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Risultati da 1 a 9 di 9

Discussione: Giudicare i giudicati.

  1. #1
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    Predefinito Giudicare i giudicati.

    Salve a tutti, sono nuovissimo sia del partito che del forum. Vorrei riproporre un articolo già citato su una discussione precedente
    di Paolo Maninchedda.
    Uno dei miti della storiografia sarda da loro coniati che resistono e che piacciono (ahimè! tragicamente per i sardi) è quello degli Arborea. A tal punto gli Arborea sono stati eretti a simbolo dell’indipendenza dei sardi che sopraffanno col loro prestigio (usurpato) la rivoluzione di Angioy, il movimento operaio nelle miniere o la nascita del sardismo dopo il Primo conflitto mondiale. Chi erano gli Arborea? Che cosa era la Sardegna giudicale? Era un sistema oligarchico e feroce fondato sulla servitù. I condaghi, per più della metà, contengono contenziosi giudiziari legati alla fuga dei servi, al loro tentativo di emancipare la prole dalla condizione servile. Gli Arborea erano un pezzo rilevante di questo sistema oligarchico. Colui che rianima la dinastia e la fa ricca, se non ricchissima, è Mariano II (…1265-1291..), che fu cittadino a Pisa (con palazzo, diritto di voto e partecipazione attiva agli scontri politici del Comune) e signore nell’Arborea. È il giudice che cinge di mura Oristano. Ma è soprattutto il giudice che esplicita il crinale tipico della politica degli Arborea per tutti i secoli a venire: prima la stirpe e il suo privilegio, poi tutto il resto. Niente di diverso dalla cultura signorile delle altre piccole casate d’Europa. Il sistema delle alleanze per gli Arborea, non aveva come obiettivo la Sardegna, ma la casata. Non a caso Mariano si alleò con Pisa contro i figli del conte Ugolino (Guelfo, morto a San Leonardo, e Lotto) di cui il suo Giudicato era confinante nella zona di Arbus. Poi sconfisse nel 1273 Giovanni Visconti, giudice di Gallura, (il giudice Nin gentil di Dante), nella curatoria di Gippi, e allargò ancora il suo dominio (nominò anche dei cavalieri sul campo di battaglia). Insomma: faceva soldi in patria con il controllo rigido delle terre, dei commerci e della forza lavoro; spendeva a Pisa per stare nel gioco politico e faceva la guerra per allargare i domini territoriali. La Sardegna, in quanto tale, era l’ultimo dei suoi pensieri. Anzi, Turritani e Cagliaritani erano nemici tradizionali. La lezione dell’avo venne ben imparata dai discendenti. In particolare il più ottuso e dannoso per la Sardegna: Ugone II (321-1335). Fu lui che, diffidando dei Pisani (che avevano contestato la legittimità della sua ascesa al trono giudicale, costringendolo a versare 15.000 fiorini per sanare la questione) aprì le porte ai Catalani, che per la Sardegna furono una vera rovina. Senza la sua alleanza, i catalani non sarebbero mai arrivati in Sardegna. Lui aprì loro le porte. Ma dal punto di vista della politica arborense (prima la famiglia, poi il resto), egli fu perfettamente coerente. Come lo fu il figlio Mariano IV, educato dai catalani, sposato in Catalogna, nominato cavaliere e conte dal re d’Aragona e infine ribelle contro il re per le stesse ragioni per cui il padre aveva tradito Pisa: il controllo del potente alleato stava mettendo in crisi i privilegi e le prerogative della stirpe. Anche per Mariano, la Sardegna non era un programma e i sardi erano, in larga misura, per lui soprattutto un grande bacino di servi. Gli Arborea possono dunque essere il simbolo delle oligarchie egoistiche sarde (di cui non si parla mai abbastanza e che sono la nostra vera rovina, come Francesco Manconi ci ha insegnato), quelle che antepongono il loro vantaggio a quello generale, ma non possono assolutamente essere il simbolo di un popolo istruito, coeso, solidale, con un diritto certo, senza privilegi, democratico, quale noi vogliamo essere. Detto questo, niente vieta di rifunzionalizzare i simboli del passato, questo è possibile e può essere anche utile. Il problema è il sapere che sta dietro queste operazioni. Non dobbiamo avere nostalgie verso i miti oligarchici, perché la Sardegna è povera proprio perché è oligarchica.
    http://www.sardegnaeliberta.it/?p=1270

    Non sono certo in grado di entrare nello specifico e di controbattere punto per punto la tesi di Maninchedda. Mi preme però sottolineare una cosa che ritengo davvero significativa. Il testo accusa taluni storici di aver creato un mito storiografico attorno alla figura degli Arborea. Il professore sviluppa la sua tesi screditando Mariano II, Ugone II e Mariano IV, mentre tralascia completamente Eleonora e la Carta de Logu. Ovvero gli unici due elementi che al limite, possono aver subito una mitizzazione e la cui fama ha valicato i confini regionali e nazionali. Mi chiedo che scopo abbia una così strumentale e tendenziosa demolizione dei simboli fondanti del partito e del sardismo.
    Certe cose meriterebbero ben altro trattamento. Nell'interesse del passato.
    E del futuro.

    http://www.youtube.com/watch?v=WUsfaZoYMIY

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  2. #2
    Okeanos
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    Non sapevo che esistesse un film su Eleonora d'Arborea. Interessante, purché non miri a risultati filo-italiani, vista la strumentalizzazione che, da parte di alcuni sedicenti storici (Francesco Cesare Casula, tanto per non far nomi), viene fatta anche per i fatti più tragici , come la perdita della libertà a seguito della conquista aragonese.

    Per quanto riguarda la nuova versione di Maninchedda, dico che da un po' di tempo a questa parte si assiste a pseudo-studiosi che non hanno altro scopo che "revisionare" la storia (e la preistoria) di Sardegna, esponendo loro "intuizioni" e "riflessioni", ma con scarso valore scientifico. Perché lo facciano non è sempre chiaro, al di là delle loro dichiarate "buone intenzioni". I Sardi hanno bisogno di certezze, non di vagare continuamente in cerca di nuove interpretazioni, dove le ambiguità vengono abilmente mescolate ai fatti inconfutabili per gettare confusione.

    Tali certezze non possono che venire da una linea ufficiale, fortemente "sardista", che esalti cioè la Nazione Sarda e legga le vicende del passato esclusivamente in chiave di resistenza agli invasori, con le inevitabili sconfitte, ma anche con le vittorie. E che non faccia l'occhietto agli italiani perché pisani e genovesi avevano lo stesso titolo di appropriarsi delle terre sarde che avevano catalani e aragonesi.

    Per questo motivo dobbiamo negare, rifiutare e giudicare come un destabilizzatore e un traditore chiunque ci proponga (cito, a titolo di esempio, gli argomenti principali):

    - la non sardità di Hampsicora e di suo figlio Josto.
    - lo scarso valore delle azioni condotte dai Giudici di Arborea per l'indipendenza della Sardegna;
    - la rivolta di Gio.Maria Angioy minimizzandone l'importanza e limitandola a "rivolta antifeudale".
    - l'italianità dei Sardi, "spontaneamente" annessisi al Piemonte.
    - la Repubblica italiana benefattrice e risolutrice della "questione sarda" con la concessione dell'autonomia.

  3. #3
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    infatti..manco io ne comprendo il fine!

    i dati te li puoi girare come ti pare,e interpretare come ti pare, comunque dalle letture che ho fatto, non erano tutti filo -indipendentisti quelli che "vantavano" la civiltà giudicale

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Okeanos Visualizza Messaggio
    Non sapevo che esistesse un film su Eleonora d'Arborea. Interessante, purché non miri a risultati filo-italiani, vista la strumentalizzazione che, da parte di alcuni sedicenti storici (Francesco Cesare Casula, tanto per non far nomi), viene fatta anche per i fatti più tragici , come la perdita della libertà a seguito della conquista aragonese.

    Per quanto riguarda la nuova versione di Maninchedda, dico che da un po' di tempo a questa parte si assiste a pseudo-studiosi che non hanno altro scopo che "revisionare" la storia (e la preistoria) di Sardegna, esponendo loro "intuizioni" e "riflessioni", ma con scarso valore scientifico. Perché lo facciano non è sempre chiaro, al di là delle loro dichiarate "buone intenzioni". I Sardi hanno bisogno di certezze, non di vagare continuamente in cerca di nuove interpretazioni, dove le ambiguità vengono abilmente mescolate ai fatti inconfutabili per gettare confusione.

    Tali certezze non possono che venire da una linea ufficiale, fortemente "sardista", che esalti cioè la Nazione Sarda e legga le vicende del passato esclusivamente in chiave di resistenza agli invasori, con le inevitabili sconfitte, ma anche con le vittorie. E che non faccia l'occhietto agli italiani perché pisani e genovesi avevano lo stesso titolo di appropriarsi delle terre sarde che avevano catalani e aragonesi.

    Per questo motivo dobbiamo negare, rifiutare e giudicare come un destabilizzatore e un traditore chiunque ci proponga (cito, a titolo di esempio, gli argomenti principali):

    - la non sardità di Hampsicora e di suo figlio Josto.
    - lo scarso valore delle azioni condotte dai Giudici di Arborea per l'indipendenza della Sardegna;
    - la rivolta di Gio.Maria Angioy minimizzandone l'importanza e limitandola a "rivolta antifeudale".
    - l'italianità dei Sardi, "spontaneamente" annessisi al Piemonte.
    - la Repubblica italiana benefattrice e risolutrice della "questione sarda" con la concessione dell'autonomia.
    quoto!

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da Okeanos Visualizza Messaggio
    Non sapevo che esistesse un film su Eleonora d'Arborea.
    .
    Questo film è stato lasciasto morire a pochi passi dall'uscita nella più totale indifferenza delle amministrazioni comunali, provinciali e regionali (giunta pili/floris).
    Credo che sarebbe stata un ottima occasione per la costruzione dell'identità sarda soprattutto per i giovanissimi, martellati dai messaggi globalizzanti di mass media sempre più potenti. C'era la possibiltà di ammirare una fiera Murino nel ruolo di Eleonora e invece ci siamo subiti l'ennesimo film-tv sul banditismo, preparato in chiave polpettone-melodrammatico...

  6. #6
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    ...e dopo i Giudicati, giudicheranno sos anticos de sos anticos , cussos chi fraicaina sos nuraghes...e a pustis chi ana a giudicare?

    o ana essere isos chi ana essere giudicatos, dae s'istoria?

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da forastiu Visualizza Messaggio
    Salve a tutti, sono nuovissimo sia del partito che del forum. Vorrei riproporre un articolo già citato su una discussione precedente


    http://www.sardegnaeliberta.it/?p=1270

    Non sono certo in grado di entrare nello specifico e di controbattere punto per punto la tesi di Maninchedda. Mi preme però sottolineare una cosa che ritengo davvero significativa. Il testo accusa taluni storici di aver creato un mito storiografico attorno alla figura degli Arborea. Il professore sviluppa la sua tesi screditando Mariano II, Ugone II e Mariano IV, mentre tralascia completamente Eleonora e la Carta de Logu. Ovvero gli unici due elementi che al limite, possono aver subito una mitizzazione e la cui fama ha valicato i confini regionali e nazionali. Mi chiedo che scopo abbia una così strumentale e tendenziosa demolizione dei simboli fondanti del partito e del sardismo.
    Certe cose meriterebbero ben altro trattamento. Nell'interesse del passato.
    E del futuro.

    http://www.youtube.com/watch?v=WUsfaZoYMIY
    Ciao forastiu, benvenuto nel partito e nel forum.
    Nella parte iniziale dell’articolo citato, si elencano una serie di autori della storiografia sarda “divulgativa” degli anni sessanta-settanta, e poi altri di cui “nessuno ne tiene conto”.
    Non viene nominato un autore sardista che penso abbia influito non poco nella conoscenza della nostra Storia, ossia Raimondo Carta Raspi. Sicuramente non è una dimenticanza; allora?
    Nel 1987 (se non ricordo male), in qualità di assessore alla cultura nel mio paese, invitai Francesco Cesare Casula a tenere una conferenza sulla sua “Storia di Sardegna”; ne conservo ancora la registrazione. Tra le varie affermazioni, una dice: “la Storia non esiste…esistono gli storici”. Certo, la tesi sulla statualità dell’Isola come soggetto giuridico che diventa Stato italiano è anch’essa discutibile, non la metodologia.
    Comunque, vale la pena leggere interamente l’interessante dibattito che si è sviluppato nel sito di Sardegna e Libertà già linkato.

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Su Componidori Visualizza Messaggio
    Ciao forastiu, benvenuto nel partito e nel forum.
    Nella parte iniziale dell’articolo citato, si elencano una serie di autori della storiografia sarda “divulgativa” degli anni sessanta-settanta, e poi altri di cui “nessuno ne tiene conto”.
    Non viene nominato un autore sardista che penso abbia influito non poco nella conoscenza della nostra Storia, ossia Raimondo Carta Raspi. Sicuramente non è una dimenticanza; allora?
    Nel 1987 (se non ricordo male), in qualità di assessore alla cultura nel mio paese, invitai Francesco Cesare Casula a tenere una conferenza sulla sua “Storia di Sardegna”; ne conservo ancora la registrazione. Tra le varie affermazioni, una dice: “la Storia non esiste…esistono gli storici”. Certo, la tesi sulla statualità dell’Isola come soggetto giuridico che diventa Stato italiano è anch’essa discutibile, non la metodologia.
    Comunque, vale la pena leggere interamente l’interessante dibattito che si è sviluppato nel sito di Sardegna e Libertà già linkato.
    infatti, l'ho notato anch'io! ma credo manchi anche la Barbara Fois, e forzis atteros

  9. #9
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    B'at inoghe calincunu chi li piaghet cussu marranu de Frantziscu Cesare Casula? Chi lezet (e torrat a iscriere) s'istoria linghende sos pes e àteru puru a su mere italianu? Accò un'àteru sonadore de sulitu....e de sos peus puru, ca tenet sa possibilidadde de faeddare e imparare a sos zovanos.

    No isco de aberu chie siet peus, si unu mastru furisteri o unu mastru che issu, chi si presentat comente sardu!

 

 

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