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    Predefinito Sulle nuove sante inquisizioni...

    Povera patria quella europea, che è costretta a soggiacere alla barbarie democratica dei tempi moderni travestita da civiltà: il reato d'opinione. Non è stato sufficiente privarla della propria autorità spirituale, delle diverse sovranità nazionali e del retaggio culturale; è stato perpetrato ai suoi danni di peggio e di più umiliante, vituperante e calunnioso. Le è stato proibito di poter pensare liberamente fatti, accadimenti che la hanno vista battersi nel secolo XX strenuamente per rivendicare il proprio diritto ad esistere in linea di identità con la sua storia più lucente, senza dipendere da istituzioni finanziare alcune che potessero costringerla a debito e ad usura. Abbondano i casi di persone recluse in un carcere o costrette a restrittive misure di arresti domiciliari per la sola colpa di non aver temuto la repressione vile che si abbatte ferocemente su chiunque osi mettere in dubbio le tesi storiche a cui fedelmente ci è imposto credere. La retorica figlia dei lumi della ragione ci racconta di un medioevo quale buia epoca in cui esisteva il fenomeno delle inquisizioni, istituzione ecclesiastica mirata a perseguire e punire gli eretici, coloro i quali sostenevano teorie contrarie all'ortodossia cattolica. Che abominio! Che vessazione lesiva verso gli inviolabili diritti dell'uomo! E' così che suole scandalizzarsi l'opinione pubblica che ad oggi si paventa riscattatasi dalle tenebre di periodi così foschi e liberticidi. Eppure non si può che rilevare l'ipocrisia di certe credenze, a sapere di casi giudiziari di tal guisa: accanimenti non verso efferati assassini di innocenti o cinici speculatori, bensì verso pensatori liberi dai dogmi acquisiti più per convenzione che per scelta meditata dalle masse. A ragione crediamo che l'autorità della fede cristiana, amalgama delle diversità tra i popoli europei, sia stata sostituita da un'altra fede che ad essa si oppone, sebbene laica. Un tempo si inquisiva per fanatismo religioso, oggi per fanatismo storico-politico, ma almeno un tempo non ci si nascondeva dietro a false tendenze libertarie come avviene invece oggi. Non siamo qui per analizzare fatti che appartengono al passato e sono dunque materia di attento studio da parte degli storici; non basterebbe certo uno striminzito articolo a poterli studiare con precisione argomentata. Ma non nascondiamo i nostri forti dubbi sull'autenticità della versione ufficiale della storia, dubbi che trovano manforte nella misura in cui non la critica ragionata bensì il severo ostracismo viene applicato verso i pensieri non allineati. Dove non arriva l'argomentazione arriva la repressione. Dicevamo, questa è un tipo di repressione politica; per dimostrarlo ci basti pensare che da italiani ci è concesso dubitare su eventi che hanno bagnato di lacrime e sangue il tricolore: esempio su tutti sono la tragedia delle foibe, la sofferenza degli esuli istriani e dalmati, i fascist’s criminal camps (nei quali dagli "alleati" non vennero reclusi soltanto i soldati italiani, ma anche quei nostri connazionali che vivevano in USA vagamente sospettati di essere legati al fascismo o di esserne soltanto simpatizzanti). Però non ci è assolutamente concesso dubitare sulle cifre e le modalità di morte dei campi di concentramento del Terzo Reich in furono deportati gli ebrei. Alcuni paesi europei pullulano di leggi che puniscono i divulgatori di teorie differenti da quelle che la storiografia ufficiale impone. La Germania, evidentemente ancora costretta a dover pagare un alto prezzo ai vincitori della Seconda Guerra Mondiale, è la nazione in cui la libertà di pensiero è maggiormente osteggiata dalle toghe, tanto da arrivare a far richiesta d’estradizione ad altri paesi laddove ritenga che un qualche uomo possa aver sviluppato una libertà di pensiero tale da ritenersi inaccettabile. Una vera e propria polizia del pensiero che con teutonico zelo non manca di scagliarsi con veemenza e puntualità non appena arrivi una denuncia da parte di associazioni partigiane persecutrici e stipendiate. Sono oramai diventati innumerevoli i casi di persone a cui sono state sottoposte le manette ai polsi poiché di pensiero non conforme, attentando così alla libertà d’espressione. Casi di uomini, eretici dei giorni nostri, che hanno saputo sfidare la legge pur di non tradire la propria coscienza critica, denunciando attraverso questo arbitrario atto di coraggio l’impostura di un sistema che vorrebbe paventarsi giusto. Ma di giustizia ve n’è soltanto la versione storpiata dal faziosismo laddove Ernst Zundel, pubblicista tedesco, viene estradato dal Canada e condannato a cinque anni di reclusione per reati d’opinione. Ancora più grottesco che il suo avvocato, Sylvia Stolz, venga anch’essa condannata al carcere per aver difeso il suo assistito con un tale trasporto da essere ritenuta altrettanto colpevole. Il poeta Gerd Honsik nel 1992 fugge dall’Austria alla Spagna poichè condannato nel suo paese a 12 mesi di reclusione per contestazione dell’Olocausto. Nel 2007, per via del mandato di cattura europeo, viene estradato dalla Spagna e condannato a 18 anni di carcere.
    Davvero una misura eccezionale; 18 anni di vita da scontare tra quattro gelide mura pur non avendo a carico alcun fatto di sangue. Recentemente sempre in Germania è stato arrestato un giovane reo d’aver divulgato dei CD che documentavano la versione del chimico Germar Rudolf secondo cui nei campi di concentramento tedeschi non è avvenuta alcuna gasazione di prigionieri. Kevin Kather, questo il suo nome, sta affrontando processi con fermezza e convinzione tali da mettere in seria difficoltà i giudici. Questi citati sono alcuni esempi (altri potrebbero essere estratti dalle cronache di Belgio, Olanda, Francia…) che dimostrano come ai patiboli medievali si sia semplicemente sostituita la cella di galera, ma il concetto di persecuzione rimane invariato. Il timore è che, in piena regola con i diktat di omogeneità tra le diverse legislazioni impartiti dalla Comunità Europea, questa infame caccia alle streghe possa estendersi a macchia d’olio in tutto il continente. Purtroppo alcuni episodi ci lasciano pensare che stia iniziando un processo atto a far sì che anche in Italia possano essere adottate misure simili, dunque ancora più liberticide della Legge Mancino. Emblematico il fatto che il mese scorso sia stata riservata grossissima risonanza a quanto avvenuto in una riunione tra professori al prestigioso Liceo artistico di Via Ripetta, a Roma. Un docente stava illustrando ai suoi colleghi l’esito del viaggio ad Auschwitz avvenuto la settimana precedente e le altre iniziative a tema “memoria storica”, quando improvvisamente uno di loro si è alzato e con tono veemente ha infranto il monologo mettendo in dubbio l’autenticità della versione ufficiale sull’Olocausto. Apriti cielo! Il professore è stato immediatamente scaraventato verso una gogna mediatica che sembrava non attendere altro che una vittima sacrificale. Gli atti del consiglio di classe sono stati consegnati in questura e probabilmente, su fortissima spinta della Comunità ebraica e del novello indignato sindaco di Roma Alemanno, si procederà per via legali. Ebbene si, anche in Italia verrà inaugurata presto questa pratica pericolosissima per la dignità umana. Pericolosissima perché minaccia la libertà d’espressione, oltretutto di un docente che dovrebbe esserne paladino, andando ad innescare meccanismi processuali aggrovigliati e terrorismo psicologico degno della Ceka. Non sappiamo ancora quali siano i capi d’imputazione, ma temiamo fortemente che la carriera del Professor Valvo sia ormai compromessa. Prima di sedere sul banco degli imputati in aula di tribunale, è già seduto su quello mediatico, laddove il giudice non indossa toghe ma kippah e ha già espresso la ferma volontà di “non far proseguire al professore la sua attività di educatore”. Detto fatto: Professore celermente sospeso. E’ davvero drammatico quanto si prospetta per il futuro delle nostre patrie europee, ormai scodinzolanti al guinzaglio dei padroni come esattamente rappresentato dai vari politici: sindaci, presidenti di camere, etc. E’ drammatico di come si taccia di fronte a tali angherie che insultano le nostre intelligenze; evidentemente la massa inebetita si
    accontenta non della libertà autentica, bensì dei suoi sporchi surrogati materiali che compra a rate nei centri commerciali. Ma vi è di più: un orribile sovvertimento dei valori morali come mai conosciuto di similare dalla storia, porta ad indicare come peggiore delle bombe sui civili l’idea autonoma. L’idea che forse le cifre ufficiali di Auschwitz possano non essere veritiere è peggiore delle atrocità che il popolo palestinese subisce quotidianamente sulla propria terra da oltre sessanta anni. Non possiamo sapere con certezza se disposizioni sulla scia di quelle già esistenti altrove in Europa verranno anche da noi applicate, ma possiamo constatare come il terreno sia fertile affinchè ciò avvenga; ignoranza, approssimazione e massificazione non sono altro che la panacea d’ogni imposizione. Mala tempora currunt. Ed è dunque bene non mostrare il fianco, non cedere a basse volgarità che non fanno che legittimare i carnefici, ma con stile e preparazione saper difendere sé stessi e le proprie idee. Ne vale della salvezza della dignità nostra e dell’identità europea.

    Una notizia uscita a circa una settimana di distanza dalla stesura di questo articolo sembrerebbe avvalorare quanto amaramente profetizzato in merito ai rischi che la vicenda del Liceo Ripetta possa essere strumentalizzata al fine di spianare la strada alla nascita di leggi che penalizzino ancor più severamente la libertà d'espressione anche in Italia:
    BRUXELLES - I ministri della Giustizia dell'Ue hanno dato oggi il via libera finale alla decisione quadro sul razzismo e la xenofobia, con la quale si introducono sanzioni fino a tre anni di carcere per chi incita pubblicamente alla violenza o all'odio.
    "Il razzismo e la xenofobia non hanno posto in Europa", ha commentato il commissario Ue alla giustizia, sicurezza e libertà Jacques Barrot, che ha accolto molto positivamente l'introduzione di "sanzioni severe ed efficaci contro il razzismo e la xenofobia, che sono una violazione diretta dei principi di libertà, democrazia e rispetto dei diritti umani e libertà fondamentali sui quali è fondata l'Ue".
    I ventisette avranno ora due anni di tempo per recepire nella loro legislazione questa norma europea che prevede, si legge in una nota della Commissione Ue, il carcere da uno a tre anni per chi incita pubblicamente all'odio razziale e alla xenofobia anche attraverso la diffusione di testi scritti, foto o altro materiale diretto contro un gruppo o una persona individuata per la sua razza, colore, religione, origine nazionale o etnica.
    Analoghe sanzioni saranno applicate a coloro che pubblicamente tollerano, negano e minimizzano in maniera grossolana crimini di genocidio, contro l'umanità e di guerra. Con la decisione di oggi si chiude un iter cominciato nel novembre 2001, quando la Commissione Ue presentò la sua proposta.
    http://www.ansa.it


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