USA: IRAN, CON OBAMA PRESIDENTE POTRANNO MIGLIORARE RAPPORTI
Teheran, 5 nov. - (Adnkronos/Aki) - Con l'elezione di Barack Obama a nuovo presidente degli Stati Uniti "c'e' la possibilita' di migliorare i rapporti tra Usa e Iran". Ne e' convinto Ali Aghamohammadi, tra i piu' stretti collaboratori della Guida Suprema dell'Iran, l'ayatollah Seyed Ali Khamenei. "Il presidente eletto ha promesso cambiamenti nelle politiche Usa - ha dichiarato - C'e' la possibilita' di migliorare i rapporti con l'Iran se Obama mantiene le promesse fatte in campagna elettorale, inclusa quella di non arrivare a uno scontro con altri paesi, come ha fatto Bush con l'Iraq e l'Afghanistan".
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Usa 2008/ agli iraniani piace Obama, Israele tifa per McCain
TEHRAN, 04 NOV - Se gli iraniani potessero partecipare al voto americano, per McCain non ci sarebbe scampo: per Obama invece, stando alla voce del popolo, sarebbe un autentico trionfo. Lo scrive l'Apcom in un reportage speciale sulla scelta degli iraniani in vista delle elezioni presidenziali Usa. In Iran i media ufficiali mostrano indifferenza verso chi tra i due candidati conquisterà la Casa Bianca anche se nelle università e nel bazar emerge un unico dato: la totalità delle decine di persone interpellate dall'agenzia italiana voterebbe per Barak Obama. Nome, quello di 'O-Ba-Mà che tra l'altro tradotto in lingua farsi significa letteralmente "Lui è con noi".
I media dedicano ampio spazio alle elezioni mantenendo però una posizione di equidistanza tra i due candidati: la tv trasmette uno "speciale elezioni Usa", mentre il quotidiano 'Hamshahri', organo del Comune di Tehran, allega un inserto sulle elezioni di 20 pagine dal significativo titolo: "Il mondo dopo Bush". Per le autorità iraniane, "Repubblicani e Democratici sono due partiti gemelli e sono strettamente intrecciati nell'apparato dello Stato". Intanto il ministro degli Esteri Manouchehr Mottaki ha dichiarato che "Il prossimo presidente degli Stati Uniti costituisce probabilmente l'ultima opportunità dell'America per correggere la propria politica estera". E il presidente Mahmoud Ahmmadinejad, durante la sua visita a New York, dove ha partecipato all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, si è detto disposto ad incontrare i due candidati alla presidenza degli Stati Uniti.
A Tehran e sotto una leggera pioggia autunnale, la vita sembra scorrere normale. Per la stampa l'esito del voto Usa sarà "comunque decisivo per le sorti dell'Iran e del Medio Oriente". Il quotidiano 'Iran' scrive che "qualunque sia l'esito del voto, per noi non cambia nulla". Per un altro giornale, 'Keyhan', del fronte 'Osulgarayan' (fedeli ai principi della Rivoluzione Islamica) "sono gli Stati Uniti ad essere nei guai e devono trovare il modo di uscire dal pantano mediorientale in cui si sono cacciati". Di taglio diverso i commenti della stampa vicina al fronte riformista: il quotidiano 'Etamd Melly' accusa Obama di ambiguità: "una volta dichiara di voler negoziare con l'Iran, salvo poi andare in Israele e dichiarare il contrario". Tuttavia il commento è di segno positivo: "come suggerisce il nome, Obama almeno non sarà contro di noi". Il giornale anzi avanza un suggerimento per il Senatore dell'Illinois: "tra le elezioni Usa e quelle iraniane ci corrono 5 mesi. Obama in questo lasso di tempo potrebbe chiarire le sue posizioni" verso l'Iran per favorire la sconfitta dell'intransigente presidente in carica.
Intervistando la gente per la strada, l'agenzia riferisce gli iraniani sembrano più favorevoli ad Obama, un uomo di colore e 'musulmano' che si presenta "diverso" da un predecessore come George W. Bush che ha "combinato troppe guerre" per non far temere che McCain le voglia continuare. Naser, un fedele che ha appena finito la preghiera alla Grande moschea di Tehran interpellato da Apcom sulla sua preferenza non ha dubbi: "Io sarei contento se vincesse Obama perché è nero che è il colore dei diseredati nel mondo ma é anche il colore di pelle di "Bilalal al-Habashi", schiavo nero, il primo Muezzin nella Storia dell'Islam, chi ha chiamato per la prima prighiera nella Moschea di Medina e liberato per mano di uno dei compagni del Nobile Profeta 15 secoli orsono. Anche le notizie sulla fede del candidato democratico è una ragione valida per fare il tifo per il Senatore dell'Illinois: "Anche se non fosse musulmano come dice lui, Obama ha genitori e parenti di fede islamica", dice Farid, commesso di un negozio di frutta secca nel bazar centrale di Tehran. All'università, l'interesse per quel che avviene oltre oceano è decisamente forte: Una studentessa dice: "Obama è giovane come noi che vogliamo cambiare questo mondo pieno di imposizioni".
Tutto diverso per gli israeliani. Democratici, in larga parte, negli Stati Uniti, invece gli ebrei americani residenti nella Palestina occupata preferirebbero vedere eletto presidente il candidato repubblicano John McCain. Eppure prima dell'estate, durante il suo tour in Medio Oriente, il democratico Barack Obama, favorito nella corsa alla Casa Bianca, aveva fatto il possibile per rassicurare gli israeliani sulla politica estera che porterà avanti se uscirà vincitore dallo scontro elettorale con McCain. Gli israeliani, inclusi quelli di origine statunitense, però continuano a preferirgli il candidato repubblicano.
"Se fossi un elettore americano non avrei dubbi, voterei per Obama, ma sono un israeliano e guardo agli interessi del mio Paese. Perciò preferisco McCain che trovo più affidabile", ha detto ad Apcom Ofer Tirosh, un avvocato di Tel Aviv che si è laureato negli Stati Uniti. I leader politici israeliani non si sbilanciano, evitano di interferire nella politica interna statunitense ma è nota la loro preferenza per McCain, che rappresenta la continuità con la politica filo-israeliana condotta dall'amministrazione Bush, pur avendo apprezzato le dichiarazioni di sostegno e di rinnovata alleanza con il regime sionista rilasciate in più di una occasione da Obama.
In ogni caso a rappresentare la visione dei dirigenti politici, o della maggioranza di essi, hanno pensato gli opinionisti più noti del Paese, come Eitan Haber sulle pagine dello Yediot Ahronot, il quotidiano più diffuso. "Obama non è Bush senior, che pure aveva un atteggiamento controverso verso Israele, non è Clinton che era quasi un membro della Federazione Ebraica, e non è Bush junior che può essere considerato un membro delle unità speciali guidate dall'ex premier (Ariel) Sharon".
http://italian.irib.ir/index.php?opt...4683&Itemid=47
carlomartello




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