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    suum cuique
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    Predefinito Un genocidio nel nome di Gesu'

    I Catari. Un genocidio nel nome di Gesu’
    Di Hannes Schick

    Parte Prima
    l paesaggio della Linguadoca, i suoi querceti, vigneti e villaggi di pietra ruvida evocano un senso di pace e serenità. Scarsamente popolata, arida ma fertile, questa regione fu il centro di una religione cristiana che aveva stretti legami con lo gnosticismo manicheo e bogomila, presente nell’Asia minore, Medio Oriente e nella Grecia. La conoscenza che oggi abbiamo dei catari ci è fornita dagli interrogatori dell’Inquisizione, dal Vangelo canonico e apocrifo, dai rotoli esseni di Qumran e dalle scritture paleocristiane di Nag Hammadi. Risulta che questa fede affonda le sue radici nello gnosticismo dualistico dei therapeutate, esseni, nazareni e zoroastriani. Un cristianesimo iniziatico che sopravvive fino ad oggi dai Nazairi, (Nazareni) di Jebel Asariya, nel Libano del Nord.
    Dopo aver generato una società ricca, pacifica e tollerante nel sud della Francia, il catarismo causò la reazione più dura mai perpetrata contro altri cristiani da parte della Chiesa cattolica.
    Un genocidio conosciuto con il nome di Crociata Albigensis. Albigese perché, pur essendo diffuso nelle zone di Tolosa, Agen, Beziers, Carcassone ed altre aree della Francia, il catarismo aveva il suo epicentro nella città d’Albi.
    La parola proviene dal greco Katharos, che significa puro. Paragonandosi alla chiesa romana, considerata corrotta e nominata Chiesa dei Lupi, i catari pensano di incarnare il vero insegnamento di Gesù. Secondo loro, il maestro Nazareno (Nazar-esseno, essendo di Nazar) Yeshua ben Joseph, non venne per redimere l’uomo dal peccato, ma per rivelargli la via alla salvezza attraverso il sapere (gnosis). Un concetto opposto a quello della deificazione di Gesù, imposta da Saulo/Paolo di Tarso e i successivi vescovi della Chiesa Romana.
    Per i catari Gesù portava la Buona Notizia (eu angellum) e superò la dualità, realizzando con il corpo lo straordinario. Il concetto della polarità e del principio di causa-effetto è determinante in questo credo, ispirato dallo gnosticismo di Zarathustra e Hermes Trismegistos. Secondo i catari, l’anima, che sulla terra indossa veste umana, si reincarna nel tentativo di superare la dualità che la separa dal “regno dei cieli” e dalla riunione con tutto ciò che è divino.
    Pare che a reincarnazionesia stato un concetto teologico proprio anche della Chiesa Romana, almeno fino a quando non fu cancellato, nel 543, dall’imperatore Giustiniano, o più precisamente da sua moglie.
    La firma di Papa Virgilio ratificò il decreto imperiale il quale dichiarava che da quel momento in avanti, per i cattolici, le anime non rinascevano più. I catari rifiutano l’idea di un giudizio universale e di un inferno eterno e pongono la responsabilità di vivere nella gioia o nel dolore nelle mani del credente. E’ l’essere umano a determinare il proprio destino con ogni pensiero ed azione. Sessualità, vittimizzazione e potere sono considerati parte della dualità inferiore.
    L’attività sessuale è perciò vissuta come un male necessario, che fornisce le spoglie umane alle anime che si reincarnano. L’eucarestia e il simbolo della croce sono respinti perché espressione di un supplizio supposto, e il potere, in forma di un’autorità centrale e suprema, è assente.
    La Chiesa catara si compone di credenti, gli uditori, e di preti e vescovi, chiamati bonshommes o Buoni Cristiani. Nominati dai loro pari, i vescovi o le donne vescovo hanno due assistenti, il figlio o la figlia maggiore e minore. La vita è dedicata al perfezionamento degli ideali dei loro precursori esseni. Vivono e lavorano in comunità e riconoscono solo il Sacramento, consolamene, del battesimo e quello dei morenti, un rituale atto ad offrire un bon fin al credente e facilitare la sua reincarnazione.
    La confessione, l’aparelhament, avviene pubblicamente per l’intera comunità. I pasti, consumati dai vescovi, preti e credenti insieme, iniziano con la benedizione del pane e del vino e si concludono con lo scambio del Bacio della Pace, che esprime la comunione spirituale e l’eguaglianza dei membri dell’assemblea.
    Un altro aspetto, spesso trascurato, del credo dei catari,è che Yeshua ben Joseph, discendente della casa reale davidiana, e la principessa asmonita, Miriam Magdala di Betania (Migdal-eder = torre di guardia del gregge), avessero avuto dei figli, dai quali discendevano le dinastie di Sangue Royale, o sangreal in lingua d’oc.
    La studiosa dei rotoli del Mar Morto, Barbara Thiering, arriva alla conclusione che l’unione tra Gesù, il “re degli ebrei”, e la principessa asmonita avrebbe enfatizzato la volontà di dar vita ad un erede. In questo contesto è interessante notare che il re di Francia, Luigi XI, proclamò ripetutamente che la dinastia reale francese discendeva da Maria Maddalena. Secondo i catari, Maria Maddalena, perseguitata in Gerusalemme dopo la morte di Giacomo il Giusto, scappò in Egitto e raggiunse da lì le coste del Kal, la Gallia celtica, assieme a sua figlia Sarah, alcuni discepoli e dignitari ebrei esseni.
    La volpe è un simbolo usato spesso nelle illustrazioni medioevali, specialmente quello della volpe che rovina il vino. Nella tradizione catara la volpe simboleggia l’imbroglio del popolo da parte del clero. Nel famoso quadro di Botticelli, conosciuto come “Santa Maria Maddalena ai piedi della Croce”, alla destra della Maddalena si vede un angelo che tiene una volpe per la coda.
    Secondo alcuni studiosi cattolici, tra cui Margaret Starbird, l’autrice del libro “The Woman with the Alabaster Jar” – La donna con il vaso d’alabastro, questo simboleggia la Chiesa che, con il pelo della volpe, rovina il vino della sposa negandole la continuità della linea di sangue di Gesù. Il messaggio evangelista predicato con tanto zelo da Saulo-Paolo è considerato pura blasfemia dalla Chiesa di Gerusalemme.
    Per i catari, l’implicazione che l’aristocratica sacerdotessa del rango di una Sofia (saggia, iniziata) fosse una volgare prostituta è un’offesa grossolana. Per loro Maddalena rappresenta il principio femminile del divino. Di conseguenza la donna, emarginata nella Chiesa cattolica, presso i catari occupa un ruolo paritario. In realtà il conflitto tra cristiani ellenistici romani e cristiani ebrei è in atto già dai primi decenni dopo Cristo, quando i vescovi romani e i discepoli del primo vescovo di Gerusalemme, il fratello di Gesù Giacomo il Giusto, interpretano in modo diverso il messaggio evangelico. Sfortunatamente Giacomo muore in un attentato.
    Al Concilio di Nicea, nel 325, la Chiesa cattolica si proclama “unica rappresentante di Dio sulla terra” e “nel nome della verità rivelata da Dio” ordina che tutto ciò che contraddice l’”infallibile” dottrina papale è da considerarsi eretico, punibile con l’esilio forzato, la confisca dei beni e la morte. Nel dodicesimo secolo la Chiesa catara penetra nel tessuto sociale dell’intero sud occitano, trovando il sostegno di una nobiltà predominantemente anticlericale e d’una borghesia che apprezza il valore dato al lavoro.
    I catari eccellono nelle professioni di falegnami, muratori, textores (tessitori) e curatori. Altro particolare, questo, che li accomuna agli esseni. Dopo aver convinto l’élite, ottengono, soprattutto, l’adesione del popolo che apprezza l’ esemplare semplicità della vita dei preti e vescovi catari. A questa sfida da parte dalla Chiesa catara, la Chiesa cattolica reagisce con brutale repressione.
    Nella metà del dodicesimo secolo i roghi si moltiplicano, e nel 1209 Innocenzo III da l’inizio alla Crociata albigese, sollecitando l’intervento militare da parte di re Filippo Augusto di Francia. Vista la scarsa collaborazione del re e della nobiltà locale, spesso di discendenza sangreal, Innocenzo III incarica l’abate di Citeaux, Arnaud-Amaury di arruolare un esercito. In cambio dell’impegno di partecipare alla crociata, per un minimo di quaranta giorni, il Papa garantisce l’assoluzione da tutti i peccati commessi nel passato e quelli che sarebbero stati commessi durante la crociata. Per favorire ulteriormente il reclutamento, ai crociati è concesso il diritto di appropriarsi dei beni dei catari, principi o contadini che siano. Questa licenza di uccidere e rubare nel nome di Cristo, senza commettere peccato, fa sì che in poco tempo migliaia di mercenari si radunino sotto gli stendardi papali.
    Il testo di una canzone crociata, scritta da Guglielmo da Tutele, rivela le intenzioni: “…che tutte le città che resistono diventino carnai…che non si lasci in vita neanche un bimbo appena nato. Così si seminerà lo spavento salubre e nessuno oserà più sfidare la Croce divina”. A Beziers i crociati prendono alla parola il testo: uccidono oltre 20.000 abitanti tra catari e cattolici, quasi l’intera popolazione. Di fronte all’esitazione di commettere il sacrilegio di uccidere anche chi aveva trovato rifugio in una chiesa, l’incaricato del Papa proclama: “Ammazzateli tutti. Dio saprà riconoscere i suoi” .
    Poco dopo 7.000 uomini, donne, bambini e vecchi giacciono nel sangue, morti o mutilati. Nel 1233 viene istituita la Santa Inquisizione, condotta prevalentemente da monaci domenicani. Per facilitarne l’opera, il successore d’Innocenzo III, Innocenzo IV, incoraggia l’uso della tortura. Inizia così la caccia all’uomo di chi era riuscito a sfuggire all’olocausto. Anche in Italia si vive nel terrore: centinaia di catari lombardi sono arsi vivi nell’Arena di Verona, il 13 febbraio 1278.
    Eliminato l’ultimo vescovo cataro del quale si ha conoscenza, Guglielmo Delibaste – arso vivo a Villerouge-Termenes, nell’anno 1321, un velo di “infallibili” dottrine pontificali si stende sull’Europa, opprimendo ogni dissenso spirituale. I Catari sopravvissuti cercano asilo in Catalogna e Toscana, dove sono assorbiti dalle tolleranti società locali. Alcuni scappano nelle lande dei Baroni St. Clair di Roslin, nella Scozia. Altri fanno perdere le loro tracce nella clandestinità. Già prima della caduta della principale fortezza, Montsegur, festeggiata con oltre 200 roghi, molti catari si erano uniti ai Templari, un ordine di monaci-guerrieri, che non aveva partecipato all’eccidio.
    Ma il rifugio templare durerà per poco e non molto dopo sarebbe toccato a loro allungare le liste delle vittime dell’Inquisizione. Oggi rimangono solo poche tracce di questa religione; nessuna chiesa, statua, affresco od oggetto liturgico. Nello spazio dove vissero i Catari troviamo alcuni rari simboli, di difficile interpretazione, castelli sventrati e le croci erette dai vincitori nei Prats dels Cramat, nei Campi dei Bruciati.

  2. #2
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    Predefinito La pericolosità sociale della dottrina catara

    Il pericolo cataro allarmò seriamente le autorità politiche ben prima di quelle ecclesiastiche. Ma per capire questo allarme dobbiamo prima soffermarci sulla dottrina dei catari. Catari, albigesi, pauliciani, bogomili, tessitori o altro appartenevano sempre al filone neo-manicheo e si contraddistinguevano per un'avversione quasi senza limiti verso tutto ciò che era materia e corpo. La procreazione era per i catari il peccato più grave perchè perpetuava la maledetta creazione. Ma la cosa più sconvolgente era che chiunque poteva abbandonarsi a qualsiasi perversione , purchè non feconda. I catari avevano un solo sacramento, il consolamentum, che poteva essere somministrato solo una volta nella vita. Se si fosse peccato dopo averlo ricevuto, la perdizione eterna era sicura. Per questo motivo in molti praticavano l'endura, cioè il suicidio assistito dopo il consolamentum: i malati venivano soffocati col fazzoletto che ogni cataro portava con se, i bambini venivano lasciati senza cibo dalle madri. I catari si dividevano in perfetti e credenti. I primi praticavano l'atarassia totale, non mangiavano carne, uova, latte e tutto ciò che fosse frutto di procreazione. Gli altri potevano anche abbandonarsi a tutte le nefandezze , poichè tutto ciò che esisteva meritava di sparire. La dottrina catara era molto più sofisticata di questa esemplificazione, ma la sostanza nelle varie correnti era la stessa: l'odio per il creato. Le conseguenze sociali della dottrina catara furono quelle che preoccuparono i potenti del tempo e che causarono le violente persecuzioni: i catari non credevano che le cattive azioni sarebbero state punite nell'altra vita, rigettavano il matrimonio, la famiglia e le opere buone come dannosi perchè perpetuavano il mondo anizichè annichilirlo. Monarchi e Signori del tempo decisero di reprimere questa eresia anche perchè pressati dal popolo che molto spesso era vittima di violenze e devastazioni dei catari. A volte la popolazione si fece giustizia da sola abbandonandosi a linciaggi indiscriminati. Nel 1040, per esempio, i milanesi vennero alle armi con i catari di Monforte d'Alba. L'arcivescovo voleva comminare loro pene spirituali, ma i milanesi preferirono metterli al rogo. Nle 1114 a Soissons il popolo , temendo che il Vescovo Lisiardo li avrebbe rispariati, strappò dalla prigione gli eretici e li arse sul rogo. La stessa cosa accaddè a Liegi nel 1134 dove il popolo, temendo la "pietà clericale" del Vescovo, assaltò la prigione e mise al rogo gli eretici.
    Salta subito agli occhi come la Chiesa fu trascinata nella lotta giuridica all'eresia dal potere politico, e questo dalla piazza. Curioso è anche che i più feroci e zelanti contro i catari furono i principi meno zelanti in materia di pratica religiosa.

  3. #3
    suum cuique
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    Predefinito I CATARI E IL "CAMPO DEI CREMATI"

    di Antonio Bruno
    per Edicolaweb


    Il nome di Raimon de Perelha ha qualcosa d'inquietante. Sarà la mia fantasia sempre molto sensibile a suggestioni trobadoriche ma, di certo, non possiamo dire che il cavaliere provenzale che portava tale nome non fosse l'artefice di un evento piuttosto importante nella misteriosa e tragica storia dei Catari.

    Fu lui, infatti, che recepì l'istanza del vescovo cataro Raimon Blasco volta ad una radicale ricostruzione del "pog" di Montsegur, un'altura ai confini con i Pirenei e la Spagna, immersa in un paesaggio aspro ed affascinante al tempo stesso, in cui ogni pietra trasuda storia ed antico dolore. "Pog", in linguaggio locale, vuol dire "monte", e quello di Montsegur è senz'altro il simbolo di pietra di una accanita resistenza, di un'accanita fede e di un'accanita barbarie.
    Dunque, il "nostro" cavaliere occitano, Raimon de Perelha, riedificò praticamente da zero il precedente insediamento fortificato che gli studiosi chiamano "Montsegur I", e ne fece il bastione rifugio più tristemente noto di quella che viene chiamata la "chiesa catara", un bastione entro le cui solide e dominanti mura credettero di aver trovato sicuro rifugio gli appartenenti ad un'intera comunità di fedeli: uomini, donne, bambini, vecchi. Vi erano capanne, botteghe e si può dire che Montsegur fosse una sorta di comunità autonoma a sé stante come (ma il parallelismo è solo assolutamente indicativo) certe "isole spirituali" dei nostri tempi, in cui si raggruppano comunità più o meno avulse dal mondo esterno in osservanza di modi decisamente "alternativi" di concepire la vita.

    I Catari, però, non erano una comunità di spiritualisti New Age. Essi avevano leggi e convinzioni ben precise considerandosi gli autentici custodi della tradizione cristiana, i protettori e divulgatori della vera Gnosi, in opposizione alla Chiesa romana da essi considerata pervertita e blasfema. I "Catari", o "Perfetti", dunque, erano uomini di rigorosi princìpi ma, soprattutto, di chiare idee in merito alle Scritture, la cui interpretazione era diametralmente opposta a quella ortodossa. L'ombra del Manicheismo aleggia pregnante nelle dottrine catare e più di uno studioso ha accettato, come dato di fatto, la provenienza del catarismo da questo sistema religioso a sua volta proveniente da oriente e, pare, dalla terra di Bulgaria. Del resto, lo stesso Gnosticismo, con la sua fortissima connotazione dualistica di Luce e Materia, era, con ogni probabilità, di derivazione manichea, ma quello che caratterizza in modo particolare i Catari era l'aspirazione a salvare l'essere umano attraverso un percorso essenzialmente "iniziatico", che aveva le sue radici in antichissime religioni misteriche. I testi sacri che costituivano la base dell'esegesi catara erano, soprattutto, il Vangelo di San Giovanni, le epistole di San Paolo ed i vangeli cosiddetti "apocrifi".
    Le tradizioni e la storia della regione occitano-catalana sono ed erano eccezionalmente antiche e suggestive: è a questo contesto culturale, a questa "civiltà" a cavallo tra Francia e Spagna che dobbiamo la nascita della poesia trobadorica e del sistema utopistico-letterario detto "amor cortese". Certamente, da queste terre, venne a tutta l'Europa uno slancio di civiltà che si impresse durevolmente in ogni contrada caratterizzando indelebilmente l'intero periodo medioevale. Ma l'unità politica occitano-catalana rappresentava anche una spina nel fianco per i poteri centrali, che vedevano nella sua civiltà, cultura e forza religiosa una pesante minaccia. Lo sterminio dei Catari rappresentò allora, sia per il potere politico feudale di derivazione carolingia che per quello ecclesiastico ortodosso romano, un'opzione irrinunciabile, una semplice questione di "mors tua vita mea", con tutto il cinismo grondante sangue che ne conseguì. Fu proprio dalla distruzione del Catarismo, conclusasi con la caduta della rocca di Montsegur, che si dette avvio al triste fenomeno dell'Inquisizione, disumano connubio fra potere e Chiesa, strumentalizzazione cinica, come pochissime altre, della Parola divina per scopi di egemonia.

    Ma non sarà, ci domandiamo ora, che i Catari della Linguadoca avessero custodito un qualche grande "segreto" che incuteva enorme timore all'ortodossia romana? Non potrebbe essere che quest'ultima, venuta a conoscenza di quanto i Catari asserivano, ovvero di essere in possesso di qualcosa di assolutamente sconvolgente per tutti i Cristiani, si fosse inquietata nella consapevolezza che, di qualunque segreto si fosse trattato, esso avrebbe rappresentato una sicura minaccia per lo status egemonico del Cattolicesimo? La risposta affermativa a queste domande, qualora si consideri valida la convinzione di molti studiosi "eretici" che l'ortodossia cattolica si regge su assunti dogmatici basati su ampie manipolazioni delle Scritture originali, non sembra poi del tutto campata in aria se pensiamo, tra l'altro, all'accanimento con cui Roma si è dedicata alla distruzione di ogni simbolo dell'"eresia" Catara. Non dimentichiamo che, nel 1244, quelli che distrussero Montsegur si definivano "Crociati", né più né meno dei soldati che andavano a liberare il Santo Sepolcro dai Musulmani e che ci fu un accordo assolutamente premeditato fra il re di Francia ed il Papa. Collusione nefasta questa, verrebbe voglia di esclamare, della monarchia transalpina con il capo della Chiesa, quando si pensi all'altro atroce sterminio, quello dei Templari, perpetratosi nel 1314 ad opera, ancora una volta, di questi due poteri.
    Di sicuro interesse, per coloro che desiderano affrontare ad ampio raggio la tematica del Catarismo, il collegamento fra questo ed il movimento ereticale degli Albigesi, tanto è vero che la caduta dei Catari può ritenersi un'espansione di quella triste pagina di storia chiamata "Crociata Albigese".
    Ma, tornando al presunto "segreto" custodito dai Catari, di cosa avrebbe potuto trattarsi? C'è chi parla del mitico Graal...

    Una leggenda, diranno molti, e forse hanno ragione. Ma sta di fatto che, alla caduta della fortezza di Montsegur, fra urla di donne, vecchi e bambini arrostiti fra le fiamme appiccate dai Crociati papalini e reali, pare che alcuni fuggitivi siano riusciti ad eludere l'accerchiamento delle truppe assedianti ed a mettere in salvo il cosiddetto "tesoro". Ma di che "tesoro" si trattava...? Non potrebbe essere che il termine "tesoro" si riferisse ad una ricchezza metaforica, essenzialmente spirituale e conoscitiva...? Se ne parla da tanto tempo e le disquisizioni di dotti ed eruditi non si contano.
    Prove, in un senso o nell'altro, non ne esistono. Si sa che i "Perfetti", o meglio, un esiguo numero di essi, riuscirono a far filtrare fra le maglie dell'assedio questo ignoto "qualcosa" ma, se questo "qualcosa" fosse il Graal o meno, è estremamente arduo da dire. Tanto più se consideriamo che il Graal stesso è un oggetto essenzialmente simbolico.
    Ci troviamo, dunque, qui, a domandarci se il "tesoro" dei Catari fosse stato un simbolo di ciò che, a sua volta, potrebbe essere nient'altro che il simbolo per eccellenza della purezza e della Conoscenza, appunto il Graal.
    È un percorso molto insidioso, il nostro. Eppure, le terre dei Pirenei hanno qualcosa di misterioso che le porta ad essere associate al Graal.
    Sappiamo, infatti, che ad Huesca, in Aragona, proprio nel cuore dei Pirenei, esiste un'antichissima leggenda collegata al Graal ed al dio celtico Lug, trasformato dal Cristianesimo in San Lorenzo, protettore di Huesca. La leggenda afferma che il Graal proveniva dall'Oriente e che, giunto a Huesca, fu preso in consegna proprio da San Lorenzo, che lo custodì in un luogo segreto. Ma l'intreccio con i culti celtici della zona è destinato a riservarci altre sorprese: non distante da Huesca esiste la misteriosa Sierra de Guara, di antichissime tradizioni culturali agricole e pastorali; insomma, una terra celtica che ha il suo fulcro in San Juan de la Pena, nome cristianizzato con un suo protettore cristianizzato: San Urbez.

    Ora, pare che il Graal, a seguito dell'invasione musulmana della Spagna e della zona di cui ci occupiamo, abbia iniziato una sorta di esodo, attraverso località come Yesa, San pedro de Siresa, San Adrian de Sàsave, Jaca, San Juan de la Pena, appunto e... Montsegur. Ma è difficile, a questo punto districare la leggenda dalla storia. Sappiamo che, nel XV secolo, il re Catalano-Aragonese Martì I fece trasferire quello che si dice essere il Graal a Saragoza e poi a Barcellona. Ma le tracce di questo percorso si fanno, appunto, sempre più leggendarie. C'è, però, da osservare una cosa interessante: abbiamo citato la località di Jaca. Ora, come rileva argutamente Jaume Cluet (in un interessante articolo per la rivista "Hera"), tale località si trova proprio all'ingresso della Roncisvalle di Navarra, ovvero di quella strada iniziatica-cristiana, celtica e iberica che si chiama "Cammino di Santiago".
    La discografia attinente a questo periodo storico ed alle gesta dei crociati antialbigesi, come i musicofili sapranno bene, è ricca di documenti, canzoni, inni e lodi in onore di questo percorso iniziatico detto anche "Pellegrinaggio di Santiago", in un'altra forte sovrapposizione cristiana a precedenti e supponibilmente marcati culti celtici.
    A questo punto, ci rendiamo conto che non sembra poi così assurdo collegare il mito del Graal alla caduta di Montsegur ed al fatto, quasi certo, che alcuni fuggitivi riuscirono a mettere in salvo dalla distruzione del 1244 "qualcosa" di estremamente prezioso che veniva custodito fra le mura della fortezza. Un castello che, secondo alcuni studiosi, come Fernand Niel, nel libro "I Catari di Montsegur", avrebbe potuto essere con ogni probabilità una sorta di tempio-fortezza ispirato ad una chiara simbologia solare e zodiacale. In questo caso, sarebbero stati gli stessi "Perfetti" a dare istruzioni al nostro cavaliere occitano Raimn de Perelha affinché l'edificio avesse le giuste connotazioni architettoniche.
    Ecco ora, una cronaca delle ultime tragiche ore di Montsegur, a firma di Vittorio Di Cesare per concessione di "Hera":

    "Il 16 marzo del 1244, tante donne che avevano difeso il castello scelsero di essere arse vive piuttosto che abiurare. Più di duecento catari furono rinchiusi in un recinto dov'erano state accatastate delle fascine di legna, in uno spiazzo sottostante il castello, e bruciati vivi in un luogo chiamato ancora oggi 'Il campo dei cremati'. È da queste ceneri che è rinato lo spirito di indipendenza del paese. Negli anni '20 alcuni studiosi condussero delle ricerche nei dintorni del Pog e qualcuno asserì di aver trovato una caverna nella quale, su tavoli di pietra, erano appoggiati libri catari.
    Quelle grotte non furono mai più ritrovate ma la notizia servì ad attirare a Montsegur caterve di cercatori di tesori, tra i quali il noto scrittore tedesco Otto Rahn, cui si deve la più importante documentazione di quella crociata contro gli eretici."

    Il tempo ed il silenzio, rotto solo dal frinire delle cicale estive nei campi assolati dei Pirenei occitani, sembrano aver preso da secoli, ormai, il sopravvento su questi lontani eventi tragici. Eppure, proprio là, fra quei monti, un giorno esistette la Chiesa cristiana autonominatasi "dei Buoni Uomini e delle Buone Donne". Forse avrebbero avuto davvero qualcosa di "buono" da dirci e, forse, qualcuno nasconde ancora l'essenza del loro antico sapere. Se si tratta di sapere vero, genuino, possiamo allora stare certi che nessun rogo o sterminio potranno mai estinguerlo.

  4. #4
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    In effetti le guerre di religione che sconvolsero l'Europa a partire dalla Riforma protestante ebbero i loro progoni proprio nella tremenda repressione delle eresie catara e albigese.

 

 

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