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  1. #1
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    Predefinito Un Piccolo Motivo Personale per tifare McCain

    Girovagando ho trovato questo articolo che ben sintetizza anche il mio pensiero...


    Un piccolo motivo egoista per tifare ancora McCain

    Giancarlo Loquenzi



    Questa notte gli americani sceglieranno il loro presidente. E’ la fine di una fantastica campagna elettorale che ci ha catturati per due interi anni. Poco meno per quanto riguarda il nostro giornale: era il 20 marzo del 2007 quando l’Occidentale apparve per la prima volta on-line e la prima rubrica a vedere la luce fu Pennsylvania Avenue, curata da Alessandro Gisotti e dedicata proprio alla corsa verso la Casa Bianca.

    Di questa campagna elettorale è stato detto ormai quasi tutto e anche noi abbiamo fatto la nostra parte: provate ad esplorare il tag “usa2008” e vedrete scorrere sul vostro schermo centinaia di articoli, analisi, commenti, nostri e del meglio del giornalismo americano che abbiamo selezionato e tradotto.

    Questo giornale non ha fatto un suo endorsement per questo o quel candidato, abbiamo sufficiente senso dell’ironia per non cadere nella trappola dell’emulazione. Ma questo è anche un giornale dichiaratamente partigiano e a leggere la maggior parte dei nostri articoli si può facilmente intuire dove sarebbero andati i nostri voti se fossimo nati sull’altra sponda dell’Atlantico.

    Ma sono gli americani a scegliere, non gli italiani o gli europei, altrimenti Barack Obama sarebbe già presidente per acclamazione. Su queste pagine però non abbiamo mai usato toni preoccupati o catastrofisti: l’ormai più che probabile elezione del senatore dell’Illinois non ci spaventa e non ci getta nella depressione più nera, come si capisce potrebbe accadere nel campo opposto se fosse McCain a prevalere.

    L’America è un grande paese ed è capace di trasformare in grandi presidenti anche uomini meno dotati di Obama. Siamo sicuri che non scenderà a patti con i nemici dell’America e dell’Occidente, non trasformerà il suo paese in un campione del buonismo onusuiano, non rinuncerà allo status e al ruolo planetario di grande potenza e saprà contrastare qualunque tentativo in questa direzione. Lo ha ampiamente spiegato anche il principe dei neocon Robert Kagan: Obama non sarà il presidente del “declino americano” come tanti, soprattutto in Europa, sperano.

    Abbiamo forse qualche preoccupazione in più sul fronte dell’economia visto l’immenso potere che il governo di Washington ha accumulato come ricaduta dei piani di salvataggio dalla crisi degli ultimi mesi. Quando si hanno in mano leve così potenti nelle banche, nella finanza e anche nell’economia reale, la tentazione di usarle in modo partigiano o ideologico può essere molto forte. Ma confidiamo che il sistema di checks and balances, proprio del sistema americano sappia reggere l’urto di questa nuova situazione.

    Insomma, davvero ci sentiamo di dire soltanto: vinca il migliore.

    Solo un piccolo prurito egoistico e tutto italiano ci porta ancora a sperare in una sorpresa nelle urne. Vedere John McCain e Sarah Palin trionfanti contro ogni previsione è un gusto che vorremmo prenderci, più che per i destini del mondo per quelli del nostro piccoli bestiario politico.

    Ci affatica l’idea di avere Furio Colombo e Vittorio Zucconi come i nuovi vati della “vera America”, quella risorta dopo le tenebre bushiane e finalmente ricondotta ad essere faro di civiltà. Rabbrividiamo al pensiero di vederli nuovamente in sella dettare l’esegesi corretta del pensiero obamiano, quando tra la loro idea di Obama e l’originale c’è più differenza che tra Obama e McCain stesso.

    Vorremmo risparmiarci le manifestazioni di giubilo del Pd: sentirci spiegare da Veltroni e giù giù fino alla Melandri, che “il vento è cambiato”, che finalmente il mondo gira dalla parte giusta e da quella parte ci stanno loro. Che Berlusconi deve farsi da parte e magari intanto ritirare il decreto Gelmini. Vorremmo risparmiare al paese l’immagine umiliante della delegazione del Pd che sventola bandierine obamiane il 20 gennaio, il giorno dell’insediamento.

    E infine ci piacerebbe molto vedere McCain vincitore per il gusto di assistere al rapido dietrofront di tutti gli obamiani del Pdl: quelli che hanno alzato il dito al vento dei sondaggi e si sono scoperti improvvisamente liberal; quelli che hanno seguito un malinteso spirito del tempo per ritrovarsi sulla sponda più glamour del momento; quelli che credono che i salotti buoni siano sempre dall’altra parte e friggono per un invito sullo strapuntino.

    La verità è che l’America sa badare a se stessa, siamo noi che abbiamo bisogno di McCain.



    http://www.loccidentale.it/articolo/...mccain.0061033

  2. #2
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    effettivamente la vittoria di obama potrebbe portare molti del PD a dire che il vento è cambiato e che loro sono dalla parte giusta ecc...

    ma questi atteggiamenti stupidi segno di grande debolezza non possono impedire a molti che votano cdx in italia (come me) a sostenere obama in america

    e non è giusto scaricare le nostre opinioni con un semplice: state salendo sul carro del vincitore!

    io sostengo obama perchè vedo in lui una persona nuova ..... se vincesse mccain non mi strapperò le vesti

    vinca davvero il migliore!

  3. #3
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    Ma lo so che tu diresti cosi`...a me da`fastidio vedere quelli che ieri bruciavano le bandiere americane diventare piu`filoamericani di me non capendo che gli USA di Bush sono gli stessi USA che probabilmente eleggeranno Obama...io stesso ho detto che per me e`indifferente tanto il mio filoamericanismo non cambiera`come invece cambierebbe il loro se dovesse vincere McCain!!!

  4. #4
    Meno male che Silvio c'è
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    Citazione Originariamente Scritto da Mantide Visualizza Messaggio
    Ma lo so che tu diresti cosi`...a me da`fastidio vedere quelli che ieri bruciavano le bandiere americane diventare piu`filoamericani di me
    per poco cmq, fino alla prima guerra a quel punto via a ribruciare le bandiere

  5. #5
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    Il Pd in crisi ora si aggrappa al senatore nero

    di Gianni Pennacchi

    Si ripete il solito copione: dopo aver osannato Clinton, Ségolène, Zapatero, Kerry e persino Jospin i democratici sperano in Obama alla Casa Bianca. Manifestazioni fino all’alba in tutta Italia per cavalcare il possibile successo

    Non gli è bastato il «partito fratello» dell’Unione Sovietica? Sempre orfana di qualcosa o qualcuno, la nostrana sinistra s’è ora aggrappata al «grande fratello» americano, il democrat Barack Obama che dovrebbe trascinare alla vittoria anche i democratici di Wall-e Veltroni. Presi da febbre e furia, han scatenato un vortice di veglie e di feste in tutta Italia a partire da Roma per stasera, che se per sbaglio vince McCain con la Palin crolla il mondo, dovranno gettarsi nel Tevere con una pietra legata al collo e cantando er barcarolo va, controcorente.

    Con gran sprezzo del ridicolo e del grottesco, perché invero rischiano di finir peggio se vince Obama, come assicurano gli osservatori nostrani. Pensateci un attimo, se almeno voi riuscite ancora a farlo. Quello in America vince, questi a Roma fan bisboccia sino all’alba, e domani che succede? Incassano anch’essi la vittoria vendicando la sconfitta d’aprile, e okkupano Palazzo Chigi? E secondo voi che farà, il neopresidente degli Stati Uniti, risponderà alla telefonata del presidente del Consiglio in carica - magari accennando all’Irak, l’Afghanistan, la crisi mondiale - o andrà a cercare il capo dell’opposizione per ringraziarlo del contributo decisivo e spartir con lui il successo, oggi a me domani certamente a te?
    Quanta pena stasera... (sempre dal Barcarolo romano), al Tempio di Adriano l’intero Stato maggiore del Pd dà appuntamento per «la notte della grande scelta», a Bologna hanno organizzato un Democratic Party per Obama con schermo gigante, idem a Firenze, in Veneto il consigliere democrat Causin ha aperto un «quartier generale virtuale» sul Facebook con apposito gruppo di discussione sul tema «Aspettando Obama in Veneto». A Roma poi, è da una settimana che organizzano manifestazioni per il candidato del partito fratello, dall’Ara Pacis con Zingaretti e Cuperlo all’Ambra Jovinelli, mitico tempio dell’avanspettacolo, dove un candido Rutelli se ne è uscito dichiarando che «se si votasse in ogni parte del mondo, dal Giappone all’India, dall’Africa al Brasile all’Italia, sono sicuro che i cittadini sceglierebbero Obama». Qualcuno può dirgli che se alle nostre elezioni votassero i paesi dell’Est, asiatici e africani, di lui e di Veltroni non si sentirebbe mai più parlare, vincerebbe sempre Berlusconi o il Papa?

    Altro che provincialismo, è come se alla morte di Ottaviano Augusto imperatore, nella lontanissima Bitinia un Ben Uolter, nemmeno cittadino romano, si fosse messo a far tifo per Tiberio: il quale, potete giurarci, sapeva a stento ove fosse, quella sperduta provincia. Del resto è comprovato: Veltroni non è ancora riuscito a farsi fare una foto, con Obama. Ha comprato casa a Manhattan, ad agosto ha mandato a Denver una folta delegazione del Pd perché si facesse notare alla Convenzione che lanciava Obama, dieci giorni fa ha spedito la Melandri per far volantinaggio a Philadelphia, ma niente da fare: Obama ha altro e altri a cui pensare.
    Ma Wall-e è ugualmente convinto che Obama è il suo candidato, un cavallo della sua scuderia, e irride alla concorrenza, «come al solito si salta sul carro del vincitore» ha detto ieri sprezzante con gli obamiani dell’ultim’ora: «Me li ricordo tutti, me li sono segnati». Vuoi vedere che quando anche lui salirà alla Casa Bianca, sotto braccio a Barack, dirà ai marines di non fare entrare Berlusconi? La rana e il bue di Fedro non hanno insegnato niente, alla nostrana opposizione. E non dimenticate Di Pietro, che per mezzogiorno ha convocato una conferenza stampa dove lui e i suoi di Idv «annunceranno e suggeriranno alcuni indirizzi programmatici» a beneficio del vincitore della corsa americana. Povero imperatore del mondo (Barack 1° o John 4° poco importa), come farebbe senza Veltroni e Di Pietro? Sfortunato chi sogna e chi spera (ancora dal Barcarolo), la sindrome del partito fratello s’è fatta devastante a sinistra, dopo la caduta dell’Urss e dell’Ulivo mondiale. S’innamorano sempre, anche di meteore. Freschissima e bruciante la ola per Ségolène Royal, come entusiasmante la movida per Zapatero ormai anch’egli dimenticato. E quando s’erano infatuati dei socialisti francesi, D’Alema che chiamava Salvi «il Jospin de noantri»? E poi Blair, Clinton, Kennedy che pure aveva portato la guerra in Vietnam. Chissà se la Melandri ricorda ancora la faccia di John Kerry. E Hillary, la moglie che perdona, i nostri non la preferivano a Obama? Fiume affatato fammela trova’...

    http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=303403&PRINT=S

  6. #6
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    Allora speriamo che vinca Obama, così tutti i rossastri impuniti diventeranno filoamerikani.

    Già qualche filocinese mi ha dato del bolscevico.

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Mantide Visualizza Messaggio
    Ma lo so che tu diresti cosi`...a me da`fastidio vedere quelli che ieri bruciavano le bandiere americane diventare piu`filoamericani di me non capendo che gli USA di Bush sono gli stessi USA che probabilmente eleggeranno Obama...io stesso ho detto che per me e`indifferente tanto il mio filoamericanismo non cambiera`come invece cambierebbe il loro se dovesse vincere McCain!!!
    sottoscrivo

  8. #8
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    HAHAHA!!!

    Infatti,non tutti i mali vengono per nuocere...almeno per 4 anni saranno tutti filoamerikani e quindi non si vedranno piu`le tristi scenette a cui abbiamo dovuto assistere alle manifestazioni dei "Pacifisti"...

  9. #9
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    Giu`le mani da Obbama!Noi semo i veri filoamerikani e voi fascisti come Busc e gli ebbrei!!!

  10. #10
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    Articolo molto bello e condivisibile.. l'America non cambierà certo "pelle"se vincesse Obama.. sarebbe solo una bella noia a casa nostra!!
    Senza contare il gusto di vedere lo sconforto dei pensatori del "politicaly correct" progressista..

 

 
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