UN ALTRO PRIMATO SI AGGIUNGE A QUELLI GIA CONQUISTATI NEL REGNO DELLE DUE SICILIE

Dall’epoca greco romana sino alla fine del Rinascimento, gli uomini tentarono di rendere impermeabili dall’acqua i loro indumenti spalmandoli di varie sostanze quali oli vegetali, gelatine animali e cere; nel diciassettesimo secolo, in Lombardia, per ripararsi dalla pioggia e dalla spessa umidità delle nebbie era estremamente diffuso il “sanrocchino”, un mantello di tela cerata ispirato come forma a quello classico dell'iconografia di San Rocco


Ma fu solo nel XVIII secolo che, attraverso l’impiego di stoffe solitamente bollite o spruzzate con altri materiali quali caucciù, guttaperca, paraffina, polvere di sughero e persino vernici da barca, si tentò di inventare seriamente dei soprabiti che si potessero chiamare “impermeabili” (dal latino “in-permeabilis”, che non può essere attraversato) a tutti gli effetti.

Verso la metà del Settecento, il settimo principe di Sansevero, Raimondo di Sangro regalò al Re di Napoli Carlo di Borbone una mantella impermeabile di sua invenzione affinché potesse proteggersi dalla pioggia durante le battute di caccia; come avesse trattato la stoffa della mantella rimase però un segreto, anche se qualcuno sussurra che avesse preso ispirazione dalle rozze e pesantissime cappe di tela cerata usate dai pescatori dei mari del Nord.

fonte: http://comitatiduesicilie.org/index....=1055&Itemid=1