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  1. #1
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    Post Il "terzomondismo" favorevole ad Obama??

    http://www.eurasia-rivista.org/cogit...LxwQsDbg.shtml

    Gen. Jesus Gonzales: acquistiamo armi per difenderci dagli USA. Obama, abile manipolatore della politica estera, ma lo scopo degli USA è dominare il mondo
    :::: 7 Novembre 2008 :::: 11:07 T.U. :::: Informazione :::: O.S.di O.S.

    La Repubblica bolivariana del Venezuela continuerà, nei prossimi cinque anni, ad acquistare armi ed equipaggiamenti militari dalla Russia e da altri paesi considerati “amici".

    E’ quanto risulta da alcune dichiarazioni rilasciate all'agenzia AFP, ad alcuni media messicani e ampiamente diffuse dall’Agenzia Ria Novosti, dal gen. Jesus Gonzales, responsabile venezuelano per gli appalti in materia di armamenti. Lo scopo di tali acquisti si inserisce nella politica di Caracas volta a modernizzare ed ampliare la propria capacità di difesa.

    In particolare, il gen. Gonazlea avrebbe testualmente dichiarato: "Seguiteremo ad acquistare armi dalla Russia, dalla Cina e dalla Bielorussia nei prossimi anni, al fine di garantire la difesa del nostro territorio e delle riserve di petrolio da parte di paesi come gli Stati Uniti".
    Gonzalez avrebbe, inoltre, richiamato l’attenzione sul fatto che gli USA hanno deliberatamente imposto un embargo sulle armi in Venezuela, con lo scopo evidente di indebolire il paese latino-americano ed appropriarsi, mediante la forza, delle sue risorse energetiche.

    "Non ho alcun dubbio che gli statunitensi vogliono venire qui in cerca di petrolio. Dobbiamo essere pronti ad affrontarli. Se vuoi la pace, prepara la guerra". "Questo è il motivo per cui abbiamo chiesto l'aiuto di paesi come la Russia e la Cina. La Russia è nostra amica. Ci ha aiutato nei momenti difficili". “Vogliamo essere forti, ma in maniera dissuasiva, così che qualunque nazione, prima di venire qui, ci pensi non una, ma 10 volte”.

    Questo il tono fermo e deciso del generale venezuelano, il quale ha aggiunto che "nel corso della prossima visita del Presidente russo Dmitry Medvedev in Venezuela, prevista entro il mese di novembre, saranno finalizzati i dettagli delle offerte per l'acquisizione di 3 veicoli da combattimento di fanteria BMP- e T-72 carri armati".

    Riguardo alle recenti elezioni, il generale Gonzales ha affermato, senza mezzi termini, che “L’interesse degli USA sarà sempre lo stesso. Obama sarà abile nel manipolare la politica estera, ma, fondamentalmente gli scopi e le intenzioni del Nord America saranno sempre gli stessi: dominare il mondo”.

    Tra il 2005 e il 2007 la Russia ha firmato 12 contratti pari ad oltre 4,4 miliardi di dollari per la fornitura di armi al Venezuela, compresi aerei da combattimento, elicotteri e fucili d'assalto kalashnikov.

    Nel mese di settembre, la Russia avrebbe concesso al Venezuela 1 miliardo di dollari di prestito per l’acquisto di sistemi di difesa aerea TOR-M1, di sitemi Igla-S SAM, di 78 aerei cisterna e 76 aerei cargo.

    Recentemente il Venezuela e la Russia hanno incrementato i loro rapporti per quanto riguarda l’effettuazione di esercitazioni militari congiunte.
    Nel mesi di settembre due bombardieri strategici russi hanno eseguito pattugliamenti lungo la costa del Sud America, mentre un convoglio navale, guidato dall’ incrociatore nucleare missilistico Pyotr Velikij (Pietro il Grande) è in viaggio verso il paese sudamericano per esercitazioni congiunte nei Caraibi, previste per novembre.

    I due paesi avrebbero pianificato esercitazioni aeree da effettuarsi nel corso del 2009.


    Fonti:
    http://en.rian.ru/world/20081107/118181084.html
    http://english.eluniversal.com/2008/11/06/en_pol_art_venezuela-to-continu_06A2116007.shtml
    http://www.presstv.ir/detail.aspx?id=74584§ionid=351020704
    http://noticias.latam.msn.com/articulo.aspx?cp-documentid=12315372

  2. #2
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    IRAN: ISRAELE, OBAMA NON ESCLUDA ALCUNA OPZIONE
    Israele preme sugli Usa perche' con l'arrivo dell'Amministrazione Obama non venga esclusa l'opzione militare per fermare il programma nucleare iraniano. "Noi non escludiamo alcuna opzione e raccomandiamo che non lo facciano nemmeno gli altri", ha dichiarato il ministro della Difesa, Ehud Barak, nella conferenza stampa congiunta con il segretario di Stato americano, Condoleezza Rice, in visita a Gerusalemme. "Siamo convinti che l'Iran stia proseguendo negli sforzi per arrivare all'atomica e che continui a ingannare tutti fingendo di negoziare", ha insistito Barak. I timori per l'intenzione di Barack Obama di incontrare i leader iraniani se vi saranno le giuste condizioni, erano gia' stati espressi dal ministro degli Esteri isareliano, Tzipi Livni. "Il dialogo in questa fase puo' essere interpretato come un segno di debolezza - ha avvertito - penso che un dialogo prematuro in una fase in cui l'Iran ritiene che il mondo abbia rinunciato alle sanzioni potrebbe essere problematico".
    http://www.repubblica.it/news/ired/u...n_3397808.html

  3. #3
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    Obama nomina suo bracciodestro il figlio di un estremista nazionalista israeliano.E Veltroni che fa?
    La prima nomina di Barack Obama ha smentito con secca nettezza tutti i provincialotti alla Veltroni - convinti di avere vinto le elezioni negli Usa - e tutti i commentatori faciloni che hanno ingannato mezzo mondo costruendo l'immagine di un Obama che - per il solo colore della sua pelle e il suo amore per il politically correct - risolleverà il prestigio degli Usa nel mondo, distrutto da Bush.
    Obama ha infatti nominato a capo del suo staff, quindi suo braccio destro, quindi padrone della Casa Bianca, Rahm Emanuel ed è una nomina che farà girare - e molto - le scatole in tutto il mondo arabo. Già dopo il suo discorso alla Lobby ebraica di New York in cui si disse a favore di una Gerusalemme ''capitale indivisa di israele'' (mai nessun presidente o candidato americano osò tanto), l'indignazione nel mondo arabo fu imponente. Ora, la conferma di una opzione molto più marcata e personale filoisraeliana. Rahm, infatti non è filo israeliano, è israeliano. Di più, la tradizione della sua famiglia, la sua educazione è tutta interna all'estremismo nazionalista ebraico: suo padre è stato un seguace di Jabotinsky e ha militato nell'Irgun di Begin, lui ha fatto il servizio civile da volontario in Israele durante la guerra del '90. Una sintonia politica allarmante - per i paesi arabi - con quella destra di Benyamin Nethanyhau che si appresta a trionfare nelle elezioni israeliane con una posizione molto dura sulle trattative sia con la Siria che con i palestinesi.
    Di più, se è vera la previsione di una nomina di Kerry al Dipartimento di Stato, la scelta sarà caduta su un senatore che ha votato a favore della guerra in Iraq e se ne è reso personalmente responsabile.
    Tutte perfide notizie per i buonisti e gli equidistanti alla amatriciana di casa nostra.
    Tutte escelte che purtroppo confermano la nostra previsione: Obama sarà un presidente guerrafondaio, come tutti i presidenti democratici. Avvierà una fase di dialogo (sino all'estate-autunno del 2009) ma poi dovrà prendere atto del suo fallimento sia con l'Iran, che con la Siria, che con Hamas. E allora picchierà duro. Ma - a differenza di Bush - lo farà senza avere una cornice strategica di riferimento (che nella attuale amministrazione è stata ispirata dai neo con) e si esporrà così all'avventurismo bellicicista come fecero i suoi oredecessori: Kennedy con l'avvio disordinato e privo di controllo della guerra in Vietnam (e prima ancora con la follia della Baia dei Porci a Cuba), e Carter con la politica demenziale nei confronti dell'Iran (inclusa la demenziale avventura militare di Tabas, per liberare gli ostaggi, che fu un tentativo di golpe che provocò danni enormi agli anti khomeinisti iraniani) e l'incapacità assoluta di reagire alla conseguente occupazione sovietica dell'Afghanistan.
    Carlo Panella
    http://www.carlopanella.it/
    http://www.legnostorto.com/index.php...3332&Itemid=28

  4. #4
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    Per i giornali arabi Obama è solo un'altra pedina di Israele

    di Roberto Santoro e Kawkab Tawfik


    7 Novembre 2008





    La Lega Araba e l’ANP. Il presidente della Lega araba Amr Moussa e quello dell’ANP Abu Mazen sono stati i più cauti. Per avere la pace in Medio Oriente Obama dovrà risolvere il conflitto israelo-palestinese e condurre una politica diversa da quella “fallimentare” di George W. Bush. Moussa e Abu Mazen hanno utilizzato due argomenti classici: la palestinolatria, ovvero giudicare la questione palestinese come la soluzione di ogni problema del mondo musulmano, e la propaganda antiamericana, visto che Bush ha stremato (ma non azzerato) i regimi terroristi, le dittature religiose, le monarchie e le autocrazie islamiste.
    Hamas ed Hezbollah. Il diplomatico Moussa in sostanza dice le stesse cose dei terroristi di Hamas. Secondo Fay Barhum, il portavoce del movimento che governa Gaza: “Obama deve imparare dagli errori di Bush inclusa la distruzione dell’Afghanistan, dell’Iraq, del Libano e della Palestina”. Come se Al Qaeda, i Talebani, Saddam Hussein e l’Hezbollah quei paesi li avessero ricostruiti. “Vogliamo che il presidente americano sostenga la causa palestinese o almeno che non appoggi l’occupazione israeliana”, ordinano i ducetti di Hamas.
    Abdelbari Atwan scrive su Al Quds Al Arabi, uno dei principali giornali di Beirut. In un provocatorio editoriale intitolato “Obama’s Historic Intifada” spiega che “l’Islam sarà in grado di imporre il suo punto di vista al resto del mondo”. Durante la presidenza Bush, infatti, “l’America è stata controllata dai sionisti che hanno come obiettivo la distruzione del mondo arabo”. Qualcuno informi Atwan che Obama ha scelto come capo del gabinetto presidenziale Rahm Emanuel, un ebreo-americano figlio di militanti dell’Irgun. Anche Al Jazeera fa il punto sulla nuova squadra spiegando che “Emmanuel è un politico figlio della strada come Obama”. Vengono riportate le affermazioni del presidente al giornale israeliano Ma'aryf: “La nomina di Emmanuel sarà un bene per Israele… è chiaro che il presidente sarà a favore di Israele, perché no? E’ forse un arabo?”.
    L’Iran e la Siria salutano il ritorno degli Usa alla democrazia. Per l’agenzia iraniana “Irna” l’elezione di Obama è stata “una catarsi nazionale”. I governi liberali di Teheran e Damasco si riconoscono nell’uomo che “ha spazzato via le ultime barriere razziali nella politica americana, una svolta che sarebbe sembrata impensabile solo due anni fa”. Proprio come fanno i presidenti Ahmadinejad e Assad con le loro minoranze religiose e i dissidenti. “Obama deve distanziarsi dagli approcci sbagliati di Bush perché così vuole il popolo americano – chiede il ministro degli esteri iraniano Mottaki – l'elezione del presidente mostra la richiesta di cambiamenti essenziali nelle politiche interna ed estera”. Ma quanto sono alti i pulpiti degli ayatollah…
    I toni cambiano se leggiamo i quotidiani di Teheran. Per l’Iranian Daily: “L’uomo nero non cambierà la politica americana”. In un editoriale del Jomhouri-ye Eslami leggiamo che “La cosa migliore che potrà fare l’uomo nero alla Casa Bianca è di sostituire parte dello staff e cambiare alcune procedure cerimoniali”. Non si occuperà di modificare “la struttura del regime americano che è egemonizzato dai capitalisti, dai sionisti e dai razzisti”. La stampa svela che democratici e repubblicani sono parte della stessa “oppressione americana”. Il ministro dell’informazione di Damasco, Bilal, auspica che “la vittoria di Obama consentirà di passare da una politica di guerra e embargo a una politica di diplomazia e dialogo” ma per il quotidiano siriano Al Watan “Obama non sarà molto meglio di Bush o forse peggio”. Questa contraddizione tra le dichiarazioni di principio dei leader e l'antisemitismo della stampa emerge con evidenza nelle vignette dei maggiori giornali arabi.
    Afghanistan e Pakistan. Lo speaker talebano Qari Mohammad Yousuf: “non abbiamo particolari aspettative ma se Obama manderà altre truppe in Afghanistan il nostro Jihad continuerà”. E il presidente Karzai: “La mia prima richiesta è che gli americani mettano fine alle uccisioni dei civili”. Che bel modo di ringraziare gli amici. L'ambasciatore pakistano a Washington: “Il presidente Zardari ha espresso la speranza che le relazioni Pakistan-Usa si intensifichino sotto la nuova leadership americana”. Ma le vignette sui quotidiani di Islamabad mostrano un Obama dalla bocca spalancata che vomita missili e bombe sul Pakistan.
    Egitto, Arabia Saudita e Golfo Persico. Al Ahali, il portale del Partito Nazionale Democratico egiziano (quello del presidente Mubarak) non ha dedicato neppure un titolo alla vittoria di Obama. Il Saudi Daily invece rincara la dose: “Non ci sono differenze significative tra Obama e McCain. Erano in disaccordo solo sui modi per raggiungere gli obiettivi americani che saranno perseguiti per altri cento anni”. Questi sarebbero gli alleati più fedeli degli Stati Uniti nel mondo arabo. L’editorialista saudita Dawood al-Shirian scrive che con Bush e i neoconservatori “hanno rinnegato se stessi e il sogno americano”. Che riconoscenza per l’amministrazione che ha salvato il culo dei principi sauditi dal golpe di Bin Laden.
    http://www.loccidentale.it/articolo/...rivato.0061234

 

 

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