domenica 2 novembre 2008
Riassunto del documento - Tavolo di Lavoro sulla lingua e cultura sarda
Il tavolo di lavoro sulla questione sarda tenutosi il 30 ottobre alla Facoltà di Lettere autogestita è stato interessante sotto molteplici aspetti. Hanno partecipato alla discussione molti studenti, lavoratori, insegnanti e sindacalisti che hanno deciso di continuare a mantenere in vita il tavolo. Gli interventi sono stati diversi e naturalmente le posizioni in campo sono molte, talvolta anche contraddittorie tra loro e difficilmente sintetizzabili, almeno su un piano squisitamente politico. Ma il tavolo ha raggiunto un pieno accordo su alcune linee guida che credo di poter sintetizzare così:
- Questione linguistica: Rivendicare piena dignità alla lingua sarda, nella ricchezza di tutte le sue varianti, anche se non è un atto di per sé indipendentista, va certamente nella direzione di una affermazione più piena di sovranità e di consapevolezza del popolo sardo. Parlare sardo, scrivere in sardo, pensare in sardo, sognare in sardo significa dare dignità alla nostra lingua dopo 50 anni di repressione linguistica, eliminare le discriminazioni di fatto che esistono per i sardi madrelingua, rispondere ad un principio pedagogico della scuola per l’infanzia quale quello di valorizzare e non reprimere l’habitat linguistico e sociale di appartenenza dei bambini, arginare e combattere la fossilizzazione, la marginalizzazione e la folklorizzazione della lingua e della cultura sarda oggi relegate alla sfera dei sentimenti e della commercializzazione turistica.
- Ruolo della scuola e dell’Università nel tessuto sociale sardo: La scuola e l’Università sarde oggi sono tutto tranne che «sarde». Essa infatti è del tutto slegata dal contesto storico, sociale, linguistico, artistico e produttivo della nostra terra. È necessaria una loro profonda riforma; in particolare esse devono dare vita ad un’ampia produzione scientifica bilingue e ripristinare un legame organico con le questioni e i problemi che icaratterizzano la nostra terra.
- Cultura sarda e modernità. Oggi la cultura moderna non è in sardo! La scuola e l’Università devono essere all’avanguardia nel fronteggiare il processo di rimozione-fossilizzazione della cultura dei sardi e ripristinare la comunicazione fra la cultura popolare, ancora viva, e la ricerca scientifica.
- Lavoro. Una scuola e una Università sarde così concepite sarebbero utilissime alla ripresa economica della nostra economia attualmente in forte crisi. Una volta ripristinato il rapporto fra istruzione e contesto sociale, antropologico e produttivo sardo, i diplomati e i laureati sardi tornerebbero ad essere una risorsa per la comunità sarda e non sarebbero più costretti ad emigrare.
- Questione sarda e riforma Gelmini. La riforma Gelmini avrà un impatto devastante non solo sulla scuola, ma anche e soprattutto sull’intera società sarda. Favorirà l’accelerazione dello spopolamento delle zone interne condannando definitivamente decine di paesi. Le Università sarde faticheranno poi a trovare industriali e capitalisti disponibili a finanziare la loro trasformazione in fondazioni e gli studenti sardi che vorranno avere una istruzione universitaria di qualità dovranno emigrare in continente.
Cristiano Sabino, coordinatore del Tavolo di studio sulla questione sarda