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    Predefinito Postulatore, papa non sblocca causa beatificazione Pacelli

    2008-10-18 16:16
    Postulatore, papa non sblocca causa per ebrei
    CITTA' DEL VATICANO- La causa di beatificazione di Pio XII, ormai conclusa e su cui manca solo la firma di Benedetto XVI, non si sblocca perché il Papa "vuole avere buoni rapporti con gli ebrei". A dirlo, in una conversazione con l'ANSA, è il postulatore della causa di beatificazione di Papa Pacelli, padre Peter Gumpel.

    Padre Gumpel tiene a specificare che su Pio XII gli stessi ebrei "sono molto divisi". Ci sono "alcuni che continuano ad attaccare la Chiesa cattolica dicendo che Cristo era il figlio di un soldato e di una prostituta", mentre "altri riconoscono che nessuno ha salvato tanti ebrei quanti Papa Pacelli". Ma quali sono le virtù eroiche che la Chiesa cattolica riconosce a Pio XII e che giustificano la causa di beatificazione? su questo punto il postulatore risponde che "il concetto di virtù eroiche è un affare interno della Chiesa" su cui "non abbiamo bisogno del vaglio di protestanti, calvinisti, o altri". Le virtù eroiche di Papa Pacelli sono "una questione teologica" che "spetta alla Chiesa e non ad altri giudicare". Infine, tornando ai rapporti con gli ebrei, padre Gumpel afferma che "molti di loro dicono che devono studiare i documenti dell'Archivio Segreto vaticano, contestando il fatto che sia consultabile solo fino al 1939". "Ma perché - si chiede il postulatore - nessuno di loro è mai venuto a consultare l'archivio accessibile per gli anni precedenti al '39 quando Pacelli era segretario di stato?''.

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    18/10/2008 (20:46)
    Vaticano, s'infiamma dibattito sulla beatificazione di Pio XII


    Benedetto XVI vuole approfondire la causa di Papa Pacelli: al centro del dibattito anche una traga al museo della shoah di Gerusalemme
    CITTÀ DEL VATICANO
    Pio XII non smette di far discutere e crea nuove polemiche. Nelle ultime ore a riaccendere la querelle è stata la didascalia, fortemente critica nei confronti di Papa Pacelli, collocata al memoriale della Shoah dello Yad Vashem, in Israele. Così l’intervento cui è stato costretto nella serata di oggi il direttore della Sala stampa vaticana, Padre Federico Lombardi, costituisce un’ulteriore tassello in una vicenda che non è destinata a chiudersi tanto facilmente.

    Padre Lombardi ha precisato due cose: se da un lato ha affermato che non corrisponde a verità il fatto che il Papa non posa recarsi in Israele a causa della didascalia allo Yad Vashem contro Pio XII, allo stesso tempo ha ammesso che il decreto delle virtù eroiche non è stato ancora firmato. Insomma, il Papa vuole approfondire, segno che il problema esiste. E, ancora, a quanti pro o contro Pacelli, anche all’interno della stessa Chiesa, stanno facendo pressione affinchè la causa di beatificazione giunga a conclusione, il direttore della Sala Stampa Vaticana ha consigliato prudenza: «Quanto alla causa di beatificazione, ripeto quanto detto ancora recentemente. Cioè che il Papa non ha a tutt’oggi firmato il decreto sulle virtù eroiche del Servo di Dio Pio XII, firma che è la premessa per la prosecuzione dell’iter della causa. Ciò è oggetto da parte sua di approfondimento e di riflessione, e in questa situazione non è opportuno cercare di esercitare su di lui pressioni in un senso o nell’altro».

    Così, mentre dal sinodo dei vescovi continuano ad arrivare proposte per un confronto comune con il mondo ebraico sulla Bibbia, il passato, cioè il nodo complesso e tragico della Shoah, continua a pesare sui rapporti fra Santa Sede ed ebrei.

    Era stato Benedetto XVI da ultimo a sciogliere, dalla Cattedra più autorevole, i dubbi in merito all’azione svolta da Pio XII negli anni della Seconda guerra mondiale in relazione alle persecuzioni degli ebrei. Il Papa aveva riconosciuto a Pacelli il merito di aver contributo a portare in salvo migliaia di ebrei proprio con la sua azione diplomatica e con il suo agire «in silenzio», cioè dietro le quinte, per non causare reazioni violente e sanguinose da parte del regime nazista.

    In questo modo Ratzinger capovolgeva l’argomento usato di solito contro Pacelli - i silenzi appunto - e cercava una sintesi che avrebbe dovuto mettere d’accordo tutti sulla sua azione. «Agì spesso in modo segreto e silenzioso - ha detto il Papa in riferimento al suo predecessore - proprio perchè, alla luce delle concrete situazioni di quel complesso momento storico, egli intuiva che solo in questo modo si poteva evitare il peggio e salvare il più gran numero possibile di ebrei».

    Inoltre, il Pontefice aveva parlato di ricerca storica non sempre serena per evocare il dibattito spesso aspro che si è svolto nel corso dei decenni intorno alla figura di Pio XII. Più duro di lui era stato il Segretario di Stato Vaticano, il cardinale Tarcisio Bertone, che aveva affermato: «La storiografia accreditata in senso scientifico, considerate diverse fonti non soltanto di ordine storico, ma in modo particolare documentaristico e testimoniale, dà per certo ora che l’accusa di presunto silenzio di Pio XII era semplicemente il frutto di speculazione ideologica».

    «Sfortunatamente - aggiungeva il cardinale - è ancora oggi acriticamente ripetuta in taluni circoli, dove vi è poco senso della chiesa e, per adottare un’espressione più caritatevole, una certa difficoltà a comprendere come essa operi». Ma poi le reazioni critiche degli storici come quelle dei rappresentanti del mondo ebraico non si erano fatte attendere.

    Nei giorni successivi alla celebrazione della messa in memoria di Pio XII, il 9 ottobre, da Israele erano giunti mugugni e progressive contestazioni, e tuttavia già prima di quella data il rabbino di Haifa, Shera Yshuv Cohen, invitato eccezionalmente al sinodo generale dei vescovi in corso in Vaticano, attaccava la beatificazione di Pio XII. Proprio ieri poi l’organismo rappresentativo delle comunità ebraiche francesi ha preso una posizione ufficiale quanto netta contro la beatificazione di Pacelli, annunciando che essa sarebbe un duro colpo ai rapporti fra mondo ebraico e Santa Sede: «Il progetto di beatificazione di Pio XII - si leggeva nel testo del comunicato - Papa dal 1939 al 1958, porterebbe, se fosse condotto a termine, un colpo severo alle relazioni fra Chiesa cattolica e mondo ebraico».

    «A meno che dei nuovi documenti - si leggeva più avanti - fino ad ora non forniti, non modifichino indiscutibilmente la visione storica di quest’epoca, gli ebrei sopravvissuti della Shoah sentirebbero come una ferita profonda che il silenzio del magistero di fronte al genocidio degli ebrei, fosse proposto come un modello di comportamento».


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    "Pio XII, Papa non sblocca causa"
    Postulatore:"Per non dispiacere ebrei"

    La causa di beatificazione di Pio XII non si sblocca. Per avere un esito positivo manca solo la firma di Benedetto XVI. Ma il Pontefice, per ora non intenderebbe apporre la sua sigla sul documento. Il motivo, spiega il postulatore della causa di beatificazione di Papa Pacelli, padre Peter Gumpel, è che il Papa "vuole avere buoni rapporti con gli ebrei".



    Padre Gumpel ha anche aggiunto che papa Ratzinger "vuole andare in Israele al piu' presto" ma la cosa "è impossibile fino a quando la didascalia sotto la fotografia di Pio XII al museo dello Yad Vashem, evidente falsificazione storica non sarà rimossa". La didascalia riferisce del comportamento "ambiguo" del Pontefice di fronte allo sterminio degli ebrei.

    Il mondo ebraico è apertamente ostile nei confronti di papa Pacelli, che accusò di aver taciuto di fronte all’Olocausto e di essere stato antisemita. Lo stesso rabbino capo di Haifa, Shear Cohen, il primo non cristiano intervenuto all'ultimo sinodo cattolico, ha fatto richiesta di non beatificare Pacelli, creando un notevole imbarazzo.

    Recentemente Ratzinger ha rivalutato Pio XII dichiarando che "scelse il silenzio per salvare ebrei ed evitare il peggio". Il Papa si è detto bendisposto verso la beatificazione di Eugenio Pacelli, ma si riserva di riflettere ancora prima di firmare il decreto sulle sue virtù.

    Israele: "Pio XII? Ruolo controverso"
    "Proprio nel contesto del dialogo aperto e buono con la Chiesa non possiamo chiudere gli occhi di fronte al controverso ruolo storico di Papa Pio XII ed al suo comportamento nei giorni in cui migliaia di ebrei venivano quotidianamente mandati al massacro". Lo ha detto un portavoce del ministero degli Esteri israeliano, Yossi Levy, interpellato sulle dichiarazioni del postulatore della causa di beatificazione di Pio XII, padre Peter Gumpel. Il portavoce ha ribadito contestualmente che papa Ratzinger, per Israele, resta "un ospite gradito ed amato".


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    18/10/2008

    Pio XII, il Vaticano attacca



    Il postulatore della causa di beatificazione, il gesuita padre Gumpel, critica il rabbino di Haifa, che si era espresso contro la beatificazione di Pacelli.


    La Santa Sede opera una forma di "pressing" sul caso Pio XII; e si può supporre che nei Sacri Palazzi non sia piaciuto l'intervento del rabbino capo di Haifa, il primo caso di un non cristiano invitato a parlare al Sinodo, che ha colto l'occasione per attaccare la figura e l'opera di Eugenio Pacelli. Così tocca al "postulatore" della causa, padre PeterGumpel, di esprimere sentimenti diffusi ai piani alti del Vaticano, e a togliere qualche sassolino dalle scarpe sue e di altri. Vi offriamo di seguito l'integrale dell'intervista concessa all'Ansa.



    La causa di beatificazione di Pio XII, ormai conclusa e su cui manca solo la firma di Benedetto XVI, non si sblocca perché il Papa "vuole avere buoni rapporti con gli ebrei". A dirlo, in una conversazione con l'ANSA, è il postulatore della causa di beatificazione di Papa Pacelli, padre Peter Gumpel. Il Papa "vuole andare in Israele al più presto" ma ciò è "impossibile fino a quando la didascalia sotto la fotografia di Pio XII al museo dello Yad Vashem, evidente falsificazione storica non sarà rimossa": lo ha detto all'ANSA padre Peter Gumpel, il postulatore della causa di beatificazione di Pio XII. La foto di Pio XII è esposta nel nuovo museo di Yad Vashem, inaugurato nel 2005. La didascalia, di una decina di righe, racconta che "eletto nel 1939, il Papa mise da parte una lettera contro l'antisemitismo e il razzismo preparata dal suo predecessore. Anche quando i resoconti sulle stragi degli ebrei raggiunsero il Vaticano, non reagì con proteste scritte o verbali. Nel 1942, non si associò alla condanna espressa dagli Alleati per l'uccisione degli ebrei. Quando vennero deportati da Roma ad Auschwitz, Pio XII non intervenne". "Finché quella didascalia, di cui persino lo studioso ebreo Sir Martin Gilbert, massimo storico della Shoah, ha chiesto la rimozione, rimane nel museo - ha aggiunto Gumpel - Benedetto XVI non si può recare in Israele perché sarebbe uno scandalo per i cattolici". Padre Gumpel ha osservato che "la Chiesa cattolica fa tutto il possibile per avere buoni rapporti con Israele, ma rapporti amichevoli si possono costruire solo se c'é reciprocità ". "Ora noi vediamo, ad esempio, che con grande ospitalità il Papa ha invitato un rabbino come uditore al sinodo (il rabbino di Haifa Shear Yashuv Cohen, ndr) e questi - ha aggiunto il postulatore -, abusando della nostra gentilezza, per tre volte ha attaccato Pio XII. Il rabbino può dire ciò che vuole, certo, ma se è ospite e parla in questo modo non aiuta il miglioramento dei nostri rapporti". Padre Gumpel tiene a specificare che su Pio XII gli stessi ebrei "sono molto divisi". Ci sono "alcuni che continuano ad attaccare la Chiesa cattolica dicendo che Cristo era il figlio di un soldato e di una prostituta", mentre "altri riconoscono che nessuno ha salvato tanti ebrei quanti Papa Pacelli". Ma quali sono le virtù eroiche che la Chiesa cattolica riconosce a Pio XII e che giustificano la causa di beatificazione? su questo punto il postulatore risponde che "il concetto di virtù eroiche è un affare interno della Chiesa" su cui "non abbiamo bisogno del vaglio di protestanti, calvinisti, o altri". Le virtù eroiche di Papa Pacelli sono "una questione teologica" che "spetta alla Chiesa e non ad altri giudicare". Infine, tornando ai rapporti con gli ebrei, padre Gumpel afferma che "molti di loro dicono che devono studiare i documenti dell'Archivio Segreto vaticano, contestando il fatto che sia consultabile solo fino al 1939". "Ma perché - si chiede il postulatore - nessuno di loro è mai venuto a consultare l'archivio accessibile per gli anni precedenti al '39 quando Pacelli era segretario di stato?''. I documenti apparsi che testimonierebbero l' atteggiamento ambiguo di Pio XII nei confronti degli ebrei sono "una montatura", e fanno parte di "una campagna denigratoria". Ad affermarlo è padre Peter Gumpel, postulatore della causa di beatificazione di Papa Pacelli, 20 anni di studi su Pio XII, che, interpellato dall'ANSA, spiega come i documenti, "da noi studiosi conosciuti e vagliati numerosissime volte", costituiscano delle "falsificazioni". Padre Gumpel risponde nel merito a entrambe le 'accuse' emerse contro Papa Pacelli dai documenti degli archivi inglese e americano. Circa il primo - che riporta l'incontro avvenuto due giorni dopo la retata nel ghetto di Roma tra il Papa e l'inviato straordinario della Gran Bretagna presso la Santa Sede e in cui Pio XII tace su ciò che è avvenuto - esso porterebbe, secondo Gumpel, una data errata. "Quell'incontro - spiega - è sì avvenuto, ma due giorni prima della famigerata retata, il 14 ottobre 1943 (e non il 18 ottobre), quindi come poteva il Papa parlare di qualcosa che non era ancora accaduto? Questo - aggiunge - lo abbiamo già detto tante volte". Circa il secondo elemento di accusa, una conversazione che Pio XII ebbe il 13 dicembre del '43 con l'ambasciatore tedesco Ernest von Weiszaecker, il postulatore replica: "é storicamente noto che gli ambasciatori tedeschi, von Weiszaecker in particolare, - ed esiste anche uno studio scientifico a riguardo - scrivevano ciò che piaceva a Hitler altrimenti venivano rimossi".

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    domenica 19 ottobre 2008 6.15.00

    --------------------------------------------------------------------------------
    Pio XII; Postulatore causa: Papa attende ravvedimento da ebrei
    Padre Molinari: Un gesto concreto da parte di Israele




    © APCOM
    Città del Vaticano, 18 ott. (Apcom) - Il Papa ancora non sblocca la causa di beatificazione di Pio XII perché attende dal mondo ebraico e israeliano un gesto di "ravvedimento" che cancelli la 'leggenda nera' circa i presunti silenzi di Pacelli sulla Shoah: è la spiegazione suggerita dal 'postulatore' della causa di beatificazione di Pio XII, padre Paolo Molinari.
    "Molti osservatori - spiega il gesuita ad 'Apcom' - sono inclini a pensare che il Papa ritardi la firma del decreto delle 'eroiche virtù' di Pio XII nella speranza che altri si ravvedano e mettano fine alle falsità su Papa Pacelli. Non sono nella mente del Papa, ma la maggior parte delle persone che seguono la questione pensano che il Santo Padre, che, seguendo l'esempio del suo predecessore, ha fatto di tutto per migliorare i rapporti tra Israele e la Santa Sede, si aspetterebbero anche da parte di Israele un qualche gesto che vada nello steso senso. Qualche atto concreto", aggiunge il gesuita, che poi ricorda come nel museo della shoah a Gerusalemme, lo 'Yad Vashem', la didascalia che accompagna la foto di Pio XII lo accusi di non aver denunciato la persecuzione nazista del popolo ebraico. Una scritta contro la quale il nunzio apostolico presso Israele ha già più volte, vigorosamente protestato. "Sono falsità che fanno orrore", afferma Molinari. "Loro promettono di cambiare la didascalia ma poi non fanno niente", aggiunge. "Una tale animosità negativa non favorisce un buon rapporto".
    Il Papa, dunque, attenderebbe un gesto. Per questo motivo, spiega Molinari, nella recente messa per i cinquant'anni dalla morte di Pio XII, Ratzinger - che deve solo apporre la propria firma ad un decreto pontificio per far avanzare la causa di beatificazione - ha pregato "perché prosegua felicemente la causa di beatificazione del Servo di Dio Pio XII". "Se il Papa prendesse una decisione senza un previo gesto da parte ebraica - prosegue il postulatore - quando poi facesse un viaggio in Israele ci sarebbe magari il rischio che alcuni esaltati facessero manifestazioni per creare disagio".
    Ricevendo, di recente, i membri dell'associazione 'Pave the way', inoltre, il Papa ha sottolineato l'impegno di Pacelli a salvare, ancorché discretamente, molti ebrei. "Il Papa - afferma ora padre Molinari - ha spiegato l'impegno di Pio XII per la pace, per la gente sofferente, per gli ebrei, contrariamente alle falsità che alcuni, sottolineo, alcuni ebrei che odiano la Chiesa continuano ad insegnare anche nelle sinagoghe, come ad esempio la storia che nostro signore Gesù Cristo sarebbe nato da un rapporto tra un soldato romano e una prostituta". Contro Pio XII, poi, vi sono accuse che traggono origine anche "in ambienti estremisti legati al comunismo" ("Dietro la legenda nera c'è anche il Kgb", spiega Molinari), e "anche in seno alla Chiesa vi sono certi sessantottini che non amano Pio XII perché seppe prendere posizione molto chiaramente contro il nazismo e il comunismo". E invece, d'altro canto, "anche alcuni rabbini difendono la figura di Pio XII".
    Il dossier della beatificazione di Pacelli giace da mesi sul tavolo del Papa. Dall'otto maggio del 2007, per la precisione, quando un collegio di vescovi e cardinali della Congregazione per le cause dei Santi gli ha notificato il proprio 'ok' all'avvio della causa. Prima di loro, come vuole la procedura, un gruppo di storici, prima, e di teologi, poi, avevano espresso il loro avallo alla 'positio' di oltre tremila pagine preparata dai padri gesuiti Paolo Molinari e Peter Gumpel, rispettivamente postulatore e relatore della causa di beatificazione. Dopo l'ultimo giudizio del dicastero vaticano spetta al Papa, ora, firmare il decreto che certifica le 'eroiche virtù' di Pio XII.
    Ska MAZ


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  6. #6
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    Il postulatore afferma che nessuno è mai venuto a vedere i documenti già disponibili, precedenti il 1939...

    Siamo sicuri che non ci sia qualche grammo di ipocrisia nelle parole del postulatore ?

    Ad esempio coloro che hanno letto ANGELI E DEMONI sanno quale fosse l'opinione di Robert langdon sulla possibilità di consultare certi documenti in vaticano....

    Insomma se il richiedente non fosse stato cattolico e presentato dal proprio parroco con certificato di buona condotta, avrebbe mai potuto raggiungere le tanto sospirate carte ?

  7. #7
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    P.S. Al vaticano sembra non sia piaciuto "Angeli e demoni".

    Infatti quando la società produttrice del film gli ha chiesto di utilizzare piazza san Pietro per le riprese ha risposto di no.

    Poichè una parte della trama si svolge in piazza San Pietro, la casa produttrice ha dovuto ricostruire la piazza, a grandezza naturale sulla pista di un aereoporto in America...

    non sarebbe stato più semplice girare nella piazza originale ?

  8. #8
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    San Pio XII, prega per noi!

  9. #9
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    certo che angeli e demoni è una fonte veramente affidabile...
    te lo dice uno che in questo momento ti scrive dal CERN di Ginevra ma non ha mai visto le cose descritte in quel libro "fantascientifico" e "fantastorico".
    Gli archivi segreti vaticani si aprono a blocchi di annate. Quelli già consultabili lo sono da studiosi e storici cattolici e non che ne facciano richiesta, molti documenti si trovano addirittura in rete.
    UT UNUM SINT!

  10. #10
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    Tu sei cattolico e quindi non conosci quello che capita a qualche studioso in odore di eresia...

    P.S. A proposito, potresti essere più preciso sulle inesattezze riguardanti il CERN ?

 

 
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