Il cardinale Martino al convegno della Fondazione Migrantes
Immigrati e integrazione
Un cammino irto di ostacoli
Roma, 27. I problemi di apprendimento della lingua italiana da parte degli immigrati, la continua crescita della presenza di donne emigrate nel nostro Paese, il ruolo fondamentale della scuola nel processo di integrazione e l'immigrazione irregolare sono i principali temi dell'intervento del cardinale Renato Raffaele Martino, presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, al convegno nazionale organizzato dalla Fondazione Migrantes dal titolo: "L'integrazione ecclesiale degli immigrati in Italia".
Il convegno focalizza l'attenzione sull'impegno all'integrazione ecclesiale degli immigrati nel nostro Paese, in un momento in cui si è passati dalla prima accoglienza alla comunione.
"L'integrazione - ha spiegato il porporato - è un processo, un divenire vitale del migrante. L'emigrato che arriva in Italia si trova di fronte a nuove realtà. L'impatto con la società italiana, più delle volte apre ferite interiori, difficili da rimarginare. Forse, il primo problema degli immigrati è quello dell'apprendimento della lingua italiana, essi trovano poi diversità di usi e costumi, difficoltà di fare amicizie, incertezza del domani. Tutto questo ci dispiace - ha sottolineato il cardinale - perché l'Italia è stata sempre un Paese caratterizzato da spirito religioso di natura cattolico ed ha avuto atteggiamenti di rispetto e di accoglienza verso gli altri".
Inoltre, il porporato ha evidenziato come in Italia il numero delle donne emigrate stia diventando sempre più consistente. "Esse - ha detto - sono in genere lavoratrici domestiche o impiegate nel lavoro sommerso, spesso vittime di frequenti abusi. La violenza contro le donne immigrate è una piaga che continua ad uccidere, torturare e mutilare, sia fisicamente che psicologicamente. È una delle violazioni dei diritti umani più diffuse, che nega il diritto delle donne all'uguaglianza. Il posto di lavoro è uno dei principali luoghi d'integrazione sociale. Il lavoro è fonte di autorealizzazione personale, di gratificazione, esso permette di entrare nel tessuto sociale. L'abitazione è pure un aspetto centrale della vita quotidiana. Molti vivono in veri e propri tuguri, alla periferia delle grandi metropoli. Altri sono ammucchiati in accampamenti o in lugubri appartamenti. La carenza di alloggi rende difficile programmare il futuro. Un altro elemento importante per l'integrazione è la scuola che è chiamata a confrontarsi con una nuova realtà, quella della presenza di tanti alunni stranieri. L'insegnamento scolastico è così uno degli elementi fondamentali per l'integrazione degli immigrati. Un problema scottante è poi l'immigrazione irregolare. L'immigrato irregolare diviene la vittima preferenziale delle associazioni a delinquere. Le radici dell'integrazione ecclesiale sono da ricercare sul piano etico e religioso. Se vogliamo crescere come singoli e come società - ha concluso il cardinale Martino - bisogna accettare di essere per l'altro quello che l'altro è per noi. Il calore della schietta amicizia con chi è diverso da noi e viene da lontano è la più bella testimonianza e può predisporre all'annuncio esplicito del Vangelo".
(©L'Osservatore Romano - 27-28 ottobre 2008)