Risultati da 1 a 10 di 10
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    Predefinito Chi è davvero d'accordo?

    Sono stati messi ai margini.
    Le cinque sigle sindacali autonome (per lo più piloti e assistenti di volo) che nelle ultime ore avevano cercato di ribaltare il tavolo sono state bloccate.
    I tre sindacati confederali e la Ugl hanno ieri firmato il nuovo contratto di lavoro di Cai, dando così la possibilità a Colaninno e soci di presentare un’offerta vincolante per acquistare pezzi della vecchia Alitalia.
    Oggi in mano alla gestione commissariale di Augusto Fantozzi.
    Chi non ci sta è fuori. Finalmente.
    I quattro sindacati hanno firmato inoltre il cosiddetto «lodo Letta» che rappresenta anche un modello di nuove relazioni industriali piuttosto avanzata.
    La trattativa Alitalia assume così un rilievo che va ben oltre alla stretta trattativa aziendale.
    I dipendenti Alitalia aderenti alle sigle autonome si trovano ora davanti ad un bivio: firmare individualmente il contratto, smentendo così i propri supposti rappresentanti, oppure autoescludersi dalla nuova azienda.

    Dopo il primo accordo di fine settembre, era ormai chiaro che non c’erano più alternative per Alitalia: o l’offerta di Cai o il fallimento.
    Nei giorni scorsi le sigle sindacali autonome (avete presente Berti, Notaro, Tomaselli) hanno provato l’ultimo bluff.
    Ma governo, sindacati confederali e Colaninno hanno voluto guardare le carte: e il punto finale è stato a loro favore. Il contratto proposto è peggiorativo rispetto a quello a cui erano abituati i dipendenti Alitalia.
    Non quanto annunciato, ma certamente peggiorativo. A ciò si aggiunga una lunga lista di esuberi, anche se trattati con i guanti rispetto ad altri settori in cui si becca solo una pedata. Inoltre la soluzione trovata comporterà ulteriori costi per la collettività. È ancora difficile fornire una cifra esatta: ma è certo che la partita della liquidazione della vecchia Alitalia non si chiuderà alla pari.
    Fatte tutte queste premesse, l’alternativa per i dipendenti Alitalia era il fallimento. Nel giro di pochi giorni sarebbero stati messi in cassa integrazione e mobilità; gli aerei disposti a terra e i beni aziendali velocemente venduti al migliore offerente. Solo un pazzo con queste carte in mano gioca un bluff.

    Oppure la fa chi sa che fino ad ora gli è sempre andata bene o che ha un’alternativa. È il caso dei piloti, ben consci del fatto che non si creano professionalità come la loro da un giorno all’altro e che in giro per il mondo il loro è un mestiere richiesto.
    Altro che trattativa giocata per difendere i diritti dei più deboli (come ieri falsamente hanno detto alcuni sindacalisti autonomi), la partita di queste ore si giocava solo per difendere i privilegi dei più forti.
    A questo punto i dipendenti Alitalia, che sono persone fisiche e non numeri rappresentati dai sindacati, potranno individualmente aderire all’offerta di nuovo contratto messa sul tavolo. Governo, azienda e sindacati confederali hanno così l’opportunità di individuare la reale rappresentatività degli autonomi. Quanti li seguiranno nella loro corsa pazza fino al burrone? Quanti piloti e hostess si identificano in quell’urlo di giubilo che si ebbe al momento della prima rottura della trattativa? È auspicabile che l’atteggiamento all’après moi le deluge di questi sindacalisti della clientela verrà raso al suolo.
    Ma, chiusa la trattativa sindacale da domani si apre subito un nuovo fronte. L’azzardo di Berlusconi di insistere tenacemente per una cordata italiana non si chiude con l’offerta vincolante di ieri sera. Chi pretende molto (giustamente dal nostro punto di vista) dai lavoratori, deve pretendere ancor di più da se stesso.
    Adesso Colaninno e il suo amministratore delegato, Rocco Sabelli, debbono dimostrare di far funzionare il loro «giocattolo». E presto.
    La nuova Alitalia non si può più permettere di commettere alcun errore. Il livello del servizio deve essere migliorato. Puntualità e costi devono essere paragonati a quelli di operatori alternativi. La Cai ha già ottenuto il giusto dallo Stato, da oggi in poi non può e non deve azzardarsi a chiedere più un euro al contribuente. E anche la protezione antitrust che le è stata concessa sulla ricca rotta Milano-Roma non può essere usata come una clava per far girare i numeri del proprio bilancio. Per il rispetto dei contribuenti italiani, dei clienti della vecchia Alitalia e dei lavoratori che onestamente hanno fatto il proprio lavoro nel gruppo fino ad oggi.

    Nicola Porro www.ilgiornale.it 01 11 08

    saluti

  2. #2
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    Predefinito Giornata "gialla".

    Claudio Claudiani, segretario della Fit-Cisl, alla fine avete firmato?
    «Sappiamo bene che non abbiamo compiuto un atto di eroismo, ma un esercizio di responsabilità che ha consentito che oggi i libri non andassero in tribunale. In seguito alla nostra firma dei testi contrattuali, infatti, Cai ha formalizzato una proposta vincolante di acquisto».

    Ai colleghi dei sindacati autonomi quale messaggio rivolgete?
    «Confido molto in un momento di riflessione non emotiva da parte delle associazioni professionali tale da consentire anche la loro firma e l’adesione agli accordi».

    Ci sono novità rispetto agli accordi di settembre?
    «Abbiamo firmato il contratto unico che si articola con tre sezioni (terra, assistenti di volo e piloti) e poi il contratto dei comandanti dirigenti. Abbiamo firmato anche i criteri per l’assunzione del personale nel quale è inserita una norma di salvaguardia, il cosiddetto “lodo Letta”».

    Quindi, siete già pronti a partire?
    «Per noi teoricamente la nuova Alitalia potrebbe partire subito. Abbiamo fatto “allenamento” nei mesi scorsi e con la crisi in corso prima si comincia meglio è».

    Vi fidate di Cai?
    «Non c’è nessuna pregiudiziale di carattere negativo. Ci auguriamo che vi sia una pratica di relazioni industriali. Non chiediamo favoritismi ma coinvolgimento. C’è bisogno che il personale sia coinvolto: bisogna ricostruire l’azienda e questo si può fare solo con la massima partecipazione».

    Visto che avete aderito da subito vi aspettate qualche forma di «riconoscenza»?
    «I criteri da seguire per le assunzioni devono essere assolutamente trasparenti. Nessuno deve ammantarsi di discrezionalità, a noi serve oggettività. Ci saranno 12.500 unità e sappiamo che per chi resta cambiano i parametri e i paradigmi. Per chi non sarà in produzione abbiamo messo in campo strumenti di assoluto pregio sociale ed è un discorso molto diverso dall’attuale situazione. Per questo motivo serve assoluta trasparenza».

    G.M. De Francesco www.ilgiornale.it 01 11 08

    saluti

  3. #3
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    Predefinito Mi sembra corretto sentire uno dei protagonisti

    Sarà uno zombie perchè rinasce senza un'anima solidale

    Antonio Divietri, presidente di Avia, sindacato autonomo degli assistenti di volo, perchè non avete firmato?
    "Per questioni etiche. Troviamo quanto meno imbarazzanti i criteri di esclusionedall'assunzione posti da Cai a meno che si ritenga corretto escludere chi vive un disagio".

    In che senso?
    "Una collega madre di tre figli separata "gode" della possibilità di smettere di lavorare alle 22 e di non iniziare prima delle 6. Sabelli la ritiene una rigidità intrinseca e perciò non vuole assumerla.
    Un lavoratore che ha il "privilegio" di assistere un famigliare che ha un tumore per questa "fortuna" gode di tre giorni di perrmesso al mese e viene considerato una rigidità. Su questi punti sono disposto a farmi ammazzare".

    Non avete altre rivendicazioni contrattuali?
    "Per me il tema non è il contratto. Ma è strano che una compagnia che beneficia di una formidabile serie di aiuti escluda coloro che hanno delle debolezze.
    Ci sono abusi? Controlliamo. Ma non si possono eliminare i parcheggi per i disabili per i falsi invalidi".

    Condividete le rappresentanze sindacali unitarie (Rsu)?
    "Sposo in pieno la rappresentanza unica, non ho paura a confrontarmi e ritengo sacrosannte le Rsu. Vanno benissimo anche i permessi sindacali ridotti perchè non può esistere che ha più permessiche iscritti, ma non siamo noi dell'Avia".

    Avete rimostranze di tipo salariale o sull'aumento della produttività?
    "I nostri stipendi sono straordinari rispetto alla media perchè riescono a portare a casa anche 3mila euro al mese.
    Un assistente di volo può lavorare 24 ore al giorno, il massimo della produttività l'abbiamo già data all'Alitalia, e anche sul dramma degli esuberi
    abbiamo apprezzato la disponibilità di 4 ann di cassa integrazione".

    Dov'è il problema?
    "Noi siamo un sindacato moderno. Nel nostro esecutivo c'è gente di Cl e di Opera.
    Non mi sarei mai aspettato che il governo che ho votato nonn dicesse una parola sulla solidarietà sociale.
    Alitalia rinasce senza un'anima e chi rinasce senza un'anima è uno zombie".

    intervista presa da GDeF www.ilgiornale.it 01 11 08

    saluti

  4. #4
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    Predefinito

    Sta succedendo una cosa incredibile. Il governo Berlusconi, tra i più efficienti e popolari del dopoguerra, è impegnato nella difficile impresa di passare per cialtrone e inaffidabile.
    Ha le idee chiare, un programma ineccepibile, il favore della gente finalmente guidata da un esecutivo capace di tirare avanti per la sua strada; ma alla prima difficoltà rischia di cedere alla paura, notoriamente cattiva consigliera. Questa è più che una sensazione.
    Si avvertono nei fatti i sintomi dell’incertezza; che dico, del terrore.

    Prendiamo la scuola. La ministra Gelmini riceve da Tremonti l’ordine di eliminare spese inutili. Lei, diligente e seria, esegue. Tanti soldi ho a disposizione, tanti ne spendo. Come posso fare a risparmiare? Elimino i tre maestri per classe nelle elementari e torno all’insegnante unico, al tempo del quale (quindici anni orsono) la nostra istruzione primaria era al quarto posto della classifica mondiale mentre adesso, con la terna, è precipitata all’ottavo.

    Mariastella procede. Di già che è all’opera, reintroduce i voti (compreso quello in condotta) e il grembiulino. Iniziative di buon senso, logiche, assolutamente da portare a termine. La sinistra, priva di argomenti, cavalca la questione e, con l’aiuto di media al suo guinzaglio, fa circolare un sacco di balle. La più grossolana: uccidono il futuro dei nostri ragazzi.
    Retorica bolsa. Luoghi comuni. Che tuttavia fanno presa sui pecoroni, docenti e discenti e loro famiglie, che attaccano a protestare con metodi obsoleti ma ancora di qualche presa, forse perché stimolano la memoria del più squallido Sessantotto cui è legata l’epopea studentesca.

    Davanti alle manifestazioni, agli striscioni, alle scritte insultanti il governo se la fa sotto. Ed è quasi un miracolo che il decreto Gelmini sia trasformato in legge dal Parlamento. La maggioranza però scricchiola. Si creano divisioni, malumori. C’è sempre qualche scimunito incline a dar retta - a farsi suggestionare - dalla massa urlante in jeans. Mancavano poi i sondaggi da cui si evince che il bordello piazzaiolo ha leggermente indebolito il consenso del ministero. Anziché infischiarsene e continuare a tenere la barra dritta, i signorini e le signorine del consiglio dei ministri si fanno pigliare dalla tremarella. Oddio siamo in calo.

    Ma quale calo? Sempre il Principe, quando riconduce all’ordine i sudditi, diminuisce la sua popolarità. Governare significa anche scontentare qualcuno. E scontentare qualcuno comporta un assottigliamento - momentaneo - della folla plaudente. L’importante è non mollare. Non manifestare dubbi sulle scelte adottate. Guai a chi si pente. Meglio un errore di un rimorso: la politica è anche psicologia.

    Entriamo un attimo nello specifico. Berlusconi annuncia: impediremo qualsiasi sopruso, puntiamo sulla prevenzione, niente occupazioni, no ai picchetti. Chi commette un reato deve pagare. E Maroni, eccellente ministro dell’Interno, rincara la dose: denunceremo studenti e professori che abbiano reso impossibile lo svolgimento delle lezioni occupando aule. Giusto, sacrosanto.

    Guarda caso però, tranne la preside di un liceo romano, il Giulio Cesare, nessun capo di istituto osa chiamare la polizia o telefonare in Procura della Repubblica per fare il proprio dovere e denunciare abusi. Che fa il governo? Volta la testa dall’altra parte, finge di non sapere. Questo atteggiamento ha un solo nome: fifa. Fifa maledetta. Così non va, cari ministri e ministrelle dei miei stivali. Avete dimenticato il coraggio della legalità negli scantinati di Palazzo Chigi. E tu Cavaliere dov’eri, dormivi? Non c’è nulla di peggio che minacciare schiaffi per i reprobi e poi accarezzarli.

    Quanto ad Alitalia siamo addirittura al grottesco. Per la seconda volta, il presidente della Cai, Colaninno, chiamato ad accordarsi coi sindacati, avendo fallito il negoziato ritira la proposta e abbandona il tavolo. Motivo? I piloti nicchiano, non firmano. Mi rendo conto. Discutere con chi non sente ragione è difficile, impossibile. Ma ve ne siete accorti solo ora che gli aquilotti selvaggi sono una casta con cui non si combina un accidente? Sono uomini in genere abituati a godere di privilegi pazzeschi ai quali non rinunciano. Essi pensano: senza di noi la nuova società non si alza di un metro. Ricattiamola. O così o pomì. Zero mediazioni.

    I piloti, a differenza del personale di terra che non ha un euro in tasca, sono convinti basti tenere duro per vincere la partita. Si sentono forti e ridono dinanzi alla controparte tentennante e maldestra nel nascondere la voglia matta di concludere a ogni costo. Comprendo l’ira di Colaninno e la sua risoluzione, quella di sbattere la porta. Ma sbaglia, come ha già sbagliato, se rotta la trattativa non va fino in fondo: mandare al diavolo i “divi volanti” e cercarsene altri sul mercato mediante concorso europeo.

    Ecco ciò che spaventa: non l’incazzatura del presidente bensì la sua disponibilità a tornare sui propri passi, esattamente come accadde un mesetto fa. Parliamoci con franchezza. Alitalia, se il nostro Paese fosse stato e fosse serio, sarebbe fallita una dozzina di anni orsono. Invece è stata tenuta in vita artificialmente, alimentata col tubicino collegato alle casse pubbliche. Uno scandalo. Ma la sua morte era scontata, coma irreversibile. Prodi ha cercato di venderla ai francesi. I quali, poiché non sono cretini, dinanzi al sindacato più folle del globo sono fuggiti.

    A quel punto Berlusconi, anziché stare zitto e lasciare che il decesso giungesse inevitabile, ha fatto il bauscia: la salvo io la compagnia di bandiera, c’è una cordata pronta a rilevarla. Ed è stato l’inizio del calvario. Perché gli stessi sindacati, cui si deve la marcia indietro dei francesi, hanno talmente scassato l’anima alla Cai da consigliarne la ritirata. Oh, finalmente si abbassa la saracinesca e i presuntuosi di Alitalia se ne andranno a casa, godendosi una sana disoccupazione. Macché. Di lì a una settimana si ricomincia da capo il tiremmolla coi piloti e coi sottopiloti. Si arriva alla firma e ci si attende un’ovazione. Illusione. Piovono critiche dall’opposizione: visto, hanno recuperato soldi per gli aerei ma puniscono la scuola.

    Comunque eravamo tutti certi che il problema compagnia di bandiera fosse risolto. Manco per il cavolo. Ieri si diffonde la notizia: causa l’ostinazione dei piloti a non accogliere questo e quello, a Colaninno sono girate le scatole e si è ritirato. E adesso? Berlusconi è su tutte le furie: se mi salta questa operazione rimedio una figuraccia. Già. Da salvatore della Patria passa a becchino. Quindi insiste affinché si dia una ricucita. Ma cosa vuoi ricucire... Questo valzer lento sulla tomba ci ha nauseati.

    Un briciolo di dignità, per favore: non calate le brache. O assumete piloti stranieri o seppellite il cadavere.

    il direttore di www.libero-news.it oggi

    Che comunque dovrebbe, per essere maggiormente informato, leggere pure ciò che dice un'assistente di volo, intervistato ieri su ilGiornale.

    saluti

  5. #5
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    In Alitalia CISL, UIL, CGIL e UGL non contano nulla e sono rappresentantivi solo per legge, non per i numeri che non hanno...

    Classico dettaglio che si ignora...

  6. #6
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    Predefinito Assalto al "Tesoro" vuoto

    Roma. Adesso che il salvataggio di Alitalia torna in bilico, dopo il rifiuto dell’intesa da parte dei sindacati autonomi e il
    conseguente ritiro della Cai, Giulio Tremonti penserà di essere il solo, nella maggioranza, a poter dire di avere avuto ragione.
    Ma farà bene a non dirlo ad alta voce, perché in politica avere ragione non sempre è un vantaggio.
    Ed essere soli non lo è mai.
    Tanto meno quando all’orizzonte si profilano difficoltà come quelle
    che l’economia italiana si appresta a incontrare per le
    ricadute della crisi finanziaria internazionale (un altro argomento su cui
    Tremonti, saggiamente, ha smesso da tempo di vantare la propria lungimiranza).
    Avere messo agli atti la propria contrarietà ed essersi smarcato sin
    dall’inizio sarebbe dunque ben magra consolazione, dinanzi
    agli effetti che il fallimento di Alitalia potrebbe avere sul
    governo e sulla maggioranza.

    Ancora in tarda serata, mentre Silvio Berlusconi smentisce di avere telefonato
    a Roberto Colaninno e assicura che Gianni Letta “salverà di nuovo Alitalia”, si susseguono indiscrezioni su nuove possibili convocazioni delle parti per trovare un accordo.
    Nel Partito democratico assicurano che Walter Veltroni e Pier Luigi Bersani
    hanno seguito per tutta la giornata l’evolversi della trattativa, costantemente
    in contatto con Letta e con i diversi protagonisti.
    Al momento in cui questo giornale va in stampa, il “lodo Letta” ha raccolto
    il consenso dei tre sindacati confederali – Cgil, Cisl, Uil – e dell’Ugl, ma non è riuscito a superare l’opposizione degli autonomi.
    Anche se il sottosegretario confida
    ancora in un’intesa notturna (e Cai non ha rinunciato a presentare la propria offerta).
    Il Pd attende dunque in silenzio la conclusione definitiva della partita.
    Ma è chiaro che un esito negativo sarebbe un argomento in più a conferma della tesi secondo cui la “luna di miele” tra governo e opinione pubblica è ormai giunta al termine, come testimonierebbero le divisioni
    già emerse in questi giorni nella maggioranza, sulla legge elettorale per le europee come sulla scuola.
    Su entrambi i fronti, il pranzo di giovedì tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini è
    servito a sciogliere le tensioni.
    La legge elettorale sembra ormai destinata a restare così com’è, mentre sulla scuola il premier ha mostrato di comprendere le difficoltà di An, che finora ha pagato il prezzo politico più alto per lo scontro con gli studenti.
    Ma la rottura su Alitalia, causata peraltro dal no dei piloti, notoriamente vicini
    alla destra, complicherebbe tutto.

    L’ombra della crisi sulla manovra da 8 minuti
    Ad avviarsi verso l’inevitabile conclusione sembra essere dunque la luna di
    miele tra Tremonti e la maggioranza.
    Le recenti tensioni sulla Finanziaria – quella Finanziaria “approvata in otto minuti” di cui il governo menava vanto ancora fino a poche settimane fa – rappresentano il segno più evidente della fine di una stagione.
    La retorica sul “governo del fare”, capace di decidere alla svelta e senza tante chiacchiere cede gradualmente il passo, almeno nelle parole del premier, a un atteggiamento più duttile e più attento alle richieste di tutti.

    E’ anche questo, in fondo, un esito di quella crisi economica che di tanti modi di pensare consolidati ha già fatto giustizia, come lo stesso Tremonti non manca mai di ripetere.
    Fatto sta che ora è a lui che Berlusconi chiede da giorni provvedimenti come la detassazione delle tredicesime, mirati al sostegno della domanda, ma certamente mirati anche al sostegno dei propri indici di consenso, dinanzi all’incalzare dell’opposizione, che lo accusa di non fare nulla per famiglie
    e imprese.
    Ed è ancora su Tremonti che s’indirizzano le rimostranze di An,
    a cominciare dai tagli alla scuola.
    Pressioni che il fallimento di Alitalia non potrebbe che accrescere.
    Perché se è vero che il fallimento renderebbe più forte la posizione del ministro nel governo (e più debole quella di Letta) è vero pure che da
    un inasprirsi dello scontro politico e sociale, al custode dei conti, non potrebbero venire che guai.

    www.ilfoglio.it 01 11 08

    saluti

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Saint-Just Visualizza Messaggio
    In Alitalia CISL, UIL, CGIL e UGL non contano nulla e sono rappresentantivi solo per legge, non per i numeri che non hanno...

    Classico dettaglio che si ignora...
    Hai sbagliato a scrivere. Non in "Alitalia", ma in "Italia"; visto che il 60% degli iscritti della triplice sono pensionati. Però ce ne ricordiamo (tu) solo quando ci fa comodo

  8. #8
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    Predefinito Baroni e piloti: privilegiati in rivolta

    «Antiproletari di tutta Italia, unitevi!».
    Questo è lo slogan appropriato per un certo tipo di proteste che ormai dilaga nella penisola.
    I privilegiati sventolano bandiere rivoluzionarie, dicono basta alle repressioni di cui si proclamano vittime, danno esempio di impeti ribelli tra l’attonito sgomento e silenzio degli umili con mille euro al mese. Su virtuali barricate campeggiano oggi i baroni universitari e i piloti dell’Alitalia.

    Non che siano stati i primi a lanciare, dopo aver sbocconcellato qualche tartina al salmone, inni guerrieri.
    I magistrati, che per motivi non ben comprensibili - pur essendo per arruolamento, studi e mentalità, del tutto simili alla massa dei burocrati - godono di un trattamento economico e di uno status privilegiato, strillano sempre alla minaccia fascista.
    E si scagliano contro un ministro che addirittura vorrebbe verificare se lavorano.
    I boiardi dell’amministrazione - del tutto incapaci di renderla efficiente - si strappano le vesti se appena uno dei loro troppi privilegi viene scalfito, e se si arriva al punto di voler proporzionare la carriera al merito.
    Del resto categorie superprotette del «pubblico impiego», certe che il loro datore di lavoro non fallirà mai, hanno scioperato assai più intensamente dei metalmeccanici e dei tessili.
    Con i docenti universitari e con il personale di volo dell’Alitalia siamo - almeno così mi sembra - a un punto di non ritorno, o quasi, di questa deriva elitarpopulista.
    Non nego che i professori abbiano validi motivi di lamentela.
    Non quanti gli studenti e le famiglie, ma vogliamo essere di manica larga. Tuttavia è singolare che per l’Università - come per la giustizia - gli addetti ai lavori, responsabili dell’istituzione, parlino come se fossero spettatori indignati. Le denunce di sprechi, nepotismi, favoritismi, inadeguatezze professionali si sono riversate a valanga sull’Università italiana, ma i docenti si chiamano fuori, «io che c’entro?». Invece (non vorrei aver l’aria di ricalcare un’infelice battuta propagandistica di Follini) loro c’entrano e come. Hanno insegnato ai ragazzi - cui non par vero d’essere pappagalli - e ripetono loro stessi che il contribuente deve dare più soldi agli atenei. Secondo me, viste le dimensioni dello scandalo universitario, il ragionamento va rovesciato. Prima i rettori e i professori dimostrino di saper incidere con il bisturi sulle dilapidazioni che nelle università vengono perpetrate. Quando l’organismo in cancrena sarà stato risanato si potrà serenamente valutare quanti più quattrini sia possibile dargli (con questi chiari di luna pochi, comunque).

    Quanto ai piloti, premetto d’avere enorme rispetto per il loro lavoro. So che l’essere pilota non è alla portata di chiunque. Meritano retribuzioni adeguate alle loro qualità professionali. Ma dovrebbero ricordare che l’Alitalia ha vissuto un momento tragico, che per un capello è stata salvata dal fallimento, che l’evidenza di tutto questo è tale da aver indotto a firmare l’accordo con la Cai i sindacati che tutelano il personale di terra.
    I sacrifici s’impongono.
    Lo scrivo senza voler incensare gli imprenditori associati nella Cai, sono uomini d’affari, non benefattori, e agiscono di conseguenza. Guai se fossero degli scommettitori avventurosi.

    L’ostinazione puntigliosa dei piloti e degli assistenti di volo sarebbe comprensibile in tempi normali: con un’Alitalia allo sfascio io credo sia dissennata.
    Per l’Alitalia - anche questo dovrebbe essere tenuto a memoria da piloti e hostess - è stato fatto, nel nome dell’italianità d’una compagnia di bandiera, ciò che non è stato fatto per tante migliaia d’altri lavoratori rimasti disoccupati.
    E quieti.

    Mario Cervi www.ilgiornale.it 02 11 08

    saluti

  9. #9
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    Predefinito

    Ad un certo punto la trattativa per salvare il trasporto aereo in Italia, 18mila posti di lavoro, le professionalità e bla bla bla si è arenata su un punto fondamentale: «E i posti auto?».
    E sì, parcheggiare all’aeroporto non è facile.
    E il personale di volo, non più dotato della navetta che li recuperava a casa, dove diavolo posteggiava la propria auto?
    Un bel problema davvero. L’Alitalia continua a perdere due milioni di euro al giorno di quattrini dei cittadini (che se hanno un macchina se la ficcano in tasca) e piloti e hostess subordinano la trattativa al posto auto (e ovviamente al suo costo).
    Certo è stato solo uno degli aspetti del lungo tira e molla tra sindacati e la Cai di Colaninno, ma dà l’idea del genere di obiezioni con cui i sindacati autonomi hanno portato avanti le proprie posizioni.
    Altro che interessi generali, altro che maternità, il problema è il posto auto. Questa incapacità di capire a che punto fosse arrivata la situazione, ha portato le cinque sigle sindacali autonome a non firmare.
    Una strategia di pazzi, anche dal punto di vista sindacale. Ora i loro rappresentati sono nell’angolo. Talmente nell’angolo che saranno costretti a firmare dopo le assemblee di lunedì i contratti già stipulati dalle sigle confederali.
    Altrimenti la strada è tracciata. Vediamo subito alcuni numeri che riguardano i piloti (discorso analogo vale per il restante personale di volo). La Nuova Alitalia, secondo il piano Fenice, avrà bisogno di 1550 piloti. 300 comandanti arrivano già da AirOne: dunque per Cai è necessario pescare 1250 piloti tra i 2100 attualmente in forza all’Alitalia. Ovviamente il discorso è più complicato: non tutti i piloti sono abilitati a guidare le macchine di cui si doterà la Cai. Ma insomma il filo del ragionamento può seguire, considerando inoltre il fatto che Anpac e Up (i due sindacati dei piloti) non rappresentano l’universo mondo dei dipendenti Alitalia. E dunque un bel gruzzoletto di piloti ha di fatto già sottoscritto il nuovo contratto di lavoro.
    Il punto è proprio questo. Se nei prossimi giorni gli autonomi non dovessero firmare il contratto, i propri iscritti si vedrebbero recapitata una richiesta molto semplice dalla Nuova Alitalia: «Questo è il nuovo contratto collettivo, firmato dalle organizzazioni sindacali confederali (Cgil, Cisl, Uil e Ugl). Vuole individualmente sottoscriverlo?». Chi stracciasse questo contratto, si troverebbe automaticamente senza lavoro: in mobilità o cassa integrazione. Per di più senza il paracadute sociale dei sette anni garantito dal governo per chi aderisce in toto all’accordo sindacale Alitalia.
    Se i rappresentanti sindacali possono portare avanti il bluff fino a perdere la camicia, ciò non vale evidentemente per un normale lavoratore. Il nuovo contratto dei piloti prevede una riduzione dello stipendio del 6-7 per cento e la possibilità di recuperare questa quota lavorando di più. Certo si perdono molti privilegi sindacali, ma questa è roba che riguarda i capetti della rivolta e non già i piloti che fanno semplicemente il proprio lavoro.
    Difficile pensare che i nuovi proprietari di Alitalia abbiano a questo punto difficoltà a reclutare 1250 piloti. E comunque sia la situazione, così come si è venuta a creare, crea un bel dilemma. La categoria infatti non è in grado di chiedere compattezza. Per il semplice motivo che non rappresenta tutti i piloti di Alitalia. E per il fatto che al suo interno c’è qualcuno che del dannato stipendio avrà pure bisogno.
    È una situazione davvero spiacevole per i dipendenti Alitalia. È incredibile pensare come i rappresentanti dei lavoratori abbiano giocato male questa partita. Come abbiano avuto la presunzione fino all’ultimo di essere determinanti. E come questa incapacità di leggere la realtà li abbia inchiodati in un angolo: non da soli, ma con tutti i propri rappresentati.

    Nicola Porro www.ilgiornale.it

    che inizia malamente il suo "lavoro" concentrandosi su un punto per lui marginale: il trasporto equipaggio.
    Non sapendo, o non volendolo sapere, che la maggior parte delle compagnie aeree o hanno servisi analoghi a quelli di AZ (Alitalia), o negli aereoporti esistono parcheggi riservati per i naviganti, coperti, sorvegliati e con frequentissimo servizio di traporto dal parcheggio agli uffici interni.
    Con particolare riguardo al bagaglio, che spesso è voluminoso.

    saluti

  10. #10
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    Predefinito E se gli altri firmano....?

    È un Ognissanti diverso quest’anno a Fiumicino.
    Il giorno dopo la presentazione dell'offerta Cai per Alitalia e la firma dei contratti e dei criteri di assunzione da parte dei sindacati confederali, il personale di Alitalia vive con disagio il materializzarsi di una prospettiva finora sgradita.
    Le organizzazioni autonome (Anpac, Unione Piloti, Avia, Anpav e Sdl) si sono confinate sull’Aventino del rifiuto trascinando con sé piloti e assistenti di volo e hanno costituito un «Comitato di sciopero e di lotta».
    Gli iscritti ai sindacati autonomi, però, cominciano a porsi degli interrogativi sul proprio futuro.
    In particolare, i «comandanti», categoria necessaria all'azienda, ma in maggioranza appartenente alle associazioni che rigettano la proposta di Colaninno & C. Quelle che fino a poco tempo fa sembravano granitiche certezze, adesso sembrano evidenziare qualche crepa.
    Soprattutto se, come probabile, Cai dovesse contattarli individualmente proponendo loro l'assunzione.

    C'è quasi una consegna del silenzio: i giornalisti si rivolgano al sindacato.
    La voglia di parlare è poca, ma se si pone ai piloti una domanda secca, qualche ammissione, anche a mezza bocca, si riesce a ottenerla.
    «Se Cai le sottoponesse il contratto, lei firmerebbe?», chiediamo. «Ci sono colleghi che hanno figli e il mutuo da pagare. Se quelli firmano, io poi che cosa faccio? È questa la nostra preoccupazione», risponde un comandante senza nascondere i propri timori.
    E la moral suasion dei colleghi di Cgil, Cisl, Uil e Ugl potrebbe alla fine rivelarsi determinante.
    Così fra un «Chiedete al sindacato» e un «Non voglio rispondere», ecco comparire un «non allineato».
    «Sono un rappresentante dei confederali - dice - ma se fossi iscritto ad Anpac o Unione Piloti firmerei perché il discorso sulla dignità professionale dei piloti si può anche fare dopo»

    Nel primo pomeriggio l'esterno del Centro equipaggi Alitalia sembra un campo di battaglia abbandonato. Sono rimaste le bandiere di Sdl legate ai pilastri, mentre sul muro dell’entrata sono attaccati volantini e ritagli di giornale e un paio di cartelloni realizzati con carta da pacchi. «Non mettiamoci gli uni contro gli altri», «Bonanni, 100 giorni da pecora sull’Alitalia», «Silvio, sei più bugiardo della Franzoni», si legge.
    L'attacco più duro è riservato alla collega Celletti che scrisse una lettera per convincere i piloti a firmare («Un ringraziamento alla comandante Celletti che ci ha fatto la predica»).
    A qualche decina di metri di distanza, al Terminal B, è in corso un’assemblea spontanea del personale di terra e degli assistenti di volo (domani invece ci sarà quella ufficiale).
    Un volantino di Mobasta ritrae il mago Silvan che tiene in mano un aereo e i toni non sono amichevoli («Cordate di banditi all'assalto della diligenza Alitalia»).
    Ma per i piloti la musica è diversa. «Ci sto pensando, questa ipotesi si sta materializzando e devo riflettere», risponde un comandante che sta prendendo servizio. Se lo chiamassero, forse non risponderebbe «no».
    Come invece altri colleghi sono pronti a fare.
    «Cai come oggetto sociale si occupa di passamaneria. Io non mi occupo di passamaneria. Tragga quindi lei le conclusioni», risponde un altro ricordando le origini della società veicolo utilizzata per l’offerta.
    La contrarietà non è tutta orientata dai sindacati autonomi. La rivendicazione delle prerogative del proprio ruolo può anche non avere bandiere.
    «Non credo proprio che firmerei. Non sono iscritto al sindacato. Non mi sento tutelato e, visto che ci sono opportunità di lavoro fuori, preferisco andare via dall'Italia», racconta un altro.
    C'è anche chi ha ancora voglia di scherzare: «Dipende dalla secante e dalla tangente e da che mediana si trova».
    Una convergenza parallela tra azienda e sindacato, quindi? «Esatto!».

    www.ilgiornale.it 02 11 08

    saluti

 

 

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