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    Predefinito In Abruzzo fallisce il colpo basso di Di Pietro (e Udc)

    martedì 04 novembre 2008, 08:00

    Abruzzo, fallisce l’imboscata di Di Pietro

    di Mariateresa Conti

    Roma - L’imboscata era già pronta. Dichiarazioni roboanti, minaccia di video pronti ad attestare le irregolarità. O meglio, le irregolarità che non c’erano, visto che ieri l’ufficio elettorale centrale presso la Corte d’Appello dell’Aquila ha ammesso il listino del candidato presidente della Regione del centrodestra, Gianni Chiodi. Con buona pace di chi - Di Pietro in prima fila, ma anche l’Udc di Casini e La Destra con Teodoro Buontempo - tifava per un’esclusione a tavolino.
    E invece no, il Pdl correrà regolarmente alle elezioni al vetriolo d’Abruzzo. La «fumata bianca» è arrivata ieri a metà pomeriggio. Le apparenti irregolarità formali rilevate il giorno prima - la mancanza di alcuni timbri e l’insufficienza del numero di firme - si sono rivelate insussistenti. Il controllo della documentazione ha fatto aggiungere, alle 1.680 sottoscrizioni già dichiarate valide, altre 75 firme. È stato così superato di cinque unità il quorum di 1.750 presentatori necessario.
    Una bella notizia per il Pdl. E un colpo mortale per l’Idv, che con Antonio Di Pietro aveva sbandierato il giorno prima il «possesso di prove documentali, fotografiche e video» a riprova delle irregolarità. Ieri Di Pietro ha presidiato di persona il palazzo di giustizia. Quindi, scornato, ha mollato la postazione: «Vogliamo giocare la partita sul campo – ha dichiarato – e non vincerla a tavolino. Rispettiamo la decisione presa dall’ufficio elettorale centrale della Corte d’Appello dell’Aquila, e la rispettiamo a tal punto che non chiederemo al Tar alcuna sospensiva in via cautelare, fermo restando il nostro diritto-dovere di avere copia degli atti e, eventualmente, attivare un giudizio di merito nelle sedi competenti a elezioni avvenute». Dietrofront sì, dunque, ma sempre col fucile puntato. A fare da sponda a Di Pietro l’Udc, ancora scottata dall’esclusione alle elezioni in Trentino. Anche La Destra con Buontempo va all’attacco, mentre il Pd, per bocca dell’abruzzese «doc» Franco Marini, ostenta distacco: «Sono soddisfatto – commenta l’ex presidente del Senato – per la decisione presa dalla Corte di Appello di riammettere la lista Pdl. La regione infatti ha bisogno che dalla competizione elettorale emerga un governo pienamente rappresentativo e autorevole. Un governo autorevole esce da un confronto elettorale franco e deciso e da una scelta che vede in campo i due schieramenti. Noi vogliamo vincere con il voto dei cittadini».
    Veleni su veleni, dunque. Per un’elezione nata tra le polemiche, figlia com’è della bufera giudiziaria che ha travolto Ottaviano Del Turco costringendo lui alle dimissioni e il centrosinistra alla perdita di una delle sue giunte. «Quel che resta di questa vicenda – dice amaro il vicepresidente vicario dei senatori Pdl Gaetano Quagliariello – è il clima di caccia alle streghe che sta trasformando la lotta politica in Abruzzo in una corrida fatta a colpi di sospetti, di denunce, di intimidazioni. I nostri esponenti, con buona pace di Casini, alla Corte d’Appello si sono recati solo quando sono stati chiamati, e per difendersi».
    Gongola il coordinatore regionale di Forza Italia, Andrea Pastore: «Nonostante l’inquietante presenza di Di Pietro nel palazzo di giustizia aquilano, i magistrati della Corte d’Appello hanno dimostrato di avere una tempra ben diversa da quella dell’ex pm molisano. Di Pietro ha coltivato sino alla fine l’illusione di conquistare il governo regionale per via giudiziaria".La spada di Damocle dei ricorsi pende comunque tuttora sulle elezioni in Abruzzo. Ad annunciarne uno, per la riammissione della propria lista, Alleanza federalista-Lega Nord, esclusa a causa di un presunto ritardo.
    http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=303418&START=0&2col=

    Quando gli danno del fascista non hanno tutti i torti.
    Uno che vuole vincere non facendo presentare gli avversari all'elezioni quale appellativo merita?

  2. #2
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    Predefinito

    Odio il lunedì


    Anche in Abruzzo Di Pietro sceglie i tribunali per fare lotta politica


    di GAETANO QUAGLIARELLO (da L'Occidentale del 4 Nov. 2008)
    Parliamo di una brutta storia, che approfondisce la ferita di una Regione già provata da intimidazioni, ricatti, moralismi pelosi. Conviene raccontarla perché, purtroppo, la morale che se ne ricava non si ferma ai confini dell'Abruzzo ma interessa tutto il Paese e la lotta politica che verrà. I fatti, innanzi tutto. Dopo aver scelto in Gianni Chiodi il candidato che meglio di ogni altro riusciva a interpretare il rinnovamento e al tempo stesso la volontà di costruire con il Popolo della Libertà un partito a vocazione veramente maggioritaria, si è cercato di prendere distacco dalle vecchie abitudini e di accostare alla lista del PdL il minor numero possibile di liste apparentate, per evitare la frammentazione e per garantire alla futura maggioranza quella coesione indispensabile affinché l'Abruzzo potesse voltare pagina. Soprattutto, si è chiesto e ottenuto che tutti i candidati delle liste apparentate (tranne quelli dell'Mpa, che è un partito alleato a livello nazionale) si iscrivano a un solo gruppo consiliare: quello del PdL.
    Non è stato fatto un cattivo lavoro. Le liste in tutto sono quattro: oltre quella del PdL, due civiche e l'Mpa. E' assai meglio di ciò che sono riusciti a fare i nostri avversari, quelli che appoggiano come presidente Costantini, i quali altro non hanno fatto altro che riproporre con sette liste la vecchia Unione prodiana.
    Come è normale che sia, quest'opera di innovazione è costata qualche discussione, qualche litigio e, soprattutto, qualche esclusione. Non tutti sono stati contenti. Ma quando sabato sono state depositate le liste si era coscienti di aver raggiunto un buon risultato: uno di quei risultati che in politica costano qualcosa. E questo è un dato di moralità, perché non si raggiunge nessun traguardo e nessuna innovazione se non si è disposti a pagare qualcosa.
    Lo stato d'animo degli amici del PdL che sono stati a Palazzo di Giustizia a consegnare le liste contrastava, dunque, con la sensazione che hanno immediatamente riportato: quella di disagio per essere "sorvegliati speciali" da parte di esponenti di altri partiti - in particolare dell'Italia dei Valori - aggressivi, pronti a coglierli in fallo, ed evidentemente, stando a quanto da due giorni leggiamo sui giornali, armati di mezzi per registrare, filmare, fotografare. Insomma, un clima da stato d'assedio che trovava conferma nelle dichiarazioni a mezzo agenzia, nelle quali si insinuavano irregolarità, si chiedeva alla magistratura di intervenire, si ipotizzava che le liste del PdL potessero essere dichiarate inammissibili. Si giungeva persino a consigliere ai magistrati di visionare i filmati del circuito interno del tribunale, facendo tornare in mente alcune scene del film "Le vite degli altri", quasi fossimo nella Ddr.
    Potete capire lo sconcerto quando, il giorno successivo alla consegna delle liste, un primo fax della Corte d'Appello informava i nostri rappresentanti che ciò era effettivamente avvenuto. E un candidato alla presidenza dell'Abruzzo giungeva persino a individuare in quell'atto una risposta a una mia dichiarazione del giorno prima con la quale mi dicevo certo della correttezza formale delle nostre operazioni (Adnkronos di domenica 2 novembre: "Buontempo: Corte d'Appello 'risponde' a Quagliariello").
    Un secondo fax della Corte d'Appello ha iniziato a dissipare i nostri timori: l'esclusione (divenuta provvisoria e con riserva) sarebbe dipesa dal mancato raggiungimento del numero di firme minime allegate alla lista del presidente, dovuto al fatto che una parte di quelle da noi consegnate sarebbero state invalide per vizi di forma al momento dell'autenticazione. Un accesso agli atti ci ha consentito di comprendere che, in realtà, la Corte d'Appello è stata fin troppo zelante. Non solo perché la legge consente di sanare alcuni difetti di certificazione nelle 48 ore successive, ma soprattutto perché, per giurisprudenza consolidata sia della Corte di Cassazione che del Consiglio di Stato, 198 firme in calce alle quali non era apposto con chiarezza il timbro dell'autenticatore avrebbero dovuto a tutti gli effetti essere considerate valide.
    La nostra tranquillità contrastava con lo sciacallaggio che immediatamente andava in onda sulle agenzie: una corsa a chiedere alla magistratura di attribuire di fatto una vittoria a tavolino; atteggiamento assolutamente in linea con il disprezzo che la parte politica protagonista di questo spettacolo poco edificante mostra di avere per i verdetti della sovranità popolare.
    Purtroppo, però, non ci si è fermati alle dichiarazioni. Mentre i nostri rappresentanti chiamati dalla Commissione elettorale si sono recati in Corte d'Appello per ragioni strettamente istituzionali, l'onorevole Di Pietro nella stessa sede ha inscenato una commedia dall'alto significato metaforico, spiegando a chi non l'avesse ancora compreso qual è per lui la sede deputata a dirimere in conflitti politici. Il suo candidato Costantini ha fatto di peggio, minacciando di pubblicare su Youtube filmati amatoriali dai quali emergerebbero non si sa quali nefandezze.
    Insomma, la ricetta indicata dall'Idv per risolvere i problemi dell'Abruzzo è quella di istituzionalizzare la delazione, il sospetto, lo sputtanamento via etere e per banda larga.
    Appare più chiara, a questo punto, la vera responsabilità del Pd: quella di aver ceduto a questi metodi non denunziando l'alleanza con Di Pietro e l'Idv. E' un fatto: nella prima consultazione di rilevanza nazionale dopo quella del 13 e 14 aprile, accettando di farsi rappresentare da Costantini, Veltroni ha sostanzialmente abdicato alla guida della coalizione. Le conseguenze dal punto di vista dei metodi di lotta politica ora dovrebbero essere chiare a tutti. Anche agli elettori di buon senso, moderati e riformisti, che in Abruzzo non hanno scelta. Potranno votare solo il candidato del PdL.

 

 

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