Kinshasa, 31. La diplomazia internazionale cerca febbrilmente in queste ore di arginare la crisi nella regione orientale congolese del Nord Kivu che minaccia di incendiare nuovamente l'intera regione africana dei Grandi Laghi con conseguenze catastrofiche.

Le milizie ribelli del Congresso nazionale per la difesa del popolo (Cndp) guidate da Laurent Nkunda, sembrano ormai in grado di occupare Goma, il capoluogo del Nord Kivu, da cui si sono ritirate le forze governative. La Monuc, la missione dell'Onu in territorio congolese, sta cercando di far convergere su Goma quanti più possibile dei suoi 17.000 effettivi nello sforzo di difendere la popolazione civile e gli oltre sessantamila profughi giunti in città negli ultimi giorni.
La Monuc ha parlato questa mattina di una situazione per il momento stabile, dopo che ieri Nkunda aveva dichiarato che i caschi blu non sarebbero stati in grado di impedirgli di prendere la città, ma che per il Cndp Goma "non è un obiettivo strategico", altrimenti vi sarebbe già entrato. A Goma regna comunque una calma carica di tensione. Dopo i saccheggi e le violenze che nella notte tra mercoledì e giovedì hanno accompagnato il ritiro delle forze congolesi, i caschi blu pattugliano le strade, peraltro affollate solo dai profughi. Gli abitanti della città restano in casa e da ieri sono chiusi negozi, mercati e scuole.
L'esigenza di aprire corridoi umanitari viene sollecitata da più parti, ma per il momento la situazione sul campo non sembra permetterlo. Al contrario, quasi tutto il personale civile delle agenzie dell'Onu e delle organizzazioni non governative (ong) umanitarie è stato fatto sgomberare.
Oggi a Bruxelles si riunirà il Comitato politico e di sicurezza (Cops) dell'Unione europea per discutere le proposte della presidenza di turno francese. Il ministro degli Esteri francese Bernard Kouchner ha ripetuto più volte nelle ultime ore di essere favorevole all'invio di militari europei nell'area a sostegno della Monuc e a protezione degli indispensabili corridoi umanitari da aprire, un'ipotesi sostenuta anche dal suo omologo belga Karel de Gucht. Altri Paesi, a cominciare da Germania e Gran Bretagna, hanno però forti riserve in proposito.
Al tempo stesso, tanto la diplomazia europea quanto quella statunitense stanno trattando sia con il Governo congolese sia con quello rwandese, che a loro volta stanno confrontandosi bilateralmente, dopo gli scambi d'accuse vicendevoli degli ultimi giorni. Come noto, il Governo di Kinshasa accusa il Rwanda non solo di armare i ribelli di Nkunda, ma di sostenerli con proprie truppe. Il ministro degli Esteri rwandese Rosemary Museminali lo ha di nuovo smentito ieri, sostenendo che "è piuttosto l'esercito congolese ad aver sparato in territorio rwandese". Comunque, la stessa Museminali è andata ieri in missione a Kinshasa, dove ha consegnato al presidente congolese Joseph Kabila un messaggio del presidente rwandese Paul Kagame. Due giorni fa era stato il ministro degli esteri congolese Alexis Tambwe Muamba a recarsi a Kigali con un invito di Kabila a Kagame a organizzare un vertice.
Da ieri sono impegnati in spole diplomatiche tra Kinshasa e Kigali anche il commissario europeo per gli aiuti umanitari, il belga Louis Michel, e il vice segretario di Stato americano Jenday Frazer, accompagnato dal consigliere della Casa Bianca Robert Pittman.