La prima bruma era discesa su Roma, ma il calore del numero ed il fervore comunitario compensavano largamente la caduta di temperatura.
Questo pomeriggio di ottobre la folla compatta di una gioventu' in rivolta, unita contro una riforma giudicata pericolosa per il suo avvenire, cercava di far risuonare la propria voce nelle orecchie governative.
Marcello si sentiva a suo agio in questo grande corpo collettivo, nel cuore di una moltitudine febbricitante ed entusiasta in cui mille pulsazioni formavano un'invitante melodia.
Con i suoi camerati del Blocco Studentesco, che costituiva una delle forze piu' attive del movimento di contestazione, sfilava fiero coi polmoni pieni di quella legittimita' avuta allo stesso tempo dalla sincerita' del loro impegno e dagli ottimi risultati elettorali ottenuti in numerosi licei.
Marcello stringeva le braccia della sua amica Francesca. In ogni altra circostanza non avrebbe mai osato, ma si trovavano li', a marciare sul pavimento della citta' eterna, circondati da amici e fratelli e in quel momento, ogni cosa sembrava possibile! Giovani, italiani e fascisti, il domani, questa volta ne erano certi, gli apparteneva.
I sorrisi cominciavano ad affiorare sui loro volti; lo potevano ben pensare: la manifestazione era stata un vero successo. Trascendendo le dispute delle varie "parrocchie" e le differenze ideologiche, la gioventu' romana faceva blocco contro la riforma. Il superamento delle barriere politiche, l'unione nazionale al servizio dell'interesse generale, quel vecchio sogno squadrista sembrava a portata di mano. Minuti incredibili ma effimeri perche' presto quel tumulto alla loro destra estirpera' i loro giovani cuori neri dai loro sogni. Una bagarre con caschi e volti coperti, giacche tappezzate da simboli dell'odio rosso, manici pronti a colpire.
Queste milizie della divisione e dell'idiozia esibivano spranghe e catene; erano venute per far colare il sangue di quella gioventu' tricolore che nel fondo dei loro rancidi fantasmi e dei rigurgiti senili, detestavano piu' visceralmente di quello Stato che pretendevano voler abbattere.
Berlusconi non ha piu' bisogno del manganello dei carabinieri per spezzare l'unita' degli studenti; ha i manici sotto le giacche dei falliti di sinistra.
Marcello ed i suoi camerati fanno fronte contro gli aggressori: i vili e i codardi non l'avranno facile. E' vero, suda un po' e la prossimita' dell'attacco gli secca la gola, ma la sua mente ed il suo corpo sono pronti allo scontro.
Nel frattempo le bottiglie scagliate dagli antifascisti anticipano il corpo a corpo ed ogni oggetto si schianta con quella violenza tipica dell'isteria e del fanatismo politico.
Le urla impaurite della folla copriranno presto i rumori e lo scambio di insulti. La polizia fa la sua apparizione tardiva per separare i due campi.
Marcello, squilibrato da un colpo di casco era caduto. Tre avvoltoi si gettarono allora su di lui per picchiarlo prima che i suoi camerati giungessero ad impedirlo.
Rialzatosi a stento, Marcello senti' un dolore alla tempia seguito da un leggero stordimento. Gli avevano spaccato la fronte che sanguinava profusamente tanto da obbligarlo a chiudere un occhio per non essere accecato dal sangue.
In un certo senso la vista di quel sangue gli procuro' un senso di pienezza e soddisfazione, come se queste grosse gocce di liquido vitale volessero battezzare gloriosamente il suo impegno militante.
Circondato da pezzi di vetro e dai camerati, portava quelle ferite e quei bozzi come delle medaglie e gia' un sorriso gli increspava le labbra ed un « me ne frego » sputato in faccia a quelli zozzoni ancora nascosti dietro le bandane tirate su fino agli occhi; non c'erano dubbi: aveva scelto il buon campo! Indiscutibilmente la vilta', l'odio, la mediocrita' e la complicita' con il sistema erano proprio di fronte a lui.
Il dubbio non sarebbe mai piu' stato permesso.
da zentropa.info




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