Ambientalismo, pacifismo
femminismo? Il conflitto
oggi non passa da lì
Massimo Ilardi
Ho letto con grande interesse il lucido intervento di Rina Gagliardi ( Liberazione , 4 novembre) sulla crisi della sinistra e, come di solito accade, alcune posizioni le condivido, altre meno.
Inizio dalle prime: la denuncia di una sconnessione che sembra irreversibile tra identità e politica (l'identità comunista, scrive, non può più essere alla base di una soggettività politica che non vuole essere minoritaria) e l'invito a un adeguamento dell'azione del partito di fronte a questa separazione (salto deciso dell'innovazione e della pratica politica). La conseguenza più immediata della mancata consapevolezza di questo nuovo ciclo politico, seguita Gagliardi, è la sconfitta drammatica della sinistra. Sono d'accordo e lo sono ancora di più quando afferma che, all'interno di questa fase storica, le trasformazioni capitalistiche stanno «segmentando, dividendo, triturando i soggetti tradizionali dell'antagonismo». Ma non riesco più a seguirla là dove indica, dentro una logica tutta istituzionale (vizio genetico e mai superato dalla sinistra), negli ambientalisti, pacifisti, femministe, libertari «la possibile nuova leva della politica». Alla faccia dell'innovazione e del "balzo di tigre", mi verrebbe da dire!
Non che l'affermazione di Gagliardi non sia, seppure in parte, vera, ma se ci fermassimo di nuovo qui, a queste soggettività, non faremmo che ripercorrere senza successo vecchie strade. E' necessario invece andare oltre, avvicinarsi ai nuovi soggetti sociali, riconoscerli, modificare gli strumenti di analisi per capirli e per agire all'interno dei loro linguaggi e comportamenti, correre magari il rischio dell'avventura producendo teoria e pratiche politiche non ancora sperimentate dalla sinistra. Se le parole e gli strumenti teorici che utilizziamo sono ancora quelli abusati e consumati non faremo altro che contribuire a rafforzare quel senso comune che il pensiero unico contemporaneo chiama mercato. E il mercato non si manifesta solo nei fatti, ma sopratutto e sempre di più nelle parole, nelle immagini, nelle idee. Se si rimane piantati nel Novecento non si fa alcun passo in avanti. E' vero che per far coincidere forma organizzativa e decisione politica ci vorrebbero la fede, come nella chiesa cattolica, o una ideologia, come nel partito della classe operaia: ma sono proprio questi gli strumenti che mancano per un potere costituente. Che facciamo allora, ci rivolgiamo ai volontari? O cambiamo strategia e cerchiamo di innovare la nostra cultura politica?
Il vecchio partito comunista ha insegnato che i dirigenti di un partito di opposizione non si formano solo nelle aule universitarie ma sulla strada, dentro i conflitti che attraversano il territorio. E questo vale soprattutto oggi che il territorio ha riconquistato una centralità determinante nella distinzione chiara amico/nemico che rimane il fondamento di qualsiasi azione politica. Se è qui che si raggruma il politico metropolitano, cioè la sconnessione, nella sua forma estrema, tra ordine e disordine, allora è qui che deve trovare spazio l'innovazione di una pratica politica che abbia, ad esempio, al centro della sua azione la questione non risolta tra libertà degli individui e democrazia nella società, tra individualismo montante e uguaglianza, tra un sociale che non esiste più nei termini finora conosciuti e istituto della rappresentanza. Perché se dentro tutto questo, dentro i modelli di vita oggi dominanti, volessimo ostinatamente cercare, con gli strumenti invecchiati che abbiamo a disposizione, un "senso" politico, uno spessore temporale o, addirittura, una filosofia della storia che li sostenga, allora andremmo, come siamo andati, completamente fuori strada.
La verità è che tutto ciò che oggi è socialmente forte non proviene da una cultura e da una tradizione che fondano identità ma da una visione conflittuale assoluta che assegna appartenenze, tanto lucida e consapevole da portare a ogni costo allo scontro e comunque sempre restia a pagare un prezzo troppo elevato in termini di libertà o di controllo sociale. E siamo poi sicuri, come di solito si sente dire, che siano conflitti impolitici e privi di senso? Eppure decidono molto spesso sulla governabilità pur non avendo davanti a loro alcuna utopia da realizzare. Decidono sul presente perché le conseguenze coniugate al futuro non esistono più.
E non credete che la stessa crisi della dialettica politica tra maggioranza e minoranze dipenda proprio dall'insorgenza di questo sociale? La partecipazione e la cooperazione, che una volta, ad esempio, legavano all'interno dei partiti maggioranza e opposizione, falliscono, come fallisce la dimensione collettiva basata sulla mediazione e sulla speranza condivisa perché il disaccordo politico o sociale si tramuta immediatamente in azione diretta e in minoranza antagonista che fuoriesce e si rende autonoma.
Se è così, allora comunismo, pacifismo, anticapitalismo, femminismo, ambientalismo non hanno alcun significato se non trovano una immediata proiezione sulla vita di uomini e donne che vivono sul territorio. Ecco perché la spinta alla rivolta (come resistenza all'esercizio del potere, insubordinazione alla imposizioni di regole prestabilite, pratica di una libertà che non vuole impedimenti) ha sostituito oggi quella della costruzione di un pensiero rivoluzionario. Ma una teoria utilizzabile sulle rivolte metropolitane ancora non esiste. Si può dire per il momento solo quello che si è visto recentemente nelle periferie parigine e napoletane: e cioè che la rivolta vale di per se stessa, che per essa il futuro non ha il minimo significato, che la violenza che sprigiona si è liberata da qualsiasi motivazione ideologica, e che non è il popolo o la moltitudine a provocarle ma minoranze sociali di massa che non conoscono né beni comuni né interessi generali.
Non ci piace? Non importa, per fortuna, in questo caso, non ci sono né artisti né professori di estetica a giudicare. Ma politici che devono rispondere sempre alla vecchia domanda: che fare?
09/11/2008
http://liberazione.it/giornale_artic...rticolo=414219