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  1. #1
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    Predefinito ***MSPPC***sul genocidio congolese

    http://www.repubblica.it/2008/10/sez...ngente-ue.html

    ROMA - Nessun contingente di pace in Congo. L'Unione europea non si è presa la responsabilità di mandare un contingente di pace. Ha scelto di sostenere l'azione diplomatica ma non è tempo ancora per una missione militare. La proposta della Francia, sostenuta solo dal Belgio, è naufragata. Contro la catastrofe umanitaria, "la peggiore mai vista in Africa", la Ue userà solo l'arma diplomatica. Sono partiti per il Congo i due ministri degli esteri francese e inglese Bernard Kouchner e David Miliband rinviando a lunedì, alla riunione informale dei ministri degli esteri della Ue a Marsiglia, ulteriori decisioni.

    Il conflitto che insanguina il Congo è un tragico residuo dell'atroce genocidio di un milione di tutsi e hutu nel '94, in Ruanda. La guerra civile è fra i miliziani ribelli del Cndp, che affermano di agire per difendere la comunità tutsi, e le forze governative congolesi, accusate di collaborare coi miliziani hutu.

    Dopo settimane di violenti scontri, con colpi di artiglieria pesante e continue incursioni che mutano i fronti della guerra, i ribelli del generale congolese Laurent Nkunda, alla testa dei miliaziani tutsi, si sono attestati fuori dalla città di Goma, principale capoluogo nel nord Kivu, regione est del Congo.

    Il ministero degli Esetri francesi Kouchner, ha detto che il massacro in Congo "non c'è mai stato in tutta l'Africa. Ci sono più di un milione di rifugiati". Sono stati decretati due giorni di cessate il fuoco, ma la situazione in quella terra è drammatica. La gente vaga per le strade cercando un rifugio mentre i ribelli saccheggiano e incendiano i campi profughi. Colonne di sfollati fuggono verso il Ruanda e l'Uganda. "Hanno bisogno di tutto", dicono le organizzazioni non governative.

    Nella zona interessata dagli scontri, ci sono anche una trentina di italiani, ma al momento non ci sarebbero per loro "situazioni d'emergenza" secondo quanto fatto sapere dall'Unità di Crisi della Farnesina.


    __________________________________________________ _______________

    dietro questi conflitti in realtà ci sono le grandi multinazionali che armano chi l'una,chi l'altra fazione per accaparrarsi le enormi ricchezze del sottosuolo congolese.e i governi occidentali,che quelle multinazonali appoggiano,traggono giovamento dal genocidio in atto.

  2. #2
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    Una situazione umanitaria «disperata». Una città, Goma, sotto assedio. Migliaia di civili in fuga. Prezzi dei generi alimentari alle stelle, in un Paese dove il 70% della popolazione vive con meno di un dollaro al giorno. Niente acqua. Niente cibo. Condizioni igieniche «penose» e «lo spettro delle epidemie dietro l’angolo». Padre Giulio Albanese, missionario comboniano e giornalista con lunga esperienza in Africa, racconta in questi termini la situazione nel nord-est del Congo, dove si consuma quella che definisce «una guerra paravento». Albanese è in contatto costante con i vescovi congolesi. Le notizie che arrivano sono «sconcertanti». Il più numeroso contingente di peacekeeping Onu al mondo – i 16mila uomini della missione Monuc – fatica a gestire la crisi. E dalle Nazioni Unite quello che si continua a sentire sono solo dichiarazioni di «preoccupazione» e «denuncia».
    Laurent Nkunda, comandante dei ribelli - per lo più di etnia tutsi - ha bloccato l'avanzata delle sue milizie a 15 chilometri da Goma, capoluogo del nord Kivu, minacciando l’occupazione della città se le forze Onu non fermano subito gli attacchi dei militari governativi, di etnia hutu, contro la popolazione civile. Nonostante il cessate il fuoco in vigore da mercoledì, le truppe congolesi hanno compiuto saccheggi, stupri e omicidi contro gli abitanti tutsi. A difendere la città dai ribelli del Congresso nazionale per la difesa del popolo - ma non dai soldati lealisti - ci sono solo 800 caschi blu. La gente fugge verso il villaggio di Kibati, poco più a nord, in cerca di cibo e acqua. La strada che esce dalla città è un fiume di gente disperata che porta sulle spalle bambini, sacchi di vestiti e stoviglie, al guinzaglio capre e piccoli animali da allevamento.
    «Questo - sottolinea al Giornale padre Albanese - avviene dopo le elezioni democratiche del 2006, dopo gli accordi firmati a gennaio tra i gruppi armati, alla presenza dei caschi blu, dei facilitatori europei e statunitensi». La diplomazia sembra impotente: di fatto il 90% delle esportazioni minerarie avviene nell’illegalità; continua l’arrivo di armi; è documentata la presenza di truppe ruandesi nella regione in appoggio a Nkunda.
    Il generale dissidente chiede l'apertura di un dialogo con il governo di Kinshasa, a due condizioni: disarmo dei ribelli hutu delle Forces Democratiques de Liberation du Rwanda (rifugiatesi in Congo al termine del genocidio ruandese del 1994) e l’annullamento degli accordi commerciali con la Cina, che avrebbero svenduto le risorse naturali del Paese. È qui, secondo Albanese, il nucleo della questione: «La guerra in corso non è etnica, in ballo ci sono le miniere». Il Kivu, ad esempio, è ricchissimo di rutilio, lega naturale composta da niobio e tantalio: il primo usato per produrre materiali superconduttori, il secondo per tutte le componenti elettroniche. Oltre il Kivu, ancora in territorio congolese, vi sono i giacimenti di petrolio. Il confinante Rwanda, piccolo, privo di materie prime e densamente popolato, da tempo brama il controllo della zona, appoggiando i ribelli.
    La diplomazia internazionale cerca di avviare un negoziato tra il presidente ruandese Kagame e Kabila. Verso il Congo partiranno a breve i ministri degli Esteri di Francia e Gran Bretagna, per studiare l'invio di aiuti umanitari. «Ora – denuncia padre Albanese - la comunità internazionale non può continuare a guardare. Il Monuc si è rivelato un vero fallimento e l’unica soluzione è l’intervento di una forza di interposizione Ue per evitare il procrastinarsi


    http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=302774

  3. #3
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    http://www.voceditalia.it/articolo.asp?id=21323


    Le notizie che arrivano dal continente nero sono sempre piu' drammatiche. Sconcertante silenzio da parte dei mass media Appello per il Congo

    Il deputato democratico di origine africana Jean Leonard Tuadi' ha lanciato un invito alla mobilitazione

    Roma - La ripresa della guerra civile nel Congo sta avvenendo in un vergognoso silenzioso da parte dei grandi mezzi di comunicazione di massa, le principali pubblicazioni cartacee e, specialmente, la televisione.

    E’ per questo che il nostro giornale ha cercato di attirare l’attenzione pubblicando settimana scorsa un lungo articolo sul Congo, sulla sua drammatica storia e sulla situazione attuale, che rischia di generare una volta ancora in un bagno di sangue, le cui prime vittime saranno, come sempre, civili inermi e innocenti su cui i combattenti, tanto vigliacchi quanto feroci, sfogheranno i loro istinti di morte.

    Recentemente, l’unico deputato italiano originario dell’Africa subsahariana, Jean Leonard Tuadi, ha lanciato un accorato appello affinché finalmente i mass media parlino della recrudescenza dei massacri nella parte orientale del Congo dove, “nonostante gli accordi di pace, nonostante le elezioni, in Congo si spara e si muore ancora. Migliaia di sfollati percorrono la regione”, ha dichiarato il deputato democratico, “ ma la situazione più grave è quella dei bambini”, ha aggiunto Tuadì, “bambini che non vanno a scuola, che non hanno di che sfamarsi, né sanno dove dormire, che sono preda delle violenze degli adulti, i quali li costringono a combattere, insegnando loro ad odiare e ad uccidere.”

    L’onorevole del Partito democratico ha concluso il suo appello, auspicando che si torni a parlare del Congo e della sua tragedia e chiedendo che le autorità italiane ed europee si mobilitino per non lasciare i congolesi soli con la loro tragedia. “Aiutiamo il Congo”, ha detto Tuadì, “ma soprattutto aiutiamo i suoi bambini, che ne rappresentano il futuro.”

    M.A

    17/10/2008

  4. #4
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    Purtroppo al tiggì si parla solo dei piloti Alitalia che guadagnano 10.000 euro al mese e nemmeno gli sta bene e del "grande fratello".

    Che pena....


  5. #5
    שמע ישראל
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    L'Ue potrebbe inviare truppe per aprire corridoi umanitari
    Sforzi diplomatici
    per fermare
    il conflitto nel Nord Kivu




    Kinshasa, 31. La diplomazia internazionale cerca febbrilmente in queste ore di arginare la crisi nella regione orientale congolese del Nord Kivu che minaccia di incendiare nuovamente l'intera regione africana dei Grandi Laghi con conseguenze catastrofiche.
    Le milizie ribelli del Congresso nazionale per la difesa del popolo (Cndp) guidate da Laurent Nkunda, sembrano ormai in grado di occupare Goma, il capoluogo del Nord Kivu, da cui si sono ritirate le forze governative. La Monuc, la missione dell'Onu in territorio congolese, sta cercando di far convergere su Goma quanti più possibile dei suoi 17.000 effettivi nello sforzo di difendere la popolazione civile e gli oltre sessantamila profughi giunti in città negli ultimi giorni.
    La Monuc ha parlato questa mattina di una situazione per il momento stabile, dopo che ieri Nkunda aveva dichiarato che i caschi blu non sarebbero stati in grado di impedirgli di prendere la città, ma che per il Cndp Goma "non è un obiettivo strategico", altrimenti vi sarebbe già entrato. A Goma regna comunque una calma carica di tensione. Dopo i saccheggi e le violenze che nella notte tra mercoledì e giovedì hanno accompagnato il ritiro delle forze congolesi, i caschi blu pattugliano le strade, peraltro affollate solo dai profughi. Gli abitanti della città restano in casa e da ieri sono chiusi negozi, mercati e scuole.
    L'esigenza di aprire corridoi umanitari viene sollecitata da più parti, ma per il momento la situazione sul campo non sembra permetterlo. Al contrario, quasi tutto il personale civile delle agenzie dell'Onu e delle organizzazioni non governative (ong) umanitarie è stato fatto sgomberare.
    Oggi a Bruxelles si riunirà il Comitato politico e di sicurezza (Cops) dell'Unione europea per discutere le proposte della presidenza di turno francese. Il ministro degli Esteri francese Bernard Kouchner ha ripetuto più volte nelle ultime ore di essere favorevole all'invio di militari europei nell'area a sostegno della Monuc e a protezione degli indispensabili corridoi umanitari da aprire, un'ipotesi sostenuta anche dal suo omologo belga Karel de Gucht. Altri Paesi, a cominciare da Germania e Gran Bretagna, hanno però forti riserve in proposito.
    Al tempo stesso, tanto la diplomazia europea quanto quella statunitense stanno trattando sia con il Governo congolese sia con quello rwandese, che a loro volta stanno confrontandosi bilateralmente, dopo gli scambi d'accuse vicendevoli degli ultimi giorni. Come noto, il Governo di Kinshasa accusa il Rwanda non solo di armare i ribelli di Nkunda, ma di sostenerli con proprie truppe. Il ministro degli Esteri rwandese Rosemary Museminali lo ha di nuovo smentito ieri, sostenendo che "è piuttosto l'esercito congolese ad aver sparato in territorio rwandese". Comunque, la stessa Museminali è andata ieri in missione a Kinshasa, dove ha consegnato al presidente congolese Joseph Kabila un messaggio del presidente rwandese Paul Kagame. Due giorni fa era stato il ministro degli esteri congolese Alexis Tambwe Muamba a recarsi a Kigali con un invito di Kabila a Kagame a organizzare un vertice.
    Da ieri sono impegnati in spole diplomatiche tra Kinshasa e Kigali anche il commissario europeo per gli aiuti umanitari, il belga Louis Michel, e il vice segretario di Stato americano Jenday Frazer, accompagnato dal consigliere della Casa Bianca Robert Pittman.

    (©L'Osservatore Romano - 1 novembre 2008)

  6. #6
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    Viva il colonialismo e abbasso la decolonizzazione (= fottersene degli africani) !
    NOI SIAMO LA VERA ITALIA !
    RICOSTRUIAMO LA NOSTRA PATRIA !

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Soldato del Re Visualizza Messaggio
    Viva il colonialismo e abbasso la decolonizzazione (= fottersene degli africani) !
    allora non vi lamentate dei milioni di potenziali profughi che daranno l'assalto alle frontiere europee in cerca dui cibo,assistenza,sicurezza per la vita

  8. #8
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    Che non ci siano forze di pace internazionali è veramente una vergogna. Straquoto Rollingstone.

  9. #9
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    L'unica soluzione è ricolonizzarli, imporre l'apartheid e dare ad una classe dirigente bianca il compito di garantire l'ordine.
    Diversamente questi trogloditi continueranno a scannarsi per l'eternità, senza concludere una fava.
    La nostra proposta è, dunque, volta a fare il loro bene.

    Segreteria BNI - Ufficio Affari Esteri

    On. dasein

  10. #10
    avanti fidel
    Ospite

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    Citazione Originariamente Scritto da dasein Visualizza Messaggio
    L'unica soluzione è ricolonizzarli, imporre l'apartheid e dare ad una classe dirigente bianca il compito di garantire l'ordine.
    Diversamente questi trogloditi continueranno a scannarsi per l'eternità, senza concludere una fava.
    La nostra proposta è, dunque, volta a fare il loro bene.

    Segreteria BNI - Ufficio Affari Esteri

    On. dasein
    vedi io farei una legge per vietare il diritto di opinione alle persone come te cioe' a gente che fomenta l' odio razziale e le cui idee possono portare solo male.

 

 
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