Sono alla ricerca nomade di sicurezza e si confrontano quotidianamente con problemi di sopravvivenza, con la mancanza di stabilità, con la paura del futuro. Le testimonianze dei loro cammini di sofferenza sono state raccolte in «Iraq, Sos rifugiati», un documentario curato da Elisabetta Valgiusti, realizzato tra Iraq, Giordania e Siria. «L'esistenza di cristiani in Iraq viene riportata dai media con attenzione saltuaria o distrazione - spiega l'autrice del documentario - ma chi ha potuto conoscerla da vicino sa che stiamo parlando di una minoranza fondamentale nella storia e nella cultura mesopotamica ed estremamente significativa nella vita della giovane nazione».
Una minoranza che si è trasformata nel bersaglio prediletto dei persecutori. Le cifre sono impressionanti: sono stati calcolati oltre quattro milioni e ottocentomila oppressi, fra profughi interni e rifugiati all'estero. Ciò vuol dire che un quinto della popolazione irachena ha lasciato la sua casa. La Siria ha accolto circa un milione e seicentomila iracheni, la Giordania settecentomila, mentre in cinquecentomila si sono rifugiati fra Egitto, Libano, Turchia e area del Golfo. Più di due milioni sono infine i profughi all'interno dei confini iracheni. In particolare, due terzi dei rifugiati sono donne e bambini. E i cristiani, che costituiscono una componente minoritaria della popolazione (2% circa), sono nell'occhio del ciclone: più del 50% della comunità è stata costretta a lasciare il Paese, quasi tutti professionisti e persone con alto grado di istruzione.