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    Predefinito 7 novembre - S. Prosdocimo, Protovescovo di Padova

    Dal sito SANTI E BEATI:

    San Prosdocimo di Padova, Protovescovo

    7 novembre

    Sec. II

    Viene onorato, dalla tradizione, come il primo vescovo di Padova, patrono della città euganea, e anche, secondo la opinione di vari studiosi, probabile evangelizzatore di tutta la Venezia occidentale. Anche la più bella immagine di San Prosdocimo venne dipinta da un padovano, il grande quattrocentista Andrea Mantegna. Fa parte di un polittico intitolato a Santa Giustina, altra celebre martire di Padova, che si trova attualmente nella Pinacoteca di Brera, a Milano. In questo, san Prosdocimo appare con il tipico attributo della brocca, simbolo della sua infaticabile attività di battezzatore. Inviato dallo stesso san Pietro, Prosdocimo a Padova avrebbe compiuto prodigi e miracoli. Dopo la sua morte si trova citata, fuori dalle mura di Padova, una «Ecclesia Sancti Prosdocimi», nota più tardi come basilica di Santa Giustina. Il vescovo, infatti, avrebbe convertito proprio Giustina, e la donna cristiana seppe mantenere intatta la sua fede, affrontando il martirio nella persecuzione di Nerone. (Avvenire)

    Etimologia: Prosdocimo = l'atteso, l'aspettato, dal greco

    Emblema: Bastone pastorale, vaso d'acqua

    Martirologio Romano: A Padova, san Prosdocimo, che si ritiene sia stato il primo vescovo di questa città.

    Martirologio tradizionale (7 novembre): A Padova la deposizione di san Prosdocimo, il primo Vescovo di quella città. Ordinato Vescovo dal beato Pietro Apostolo, fu mandato alla predetta città per predicarvi la divina parola, ed ivi, risplendendo per molte virtù e per prodigi, con beata fine si riposò.

    Ci sono nomi che suonano familiari e addirittura tipici in certe città d'Italia, mentre altrove sono considerati insoliti, strani, addirittura inauditi. Sono nomi legati al culto di un Santo locale, in molti casi un antico Vescovo, in altri un Martire.
    Non molto tempo fa abbiamo parlato di Lecce, e del suo tipico Sant'Oronzo. Potremmo aggiungere Brescia, con San Giovita; Cagliari, con San Lucifero; Carrara, con San Ceccardo. E finalmente Padova, con San Prosdocimo.
    Il nome di Prosdocimo per quanto oggi poco frequente, denunzia immediatamente una provenienza veneta, e in particolare patavina. E questo perché il Santo viene onorato, dalla tradizione, come il primo Vescovo di Padova, Patrono della città euganea, e anche, secondo la opinione di vari studiosi, probabile evangelizzatore di tutta la Venezia occidentale.
    Anche la più bella immagine di San Prosdocimo venne dipinta da un padovano, il grande quattrocentista Andrea Mantegna. Fa parte di un polittico intitolato a Santa Giustina, altra celebre Martire di Padova, che si trova attualmente nella Pinacoteca di Brera, a Milano. In questo, San Prosdocimo appare con il tipico attributo della brocca, simbolo della sua infaticabile attività di battezzatore.
    Il significato etimologico del nome di Prosdocimo è molto bello, perché in greco significa " atteso ". Si può dire che San Prosdocimo, primo Vescovo di Padova, fu veramente l'atteso di quella città ancora pagana, nella quale sarebbe stato inviato dallo stesso San Pietro, dopo la consacrazione episcopale.
    Nella dolce plaga euganea, San Prosdocimo avrebbe compiuto prodigi e miracoli, che una tardiva Leggenda descrisse con evidente libertà d'immaginazione. Chi si occupa di agiografia è abituato a certe letture che, nella pia intenzione degli autori, dovrebbero essere edificanti, ma che, per eccesso di zelo, finiscono con l'essere ingenue.
    Fortunatamente, una certa ingenuità conferisce spesso una nota di poesia anche ai testi più stanchi a causa delle ripetizioni e dei ricalchi. A volte, però, gli scarni documenti sono più eloquenti delle ridondanti leggende. E' il caso di San Prosdocimo, per il quale, dopo la morte, si trova citata, fuor delle mura di Padova, una Ecclesia Sancti Prosdocimi, nota più tardi come basilica di Santa Giustina, una delle più belle della città.
    La gloria di San Prosdocimo sarebbe stata infatti Santa Giustina, festeggiata il 7 ottobre. San Prosdocimo l'avrebbe convertita, e la donna cristiana seppe mantenere intatta la sua fede, affrontando il martirio nella persecuzione di Nerone.
    Il Vescovo di Padova, invece, fu risparmiato, non si sa bene né come né perché. Giunse al termine naturale della sua vita, carico di meriti e di anni, amato come padre, venerato come Santo: San Prosdocimo, che in greco vuol dire "l'atteso".

    Fonte: Archivio Parrocchia

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    Predefinito

    Pietro Damini, Pala di S. Prosdocimo (S. Prosdocimo battezza un nobile, assistito dai SS. Nicola da Bari e Caterina d'Alessandria, dinanzi a S. Pietro in trono), XVII sec.

    Andrea Mantegna, S. Prosdocimo, pala di S. Luca, 1453-54, Pinacoteca di Brera, Milano

  3. #3
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    Lightbulb Re: 7 novembre - S. Prosdocimo, Protovescovo di Padova

    7 NOVEMBRE 2018: SAN PROSDOCIMO, PROTOVESCOVO; SANT’ERCOLANO, VESCOVO E MARTIRE; SAN VILLIBRORDO, VESCOVO, SANT’ENGELBERTO, VESCOVO E MARTIRE…



    Sodalitium - Sito ufficiale dell'Istituto Mater Boni Consilii
    http://www.sodalitium.biz/

    http://www.sodalitium.biz/indulgenze-per-i-defunti/

    San Prosdocimo - Sodalitium
    http://www.sodalitium.biz/san-prosdocimo/
    «7 novembre, San Prosdocimo, Vescovo e Confessore, patrono della Città e della Diocesi di Padova.

    “A Padova la deposizione di san Prosdocimo, il primo Vescovo di quella città. Ordinato Vescovo dal beato Pietro Apostolo, fu mandato alla predetta città per predicarvi la divina parola, ed ivi, risplendendo per molte virtù e per prodigi, con beata fine si riposò”.»
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    "Sante Messe - Sodalitium"
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    «Don Floriano Abrahamowicz - Domus Marcel Lefebvre.
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    http://www.domusmarcellefebvre.it/
    Ogni giovedì alle ore 20.30 ha luogo la lettura in diretta di una o due questioni del Catechismo di San Pio X.
    http://www.domusmarcellefebvre.it/santa-messa-1.php
    La Santa Messa tutte le domeniche alle ore 10.30 a Paese, Treviso.»





    "7 novembre - S. Engelberto di Colonia, vescovo e martire."
    https://forum.termometropolitico.it/...e-martire.html

    "7 novembre - S. Villibrordo, vescovo."
    https://forum.termometropolitico.it/...o-vescovo.html

    "7 novembre - S. Ercolano, vescovo e martire."
    https://forum.termometropolitico.it/...e-martire.html

    "7 novembre - S. Prosdocimo, Protovescovo di Padova."
    https://forum.termometropolitico.it/...di-padova.html







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    “SETTIMO GIORNO INFRA L'OTTAVA DI OGNISSANTI.”
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    «MESE DI NOVEMBRE: MESE DEDICATO SPECIALMENTE ALLA COMMEMORAZIONE DEI FEDELI DEFUNTI.
    In questo mese di Novembre, mediteremo con l'ausilio del libro "Chi morrà, vedrà... Il Purgatorio e il Paradiso" (Napoli, agosto 1959) di don Dolindo Ruotolo, che fu sacerdote napoletano, morto in odore di santità, strenuo difensore della dottrina cattolica contro gli errori del modernismo ed autore di diversi testi esegetici e pastorali.

    Capitolo settimo: Lo stato soprannaturale delle anime purganti e la loro carità verso di noi.

    Prima di compire il miracolo del cieco nato, Gesù uscì in questa espressione: Bisogna che io faccia le opere di chi mi ha mandato, finché è giorno: poi viene la notte, quando nessuno può operare (Giov. 9, 4).
    Il giorno del quale parla Gesù, è la vita terrena, la notte è la morte del corpo. Finché si vive quaggiù, si può meritare per l'altra vita, ma con la morte non si può meritare più. Il tempo della prova cessa col cessare della vita terrena, e cessa il tempo utile per l'acquisto dei meriti. Il meritare è proprio della vita terrena, e nasce dallo sforzo e dal sacrificio, fatto per amore. Per questo il patire in questa terra è un dono di Dio, come è un dono per l'operaio stancarsi in un lavoro straordinario che poi gli viene ricompensato ad usura. È logico poi che l'anima del Purgatorio con le sue pene paga il debito contratto, e chi paga non guadagna, né col suo pagamento può acquistare qualche cosa. Paga, ed ha solo la pena di sborsare il danaro per il debito contratto. Neppure i Beati del Paradiso possono meritare, perché ogni loro azione, essendo compiuta nel possesso della felicità, manca dell'elemento essenziale del merito e della soddisfazione, che è lo sforzo e il sacrificio. Uno che è completamente ricco e soddisfatto di tutto, non produce ma gode di quello che possiede.
    La mente dell'anima purgante conserva tutta la sua attività; l'intelligenza ha anzi un campo più aperto alla conoscenza, perché non è inceppata dal corpo, e si trova a contatto più diretto con le opere di Dio.
    Prima di tutto l’anima purgante raccoglie la messe dei suoi ricordi, perché conserva la facoltà della memoria. L'anima infatti mantiene in se stessa le tracce della sua vita terrena, senza pericolo di amnesie o di dimenticanze, perché ogni giorno della sua vita terrena è descritto sulla pagina della coscienza a caratteri incancellabili. Ogni parola, ogni pensiero, ogni volere, ogni azione, vivono nella memoria. Bisognerebbe che l'anima si separasse da se stessa, e cambiasse la propria essenza, che dovesse perdere ogni residuo ed ogni ricordo della sua vita passata.
    Da ciò si capisce l'assurdo di quelli che stupidamente pretendono che l’anima prima di informare il corpo dal quale s'è distaccata con la morte, abbia vissute altre vite, delle quali si sia completamente dimenticata, e delle quali non abbia coscienza.

    1. Le anime purganti pregano per le persone care lasciate sulla terra.
    I ricordi che l'anima ha della sua vita terrena, le danno il rammarico delle colpe commesse, e la spingono a pregare per le persone care lasciate sulla terra.
    L'anima trapassata conosce la nostra condizione, ed è al corrente di quanto facciamo per essa. Sia fra i tormenti che nella luce del Cielo, possiede la stessa natura, mantiene con la terra gli stessi rapporti di conoscenza, e se gli avvenimenti di questa vita possono essere noti agli abitatori del Cielo, lo sono ugualmente per gli eletti trattenuti nel Purgatorio. Quelli che noi abbiamo perduti o che piangiamo, non ci hanno del tutto abbandonati.
    Divenuti immateriali, non essendovi per loro questione alcuna di luogo o di distanza, essi ci sono vicini, sono chiaroveggenti, ci riconoscono, seguono in ogni passo con l'attenzione di un amore che diventa sempre più puro, con la delicatezza di uno sguardo che si fa sempre più chiaro, e ci circondano della loro sollecitudine ed attenzione. Come farebbero passare in noi volentieri quell'ardore di carità che li accende, e quella sicurezza della salvezza che li fa beati!
    Questa è l'opinione di I.A. Collet [«I nostri Defunti»], e la ragione di questa opinione, condivisa da altri teologi, è chiara: Ciò che Dio ha congiunto non può separarsi; lo disse Gesù a proposito del matrimonio, ed è una espressione che vale per tutto ciò che Dio ha congiunto. Ora la famiglia è creazione di Dio, e i membri della famiglia sono congiunti dal medesimo sangue dalla provvidenza divina. I vincoli della carità che producono l'amicizia, sono vincoli di amore santificati da Dio, e quindi sono legami posti da Dio, e neppure questi possono infrangersi. Per questi legami, e sempre col permesso di Dio, le anime sono apparse a quelle persone che amarono in Dio e per Dio, come sono, per es., le anime di una stessa Comunità religiosa.
    Per la carità che unisce le anime purganti a noi, esse possono, per la luce che Dio dà loro, prevenirci dai pericoli futuri che possiamo incontrare, ed aiutarci in quelli nei quali possiamo trovarci.
    Di queste comunicazioni di anime trapassate, ci sono innumerevoli esempi.
    Per citarne uno, la Regina Claudia, moglie di Francesco I di Francia, apparve alla Beata Caterina Racconigi, e le annunziò che i Francesi, capitanati dal loro Re, sarebbero scesi in Italia, e che il Re sarebbe stato vinto e fatto prigioniero a Pavia, come difatti avvenne pochi mesi dopo.
    In generale le anime si manifestano nel sonno, nell'attività della fantasia del dormiente che, anche nel sonno, è attiva; e si mostrano o come erano in vita, o con simboli fantastici che equivalgono ad un discorso, diremmo quasi... geroglifico, che il dormiente, svegliandosi, può intendere e decifrare. Per non spaventare, scelgono la via del sonno, e per comunicare un avviso o la predizione di un avvenimento, si servono di immagini formate dalla fantasia sotto la loro azione. Esse risuscitano, per così dire, nel dormiente i fantasmi latenti che ha già, e se ne servono come un tipografo può prendere le lettere da una cassetta tipografica per formare le parole. Come le lettere e le parole formate dalle lettere diventano intelligibili per la conoscenza che se ne ha, così i simboli fantastici dei sogni diventano intelligibili per il valore di espressione che loro attribuisce o l'esperienza, o coloro che sono illuminati od esperti nel decifrarli. Diremmo quasi che è una stenografia dell'anima, per prevenire un dolore o una gioia.

    2. L'attività intima di un'anima purgante.
    Consideriamo ora l'attività intima di un'anima purgante.
    Essa prima di tutto è santa, e la sua santità è eternamente durevole, perché è confermata in grazia; non può peccare e può esercitare le più belle virtù cristiane. Non è un esercizio penoso e fatto con uno sforzo penoso, e perciò, come dicemmo, non può essere meritorio, ma è la sua vita di unione con Dio, è lo stesso stato soprannaturale nel quale l'anima si trova. Essa ama Dio, preferisce le virtù che conducono a Lui, e per questo accetta la purificazione delle proprie imperfezioni con perfetta pace ed amore.
    Per l'unione che ha con Dio, e perché liberata dal corpo, l'anima apprende per l'intelligenza immediatamente ed in un colpo d'occhio i rapporti di tutte le cose col loro Creatore, aderisce irrevocabilmente a Dio, e vede tutto quello che nelle creature rivela la potenza, la sapienza e l'amore di Dio. Perciò ama il Signore con un amore di contemplazione; più di quello che non abbiano fatto i Santi contemplativi, quando erano sulla terra. Questa contemplazione è come la fede che essa ha, è come l'occhio del suo spirito, che vede Dio non intuitivamente.
    Per intendere questo che diciamo, bisogna considerare che cosa è la fede di quelle anime che sono ancora legate al corpo sulla terra. L'uomo ha gli occhi corporali per vedere le cose che lo circondano; può rafforzare la potenza dei suoi occhi con le lenti, i cannocchiali, i telescopi, i microscopi, e allora vede di più, e scopre tante meraviglie del creato, ma sempre nei limiti materiali. Può avere una certa elevazione dello spirito con i calcoli matematici e con la conoscenza delle leggi che regolano i fenomeni della materia.
    Oltre del mondo sensibile, l'uomo può elevarsi con la grazia di Dio al mondo soprannaturale con la fede. La fede è un dono di Dio, è come l'occhio dell'anima, che vede nella oscurità dei misteri, e, credendoli, li vede nella evidenza dell'intelletto e della ragione, che aderiscono a Dio, rivelanti i misteri dell'eternità.
    Ci spieghiamo con un esempio: i raggi così detti infrarossi, possono far scorgere quello che v'è nelle tenebre, come in pieno giorno, senza farsi scorgere. Nell'ultima guerra i Giapponesi avevano preparata un'imboscata contro gli Americani nel folto di una foresta e nel colmo della notte. Gli Americani però avevano apparecchi con raggi infrarossi, e senza essere scorti dai Giapponesi, li videro in pieno, li circondarono e li annientarono. Il loro occhio infrarosso aveva visto nelle tenebre.
    La fede è come l'occhio infrarosso dell'anima pellegrina, che le fa vedere nelle oscurità dei misteri, e la fa vivere in quello che può non vedere con la sua intelligenza e tanto meno con gli occhi del corpo. Rimane nelle tenebre, eppure credendo vede nella luce di Dio cui aderisce dicendo: Credo.
    L'anima purgante non è inceppata dal corpo, è in una luce naturale più intensa, per la percezione più luminosa che ha delle opere di Dio, e quindi ne contempla la grandezza e la maestà nell'ombra del proprio stato di purificazione. Essa quindi non vede l'armonia e l'evidenza del mondo soprannaturale, ma lo crede e, più di una povera anima pellegrina, vive adorando e contemplando. La sua fede è come il suo occhio infrarosso che le permette di vedere la verità, pur stando nelle tenebre del suo stato di purificazione.
    Per quest'occhio interiore, l'anima purgante non può non amare Dio, e non può non preferire le virtù che conducono e piacciono a Lui, non può non accettare i suoi comandamenti e la sua adorabile Volontà, non può non amare in sé l'opera e la creatura di Dio, e il prossimo, nel quale è l'immagine di Dio.
    Questo che diciamo sembrerebbe quasi la paralisi dell'umana libertà dopo la morte del corpo, dal momento che nel Purgatorio l'anima non può scegliere più tra bene e male, tra virtù e peccato, tra più perfetto e meno perfetto, tra la scelta di un mezzo a preferenza di un altro. Eppure non è così, perché la volontà è la facoltà del bene, e quando pure si volge al male, lo apprende come bene in un ordine inferiore; è ingannata da una falsa luce, è tentata da un impulso diabolico, che sta agli antipodi della grazia di Dio, che illumina ed aiuta la volontà a scegliere il bene.
    Nel Purgatorio questo inganno non è possibile; l'anima è in grazia di Dio, ed è confermata in grazia di Dio; la sua intelligenza è rischiarata, e vede le cose tali quali sono; davanti ad essa il male è male, e il bene è bene. La nebbia seduttrice che nasconde il male, e produce come una vertigine nello spirito, che fa cedere la volontà, è dissipata. L'anima anzi si trova, per le sue pene, nella dolorosa esperienza di quello che produce il più piccolo male, la più piccola imperfezione. È libera, ma proprio per questa libertà illuminata dalla grazia e dall'esperienza, non può volgersi più a cose che sono fuori dell'orizzonte del bene, non può scegliere il male, perché le si presenta come male. Questo è un miglioramento meraviglioso di libero arbitrio.
    Un occhio limpido che non è inceppato nella facoltà visiva, non è più perfetto di un occhio che può essere offuscato? La tastiera di un pianoforte è libera, ma non per strimpellarvi note disordinate e stonate. L'artista che non può strimpellare, e suona liberamente ogni dolce melodia, si dirà meno libero di chi strimpella, e si serve dei tasti liberi per storpiare la musica di Bach? L'anima purgante è nell'arte piena dell'armonia del bene; non è forzata o schiava, è libera nel suo volo sempre più dritto a Dio, sua luce e suo amore.
    Del resto anche Dio è libero, infinitamente libero, anzi è la libertà essenziale, e tuttavia non gli è possibile volere il male o l'imperfezione. La sua infinita libertà, tutta in atto, è infinita potenza di bene, infinita sapienza di perfezione, infinito amore, infinita carità; amore che congiunge a Sé il Verbo, carità e bontà che lo rivolge alle sue creature, beneficandole.

    3. Fede - Speranza - Carità nell'anima purgante.
    L'anima purgante dunque pratica in grado eminente la fede, non essendo ancora giunta alla visione intuitiva di Dio, che dissipa ogni nebbia, e la fa vivere nell'eterna luce. Esercita la virtù della speranza, che può dirsi una virtù propria del Purgatorio, perché l'anima, non conoscendo il termine e i limiti della sua purificazione, anela continuamente a Dio, e vi anela con intensità di amore, del quale non possiamo formarci nessuna idea. Anche l'amore che i più grandi Santi hanno avuto in terra verso Dio, è piccola cosa in confronto dell'amore di un'anima purgante. Io credo che per questo tanti Santi, prima di ascendere al Cielo sono passati per il Purgatorio, anche per poco, come risulta da tante loro manifestazioni ad anime buone. Come il razzo che si lancia in orbita intorno alla terra, ha bisogno dell'ultimo scoppio del razzo vettore, che annulla la sua gravità e il suo peso, spingendolo in orbita, così l'anima santa e pura, ha bisogno di un ultimo slancio di amore che la spinga verso Dio, e questo slancio può averlo solo in Purgatorio.
    Santa Caterina da Genova nel suo ammirabile trattato sul Purgatorio, ce ne dà la ragione. Essa dice: Il Signore nel Purgatorio imprime all’anima un movimento d'infocato amore attrattivo, sufficiente ad annichilarla se non fosse immortale. Quest'amore e quest'attrattiva unitiva agiscono continuamente e potentemente su di lei, tanto che essa se potesse scoprire un Purgatorio più terribile di quello in cui si trova, vi si precipiterebbe volentieri, spinta vivamente dall’impetuosità di quell’amore, e questo per liberarsi più presto da tutto ciò che la separa dal Sommo Bene (Trattato del Purgatorio, cap. 9).
    L'anima santa è attratta potentemente da Dio, che l'ama infinitamente, e mente umana non può misurare la forza di quest'attrazione, diremmo quasi magnete infinito che attira il piccolo atomo di ferro. L'anima santa attratta così, è per poco nel Purgatorio, non nelle fiamme della purificazione ma nelle fiamme di un immenso amore, che è come lo scoppio che la spinge definitivamente a Dio che l'attrae. È allora che l'anima compie la sua piena unione alla Volontà di Dio, che è l'Eterno ed Infinito Amore, ed è totalmente trasformata in essa, da potersi unire a Dio in eterno. L'attrazione di Dio e lo slancio dell'anima, danno un profondo senso di umiltà, come l'avrebbe un satellite artificiale, se potesse ragionare, attratto in orbita nell'immensità dello spazio, intorno ad un pianeta colossale. Se ragionasse, si vedrebbe infinitamente piccolo, e pur si sentirebbe attratto e spinto intorno all'immensamente grande. E girerebbe non con la tracotanza dell'uomo che lo lancia e crede di essere vittorioso degli astri, ma con l'umiltà della piccolezza che gira perché l'attrae l'immensamente grande.

    4. Bisogna invocare le anime purganti.
    Nella luce della fede, della speranza, dell'amore, della propria piccolezza inebriata di amore, l'anima non può non considerare con immensa compassione le creature peregrinanti in terra, e perciò è piena di carità per loro, e sommamente benefica, le assiste e le aiuta quando la invocano, e più ancora, per riconoscenza, quando la suffragano, affrettando la sua purificazione e la sua unione con Dio.
    È perciò sommamente salutare invocare le anime purganti nelle nostre angustie e nelle nostre necessità. Innumerevoli sono i fatti che dimostrano la protezione delle anime purganti per gli uomini che le invocano suffragandole.
    Citerò un fatto avvenuto ad un mio lontano parente gioielliere.
    Egli rincasava a sera avanzata, portando con sé i gioielli più preziosi, per timore di una visita dei ladri al suo negozio. Una sera rincasò a tarda notte, e temendo di essere aggredito, si raccomandò lungo la strada alle anime del Purgatorio, recitando il Rosario di requiem.
    Era la mezzanotte quando imboccò il vicolo che menava alla sua abitazione, e con terrore notò alcuni brutti ceffi che stavano in agguato. Più vivacemente invocò le anime del Purgatorio a sua protezione e difesa. C'era una chiesetta al principio del vicolo, e questa improvvisamente si aprì, e ne uscì un corteo di confratelli col sacco e cappuccio bianco, che salmodiavano come per accompagnare un funerale. Il cappuccio era di quelli antichi che oggi non si usano più: copriva tutto il capo e la faccia, ed aveva solo tre fori: due per gli occhi e uno per la bocca. Il gioielliere non trovò di meglio che unirsi a quel corteo che era visibile ai ladri appiattati nell'ombra. La moglie impensierita dall'ora avanzata, stava alla finestra per spiare l'arrivo del marito.
    Questi infatti, dopo poco, rincasò disfatto dal timore dei ladri, e consolato dal provvidenziale corteo che l'aveva salvato. Raccontò il fatto alla moglie e questa ne fu più sorpresa di lui, perché l'aveva visto rincasare solo. E poiché il marito insisteva nell'affermare la realtà del corteo, essa gli fece riflettere che oltre la mezzanotte nessun esequie poteva farsi. Fu allora che entrambi capirono che quei confratelli del corteo funebre, erano anime del Purgatorio, accorse in difesa di lui. È un fatto certissimo, tramandato nella nostra famiglia, e mi fu raccontato dalla mia mamma, che l'aveva appreso proprio dal gioielliere, beneficato dalle anime per le quali pregava lungo la strada.
    Fonte: Preghiere a Gesù e Maria »







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    "7 novembre 1954.
    Vi è forse bisogno di dire che un editore cattolico non si attiene se non a ciò che è buono? Mentre l'interesse commerciale potrebbe indurlo a venire a patti con la morale, egli respinge qualsiasi arrendevolezza a quel che la sua coscienza riproverebbe. Ma inoltre egli ha la massima cura della qualità. Non accetta che un libro onesto nella sua linea, accurato e corretto; e a questo fondo solido si studia di dare una forma degna. Non ignora la somma di cognizioni e di lavoro che ciò richiede, e non risparmia fatica per conseguire la perfezione che i suoi mezzi gli consentono. La carta e i caratteri saranno scelti con la più grande attenzione; quindi la composizione, che è l'opera d'arte propriamente detta, presenterà il testo nelle migliori condizioni di armonia, di chiarezza e di eleganza; la stampa stessa avrà tutta la finitezza e la precisione desiderabili, di guisa che tutti i mezzi e gli espedienti della tecnica e della tradizione saranno messi al servizio del gusto e della invenzione, per fare dell'opera più modesta un lavoro di stile, una cosa bella, fonte di gioia perenne. Da questi elementi dipende la riputazione di una Casa editrice; ma soprattutto l'editore cattolico ama di offrire a Dio il pieno impiego dei suoi talenti. Non sembra che sia un diminuire la parabola evangelica il vedere in essa anche l'elogio del lavoro ben fatto. La legge del lavoro è stata infatti imposta dal Creatore all'uomo per la sua perfezione. Chiunque invero si studia di compiere eccellentemente le sue azioni quotidiane, adempie la volontà di Dio e rende onore al Padre che è nei cieli; in tal modo si prepara a ricevere da Lui lume e forza per incamminarsi verso la perfezione dell'anima, fine ultimo della sua vita.
    Dal DISCORSO DI SUA SANTITÀ PIO PP. XII AGLI EDITORI CATTOLICI."

    "Illuminare, nutrire, elevare gli spiriti e i cuori, è il dovere e l'onore della stampa, e particolarmente della stampa cattolica. L'Apostolo S. Paolo descrive spesso nelle sue Lettere il vero spirito cattolico, quello stesso che deve guidare la vostra azione: « Esaminate tutto, attenetevi al buono » (1 Thess. 5, 21). « Tutto quello che è vero, tutto quello che è onesto, tutto quello che è giusto, tutto quello che è santo, tutto quello che rende amabile, tutto quello che fa buon nome, se qualche virtù, se qualche lode di disciplina, a queste cose pensate » (Phil. 4, 8). « Tutto è vostro: voi poi di Cristo : e Cristo di Dio » (1 Cor. 3, 22-23).
    7 novembre 1954 dal DISCORSO DI SUA SANTITÀ PIO PP. XII AGLI EDITORI CATTOLICI."







    «Radio Spada è un sito di controinformazione cattolico http://www.radiospada.org/ e una casa editrice http://www.edizioniradiospada.com/
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    “7 novembre 2018: infra l'Ottava di Ognissanti.”
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    “[GLORIE DEL CARDINALATO] S.E.R. Cardinal Agostino Rivarola (1758-1842)

    Agostino Rivarola nacque a Genova il 14 Marzo 1758 da nobile famiglia della repubblica. Addetto agli uffici amministrativi dello Stato Pontificio, governatore di San Severino, fu espulso dallo stato pontificio per volere delle autorità francesi nel 1797. Ebbe modo di incontrare Papa Pio VI durante la sua prigionia a Parma, cercando di organizzarne in qualche modo la fuga. Collaborò all’organizzazione del conclave del 1799-1800 a Venezia. Durante la prima restaurazione papale, fu legato pontificio a Perugia e Prolegato a Macerata, nonchè governatore delle Marche dal 1802 al 1807. Arrestato e imprigionato dai francesi, soffrì sei mesi di durissima prigionia e poi 18 mesi di arresti domiciliari. Caduto Napoleone, accompagnò Papa Pio VII nel suo viaggio di ritorno a Roma. Resse le sorti della Città santa durante l’invasione del generale Murat nel 1815 e lavorò col cardinale della Somaglia alla piena restaurazione dell’ordine prerivoluzionario. Il primo Ottobre 1817 venne creato cardinale. Ricevette il suddiaconato il 10 ottobre 1819, il diaconato il 12 ottobre 1819 e l’ordinazione sacerdotale il 5 Ottobre 1823. Successivamente, Papa Leone XII lo inviò a Ravenna in qualità di Delegato a Latere per tutta la Romagna. Durante il suo mandato gli fu affidata la lotta contro il giansenismo e la carboneria, conclusasi con la condanna di 514 carbonari, colpevoli di aver tramato contro l’ordine dello Stato della Chiesa. Subì un attentato omicida andato a vuoto il 23 agosto 1826 da parte di settari. Tornato a Roma, partecipò ai conclavi del 1829 e del 1830-1831, mantenendo vari incarichi di governo durante il pontificato di Papa Gregorio XVI. Morì il 7 Novembre 1842.
    Nota storica a cura di Piergiorgio Seveso.”
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    https://www.radiospada.org/2018/11/d...el-purgatorio/





    Como ovejas sin Pastor
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    https://moimunanblog.com/



    Études Antimodernistes - Collection d'études théologiques, canoniques, liturgiques et historiques antimodernistes
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    Sede Vacante -
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    oblatio-munda -
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    Ligue Saint Amédée
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    «Intransigeants sur la doctrine ; charitables dans l'évangélisation [Non Una Cum].»
    http://liguesaintamedee.ch/saint-du-...eveque-658-738
    “7 novembre : Saint Willibrord, Évêque (658-738).”
    http://liguesaintamedee.ch/applicati..._willibord.jpg








    Réquiem aetérnam dona eis, Dómine, et lux perpétua lúceat eis. Requiéscant in pace. Amen.
    Cor Jesu Sacratissimum, miserere nobis!!!
    Regina Sacratissimi Rosarii Ora Pro Nobis!!!

    Luca, Sursum Corda – Habemus Ad Dominum!!!
    ADDIO GIUSEPPE, mio caro fratello di sangue e spirito, sono LUCA e nel mio CUORE sarai sempre PRESENTE!
    NOI 2 insieme, uniti OLTRE LA MORTE ed il tragico DESTINO SIA IN TERRA CHE IN CIELO, per SEMPRE VEDREMO LA LUCE - SURSUM CORDA!

 

 

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