Risultati da 1 a 3 di 3
  1. #1
    Vamos bien!
    Data Registrazione
    02 May 2005
    Messaggi
    3,847
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Legge Gelmini: le nostre preoccupazioni

    di Maria Bonafede

    Non sono un’insegnante e mio figlio è ormai all’università, tuttavia i recenti provvedimenti in materia scolastica fortemente voluti dal ministro Gelmini ed approvati dal Senato mi destano più di una preoccupazione. A poche ore dal voto parlamentare leggo delle dichiarazioni di piena soddisfazione del ministro della pubblica istruzione secondo cui finalmente "si torna alla scuola della serietà". Vedremo. Quello che abbiamo già visto è che, comunque si valutino i diversi aspetti del provvedimento, alla scuola verranno attribuite meno risorse: in tre anni 8,7 miliardi in meno (dati ufficiali ricavati dal Piano programmatico relativo al decreto n. 133) con un taglio drastico a partire già dal prossimo, quando si prevede un abbattimento delle risorse di oltre quattro miliardi di euro.

    Per una minoranza come quella valdese, la scuola pubblica è stata un luogo privilegiato di integrazione e di valorizzazione di alcuni contenuti di laicità propri della Costituzione repubblicana. Non era scontato. Nell’Ottocento ed ancora nel primo Novecento, così come altre minoranze che avevano sofferto a causa di persecuzioni e discriminazioni, soprattutto nelle "loro" Valli del Piemonte anche i valdesi disponevano di una rete di scuole private e confessionali.

    Ma nel secondo dopoguerra la scelta netta e strategica fu quella di assumere la centralità della scuola pubblica: alcuni istituti valdesi rimangono a tutt’oggi in quanto rispondono a specifiche esigenze di una comunità locale. Li gestiamo e li finanziamo nella convinzione che possano svolgere un ruolo utile e talvolta prezioso sul piano dell’innovazione didattica e dell’apertura a specifiche esigenze del territorio – quello delle Valli valdesi come quello della periferia palermitana o dell’entroterra nisseno – ma sentendo al tempo stesso la scuola pubblica come luogo privilegiato di ogni integrazione culturale, sociale e religiosa: una "ricchezza di tutti" e quindi anche nostra.

    Come protestante conosco bene le ipoteche confessionali che condizionano la scuola italiana e che ne minano il carattere laico e pluralista: da sempre critici nei confronti di un insegnamento religioso confessionale cattolico, abbiamo anche respinto l’idea di aggiungervi altri ed omologhi percorsi confessionali. Un’ora di religione valdese o induista accanto a un’ora di religione cattolica non fa la scuola più pluralista. Semmai la fa più confessionale e frammentata. Discorso molto diverso sarebbe un insegnamento aconfessionale di storia delle religione, concepito in chiave scientifica e comparativa. Ma questa ipotesi, per quanto suggestiva, ad oggi sembra incontrare drastiche opposizioni da parte di chi gestisce la collocazione lavorativa di circa trentamila docenti.

    Oggi, però, il problema è un altro. E’ che "meno scuola pubblica" significa anche meno spazi comuni nei quali crescere, incontrarsi e imparare a convivere. Significa meno spazi di laicità nei quali maturare nel confronto e nel dialogo con l’altro da noi. Significa anche meno cultura civile, quel legame di valori condivisi che costituisce un fondamentale elemento di coesione per ogni società. Per alcuni piccoli paesi delle Valli valdesi – salvo un benemerito intervento economico da parte della Regione Piemonte, per altro già annunciato – potrebbe significare la chiusura di scuole di montagna che costituivano un prezioso presidio di cultura e di aggregazione sociale.
    Con meno risorse, con una maestra unica piuttosto che con un team di persone diverse ciascuna delle quali sia in grado di offrire il meglio di sé ai suoi studenti, non è più povera solo la scuola. E’ più povera anche la società.

    30 ottobre 2008
    http://www.chiesavaldese.org/pages/a...nti.php?id=803

  2. #2
    Μάρκος Βαφειάδης
    Data Registrazione
    05 May 2007
    Messaggi
    843
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Scuola, quando Tremonti si scontrò con la Gelmini
    e sui tagli della Finanziaria volarono parole grosse



    di Vasco Pirri Ardizzone
    ROMA (1 novembre) - Dopo il passaggio finale avvenuto martedì scorso al Senato, il decreto legge n. 137 del 1 settembre, il cosiddetto decreto Gelmini, è una legge dello Stato. Nella legge “recante disposizioni urgenti in materia di istruzione e università” sono previste misure quali il ritorno del voto in condotta, i voti in decimali al posto dei giudizi, il maestro unico, l’educazione civica. Mentre i tagli e le disposizioni contro cui gli studenti di mezza Italia stanno protestando, ormai da settimane sono/erano già contenute nella Finanziaria. E nel 'piano programmatico Scuola'. Per capire cosa sia questo piano è necessario fare alcuni passi indietro. Arrivando precisamente a giugno.

    Nella Finanziaria, quella approvata in 9 minuti e mezzo il 18 giugno dal Consiglio dei ministri, all’articolo 64 e nella relazione tecnica era contenuta l'entità dei tagli che la scuola avrebbe dovuto subire nel prossimo triennio. E la manovra, è noto, è stata buttata giù poche settimane dopo la formazione del governo da Giulio Tremonti e dai suoi uffici.

    Le modalità di realizzazione dei risparmi dovevano essere contenute in un apposito "piano programmatico Scuola'’ che Mef (ministero Economia e Finanze) e Miur (ministero Istruzione, Università e Ricerca) dovevano predisporre entro poche settimane. Ad oggi il 'piano programmatico Scuola' è stato steso su carta ed è davanti alle commissioni parlamentari Cultura e alla conferenza Unificata, che si è rifiutata di esaminarlo se prima il governo non rinuncerà alla possibilità di nominare un commissario ad acta nel caso che le regioni non razionalizzino la rete scolastica entro il 30 novembre. Questione che ha messo in allarme i governatori come ha spiegato Vasco Errani, presidente della Conferenza delle Regioni: «Se non viene eliminata quella norma le Regioni non parteciperanno alla conferenza unificata». Nei tagli è previsto che in tre anni a circa centomila persone tra supplenti e personale Ata non verrà riconfermato il contratto. Ovvero che se ne torneranno a casa.

    Misure dunque già note a giugno. Eppure la ministra bresciana pare essersene accorta solo dopo l’estate. Forse perché, ritenendo lei stessa abnorme la cacciata in soli tre anni di centomila persone, ha sperato che la norma potesse venire accantonata. O diluita nel tempo.

    Si arriva così ai primi di settembre quando in un incontro-scontro con Tremonti lei prova a spiegare al ministro che mandando a casa quasi centomila persone in tre anni non si diventa certo popolari. Tremonti, durante la discussione a Montecitorio, le ribatte: «Cara Gelmini, sei diventata ministro per volontà di Berlusconi e non grazie a voti presi tra la gente». Come a dire che del consenso non se ne deve occupare. Al titolare di via XX settembre non passa nemmeno per l'anticamera del cervello di rinunciare ai tagli sul personale alla scuola. Perché? Semplice: con i tagli agli inseganti precari e al personale Ata copre quasi 2/3 della manovra, 8 mld circa.

    La Gelmini si fa insistente. Cerca di mediare e chiede almeno di diluire la cacciata dei precari in cinque anni e non in tre, come viceversa previsto dalla manovra. E’ a quel punto che Giulio sbotta: «Gelmini, mi hai rrrrotto... (come nella parodia tv di Corrado Guzzanti, ndr) i coglioni. La questione è politica. Se proprio insisti - minaccia - allora andiamo da Berlusconi e gli diciamo ‘o io o te’...». Lasciando ammutolita la povera Gelmini, che non reagisce e non replica. E soprattutto, cede. Per poi scoppiare in un pianto davanti al ministro dell’Economia, che però non mostra alcun ripensamento, né si intenerisce.

    http://www.ilmessaggero.it/articolo....ez=HOME_SCUOLA


    Questa è la Gelmini, ministro sulla stessa poltrona di Benedetto Croce...

  3. #3
    Μάρκος Βαφειάδης
    Data Registrazione
    05 May 2007
    Messaggi
    843
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Gelmini, una famiglia in fuga



    Mariastella disdice tutti gli impegni
    La sorella va in aspettativa e sparisce

    JACOPO IACOBONI

    Il-ministro-non-può. Il-ministro-si-scusa. Il-ministro-diserta.
    Tutto, inaugurazioni di anni accademici, discussioni parlamentari, trasmissioni tv, feste di compleanno, addii al nubilato... Dove c’è un invito, c’è un diniego. Dove c’è un impegno, un forfait. Appare uno studente? Scompare lei.

    E se fosse davvero, come la prendono in giro gli studenti, una santa, «Beata Ignoranza», sarebbe in questi giorni una santa in clausura, il ministro Mariastella Gelmini, che ha scelto come Mina, semplicemente, di non esserci, di esprimersi con le azioni, di scomparire fisicamente, salvo l’immaterialità delle interviste ufficiali. Solo nell’ultima settimana doveva apparire martedì all’Unione industriale di Torino (l’avete vista?), mercoledì è andata via alla svelta dal Senato per rifugiarsi al ministero, e non s’è fatta vedere all’Università Lateranense, giovedì l’aspettavano alla Luiss e niente, s’è data, venerdì doveva inaugurare con Renato Schifani l’anno accademico al Politecnico di Milano e anche qui disdetta, in bocca l’amaro rimpianto di non poterla ascoltare. Raccontano che abbia cortesemente declinato anche un invito ad andare a un Otto e mezzo sulla scuola; che nel Pdl non facciano che darle consigli, come venti giorni fa, quando ai primi rumori di protesta lei rivelò «sono rimasta all’Eur, mi hanno consigliato di evitare viale Trastevere, il ministero». E cosa fece, allora? Se ne andò da Renato, il suo parrucchiere. «Gli ho telefonato dicendo: adesso i giornali ti fanno diventare famoso».

    E sarà anche una strategia, l’eclissi (non per forza da Renato), o una dura necessità imposta da un’Italia con lei acre e malevola, ma vede emergere monolitica un’intera famiglia in fuga, non solo il ministro. A Milzano, bassa bresciana, alla scuola elementare Canossi narrano che la sorella Cinzia, iscritta alla Cgil, in aspettativa tattica da prima che iniziasse la protesta, fosse alquanto dubbiosa sulla riforma di Mariastella. E Sante Gaffurini, segretario del sindacato, è tra i pochi ad assumersene la responsabilità, «nei giorni scorsi abbiamo tenuto una riunione, lei non ha fatto interventi ma ha condiviso la relazione presentata, cioè la preoccupazione per quel che potrà accadere nella scuola». Poi però è sparita. Chiusa in casa, «motivi di famiglia». Lei in sciopero? Macché, ha scritto una nota per negarlo.

    Il padre, ex sindaco di Milzano, un vero democristiano, aveva come motto «parlate poco, e non fatevi vedere troppo». L’hanno ascoltato. «Lasciateci in pace», spiegava al telefono la cognata di Mariastella, moglie del fratello Giuseppe, farmacista a Desenzano. «Le cose personali di mia cognata sono affari suoi. L’uffico stampa non risponde? Ecco, avrà i suoi buoni motivi». Così a Desenzano nel sabato di relax la ministra-non-può non è stata avvistata; nonostante il sindaco Felice Anelli la racconti «molto legata a questo luogo, anche se è sempre stata tanto impegnata; è una piacevolissima sorpresa vederla ministro». Ma il tempo s’è assottigliato, la gente diventata così cattiva, con lei...

    Sarà per questo, che ha deciso di filarsela e s’è affidata a un verbo, «evitare», contro l’implacabile uno-due inflittole dalle malelingue e dalla contestazione degli studenti. Loro ci scherzano, ma a Desenzano davvero la dipingono come una da sempre ritirata, anche ora che è stata beccata da Novella Duemila col nuovo fidazato, l’imprenditore bergamasco Giorgio Patelli. Prima viveva in una piccola casetta in paese, solo da poco ha preso una palazzina di tre piani quattro chilometri fuori, a Padenghe sul Garda: anche lì, le mura dal color giallo ocra un po’ anonimo, nessuno ha visto manifestarsi un segno di presenza. La donna più contestata, dice qualcuno sognata, certo invitata a vuoto, d’Italia.

    Poi se a Brescia e nei dintorni non è possibile vedere né lei né la sorella, i giornali locali si accontentano, «però arriva la sorella di John Lennon», Julia Baird presenterà il suo libro, Imagine this</I></B>. Lei, Mariastella, per ora dobbiamo appunto immaginarcela.

    http://www.lastampa.it/redazione/cms...7859girata.asp

 

 

Discussioni Simili

  1. Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 30-08-09, 23:27
  2. Risposte: 4
    Ultimo Messaggio: 10-12-08, 21:45
  3. Legge Gelmini, per De Pierro inizia la fine della democrazia
    Di daiotto nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 17-11-08, 22:14
  4. Decreto Gelmini, Legge 133, interventi al FFO
    Di Defender nel forum Destra Radicale
    Risposte: 4
    Ultimo Messaggio: 31-10-08, 23:46
  5. Qualche azione concreta per sostenere la legge Gelmini
    Di .tojo. nel forum Centrodestra Italiano
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 25-10-08, 12:12

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito