La storia di Rita Atria conquista Roma
Consensi per "La siciliana ribelle", del regista palermitano Marco Amenta, in concorso al Festival del cinema della Capitale. Il film racconta la vicenda di una 17enne che cominciò a collaborare con la giustizia contro le sue origini mafiose





ROMA - Film come "Il Padrino" e fiction come "il Capo dei capi" possono fare male, essere pericolosi. A dirlo il neoregista Marco Amenta oggi al Festival di Roma dove ha presentato "La siciliana ribelle" in corsa nelle sezione "Alice nella città" e stamani accolto benissimo alla proiezione ufficiale.

"Il problema è che ci si identifica troppo nei personaggi di mafia, specie in quelli che sono davvero esistiti. Si sa di casi di mafiosi che hanno in casa i film del Padrino e che si atteggiano e vestono come lui" dice Amenta.

Il regista che ha portato al festival un film duro contro la mafia - la storia vera di Rita Atria, la ragazzina figlia di un boss che a 17 anni, nel 1991, denunciò gli assassini del padre e del fratello, primo atto di ribellione di una famiglia mafiosa contro Cosa nostra - ha un diverso giudizio sul film Gomorra. "Non credo alle polemiche che ci sono state sul film che si debbano lavare i panni solo a casa. È sbagliato, in Italia c'è una realtà mafiosa che entra n'gli appalti, nelle politiche etc. Questo è un dato di fatto".

"La Siciliana Ribelle", in realtà solo liberamente ispirata alla storia della Atria, suicida dopo aver a lungo collaborato con il giudice Paolo Borsellino, ha come protagonista la straordinaria esordiente Veronica D'Agostino. E ancora nel cast il giovane Francesco Casisa (Respiro e Nuovomondo) 21 anni, parcheggiatore abusivo del quartiere Zen, arrestato appena due giorni fa a Palermo per detenzione di stupefacenti durante un droga party a Isola delle Femmine (Pa), che ha tentato la fortuna dandosi al cinema e l'attore francese Gerard Jugnot nei panni del giudice Falcone.

Il film, coprodotto da Eurofilm, Roissy Film Paris, R&C Produzioni, in collaborazione con Rai Cinema e con il sostegno di Mibac, Regione Sicilia e Sicilia Film Commission, arriverà nelle sale con l'Istituto Luce tra gennaio e febbraio 2009.

"In questo film ho tentato in tutti i modi di restare realista senza entrare troppo negli stereotipi. E questo anche grazie alla mia formazione di reporter. Così - ha spiegato il regista - ho voluto anche tutti attori siciliani e ho preso anche molti ragazzi dalla strada".

"Non volevo però fare un film di cronaca. E così per il magistrato più che ispirarmi a giudici famosi come Borsellino e Falcone ho preferito guardare a giudici meno famosi. Non a caso anche per questo nel ruolo del magistrato ho preferito mettere un attore francese che pochi conoscono in Italia".

Comunque per lui per raccontare bene la mafia bisogna far vedere tutta la sua realtà:"ad esempio molti si sono meravigliati dell'aspetto di Riina quando è stato catturato. Ecco la mafia è anche questa: brutta e rozza".

29/10/2008
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