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    Predefinito Vietato il 4 Novembre: "Umilia le minoranze"

    Vietato il 4 Novembre: "Umilia le minoranze"
    di Paolo Beltramin

    Le maestre di una scuola padovana: "Non portiamo i bambini alla cerimonia in piazza". Il motivo? L’alzabandiera può urtare la sensibilità degli immigrati. Il dirigente provinciale: "Decisione assurda, ma non posso farci nulla"

    Cari maestri, non raccontate ai bambini cosa fu la Prima guerra mondiale: le minoranze potrebbero sentirsi discriminate. L’ultimo reduce della Grande guerra, Delfino Borroni, se ne è andato la scorsa domenica a 110 anni, dopo una vita passata ad aggiustare biciclette. Adesso non è rimasto più nessuno, di quei tre milioni e 760mila soldati in trincea. Per ottenere un’onorificenza i superstiti dovettero attendere il 1968, esattamente 50 anni dopo l’armistizio firmato a Villa Giusti. Otto chilometri più a est, a Villafranca Padovana, gli insegnanti adesso hanno deciso di non mandare gli alunni alla commemorazione del 4 novembre, festa della vittoria e soprattutto ricordo delle vittime. Il motivo? «La scuola deve tutelare le minoranze».

    L’istituto comprensivo di Villafranca Padovana, 800 studenti tra elementari e medie, non ha spiegato al Comune quali sono le minoranze che si sentirebbero offese, di fronte al rito civile dell’alzabandiera e alla deposizione di una corona di fiori davanti al monumento ai caduti. Forse i bimbi con le lentiggini? Forse i più grassottelli, o i più magri? Oppure, visto che va tanto di moda, gli immigrati? «L’ultima ipotesi è la più assurda di tutte – spiega il sindaco, Beatrice Piovan –. Qui a Villafranca, diecimila abitanti, gli extracomunitari sono meno del 4 per cento, e sono perfettamente integrati. Molti di loro il giorno della cerimonia saranno in piazza, come ogni anno». Ma la ragione più profonda è un’altra, banale, verrebbe da dire «scontata». Però scontata, evidentemente, oggi non lo è più. «La memoria collettiva è il fondamento di ogni Paese – continua il sindaco –. Chi vive nel nostro territorio, per un anno o per tutta la vita, bianco o nero, ateo cristiano o musulmano, deve conoscere la nostra storia, anche tragica, e rispettarla».
    La direttrice, Maria Grazia Bollettin, non parla coi giornalisti. Peccato, sarebbe interessante chiederle cosa c’è di razzista nell’inchinarsi alla memoria delle migliaia di morti senza nome seppelliti nel fango sull’altopiano di Asiago, o dei più fortunati arrivati fino al sacrario di Redipuglia. Oppure sapere chi offenderà, il 4 novembre, il capo dello Stato, quando visiterà Vittorio Veneto, il paese dove è terminata la carneficina. Il dirigente scolastico provinciale, cioè il responsabile amministrativo di tutte le scuole pubbliche della Provincia di Padova, intervistato dal Gazzettino se l’è cavata così: «Questa decisione è profondamente sbagliata, ma noi non possiamo far nulla. Ogni scuola ha il potere di decidere a quali cerimonie partecipare e a quali no».

    Lo scorso 9 maggio 25 chilometri a sud, nel piccolo comune di Teolo, alla tradizionale «festa dello sport» la preside aveva portato via dalla piazza tutti i bambini perché il parroco aveva iniziato a recitare il Padre Nostro. «Se volete fatelo voi, ma non mettetemi in difficoltà», aveva urlato al sindaco prima di andarsene, davanti a tutti i bimbi in fila. Nel Veneto bianco, arcaico e conservatore, è arrivata una strana versione di multiculturalismo. Vietato pregare, vietato guardare i soldati che alzano la bandiera tricolore: i bambini potrebbero restare traumatizzati.

    Non tutti a Villafranca Padovana la pensano così. Una minoranza di insegnanti ha deciso di portare comunque i bimbi in piazza. Un centinaio, su ottocento. «Io spero che tanti genitori decideranno di portare i figli alla cerimonia, invece che in classe – conclude il sindaco –. Sarebbe una lezione importante. A scuola evidentemente certe cose non si insegnano più, ma l’Italia non è solo la squadra di calcio che ha vinto i Mondiali».

    http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=301923

  2. #2
    CATANIA 2-0 PALERMO - HAHAHAHA
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    Citazione Originariamente Scritto da Dottor Zoidberg Visualizza Messaggio
    Vietato il 4 Novembre: "Umilia le minoranze"
    di Paolo Beltramin

    Le maestre di una scuola padovana: "Non portiamo i bambini alla cerimonia in piazza". Il motivo? L’alzabandiera può urtare la sensibilità degli immigrati. Il dirigente provinciale: "Decisione assurda, ma non posso farci nulla"

    Cari maestri, non raccontate ai bambini cosa fu la Prima guerra mondiale: le minoranze potrebbero sentirsi discriminate. L’ultimo reduce della Grande guerra, Delfino Borroni, se ne è andato la scorsa domenica a 110 anni, dopo una vita passata ad aggiustare biciclette. Adesso non è rimasto più nessuno, di quei tre milioni e 760mila soldati in trincea. Per ottenere un’onorificenza i superstiti dovettero attendere il 1968, esattamente 50 anni dopo l’armistizio firmato a Villa Giusti. Otto chilometri più a est, a Villafranca Padovana, gli insegnanti adesso hanno deciso di non mandare gli alunni alla commemorazione del 4 novembre, festa della vittoria e soprattutto ricordo delle vittime. Il motivo? «La scuola deve tutelare le minoranze».

    L’istituto comprensivo di Villafranca Padovana, 800 studenti tra elementari e medie, non ha spiegato al Comune quali sono le minoranze che si sentirebbero offese, di fronte al rito civile dell’alzabandiera e alla deposizione di una corona di fiori davanti al monumento ai caduti. Forse i bimbi con le lentiggini? Forse i più grassottelli, o i più magri? Oppure, visto che va tanto di moda, gli immigrati? «L’ultima ipotesi è la più assurda di tutte – spiega il sindaco, Beatrice Piovan –. Qui a Villafranca, diecimila abitanti, gli extracomunitari sono meno del 4 per cento, e sono perfettamente integrati. Molti di loro il giorno della cerimonia saranno in piazza, come ogni anno». Ma la ragione più profonda è un’altra, banale, verrebbe da dire «scontata». Però scontata, evidentemente, oggi non lo è più. «La memoria collettiva è il fondamento di ogni Paese – continua il sindaco –. Chi vive nel nostro territorio, per un anno o per tutta la vita, bianco o nero, ateo cristiano o musulmano, deve conoscere la nostra storia, anche tragica, e rispettarla».
    La direttrice, Maria Grazia Bollettin, non parla coi giornalisti. Peccato, sarebbe interessante chiederle cosa c’è di razzista nell’inchinarsi alla memoria delle migliaia di morti senza nome seppelliti nel fango sull’altopiano di Asiago, o dei più fortunati arrivati fino al sacrario di Redipuglia. Oppure sapere chi offenderà, il 4 novembre, il capo dello Stato, quando visiterà Vittorio Veneto, il paese dove è terminata la carneficina. Il dirigente scolastico provinciale, cioè il responsabile amministrativo di tutte le scuole pubbliche della Provincia di Padova, intervistato dal Gazzettino se l’è cavata così: «Questa decisione è profondamente sbagliata, ma noi non possiamo far nulla. Ogni scuola ha il potere di decidere a quali cerimonie partecipare e a quali no».

    Lo scorso 9 maggio 25 chilometri a sud, nel piccolo comune di Teolo, alla tradizionale «festa dello sport» la preside aveva portato via dalla piazza tutti i bambini perché il parroco aveva iniziato a recitare il Padre Nostro. «Se volete fatelo voi, ma non mettetemi in difficoltà», aveva urlato al sindaco prima di andarsene, davanti a tutti i bimbi in fila. Nel Veneto bianco, arcaico e conservatore, è arrivata una strana versione di multiculturalismo. Vietato pregare, vietato guardare i soldati che alzano la bandiera tricolore: i bambini potrebbero restare traumatizzati.

    Non tutti a Villafranca Padovana la pensano così. Una minoranza di insegnanti ha deciso di portare comunque i bimbi in piazza. Un centinaio, su ottocento. «Io spero che tanti genitori decideranno di portare i figli alla cerimonia, invece che in classe – conclude il sindaco –. Sarebbe una lezione importante. A scuola evidentemente certe cose non si insegnano più, ma l’Italia non è solo la squadra di calcio che ha vinto i Mondiali».

    http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=301923
    Tra poco saremmo come l'Inghilterra, non si può nemmeno alzare la bandiera inglese per non "offendere" i sentimenti degli immigrati.

    Ma invece i maestri non dovrebbero incoraggiare gli studenti a identificarsi con l'Italia?

  3. #3
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    Il sito dell'Esercito pubblica questa bella definizione del 4 novembre:



    Il 4 Novembre, una data storica per l'Italia. Ottantotto anni orsono, si completava con la fine della Prima Guerra Mondiale, il ciclo delle campagne nazionali per l'Unità d'Italia. Un cammino lungo, durato settant'anni, dalla Prima Guerra d'Indipendenza in avanti.
    Un percorso difficile, intrapreso da uno dei Regni preunitari e portato a termine con il concorso convinto della popolazione di tutte le regioni d'Italia, mosse dal desiderio di mettere sotto un'unica Bandiera le sorti della penisola.
    Come vedete non parla di vittoria, che in un Europa Unita sarebbe sicuramente antipatico rievocare.

    Perchè in quella data non si fa una rievocazione di tutti i caduti per l'Unità d'Italia?

  4. #4
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    Decisione più che assurda, siamo all'opposto dell'integrazione (spero comunque sia solo un caso isolato). Licenziare quest'insegnanti per manifesta inadeguatezza no?

  5. #5
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    da quel che han detto al TG5,ora quegli insegnanti han cercato di salvarsi in angolo buttandola sulla laicità,dicendo che in realtà non era per la bandiera e la vittoria,ma perché si sarebbero dovuti sorbire una messa.....

  6. #6
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    Incredibile...sono senza parole...

  7. #7
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    E poi si dice che gli Italiani sono razzisti,avanti di questo passo sara' doveroso diventarlo.

  8. #8
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    mamma mia che tristezza! pensare che in Francia l'11 novembre è festivo e nessuno si sognerebbe di metterlo in discussione anche se ormai non ci sono più veterani in vita

  9. #9
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    Ributtante, semplicemente ributtante.
    «Non ti fidar di me se il cuor ti manca».

    Identità; Comunità; Partecipazione.

  10. #10
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    [QUOTE=Dottor Zoidberg;8845444]Vietato il 4 Novembre: "Umilia le minoranze"
    di Paolo Beltramin

    Le maestre di una scuola padovana: "Non portiamo i bambini alla cerimonia in piazza". Il motivo? L’alzabandiera può urtare la sensibilità degli immigrati. Il dirigente provinciale: "Decisione assurda, ma non posso farci nulla"

    Cari maestri, non raccontate ai bambini cosa fu la Prima guerra mondiale: le minoranze potrebbero sentirsi discriminate. etc--


    Se c'è un motivo per reintrodurre il maestro unico è proprio perchè si deve demolire l'egemonia nelle scuole del pensiero unico progressista che pretende di essere seguito e ottemperato(il verbo non è scelto a caso).
    I maestri delle elementari dovrebbero essere rigirati come un guantino riguardo alla appartenenza politica e questo significa che dovrebbero essere prima valutati per le loro capacità nelle scienze che devono insegnare poi nella umanità a cui intendono ispirarsi,poi dovrebbero essere scelti su una base dei loro curricula.

 

 
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