domenica 26 ottobre 2008
Io c'ero
Ieri sera ho accompagnato mia moglie a un appuntamento nella zona industriale delle Noghere, in comune di Muggia, provincia di Trieste.
Per lei, dovere di cronaca. Per me, dovere coniugale.
C'era nientemeno che il famosissimo ministro Renato Brunetta ad officiare un rito di purificazione (questa ve la spiego dopo) nella sede della locale Confartigianato.
E' stata una serata assai istruttiva, per me.
Provo a raccontarvela.
Il frizzantissimo omarino è arrivato puntualissimo. Anzi, pure con qualche minuto d'anticipo rispetto all'ora d'inizio della funzione (fissata per le 20 e 30).
Platea, ovviamente, molto amica. Anzi, direi di più: molto innamorata. Piccoli imprenditori, in genere, quasi tutti accompagnati dalle loro gentili signore meravigliosamente in ghingheri per l'occasione. Sala (non grandissima) piena come un uovo, un sacco di gente in piedi. Età media attorno ai cinquanta, balla lì, balla là. In tutto direi un duecento persone, forse qualcuna di più.
Brunetta raggiunge il piccolo palco salutato da un'ovazione incandescente e dal padrone di casa (il presidente di Confartigianato, suppongo) che lo ringrazia di esistere: “Grazie, grazie al ministro Brunetta per aver saputo evidenziare la differenza che c'è tra i nostri dipendenti e i dipendenti pubblici!”.
Il senatore Giulio Camber (boss di Forza Italia a Trieste, Signore delle tenebre), che si accomoda accanto al ministro, va persino oltre: “Grazie, grazie per quello che hai fatto, per l'Italia e per il mondo”: testuale, ve lo giuro. “Il ministro Brunetta non è uomo da salotti (più volte evocati, nel corso della cerimonia, i famigerati salotti dove la sinistra, spocchiosa e parolaia, ordisce le sue trame contro chi lavora, n.d.r.), ma uomo per la gente: per la gente che lavora! Noi triestini lo conosciamo da tempo e abbiamo contribuito a mandarlo al Parlamento Europeo con ottomila voti. Voti che, rispetto agli altri ottantamila che ricevette, non son stati certo determinanti per la sua elezione ma comunque c'erano (sottinteso: io, Giulio Camber, sono stato capace di portare a 'sto dio in terra ben ottomila preferenze di triestini, n.d.r.) e fanno sì che il ministro sappia che noi triestini gli vogliamo bene. E noi sappiamo che lui ci vuole bene”.
Il Grande (beh...) Riformista Brunetta si commuove, ostia se non si commuove: “Sappiate che io mi sento più triestino che veneziano!”. E poi attacca a gorgheggiare che sembra proprio la Caballé in serata di grazia: e il governo di qua, e il governo di là, e siamo in “quasi recessione”, tecnicamente in stagnazione, ma “dobbiamo star tranquilli perché il governo c'è. Come saprete, abbiamo cercato di porre rimedio alla carenza di liquidità delle banche con robuste iniezioni di capitale. Soprattutto per fare in modo di mantenere aperte le linee di credito alle imprese. Vedete, marxianamente parlando (sic: e d'altra parte Brunetta, come Giulio Tremonti, è uomo di sinistra, si sa. La platea, pertanto, non batte ciglio. Gente d'ampie vedute, n.d.r.), a me, a noi, piace l'economia reale. E' l'economia reale, il nostro obiettivo, non certo la finanza (e qui partono l'applauso e i 'bravo!' degli uomini del fare presenti in sala, n.d.r.). La finanza non va certo demonizzata (eh, no, n.d.r.), ma dev'essere strumentale all'economia reale. E il mestiere delle banche (cari compagni... No, compagni non l'ha detto, in effetti. Ma ce lo metto io, visto che Brunetta, proprio come Giulio Tremonti, è uomo di sinistra, n.d.r.) è far funzionare l'economia reale, è stare vicino a gente come voi” e via sopraneggiando. “No alle rottamazioni, abbiamo già dato (applausi e 'bravo!', n.d.r.). Bisogna però far di tutto per aumentare il potere d'acquisto dei consumatori, in questo momento, e io farò la mia parte: ho sei miliardi di euro a disposizione e li voglio spendere subito. Settanta euro in più in busta paga per i dipendenti pubblici non sono poco (sic: io non ho capito, sinceramente, se i settanta euro in più se li beccheranno pure i fannulloni, ma penso di sì: anche i fannulloni sono consumatori, e che no? n.d.r.) e possono servire, io credo, a rilanciare i consumi”.
A questo punto arriva il direttore de Il Piccolo, Sergio Baraldi. In ritardo di una buona mezz'ora. Appena lo vede entrare, Brunetta lo punzecchia subito: “Il governo c'è e stiamo facendo quello che dovevamo fare. Anche se Il Piccolo dice di no”. Il giornalista avrebbe dovuto esser lì fin dall'inizio, a intervistarlo, ma - ahi ahi ahi - non c'era. Perciò Brunetta ha dovuto cominciare a intervistarsi da solo (questo glielo dice pure in faccia, a Baraldi, e la platea giù a ridere): continuerà a farlo fino alle dieci e mezza.Davvero. Se al posto del povero Baraldi a fare da interlocutore al ministro ci fosse stato Ciccio di Nonna Papera, non si sarebbe notata la differenza. Brunetta lo tratta da subito come un oppositore (come un nemico, via...) e lo rimprovera aspramente: “Avete scritto che quando facevo il parlamentare europeo ero un assenteista!”. Baraldi prova a ribellarsi e si becca del 'falso!': “Provate a riscriverlo, provateci. Fatelo. Io vi querelo, vi faccio neri!”.
La prima domanda azzardata dal direttore de Il Piccolo è la seguente: “Signor Ministro, la vostra manovra economica (quella approvata dal governo Berlusconi in nove minuti, n.d.r.), con trentacinque miliardi di euro di tagli alla pubblica amministrazione (“Trenta di tagli, cinque di maggiori entrate", precisa immediatamente Brunetta, n.d.r.) non rischia di deprimere l'economia?”.
Renat, l'ami du peuple, risponde trattandolo come un povero coglione e non mollerà l'osso fino a quando Baraldi non se ne sarà andato: “La spesa pubblica corrente è spesso fuori controllo, in molti comparti della pubblica amministrazione. Noi facciamo solo quello che bisognava fare. Centocinque miliardi per la spesa sanitaria? Ma si può? E che mi dice di quello sconcio che è la proliferazione di sedi universitarie? Noi abbiamo messo la finanza pubblica sotto controllo, altro che! Eppoi, cosa vuole, lei? Ci pensano gli italiani a risponderle: Prodi ha goduto di tassi di crescita del 2,8%. Ha goduto pure del tesoretto. Ed è caduto (applausi, n.d.r.). Noi siamo in stagnazione e la gente ci premia con un consenso che mai nessun governo ha avuto, dalla fine della guerra in qua. Che siano intelligenti, gli italiani? (e qui la sala viene giù: ma certo che gli italiani sono intelligenti. E i più intelligenti di tutti sono quelli che hanno votato per Silvio Berlusconi, naturalmente, n.d.r.). Caro direttore, gli italiani approvano chi sta facendo cose difficili. E' troppo facile promettere tutto a tutti. Eppoi, l'economista professor Brunetta (parla di sé in terza persona, come Giulio Cesare nei Commentarii o Diego Armando Maradona, n.d.r.) può andare in giro a viso alto perché sta dalla parte di chi ha realmente bisogno (e qui giù applausoni al ministro di sinistra dalla platea degli sfruttati: sempre marxianamente parlando, n.d.r.)”. Baraldi tenta, assai blandamente, di replicare qualcosa, ma Brunetta lo svillaneggia, lo sbeffeggia e gli dà del bugiardo, richiedendo continuamente “un giurì d'onore” (?): “Col sottoscritto bisogna essere precisi!”; “Direttore, guardi, la prego: lei confonde il TAR con la Corte Costituzionale!”; “Se lei vuol fare le pulci al sottoscritto, le deve fare precisine!”; “Direttore, sarò buono con lei...” e via toreando tra gli olèeeeeee dell'arena in delirio. Alla fine, il toro sarà matàto.Prima di spirare, Baraldi prova a dire che in fondo quella di Brunetta è solo “politica degli annunci”: “E allora? Intanto son calate le assenze per malattia, e non mi pare poco. Qualcuno dice che i fannulloni che ho riportato al lavoro se ne stanno in ufficio a fare niente? Intanto non sono a casa, intanto li ho riportati al lavoro, poi gli faccio un culo così (olèeeeee, n.d.r.). Il prossimo anno sappia che non ci saranno più consulenze nella Pubblica Amministrazione (olèeeee, n.d.r.). Ma lei si rende conto che in Italia abbiamo non so più quante polizie? Ma pensi a cosa si potrebbe fare se solo riuscissimo a superare le rivalità tra corpi separati, pensi! Ma quanto in meno spenderemmo? Io non ci dormo la notte (olèeeee, n.d.r.). I ricchi, vede, non hanno bisogno della Pubblica Amministrazione, perché se ne fanno una privata, parallela, se vogliono (olèeee, n.d.r.). E così per la sanità e la scuola: sanità privata e scuole per i figli all'estero (olèeeee, n.d.r.)”.
L'ultima incornata a Brunetta lo spentissimo direttore de Il Piccolo tenta di dargliela sulla scuola: “Sarkozy ha appena detto che, per affrontare al meglio la crisi mondiale, bisognerebbe investire tantissimo nell'Università e nella scuola. Voi invece tagliate...”.La platea urla il proprio disappunto e Brunetta pianta la sua ultima banderilla: “Ci sono troppi insegnanti, in Italia, in generale. E troppi insegnanti entrati senza concorso. Troppi insegnanti di qualità scadente. Chi ha dei figli lo sa bene!”. Boato di approvazione. “Ma cosa protestano, questi? Eppoi... Dai... I baroni. Quando io vedo i baroni che sfilano assieme agli studenti, dico che la cosa mi puzza... Mi puzza! A voi no?”. E qui ci sarebbe pure lo scoop, volendo: “E poi quella della Gelmini non è mica una riforma, su! Son solo dei punti...”, dice Brunetta. Strano: la Gelmini e Berlusconi parlano invece di 'riforma' della Scuola e dell'Università. Bisognerà avvisarli. Ma Baraldi è troppo spento per farlo rilevare. Sembra un Moai dell'Isola di Pasqua. Imbarazzante.
Che altro dire? Sergio Baraldi è la stampa come non dovrebbe mai essere: muta e sorda. Ma pensateci un attimo: Brunetta afferma che le forze dell'ordine in Italia, per come sono organizzate, rappresentano essenzialmente uno spreco di risorse e il direttore del maggior quotidiano regionale non fa rilevare come sia quantomeno incoerente che, a fronte di un spreco di risorse conclamato (conclamato da un ministro della Repubblica...), la giunta regionale del FVG abbia deciso di stanziare, di suo, (proviamo a essere consequenziali, giusto?) ben 16,3 milioni di euro per la sicurezza. E pensate che l'assessore regionale alla Sicurezza, la signora Federica Seganti, era lì, seduta in prima fila...
Povero, inutile Baraldi. Brunetta sembrava caricato a molla: un misirizzi che sparava numeri su numeri, numeri a nastro, numeri come se piovesse. E mai, mai che al direttore de Il Piccolo sia venuto in mente di domandare: “Scusi, ministro, può gentilmente fornirci le sue fonti? Dove possiamo trovarli, noi, tutti questi numeri? Vede, vorrei controllare se sono esatti. Non si offenda: la sua parola non basta mica. E non mi pare proprio il caso che lei continui a invocare un giurì d'onore, sa?”.
Ma Baraldi niente. Niente di niente. Il nulla sotto vuoto spinto.
Che altro dire?
Che ho visto la Destra italiana, ieri. E quello che viene considerato uno dei suoi ideologi più brillanti. Niente di inedito, in realtà: l'indicazione ossessiva di un capro espiatorio, lo scaricamento di responsabilità su una categoria di reprobi (i dipendenti pubblici, in questo caso), l'effetto 'lavacro purificatore': tutte cose che richiamano, per molti aspetti, la prosa manzoniana della Colonna infame per cui dàgli, dàgli, dàgli all'untore! Voi, intanto, brava gente che lavora, siete tutti assolti.
Brunetta è molto abile a stabilire una comunicazione emotiva con la sua gente: sa interpretarne gli istinti, le paure e le passioni all'interno della collaudatissima simbologia binaria buono-cattivo, nemico-amico. E sa semplificare: emblematica la fotografia degli studenti che sfilano in corteo con i baroni. Tutti baroni, i professori universitari? Ma davvero?
George Halifax, autore delle Maxims of state (1692), parlò di “organizzazione degli odi”: ecco, Brunetta è uno che sa benissimo come organizzare l'odio. Senza star lì a preoccuparsi troppo delle conseguenze. D'altra parte, dov'è il problema? Quello italiano è da tempo un “dibattito politico senza comunicazione” (per dirla con Albert Hirschman), lui non fa altro che adeguarsi. E se “lo scopo della democrazia è rendere possibile un dialogo razionale” (questo è Norberto Bobbio), Brunetta, in tutta evidenza, è uno che se ne impipa alla stragrande, della democrazia. E se ne impipa pure della realtà, forse perché sa perfettamente che la realtà è cosa un po' demodè, dalle nostre parti: altrimenti, come farebbe a dire che “non serve, non serve andare in piazza: c'è bisogno di proposte convergenti per il bene del Paese”?
Ma quali proposte convergenti sono possibili, in questo Paese, di grazia? Com'è che ha detto, Berlusconi? “Me ne frego dell'opposizione”? Ecco. E mò provateci voi, a convergere...
Dunque Renato Brunetta, apparentemente così poco mediatico, è un vero leader, per questo tempo da lupi: uno che sa come suscitare un'ebbrezza collettiva, “una deliziosa ebbrezza che ci fa facilmente dimenticare saggezza, umanità e persino lo spirito di conservazione, e che rende ugualmente facili i più atroci massacri e i più eroici martiri” (così Bertrand Russell, e ammazza quanto cito, oggi).
Io, ieri sera, ho visto quell'ebbrezza. "Grazie, grazie e ancora grazie, ministro Brunetta, per quello che stai facendo per l'Italia e per il mondo" significa innanzitutto grazie per l'assoluzione e grazie per le tue condanne apodittiche (ma piene zeppe di numeri, in compenso) che condannano sempre gli altri: non noi, che siamo i puri, non noi, la brava gente che lavora, ma quegli altri lì.
Gli untori.
http://tic-talkischeap.blogspot.com/...0/io-cero.html





Il senatore Giulio Camber (boss di Forza Italia a Trieste, Signore delle tenebre), che si accomoda accanto al ministro, va persino oltre: “Grazie, grazie per quello che hai fatto, per l'Italia e per il mondo”: testuale, ve lo giuro. “Il ministro Brunetta non è uomo da salotti (più volte evocati, nel corso della cerimonia, i famigerati salotti dove la sinistra, spocchiosa e parolaia, ordisce le sue trame contro chi lavora, n.d.r.), ma uomo per la gente: per la gente che lavora! Noi triestini lo conosciamo da tempo e abbiamo contribuito a mandarlo al Parlamento Europeo con ottomila voti. Voti che, rispetto agli altri ottantamila che ricevette, non son stati certo determinanti per la sua elezione ma comunque c'erano (sottinteso: io, Giulio Camber, sono stato capace di portare a 'sto dio in terra ben ottomila preferenze di triestini, n.d.r.) e fanno sì che il ministro sappia che noi triestini gli vogliamo bene. E noi sappiamo che lui ci vuole bene”.
Davvero. Se al posto del povero Baraldi a fare da interlocutore al ministro ci fosse stato Ciccio di Nonna Papera, non si sarebbe notata la differenza. Brunetta lo tratta da subito come un oppositore (come un nemico, via...) e lo rimprovera aspramente: “Avete scritto che quando facevo il parlamentare europeo ero un assenteista!”. Baraldi prova a ribellarsi e si becca del 'falso!': “Provate a riscriverlo, provateci. Fatelo. Io vi querelo, vi faccio neri!”.
Prima di spirare, Baraldi prova a dire che in fondo quella di Brunetta è solo “politica degli annunci”: “E allora? Intanto son calate le assenze per malattia, e non mi pare poco. Qualcuno dice che i fannulloni che ho riportato al lavoro se ne stanno in ufficio a fare niente? Intanto non sono a casa, intanto li ho riportati al lavoro, poi gli faccio un culo così (olèeeeee, n.d.r.). Il prossimo anno sappia che non ci saranno più consulenze nella Pubblica Amministrazione (olèeeee, n.d.r.). Ma lei si rende conto che in Italia abbiamo non so più quante polizie? Ma pensi a cosa si potrebbe fare se solo riuscissimo a superare le rivalità tra corpi separati, pensi! Ma quanto in meno spenderemmo? Io non ci dormo la notte (olèeeee, n.d.r.). I ricchi, vede, non hanno bisogno della Pubblica Amministrazione, perché se ne fanno una privata, parallela, se vogliono (olèeee, n.d.r.). E così per la sanità e la scuola: sanità privata e scuole per i figli all'estero (olèeeee, n.d.r.)”.
La platea urla il proprio disappunto e Brunetta pianta la sua ultima banderilla: “Ci sono troppi insegnanti, in Italia, in generale. E troppi insegnanti entrati senza concorso. Troppi insegnanti di qualità scadente. Chi ha dei figli lo sa bene!”. Boato di approvazione. “Ma cosa protestano, questi? Eppoi... Dai... I baroni. Quando io vedo i baroni che sfilano assieme agli studenti, dico che la cosa mi puzza... Mi puzza! A voi no?”. E qui ci sarebbe pure lo scoop, volendo: “E poi quella della Gelmini non è mica una riforma, su! Son solo dei punti...”, dice Brunetta. Strano: la Gelmini e Berlusconi parlano invece di 'riforma' della Scuola e dell'Università. Bisognerà avvisarli. Ma Baraldi è troppo spento per farlo rilevare. Sembra un Moai dell'Isola di Pasqua. Imbarazzante.
Che altro dire? Sergio Baraldi è la stampa come non dovrebbe mai essere: muta e sorda. Ma pensateci un attimo: Brunetta afferma che le forze dell'ordine in Italia, per come sono organizzate, rappresentano essenzialmente uno spreco di risorse e il direttore del maggior quotidiano regionale non fa rilevare come sia quantomeno incoerente che, a fronte di un spreco di risorse conclamato (conclamato da un ministro della Repubblica...), la giunta regionale del FVG abbia deciso di stanziare, di suo, (proviamo a essere consequenziali, giusto?) ben 16,3 milioni di euro per la sicurezza. E pensate che l'assessore regionale alla Sicurezza, la signora Federica Seganti, era lì, seduta in prima fila...
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