
Originariamente Scritto da
Conterio
A onor del vero
Il 4 agosto nel ricevere l'ordine di Kesselring di adottare contromisure nell'attività partigiana, il generale Wolf - responsabile delle azioni antiguerriglia - compilò una circolare che terminava: «L`onore del soldato richiede che ogni misura di repressione sia dura, ma giusta».
Da quello che abbiamo visto la repressione risultò al di là del limite della schizofrenia omicida e, quindi, decisamente ingiusta. Il grado di brutalità raggiunto forse è conseguenza non intenzionale di una operazione intenzionale. Ma le vittime innocenti furono reali; ed è altrettanto reale che tutto fu pianificato per cercare e procurare rappresaglie per un preciso e ben disegnato scopo politico.
Abbiamo visto con quale criterio i tedeschi intendevano la rappresaglia; e la voce di tante atrocità giunse fino a Mussolini, il quale il 17 agosto inviò una lettera all' ambasciatore Rahn, con la quale protestava violentemente per le azioni poste in essere dalle S.S.. Nella lettera Mussolini evidenziava i rapporti provenienti dalle province colpite e così esponeva il suo pensiero (stralcio dalla lettera): «... Dall'insieme delle segnalazioni che vi ho fatto in questa lettera, ne risulta che bisogna finirla con le requisizioni indiscriminate che hanno ridotto alla miseria intere province, finirla con le rappresaglie indiscriminate ... insomma bisogna dare ai 22 milioni di italiani della valle del Po la sensazione che esiste una Repubblica, un Governo e che tale Governo è considerato alleato e il suo territorio non è una “preda bellica” dopo 12 mesi dal riconoscimento ufficiale da parte del Reich... Occorre quindi che questo sistema sia cambiato, poiché in questa maniera non si riesce a distruggere la piaga del ribellismo, ma si fanno dei nuovi clienti al ribellismo stesso e si allontanano le simpatie di quelli rimasti a noi fedeli».
Questa lettera di Mussolini trovò riscontro e simpatia in Kesselring che emanò, il 22 agosto, nuovi ordini per reprimere, o almeno, moderare il furore dei suoi soldati. Egli faceva rilevare, fra l'altro: «(...) Le misure di rappresaglia i cui effetti si ripercuotono in ultima analisi sulla popolazione civile anziché sui ribelli. In dipendenza di codeste azioni si è venuto a cancellare in molti la fiducia nelle Forze Armate Germaniche... Sin da questo momento bisogna che i capi preposti alle azioni di rastrellamento ricevano precise istruzioni circa il modo di agire contro la popolazione civile di paesi infestati dai ribelli e circa le misure di rappresaglia da adottare contro i banditi... In linea di massima le misure di rappresaglia devono colpire soltanto i ribelli e non la popolazione civile innocente. A questo riguardo mi appello al senso di responsabilità dei singoli comandanti...».
Abbiamo visto come le azioni con attentati e colpi di mano da parte dei partigiani siano continuate e come da parte tedesca si sia risposto disattendendo, completamente, gli ordini di Kesselring del 22 agosto.
Proprio nel mezzo delle nuove, dissennate rappresaglie tedesche il 15 settembre Mussolini inviò una nuova, secca nota di protesta a Rahn: «Ho lo stretto dovere e insieme il più profondo rammarico di dovervi segnalare un'altra serie di episodi di rappresaglia avvenuti in questi ultimi tempi in diverse parti del territorio della Repubblica, ad opera di reparti militari o di polizia germanici. Richiamo soprattutto la vostra attenzione sul fatto che sono stati uccisi molte donne e molti bambini e incendiati interi paesi gettando nella disperazione più nera centinaia di famiglie. Credevo che la circolare diramata in data 22 agosto dal Feldmaresciallo Kesselring avrebbe posto fine alle rappresaglie cieche, ma debbo constatare che si continua con lo stesso sistema ... Come uomo e come fascista io non posso più a lungo sopportare la responsabilità, sia pure soltanto indiretta, di questo massacro di donne e di bambini (...)>.
Purtroppo, nonostante i ripetuti e decisi interventi di Mussolini presso Rahn, le azioni di repressione continuarono con sanguinoso crescendo fino ai massacri della zona di Marzabotto.
Una ancora più violenta protesta di Mussolini chiamò in causa direttamente Hitler; questi predispose una commissione d'indagine composta di varie personalità diplomatiche e di alti ufficiali i quali. iniziarono immediatamente le indagini.
Al termine di tali indagini, la commissione provvide alla sostituzione del Comandante militare della piazza di Bologna con la motivazione di aver tenuto nascosti i fatti. Nella relazione della commissione, fra l'altro, era scritto: «...(i tedeschi sono dispiaciuti che) qualche donna o bambino siano morti a Marzabotto, ma si è trattato soprattutto di fatalità, dato che si trovavano asserragliati nei rifugi dei partigiani».
Questa parte della relazione non è davvero una valida giustificazione per la folle e, soprattutto indiscriminata vastità delle stragi, però, non possiamo non ricordare, ancora una volta, che nel momento in cui i civili tentarono di fuggire dalla zona, che poi sarebbe diventato il teatro delle stragi, i partigiani della ”Stella Rossa”, lo impedirono minacciandoli e rassicurandoli: «Se non vi uccidono loro vi uccidiamo noi se andate via: qui ci siamo noi a difendervi»!
E, dato che abbiamo visto quanto sia valsa quella promessa («noi a difendervi»!) e tutto lo svolgersi delle azioni successive, non può non far nascere l'atroce sospetto che quella minaccia-promessa sia servita solo perché i partigiani della ”Stella Rossa” intendessero farsi scudo di poveri innocenti.
Altra obiezione potrebbe nascere spontanea; perché alle prime notizie di indiscriminate stragi Mussolini non inviò nelle zone ”a rischio” elementi militari della RSI per proteggere dai tedeschi (e dai partigiani) le popolazioni minacciate? La risposta può risultare ovvia: Mussolini doveva evitare che la già difficilissima convivenza con ”l'alleato” degenerasse sino allo scontro armato; cosa che, se questo si fosse verificato, si sarebbe esteso nel resto dell'Italia del Nord con sviluppi imprevedibili. È da notare, infatti, che i combattenti repubblicani schierati nei vari fronti, dalla Liguria alla Dalmazia, ignoravano quello che i tedeschi stavano commettendo ai danni della propria gente. È facilmente immaginabile quali sarebbero state le conseguenze se le notizie fossero giunte in tutti i reparti. Riteniamo che per questo motivo Mussolini abbia preferito tenere le notizie circoscritte il più possibile.
Gli effetti dell' armistizio dell'8 settembre concedevano a Mussolini ristretti margini di manovra, ma si deve pur riconoscere che, anche se tali, seppe responsabilmente sfruttarli. E quali furono le ultime ”azioni” di Reder? Questi, a seguito della firma della resa delle truppe tedesche, fuggì in Baviera e fu, dopo pochi giorni, catturato dalle truppe americane a Salisburgo.
Il governo Badoglio aveva spiccato, sin dal gennaio 1945, ordine di cattura con l'accusa di ”criminale di guerra”. A carico di Reder pesavano accuse per sterminio di ebrei, fucilazioni di comunisti polacchi e partigiani russi.
Reder fu consegnato alle autorità italiane e fu processato dal Tribunale militare di Bologna. La condanna, emessa nel 1951, fu l'ergastolo. Nell'aprile del 1967 Reder si rivolse alla popolazione di Marzabotto, dichiarandosi pentito. Il Consiglio comunale di Marzabotto, ascoltati i parenti delle vittime e i superstiti, rifiutò la liberazione.
Una serie di petizioni, provenienti dalla Germania, dall'Austria e dall'Inghilterra riproposero la grazia per Reder. Questa grazia fu concessa dopo alcuni anni e dopo lunghe insistenze e reiterate dichiarazioni di pentimento.
Concludiamo ricordando la requisitoria nel processo di Bologna del Pubblico Ministero, Maggiore Stellacci che disse fra l'altro: «...Il soldato si distingue dagli assassini perché ha un senso del limite della propria azione».
Giudizio che ci trova assolutamente consenzienti; ma, se deve essere punito colui che commette il male, altrettanto colpevole è colui che potendo evitare che il male venga commesso, non si adopera a questo scopo. Più spregevole poi è colui che, per il raggiungimento di una determinata finalità, opera affinché il male venga posto in essere.
di Filippo Giannini
1) Cfr. Luisa Dinando, ass. Diritto Internazionale Università di Torino.
2) Reder non prese parte attiva, secondo le testimonianze rese dal partigiano Giannardi, al processo contro lo stesso Reder. Il responsabile principale dei massacri fu il tenente Fischer. Reder fu assolto da altre imputazioni: