In merito alle agitazioni di questi giorni nelle scuole e nelle università italiane contro la cosiddetta Riforma Gelmini (Dl 137/2008), è nostro dovere come Linea Mercuzio esprimere la nostra posizione al riguardo.
In primo luogo va registrata una precisazione fondamentale: non siamo in presenza di alcuna riforma. Il tentativo della Gelmini è da considerare come una somma di provvedimenti che non toccano in alcun modo né il sistema universitario, né la scuola secondaria superiore. Il contenuto del Dl 137/2008 dovrebbe essere già noto a tutti, per il clamore suscitato a fine estate: reintroduzione del voto di condotta –decisivo in sede di scrutinio-, reintroduzione del Maestro Unico alle elementari, blocco delle nuove edizioni dei libri di testo. Il decreto prende posizione anche su alcune altre questioni che al momento non è di nostro interesse trattare. Il giudizio su questi provvedimenti è tendenzialmente positivo, anche se con alcune riserve.
Maestro Unico. Il tentativo di porre rimedio al lassismo della Scuola attuale è doveroso. Anzi urgente. Fenomeni come il bullismo e la bassa preparazione del corpo studentesco hanno tra le loro cause anche la perdita di punti di riferimento stabili ed autorevoli nella scuola dell’obbligo. A ciò il ritorno ad unico titolare di una classe può essere un aggiustamento doveroso che può limitare molti dei danni educazionali portati dalla formula dei cinque maestri. A fronte di una età delicata come quella infantile, vi deve essere un unico insegnante che abbia un monitoraggio totale sugli alunni. La corrispondenza tra una mamma a casa e un maestro a scuola è il modello al quale sentiamo d’ispirarci. Qui non si tratta di optare per un’ impostazione regressiva, qui si parte dalla constatazione che questo sistema ha prodotto risultati tangibili, mentre quello dei cinque maestri è stato pedagogicamente fallimentare. Non restiamo indifferenti al problema occupazionale legato a questo provvedimento. Consci del fatto che non vi saranno licenziamenti di massa, il blocco del turn over è comunque preoccupante. A ciò proponiamo un nuovo piano di edilizia per elementari (e non solo) da attuare con urgenza. Ci vogliono più classi e con un numero di alunni limitato, al fine di garantire un controllo esaustivo sul loro rendimento e sulla loro persona.
Il provvedimento sul Blocco delle edizioni è positivo: limitare la speculazione editoriale ai danni delle famiglie è una conquista. A fronte di ciò lamentiamo il fatto che nell’art 5 del dl 137/08, non vi è alcun riferimento alle pene per gli editori trasgressori e per i docenti che raggirano tale proposta adottando testi differenti durante il quinquennio. Speriamo che questa omissione non sia maliziosa. Non vorremmo che tale conquista resti solo sulla carta, o peggio ancora bassa demagogia. Vogliamo degli aggiustamenti in tal senso.
Università. La nostra posizione sulla Legge 133/08 è assolutamente negativa. La libertà data ai Senati accademici di poter convertire gli atenei in fondazioni di diritto privato è un attentato alla libera e pubblica istruzione. Si scrive fondazione, ma si legge privatizzazione. La forma è camuffata, ma la sostanza è quella. Ci sono campi che sono di stretta pertinenza del pubblico e come tali devono restare: scuola, università, sanità, acqua, pensioni, energia. Nessuna concessione può esser fatta in tal senso. Le prerogative dello stato, in quanto ente garante dei rapporti tra cittadini, va mantenuta per il bene di tutti, soprattutto dei più deboli. Va aggiunto però un dato: l’università va comunque riformata. Il sistema delle baronie va scardinato, va dato spazio al merito, all’efficienza, allo Studio. I concorsi per i ricercatori vanno resi su base nazionale. Ci vogliono organi di vigilanza severi sull’operato dei docenti. I professori se non rendono vanno licenziati. Ci vuole un controllo anche sulle loro pubblicazioni, spesso dai costi esosi e dall’impatto sulla comunità scientifica ininfluente. Eliminazione del 3+2. Riduzione dei i corsi di laurea. Le facoltà hanno l’obbligo di far partire corsi solo se possono garantire un contiguità nel mondo del lavoro e nel contesto territoriale. I corsi di laurea nati solo per garantire iscrizioni e denaro, ma con utilità nulla, vanno estinti. Bisogna diminuire i numeri delle materie, per innalzarne il contenuto in CFU. Gli atenei in rosso vanno chiusi, senza assistenzialismo clientelare. Lo spreco va eliminato. Ci vogliono i Campus, per saldare l’aggregazione tra gli studenti e fermare la speculazione sugli affitti. La proliferazione di nuovi atenei fermata: il rischio sulla qualità dell’insegnamento è effettivo. Possiamo ammettere che un ateneo possa dar vita a fondazioni per il reperimento di risorse per la ricerca, ma non ciò che ha proposto Tremonti nella finanziaria. A fronte di quanto detto sulla situazione universitaria, esprimiamo le nostre perplessità sul connubio tra studenti e docenti di questi giorni. Uno dei motori del disastro attuale sta proprio nell’atteggiamento baronale, lassista e delinquenziale della casta docente. Assecondare i loro borbottii è difendere i loro privilegi. Prendiamo, dunque, le distanze dalle attuali proteste in corso nell’Università e nelle scuole. La strumentalizzazione in atto è palese e vergognosa. Il Sistema universitario va cambiato, non difeso. Il capo V della 133 va cancellato. Il corpo studentesco deve essere in grado di capire quali sono i veri nemici dell’Università. La libertà studentesca non può essere assoldata per difendere gli interessi di lobby ideologizzate.
In Sintesi.
- Sì, al maestro unico.
- Si, al voto in condotta.
- Rigore verso le case editrici che speculano sui libri di testo e verso i docenti ad esse compiacenti.
- Nuovo piano di edilizia scolastica. Più classi, più scuole, più palestre.
- No, alla trasformazione delle Università in fondazioni.
- No alle baronie universitarie.
- Presa di distanza dalla protesta dei collettivi di sinistra e dalle loro occupazioni in difesa dei privilegi della casta docente.
- Si al Pubblico. Si all’Eccellenza e al Merito. Si alla Cultura.




Rispondi Citando