



se tutte le veline più bone le porta in parlamento...
gli articoli di Pietro sono proprio uno spasso... Mediaset ogni anno ha dividendi record quasi da due lustri, nonostante e varie crisi economiche, nonostante il suo patron non sia stato tutti quegli anni al Governo. Dopodichè, è anche ovvio che, crescendo per anni senza mai fermarsi a un certo punto incappi in un segno negativo... o in una serie di segnali negativi. Ma bisogna saperli interpretare: la società non è in crisi, solo ansichè avere 100milioni di utile, quest'anno ne avrà 10, 20, o magari sarà in pareggio...
Poi, ovviamente, son da anni che si parla di privatizzare la Rai, son da anni che da sx e da dx vengono avanzate proposte, quanto scommettiamo che se il Berlusca prende finalmente l'iniziativa viene accusato di conflitto d'interessi?


Tipico.




ecco cosa succedeva subito prima della discesa in campo di silvio:
FININVEST, TROPPI DEBITI AZIONI IN PEGNO ALLE BANCHE
Repubblica — 29 settembre 1993 pagina 47 sezione: ECONOMIA
MILANO - Il campanello d' allarme è squillato a metà luglio. Da una parte del tavolo i massimi esponenti del Credito italiano. Dall' altra gli uomini della finanza Fininvest. La richiesta dei banchieri è stata esplicita: il livello elevato degli oneri finanziari, è stato detto a Berlusconi, consiglia di rivedere le strategie di espansione e di puntare sul contenimento dei debiti. Nessun ultimatum, nessuna richiesta di rientro. Ma l' invito ad avviare una fase nuova, ad essere più prudente è stato avanzato con estrema determinazione. L' incontro tra il vertice del gruppo Fininvest e i banchieri del Credit, cui ne sono seguiti altri, è ovviamente circondato dalla massima riservatezza e non viene confermato. Così come è minimizzato il significato del collocamento dei pacchetti di controllo della Standa e di Mondadori in pegno alle banche a garanzia di finanziamenti. La concessione dei pegni, viene chiarito in casa Fininvest, non è un fatto nuovo ed è stata utilizzata come leva finanziaria fin dall' inizio di entrambe le acquisizioni. E ancora: si tratta di una prassi diffusa, cui le società fanno ricorso dando in cambio garanzie incontrovertibili per migliorare le condizioni dei prestiti. L' intervento d' inizio estate del Credito italiano ha una ragione precisa: le preoccupazioni derivanti dal livello degli oneri finanziari, quasi 600 miliardi a fine 1992, una somma superiore agli utili di gruppo. La predica dal pulpito del Credit, del resto, acquista particolare significato considerando che si tratta di una banca ben collocata nella classifica degli istituti di credito più esposti verso il gruppo Berlusconi. I rapporti più stretti con Fininvest risultano quelli di Banca commerciale, Banca di Roma, Cariplo, Bnl. Il Credito italiano, invece, fa parte del gruppo d' istituti in seconda linea. Nel complesso, a un pool limitato di banche, non più di una decina, fa capo circa il 60-70% dei finanziamenti. Qual è stata la reazione di Berlusconi? Ha preso atto dell' invito alla prudenza avanzato dal Credit, aggiungendo però che proprio per ridare fiato alle finanze del gruppo sono state avviate operazioni di carattere straordinario. La regia è affidata ad Arnaldo Borghesi, in passato uomo chiave della finanza di Carlo De Benedetti e ora consulente finanziario in conto proprio nello studio che divide con Guido Roberto Vitale, fondatore e poi fuoruscito dall' Euromobiliare. La scelta, una vera svolta per Berlusconi, prevede il ricorso massiccio ai mercati finanziari tramite la quotazione delle tre principali subholding operative. Entro fine novembre sarà all' ordine del giorno il collocamento dei titoli della Sbe, la Silvio Berlusconi editori. Ciò permetterà l' entrata nelle casse del gruppo di circa 500 miliardi. Poi, entro l' anno prossimo, toccherà alla divisione prodotti finanziari che fa capo alla Mediolanum. Una operazione da cui è attesa la raccolta sul mercato di altri 500-600 miliardi. Terzo capitolo l' entrata nel listino di piazza Affari della società capofila delle televisioni, in programma per il 1995 e il cui valore è ancora tutto da definire in quanto dipende in larga misura dal quadro normativo, a sua volta ancora tutt' altro che certo. Per raggiungere questi risultati gli uomini della finanza Fininvest sono al lavoro sui tre fronti. L' esito è scontato? Le opinioni, in proposito, sono diverse. Di sicuro il gruppo dovrà fare i conti con i massicci aumenti di capitale annunciati dai grandi gruppi, a partire dalla Fiat e da Mediobanca, e con il piano dei classamenti sul mercato messo in cantiere dal governo nel nome delle privatizzazioni. C' è davvero spazio per tutti? Il partito degli scettici, in proposito, risulta numeroso e ben rappresentato. L' operazione di partenza, cioè la quotazione della Silvio Berlusconi editori, appare ormai a buon punto. E la svolta dovrebbe essere segnata dall' entrata massiccia in campo, per la prima volta sul fronte Fininvest, degli investitori esteri. E' previsto infatti il collocamento oltre confine di una quota consistente dei titoli. La percentuale esatta è ancora da stabilire, ma l' ordine di grandezza risulta intorno al 40-45% del totale. La quotazione delle tre subholding operative servirà anche a raggiungere un altro obiettivo importante: lo spostamento dei debiti dalla holding finanziaria Fininvest e dalla controllata Istifi (la società che gestisce la tesoreria di gruppo) verso le società operative. Proprio l' indebitamento elevato a livello di holding, infatti, rappresenta un elemento di debolezza non trascurabile. Sia perché le banche preferiscono concedere crediti alle società operative sia perché, come dimostra il recente caso Ferruzzi, la stretta degli oneri finanziari rischia di diventare insopportabile. - di FABIO TAMBURINI
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