Walter Veltroni siede nel salotto di Annozero, la trasmissione di Michele Santoro.
Agita due fotocopie. Sono le prime pagine di Libero degli ultimi giorni:
«Loro l’hanno scritto, lui lo ha fatto. Prendo atto della smentita di Berlusconi sull’uso della polizia nelle università, ma quando si ha un ruolo istituzionale, le parole sono pietre».
L’attacco del leader del Partito democratico è l’epilogo finale di un lungo giovedì. Giorno in cui Silvio Berlusconi smorza i toni e il ministro dell’Istruzione li alza: «È in atto una campagna terroristica che avvelena il clima con l’obiettivo di fermare la riforma della scuola».
Mariastella Gelmini interviene a Palazzo Madama poco prima che i senatori comincino a votare gli articoli del suo decreto. Fuori, migliaia di studenti in corteo contro di lei. Dentro, nell’aula, le urla e gli insulti dell’opposizione.
Lirica.
Ma Gelmini tira dritta: «Avrò la tenacia della goccia che scava la pietra della demagogia», annuncia.
Silvio precisa
Tutto ciò mentre il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, in visita in Cina, “precisa” meglio il suo pensiero sulle occupazioni e l’intervento della polizia. «Mai detto né pensato che debba entrare nelle scuole», fa sapere il premier. Gli studenti che occupano? Berlusconi pensa ad azioni di «convincimento» diverse dal manganello: «Ne ho in mente qualcuna molto spiritosa», ma se la tiene per sé.
L’importante, comunque, è «garantire agli altri che vogliono imparare la possibilità di non essere disturbati da chi manifesta».
Ieri, nel frattempo, alla presenza del ministro Roberto Maroni e del sottosegretario Alfredo Mantovano, si sono riuniti al Viminale i vertici della polizia. Che assicurano «fermezza e determinazione nel prevenire ogni degenerazione violenta». Ma senza scaldare gli animi. E anche il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, getta acqua sul fuoco. Secondo lui le parole di Berlusconi vanno lette come «una condanna della violenza» ed è sicuro che «non ci sarà alcun seguito».
Niente polizia nelle università, è l’auspicio del reggente di An. Altri segnali distensivi arrivano dal ministero dell’Interno. Che circoscrive il fenomeno della contestazione (150 scuole e 20 facoltà occupate), invita «presidi e rettori a garantire lo svolgimento regolare delle lezioni», esorta gli studenti ad accettare la disponibilità di Gelmini al dialogo.
E a svelenire il clima.
La gaffe
Al Senato, in effetti, il ministro si dice pronta a convocare le associazioni degli studenti, «ma a condizione che si discuta sui fatti e non sulle falsificazioni». Le novità del decreto, ricorda, rispecchiano quelle contenute nel libro bianco scritto sotto l’egida del governo Prodi».
Peccato che il ministro legga “l’egìda”, con l’accento sbagliato, attirandosi i buuuu e le risate dell’aula. Ma gli insulti non la spaventano: «Quando ho assunto l’incarico di ministro», confessa Gelmini, «sapevo delle difficoltà e delle proteste cui andavo incontro». In serata, però, Veltroni carica di nuovo la polemica. La precisazione di Berlusconi non gli basta: «In nessun paese occidentale», dice intervistato da Santoro, «c’è questo teatrino».
da www.libero-news 24 10 08
saluti




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