www.osservatorioiraq.it/modules.php?name=News&file=article&sid=6546

    solidarietà con le proteste.
    Fuori gli occupanti dall'Iraq.

 

 

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