Della Riforma Gelmini si parla solo di maestro unico, del grambiule o dei tagli ad alcuni aree della sfera universitaria. Tutte cose importanti per carità, ma in un momento di crisi finanziaria come questo sarebbe forse più importante focalizzare sui risparmi per le famiglie: desta qualche sospetto ad esempio il fatto che sia passato in secondo piano la lotta al caro libri della riforma.

Pochi giornali infatti, e soprattutto nessuno dell’opposizione, ha mai citato la nuova norma che impone alle scuole di adottare solo libri di case editrici che si impegnano a mantenere inalterato il contenuto dei libri per almeno cinque anni (salvo casi eccezionali). Questo è un evento epocale per il caro libri, che consente alle famiglie di poter utilizzare gli stessi libri per cinque anni! Libri che quindi di anno in anno potranno essere rivenduti ammortizzando così il costo iniziale.
Il Ministro Gelmini inoltre sta promuovendo la digitializzazione dei libri di testo, per un ulteriore risparmio per le famiglie e anche di risparmio di carta a favore dell’ambiente.

Con questi provvedimenti ovviamente il Ministro si è ritrovata con l’associazione italiana editori sul piede di guerra. Nessuno dell’opposizione ha questa volta però appoggiato una battaglia contro i padroni dell’editoria che negli ultimi anni si sono riempiti le tasche con aumenti dei libri sproporzionati rispetto al resto d’Europa. Nessuno parla della battaglia che sta facendo il Ministero dell’Istruzione con l’associazione italiana editori per abbattere finalmente i costi dei libri.

Inoltre la Riforma Gelmini è giudicata positivamente anceh all’estero, come ad esempio su Economisti è uscito un articolo di ROGER ABRAVANEL (autore del Libro “Meritocrazia) che giudica positivamente la riforma perché ha centrato il problema dell’istruzione italiana: troppi professori e mal pagati.

Infatti secondo l’analisi di Economist l’Italia pur avendo il maggior numero di professori ogni 100 studenti, pur avendo un percorso di studi tra i più lunghi e con classi mediamente più piccole rispetto alla media europea, la scuola secondaria italiana risulta tra le peggiori d’Europa, al pari di Grecia e Turchia.

Abravanel denuncia il fatto che spesso l’educazione in Italia viene utilizzata da certi politici che la strumentalizzano per promuovere la creazione di nuovi posti di lavoro. Proprio quindi come denunciato dal Ministro Gelmini la scuola non può essere un ammortizzatore sociale: deve essere incentrata nella formazione del futuro cittadino non nel dare posto a precari. In poche parole la scuola deve tornare ad essere studente-centrica e non prof-centrica.

Il voto in condotta non è altro che una prevenzione del fenomeno bullismo che negli ultimi anni ha investito le scuole italiane e che il governo Prodi ha totalmente ignorato nei due anni precedenti.

Il grembiule, che è portato in molte altre parti d’Europa e nel mondo (nei paesi nordici, in america e Asia si porta la “divisa” fino all’università), non è altro che un simbolo con un doppio fine: quello di rendere tutti gli studenti (ricchi o poveri) uguali, e quello di cominciare a dare un impostazione di rispetto delle regole e del vivere civile.

Infine i tagli all’università: in pochi oggi si ricordano che solo due anni fa il Ministro Mussi del Governo Prodi fu invitati dal CRUI (conferenza rettori università italiane) a non entrare nemmeno nelle università perché era ospite non gradito in quanto la Riforma Fioroni prevedeva il taglio di ben 20 milioni di euro per il diritto allo studio (meno borse di studio, meno alloggi per gli studenti, aumento tasse universitarie ecc.).


Mussi fu contestato in ogni università italiana dove metteva piede, sia da studenti di sinistra che di Destra. Quindi basta dire che il taglio alle spese sono una cosa di destra: il taglio all’istruzione è una operazione necessaria, come lo stesso Presidente della Repubblica Napolitano – che non può essere spacciato per discepolo di Berlusconi – e la scuola deve avere il coraggio di cambiare!