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    Predefinito VII Congresso dei Radicali Italiani

    Radicali Italiani: oggi 30 ottobre si apre a Chianciano Terme il 7° Congresso


    Roma, 30 ottobre 2008

    Si aprono oggi, 30 ottobre 2008, alle ore 14.30, presso il Centro Congressi "Excelsior" di Chianciano Terme (SI), i lavori del VII Congresso di Radicali Italiani, che proseguiranno fino al pomeriggio di domenica 2 novembre.
    Lo slogan scelto per il Congresso di quest'anno è "1955-2008, la R/esistenza radicale".


    Radicali Italiani è l'unico movimento politico che, per statuto, prevede il congresso a data fissa, nel quale ogni iscritto ha diritto di voto ed è candidabile per l'elezione delle cariche nazionali. Si ricorda inoltre che, come da tradizione radicale, i lavori congressuali sono aperti alla partecipazione di tutti, iscritti e non.

    In apertura della prima giornata sono previste le relazioni della Segretaria Antonella Casu e del Tesoriere Michele De Lucia.



    I lavori prevedono anche l'insediamento di commissioni che, tra gli altri, affronteranno temi come legalità, giustizia e informazione; libertà di associazione, nuove forme di organizzazione politica dei partiti e delle istituzioni, anagrafe pubblica degli eletti e sistema elettorale; politica transnazionale; diritti umani e civili; antiproibizionismo e libertà individuali; religiosità e religioni; energia, ambiente, territorio ed economia.
    Titoli e temi completi delle commissioni proposte dalla dirigenza, sono disponibili su sito di Radicali Italiani, al link http://www.radicali.it/view.php?id=131311



    L'appuntamento di Chianciano si annuncia particolare per la presenza numerosa di "Radicali storici". I dirigenti di Radicali Italiani hanno infatti rivolto un invito alla partecipazione al Congresso a tutti gli iscritti che, con un quarto di secolo o più di militanza e iscrizione, rappresentano il nucleo solido e duraturo dell'azione e della "r/esistenza" radicale.


    A Chianciano saranno presenti, oltre alla segretaria Antonella Casu, il Tesoriere Michele De Lucia il Presidente Bruno Mellano e tutti i dirigenti di Radicali Italiani, i 9 parlamentari radicali eletti nelle liste del PD: i senatori Emma Bonino, Donatella Poretti, Marco Perduca e i deputati Marco Beltrandi, Rita Bernardini, Maria Antonietta Farina Coscioni, Matteo Mecacci; Maurizio Turco, Elisabetta Zamparutti; i due europarlamentari radicali Marco Pannella e Marco Cappato; il Presidente del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito, Sergio Stanzani e Sergio D'Elia, Segretario di Nessuno tocchi Caino.



    Tra coloro che hanno già annunciato la propria presenza: Furio Colombo, deputato PD; Anna Paola Concia, deputata del Pd; Gianni Cuperlo, deputato PD; Cesare Salvi, già senatore di Sinistra Democratica; Luigi Manconi, già Sottogretario alla Giustizia del governo Prodi; Mauro Del Bue, socialista e coordinatore del Comitato per la Democrazia; Virgilio Dastoli responsabile dell'Ufficio della Commissione europea in Italia; Federico Perugini Vicesegretario Nazionale Giovani Liberaldemocratici; Emilio Di Marzio capogruppo al Cons. Comunale di Napoli gruppo PD; Alberto Villa, consigliere nazionale UDC; Salvatore Bonadonna già senatore di Rifondazione Comunista; Michele Ragosta, membro del coordinamento nazionale dei Verdi; Fabio Roggiolani, consigliere regionale della Toscana dei Verdi; Pia Covre, Presidente Diritti civili delle prostitute; i giuristi Francesco Bilotta e Bruno De Filippis.



    Sono stati invitati a partecipare, inoltre, tutti i presidenti dei gruppi parlamentari del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati.

    •   Alt 

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  2. #2
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    VII Congresso di Radicali Italiani: una proposta di temi per le Commissioni di lavoro
    Il Congresso si svolge a Chianciano Terme, dal 30 ottobre al 2 novembre 2008.



    DI FRONTE ALLA NON-DEMOCRAZIA
    Legalità, giustizia e informazione. Le riforme radicali di un sistema che
    produce arbitrio, impunità e condanne internazionali.

    NUOVE FORME DI ORGANIZZAZIONE POLITICA libertà di associazione; il modello storico della R/esistenza radicale;
    sistema elettorale uninominale; anagrafe pubblica degli eletti.

    LA POLITICA TRANSNAZIONALE
    Diritti umani, Nonviolenza, Satyagraha.


    IPOTECA CONTEMPORANEA CONTRO LA CIVILTÀ
    contro tutti i proibizionismi per la libertà di scelta individuale


    RELIGIOSITÀ E RELIGIONI
    la religione della libertà e della democrazia

    ECONOMIA E SOSTENIBILITÀ DEI SISTEMI:
    LIBERARE RISORSE, LIBERARE ENERGIE,
    INCLUDERE L'AMBIENTE
    Verso una riforma liberale e radicale dell'economia

  3. #3
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    VII Congresso di Radicali Italiani: la relazione della segretaria Antonella Casu
    Il Congresso si svolge a Chianciano Terme, dal 30 ottobre al 2 novembre 2008.

    Chianciano Terme, 30 ottobre 2008
    Care compagne, cari compagni,
    provate ad immaginare se improvvisamente vi si dica “abbiamo pensato di proporre la tua candidatura alla Segreteria di Radicali italiani, è quello che serve in questo momento al Partito”.
    Provate anche solo per cinque secondi ad immaginare che vi accada questo.
    E’ quello che è successo a me quattro mesi fa ed è quello che in un congresso radicale, potrebbe capitare a chiunque di voi, storici e meno storici.
    Non tutti forse lo sanno o non tutti forse lo ricordano: è capitato di affidare la Tesoreria del Partito Radicale ad un nuovo iscritto che arrivava da un altro partito; è capitato di costituire un consiglio generale del Partito Radicale sorteggiando i membri fra i congressisti; è capitato di eleggere una parte del Comitato nazionale di Radicali italiani con elezioni online dove fra i candidati c’erano anche semplici utenti di internet.
    Ma è stato così che abbiamo, ad esempio, incontrato, scoperto, conosciuto e riconosciuto come nostro dirigente Luca Coscioni.
    Care compagne, cari compagni,
    giungiamo a questo Congresso dopo settimane di dura lotta nonviolenta per richiamare, puramente e semplicemente, il Parlamento e le forze politiche di governo e di opposizione ai loro obblighi istituzionali e costituzionali e cioè al puro e semplice rispetto di quella legalità su cui pure si fondano o dovrebbero fondarsi la loro rappresentatività e il loro potere. E’ toccato ancora una volta a noi radicali, dentro e fuori dal Parlamento – con il costoso rischioso sciopero della fame e della sete di Marco Pannella e con l’azione militante dei nostri parlamentari dare voce e, per quanto ci era possibile, forza ai richiami puntuali, severi e purtroppo inascoltati del capo dello Stato e alle opinioni e ai sentimenti della maggioranza trasversale dei parlamentari che si sono uniti alle nostre sollecitazioni e alle nostre proposte e in molti hanno partecipato ai nostri digiuni.
    E’ significativo che, in momenti diversi, i leaders dei due schieramenti di fronte a un così palese e lungo inadempimento di obblighi costituzionali che incide sul funzionamento e, nel caso della commissione di vigilanza perfino sulla sua stessa possibilità di insediamento, di due importanti istituzioni della Repubblica, abbiano avuto espressioni simili: per Berlusconi di tali questioni “alla gente non poteva importare di meno”, mentre per Veltroni “i problemi che interessavano alla gente erano altri”. Entrambi, specchiandosi l’uno nell’altro, si sono celati qualunquisticamente dietro il preteso comune sentire della gente per giustificare le loro responsabilità nel tenere in ostaggio per interessi di parte le istituzioni e il Parlamento.
    Comprenderete dunque perché abbiamo voluto dare a questo congresso, come tema dominante della nostra riflessione e del nostro dibattito, quello dei modi e delle possibilità di resistenza e della stessa esistenza radicale di fronte a processi politici che calpestano in forma sempre più violenta la legalità costituzionale, soffocano la democrazia, negano il diritto alla correttezza del confronto democratico, cancellano il diritto dei cittadini all’informazione. E significativamente abbiamo voluto riprendere nel fondale la foto di una manifestazione militante dei nostri deputati e senatori in Parlamento dopo una ennesima votazione andata a vuoto che hanno elevato un lungo striscione che recava la scritta, per una volta ripresa da alcuni giornali,
    “Fino a quando?”.
    Ci è sembrato che quella scritta serbasse intatto il suo valore ben oltre la contingenza a cui si riferiva, anche dopo la finalmente conseguita elezione dell’avv. Frigo alla Corte costituzionale, a cui inviamo il nostro saluto e il nostro augurio.
    Ed è una domanda rivolta alle forze politiche prevalenti del nostro paese: fino a quando continuerete ad avvilire la politica trasformando il confronto e il conflitto democratico in una rissa populistica che avvelena il clima sociale e culturale dell’intero paese; fino a quando continuerete a contrabbandare come riforme democratiche pasticci istituzionali e leggi elettorali che servono solo a rafforzare il potere oligarchico e partitocratrico e creano le premesse per una ulteriore disgregazione politica e sociale della Repubblica e del paese; fino a quando continuerete a fare appello a valori di diritto, di legalità, di sicurezza, di ordine, di moralità che, nella prassi quotidiana, si trasformano sistematicamente nel loro contrario?
    Ma è una domanda, compagni, che dobbiamo rivolgere anche a noi stessi, oltre che agli altri. Fino a quando ci sarà possibile e come e con quali mezzi e quali alleanze quella resistenza (ed esistenza) radicale, che per oltre mezzo secolo, in condizioni di minoranza, siamo riusciti ad assicurare spesso con successo per proporre ed affermare una alternativa di diritto, di libertà, di giustizia, di reale democrazia, di nonviolenza. E non abbiamo alcun timore a trasformare queste domande che rivolgiamo anche a noi stessi in una umile ed esplicita richiesta di aiuto ai tanti amici, compagni che da diversi orizzonti politici, di volta in volta mostrano di condividere questa o quella nostra iniziativa, questa o quella nostra battaglia. Ad essi diciamo: questo nostro problema è anche un vostro problema.
    Aiutateci a resistere, aiutateci ad esistere.
    Il tema che abbiamo scelto ci ha spinto a dedicare il congresso in primo luogo a quelle compagne e a quei compagni che, con la continuità della loro iscrizione al Partito Radicale, sono stati per un quarto di secolo ed oltre, i protagonisti e i migliori testimoni di questa resistenza radicale, che senza di loro, senza il loro impegno, il loro contributo militante e finanziario, la loro convinzione, non sarebbe stata possibile.
    Radicali Italiani esiste da sette anni ed è uno dei soggetti costituenti il Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito, per questo, riprendendo quanto più volte richiama Marco Pannella sui radicali ignoti, abbiamo voluto cogliere l’occasione del VII Congresso di Radiali italiani, per dare visibilità a questi radicali storici.
    L’idea ci è venuta analizzando la composizione degli iscritti, ci siamo resi conto che, contro l’idea di un partito di pochi iscritti e di iscrizioni volatili, c’è invece la realtà di una forza politica che esiste e resiste grazie alla solidità e alla durata dei suoi iscritti. Sono i radicali che a buona ragione possiamo definire “radicali storici”, un appellativo affettuoso e un po’ ironico che fino a qualche tempo fa riservavamo soltanto ad alcuni dei compagni più anziani, senza accorgerci che in tanti lo eravamo diventati e lo stiamo diventando. Raccogliere come ci proponiamo di fare i ritratti, le storie di questi radicali ignoti è un altro modo, forse il più vero ed efficace di scrivere la storia radicale perché la loro storia coincide con la storia del partito e del movimento radicale e dunque con la storia della nostra resistenza. Perché in fondo le loro scelte, le loro motivazioni ideali, le loro stesse esistenze sono in qualche modo il simbolo, la metafora di una storia e di una esistenza politica collettiva anch’essa quasi sempre ignota e misconosciuta e che si tenta in ogni modo di cancellare dalla conoscenza e dalla memoria degli italiani. L’omaggio a questo radicale storico, a questo radicale ignoto, è tutto dunque tranne che un evento solo celebrativo: nelle nostre intenzioni vuole essere, fuor di retorica, la sfida della nostra volontà di resistenza di fronte al tentativo sempre più schiacciante di espellerci definitivamente dalla vita politica della Repubblica.
    In queste giornate, che trascorreremo insieme, vogliamo dare volto e voce, far emergere la storia del radicale ignoto, dell’azionista dell’impresa radicale, sperando che in molti, fra i Radicali più recenti e non solo, attraverso Radio Radicale e speriamo non solo, possano conoscere direttamente queste storie, questi percorsi, questi esempi.
    Nel ricercare negli archivi ci siamo scontrati con una serie di problemi oggettivi, almeno per i primi venti/venticinque anni di storia del Partito non esistevano sistemi informatizzati, e anche successivamente la tecnica di archiviazione di queste informazioni è andata affinandosi nel tempo, pertanto esistono delle lacune.
    Per individuare il gruppo di “Radicali storici” - cui abbiamo voluto riservare un invito speciale, anche perché gli abbiamo chiesto di “lavorare” - si è trattato di stabilire alcuni criteri della selezione. Abbiamo sempre sostenuto che è radicale chi ha la tessera radicale e quindi innanzi tutto siamo voluti partire da coloro che tutt’oggi scelgono di iscriversi al Partito Radicale, quindi chi nel 2008 o almeno nel 2007 risultava iscritto. Individuando così quel centinaio di compagne e compagni che si sono iscritti al Partito per almeno venticinque anni negli ultimi trenta. A coloro cui abbiamo rivolto l’invito, si aggiungono altri due compagni che, dopo essersi iscritti anche per il 2008, sono prematuramente scomparsi nei mesi scorsi e che voglio citare in modo specifico, anche perché ne conservo un caro ricordo, sono Carlo Carmellini e Andrea Torelli che fu nel 1975 tra i fondatori di Radio Radicale.
    Non posso nascondere l’orgoglio, nonostante la mia piuttosto ancora giovane età, di essere fra questo gruppo.
    Abbiamo scelto di dare visibilità a questi “Radicali storici”, spesso “Radicali ignoti”, dando spazio e rilievo alle loro testimonianze, ma posso dire alle vostre testimonianze visto che siete in molti qui presenti, convinti come siamo che attraverso le storie personali si possa meglio comprendere il valore e il senso della storia del Partito Radicale e della sua costante azione per il diritto, la legalità e la democrazia.
    E’ stata allestita nell’atrio una sorta di mostra, con il lavoro che vi abbiamo chiesto di produrre sulle ragioni della vostra prima iscrizione, su come avete conosciuto e avvicinato i Radicali, sul perché della continuità e della durata della vostra R/esistenza radicale. E da invitati avete diritto ad essere inseriti dalla Presidenza nell’ordine degli iscritti a parlare.
    Molti di voi hanno accettato la richiesta di trasmetterci aspetti e fotografie tra i più rilevanti della propria storia, della propria militanza. Alcune, sono arrivate fuori tempo utile per la stampa dei pannelli che abbiamo allestito, ma verranno utilizzate in seguito.
    Spero che anche altri lo facciano.
    Anche per questo ci siamo rivolti, chiedendo di partecipare a questo Congresso, anche a coloro che hanno almeno 15/20 anni di iscrizione al Partito Radicale, si tratta di altri 650 compagni.
    Fra tutti gli storici, più o meno storici, che sono stati contattati, ce ne sono diversi che ci hanno inviato messaggi, ma che potranno seguirci solo attraverso Radio Radicale.
    Ne leggo uno per tutti:


    Napoli, 18 ottobre 2008



    Caro Marco,



    sono molto commossa per l’invito che mi avete mandato.



    Verrei volentieri al VII Congresso dei Radicali Italiani, che si terrà prossimamente a Chianciano.



    Ma sono uscita da pochi giorni dall’ospedale e ho quasi 87 anni…



    Il Partito Radicale è sempre stato, ed è tuttora, un elemento essenziale della mia vita.

    Ricordo quando, a una commemorazione di Piero Gobetti, che si tenne molti anni fa a Torino, i radicali distribuirono un loro messaggio che non ho mai potuto dimenticare.



    Ed io mi dico sempre: per fortuna che noi italiani abbiamo Marco Pannella.



    Moltissimi auguri per il Congresso e affettuosi saluti

    firmato
    Lidia Herling Croce



    Io personalmente, devo il mio avvicinamento e ingresso nel Partito ai miei genitori.
    Infatti, fin da piccola ho sentito parlare dei Radicali imparando ad ascoltarli.
    Le prime cose che ricordo sono la firma che i miei genitori misero per il referendum sul divorzio ad un tavolo in Piazza Navona e le tribune politiche Pannella Almirante, a casa si fermava tutto.
    Poi, Radio radicale che divenne una sorta di filodiffusione in tutta casa.
    E, da Radio radicale, l’appello di Adelaide Aglietta che chiedeva a ciascuno un milione di lire in prestito, prestito che sarebbe stato restituito contestualmente all’incasso del rimborso elettorale. Mio padre portò quei soldi, forse gli unici risparmi di cui potevano disporre all’epoca.
    Fu nell’aprile del 1980, durante la raccolta firme per i 10 referendum che andando a firmare ci si fermò a dare una mano al tavolo e da allora, almeno per me, non c’è più stata interruzione.
    Compatibilmente con la scuola, ho trascorso tutte le estati e pressoché tutti i pomeriggi a Torre Argentina fino all’estate 1987 quando, una volta diplomata, ho potuto fare la mia ultima vacanza di un mese, poi praticamente a tempo pieno al Partito, fino ad oggi.
    Ho vissuto, per esempio, nel partito e con il partito l’evoluzione tecnologica che si è sviluppata negli ultimi decenni. Oggi, tutti i sostenitori radicali che dispongono di un indirizzo di posta elettronica ricevono quotidianamente l’agenzia Notizie Radicali, negli anni ‘80 quell’agenzia esisteva già, ma ogni giorno dopo averla composta, ciclostilata e montata potevamo consegnarla soltanto alle sedi dei giornali e delle agenzie di stampa facendo una “passeggiata di corsa” per le vie del centro storico, non c’era ancora neanche il fax.
    Tante sarebbero le cose da raccontare, le iniziative vissute, i compagni conosciuti, quelli persi.
    Quanto entusiasmo e quanto tormento in questi anni intensi.
    Quante volte ci siamo trovati a dire Pannella è impazzito, ma poi forti della stima e della fiducia che mai è stata tradita, ci si metteva a fare quello che era stato detto anche se non lo avevamo ben compreso, trovandosi di volta in volta, a distanza di tempo a dire e a capire che aveva ragione, che ancora una volta ci aveva visto giusto.
    Ricordo quando, alla fine del 1992, disperati per una situazione che ci vedeva sull’orlo di una reale bancarotta, mi occupavo dell’amministrazione all’ora, Marco lanciò “30.000 iscritti o questa volta non ce la facciamo”. Anche in quel caso fu difficile comprendere subito….. certo, che per rimettersi in sesto servissero 30.000 iscritti era indubbio, ma che potesse essere un obiettivo raggiungibile …….. Bene, di lì a pochi giorni si mise in moto la macchina radicale, fu impressionante vedere il salone del partito gremito di persone che venivano, giorno e notte, a dare una mano per rispondere alle telefonate, ad ogni comparizione televisiva con i cartelli con il numero di telefono, il salone scoppiava, tutti insieme i 100 telefoni iniziavano a squillare e in pochissimo tempo raggiungemmo i 37.000 iscritti.
    Nel 1995, in un mio momento di malumore verso il partito, non ero contenta di un esito congressuale…… capita! mi ritrovai a occuparmi di più dei Club Pannella e mi onorai di dover seguire la campagna elettorale di Marco candidato per le suppletive a Napoli, anche in qualità di mandatario elettorale, per me in quel momento fu un grande onere ed onore. Nonostante gravi problemi familiari mi rendevano difficili gli spostamenti da Roma, mi ritrovai a vivere un’esperienza indimenticabile che ha segnato profondamente la mia vita. Dal volantinaggio la notte all’uscita delle discoteche e poche ore dopo agli ingressi delle scuole, alla divulgazione di un’edizione speciale “clandestina” di Risorgimento Liberale seguita per tutta la notte nella tipografia e fino alla consegna nelle edicole. L’esperienza di vivere una campagna elettorale di stampo anglosassone, con il collegio uninominale. L’attesa, in centinaia, per i risultati e la soddisfazione di avere tutti i dati in anteprima avendo assicurato la copertura, in termini di presenze, in tutti i seggi elettorali del collegio e quel 17,6% che mai avevo visto fra i nostri risultati elettorali.
    Era ancora da venire l’8,5% nazionale ottenuto nel successivo 1999 alle elezioni europee, strappato al regime della disinformazione a caro prezzo per i nostri scarsi mezzi, ci giocammo una buona fetta del patrimonio che avevamo nel tempo costruito con la grande impresa radicale e con l’attenzione del buon padre di famiglia.
    E’ proprio nel corso del secondo semestre ’99 che mi trovo, mio malgrado, costretta a far fronte alla perdita di punti di riferimento ben saldi, sia sul piano familiare vero e proprio, che su quello della mia seconda famiglia: il partito.
    Ma è da quel momento forse, che inizia un rapporto, anche nel partito, più maturo e diretto.
    Dicevo è importante far conoscere queste storie, che è il vissuto di cittadini che hanno avuto la possibilità di conoscere, direttamente e senza filtri, quello che i Radicali e non solo, iscrivevano con una forma o un’altra, nell’agenda politica del Paese.
    Hanno potuto saperlo grazie a Radio radicale, la vera unica università popolare, che da oltre trenta anni dà voce a tutte le voci.
    E’ grazie a questa Radio se è stato possibile conoscere le numerose iniziative che in questi decenni abbiamo intrapreso.
    Grazie a poche migliaia di iscritti, la pattuglia radicale è stata capace di raccogliere milioni di firme su decine di referendum, con la tenacia di cui è capace ha assicurato campagne di portata storica come quella sulla fame nel mondo, per la moratoria sulla pena di morte o il tribunale internazionale sui crimini di guerra.
    Ma la conoscenza della specificità di questa pattuglia, è negata agli italiani.
    Questo che, in Italia, è il più antico partito esistente deve rimanere ignoto, perché? Perché hanno paura, hanno paura che se la gente sapesse e potesse riscontrare che questo partito rappresenta il loro vissuto, noi non saremmo soltanto una pattuglia di poche migliaia di iscritti.
    Se ne è avuta prova, lo ricordavo prima, la si è avuta quando tra la fine del 1992 e l’inizio del 1993, si aprirono degli spazi di informazione e ottenemmo il sostegno da decine di migliaia di italiani perché i Radicali non sparissero e la si è avuta ancora nel 1999 - quando gli spazi di informazione ce li comprammo - ottenendo quell’8,5% alle elezioni europee.
    E’ per questo che lor signori preferiscono tener fuori i radicali dai telegiornali, dai dibattiti, dalle trasmissioni di approfondimento politico con, in particolare, un veto pressoché assoluto sulla presenza di Marco Pannella, del vero Radicale ignoto, e con lo stravolgimento dell’informazione, la distorsione, penso ad esempio all’uso del termine “sinistra radicale”.
    Un vero e proprio genocidio politico e culturale del movimento radicale come fu ammesso e denunciato nel 1988 dall’allora Presidente della Commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai.
    Quella stessa Commissione che oggi siamo impossibilitati ad avere come riferimento non essendo, a sei mesi dall’inizio della legislatura, ancora efficacemente costituita, non avendo eletto il suo Presidente.
    Un altro dei nodi oggi, delle nostre difficoltà, una delle ipoteche sulle nostre stesse possibilità di esistenza viene dalla politica del Partito Democratico e del suo segretario Walter Veltroni. Siamo o dovremmo essere una componente autonoma dei gruppi parlamentari del PD. Siamo o dovremmo essere degli alleati e, invece, abbiamo la sensazione di essere considerati non con la indifferenza che viene riservata agli estranei, ma addirittura molto spesso con la diffidenza con la quale vengono trattati pericolosi avversari.
    All’ultimo congresso di Padova ci siamo lasciati che era ancora in vita un Governo Prodi sempre più pericolante. La vicenda degli otto senatori illegalmente nominati e vergognosamente mantenuti in carica al posto di coloro che erano stati regolarmente eletti si è rivelata la causa principale della fragilità e ricattabilità del governo Prodi, un esempio ulteriore del conto in cui vengono tenuti la legge e le istituzioni, ma anche un esempio significativo della miopia delle classi dirigenti del centro-sinistra anche dal punto di vista del calcolo dei loro interessi di potere. Non si sono resi conto che non ci sarebbe stato un dopo-Prodi, che non si era più al 2003/2004, che si rischiava di riconsegnare ad una destra, ormai consolidata, per un lungo tempo il controllo del potere.
    Non ho bisogno di ricordare le scelte drammatiche, costose, perfino laceranti che abbiamo dovuto compiere alla vigilia delle elezioni, quando è stata respinta la nostra richiesta di far parte con nostre liste di una coalizione riformista e riformatrice insieme al PD, ai socialisti, allo stesso Di Pietro, il cui ruolo con la nostra presenza sarebbe stato assai meno invadente. Ci fu contrapposta l’offerta di far parte con una nostra rappresentanza nelle liste del PD. A differenza dei compagni socialisti, che ciecamente e frettolosamente avevano deciso di buttare a mare la Rosa nel Pugno, noi avevamo e abbiamo troppa esperienza dei meccanismi di regime che cancellano, schiacciano, emarginano le forze minoritarie e fra queste, con particolare professionalità e accanimento, quelle alternative per illuderci che ci sarebbe stata qualsiasi possibilità di raggiungere il 4%, il quorum riservato alle liste non coalizzate.
    Fu una scelta amara, non solo per le condizioni che furono poste, per l’esclusione di Marco, di Sergio D’Elia, di Silvio Viale che ci furono imposte, non solo per il comportamento tenuto al momento della formazione delle liste, non solo per la nostra convinzione che in quella maniera si indeboliva e non si rafforzava lo schieramento riformista e riformatore e lo stesso PD, come poi è effettivamente avvenuto, ma soprattutto perché sapevamo che quello che per noi era un costo politico ed anche personale e un motivo di amarezza, rischiava di essere per chi non era stato direttamente coinvolto in quelle scelte, per i tanti radicali ignoti, per gli elettori che in tante occasioni si erano riconosciuti nella nostra politica e nelle nostre liste, un motivo di disillusione, di sfiducia, perfino di disperazione. Di questi sentimenti, non dovuti a motivi di scelte politiche generali e di schieramento, abbiamo avuto più di un segno in molti contatti che ancora recentemente abbiamo avuto.
    Saranno i compagni che sono in Parlamento a riferirci la loro esperienza di questi mesi. Io posso solo ringraziarli per l’iniziativa e la capacità di presenza autonoma che si sono saputi conquistare nonostante tutto nel dibattito politico, nelle proposte legislative e di riforma, nell’attività ispettiva e di controllo, nella capacità di dialogo con i collegi dei gruppi parlamentari di cui fanno parte come delegazioni autonome, ma soprattutto per la qualità militante e nonviolenta che ha connotato tutta la loro attività parlamentare. Se stiamo qui a parlare di resistenza radicale lo dobbiamo anche a quella scelta che si è rivelata tanto giusta quanto costosa. Se stiamo qui lo dobbiamo anche all’uso che i radicali che sono in Parlamento hanno fatto e stanno facendo di quella scelta.
    Se il segretario e altri dirigenti del PD ritengono che saremo noi a chiudere il confronto con il loro partito e a liberarli del “problema” radicale, si sbagliano. Siamo intenzionati a portarlo avanti nel dialogo, ma anche nella chiarezza delle idee.
    E’ un confronto innanzitutto sulle regole che devono presiedere alla vita di un partito democratico anche perché per noi la vita di un partito e le sue regole prefigurano necessariamente l’idea che quel partito ha della vita e delle regole delle istituzioni e dello Stato. Questo tentativo di confronto è stato alla base della candidatura del ticket Pannella-Bonino alla segreteria del PD, che fu respinta con la giustificazione che eravamo una forza politica autonoma quando volevamo con tutta evidenza verificare proprio la possibilità di convivenza di questa forza, per quello che valeva e vale, e di questa autonomia all’interno delle regole del PD e non fuori di esso. Questo stesso confronto è stato alla base più recentemente della candidatura di Giulia Innocenzi alla segreteria del movimento dei giovani del PD, che invece non è stata questa volta respinta pregiudizialmente e al contrario ritenuta possibile e legittima. E tanto è bastato per impedire lo svolgimento di primarie già precostituite, a rivelare l’assenza di regole a cui si è dovuto provvedere, a far cadere pregiudiziali assurde e perfino anticostituzionali, a determinare il rinvio dello svolgimento delle primarie. Non sappiamo quale futuro avrà la candidatura di Giulia, ma per intanto registriamo che sono state positivamente risolte alcune contraddizioni non nell’interesse della candidata radicale, ma nell’interesse dei giovani del PD e dell’intero partito.
    E’ un confronto sul modello di partito e sulla sua apertura reale e non solo proclamata alla società e alla diversità delle idee, un partito federale e democratico in cui sia laicamente possibile convergere su un comune programma di riforme e contemporaneamente sia possibile e legittima la convergenza di idee e posizioni diverse su questioni sulle quali è in gioco la libertà di coscienza.
    E’ un confronto sul tipo di Stato, di rappresentanza, di selezione della classe dirigente ad ogni livello della vita pubblica. E’ un confronto sul tipo di federalismo. Arriviamo straordinariamente in ritardo all’appuntamento delle riforme che la destra tenterà di imporci su questo tema. Che fine ha fatto il programma del PD che proponeva il sistema elettorale uninominale. A un turno o a due turni (e per noi è preferibile il sistema anglosassone) è l’unico sistema di selezione della classe dirigente che non sia frutto di cooptazioni oligarchiche ed è l’unico coerente con primarie vere.
    E’ un confronto sulla Giustizia, sulla scuola, sulla libertà economica a partire dalla quale e non contro di essa vogliamo – senza alcun ideologismo – non distruggere ma ricostruire e rafforzare il sistema del welfare e rendere possibile una maggiore giustizia sociale.
    E’ un confronto sull’Europa, sulla alternativa federalista tanto più necessaria ed urgente di fronte all’attuale crisi economica e sulla democrazia e i diritti umani nel mondo.
    La nostra partecipazione al Circo Massimo poteva avvenire solo su questi punti.

    L’elezione di questi nostri nove parlamentari, ha determinato a giugno le dimissioni dei dirigenti, anzi delle dirigenti di Radicali italiani, a cui va il mio e nostro ringraziamento per quanto hanno saputo assicurare, prima da dirigenti di Radicali italiani e successivamente da parlamentari.
    “Siate il cambiamento che volete vedere nel mondo” diceva il mahatma Gandhi e a questo ci siamo sempre rifatti nel porre e proporre la nostra iniziativa politica.
    Quello che occorre oggi è una riforma della politica, a partire dalle riflessioni sulla crisi della NON democrazia e il suo legame con il “caso Italia”.
    La democrazia è un sistema politico mutevole e insieme vulnerabile. Per rivitalizzarla oggi è indispensabile connettere rappresentanza e partecipazione, economia e politica, famiglia e istituzioni.
    Il cambiamento, sia delle istituzioni, sia dei partiti, va individuato ponendo al centro la persona – come peraltro noi abbiamo sempre fatto - l’individuo e i suoi diritti con una visione laica, ovvero ampia e aperta, capace di non discriminare e colpire le idee, le fedi, le opinioni. Occorre saper intercettare e conquistare alla radice quelli che potremmo definire i nuovi diritti civili e politici, ma anche - trovandoci in Italia un paese dove non c’è né democrazia, né stato di diritto - si tratta di rispettare diritti già previsti dalla nostra Costituzione e sistematicamente violati.
    Il “che fare” deve partire essenzialmente dalla riforma della politica attraverso la riforma delle organizzazioni politiche, delle istituzioni, delle nuove forme di partecipazione. E’ imprescindibile la scelta di un sistema elettorale capace di avvicinare l’eletto all’elettore e, nel frattempo operare anche la scelta di riformare i partiti a partire da un principio semplice e chiaro: la libertà di associazione.
    Penso sia utile ricordare che già nello scorso congresso di novembre avevamo individuato proprio nella riflessione sulla forma partito, il nodo politico più significativo di questa fase storica.
    Occorre avere una visione di modello aperto di partito dove la libera associazione è fondata su obiettivi comuni e non come si sente sempre più spesso affermare su valori e scelte etiche condivise. Questo può consentire il superamento della logica del partito unico, del partito che ha una sua etica e una sua disciplina che necessariamente porta all’appartenenza a quel partito impedendo di fatto o addirittura statutariamente la possibilità di aderire anche ad altri partiti. Colui che sceglie oggi di iscriversi ad un partito, non certo ai Radicali, con la monotessera prevista in quasi tutti gli statuti, non è più libero di fare anche altre scelte laddove magari trova, in altre organizzazioni, obiettivi condivisibili.
    Il concetto di monotessera e di disciplina di partito si sono rivelati essere l’origine della “partitocrazia”.
    Da questo punto di vista, e non solo, la storia e la prassi radicale, del Partito Radicale, dimostrano come da oltre 50 anni questo partito continua a vivere a differenza degli altri, con un alto tasso di ricambio sia in termini di iscritti, sia in termini di leadership politica, proprio perché l’adesione avviene su obiettivi, su campagne specifiche. Questo metodo consente e lascia spazio, favorisce, il principio della doppia tessera e soprattutto lascia a ciascuno la libertà di associarsi senza “appartenere” in via esclusiva, cioè senza divenire “proprietà” dell’organizzazione partitica.
    Il sistema elettorale maggioritario in senso uninominale, con leggi elettorali uniformi per parlamento, consigli regionali e consigli comunali, è l’unico che può tenere al centro la persona, superando le logiche partitiche e partitocratriche; ed è anche quello che consente il rapporto diretto sul territorio.
    Il soddisfacimento dell’esigenza del radicamento sul territorio può essere raggiunto solo con i collegi uninominali che consentono di scegliere, proprio per le dimensioni circoscritte del territorio, di conoscere meglio i candidati e le loro proposte e quindi di scegliere i migliori.
    Tale processo non riguarda solo i partiti e le istituzioni, deve riguardare la collettività tutta, la democrazia si conquista attraverso la pubblicità e la conoscibilità, fornendo strumenti di partecipazione diretta e attiva alla vita politica del Paese.
    Scegliere i migliori attraverso la pubblicità e la conoscibilità.
    Se non ora, quando?
    Ecco perché quel comitato di giugno scorso, oltre ad eleggere i nuovi organi dirigenti che dovevano portare il Movimento al Congresso ha dato il mandato specifico di operare per creare le basi di una ramificata iniziativa nazionale, rivolta ad ottenere, attraverso l’istituzione ad ogni livello di quella che abbiamo chiamato “Anagrafe pubblica degli eletti”, un significativo salto di qualità nella trasparenza e quindi nella informazione e nella conoscenza da parte dei cittadini, delle attività delle nostre rappresentanze politiche e istituzionali. E’ una iniziativa solo apparentemente modesta, ma che si iscrive nella nostra politica rivolta a combattere e a denunciare il “caso Italia” che fa del nostro Paese, tra le democrazie occidentali, quello che unisce al più alto tasso di illegalità il più basso livello di democraticità delle nostre istituzioni. Per il suo alto valore istituzionale, essa si basa su un dialogo a tutto campo che fa appello al senso di responsabilità delle coalizioni di governo regionali e locali oltre che nazionale, indipendentemente dallo schieramento politico di riferimento e si rivolge a tutti i gruppi politici e a ciascun eletto.
    Per ultimo, ma non per questo meno importante, l’ambizione di contribuire a stimolare l’interesse, il gusto alla partecipazione dei cittadini per un riavvicinamento alla politica, fattore indispensabile per riequilibrare il nostro sistema sempre più rappresentativo e sempre meno partecipativo.
    Una riforma istituzionale dunque, che è quella di rendere tutti gli eletti conoscibili e valutabili, loro stessi e non i loro partiti. Un progetto, che prevede la realizzazione di un portale che garantisca la trasparenza dell’attività degli eletti (se e quanto sono presenti, quanto intervengono, quali posizioni prendono e come votano sui singoli provvedimenti, quali priorità scelgono di portare all’attenzione nel corso del loro mandato, quali altri incarichi ricoprono, la loro situazione patrimoniale per capire la relazione tra la loro attività istituzionale e gli interessi privati), garantendo, al tempo stesso, al cittadino il diritto di conoscerla anche nelle fasi del processo decisionale, inserendo un elemento che finora ha connotato solamente i Parlamenti delle grandi democrazie anglosassoni.
    Un recupero in pieno del fondamento della democrazia liberale: il “conoscere per deliberare”.
    Questa, è una riforma fondamentale per restituire legalità e reale democrazia al Paese e alle sue istituzioni.
    Nel difficile momento che la democrazia attraversa nel nostro paese, penso che le forze democratiche debbano avere non solo l’interesse, ma il dovere di attivarsi per questa riforma davvero strutturale, unica risposta concreta di fronte alla tanta demagogia degli organi di stampa e non solo.
    Abbiamo proposto e offerto al Partito Democratico e al suo leader Walter Veltroni la possibilità di un’iniziativa comune su questo.
    Non certo una semplice adesione, ma una vera e propria campagna comune.
    Siamo ancora in attesa di una risposta. Saremo riuniti in Congresso fino a domenica, contiamo di averla durante in nostri lavori.
    Ci auguriamo che su questa iniziativa ci sia la convergenza per una campagna comune.
    Vedremo se Veltroni o chi per lui ci raggiungerà a Cianciano e per comunicarci cosa.
    Noi da sempre abbiamo posto come elemento essenziale del vivere democratico l’informazione e la conoscenza; operando nella consapevolezza che, in assenza di un effettivo diritto dei cittadini a conoscere per deliberare, nessuno spazio di competizione democratica è possibile.
    Abbiamo inoltre assistito al venir meno dell’attenzione dei media, in particolare della carta stampata, proprio da parte di quei giornali e giornalisti che avevano costruito vere e proprie campagne contro i privilegi della casta e i costi della politica.
    Naturalmente la nostra iniziativa, che pure si propone di dare attuazione pratica a quelle richieste di moralizzazione, di onestà e di trasparenza, non ha avuto alcuna attenzione e alcun sostegno da parte dei protagonisti di quelle campagne. Né alcun interesse e sostegno, salvo qualche personale eccezione, abbiamo trovato da parte dei professionisti dell’indignazione.
    Nonostante questo, ritengo di poter tracciare un primo bilancio positivo della nostra iniziativa, da più parti sono arrivati e stanno arrivando segnali di impegno e di consenso, questo sia a livello di singoli cittadini che chiedono come potersi attivare, sia a livello di rappresentanti istituzionali. Da Presidenti di Consigli regionali e di Regioni, a Presidenti di Provincia, da Sindaci a consiglieri regionali, provinciali e comunali, da singoli deputati e senatori, di centro destra e di centro sinistra.
    Per incardinare questa campagna per l’istituzione dell’Anagrafe pubblica degli eletti, abbiamo avviato da subito un contatto diretto con le associazioni radicali presenti sul territorio.
    E’ evidente, che gli interventi necessari per garantire l’istituzione dell’Anagrafe pubblica degli eletti, si differenziano a seconda del tipo di Istituzione. Quanto al Parlamento italiano, grazie alla presenza di nostri rappresentanti è proseguita anche in questo anno l’attività già avviata nella scorsa legislatura.
    I primi di settembre, abbiamo inviato una proposta di delibera a tutti i Sindaci, ai Presidenti di Provincia, ai Presidenti di Regione e ai Presidenti dei Consigli regionali. Una lettera di presentazione dell’iniziativa e di richiesta di partecipazione è stata inviata anche a tutti i Parlamentari.
    Il coinvolgimento e l’impegno erano stati richiesti anche ai Socialisti e ai Verdi, in occasione del mio intervento fatto ai loro Congressi nella seconda metà di luglio.
    Successivamente, grazie alla disponibilità delle associazioni radicali sul territorio, delle altre associazioni costituenti il Partito Radicale e di militanti, abbiamo ricontattato telefonicamente buona parte delle amministrazioni destinatarie, ma di per se questo, ovviamente, non garantisce la sensibilizzazione di tutte le istituzioni ad attivarsi per garantire queste forme di trasparenza e conoscenza e quindi abbiamo cercato di trovare spazi di comunicazione e informazione per lanciare pubblicamente all’esterno questa nostra iniziativa.
    In particolare, oltre a sollecitare gli organi di informazione locale, abbiamo convocato conferenze stampa regionali per il 20 settembre, precedute da una conferenza stampa nazionale. Abbiamo pensato alla data del 20 settembre per il lancio pubblico nazionale, ricorrendo a questa data simbolica per indire in qualche modo, un nuovo 20 settembre, all’insegna del conoscere per deliberare.
    Alle conferenze stampa sono stati presenti parlamentari radicali e dirigenti nazionali, hanno altresì partecipato rappresentanti istituzionali locali e parlamentari di altri partiti.
    E’ partita poi, in diverse località la raccolta di firme a supporto della richiesta di istituzione dell’Anagrafe pubblica degli eletti, su petizioni o su proposte di delibera di iniziativa popolare. Su questo piano, proprio la scorsa settimana, abbiamo raggiunto il primo importante traguardo. Infatti, grazie all’impegno dell’Associazione Radicali Roma, sono state raggiunte e abbondantemente superate le firme necessarie per il deposito della delibera di iniziativa popolare per il Comune di Roma. Delibera che vede tra i firmatari anche il Sindaco Gianni Alemanno. Obiettivo raggiunto due giorni fa, anche dai compagni di Novara.
    Le iniziative per l’incardinamento della campagna per l’istituzione dell’Anagrafe pubblica degli eletti, che - come era stato espressamente sottolineato dal comitato di Radicali Italiani dovevano costituire l’impegno politico prevalente e specifico degli organi del movimento - sono state sviluppate e sostenute da un pieno di attività politica estiva che ha interessato e coinvolto l’intera galassia radicale e i suoi diversi soggetti.
    Vorrei ricordare innanzitutto la manifestazione dell’8 agosto ad Assisi una manifestazione nel segno della nonviolenza, del dialogo e della democrazia a sostegno della causa tibetana e della libertà in Cina, che si è potuta indire e organizzare ad Assisi l’8 agosto, in significativa coincidenza con l’apertura a Pechino delle Olimpiadi, grazie alla collaborazione e all’impegno con cui il sindaco e il consiglio comunale di quella città hanno corrisposto all’iniziativa. Senza quella manifestazione, che ha dato voce, alle comunità tibetane e alle altre comunità buddiste, e che ha visto la partecipazione di altre associazioni che si battono per i diritti civili, l’apertura dei giochi olimpici sarebbe avvenuta in Italia nel più totale e completo conformismo. L’ubriacatura olimpica avrebbe fatto dimenticare i diritti calpestati non solo in Tibet, ma nell’intera Cina. Abbiamo registrato con favore la partecipazione oltre che del sindaco di Assisi, delle Province di Terni e di Siena, di molti Comuni presenti con i propri gonfaloni, di esponenti politici sia di opposizione sia dell’attuale coalizione di governo.
    La manifestazione di Assisi ha seguito di circa un mese quella di Spoleto, indetta in coincidenza con il compleanno del Dalai Lama, nel corso della quale Marco Pannella ha annunciato l’inizio dello sciopero della fame per la Moratoria della pena di morte anche per Tareq Aziz, nell’ambito del Grande Satyagraha mondiale per la pace e la democrazia nel mondo. “Nessuno tocchi Tarek Aziz” è stato l’obiettivo di questa iniziativa nonviolenta iniziata quando era annunciato come imminente, rapidissimo e destinato a concludersi con sicura condanna a morte il processo dell’ex ministro degli esteri di Saddam. All’iniziativa hanno aderito 2248 persone di 68 diverse nazioni che hanno firmato l’appello. Lo sciopero della fame di Marco, cui si sono aggiunti in 174, è servito per far uscire dal silenzio e dall’indifferenza una vicenda che si sarebbe altrimenti conclusa con la scomparsa di un altro dei protagonisti del regime baathista. Sono stati sensibilizzati Parlamento italiano e Parlamento europeo. L’iniziativa - portata a conoscenza diretta del Presidente dell’Iraq Nuri Al Maliki con una manifestazione in occasione dell’incontro che questi ha avuto con il Presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi - si è conclusa il 12 agosto avendo raggiunto l’obiettivo di aver scongiurato il rischio di una condanna lampo per Tareq Aziz.
    Non rivendichiamo alcun merito se non quello di aver rotto l’inerzia e la disattenzione dell’opinione pubblica, delle diplomazie e della stessa Chiesa.
    E’ nel contesto di questa iniziativa che su sollecitazione di Marco Pannella si è iniziato il lavoro di ricerca e di raccolta della documentazione di testimonianze, numerose e concordanti, che dimostrano come le iniziative rivolte ad evitare la guerra con l’esilio di Saddam e l’instaurazione di un governo provvisorio delle Nazioni Unite, avessero concrete possibilità di successo e siano state deliberatamente impedite dalla volontà politica di Bush di invadere l’Iraq ed eliminare Saddam.
    Iraq libero non era, come sostengono alcuni neocon in ritardo difensori a tutti i costi della politica di Bush, una iniziativa irrealistica, impossibile, visionaria, ma al contrario la visione di una alternativa possibile e concreta di pace. La politica, muore di mancanza di verità. Ed è questa verità che dobbiamo riconquistare non solo per il passato, ma soprattutto per il futuro.
    Non spetta a me il compito di parlare dell’attività svolta dalle nostre delegazioni radicali all’interno dei gruppi parlamentari del PD. Nella nostra tradizione e nella nostra prassi, prima ancora che nelle norme statutarie, essi operano nella pienezza della loro autonomia di rappresentanti del Popolo. Ma la loro attività e quella di Radicali italiani è stata in piena sinergia, ho già citato alcuni dei fronti del loro operato, ma vorrei ricordarne anche qualcun altro. Anche quest’anno è stata assicurata, quella che oramai è quasi una consuetudine radicale di dedicare i giorni di ferragosto alle visite nelle carceri, in una situazione che vede gli istituti di pena tornare a riempirsi, in condizioni di invivibilità e di autentica inciviltà e in una legislatura in cui, per far fronte al crimine, si ricorre a forme di militarizzazione della società e al crescente ricorso alle pene detentive. La mobilitazione di Ferragosto all'interno delle carceri italiane ha visto coinvolti dirigenti, parlamentari e militanti radicali, insieme a deputati e consiglieri regionali di altri partiti.
    Le visite, integrate da un questionario inviato alle direzioni degli istituti, le cui risposte hanno consentito di ottenere un quadro piuttosto completo e attuale della situazione, hanno fornito ulteriori elementi da cui sono scaturite una serie di interrogazioni e atti parlamentari.
    Allo stesso modo credo che siano di grande importanza per il partito, sia i progetti di riforma in materia di giustizia e di politica penitenziaria, che sono stati depositati e che sono nel solco delle proposte contenute nei nostri referendum, sia il convegno sulla giustizia che si è tenuto a Roma alla fine di settembre. Così come importanti e preziosi sono stati i convegni e i seminari che si sono tenuti su molte altre tematiche.
    Viva è la nostra preoccupazione che la tardiva conversione della CEI alla opportunità di legiferare in materia di Testamento biologico sia in realtà determinata dalla volontà di servirsi della legge per svuotare definitivamente sia il principio di autodeterminazione dell’individuo sia il principio del consenso informato. E’ su questo terreno che i radicali devono prepararsi ad affrontare lo scontro, con fermezza e intransigenza, ma anche con attenzione e apertura ad ogni possibilità di dialogo e ad ogni contraddizione.
    Sarebbe stupido infatti, negare o sottovalutare il fatto che ci troviamo di fronte ad un tentativo di riconquista, politica e non religiosa, dell’influenza e del condizionamento della Chiesa sugli schieramenti politici e sul potere legislativo in materia di libertà civili per tornare a controllare e limitare, attraverso la legge, la libertà di coscienza e la stessa libertà religiosa dei cittadini. Proprio per questo, perché dobbiamo attrezzarci ad affrontare una battaglia culturale e di civiltà probabilmente di lunga durata, penso che siano stati assai importanti i due convegni che Marco Pannella ha fermamente voluto e a cui ha lavorato con grande impegno tutta l’estate: il convegno di Bruxelles di fine agosto sul tema “laicità e religioni a confronto con i fondamentalismi”, in cui è riuscito a coinvolgere personalità laiche e religiose di diversi paesi, teologi cattolici, protestanti, ebrei, rappresentanti della cultura islamica e di movimenti buddisti europei, associazioni per la libertà religiosa, esperti di diritto ecclesiastico; e il convegno che si è svolto a Londra il 20 settembre sul valore storico di questa ricorrenza che ha rappresentato il coronamento non solo del Risorgimento e dell’Unità d’Italia ma di un lungo, secolare processo europeo di laicizzazione della società e dello Stato che ha contribuito a liberare la stessa Chiesa dal temporalismo. Ne è nato un dibattito e una riflessione culturale e storiografica fra studiosi italiani, inglesi, francesi, un confronto che rimane aperto ad altri contributi e approfondimenti e che mi auguro possa conoscere altri appuntamenti.
    Lo scorso 4 ottobre si è svolto a Roma il BarCamp "Esperimenti democratici", un'iniziativa promossa da RadioRadicale.it che come Radicali Italiani ci eravamo impegnati a sostenere come parte del dibattito precongressuale.
    Al BarCamp hanno preso parte circa 200 persone, nella maggior parte dei casi nuove rispetto agli appuntamenti radicali, e si sono svolte 68 discussioni, della durata di mezz'ora circa ciascuna, il cui tema e relatore erano stati proposti direttamente dai partecipanti nelle settimane precedenti attraverso il sito internet barcamp.org.
    Si è trattato di un vero e proprio esperimento perché per la prima volta la formula del barcamp, nata all'interno dell'ambiente dei programmatori informatici e dei blogger, è stata adottata per organizzare una discussione politica ad ampio spettro, senza alcuna forma di selezione.
    Lo stile e la pratica libertaria delle rete si è così trasferita nella discussione politica, stimolando discussioni vivaci, dando spazio a nuove voci ed esperienze, raccogliendo movimenti e comitati attivi su un vasto spettro di temi politici.
    Allo stesso tempo, sul piano dei contenuti, sono emerse proposte e indicazioni di iniziativa politica su molti dei fronti di lotta di Radicali Italiani, dall'uso degli strumenti di democrazia diretta a livello locale, alle battaglie ambientaliste, a quelle per i diritti civili, la giustizia, l'informazione, le riforme istituzionali e l'anagrafe degli eletti, all'interno della cui sessione è intervenuto il sindaco di Roma, firmando anche la delibera di iniziativa popolare, come già ricordato.
    Si tratta quindi di un esperimento interessante su cui sarà utile riflettere per comprendere come poter tornare a utilizzarlo.
    Il BarCamp si inseriva all'interno di una conferenza di tre giorni intitolata "la crisi della (non)democrazia", aperta da un convegno con importanti contributi di giuristi, politologi, urbanisti ed economisti, e conclusasi con una tavola rotonda all'interno della quale è emersa la disponibilità, da parte in particolare del senatore Stefano Ceccanti e dal presidente del Comitato promotore dei referendum elettorali Giuseppe Guzzetta, a tornare a discutere di riforma maggioritaria uninominale, anche riprendendo la Lega per l'uninominale, che fu lo strumento organizzativo attraverso cui partì la grande campagna per la riforma istituzionale agli inizi degli anni '90.
    Poi, le iniziative nonviolente, di cui parlavo in apertura di questa relazione, per far rientrare il Parlamento nella legalità, sia rispetto alla Corte Costituzionale che alla Commissione di vigilanza sulla Rai, dando forza e richiamando all’ascolto delle parole del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
    Ma una forza politica è viva e vitale solo quando può comunicare le proprie posizioni, le proprie proposte, le proprie azioni politiche, quando ha la possibilità di rivolgersi al Paese, quando gli viene riconosciuto il diritto di esporre le proprie opinioni e le proprie idee in contrapposizione a quelle dei propri avversari.
    Oggi, il sistema dell’informazione con cui dobbiamo fare i conti in Italia, impedisce di fatto il formarsi di una libera opinione sui principali temi che interessano il vissuto della nostra società, perché è un’informazione sempre più incompleta, filtrata, orientata, sleale.

    Se non così, come?
    In questi mesi abbiamo vissuto una stagione di mobilitazione straordinaria e significativa, intensa e ricca di iniziativa politica.
    Fino a quattro mesi fa difficilmente avrei immaginato di parlare ad un Congresso, neanche per un intervento, figuratevi per una relazione e per di più da Segretaria.
    Care compagne e cari compagni, non posso nascondervi che questi quattro mesi sono stati faticosi e difficili; ha ragione Marco quando dice che fra i lavori usuranti bisognerebbe inserire Radicale.
    Devo anche confessare la mia personale insoddisfazione per quello che avverto essere mancato.
    Sono mancate delle condizioni che avrebbero potuto e dovuto esserci e sulle quali pure avevo contato.
    Non sono riuscita a creare intorno a me una squadra che mi aiutasse a superare la mia inesperienza nelle funzioni di Segretaria, mentre quello che è necessario al nostro Movimento, soprattutto in vista degli importanti appuntamenti dei prossimi mesi, è un Segretario che abbia un profilo capace di catalizzare intorno a se tutte le risorse disponibili sapendo valorizzare le diverse capacità di ciascuno.
    Grazie compagni, per aver riposto in me questa fiducia e per avermi consentito questa esperienza.
    Grazie anche ai tanti iscritti e simpatizzanti che hanno collaborato attivamente all'impresa che ci eravamo proposti di perseguire nella straordinarietà della fase in cui ci siamo venuti a trovare.
    Buon Congresso a tutti compagni!

  4. #4
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    Chianciano Terme, Congresso di Radicali Italiani: nel pomeriggio intervento di Marco Pannella


    Chianciano Terme, 31 ottobre 2008
    Oggi pomeriggio, probabilmente verso l'inizio, Marco Pannella interverrà al VII Congresso di Radicali Italiani.

    Il lavori del Congresso, che si sono aperti ieri a Chianciano Terme, proseguiranno fino al pomeriggio di domenica 2 novembre.

  5. #5
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    Casu: il PD ci tratta non da alleati, ma, spesso, da avversari
    Questo pomeriggio la relazione introduttiva della segretaria di Radicali Italiani, all'apertura del 7° Congresso che si tiene a Chianciano Terme fino a domenica 2 novembre.

    Chianciano Terme, 30 ottobre 2008
    • da una nota di agenzia letta a Radio radicale

    Il Partito Democratico non tratta i Radicali come alleati, ma molto spesso come avversari: è l’accusa formulata da Antonella Casu, segretaria nazionale di Radicali Italiani, nella sua relazione al congresso del partito aperto oggi a Chianciano Terme. Secondo la Casu, uno dei nodi attuali del partito, "una delle ipoteche sulle nostre stesse possibilità di esistenza, viene dalla politica del Partito Democratico e del suo segretario Walter Veltroni. Siamo o dovremmo essere una componente autonoma dei gruppi parlamentari del Pd - ha proseguito - siamo o dovremmo essere degli alleati e, invece, abbiamo la sensazione di essere considerati non con la indifferenza che viene riservata agli estranei, ma addirittura molto spesso con la diffidenza con la quale vengono trattati pericolosi avversari".

    Tuttavia, ammonisce la Casu, "se il segretario e altri dirigenti del Pd ritengono che saremo noi a chiudere il confronto con il loro partito e a liberarli del ‘problema’ radicale, si sbagliano.
    Siamo intenzionati a portarlo avanti nel dialogo, ma anche nella chiarezza delle idee".
    Da qui un invito a lavorare insieme sul progetto di Anagrafe degli eletti, per la massima trasparenza delle istituzioni pubbliche: "abbiamo proposto e offerto al Partito Democratico e al suo leader Walter Veltroni - ha spiegato la segretaria radicale - la possibilità di un’iniziativa comune su questo. Non certo una semplice adesione, ma una vera e propria campagna comune. Siamo ancora in attesa di una risposta. Saremo riuniti in congresso fino a domenica, contiamo di averla durante in nostri lavori. Ci auguriamo che su questa iniziativa ci sia la convergenza per una campagna comune. Vedremo se Veltroni o chi per lui ci raggiungerà a Chianciano - ha concluso - e per comunicarci cosa".

  6. #6
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    Betto: riaprire il Centro di Ascolto, magari anche con i soldi di un imprenditore interessato alla democrazia



    Chianciano Terme, 30 ottobre 2008
    • da una nota di agenzia letta a Radio Radicale

  7. #7
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    VII Congresso di Radicali Italiani: la relazione del tesoriere Michele De Lucia



    Chianciano Terme, 30 ottobre 2008
    • n.b. nelle prossime ore verranno pubblicate le tabelle allegate

    VII CONGRESSO DI RADICALI ITALIANI
    CHIANCIANO TERME, 30 OTTOBRE – 2 NOVEMBRE 2008
    RELAZIONE
    DEL TESORIERE
    di Michele De Lucia
    con la collaborazione di
    Daniele Bertolini e Alessandro Massari

    · Premessa. Dalla R/esistenza radicale alla Libera/Azione radicale

    Care compagne, cari compagni,

    al termine di questi quattro mesi di mandato straordinario come Tesoriere del nostro Movimento, voglio prima di tutto dirvi che oggi, tra i tanti, sono contento soprattutto per un motivo: oggi questa straordinarietà torna nelle mani del Congresso, torna nelle mani di tutti gli iscritti, torna nelle vostre mani.
    Questa è la relazione di un tesoriere, e di un tesoriere radicale. L’approccio migliore mi è sembrato di poterlo trovare costruendo un gioco di specchi tra noi e loro, tra la R/esistenza radicale e il partito unico della partitocrazia articolato nelle sue diverse sezioni. Alcune delle notizie su partiti, finanziamento pubblico, bilanci e fondazioni che sono uscite sulla stampa negli ultimi anni possono costituire una valida introduzione:

    “L’inesorabile emorragia dei partiti, conti in rosso e fuga degli iscritti. In uno studio pubblicato dalla Bocconi 15 anni di vita politica: potere sempre più verticistico e centralizzato” (La Repubblica, 4 maggio 2007, p. 13)

    “Finanziamento, stop alle fondazioni. Scontro in commissione, i piccoli dell’Unione bocciano la norma. Il testo avrebbe permesso ai partiti di accedere ad altre sovvenzioni pubbliche e aveva il via libera bipatisan di Margherita, Ds e Cdl” (La Repubblica, 4 maggio 2007, p. 13)

    “Soldi & partiti. Tramontano le fondazioni” (Il Sole 24 Ore, 4 maggio 2007, p. 15)

    “Partiti italiani? I più cari d’Europa. Ogni anno 200 milioni di fondi pubblici, più delle presidenziali Usa” (La Stampa, 5 maggio 2007, pp. 10-11)

    “I partiti in emorragia di iscritti, ma cresce chi ci campa. Siamo il Paese che spende di più per i parlamentari” (Quotidiano Nazionale, 7 maggio 2007, pp. 12-13)

    “Trasparenza e bilanci. Quando il partito è cliente della banca” (Corriere della Sera, 8 luglio 2007, p. 26)

    “Torni il finanziamento ai partiti. Sposetti divide destra e sinistra” (La Repubblica, 20 agosto 2007, pag. 4)

    “Proposta DS. Partiti finanziati, bufera su Sposetti” (Il Secolo XIX, 20 agosto 2007, p. 3)

    “Ritorna il partito-fondazione. Camera: Pdl di Marco Filippeschi (Dipartimento istituzioni dei Ds)” (Il Sole 24 Ore, 22 agosto 2007, p. 12)

    “Partiti e fondazioni, spunta il 4 per mille. Fassino propone di introdurre nello statuto del Pd la possibilità di destinare una quota dell’Irpef ai gruppi politici” (L’Indipendente, 20 ottobre 2007, pag. 1)

    “Fondazioni e partiti: aiuti per 18 milioni. Le domande entro il 1° novembre” (Il sole 24 ore, 21 luglio 2008, p. 11)

    “Rimborsi elettorali, soldi anche ai partiti fuori dal Parlamento. Al Pdl 19 milioni, 17 al Pd. Raddoppiano i fondi a Lega e Idv. Finanziati pure Sinistra Arcobaleno, Storace e Socialisti” (Il Messaggero, 30 luglio 2008, pag. 9)

    “Il caso. Ed è un mistero il finanziamento al gruppo misto. Muro di niet alle richieste di informazioni sulla quantità e l’utilizzo delle risorse” (Italia Oggi, 30 luglio 2008, p. 5)

    “Partito delle Libertà. Il tesoretto di An e i debiti di FI ostacolo alla fusione” (Libero, 22 agosto 2008, p. 7)

    Torniamo indietro di qualche anno:

    “Berlusconi punta 50 miliardi sulle urne. Per le spese delle campagne elettorali offerta una fidejussione personale da parte del leader. Le garanzie, rilasciate a un pool di istituti bancari dal candidato premier della Casa delle libertà, sono già integralmente utilizzate dal segretario amministrativo degli azzurri Giovanni Dell’Elce” (MF, 8 maggio 2001, p. 2)

    “Un miliardo e mezzo da Forza Italia al CCD” (Corriere della Sera, 11 maggio 2001, p. 2)

    “Casse vuote, i Ds non pagano i dipendenti” (Il Giornale, 1 giugno 2001, p. 6)

    “Forza Italia, il buco è già a 84 mld. Nel solo esercizio 2000 le perdite sono state di 35,856 mld. Record negativo dei bilanci dei partiti. Salgono a 88 miliardi i debiti con il sistema bancario nonostante i contributi pubblici e privati raccolti, ma i debiti totali ammontano a 155 mld. E sono garantiti da fidejussioni per 176 mld (in parte di Silvio Berlusconi)” (MF, 3 luglio 2001, p. 3)

    “Il sistema dei partiti presenta un consolidato da libri in tribunale. E mancano i debiti ex PDS” (MF, 4 luglio 2001)

    “I DS hanno mille miliardi di debiti. Il partito è stato salvato da un pool di banche guidato dal Montepaschi” (Il Giornale, 4 agosto 2001)

    “Milione per milione, tutti gli sponsor della politica. Merloni e Pelliccioli con Rutelli, Confagricoltura e Orofin con Fi. Farmindustria con entrambi” (Libero, 20 ottobre 2001)


    Teniamo a mente queste pagine. Ci tornerò più in là, nei capitoli successivi della mia relazione, ma certo la prima domanda alla quale provare a rispondere è questa: “è ancora possibile, in Italia, un soggetto politico che sia completamente, o almeno principalmente, autofinanziato”, ovvero libero? È possibile che un soggetto politico che non si sieda alla tavola della partitocrazia anch’esso con coltello, forchetta e bavaglino, riesca a sopravvivere e – questo più di tutto ci deve importare, se davvero vogliamo parlare di diversità radicale – a vivere?

    E se la risposta è “sì” (o almeno: per fare in modo che la risposta possa il più possibile avvicinarsi a quel “sì”), come va organizzato e come va fatto funzionare quel soggetto (che è un’associazione, non una società)? E seguendo quale strategia politica? Queste, a mio avviso, sono le domande di fondo del Congresso. Queste le domande alle quali, assieme, dobbiamo trovare risposte che siano convincenti innanzitutto per noi, altrimenti non avremo forza, ma debolezza, non avremo convinzioni, ma il nostro incedere sarà quello, incerto e stentato, della sfiducia e dell’inerzia. Dobbiamo trovare le risposte che ci consentano di fare il famoso millimetro al giorno nella direzione giusta: dalla R/esistenza radicale alla Libera/Azione radicale. Dall’alternanza (ridotta sempre più a mera clausola di stile) all’alternativa. Marco Pannella ci aveva avvertiti, fin dall’estate del 2007: “il salto nel buio”. “Si metteranno d’accordo sulle prebende che spetteranno a ciascuno di loro, sia che vinca, sia che perda”. “Palermitani e Corleonesi”.
    È sempre più evidente che il centrosinistra avrebbe bisogno di un leader. Il centrodestra no: ha un proprietario, che per di più dopo quattordici anni pare aver capito come si fa il Presidente del Consiglio di Amministrazione di un regime partitocratico. Noi, con l’iniziativa dell’Anagrafe pubblica degli eletti, abbiamo cercato di individuare un punto di attacco per aggredire quel regime partitocratico.


    · L’autofinanziamento di Radicali italiani

    Le risposte alle domande proposte vanno cercate a partire dai dati oggettivi che descrivono la situazione in cui ci troviamo. Iniziamo dai dati più significativi (compito di un Tesoriere è quello di dare una lettura dei dati politica e non ragionieristica, selettiva e non enciclopedica) relativi prima di tutto alla raccolta di autofinanziamento da parte di Radicali italiani.

    Alla data del 27 ottobre 2008, gli iscritti a Radicali italiani per l’anno in corso sono 1.414, ovvero 274 (il 16,2%) in meno rispetto alla stessa data del 2007. I contribuenti sono 472, a fronte dei 347 del 2007 (+36%), sempre prendendo come riferimento il 27 ottobre. Sono stati raccolti complessivamente da Radicali italiani, nel 2008, 307.716,40 euro, a fronte dei 298.738,85 euro del 2007 (+3%); tuttavia la previsione al 31 dicembre 2008 è di 307.716,40 euro, a fronte dei 316.627,43 euro del 2007 (-2,8%). Il versamento medio per sostenitore nel 2008 è di 163,15 euro, laddove nel 2007 è stato di 140,80 euro (+15,9%).
    C’è dunque, se si considera l’autofinanziamento complessivo, un dato di tenuta, sia pure molto faticosa. Ma il segno “più” contiene un segno “meno”: meno persone hanno dato in media più soldi (1.886 sostenitori a fronte dei 2.035 del 2007, -7,3%)[1]. Dobbiamo riflettere assieme su questo dato: nel regime partitocratico italiano, ovvero in una situazione che comporta il nostro totale oscuramento mediatico, è più difficile avere un numero maggiore di sostenitori (nuovi) che facciano versamenti più bassi, che non il contrario (gli stessi che versano di più). E a noi, infatti, accade il contrario: sempre le stesse persone (in un numero che è destinato inevitabilmente a diminuire, rebus sic stantibus) danno di più. Questi dati vanno letti assieme ai seguenti: il 45% dei sostenitori 2008 (848 persone) ha un’età compresa tra i 40 e i 60 anni; il 22,4% (422 persone) tra i 60 e gli 80; appena l’1% (18 persone) tra i 18 e i 25; appena il 13,4% (253 persone) tra i 25 e i 40. Come riferimento ho scelto di considerare i sostenitori – quindi non solo gli iscritti ma anche i contribuenti – per evitare che un dato così sbilanciato venga imputato puramente e semplicemente alla quota di iscrizione elevata. Uno dei nostri obiettivi deve essere quello di conquistare il contributo anche di chi non ce la fa a iscriversi, o ancora non vuole. Ci torneremo più avanti. Ora, però, confrontiamo i dati riportati sopra con quelli relativi al Movimento dei Club Pannella (il soggetto radicale attivo sul fronte italiano per la legislatura 1992-1997), anno 1993[2]: il 27,1% dei sostenitori (2.020 persone) aveva tra i 19 e i 25 anni di età; il 35,3% (2.629 persone) da 26 a 40; il 17,1% (1.271 persone) da 41 a 60; il 4,6% (341 persone) da 61 a 80.
    Per quanto riguarda Radicali italiani, va evidenziato inoltre che, escludendo il 2001 (anno in cui vi fu, nel mese di luglio, la costituzione del Movimento, con quindi appena sei mesi di tesseramento), la tendenza delle iscrizioni è stata sempre negativa[3], ad eccezione del 2005 (anno di campagna referendaria e di preparazione e lancio della Rosa nel Pugno: + 268 iscritti rispetto all’anno precedente), per toccare il minimo storico quest’anno. I fattori da considerare sono molti, a cominciare dalle considerazioni proposte nella premessa. Sottopongo ora al Congresso un ulteriore elemento di riflessione. Nel 2005, con la Rosa nel Pugno, abbiamo lanciato un nuovo soggetto politico con un progetto ambizioso, schierato nel centrosinistra ma con proposte per molti versi alternative a quelle di Ds e Margherita. E infatti quel progetto politico fu felicemente sintetizzato, in occasione del Congresso di Riccione, con la formula “alternanza per l’alternativa”. Nel 2008, per le ragioni che ben conosciamo – la dissennata liquidazione della Rosa nel Pugno da parte del gruppo dirigente dello SDI; l’altrettanto dissennata corsa verso il “salto nel buio”, con le picconate, tra gli altri, di Veltroni e Bertinotti al governo Prodi; il rifiuto da parte di Walter Veltroni di concedere il collegamento ad una lista radicale; i veti sulle persone (sulle storie) di Marco Pannella, a cui era già stata impedita la partecipazione alle primarie del PD, e Sergio D’Elia (e tutti conosciamo la battaglia che sta oggi conducendo Giulia Innocenzi); l’impossibilità di comunicare alcunché ai cittadini (tra i quali vanno inclusi coloro che Marco chiama “radicali ignoti”) – hanno reso impossibile la costruzione e la comunicazione di un progetto politico. Di conseguenza l’operazione è stata percepita in termini di mera sopravvivenza, perché non ha potuto tradursi in iniziativa politica e vivere in quanto tale, non ha potuto avere il respiro dell’iniziativa politica radicale. Nostro malgrado, il tutto si è risolto in una sorta di “ospitalità”, ma in una ospitalità priva del retroterra che aveva contraddistinto l’ospitalità tentata in occasione delle elezioni regionali del 2005 e impedita dal veto clericalpartitocratico del monopartitismo appena appena imperfetto sul nome (ovvero sulla storia) di Luca Coscioni.
    E non vanno dimenticati i due anni di governo Prodi, due anni difficili, nei quali il nostro comportamento non è stato né “fedele”, né “leale”, ma responsabile, esercizio di responsabilità politica nei confronti di tutto il Paese, esercizio una politica di riduzione del danno, una politica per scongiurare il salto nel buio a cui siamo stati infine costretti. Le ragioni delle scelte radicali di quei due anni non le abbiamo potute spiegare da nessuna parte. È successo a volte, anche in questi quattro mesi, che, trovandomi a riflettere assieme a Marco, venisse fuori un’idea, “perché non facciamo questo?”, “perché non dici quest’altro?”. Avete presente quando parlate con qualcuno e dialogando ci si accende di entusiasmo per un’idea? Mi ha molto colpito leggere un secondo dopo, sul volto di Marco, come un senso di desolazione (mai di resa): “Sì, ma dove posso dirla questa cosa? A chi la dico?”.


    · Il bilancio

    Il bilancio di Radicali italiani, relativo all’anno politico 1/11/2007 – 31/10/2008, si sintetizza nei seguenti dati:

    - lo stato patrimoniale registra attività per 78.904 euro, a fronte di passività per 1.999.278 euro. Il disavanzo cumulato è pari a 1.920.374 euro;

    - il conto economico registra proventi per 426.369 euro a fronte di spese per 412.700 euro. Il periodo in oggetto vede dunque un avanzo di 13.668 euro. Il risultato positivo suddetto è conseguente alla sopravvenienza attiva di natura straordinaria di euro 86.550 collegata alla “operazione Soros”[4].

    Anche in questo anno politico radicale il criterio è stato quello di contenere il più possibile le spese, che sono aumentate rispetto al precedente unicamente per le iniziative politiche e per le collaborazioni.

    In dettaglio, quanto al conto economico:

    - le spese per i servizi comuni sono scese da 137.236 euro a 42.072 euro;

    - le spese per le collaborazioni sono aumentate da 57.947 a 142.568 euro. L’incremento suddetto è dovuto al fatto che fino al 31 luglio Radicali italiani non ha avuto in carico gli organi dirigenti del Movimento, a differenza di quanto accade dal 1° agosto scorso. Inoltre il lavoro necessario all’incardinamento delle iniziative deliberate con le mozioni dei Comitati nazionali di giugno e settembre ha richiesto la previsione di due ulteriori collaborazioni. Sia per i nuovi organi dirigenti (limitatamente a Presidenza e Tesoreria) che per i nuovi collaboratori sono stati stipulati contratti con scadenza al 31 ottobre 2008, al fine di non ipotecare in alcun modo le scelte che dovranno essere fatte dai compagni che saranno chiamati alla guida del Movimento al termine del Congresso. Sempre per quanto riguarda le collaborazioni, la situazione ereditata (che prevede contratti con scadenza al 31 dicembre) è stata lasciata immutata, anche in considerazione della straordinarietà del mandato ricevuto e della brevità (quattro mesi) dello stesso;

    - per quanto riguarda le iniziative, la spesa è stata – a fronte dei 45.508 euro dell’anno politico precedente – di 124.150 euro. Per le elezioni politiche 2008, che hanno visto l’elezione (o meglio: la nomina, loro malgrado) a parlamentari di nove compagni, sono stati spesi 48.802 euro. Per le elezioni amministrative 2008 (Roma), sono stati spesi 34.326 euro. La lista radicale (Lista Emma Bonino) non ha conseguito eletti, avendo raggiunto lo 0,67% al Comune e lo 0,82% alla Provincia. Sempre per quanto riguarda la Provincia di Roma, un altro compagno, Massimiliano Iervolino, è stato candidato nelle liste del PD, risultando primo dei non eletti e ricevendo dal nuovo Presidente, Nicola Zingaretti, la delega ai diritti umani;

    - le spese per campagne di informazione e autofinanziamento sono state di 29.270 euro. Poco meno della metà delle stesse (13.309 euro) sono relative ai gadget previsti per gli iscritti 2008 (il libro Abolire la miseria di Ernesto Rossi e la pen-drive);

    - quanto alle spese deliberate dai nuovi organi, a partire dal 1 luglio 2008, vanno segnalate oltre alle collaborazioni, di cui si è detto sopra, quelle (piccole, ma per una grande iniziativa politica) relative alla Anagrafe pubblica degli eletti (3.421 euro per la produzione dei volantini e l’invio per fax della presentazione della campagna e dello schema di delibera a tutti gli enti locali). Abbiamo inoltre effettuato due invii postali: uno a chi era già iscritto, per chiedergli un aiuto, attraverso l’aumento quota, per svolgere il mandato straordinario assegnato ai nuovi organi; uno a tutti coloro che dal 2001 sono stati iscritti almeno una volta a Radicali italiani, con l’obiettivo ulteriore di riaprire un dialogo con tutti coloro che negli anni abbiamo perso per strada.

    Per quanto riguarda lo stato patrimoniale, viene qui in evidenza la struttura del debito di Radicali italiani, che ammonta complessivamente a 1.999.278 euro. Il debito del Movimento verso soggetti non radicali (debito esterno) ammonta a 188.758 euro. Le voci più significative riguardano la Team Service (servizio di centralino, ora interrotto, 39.120 euro), Edipro Comunicazioni (allestimento e stampa materiale, 23.172 euro), Hotel Ergife (54.024 euro, v. sub diversi). Il debito verso soggetti radicali (debito interno) ammonta a 1.778.716 euro, di cui 365.284 euro verso Lista Pannella, 1.335.625 verso Partito Radicale e 46.800 verso la Torre Argentina Società di Servizi. Radicali italiani in questi anni non è riuscito ad autofinanziarsi, ed ha potuto continuare a lavorare solo grazie al Partito Radicale ed alla Lista Marco Pannella. E qui va ricordato il lavoro straordinario e duro – “salti mortali”, letteralmente – che sul fronte economico-finanziario sta conducendo in questi anni Maurizio Turco.

    Per il VII Congresso di Radicali italiani possiamo prevedere ad oggi una spesa di circa 30.000 euro (va qui segnalato che l’iniziativa “Radicali storici” – ospitalità per i congressisti e mostra – da una parte si traduce in una previsione di spese aggiuntive rispetto ai precedenti congressi; dall’altra, però, conosciamo la forza e la generosità di questi compagni, che in gran parte stanno provvedendo da sé, come hanno sempre fatto, alle spese di viaggio e soggiorno).


    · Proposte e criteri di indirizzo per Radicali italiani 2009

    Nella prima parte di questa relazione ho esposto diverse ragioni che stanno a mio avviso alla base della situazione nella quale ci troviamo. Se prescindiamo da quelle, non facciamo molta strada. Ma dobbiamo essere consapevoli anche di alcuni passaggi che hanno segnato profondamente la storia del movimento radicale degli ultimi anni.

    Per molto tempo, il fulcro dell’autofinanziamento radicale è stato il call center. Quel sistema ha rappresentato, specie agli inizi, una novità felice e produttiva. Il primo embrione lo avemmo nel 1993, con la campagna dei trentamila iscritti al Partito radicale transnazionale[5]. Quindi venne “istituzionalizzato”. Ma poi sono successe due cose: da una parte, la novità non è stata alimentata come si doveva (con il coinvolgimento pieno dei ragazzi, bravissimi, che ci lavoravano, e di cui sarebbe stato necessario e doveroso coltivare la crescita anche politica; con la ricerca di nuovi indirizzari; con un utilizzo responsabile dei contatti a disposizione, evitando di “bruciarli”); dall’altra, si è determinata una grave soluzione di continuità nella tradizione radicale per cui ogni iscritto viveva come propria la priorità di fare altri iscritti, di raccogliere denaro per il partito, ossia per l’iniziativa politica, perché sapeva che l’autofinanziamento era vitale e dipendeva anche da lui. Da una parte si diceva “lascia stare, ci pensa il call-center”, dall’altra si sedimentava il riflesso “tanto c’è il call-center”, e guai a chi si avvicinava. L’erosione è stata progressiva, fino a divenire consunzione. Gli indirizzari sono stati distrutti, la gran parte dei finanziatori più importanti di un tempo oggi non è più contattabile. Richiamare i maggiori finanziatori di un tempo? E quali? Anche qui, bisogna ricominciare da capo.

    Nel 1999 c’è stata un’altra grande intuizione di Marco: la vendita del patrimonio, l’unico modo per bypassare il muro della disinformazione. Ha funzionato nel modo formidabile che tutti conosciamo: l’8.5% della Lista Bonino alle europee di quell’anno. Subito dopo, abbiamo condotto un’altra grande campagna, quella per i 20 referendum (poi falciati dalla Corte costituzionale, che è davvero la “suprema cupola della mafiosità partitocratica”), ma non dobbiamo dimenticare che la fase degli interinali innescò a sua volta dinamiche non felici, lasciando il segno sui militanti antichi e nuovi. Abbiamo provato, rischiato, giocato di nuovo il possibile contro il probabile.

    Nel 2001, all’indomani di un trittico devastante di sconfitte – Regionali 2000, Referendum 2000, Elezioni politiche 2001 – costituiamo Radicali italiani, e nel 2002 partiamo con le Associazioni: associazioni nate su iniziativa di Radicali italiani, statutariamente collegate a Radicali italiani, ma che hanno operato da subito come associazioni di area, come contributo del Movimento a tutta l’area radicale: le Associazioni hanno portato nelle piazze e nelle strade le iniziative del Partito radicale (la raccolta di firme su Irak Libero, ad esempio), quelle di Nessuno Tocchi Caino, quelle dell’Associazione Luca Coscioni. Tutti ricordiamo la felice campagna referendaria “fai da te” del 2004, le cui spese vennero coperte in gran parte dai militanti con l’autofinanziamento raccolto da loro e, quando l’autofinanziamento non bastava, mettendo mano al proprio denaro. Senza dimenticare che anche il tempo dei compagni è denaro. Nel gioco, tutto di “galassia”, di chi più prende e di chi più dà, sbaglierebbe chi pensasse di prescindere dalla valutazione – da ogni punto di vista – di questo dato.

    Nel riprendere, con le associazioni e i punti di riferimento radicali, le antiche abitudini, l’attenzione anche per il centesimo, dobbiamo tenere a mente questo percorso, la soluzione di continuità che si è determinata nella seconda metà degli anni Novanta e nei primi anni Duemila, un vero e proprio salto di generazione, che gli organi dirigenti di Radicali italiani avranno il compito di ricostruire, a cominciare dalla cura per la quota quotidiana, per quel caffé al giorno che ancora oggi viene ripreso spesso negli spot televisivi del tale o del tal altro prodotto, ma che – tranne Marco – nessuno di noi ricorda più.

    A proposito di autofinanziamento: modello Obama vs modello fondazioni.
    Il candidato democratico alla Presidenza degli Stati Uniti ha saputo interessare e coinvolgere nella sua campagna moltissime persone che non si erano mai occupate di politica o che se ne erano allontanate. Specie i più poveri. Ha raccolto miliardi di dollari di fondi – di autofinanziamento – in gran parte con piccoli versamenti, ma numerosi. Obama è riuscito a raccogliere – certo, in una situazione incommensurabilmente diversa dalla nostra (la democrazia americana, soprattutto all’indomani dell’11 settembre, è stata messa a dura prova, ma è ancora tale; l’Italia invece non è una democrazia) – tanto denaro attraverso piccoli versamenti di moltissime persone. Comunque vada a finire (e io mi auguro che finisca con la vittoria del candidato democratico, anche se può ancora perdere), ha condotto una campagna formidabile, dalla quale possiamo mutuare idee, sistema, organizzazione, ma anche trarre qualche motivo di orgoglio. Assieme a Giuseppe Micheletta, compagno del tempo dei Club Pannella, ho partecipato alla conference-call di Nancy Pelosi con gli Americans in Italy for Obama (c’era anche Radio radicale), e la cura per l’impegno quotidiano, per il porta a porta, la consapevolezza che anche uno solo può fare la differenza... sembrava una nostra riunione, un nostro appello, una nostra campagna. Loro sembravano noi nei nostri momenti migliori.

    Propongo di ripetere per Radicali italiani quanto facemmo alla nascita dei Club Pannella: ricordate quei tagliandini bianchi e verdi, con lo spazio per i dati personali, con i quali si diveniva “soci” del Movimento dei Club, senza poteri statutari, versando appena mille lire? In questo modo riuscimmo allora a costruire un nuovo indirizzario: esattamente quel che è indispensabile riuscire a fare oggi. Nuovi indirizzari. Per funzionare, questa novità deve poter essere portata su tanti tanti tavoli, ovunque, e avere il supporto di campagne politiche, perché noi, con le nostre mani nude, esistiamo solo attraverso le nostre campagne politiche, solo se c’è una idea che diviene obiettivo politico, e solo se questo obiettivo politico riesce a sua volta ad accendere la scintilla dell’entusiasmo in ciascuno di noi, perché siamo gente libera che deve essere convinta e non c’è spazio per gli ordini di servizio. Abbiamo bisogno di questo per essere speranza. L’Anagrafe è la prima e la più importante di queste iniziative. A mio avviso non deve essere l’unica. Dobbiamo definire ulteriori proposte. Alcune, come l’iniziativa “i tuoi contributi sono tuoi e devono restare tuoi” le avevo preannunciate intervenendo al Congresso dello scorso anno, e in questo anno gli strumenti di base sono stati preparati, e abbiamo ora la proposta di legge, a prima firma Maurizio Turco, depositata alla Camera. È ora, credo, di partire.

    Dobbiamo poi mutuare la tecnica di Obama. Sono iscritto da diversi mesi alla sua mailing list, e a intervalli regolari ricevo e-mail del tipo “dobbiamo fare questa iniziativa, ho bisogno del tuo aiuto, versa almeno 5 $ entro la mezzanotte per rendere tutto questo possibile”. Ogni nostra comunicazione, entro un mese dalla fine del Congresso, deve essere accompagnata dalla richiesta del contributo libero sulla tale o tal altra campagna. Attenzione: l’iscritto è “sacro” e deve restare l’assoluta priorità, ma dobbiamo cercare di esplorare, di sperimentare anche strade nuove per fare arrivare persone nuove. Andiamo incontro ad una recessione economica che può rivelarsi lunga e drammatica, e dobbiamo farci trovare pronti: se la tendenza negativa del dato delle iscrizioni, come è probabile, proseguirà, noi dobbiamo metterci in grado di sopperire in un altro modo, dobbiamo dotarci di un “piano b”. Dobbiamo fare questo se non vogliamo anche noi essere ostaggio dei rimborsi elettorali, dei cinque per mille, delle ospitalità pelose, dei volontari pagati dallo Stato, se non vogliamo passare dallo “stato del partito” allo stato nel partito.

    Propongo inoltre il ripristino della Commissione permanente sullo Statuto, originariamente prevista dallo Statuto di Radicali italiani e poi abolita. È necessario sperimentare forme statutarie nuove, e considerare la possibilità di introdurre la distinzione tra iscritti e aderenti, dove aderisci ad esempio ad una campagna puntuale con una quota ad hoc ma non eserciti poteri congressuali (se non quelli di intervento e di presentazione di documenti), che restano riservati agli iscritti.

    Rilancio dell’on-line. Eravamo avanguardia, oggi siamo retroguardia. Abbiamo mollato su tutto il fronte (quanto pesa l’assenza di Rino Spampanato...), da molti anni, salvo il lavoro prezioso dei compagni di radioradicale.it. La Commissione permanente sullo Statuto dovrà servire anche a questo: non solo a ridare coerenza allo Statuto, ma a rilanciare il fronte telematico e ad attuare quella parte dello statuto che non è mai stata applicata, a cominciare dall’assegnazione a ciascun iscritto, nel momento in cui completa la quota, di uno username e di una password, perché possa partecipare alle scelte e contribuire a determinarle durante tutto l’anno, perché possa, da principio, essere almeno chiamato a esprimersi sulla politica del Movimento anche con referendum consultivi. E poi, ci pensate, compagni, se proprio nel momento in cui tutti i partiti (i proprietari dei partiti) vogliono i nominati, noi i nostri nominati li scegliessimo invece con delle primarie radicali on-line nelle quali votano gli iscritti? È chiaro che si tratta di aspetti molto delicati, di fronti da maneggiare con cura, perché scelte avventate, frettolose, non sedimentate, non adeguatamente preparate e valutate, possono risolversi in un danno, anche molto grave. Qui m’interressa l’impostazione, mi interessano le valutazioni alla base delle scelte da fare e il senso che le stesse devono avere.

    Infine: è oggi possibile produrre e inviare i gadget più disparati senza vincolare un solo euro del Movimento. Negli Stati Uniti è un sistema che si è affermato da tempo, da noi è invece è arrivato più tardi. Alcuni se ne sono accorti. Gadget attraverso i quali raccogliere contributi, autofinanziamento. Ci sono aziende che lavorano on-line, tu gli dai il file per la grafica, loro ti dicono quanto costa e quanto trattengono, e ti chiedono a quanto la vuoi vendere. Decidi tu, e trattieni la differenza. Queste ed altre cose dobbiamo tentare se non vogliamo che la nostra R/esistenza si risolva nella nostra fine per consunzione. Gli “storici” ci hanno portato fin qui, sono qui. Dobbiamo capire assieme come far continuare questa storia di oltre cinquant’anni. Gli “storici” sono anche memoria, quindi presente, quindi ponte verso il futuro. Dobbiamo pensare al futuro, trovare oggi quelli che tra trent’anni saranno “storici” anche loro. Io questa responsabilità la sento, ma è un peso che – se abbiamo entusiasmo, se abbiamo convinzione, se ci crediamo ancora – può divenire lieve.

    Criteri di indirizzo: non incrementare il debito interno; ridurre il debito esterno; autofinanziare le attività del Movimento. Su quanto tutto questo sia difficile, enormemente difficile, mi sono espresso. Dobbiamo però evitare, tutti assieme, che sia anche impossibile.

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    · Noi e loro: i bilanci dei partiti della partitocrazia (2006)
    II PARTE DELLA RELAZIONE DI MICHELE DE LUCIA, TESORIERE DEI RADICALI ITALIANI
    Nel passare all’ultima parte della mia relazione, devo dire un “grazie” enorme a due compagni di cui tutti avete imparato a conoscere la passione e le capacità: Daniele Bertolini e Alessandro Massari. Quindici giorni fa Marco mi ha regalato qualche spunto assai utile. Non potevo farcela da solo, non c’era tempo e oltretutto non ne avrei avuto tutte le competenze. Inoltre credo nel lavoro di gruppo. Le capacità degli altri devono farci felici, non essere vissute come un pericolo, perché la ricchezza dell’altro può essere ricchezza anche per te, se la sai accogliere. Questo partito ha dei tesori immensi di risorse, che troppo spesso restano nascosti. Su input di Marco, dicevo, ci siamo messi a spulciare i bilanci dei partiti (anno 2006), a ricostruire l’evoluzione del finanziamento pubblico, a ragionare sulle fondazioni. Ecco cosa è venuto fuori.


    Brevi note di commento in merito ai rendiconti dei partiti e movimenti politici per l’esercizio 2006[6]

    1) Obbligo legale di rendicontazione (ex l. 2 gennaio 1997, n.2), mancata definizione dei principi contabili.
    La legge, nel sancire a carico dei partiti e movimenti politici un obbligo di rendicontazione, non definisce i principi contabili di riferimento, ne fa riferimento a principi contabili utilizzabili per analogia.
    In assenza di un set di principi contabili di riferimento è molto difficile poter effettuare una analisi comparativa affidabile, poiché la diversità nelle poste di bilancio risente della diversità dei crtiteri di registrazione dei fatti contabilmente rilevanti.

    In particolare, è emerso che i partiti adottano criteri differenti nella definizione del concetto di competenza economica dei ricavi per contributi elettorali (il c.d. “finanziamento pubblico”).
    Ciò significa che all’erogazione del contributo da parte dello Stato non corrisponde il medesimo criterio di registrazione nel bilancio da parte dei diversi partiti nella definizione dell’esercizio di competenza (dell’esercizio cui imputare i ricavi).

    Ad es. AN, UDC, RIFONDAZ:, UDEUR, riconoscono il ricavo nell’esercizio di erogazione da parte dello Stato e nei 4 esercizi successivi(in parti uguali). Lo si desume dalla lettura dei risconti passivi. Il contributo viene “riscontato” su cinque esercizi di competenza.

    Gli altri partiti riconoscono il ricavo per intero nell’esercizio di erogazione da parte dello Stato (il ragionamento suona così: sostengo tutte le spese nell’esercizio i cui ricevo l’erogazione, dunque, imputo l’intera erogazione nello stesso anno).

    2) Diversità del momento di incasso
    Quanto sopra è indipendente dal profilo finanziario, relativo all’effettivo percepimento del contributo. Lo stesso, infatti, anche se già erogato (cioè, riconosciuto) dallo Stato può essere liquidato in un momento successivo e quindi essere rappresentato in bilancio “a credito”.
    In altre parole, la sfasatura tra”erogazione” e “liquidazione” ha un’impatto sul conto economico, agevolmente riconoscibile nella tabella allegata, da cui emerge una differenza fra i partiti relativamente all’incasso dei contributi dello Stato.
    Taluni partiti hanno un credito vs lo Stato (es. AN, FI), altri hanno già incassato il contributo.

    3) Situazione finanziaria
    Ci sono partiti con forte indebitamento bancario; anche se tale indebitamento si innesta su situazioni patrimoniale molto differenti.
    FORZA ITALIA: € 130mn di debito tutti 1) coperti dai crediti per contributi elettorali e 2) garantiti da fideiussioni rilasciate dall’On. Silvio Berlusconi. per € 175mn.
    DS: € 163mn cui si aggiungono fideiussoni passive emesse dai DS a favore delle controllate.

    In altre parole, sia FI che i DS sono fortemente indebitati. La differenza è che i debiti di FI sono coperti dai crediti per i rimborsi elettorali (dunque non ancora incassati, vedi punto 2) e sono coperti da garanzia personale per l’intero loro ammontare dall’on Silvio Berlusconi.
    I debiti dei DS non sono coperti, e addirittura ad essi si aggiungono delle fideiussioni rilasciate a favore delle proprie partecipate. Se fossero una società commerciale i DS sarebbero in via di fallimento.

    4) Situazione patrimoniale
    I Partiti con maggiore patrimonializzazione sono:
    AN (€ 25 mn)
    LEGA (€ 16 mn)
    UDC (€ 24 mn)
    MARGHERITA (€19mn)
    ITALIA VALORI (€16mn)
    ROFONDAZIONE COMUNISTA (€17mn)

    I patiti in disavanzo (cioè con patrimonio negativo) sono:
    DS (- € 163mn)
    -UDEUR (- € 2 mn)

    5) Fonti di finanziamento
    L’analisi delle fonti di finanziamento è inficiata dai diversi principi contabili adottati.
    Tuttavia con particolare riferimento al riconoscimento dei contributi elettorali, in via del tutto indicativa, si può rilevare un forte incidenza dei contributi elettorali sul conto economico dei partiti.
    – Aggregato Casa della Libertà: 85%
    - Aggregato Ulivo/Unione: 63%-70%
    - Aggregato La Rosa nel Pugno: 67%


    L’evoluzione del finanziamento pubblico ai partiti e dei rimborsi elettorali.

    Nella Costituzione repubblicana i partiti preferiscono restare associazioni private non riconosciute per sottrarsi ad ogni controllo, specie sui bilanci. A partire dal primo dopoguerra la Dc viene finanziata dalla Chiesa e dagli Stati Uniti; il Pci dall’Urss. È storia. Man mano che il sistema si assesta, entrano in scena le grandi imprese pubbliche, ed è quindi falso che non ci fosse un finanziamento pubblico, perchè Iri, Eni ed altri erano enti pubblici economici che finanziavano il sistema dei partiti. Negli anni Settanta ci sono i prodromi di una serie di scandali che esplodono poi negli anni successivi (Eni-Petromin, Lokeed, P2, Sindona, Calvi, Banco Ambrosiano, Ior-Marcinkus), fino all’emersione del sistema tangentistico-affaristico, di quella tangentopoli che riguarda tutti i partiti, tranne noi radicali. Nel 1974, quindi, a causa dell’emersione dei primi episodi di corruzione, comunisti e democristiani danno il via al sistema (esplicito) del finanziamento pubblico ai partiti, sempre a condizione che non si metta il naso nei loro bilanci. La verità, come è noto, è qualcosa che i partiti della partitocrazia non possono permettersi di tollerare. Come l’informazione.
    Nel ’74, con la legge sul finanziamento pubblico, viene introdotto anche il reato di finanziamento illecito ai partiti. Si può dire che tangentopoli e il collasso della cosiddetta Prima Repubblica (del primo tempo della Prima Repubblica) è stato anche figlio di quella scelta ipocrita. Noi lo comprendemmo subito, e già nel 1978 proponemmo il referendum per abolire la legge, perdendolo di poco. Di scandalo in scandalo, come ricordato sopra, si arriva al 1992, al mari-uolo Chiesa, e noi riproponiamo il referendum contro il finanziamento pubblico, questa volta stravincendolo. Ma la partitocrazia si riorganizza in un baleno: prima reintroducono il rimborso elettorale, che però, per quanto grande, negli anni in cui non ci sono elezioni li lascia ugualmente a secco; quindi provano a riproporre per sé un sistema sulla falsariga dell’otto per mille: l’idea “geniale” è che puoi decidere se dare i tuoi soldi allo Stato, oppure – qui sta il “bello” (per loro) – non ad uno o più partiti che scegli tu, ma a tutto il sistema dei partiti che poi si dividono la torta. Altro che libertà di associazione! O a nessuno o a tutti quindi (e siamo nel 1996), ma mai uno (con la scusa che altrimenti si attenterebbe alla segretezza del voto), mai libertà di sceglierne due o più. Altro che doppia tessera! Poi si sono inventati il contributo spalmato su cinque anni, che in poco tempo è aumentato di dieci volte. Nel 2002 sono passati al sistema di cinque tranches dal 20% l’una, con la condizione che ci sia un eletto e un numero minimo di voti. Sempre nel 2002 abbassano la soglia necessaria per avere i rimborsi. La legge elettorale prevede la soglia per ottenere eletti al 4%? Per i rimborsi basta l’1%, anche senza eletti in Parlamento. E forse questo è il motivo per cui lo Sdi, il più interessato ai rimborsi e alle amministrative, è andato da solo alle politiche del 2008. Oltretutto, dal 2006 si sono inventati un’altra cosa: il finanziamento si dà anche se le Camere sono sciolte. E infatti l’Udc (solo per fare un esempio) percepisce due rimborsi: uno per le elezioni 2006 e uno per le elezioni 2008.


    · Le fondazioni non sono partiti: sono partiti-ombra, laddove è rimasta solo l’ombra dei partiti

    È possibile fare diversi tipi di fondazioni. Ad oggi non abbiamo (ancora?) una fondazione radicale, ma vediamo tante fondazioni con tante facce ben note a tutti noi, sempre quelle poi, non è che ci sia questa grande fantasia... Sono fondazioni che di solito costituiscono lo schermo per ottenere un altro finanziamento pubblico, grazie all’opacità dei bilanci dei partiti ed alla intercambiabilità dei ruoli, perché un politico può essere sia un uomo di partito che un uomo di fondazione, e due uomini di uno stesso partito possono mettersi d’accordo e coordinarsi in modo tale che l’uno faccia la fondazione e l’altro il partito. Con l’escamotage della fondazione partitocratica tu puoi avere un partito che formalmente non percepisce finanziamento pubblico in quanto tale (per questo ci sono i “rimborsi elettorali”) e un finanziamento a una fondazione legata a un partito, nel senso che quel partito ne è il socio occulto. E nel sistema tutto italiota e tutto partitocratico, potresti avere tante fondazioni quante sono le correnti dei partiti, lo ha detto Marco, la tenia, il tumore, la metastasi. Nella rassegna stampa con cui ho aperto questa relazione, ho citato titoli che riguardavano le proposte di Sposetti. Spero che sia possibile fare un dibattito con Sposetti per capire meglio le ragioni, sicuramente alte e nobili, per cui il tesoriere del partito con il debito più grosso è quello che sponsorizza più di tutti la nascita delle fondazioni e perchè An, che ha invece un bilancio solido, con Alemanno poco tempo fa aveva proposto una authority per controllare l’afflusso del denaro pubblico verso i partiti. Sia i Ds che An hanno percepito denaro pubblico attraverso la legge sui rimborsi elettorali. Pare che i Ds li abbiano usati particolarmente male e An piuttosto bene tanto da permettersi il lusso di far finta di essere virtuosa. I Ds li hanno usati peggio e non potendo continuare all’infinito ad aumentare i rimborsi, che – come abbiamo visto – si sono decuplicati in pochi anni, devono trovare altri strumenti. Il sistema di questi partiti partitocratici deve trovare altri strumenti. Magari un altro soggetto giuridico che garantisca ossigeno, e teniamo a mente questo per il nostro presente e per il nostro futuro: le fondazioni, tutte, non sono partiti, ma molte fondazioni sono partiti ombra laddove è rimasta soltanto l’ombra dei partiti e credo che alla luce di questa considerazione possa essere compreso quel sistema dei baratti che regola tanta parte delle attività note e non delle varie sezioni della partitocrazia italiana. Grazie.


    [1] Il dato è confermato anche prendendo in esame il periodo dal 30 giugno al 27 ottobre 2008 rispetto allo stesso periodo del 2007: 69 iscrizioni in meno, 35 contributi in meno, 32 aumenti quota in più, per un autofinanziamento di 61.912,86 euro (+18,1% rispetto allo stesso periodo del 2007, quando erano stati raccolti 52.413,17 euro). Evaporazione o fiume carsico?

    [2] Il dato che segue, rapportato all’anno precedente e all’anno successivo, non sembra essere stato influenzato dalla concomitante campagna del Pr per i trentamila iscritti.

    [3] Il dato del 2007 rispetto a quello del 2006, di 20 iscritti in più (1.781 a 1.761), a nostro avviso non è quantitativamente significativo perché possa essere considerato una inversione di tendenza.

    [4] V. la Relazione di Tesoreria dello scorso anno.

    [5] Nel ricordare il salone del Partito, in quei giorni del 1993, c’è un volto che più di tutti mi rivedo davanti: quello di Andrea Tamburi, il compagno al quale devo l’essere qui, il compagno che in un sabato pomeriggio di novembre del 1989 venne ad aprirmi (si fa per dire, perché ancora ci entrava e ci passava di tutto) la porta della vecchia sede di via di Torre Argentina 18. E quante volte, dopo il suo assassinio vile e ancora impunito, ne ho sentito la mancanza, quante volte ho pensato “se ci fosse stato ancora Andrea questa cosa saremmo riusciti a farla”...

    [6] n.b.: il testo che segue fa riferimento alle Tabelle allegate a questa Relazione

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    PD, Pannella: non si illudano, non li molleremo mai...



    Chianciano Terme, 31 ottobre 2008
    • da una nota di agenzia letta a Radio Radicale

    [FONT='Verdana','sans-serif']“Noi staremo accanto, dentro di loro”. Pannella rilancia dal palco del Palacongressi di Chianciano, dove è in corso il VII congresso nazionale dei Radicali Italiani, l'avvertimento a quel Pd che “in campagna elettorale ha avuto una gestione non democratica, antidemocratica e dittatoriale, fatta da Veltroni e compagni nel tentativo, di fatto, di portare lo scalpo dei Radicali Oltretevere e al regime”. Marco Pannella ha poi aggiunto: "Non si illudano, non li molleremo mai perché è la storia, anche se sappiamo che loro cercano di esorcizzare la nostra presenza. E' - ha concluso - una cretineria politica, sono cretini".[/FONT]

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    VII Congresso di Radicali Italiani. Il saluto di Pietro Ichino



    Chianciano Terme, 30 ottobre 2008

    Cari amici e compagni di strada,
    In questo fine di settimana devo “mettermi in malattia”; e vi prego di credere: non è grave, ma non è neppure una malattia diplomatica. Così come vi prego di credere che non è un saluto rituale quello che vi invio, per il tramite della cara e bravissima Donatella.
    Non è un saluto rituale perché mi sento unito a voi da un tratto che accomuna il mio modo di vivere la politica al vostro. Cerco di spiegare che cosa intendo dire.
    In un sistema democratico, il buon politico deve saper raccogliere il consenso intorno alle proprie idee e progetti. Entro quanto tempo? Molti considerano che la sola buona politica sia quella che produce il consenso maggioritario subito, o almeno in tempi brevi. Invece è buona politica anche quella che guarda a orizzonti lontani, che dà il raccolto dopo anni, o persino dopo decenni dalla seminagione; quella che implica il saper accettare l’impopolarità; quella che, dunque, richiede un sovrano disinteresse per il potere e un grande amore per le proprie idee. Ecco, voi non avete mai avuto paura dei tempi lunghi o dell’essere minoranza. Voi avete sempre fatto politica solo per il fuoco che vi sentivate (e sentite) ardere dentro.
    Nessuno snobismo, beninteso, verso i politici del primo tipo: quelli che sanno fiutare il consenso e raccoglierlo subito in gran copia. Ma sono necessari pure – e assai più rari ‑ quelli del secondo tipo; e forse, sulla distanza, sono quelli più utili al loro Paese.
    Per quel che mi riguarda, non so se e quanto riuscirò a essere utile al mio Paese in Parlamento, neppure sulla lunga distanza. Ma una cosa è certa: ci sono venuto soltanto per le mie idee – buone o cattive che siano – e non per il potere. È certamente per questo che il numero delle legislature che mi vedono in Parlamento è sempre un multiplo di otto: la prima fu l’ottava, questa è la sedicesima, la prossima sarà probabilmente la ventiquattresima; e non me ne dolgo per nulla.
    Se la buona politica fosse soltanto quella del consenso immediato, la mia prima esperienza parlamentare, tra il 1979 e il 1983, non potrebbe che essere considerata disastrosa: non soltanto appartenevo a un partito di opposizione, ma ero eccentrico anche rispetto a quello, guardato un po’ come un marziano dal mio stesso gruppo (lo ero forse un po’ meno da quel gruppo di scalmanati accanto ai quali mi trovavo per caso ad avere il seggio, su in piccionaia: i Franco Roccella, le Adele Faccio, i Roberto Cicciomessere). Però allora forse non fu inutile parlare, come nel deserto, di necessità di riconoscimento e promozione del part-time, delle agenzie di lavoro temporaneo, o del superamento del monopolio statale dei servizi di collocamento; dell’assurdità di una Cassa integrazione erogata a vita; del danno prodotto dalla scala mobile ai salari reali; e di altre cose ancora che allora erano considerate eresie, a sinistra come a destra. Fatto sta che nel giro di quin­dici anni tutte quelle eresie sono diventate dottrina ortodossa; e probabilmente era neces­sario che qualcuno incominciasse a gettare il seme molto prima che maturasse il frutto.
    Oggi, comunque, non è come allora: il Partito Democratico ‑ alla cui fondazione ho dato e continuo a dare con convinzione il mio minuscolo contributo ‑ è nato proprio perché le idee buone non abbiano bisogno di quindici anni per maturare. Che poi, nel campo di mia competenza, io oggi porti idee buone è tutto da dimostrare. Una cosa però è certa: sono idee in larga parte comuni alle vostre. Per questo è una grande gioia per me lavorare gomito a gomito con voi in Parlamento e nel Paese.
    Vi auguro di tutto cuore buon lavoro!

 

 
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