
Originariamente Scritto da
paulus
Stanotte verso l'una ho ascoltato su RAI 3 una intervista a Calderoli sul federalismo. La conduttrice ha chiesto al Ministro di illustrare "[i]cosa è davvero il
federalismo", convinta di avere davanti il massimo esponente culturale della materia oggetto della trasmissione. Calderoli ha risposto dicendo che: "
il
federalismo mette il potere dello stato un pò più vicino alla gente, dove i rappresentanti possono essere più facilmente osservati dai cittadini che li votano. Non solo, non ha minimamente accennato al fatto, condiviso da tutti gli studiosi che col federalismo il potere dello stato
non viene messo "più vicino alla gente", ma proprio
"nelle mani della gente", perché questo è effettivamente il solo mezzo per
controllare il potere che discende dalla politica. Su questo forum ci sono alcuni leghisti. Vorrei sapere da loro e dal ministro Calderoli se lo ritene opportuno (ma figurati!!!), quale sia la differenza con l'attuale sistema. Forse che adesso i cittadini non si rendono conto se quello che fanno i loro rappresentanti è giusto o sbagliato? E allora che cacchio di federalismo ha presentato in televisione il ministro leghista? Meno male che era l'una di notte!
Per confermare quello che ho scritto e che penso citerò alcuni passi di scienziati della politica che hanno dedicato la loro vita allo studio delle istituzioni.
D. J. Elazar, il grande studioso a livello mondiale del federalismo in I
dee e forme del federalismo,introduzione e trad. di Luigi Marco Bassani, Edizioni di Comunità, Milano, p. 90.), come ho più volte riportato su Pol, definisce gli aspetti più importanti dell'idea federale con queste parole:
La sovranità nelle repubbliche federali viene invariabilmente attribuita al popolo, che delega i propri poteri ai diversi governi o che si accorda per esercitare direttamente quei poteri come se fosse esso stesso il governo. (...) Il popolo sovrano può delegare e dividere i poteri come meglio crede ma la sovranità rimane una sua proprietà inalienabile.
Da parte sua Gianfranco Miglio sosteneva che:
"L'idea che le preferenze dei governati possano manifestarsi normalmente soltanto per il tramite dei rappresentanti, e che la volontà dei primi debba prendere necessariamente la forma di un'adesione (consenso) alle "verità" proposte dai candidati al potere, questa idea sta per uscire dalla storia. Perché si spezza il legame fra legittimazione del governante e ricognizione delle opinioni dei governati.(G. Miglio,
Il nerbo e le briglie del potere, Ed. Il Sole 24 Ore, Milano, p. 286.)
Anche Norberto Bobbio rileva che:
La richiesta così frequente in questi anni di maggiore democrazia si esprime nella richiesta che la democrazia rappresentativa venga affiancata o addirittura sostituita dalla democrazia diretta. … gli istituti di democrazia diretta nel senso proprio della parola sono due: l'assemblea dei cittadini deliberanti senza intermediari ed il referendum.[/I] (N. Bobbio,
Il futuro della democrazia, Einaudi, Torino, 1984, p. 33.)
Ancora un altro politologo di fama internazionale, Ralph Dahrendorf, riferendosi all'autogoverno come cardine per il rinnovamento della politica riporta:
L'autogoverno è un concetto molto importante (…..) In origine esso voleva semplicemente affermare che il popolo ha il diritto di governare se stesso, perché composto di cittadini, non di sudditi. Perciò nessuna oligarchia - non l'aristocrazia tradizionale, non una moderna nomenklatura- può rivendicare alcuna legittimità. Esiste una sovranità fondamentale del popolo, e questa è la base della democrazia. (Ralph Dahrendorf,
Dopo la Democrazia, Roma-Bari, Laterza, 2001, p. 28).
Calderoli ha poi affrontato, davanti ad una sfilza di giovani (tutti del sud, come era ovvio) che gli ponevano domande, il tema della
solidarietà verso il sud senza minimamente accennare al fatto che la solidarietà è un fatto
personale e non è possibile a livelli istituzionale in cui tuttavia si può affrontare in quanto "
principio di sussidiarietà". Anche in proposito c'è una precisa puntualizzazione di un"esperto" federalista: Remigio Ratti, dell'Istituto di Ricerche Economiche del Canton Ticino e Università di Friburgo, riportato in:
Federalismi falsi e degenerati, di Gianfranco Miglio, Sperling & Kupfer, Milano, 1997 a p. 178.), che recita:
"La pratica del principio di sussidiarietà è strettamente legata alle regole della democrazia diretta."
Il ministro Calderoli ha poi affrontato il tema del
Prefetto rispondendo ad una giovane che ha citato "
Via il prefetto" di Luigi Einaudi. Ebbene, sapete cosa ha risposto il Calderoli? Prima ha cercato di dire che ...Beh, poteva anche essere eliminato, poi, davanti alla conduttrice che gli diceva che i prefetti sarebbero scesi in piazza, ha modificato il tiro, dicendo che ... "
poteva anche restare, ma dovevano essere accresciute le sue competenze in qualità di unico rappresentante di tutte le competenze statali a livello locale". Incredibile, osceno: un leghista che vuole accrescere le competenze dei prefetti, invece di eliminarli quali istituti di accentramento e di controllo dello stato centrale sulle comunità locali!
Ora qui le cose sono due: o gli autori che ho citato, sono degli sprovveduti, ed i dati che ricordo della trasmissione sono falsi, oppure il ministro Calderoli o è del tutto impreparato sulla materia che costituisce il cardine della politica della Lega, oppure
mente alla gente scambiando il federalismo per un'altra cosa: il
regionalismo caro alle sinistre ed agli statalisti dello
stato moderno per il quali i federalismo è possibile solo nell'ottica dell'accentramento statale e regionale italiota.
Sarebbe bene che i leghisti che leggono questo 3ad facessero un serio esame di coscienza e chiedessero ai propri dirigenti di chiarire le contraddizioni del loro pensiero componendole con gli autori qui citati che hanno mostrato di conoscere il federalismo, sinonimo di autogoverno, di sussidierietà e di equilibrio della democrazia diretta con quella rappresentativa, molto meglio degli esponenti leghisti. Questo restituirebbe al partito che rappresentano un minimo di dignità politica e personale.
