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  1. #11
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  2. #12
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    Un testo che reputo interessante, tratto da un'intervista a Peppino Calderisi (PDL, relatore sulla legge elettorale per le europee) su Radio Radicale

    - - -


    Quando agli inizi degli anni ’90 c’è stato il referendum sulle preferenze c’era una campagna “moralizzatrice” nella quale si identificava il voto di preferenza con la corruzione: quelli che prendevano tante preferenze erano per definizione dei corrotti. Era un’esagerazione inaccettabile, ma adesso sembra che si sia passati ad un’esagerazione di tipo opposto: la preferenza diventa la quintessenza della democrazia e ci siamo dimenticati tutto quello che la preferenza ha rappresentato in questo paese.

    Il voto di preferenza non esiste in quasi nessun paese al mondo: esistono i collegi uninominali o le liste bloccate corte. La proposta di legge elettorale europea che è già stata votata in commissione e che arriva in questi giorni in Parlamento, prevede circoscrizioni di in media 7 seggi, e quindi in ciascuna circoscrizione i partiti più grandi eleggeranno al massimo 3 o 4 parlamentari. La conseguenza è che quei 3 o 4 nomi in testa alla lista della circoscrizione europea devono essere conoscibili ed avere un rapporto con il territorio. Quindi è un sistema molto diverso da quello con le liste bloccate di 40 nomi di Camera e Senato. Tra l’altro alle scorse europee non ci sono stati scavalcamenti nelle liste, salvo rari casi di persone conosciutissime come la Gruber o Santoro: sono stati eletti sempre i primi in lista, come se fosse una lista bloccata. Il sistema con le liste bloccate corte consentirebbe invece di fare le primarie o altre procedure ad evidenza pubblica per la scelta dei candidati. Perché questo è il vero problema: quello che manca è una disciplina sui partiti politici, sulle campagne elettorali, sui finanziamenti e sulle scelte dei candidati.

    La scelta dei candidati deve avvenire in un momento precedente al voto, mentre al voto si devono confrontare le proposte politiche. Con le preferenze la competizione diventa una lotta fratricida all’interno dei partiti, con i candidati che si collegano tra loro e formano le correnti, le quali devono motivare la loro esistenza con una diversificazione rispetto alla linea del partito. Il risultato è che si va a minare l’unità dell’azione politica del partito, la competizione elettorale non è più una scelta tra proposte alternative per scegliere chi deve governare il paese e si dà solo all’elettore l’illusione di scegliere dei candidati, perché sappiamo che i grandi interessi economici riescono ad impossessarsi di questi meccanismi e di queste scelte.

    Quindi il problema è quello di introdurre una disciplina sul riconoscimento giuridico dei partiti politici, cosa che non può essere fatta contestualmente con la legge elettorale per le europee. Si prenda quindi il toro per le corna, senza prendere la scorciatoia illusoria del voto di preferenza, che secondo alcuni dovrebbe risolvere come per magia la questione della vita democratica all’interno dei partiti.

    Noi siamo di fronte ad una novità, da 15 anni a questa parte, per cui l’elettore è diventato finalmente sovrano, perché sceglie i governi, sceglie un leader, sceglie una squadra e sceglie un programma. E questa è la vera sovranità, che prima in Italia era sconosciuta. Per la scelta dei candidati, è abbastanza logico che un partito che non deve occupare lo Stato e non deve spartirsi la roba pubblica (o non dovrebbe farlo), assuma il compito della selezione della classe dirigente. E gli elettori che fanno parte di quel partito devono poter partecipare alla vita di quel partito, ma devono farlo in una fase precedente a quella in cui si va a votare alle elezioni. Questo non lo si fa con il voto di preferenza, ma lo si fa con questa disciplina sui partiti.

    Anche nella sinistra riformista sono 15 anni che si propone un sistema senza preferenze: le proposte di Barbera del ’93, quelle della scorsa legislatura presentate dal relatore Gozi (PD), il rapporto D’Alema ed il sistema disposto dal PD in Toscana sono tutti senza preferenze. Ora non si capisce perché il sistema senza preferenze che nel centrosinistra riformista hanno sempre auspicato venga improvvisamente avversato.

    Per quanto riguarda il potere dei leader di partito, la novità fondamentale sta nella dimensione ridotta della circoscrizione, che sarebbe auspicabile che venisse estesa anche alle camere, perché obbliga il partito ad un rapporto con il territorio, anche nella scelta dei candidati. La strada delle liste bloccate corte è quella giusta, ma poi va completata appunto con la disciplina dei partiti politici e con un meccanismo ad evidenza pubblica per la selezione dei candidati al quale possano partecipare i cittadini interessati alla vita di quel partito: e questo meccanismo può essere costituito dalle primarie, dalle convention o magari dalle elezioni su internet. Ormai non ci si può più limitare ad un sistema che coinvolga solo gli iscritti, che rappresentano una quota molto bassa rispetto agli elettori che votano un partito, mentre bisogna consentire agli elettori di partecipare a questo processo con gli strumenti più adeguati.

    Ricordiamo infine che anche con il sistema uninominale le segreterie nominavano il candidato unico decidendo di fatto il 90% degli eletti, perché in mancanza di un meccanismo democratico di selezione dei candidati anche il sistema uninominale maggioritario era incompleto.

  3. #13
    Pensiero Libero
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    e lo sbarramento al 5% è una cosa democratica? il senato che dovrebbe essere rappresentativo delle regioni dov'è? La lega sputa nel piatto dove ha mangiato fino a ieri, oggi non si troverebbe lì se ci fosse stato uno sbarramento al 5%, visto che ce l'ha duro che provi ada andare da sola alle prossime politiche!

  4. #14
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    Citazione Originariamente Scritto da MirkoPNE Visualizza Messaggio
    e lo sbarramento al 5% è una cosa democratica? il senato che dovrebbe essere rappresentativo delle regioni dov'è? La lega sputa nel piatto dove ha mangiato fino a ieri, oggi non si troverebbe lì se ci fosse stato uno sbarramento al 5%, visto che ce l'ha duro che provi ada andare da sola alle prossime politiche!


    Il problema di fondo sono appunto le prossime votazioni politiche.
    Devono eliminare la possibilità degli appartamenti.
    Però vi è sempre lo stato del Sud desideroso di essere rappresentato da un partito non romano.

    Per soddisfare alle europee il desiderio del Sud vi sarebbe un sistema; adottare il sistema d’ Hondt per ogni regione e pertanto come è sempre stato per le votazioni al Senato non vi sia una raccolta di voti a livello nazionale.
    Ma questo non si può perché sarebbe la morte del monopolio della lega al Nord.
    Un partito al Nord con circa l’8% in una regione potrebbe avere un deputato europeo.

    E con la risi economica che avanza non è una cosa impossibile.

    Ed allora devono fare lo sbarramento a livello nazionale venendo meno alle richieste dello stato del Sud.
    Un bel problema.

    Tuttavia il tutto si risolverà in futuro causa ad una bella crisi come Dio comanda.

    Ormai non è difficile essere come Giuseppe, e molti hanno scoperto il problema dei sette anni di vacche magre.

    Fossero solamente sette!!!.

  5. #15
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    Il problema non è tanto regolare il sistema elettorale quanto quello di imporre regole ai partiti.
    Non si può in nessun modo tollerare che SOLO i partiti, che al loro interno non rispettano alcuna regola democratrica, possano presentare le liste e i candidati

 

 
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