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    Predefinito Si dice "classi ponte" leggasi "classi ghetto"

    RISPOSTE SBAGLIATE A PROBLEMI REALI DI INSERIMENTO DEGLI STRANIERI
    SI DICE "CLASSI PONTE"
    LEGGASI "CLASSI GHETTO"

    Per il ministro Gelmini le "classi di inserimento" per bambini immigrati «non sono un problema di razzismo, ma un problema didattico». Per Alessandra Mussolini, presidente della Commissione parlamentare per l'infanzia, sono «un provvedimento di stampo razzista».



    La Lega cavalca l’onda e va all’arrembaggio dell’immigrato. La "fantasia padana" non ha più limiti, né pudore. Prima le impronte ai rom, poi il permesso a punti e i 200 euro per il rinnovo, poi l’impedimento dei ricongiungimenti familiari, e ora una mozione, avanzata a sera tardi in Parlamento, per le classi differenziali, col pretesto di insegnare l’italiano agli stranieri. Il problema dell’inserimento degli stranieri a scuola è reale, ma le risposte sono "criptorazziste", non di integrazione. Chi pensa a uno "sviluppo separato" in Italia, sappia che quel concetto in altra lingua si chiama "apartheid", andata in scena in Sudafrica per molti anni: autobus, cinema e scuole separati. L’onorevole Casini ha parlato di proposta vergognosa: «Di questo passo, andrà a finire che ai bambini delle classi separate cuciranno sul vestito la lettera "i" come immigrato». E il Secolo d’Italia, quotidiano di An, nel tentativo di frenare la Lega, ha scritto: "Scordatevi l’apartheid".
    La questione dell’italiano è solo una scusa. Tutti sanno che le cosiddette "classi di inserimento" non sono efficaci. I risultati migliori si ottengono con classi ordinarie e con ore settimanali di insegnamento della lingua. In Italia questo, in parte, avviene. Lo prevedono le "Linee guida" (2006) dell’allora ministro Moratti per l’accoglienza degli alunni immigrati, approvate anche dalla Lega. C’è un progetto che prevede un finanziamento di 5 milioni di euro per insegnare tre diversi livelli di lingua italiana. Il Governo potrebbe rispolverarlo e far cadere (per amor di patria) la prima "mozione razziale" approvata dal Parlamento italiano. Oppure, guardare a esperienze come a Firenze dove un pulmino passa a prendere i bambini stranieri a scuola, li porta ai corsi d’italiano e poi li riporta in classe.
    La mozione, poi, va letta fino in fondo. Prevede che i bambini immigrati, oltre alla lingua italiana, debbano apprendere il «rispetto di tradizioni territoriali e regionali», della «diversità morale e della cultura religiosa del Paese accogliente», il «sostegno alla vita democratica» e la «comprensione dei diritti e dei doveri». Qualcuno sa dire come spiegarlo a un bambino di 5-6 anni, che deve ancora apprendere l’italiano?
    Se l’integrazione è un bene (tutti la vogliono), dev’essere interattiva. E allora, perché non insegniamo agli alunni italiani il rispetto delle "tradizioni territoriali e regionali" degli immigrati? Ha detto bene il cardinale Scola: «I buoni educatori devono saper favorire l’integrazione tra le culture, che è una ricchezza per tutti». Il rischio, altrimenti, è una società spaccata in due, di cui una con meno diritti dell’altra.
    Alle difficoltà reali si risponde con proposte adeguate, come s’è fatto col maestro di sostegno. In Italia non abbiamo più classi speciali per portatori di handicap, ci sono scuole dove sordi e muti stanno insieme a chi parla e sente. La mozione approvata dal Parlamento fa scivolare pericolosamente la scuola verso la segregazione e la discriminazione. Si dice "classi ponte", ma si legge "classi ghetto".
    Negli anni Sessanta, quando bambini napoletani, calabresi o siciliani andavano a scuola a Novara, nessuno s’è sognato di metterli in una "classe differenziale" perché imparassero italiano, usi e tradizioni del Nord, né di far loro dei test d’ingresso. Perché ora ci pensa il novarese Cota?


    da Famiglia Cristiana n. 42 del 19 ottobre 2008
    http://www.sanpaolo.org/fc/

  2. #2
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    Come dicevo anche ieri, settori della Chiesa Cattolica vanno nella nostra direzione.

  3. #3
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  4. #4
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    Cosa "radicale di sinistra"?

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    Il cardinale Martino al convegno della Fondazione Migrantes
    Immigrati e integrazione
    Un cammino irto di ostacoli




    Roma, 27. I problemi di apprendimento della lingua italiana da parte degli immigrati, la continua crescita della presenza di donne emigrate nel nostro Paese, il ruolo fondamentale della scuola nel processo di integrazione e l'immigrazione irregolare sono i principali temi dell'intervento del cardinale Renato Raffaele Martino, presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, al convegno nazionale organizzato dalla Fondazione Migrantes dal titolo: "L'integrazione ecclesiale degli immigrati in Italia".
    Il convegno focalizza l'attenzione sull'impegno all'integrazione ecclesiale degli immigrati nel nostro Paese, in un momento in cui si è passati dalla prima accoglienza alla comunione.
    "L'integrazione - ha spiegato il porporato - è un processo, un divenire vitale del migrante. L'emigrato che arriva in Italia si trova di fronte a nuove realtà. L'impatto con la società italiana, più delle volte apre ferite interiori, difficili da rimarginare. Forse, il primo problema degli immigrati è quello dell'apprendimento della lingua italiana, essi trovano poi diversità di usi e costumi, difficoltà di fare amicizie, incertezza del domani. Tutto questo ci dispiace - ha sottolineato il cardinale - perché l'Italia è stata sempre un Paese caratterizzato da spirito religioso di natura cattolico ed ha avuto atteggiamenti di rispetto e di accoglienza verso gli altri".
    Inoltre, il porporato ha evidenziato come in Italia il numero delle donne emigrate stia diventando sempre più consistente. "Esse - ha detto - sono in genere lavoratrici domestiche o impiegate nel lavoro sommerso, spesso vittime di frequenti abusi. La violenza contro le donne immigrate è una piaga che continua ad uccidere, torturare e mutilare, sia fisicamente che psicologicamente. È una delle violazioni dei diritti umani più diffuse, che nega il diritto delle donne all'uguaglianza. Il posto di lavoro è uno dei principali luoghi d'integrazione sociale. Il lavoro è fonte di autorealizzazione personale, di gratificazione, esso permette di entrare nel tessuto sociale. L'abitazione è pure un aspetto centrale della vita quotidiana. Molti vivono in veri e propri tuguri, alla periferia delle grandi metropoli. Altri sono ammucchiati in accampamenti o in lugubri appartamenti. La carenza di alloggi rende difficile programmare il futuro. Un altro elemento importante per l'integrazione è la scuola che è chiamata a confrontarsi con una nuova realtà, quella della presenza di tanti alunni stranieri. L'insegnamento scolastico è così uno degli elementi fondamentali per l'integrazione degli immigrati. Un problema scottante è poi l'immigrazione irregolare. L'immigrato irregolare diviene la vittima preferenziale delle associazioni a delinquere. Le radici dell'integrazione ecclesiale sono da ricercare sul piano etico e religioso. Se vogliamo crescere come singoli e come società - ha concluso il cardinale Martino - bisogna accettare di essere per l'altro quello che l'altro è per noi. Il calore della schietta amicizia con chi è diverso da noi e viene da lontano è la più bella testimonianza e può predisporre all'annuncio esplicito del Vangelo".

    (©L'Osservatore Romano - 27-28 ottobre 2008)

  6. #6
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    Appello della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni
    Ritirare l’emendamento che modifica l’art. 35 del T.U.!
    Un atto inutile e dannoso anzi pericoloso.
    20 ottobre 2008

    Fonte: http://www.simmweb.it/

    Nell’ambito della discussione in Senato del cosiddetto “Pacchetto Sicurezza” (atto 733), in commissione congiunta Giustizia ed Affari Costituzionali, è stato depositato da quattro senatori ed una senatrice della Lega Nord un emendamento che mina radicalmente uno dei principi base della politica sanitaria nei confronti dei cittadini stranieri nel nostro paese e cioè la garanzia di accessibilità ai servizi per la componente irregolare e clandestina.

    Per maggiori informazioni, si rimanda al sito della SIMM: http://www.simmweb.it/

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Outis Visualizza Messaggio
    Come dicevo anche ieri, settori della Chiesa Cattolica vanno nella nostra direzione.
    ma chi se ne frega?mi verrebbe da dire,ma per rispetto di voi compagni del forum,faccio finta di non averlo letto,quindi anche voi sforzatevi di non commentare la mia frase,amen(..tanto per ......per rimanere in tema)

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da apo skinheads Visualizza Messaggio
    ma chi se ne frega?mi verrebbe da dire,ma per rispetto di voi compagni del forum,faccio finta di non averlo letto,quindi anche voi sforzatevi di non commentare la mia frase,amen(..tanto per ......per rimanere in tema)

    permettimi di dirti che compi un errore nel fregartene delle possibili convergenze di vedute e di analisi tra distinte impostazioni.
    Se il mondo cattolico, in una sua componente, converge oggi verso una critica del capitalismo assoluto, è solo una cosa buona. Assolutamente buona!

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da terraeamore Visualizza Messaggio
    permettimi di dirti che compi un errore nel fregartene delle possibili convergenze di vedute e di analisi tra distinte impostazioni.
    Se il mondo cattolico, in una sua componente, converge oggi verso una critica del capitalismo assoluto, è solo una cosa buona. Assolutamente buona!
    caro compagno,le critiche al capitalismo da parte della chiesa o del clero,per meglio dire,CI SONO SEMPRE TATE ALMENO da quando ho raggiunto la capacità di intendere e volere.altra cosa è agire di conseguenza.a me pare che l'unica cosa che porterà è solo un eterno atto di buonismo ecumenico che contraddistingue peraltro il cristianesimo tutto.personalmente non ci vedo nulla di rivoluzionario e compatibile,anche se capisco che le convergenze fanno comodo.non essendo ideologizzato(come del resto anche voi,pur se in forma minore rispetto ad altre sette di portatori di verità) mi aspetto fatti concreti,ne dogma ideologici,ne blablabla sterili.la chiesa faccia il suo,(battesimi messe,ed è già troppo per me) e non rompa immischiandosi nella vita sociale.

  10. #10
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    Hai una concezione un po' strana della Chiesa e delle sue componenti. Non è un monolite, ma ha al suo interno tante e tali differenziazioni che puoi trovarvi anche amici e compagni di strada validi. Ovviamente non parlo del livello alto della gerarchia ecclesiastica, ma dei sacerdoti delle varie parrocchie, di quelli che si fanno in quattro per le comunità, anche non cristiane, che si affacciano sui territori.
    Dai, non buttiamo tutto a mare. Ci sono esperienze interessanti da non sottovalutare all'interno delle comunità cristiane.

 

 
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