Fonte Aldo Cazzullo - Il Corriere della Sera
BIRMINGHAM (Alabama) — Il Five Points Bar è mezzo vuoto, ma le risate si sentono sin da fuori.
Dall'altra parte della ferrovia, che segna il confine invisibile tra le due città — la Birmingham bianca e la nera, i quartieri Sud e quelli Nord —, il Dawson's Bar è pieno ma silenzioso, come dopo un lutto.
Eppure il Five Points — bistecche e burger — è il bar dei bianchi. In sette, pigiati attorno a un tavolino, ridono forte e si danno pacche sulle spalle. Non ci vuol molto a intuire la conversazione: si discute la virilità del nuovo presidente degli Stati Uniti. Il più grasso del gruppo, che si fa chiamare Kevin — canottiera nera, capelli biondi lunghi, un filo di barba ossigenata — la sminuisce. Gli altri insistono: «Guarda che quello è come tutti loro: enorme. Infatti le donne l'hanno votato. Qualcuna pure qui da noi!». «Sì, magari tua moglie…». Risate. Birre. Chi entra viene invitato a pronunciarsi sul tema. Partecipano in molti, divertiti, scegliendo quasi tutti la seconda opzione.

Il Dawson's — ali di pollo e pescegatto fritto — è il bar dei neri, accanto al comitato per i diritti civili e all'ufficio reclutamento. Qui non si brinda, non si alza la voce. La tv che trasmette per l'ennesima volta il discorso di Obama è tenuta bassa. Ieri sera, raccontano, ci si è radunati qui per una festa silenziosa. Oggi si tiene un rito di ringraziamento nella chiesa battista di fronte, la Sixteenth Street Baptist Church. Si pregherà per le reclute andate in Iraq e per l'anima di Carole Robertson, Cynthia Wesley e Addie Mae Collins che, come dice un'anziana signora dai capelli corti bianchi, «avranno quattordici anni per sempre».
Denise McNair, l'ultima vittima, ne aveva solo undici. Uccise in questa stessa chiesa il 15 settembre 1963 da una bomba del Ku Klux Klan. La signora, che si chiama Rosa Tedson, tiene a mostrare la vetrata, rimasta intatta per miracolo: la bomba cancellò solo il volto di Gesù; ora un artista gallese, bianco, ha donato alla chiesa un Cristo in croce, nero. Dopo il rito, chi vuole Al andrà all'Alabama Sports Hall of Fame, a rendere omaggio a Joe Louis e Jesse Owens, «i due neri più importanti prima che arrivasse Obama». Solo alla fine si potrà festeggiare. Al Carver Theatre, dove hanno suonato Nat King Cole e Duke Ellington. La signora però non ha ancora deciso se andare. «Abito distante, a Sud. I bianchi lasciano il centro per i sobborghi, le case costano meno e mi sono trasferita ». Ripete solo: «Obama è un dono di Dio, è Dio che dobbiamo ringraziare».

Non occorre Freud, per capire perché i clienti del Five Points evochino quel miscuglio tra sentimenti di superiorità e inferiorità che da secoli allontana i bianchi dai neri. E non occorre neppure la laurea di Kevin, che in realtà si chiama Sam Kinshake, ha studiato psicologia e lavora nelle carceri. «Sono stato anche in Louisiana e in Georgia. Io i neri li conosco bene. In galera, l'80% è dei loro. E loro non sono come noi, non pensano come noi, non si muovono come noi. Abbiamo culture diverse; per fortuna i nostri sono più mansueti di quelli di Chicago, o almeno lo erano. Oggi è la fine di un mondo. È come se avessimo perso di nuovo la guerra civile. C'era una legge non scritta», e qui Kevin alza la voce perché gli amici sentano: «Il presidente degli Stati Uniti dev'essere un bianco».

Viva approvazione. «Il Nord ci ha traditi di nuovo: Obama è stato scelto dalle élite, dalle multinazionali. Gli hanno dato 230 milioni di dollari da spendere per gli spot. Gli hanno trovato un avversario debole come McCain. E hanno assegnato un altro colpo mortale alla nazione. Ormai siamo l'Alabama di Obama», Kevin dice Elebeme con le e molto larghe, «ormai l'America del rap viene a cacciare l'America del country… ».

Lo psicologo non finirebbe mai. Rosa Tedson, che è nata nel '56 ed è quindi molto più giovane di quanto sembri, si chiama così in onore di Rosa Parks. La donna che, il primo dicembre 1955, su un autobus di Montgomery, Alabama, si sedette in un posto riservato ai bianchi e quando il conducente, James Blake, le disse di alzarsi altrimenti avrebbe chiamato la polizia, rispose: «Non credo di doverlo fare, ho pagato il biglietto come gli altri». La polizia fu chiamata, in Alabama arrivò uno sconosciuto pastore di 26 anni, Martin Luther King, e dopo 381 giorni di protesta la segregazione sugli autobus fu abolita. Il diritto di voto fu riconosciuto a tutti i neri solo nel 1965. «Qui nessuno lo dice, ma abbiamo paura che a Obama succeda qualcosa di brutto, come al pastore King», mormora Rosa.

Ancora nel 2000 in Alabama si tenne un referendum per reintrodurre il divieto di matrimoni misti: il 40% voto sì. In risposta, nacquero siti Internet riservati a neri in cerca di fidanzate bianche e viceversa. Qui nel Sud profondo non è arrivata l'onda democratica che ha travolto la Virginia: Obama si è fermato al 39%, la candidata afroamericana al Senato Vivian Figures al 37. Su sette seggi alla Camera, tre erano già assegnati: nessuno ha sfidato il nero nel distretto nero, né i due bianchi nei distretti bianchi.

Al Five Points Bar è arrivato un altro gruppo con uno stereo, che trasmette sempre la stessa canzone:
Sweet Home Alabama dei Lynyrd Skynyrd, gruppo distrutto in un incidente aereo. Una canzone in cui Neil Young, il cantautore critico con la gente del Sud, viene definito con parole che si preferisce non riferire, e si inneggia a George Wallace, il governatore — democratico — che difese la segregazione e fu ferito a colpi di pistola nell'inverno del 1972. A evocare Wallace è stato nei giorni scorsi John Lewis, deputato democratico della vicina Georgia: «I repubblicani — ha detto — stanno creando l'atmosfera che precede un atto di violenza». Ma non è così, non sono i leader ad accendere i roghi. È una mentalità diffusa che non si è ancora spenta.

Martin Luther King tornò in Alabama dopo la bomba contro la chiesa. L'Fbi chiuse le indagini in fretta. In un'intercettazione telefonica un membro del Ku Klux Klan, Thomas Blanton, raccontava tutto alla moglie facendo anche i nomi dei complici: Robert Chambliss, Herman Frank Cash e Bobby Frank Cherry. Il direttore Edgar Hoover ricevette il rapporto e disse di lasciar perdere. Chambliss fu condannato solo nel ‘77. Quando, vent'anni dopo, l'intercettazione fu finalmente resa pubblica, si riaprì il processo. Cash era già morto. Blanton ebbe l'ergastolo
nel 2001, Cherry nel 2002.

Kevin lo psicologo parte rombando sulla sua moto enorme, senza casco: le leggi dello Stato lo consentono.
Rosa e le sue amiche escono di chiesa a capo eretto ma in perfetto silenzio, perché ci sono felicità che non si possono esprimere con le parole.