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    Predefinito Zecchi accusa: la colpa è dei rettori

    E io accuso i rettori: sono i veri colpevoli dello sfascio

    di Stefano Zecchi
    La cosa più indecente delle proteste universitarie è l’atteggiamento dei rettori. Se, per ipotesi, fossero stati aumentati i finanziamenti per l’università, i rettori, in coscienza, potrebbero sostenere che i loro atenei funzionerebbero meglio? E cioè, riterrebbero, in coscienza, che aumenterebbe la qualità della formazione e della ricerca accademica?
    L’università italiana di oggi è come l’Alitalia: più soldi ci butti dentro e peggio è, perché aumenti il clientelismo, il nepotismo, la dequalificazione del corpo insegnante. I concorsi universitari per il reclutamento dei docenti, banditi tra metà luglio e Ferragosto, in modo che pochi sapessero della loro esistenza affinché fosse protetto chi è già predestinato a vincerli, sono un esempio di malcostume e di arroganza.
    Perché i rettori non denunciano quest’indecenza? Risposta: perché altrimenti 24 figli di rettori probabilmente non sarebbero andati in cattedra. Perché gli studenti non vanno a vedere chi sono i loro docenti in una facoltà, per esempio, come quella di medicina e chirurgia della Sapienza di Roma? Qui è stato eletto rettore il 3 ottobre il professor Luigi Frati, preside per 18 anni nella facoltà di medicina e chirurgia. In questa facoltà, come ordinario, insegna storia della medicina la moglie Luciana Angeletti, la quale era prima una semplice insegnante di lettere: un bel salto acrobatico chissà da chi facilitato. E i figli del rettore dove li mettiamo? Naturalmente nella stessa facoltà di medicina dove insegnano mamma e papà. Ecco infatti un buon posto di associato per il figlio Giacomo nella sede distaccata di Latina. La figlia Paola era un po’ più difficile da sistemare perché è laureata in giurisprudenza. Ma l’amore di padre non ha ostacoli: e, infatti, anche per la figliola Paola si trova un bel posto di ordinario in medicina. Questo accade a Roma, università Sapienza: l’unità della famiglia è garantita, non so quanto sia garantita la scientificità della ricerca.
    Il rettore della Normale della Pisa, Salvatore Settis, cita come esempio da seguire il presidente francese Sarkozy, che in una situazione di crisi economica come quella che stiamo passando, ha aumentato i fondi all’università invece di tagliarli. Non spiega però, il rettore, che i soldi sono destinati a un numero ristretto di università, una decina in tutto, e non all’intero mondo accademico, peraltro scassato anche se non come il nostro.
    In Francia, il Centro nazionale della ricerca, il polmone economico-amministrativo, che opera in contiguità con le università, funziona ancora; il nostro Cnr è stato smantellato dall’ex ministro Berlinguer, e il tentativo di riforma che fece Adriano De Maio, consulente dell’ex ministro Moratti, pur essendo né più né meno in linea con quelli europei, fu drasticamente bloccato dai sindacati, che ora sono quelli che decidono a chi vanno i quattrini. Sarkozy va seguito proprio dove indica la necessità di differenziare e sostenere le università di qualità. Ma l’introduzione di questa meritocrazia gestionale fa inorridire i nostri rettori perché finirebbero per dover fare i conti con la qualità della ricerca dei propri atenei, cosa a cui non sono abituati o chiamati a fare. E infatti qualcuno si limita a fare il burocrate per cercare di pagare gli stipendi e le bollette della luce, qualcun altro più scaltro pensa alla famiglia o alla carriera politica.

    La sinistra manda in piazza gli studenti e occupa le università con il vecchio cinismo del tanto peggio tanto meglio. Ci sono famiglie umili che si svenano perché i propri figli abbiano con la laurea una promozione sociale. Credono nell’università, credono che la formazione accademica del figlio gli consenta un buon lavoro, un dignitoso stipendio. Adesso Veltroni e compagni fanno credere a questi genitori che il governo vuole distruggere i loro sogni, e non hanno il coraggio di dire che il colpo di grazia all’università l’hanno dato proprio i governi di sinistra con i ministri Zecchino e Berlinguer. La sinistra non ha l’onestà di dire che questa università non è in grado di offrire ai giovani una vera formazione competitiva. La sinistra non ha il pudore di denunciare i disastri di una sindacalizzazione dell’università, che non ha mai voluto lavorare per la qualità e il merito, ma ha preteso concorsi farsa per il reclutamento dei docenti, posti fissi e avanzamento di carriera come nell’esercito piemontese.
    Stefano Zecchi


    http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=300399&START=1&2col=

  2. #2
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    "il nostro Cnr è stato smantellato dall’ex ministro Berlinguer, e il tentativo di riforma che fece Adriano De Maio, consulente dell’ex ministro Moratti, pur essendo né più né meno in linea con quelli europei, fu drasticamente bloccato dai sindacati, che ora sono quelli che decidono a chi vanno i quattrini."

    Questa è una stronzata pazzesca. Le cose sono andate molto molto diversamente. E' lunga e non sto a tediarvi.

    Zecchi ha accumulato cattedre: Verona, Padova, ora Milano. Ad oggi non ha nessuna pubblicazione delle sue ricerche a livello internazionale in nessun campo. Che coraggio...

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    Pubblico il link a un editoriale su Nature
    http://www.nature.com/nature/journal...l/455835b.html

    E traduzione da
    http://italiadallestero.info/archives/1379

    Tagli spietati

    Pubblicato Mercoledì 15 Ottobre 2008 in Inghilterra [Nature]
    Nel tentativo di accelerare la sua arrancante economia, il governo italiano si concentra su obiettivi facili, ma sconsiderati. È un periodo buio e arrabbiato per i ricercatori in Italia, esposti ad un governo che mette in atto la sua strana filosofia per il taglio dei costi. La settimana scorsa, decine di migliaia di ricercatori sono scesi in strada per manifestare la loro opposizione ad una proposta di legge volta a frenare la spesa pubblica. Se passa, come previsto, la legge provocherebbe il licenziamento di quasi 2000 ricercatori precari, che costituiscono l’ossatura degli istituti di ricerca italiani perennemente a corto di personale - e metà di essi sono già stati selezionati per posizioni a tempo indeterminato.
    Proprio durante la manifestazione dei ricercatori, il governo di centro-destra di Silvio Berlusconi, che è tornato al governo lo scorso maggio, ha deciso che i fondi di università e ricerca potrebbero essere usati per aiutare le banche e gli istituti di credito italiani. Questa non è la prima volta che Berlusconi ha bersagliato le università. Ad agosto ha firmato un decreto che tagliava i fondi universitari del 10% e ha permesso di coprire solo una posiziona accademica vuota su cinque. Ha anche permesso alle università di trasformarsi in fondazioni private per ottenere introiti aggiuntivi. Dato il clima attuale, i rettori universitari ritengono che l’ultimo passo sarà usato per giustificare ulteriori tagli ai fondi e che alla fine li costringerà a cancellare i corsi che non hanno grande valore commerciale, come gli studi classici o addirittura le scienze di base. La notizia è arrivata all’inizio delle vacanze estive, ma le conseguenze sono state comprese pienamente solo ora - troppo tardi, visto che il decreto sta per essere trasformato in legge.
    Nel frattempo, il Ministro per l’educazione, l’università e la ricerca, Mariastella Gelmini, non si è espressa in merito a tutte le questioni relative al suo ministero tranne quella sulle scuole secondarie e ha permesso che decisioni governative consistenti e distruttive fossero eseguite senza fare alcuna obiezione. Ha rifiutato di incontrare i ricercatori e gli accademici per ascoltare le loro preoccupazioni o per spiegare loro le direttive che sembrano richiedere il loro sacrificio. Inoltre non ha neppure delegato un sottosegretario che si occupi di tali questioni al suo posto.
    Le organizzazioni scientifiche colpite dalla legge sono tuttavia state ricevute dall’ideatore della legge, Renato Brunetta, Ministro della pubblica amministrazione e innovazione. Brunetta ritiene che si possa fare ben poco per fermare o modificare la legge, anche se è ancora in discussione nei vari comitati e deve ancora essere votata in entrambe le camere. In un’intervista ad un quotidiano, Brunetta ha paragonato i ricercatori ai “capitani di ventura” [sic N.d.T.], mercenari avventurieri del rinascimento, dicendo che dar loro un lavoro permanente equivarrebbe quasi ad ucciderli. Ciò mistifica un problema che i ricercatori gli avevano spiegato: che la ricerca di base di un paese richiede un adeguato rapporto tra il personale permanente e quello precario, con i ricercatori precari (per lo più post-dottorati) che si spostano tra laboratori di ricerca permanenti, stabili e ben equipaggiati. In Italia, come hanno tentato di spiegare a Brunetta, questo rapporto è tutt’altro che adeguato.
    Il governo Berlusconi può anche ritenere che siano necessarie delle misure finanziare severe, ma i suoi attacchi alla ricerca di base italiana sono avventati e poco lungimiranti. Il governo ha trattato la ricerca semplicemente come un’altra spesa da tagliare, quando invece dovrebbe essere considerata un investimento per costruire l’economia del sapere del ventunesimo secolo. In effetti l’Italia ha già sposato questo concetto aderendo alla Strategia di Lisbona 2000 dell’Unione Europea, in cui gli stati membri hanno promesso di aumentare i fondi di ricerca e sviluppo (R&D) fino al 3% del loro prodotto interno lordo. L’Italia, un paese del G8, ha una delle spese in R&D più basse del gruppo, essendo appena dell’1.1%, meno della metà di quanto spendono nazioni comparabili come la Francia e la Germania.
    Il governo non deve considerare solo i guadagni a breve termine attuati attraverso un sistema di decreti facilitato da ministri compiacenti. Se vuole preparare un futuro realistico per l’italia, come dovrebbe, il governo non dovrebbe riferirsi pigramente al passato, ma capire come funziona la ricerca in Europa oggi.

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Aeroplanino Visualizza Messaggio
    "il nostro Cnr è stato smantellato dall’ex ministro Berlinguer, e il tentativo di riforma che fece Adriano De Maio, consulente dell’ex ministro Moratti, pur essendo né più né meno in linea con quelli europei, fu drasticamente bloccato dai sindacati, che ora sono quelli che decidono a chi vanno i quattrini."

    Questa è una stronzata pazzesca. Le cose sono andate molto molto diversamente. E' lunga e non sto a tediarvi.

    Zecchi ha accumulato cattedre: Verona, Padova, ora Milano. Ad oggi non ha nessuna pubblicazione delle sue ricerche a livello internazionale in nessun campo. Che coraggio...
    Non conosco chi sia questo signor Zecchi, rispondo perciò in base alle mie conoscenze.
    CNR come INFN sono centri di assoluta eccellenza, un fiore all'occhiello per la ricerca naturalistica e fisica dello Stato Italiano da sempre. Per chi non fosse a conoscenza dei fatti e delle persone, provate a chiedere quanti fondi lo stato devolve annualmente per l'INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare). Con quella cifra possiamo pagare il caffè ai politici di Montecitorio. Quando si viene invitati per conferenze in mezzo mondo, i nostri scienziati precari sono quasi costretti a pagare le proprie spese. Non parliamo poi quando si parla di comprare nuova strumentazione di precisione. Si rischia di fare colletta. Tutto ciò è la normalità nel settore della ricerca pubblica italiana. Ripeto, la normalità.

    Fortuna vuole che le Università pubbliche in Italia sfornino ogni anno una notevole quantità di ricercatori di elevatissima eccellenza. Nonostante baroni, vassalli, valvassori e valvassini.
    Per rendersene conto, aprite la home page di una qualunque università straniera e/o centro di ricerca. Dopo i cinesi, gli italiani sono i collaboratori più numerosi.

    In Italia se c'è una cosa che ha sempre funzionato, nonostante la totale incuranza ed apatia (chiamata comunemente ignoranza governativa) dei parti politici è l'educazione universitaria e post universitaria. Le università americane ed inglesi posseggono maggiore nomina per semplici questioni finanziarie. Il bilancio di una media-alta università americana corrisponde al bilancio di TUTTE le università pubbliche italiane.
    Tuttavia il numero di pubblicazioni di alto livello segue altre statistiche. Il che dimostra che qualitativamente le Università italiane non hanno nulla da invidiare. Anzi, se consideriamo il fatto che in Italia fare ricerca vuol dire essere considerato alla stregua di un fannullone o lavoratore non troppo importante, dovremmo ergere una statua a chi con sostanzialmente nessun fondo considerevole riesce a produrre risultati strabilianti.
    Quando parlai con un mio amico dell'Università dell'Indiana (medio-alto livello) riguardo a quanto il rettore avesse concesso per la costruzione del nuovo dipartimento, mi venne da piangere. Qualche decina di milioni di euro per iniziare, e poi altre decine nel caso di necessità. Il tutto senza grossi problemi.
    Da dove provengono tutti questi soldi, se non ci fosse l'intervento privato (che comunque chiede sempre a fine anno un obolo, nel bene o nel male)?
    A Princeton, un dottorato nel mio stesso settore costa qualche decina di migliaia di dollari l'anno. L'equivalente di uno stipendio medio. Senza una borsa di studio sembra logico comprendere chi si possa permettere istruzione post-graduate a quei livelli.



    בראשית

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    Bereshit, il CNR (purtroppo) è lontanissimo da quell'eccellenza che come tu giustamente scrivi dovrebbe rappresentare, e questo (va detto) indipendentemente dalle scelte scellerate dell'attuale governo.
    Al Sud il CNR è un puro ente assistenziale dove accanto a pochissime eccellenze (davanti a cui i nostri ministri dovrebbero inchinarsi a baciare la terra dove questi signori camminano) vivacchia una grandissima mole di nullafacenti, peraltro assistiti da ottimi gradi di parentela col politicume locale, e non mi vergogno a dire che nell'80% dei casi si tratta di politici di centrodestra.

    E' vero che l'applicazione della finanziaria ammazzerà il CNR.

    Il blocco del turn over, che nel nord vale già da una quindicina d'anni, con un 1 rimpiazzo per 5 pensionamenti, vorrà, a breve, dire che si chiudono molti istituti di ricerca, spesso i più produttivi in termini di prodotto scientifico.
    Il taglio annunciato, tra il 10 ed il 30% significherà che ci saranno istituti che non avranno fondi per pagare le bollette della luce... e così via.

    La panzana più grande sta nel fatto che il Governo, nella sua ignoranza, dice: recuperate i soldi all'esterno, mettendo sul mercato le vostre capacità ed i prodotti della vostra ricerca, io Governo non vi dò più un soldo. Discorso senza capo ne coda, che solo se vorrete starò a tediarvi spiegandovi il perchè.

    A la procheime.

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    Anche Science descrive con toni simili quanto stanno facendo i politicanti italici. Solita figura di merda.

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Aeroplanino Visualizza Messaggio
    Bereshit, il CNR (purtroppo) è lontanissimo da quell'eccellenza che come tu giustamente scrivi dovrebbe rappresentare, e questo (va detto) indipendentemente dalle scelte scellerate dell'attuale governo.
    Al Sud il CNR è un puro ente assistenziale dove accanto a pochissime eccellenze (davanti a cui i nostri ministri dovrebbero inchinarsi a baciare la terra dove questi signori camminano) vivacchia una grandissima mole di nullafacenti, peraltro assistiti da ottimi gradi di parentela col politicume locale, e non mi vergogno a dire che nell'80% dei casi si tratta di politici di centrodestra.

    E' vero che l'applicazione della finanziaria ammazzerà il CNR.

    Il blocco del turn over, che nel nord vale già da una quindicina d'anni, con un 1 rimpiazzo per 5 pensionamenti, vorrà, a breve, dire che si chiudono molti istituti di ricerca, spesso i più produttivi in termini di prodotto scientifico.
    Il taglio annunciato, tra il 10 ed il 30% significherà che ci saranno istituti che non avranno fondi per pagare le bollette della luce... e così via.

    La panzana più grande sta nel fatto che il Governo, nella sua ignoranza, dice: recuperate i soldi all'esterno, mettendo sul mercato le vostre capacità ed i prodotti della vostra ricerca, io Governo non vi dò più un soldo. Discorso senza capo ne coda, che solo se vorrete starò a tediarvi spiegandovi il perchè.

    A la procheime.
    Basta fare il timido.
    Non sei affatto tedioso, sei interessante da leggere, spiegaci il perché. Sta venendo fuori una buona conversazione.
    Anche se finisce sempre a battere sul solito tasto dolente: il ritardo italiano nella ricerca.

  8. #8
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    Boh, sarà che annoiano me, che me li faccio e sento fare quasi ogni giorno...

    Allora, parliamo di finanziamento della ricerca, su com'è oggi, su come dovrebbe essere e su come sarà.

    Per ora fingiamo di non sapere che esiste una ricerca di base ed una applicata, che hanno in tutto il mondo fonti di finanziamento ben diverse.

    Allora, ad oggi abbiamo il CNR che prende i soldi dallo Stato e con questi ci paga: i suoi dipendenti, le spese generali degli istituti (luce, acqua...), e un apparato dirigenziale mostruoso, fatto di vari livelli amministrativi, dipartimenti, aree di ricerca (tutte cose che fanno ricerca quanto io faccio varietà).
    Il CNR per la ricerca spende... zero! Anzi no, qualche migliaio di euro... a volte, giusto per qualche soggiorno all'estero. Bazzecole sfuggite al magna magna dirigenziale.
    Non esiste nessuna forma di finanziamento della ricerca. Agli enti come il CNR all'estero si associano le accademie delle scienze, le fondazioni scientifiche statali (quella svizzera, quella tedesca...) che ogni anno hanno a disposizione milioni di euro che distribuiscono ai progetti di ricerca più meritevoli dopo severissime valutazioni di valore scientifico della proposta. Milioni di euro che rappresentano il vero finanziamento statale alla ricerca. In Italia questa somma è: zero, anzi meglio, manco esiste l'ente preposto. I pochissimi soldi "per la ricerca" vengono generalmente recuperati così: il barone di turno contatta l'onorevole amico di turno che fa inserire una postilla nella finanziaria: 200 milioni per studiare gli efemerotteri del Lago del Pallino. Valutazione scientifica? Eheheh non scherziamo su!

    Dicevamo, il CNR paga gli stipendi (ma solo dei suoi dipendenti, non di borsisti, assegnisti e compagnia lavorante) e la bolletta del gas, e la ricerca?
    La ricerca si fa UNICAMENTE usufruendo di contratti esterni. Io ricercatore partecipo ai tanti bandi UE, Cordis, MarieCurie, ESF e così via e se sono molto molto bravo ottengo un finanziamento. Oppure posso essere finanziato da Regioni, Province, Fondazioni bancarie, circoli del golf... logicamente più si abbassa il livello dell'istituzione che paga, più è infima la ricerca che si può fare.
    Oggi siamo nella tristissima condizione di essere quasi fuori dai grandi circuiti europei, per una ragione di base: se io voglio sequenziare un genoma, devo avere dei sequenziatori, macchine da 200000 euro. L'UE mi dice: "io ti pago tutti i consumabili, il materiale accessorio, le persone per lavorare e tutto il resto, ma gli strumenti per iniziare te li deve pagare il tuo ente". Il CNR mi darà mai 200000 euro? No. Quindi i miei amici ricercatori stranieri mi dicono "ci dispiace, sarà per la prossima volta".

    Insomma, la mancanza di fondi strutturali (e non c'è verso di farlo capire a chi di dovere) è la nostra condanna a morte sicura.

    Viene poi il tocco di classe di Tremonti, che dice "io vi tolgo pure i soldi per le bollette, e non potete assumere nessuno, i soldi ve li daranno le fondazioni".

    Io conosco un solo istituto italiano (escludendo il biomedico) che, come fondazione, funziona benissimo: lo IASMA di Trento (e daje, non c'entra con l'università). Ma stanno in Trentino, quindi è un po diverso, e soprattutto hanno dei dirigenti molto molto bravi ed assolutamente meritocratici. Una mosca bianca nel panorama italico.
    Come può funzionare una fondazione che supporta la ricerca? Creando sgravi per chi investe in ricerca. Al mondo è il sistema americano e giapponese, nelle altre nazioni, di norma, non funziona così.
    In Italia la Finanziaria prevede qualche sgravio (negli USA lo sgravio è del 100% per chi investe in ricerca di base...)? Assolutamente no.
    Quindi? Improponibile.

    Come dovrebbe essere? Ve lo dico la prossima volta perchè ora scappo, sono in partenza per due settimane di vacanza al caldo. Saluti a tutti!

  9. #9
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    Nulla in contrario a rendere parzialmente privata l'Università, a condizione che
    1. le borse di studio coprano una buona fetta di studenti
    2. la meritocrazia sia garantita, come quando e perchè tutto da stabilire in opportuna sede
    3. le imprese investitrici siano scelte in funzione di meriti tecnici e professionali, non politici
    4. la ricerca pura sia preservata tramite contributo statale. Questo è il nocciolo del problema, come preservare la fondamentale ricerca pura, altrimenti non finanziata privatamente. Ed è perciò questo il motivo per cui affermo all'inizio "parzialmente privata".
    Siamo in grado, in Italia, di emulare il modello anglosassone, mantenendo il nostro livello qualitativo, senza abbandonarci in assurde semplificazioni del programma obbligatorio? Per chi ha frequentato il Vecchio Ordinamento avrà certamente notato come il Nuovo sia una buffonata, ancora peggio della disastrosa politica assolutrice sessantottina. Ora stiamo non solo dando laurea a destra e manca, ma soprattutto stiamo educando gli studenti a non saper fare nulla. Esattamente, non sanno fare nulla a causa della nuova riforma. Come dissi in precedenza, una cosa era da salvare, il sistema educativo: sono riusciti nella difficile impresa di peggiorarlo per equipararci agli standard americani, senza però permettere la stessa quantità di fondi per la ricerca post-graduate.

    בראשית

 

 

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