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    OMNIA SUNT COMMUNIA

    Socializzare e nazionalizzare le banche

    Dichiarazione del Comitato Esecutivo del DKP *


    La crisi finanziaria ha effetti globali. Ha condotto l'economia mondiale in una recessione da cui derivano perdite eccezionali nel prezzo delle azioni e ripercussioni crescenti in tutti i settori dell'economia reale, come possiamo riscontrare nel settore automobilistico tedesco. I contraccolpi per la classe operaia, i lavoratori e disoccupati, i pensionati e coloro che dipendono dall'assistenza pubblica, per i poveri di tutto il mondo, così come per la classe media nei paesi sviluppati, non sono ancora prevedibili in tutta la loro portata.

    I fatti hanno da tempo smentito come questa crisi non riguardi esclusivamente il capitale finanziario statunitense; la supposta stabilità in Europa non è più valida. Anche in Germania tutte le voci sulla crescita economica e sul "miracolo dell'occupazione" si sono zittite. Il Ministro delle Finanze Steinbrück aveva spiegato nella discussione sul bilancio all'inizio di settembre che la crisi finanziaria era tutta statunitense; ma già alla fine di settembre aveva riconosciuto che "il mondo non tornerà più quello di prima della crisi". Il 10 ottobre il Cancelliere Merkel ha informato il parlamento tedesco che "(mai) prima avevamo avuto una così grave situazione". I giornali titolano "Il capitalismo in crisi" o "Il sistema capitalista è in discussione".

    Se i contribuenti non fossero obbligati a salvare banche e compagnie di assicurazione – non ci riferiamo solo ai cinque maggiori istituti negli Stati Uniti, ma a varie banche in Islanda, Gran Bretagna, Francia, Italia, Spagna, Germania e in altri paesi – queste sarebbero già fallite. I governi degli Stati capitalistici più potenti hanno modificato i programmi per salvare le banche. Alcune delle istituzioni finanziarie più pesantemente colpite dalla crisi sono – temporaneamente – garantite dal governo. L'obiettivo è "socializzare" le loro perdite e quando, in mutate situazioni saranno risanate, verranno restituite al controllo della finanza capitalista.

    Il governo della Repubblica Federale Tedesca intende concedere oltre 500 miliardi di euro in sovvenzioni e garanzie.

    Il Partito Comunista Tedesco respinge tale spreco di fondi pubblici. Chiediamo invece l'immediata istituzione di una commissione di delegati sindacali e di altre organizzazioni non collegate al capitale finanziario e di rappresentanti della società civile. Il suo compito sarebbe di informare il pubblico circa l'entità della crisi e di proporre soluzioni da sottoporre al voto popolare. Come passo immediato suggeriamo di togliere tutte le principali banche dalle mani degli speculatori e dei bancarottieri per metterle sotto il controllo della proprietà pubblica.

    Dovremmo ancora avere bene a mente che:

    - i partiti neoliberali (conservatori, liberali, socialdemocratici e verdi) hanno rigettato all'unanimità perché troppo costose le richieste di 6 miliardi di euro per le scuole materne e gli asili nido e le rivendicazioni di 7 miliardi di euro per aumentare al minimo di 420 euro al mese le indennità di disoccupazione. Ma improvvisamente c'è abbastanza denaro: miliardi di euro per il sostegno delle banche, delle compagnie di assicurazione e altri importanti istituti;

    - i costi per il minimo salariale, per programmi di occupazione, per gli aumenti delle pensioni sono giudicati proibitivi. Ora si tratta di decine di miliardi di euro e la coalizione di governo, senza consultare il Parlamento o interpellare il popolo, ha deciso. L'influenza e il potere del capitale finanziario sui partiti maggiori non sono mai stati così evidenti;

    - qualsiasi incremento di spesa per fini sociali, educativi o umanitari, è stato respinto con l'argomentazione che l'obiettivo principale doveva essere la riduzione del debito nazionale. Ora lo sappiamo: il capitalismo deve essere salvato a qualsiasi costo.

    Questa crisi non cade dal cielo. Le sue cause non stanno nel fallimento e negli errori dei banchieri e dei comitati esecutivi, che sfruttano le opportunità consentite dalle crescenti speculazioni, né nella carenza di controllo sul sistema finanziario.

    Il capitalismo ha prodotto gli effetti devastanti di questa crisi. Le conclusioni tratte nel Programma del Partito Comunista Tedesco sono pienamente confermate: "La speculazione è sempre stata una componente dell'economia capitalistica. Nella nuova fase del capitalismo dei monopoli è diventata elemento determinante e penetra tutti i gangli dell'economia e della politica. Da ciò deriva che la speculazione finanziaria per le grandi imprese è diventata strumento centrale di accumulazione capitalistica. Con le grandi fusioni bancarie e delle assicurazioni, con enormi risorse finanziarie raccolte attraverso il risparmio, i fondi pensione e altre fonti, la finanza ha raggiunto lo stadio più elevato del suo potere. Il capitale gira il mondo in cerca del più alto tasso di profitto. Il suo interesse famelico non può essere soddisfatto che da sconsiderati aumenti delle quotazioni e dal saccheggio dei bilanci dello stato e degli enti pubblici. E questi ultimi, indotti all'indebitamento, cadono nella più profonda dipendenza finanziaria. La speculazione ha raggiunto nuovi traguardi, non più soltanto le imprese e le azioni, ma anche le valute dei paesi sono oggetto di speculazione. I mercati finanziari internazionali dettano la politica economica nazionale".

    Questi mercati finanziari – e con loro l'economia – precipitano in una profonda crisi per la quale dovranno pagare le popolazioni di tutto il mondo, per primi i più poveri. Il 9 ottobre il quotidiano Frankfurter Allgemeine Zeitung, voce della borghesia tedesca, ha persino citato in prima pagina il Manifesto del Partito Comunista: "... la moderna società borghese, che ha evocato come per incanto così potenti mezzi di produzione e di scambio, rassomiglia allo stregone che non può più dominare le potenze sotterranee da lui evocate."

    Il fatto che gli Stati Uniti, così come l'Inghilterra, il Belgio e altri paesi abbiano messo le banche sotto il controllo dello Stato, testimonia il crollo della cosiddetta economia del libero mercato, del capitalismo. Le crisi fanno parte del sistema capitalistico, ma questa crisi presenta delle sue peculiarità: l'eccesso di produzione, la questione ambientale e alimentare, la percezione di una possibile sconfitta dell'imperialismo in Afghanistan e in Iraq.

    Questo insieme di fattori potrebbero mettere in pericolo la sopravvivenza dell'uomo e della natura; si fanno più probabili le catastrofi dovute alla guerra, i disastri ambientali o sociali, si manifesta un aggravarsi dei flussi migratori. Inoltre crescerà la tendenza a forme di governo del capitale reazionarie e dittatoriali. Ne è per esempio un indicatore la proposta incostituzionale fatta dal governo tedesco per consentire alle Forze Armate di agire all'interno del paese.

    Noi, membri del Partito Comunista di Germania, siamo parte del movimento extra-parlamentare che deve ora dare voce e corpo al giudizio della maggioranza dei lavoratori contro il potere neo-liberale. E' l'ora in cui dobbiamo rafforzare la protesta e la resistenza contro la definitiva distruzione dei sistemi di assistenza sociale, contro lo smantellamento dell'istruzione, contro l'ulteriore privatizzazione dei servizi pubblici e contro il cambiamento della fiscalità a favore del capitale.

    Ovunque lavoriamo, studiamo e viviamo, dobbiamo organizzare la resistenza. Le nostre rivendicazioni e le nostre azioni sono nell'effettivo interesse dei lavoratori, dei disoccupati, degli studenti e dei pensionati.

    Bisogna costruire alleanze che partano da esperienze di conflitti nelle fabbriche e negli uffici, nei quartieri e nelle città; occorre unire le forze e partire da rivendicazioni comuni.

    Il DKP – Partito Comunista Tedesco – pone le seguenti rivendicazioni:

    - No alla "socializzazione" delle perdite; occorre trasferire invece banche e compagnie sotto la proprietà pubblica e il controllo democratico! È giunto il momento di attuare la Costituzione (articolo 14 sul diritto di proprietà, e l'articolo 15 sulla nazionalizzazione);

    - Stop alle privatizzazioni: chiediamo la tutela delle casse di risparmio, delle banche municipalizzate e delle altre strutture pubbliche;

    - Revisione della fiscalità contro l'interesse del Capitale finanziario;

    - Un immediato aumento della tassazione dei redditi multimilionari superiori a 800.000 €, di un punto percentuale e mezzo: questa misura da sola garantirebbe entrate per un importo di circa 30 miliardi di euro, utili, ad esempio, per un programma di occupazione;

    - In tutte le organizzazioni finanziarie e assicurative, devono essere rappresentanti organismi eletti democraticamente, come i sindacati, le associazioni, le federazioni e gli organismi sociali con il compito di sorveglianza e controllo degli affari commerciali.

    Inoltre chiediamo una misura politica immediata: il divieto di speculazioni e l'abolizione dei fondi di investimento. I reati penali devono essere scoperti e perseguiti, i responsabili devono essere puniti.

    Chiediamo un cambiamento nella politica in termini sociali, democratici, ambientalisti e antibellicistici, oltre che per il pericolo di sviluppi reazionari. Ciò richiederà il sostegno della grande maggioranza della popolazione. E' un processo che dovrà concentrarsi sulle alternative sociali e le prospettive future, attraverso il dibattito e le azioni concrete. La discussione sul futuro in cui vogliamo vivere, è aperta.

    In considerazione della recente crisi del capitalismo noi comunisti ribadiamo il nostro punto di vista: "Sotto le precondizioni della proprietà pubblica e la pianificazione sociale della produzione sarà possibile - nel corso di un lungo processo storico - sviluppare un ordine di convivenza umana nel quale il libero sviluppo di ciascuno è la condizione per il libero sviluppo di tutti". (K. Marx e F. Engels, Manifesto del Partito Comunista)


    * da Partito Comunista Tedesco (DKP) - www.dkp.de
    Traduzione dall'inglese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare


    ARDITI NON GENDARMI

  2. #2
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    In sé, però, non sono proposte rivoluzionarie se non si pensa alla democrazione come al popolo al potere. Qui sta il punto. Nazionalizzare tutto per poi mantenere un governo della classe dominante "borghese" (lo uso per comodità), significa "privatizzare" in un altro modo, a mio modo di vedere. Sbaglio?

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da Outis Visualizza Messaggio
    In sé, però, non sono proposte rivoluzionarie se non si pensa alla democrazione come al popolo al potere. Qui sta il punto. Nazionalizzare tutto per poi mantenere un governo della classe dominante "borghese" (lo uso per comodità), significa "privatizzare" in un altro modo, a mio modo di vedere. Sbaglio?

    La nazionalizzazione è un bene anche in un sistema capitalistico che persegue un proprio peculiare cammino di sviluppo non del tutto incentrato sull'accumulazione del profitto privato. Pensa alle nazionalizzazioni di Chavez e Morales, meritevoli processi che stanno permettendo a due paesi dominati di recuperare, pur entro un contesto tuttora capitalistico, un ruolo di indipendenza e di dignità.
    E'chiaro che il fine dovrebbe essere la creazione di un potere popolare fuori dal modo di produzione capitalistico.
    E in ogni caso, e qui sollevo un altro problema, sono comunque convinto che anche un nuovo potere, per quanto partecipativo, dovrebbe comunque reggersi su un sistema minimamente piramidale. Sono convinto che sempre sarà necessaria l'esistenza di gruppi rappresentativi di un potere popolare. La democrazia partecipativa, a mio avviso, deve essere fondata su sistemi assembleari in cui la produzione, pur centralizzata, viene comunque controllata e monitorata dal basso.
    Ho messo molta carne al fuoco....

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da terraeamore Visualizza Messaggio
    La nazionalizzazione è un bene anche in un sistema capitalistico che persegue un proprio peculiare cammino di sviluppo non del tutto incentrato sull'accumulazione del profitto privato. Pensa alle nazionalizzazioni di Chavez e Morales, meritevoli processi che stanno permettendo a due paesi dominati di recuperare, pur entro un contesto tuttora capitalistico, un ruolo di indipendenza e di dignità.
    La nazionalizzazione delle imprese non lede gli interessi delle comunità locali (o indigene)? Te lo dico perché nell'America del Sud queste istanze di nazionalizzazione sono spesso viste come spoliazioni di beni comuni, a favore di uno Stato che alcune comunità locali sentono lontano.

    Conosci il mio appoggio ai leader che hai citato, ma voglio mantenere il più possibile un occhio critico.

    E in ogni caso, e qui sollevo un altro problema, sono comunque convinto che anche un nuovo potere, per quanto partecipativo, dovrebbe comunque reggersi su un sistema minimamente piramidale. Sono convinto che sempre sarà necessaria l'esistenza di gruppi rappresentativi di un potere popolare. La democrazia partecipativa, a mio avviso, deve essere fondata su sistemi assembleari in cui la produzione, pur centralizzata, viene comunque controllata e monitorata dal basso.
    Ho messo molta carne al fuoco....
    Non parlerei di piramide, perché è fuorviante. Mi piacerebbe immaginare una sfera, dove tutti partecipano al funzionamento della stessa.

    Mi pare chiaro che il popolo al potere sia il nostro obiettivo, ma è altrettanto chiaro che non siamo una Comune di 10000 persone e non possiamo immaginare che 60 milioni di persone si occupino di tutto contemporaneamente. Ognuno farà il suo. La rappresentanza avrà sempre e comunque significato, a meno di voler ricalcare l'esperienza sudamericana di comunitarismo "spinto".

  5. #5
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    OMNIA SUNT COMMUNIA

    Chavez distribuisce alla popolazione il libro di Ramonet “La crisi del secolo”
    Ignacio Ramonet ha inviato al presidente del Venezuela il proprio libro con la dedica “Per il comandante Chavez, che ha visto arrivare la crisi e avviò la rivoluzione per contrastarla”. Hugo Chavez ha molto apprezzato l'opera di Ramonet sulla crisi finanziaria che segna «la fine di un'era del capitaliasmo, niente sarà più come prima» e ha deciso di distribuire gratuitamente copie del libro alla popolazione.

    ARDITI NON GENDARMI

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Outis Visualizza Messaggio
    In sé, però, non sono proposte rivoluzionarie se non si pensa alla democrazione come al popolo al potere. Qui sta il punto. Nazionalizzare tutto per poi mantenere un governo della classe dominante "borghese" (lo uso per comodità), significa "privatizzare" in un altro modo, a mio modo di vedere. Sbaglio?
    In parte è vero, solo che dipende da quali fattori e da chi sono spinte queste cose e che programmi poi si hanno.

    se lo chiedono i socialdemocratici (semplifico) è un conto, se un'organizzazione comunista rivoluzionaria che vista la situazione reale, decide tali scelti..boh, bisogna vedere.

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da terraeamore Visualizza Messaggio
    La nazionalizzazione è un bene anche in un sistema capitalistico che persegue un proprio peculiare cammino di sviluppo non del tutto incentrato sull'accumulazione del profitto privato. Pensa alle nazionalizzazioni di Chavez e Morales, meritevoli processi che stanno permettendo a due paesi dominati di recuperare, pur entro un contesto tuttora capitalistico, un ruolo di indipendenza e di dignità.
    E'chiaro che il fine dovrebbe essere la creazione di un potere popolare fuori dal modo di produzione capitalistico.
    E in ogni caso, e qui sollevo un altro problema, sono comunque convinto che anche un nuovo potere, per quanto partecipativo, dovrebbe comunque reggersi su un sistema minimamente piramidale. Sono convinto che sempre sarà necessaria l'esistenza di gruppi rappresentativi di un potere popolare. La democrazia partecipativa, a mio avviso, deve essere fondata su sistemi assembleari in cui la produzione, pur centralizzata, viene comunque controllata e monitorata dal basso.
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    D'accordo con te, credo anche, se fatte in un sistema capitalistico, le nazionalizzazioni hanno una funzione "positiva", di argine.

    ARDITI NON GENDARMI

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Muntzer Visualizza Messaggio
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    D'accordo con te, credo anche, se fatte in un sistema capitalistico, le nazionalizzazioni hanno una funzione "positiva", di argine.

    ARDITI NON GENDARMI
    Ne siete proprio sicuri? Siete proprio sicuri che, per esempio, nazionalizzando l'Alitalia le cose andrebbero meglio? Parliamone, non ho un punto di vista solido.

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Muntzer Visualizza Messaggio
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    D'accordo con te, credo anche, se fatte in un sistema capitalistico, le nazionalizzazioni hanno una funzione "positiva", di argine.

    ARDITI NON GENDARMI
    Condivido. Non per fare il marxista dogmatico, che non sono assolutamente, ma bisogna avere due piani di lotta e di analisi. Da una parte lo "sviluppo delle forze progressive", comprese quelle forze che una volta si sarebbero chiamate "borghesi", e che capiscono che in una crisi del genere lo strapotere anarchico del Mercato non ha più senso, dall'altra parte l'analisi e la ricerca per un'avanzata rivoluzionaria. Avanzata rivoluzionaria che non può essere però né oggi né domani e le nazionalizzazioni possono essere un passo in avanti.

    Ciao.
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  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da terraeamore Visualizza Messaggio
    La nazionalizzazione è un bene anche in un sistema capitalistico che persegue un proprio peculiare cammino di sviluppo non del tutto incentrato sull'accumulazione del profitto privato. Pensa alle nazionalizzazioni di Chavez e Morales, meritevoli processi che stanno permettendo a due paesi dominati di recuperare, pur entro un contesto tuttora capitalistico, un ruolo di indipendenza e di dignità.
    E'chiaro che il fine dovrebbe essere la creazione di un potere popolare fuori dal modo di produzione capitalistico.
    E in ogni caso, e qui sollevo un altro problema, sono comunque convinto che anche un nuovo potere, per quanto partecipativo, dovrebbe comunque reggersi su un sistema minimamente piramidale. Sono convinto che sempre sarà necessaria l'esistenza di gruppi rappresentativi di un potere popolare. La democrazia partecipativa, a mio avviso, deve essere fondata su sistemi assembleari in cui la produzione, pur centralizzata, viene comunque controllata e monitorata dal basso.
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    sono assolutamente d'accordo su ciò che hai detto, ho però un dubbio che mi attanaglia da parecchio tempo e a cui faccio fatica a trovare una risposta...
    Come conciliare una democrazia partecipativa, magari fondata su sistemi assembleari, con un sistema di controllo della produzione centralizzato (a mio avviso un punto fondamentale della transizione socialista)??
    Secondo te le assemblee di controllo e monitoraggio (fondamentale per avere un riscontro del buon esito della pianificazione centrale) quali ruoli dovrebbero avere?? il nodo è abbastanza importante per il buon funzionamento di un sistema di produzione centralizzato che esclude il sistema mercantile (e le sue categorie) dalla circolazione della merce tra le unità produttive.

    PS: sull'argomento Banche, credito e socialismo è interessante questo scritto di Guevara http://www.cubasocialista.cu/texto/che/csche2.htm ... purtroppo è in castigliano

 

 
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